lunedì 30 settembre 2019

Unidentified Flying Object (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Un boato assordante svegliò Umon da un sonno agitato. Si girò tra le coperte, nervoso. Il suo sonno era dominato dai problemi che si stavano rivelando lentamente, a mano a mano che il progetto dell'istituto per le ricerche astronomiche andava avanti. Aveva ottenuto le sovvenzioni dal governo solo grazie a uno stratagemma. L'istituto avrebbe fatto parte di un complesso più ampio, una centrale idroelettrica su uno dei tanti corsi d'acqua che affiancavano il monte Fuji. Una centrale in grado di fornire energia a tutte le comunità della zona e tale da renderle indipendenti dalla lontana città di Tokyo. 
Umon era stato entusiasta del progetto sin dall'inizio. La centrale idroelettrica avrebbe fornito anche tutta l'energia necessaria alle sue ricerche, e grazie a essa, avrebbe potuto utilizzare strumenti più potenti di quelli che aveva sperato all'inizio. 
I problemi erano stati molti. Aveva dovuto difendersi dagli aguzzini e dagli opportunisti. Aveva tentato di appaltare il lavoro a grosse aziende giapponesi, ma subito si era accorto che queste miravano solo a incassare il denaro offertogli dallo stato e che non avevano alcuna intenzione di seguire le sue indicazioni, i suoi progetti. 
Così aveva provato a mettersi in società con dei privati, ma anche in quel caso il progetto aveva preso una piega sbagliata. 
Ora era solo, con i suoi sogni, i suoi progetti, i suoi disegni. Viveva in una baracca di legno in mezzo a una foresta. Veniva aiutato solo dai contadini della zona, come quel cowboy della fattoria Makiba. Era giovane e forte, ma la sua risolutezza stava cominciando a perdere colpi. 
Si alzò dal letto, sudato. Sollevò due listelli dalla veneziana che teneva serrata sull'unica finestra del suo capanno. Un bagliore accecante colpì i suoi occhi «Che diamine!». esclamò lasciando immediatamente i listelli che teneva tra le dita. 
Un secondo boato investì nuovamente la foresta. 
Umon si gettò a terra istintivamente. Al suo fianco cadde il calendario appeso al muro con una semplice puntina. I suoi occhi si fissarono sulla data. Febbraio 1953. Per un istante i suoi pensieri tornarono alla seconda guerra mondiale. Era ancora un bambino ma le immagini di Hiroshima e Nagasaki non lo avevano lasciato indifferente. Quella esplosione, sembrava essere uguale a quella di una grossa bomba atomica. 
Attese qualche minuto, con il cuore che batteva come un indemoniato, quindi cominciò nuovamente a respirare. Se fosse stata una bomba atomica l'onda d'urto lo avrebbe già spazzato via da tempo. 
Si vestì con la prima cosa che trovò, e impugnò la vecchia Type 26 di suo padre. La pistola che aveva usato durante la guerra. Raccolse anche la torcia elettrica, e uscì dalla baracca di legno che ormai chiamava casa. 

*

Il bosco tutto attorno alla baracca di legno era illuminato da una strana luce artificiale. Una luce potente e allo stesso tempo delicata. Umon spense la torcia ma la tenne in mano, come strumento di difesa. Non si fidava troppo della vecchia Type 26. Non sparava da oltre quindici anni, e già ai tempi della guerra mondiale era considerata un cimelio storico. 
Avanzò nella neve, lentamente, attento a non fare rumore. I suoni sembravano tutti ovattati, forse a causa della recente nevicata, ma in ogni caso lontani dalla normalità della foresta. Sentiva lo scorrere del fiume, non troppo distante dalla baracca. Ma non udiva gli animali. 
Il vento soffiava tra le fronde, in alto, tra le cime degli alberi. Umon si guardava attorno con attenzione. Aveva una strana sensazione. Come se una minaccia fosse nascosta tra quegl'alberi. 
Avanzò, lento, circospetto, fino a giungere in un largo spiazzo circolare. Non ricordava quello spiazzo, però. Viveva nel bosco già da diversi mesi. Era sicuro che quello spiazzo non era mai esistito. Girò sul limitare della foresta, seguendo il raggio di quella radura circolare. 



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domenica 29 settembre 2019

Black Mirror, stagione 5 - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Avevo letto in giro che la nuova stagione di Black Mirror aveva cambiato registro rispetto al passato. La nuova proprietà - Netflix - ha pensato bene (?) di voltare pagina e adattare un format di successo a un qualcosa di più adatto al proprio catalogo e al proprio stile. Peccato che gli appassionati non siano stati contenti di questa scelta.


Di fedele al passato è rimasta l'idea di base, ovvero quella di avere episodi a sé stanti ed auto-conclusivi, praticamente dei cortometraggi, e quella di avere pochi episodi. In questa quinta stagione sono 3 gli episodi, e da cortometraggi, questi sono diventati dei film lunghi un'oretta, quindi delle produzioni di tutto rispetto.

Il primo episodio è Striking Vipers. Due amici amanti di un videogame che crescono, mettono su famiglia, e continuano a giocare da remoto su una console di ultimo grido. Solo che, in quest'ultima versione del gioco, i due si immedesimano al punto da far sì che [Spoiler] tra i due 'sfidanti' virtuali nasca una relazione, e... Nel mondo reale, i due cominciano a provare le medesime sensazioni dei personaggi del videogame. Potete immaginare la confusione interiore. Sono gay? Eppure tutti e due sono attratti dalle donne nel mondo reale. E' una perversione? Eppure non era mai successo prima che questa nuova versione del gioco fosse messa in commercio. Che diavolo sta succedendo? Questo se lo chiede la moglie - ovviamente - visto che il marito diventa più distante e, più scostante [Spoiler].

Il secondo episodio, Smithereens, è più classico, ed è forse il meno efficace. Un uomo fa il tassista. Cerca di raccogliere solo persone che lavorano per la multinazionale proprietaria di un nuovo social network che... Be', ha sbaragliato la concorrenza.
Il motivo è presto detto: Vuole rapire il dipendente, e sotto minaccia, costringerlo a metterlo in comunicazione con chi ha ideato quel nuovo social... Il tutto perché, be', [Spoiler] in un incidente stradale è morta la sua ragazza. E l'incidente stradale è avvenuto perché lui - che guidava mentre lei dormiva - controllava le notifiche sul suo smartphone [Spoiler]. Storia banalotta, con finale banalotto, tutto abbastanza prevedibile. 

Il terzo episodio - Rachel, Jack e Ashley Too - ci propone una versione realistica di quello che avrebbe potuto essere un episodio di una qualunque serie adolescenziale prodotta da Disney. Che sia una sorta di messaggio di sfida all'annuncio recente dell'apertura di un canale Disney concorrente a Netflix? A ogni modo Ashley è una cantante pop amata da tutti i ragazzini. Nessuno sa che vive praticamente sotto sequestro, che il suo personaggio è tutt'altro che voluto, e che lei prende dei tranquillanti per tenere a bada i propri istinti tutt'altro che rose e cuori. Rachel è una ragazzina che da poco si è trasferita in un nuovo quartiere. Fa fatica ad avere nuovi amici, così chiede al padre di regalarle una sorta di AI con la personalità della sua cantante preferita. Poi avviene il patatrak. [Spoiler] Ashley si ribella ai propri carcerieri, e questi la inducono in coma per sfruttare il pathos e cercare di risollevare le entrate, che di recente hanno cominciato a calare. Nel frattempo la AI di Rachel da di matto, e dopo un reset maldestro, rivela una sorta di mirror della personalità della cantante. Sembra una puntata di Martin Mystere, per certi versi, forse alla lontana... A ogni modo, la AI convince Rachel e sua sorella Jack a salvare Ashley... [Spoiler]. Il finale è un po' scontato, ma a me questo episodio è piaciuto più degli altri due. Sarà che le AI stanno veramente entrando nelle nostre case...

Voi cosa ne pensate? Io, sinceramente, avevo già notato una certa stanchezza nel format già nella quarta serie. Qui tutto si conferma, anche se la qualità degli effetti speciali, la regia, e le interpretazioni sono comunque più che buone, forse le storie hanno perso mordente, e soprattutto, mancano idee veramente 'fresche' e 'adatte' a un format così particolare come dovrebbe essere Black Mirror.



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sabato 28 settembre 2019

Villa Smeraldi, Museo della Civiltà Contadina a Bologna

Glauco Silvestri
Durante le vacanze estive ho avuto anche occasione di fare qualche escursione fuori porta. La location di cui vi parlo oggi è un luogo a cui sono molto legato. La frequento da anni, e per certi versi è persino legata alla storia della mia famiglia, anche se - di persona - ho cominciato a visitarla più o meno regolarmente solo da quando ho la patente.

Si tratta di Villa Smeraldi, del suo bellissimo parco all'inglese, e del Museo di Civiltà Contadina che consiglio a tutti di visitare. La villa ha origini agli inizi del 1700. Passò di proprietà diverse volte, a personaggi interessanti, quali un progettista di mongolfiere, un naturalista, fino a giungere alla famiglia che gli diede il nome che porta ancora oggi. E' un luogo magico, e quando - in quest'ultima occasione - ho voluto filmarla con il mio Anafi, ammetto che non volevo più smettere di volare attorno a questo piccolo gioiello.
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Buona visione e... Fatemi sapere se il video vi è piaciuto, magari con un click sulla pagina di Google. Iscrivetevi al mio canale, e cliccate sulla campanellina per gli aggiornamenti.





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venerdì 27 settembre 2019

Vacanze Estive: Passignano sul Trasimeno e Isola Maggiore

Glauco Silvestri
E' giunto il momento di lasciare l'Alto Lazio, o la Tuscia, per tornare in Umbria - due giorni ancora - e infine tornare a casa definitivamente. Io e la mia compagna ci eravamo promessi un paio di giorni sul lago Trasimeno, per cui eccoci a Passignano per chiudere in bellezza.

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Passignano è una località tranquilla, turistica, accogliente. Il lungo lago è davvero piacevole - a parte i chironomidi, innocui ma davvero fastidiosi - e il centro storico ha tanti scorci interessanti da andare a scovare.

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Il centro storico offre infatti un bel borgo medievale, delle piccole piazze da cui ammirare il lago, e quel tanto che basta per ricordare in ogni momento le sensazioni vissute durante le nostre precedenti escursioni. Ci sono tanti locali, ristoranti, e gelaterie - ovviamente - ma anche un po' di spazi verdi dove potersi sedere e godere della natura circostante. Poi ci si può imbarcare per andare sull'Isola Maggiore - che già avevamo visitato in una gitarella precedente - ma che anche questa volta non ci siamo fatti mancare.

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L'isola accoglie i visitatori con un bel borgo, con un bel percorso che gira attorno al perimetro dell'isola, e con dei sentieri che si inerpicano sulla collina, tra gli ulivi, fino a una chiesetta molto interessante. C'è anche un castello, una villa, costruito sulla precedente struttura di un convento francescano, oggi abbandonata, in vendita, e in attesa di ristrutturazione. Qui passò San Francesco, se ne vedono le tracce un po' ovunque.



Oltre alle foto, sull'isola ho potuto anche volare con il mio caro Anafi. Vi consiglio di guardare il video qui sopra, perché le foto, da sole, non possono raccontare a pieno il fascino di questo luogo. Per di più, in questa vacanza, sull'isola ho davvero scattato poche foto perché l'avevo già visitata, la conoscevo bene, e ogni scorcio mi pareva già noto.

E' il momento di chiudere il resoconto di questa lunga, torrida, estate. Qui trovate l'album dedicato a Passignano sul Trasimeno. Qui invece quello dedicato all'Isola Maggiore. Quest'ultimo contiene anche gli scatti della mia precedente escursione, per cui è molto più completo di quanto possiate aspettarvi dagli scatti eseguiti in questi due ultimi giorni di vacanza.

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giovedì 26 settembre 2019

Microcosmos - #Documentari #Recensione

Glauco Silvestri
E' paradossale che, proprio nel momento in cui sto scrivendo questo post (n.d.r. Giorno che potrebbe non coincidere con la data di pubblicazione sul blog), sia prevista una disinfestazione del parco che ho di fronte a casa. Io sto per parlarvi di insetti e... Va be', il mondo fa il suo corso e noi siamo solo pedine su una scacchiera invisibile.

Microcosmos è un documentario che rivedo sempre con grande affetto. Forse è il primo che ho visto al cinema... E' del lontano 1996... All'epoca non era così normale l'andare al cinema per vedere un documentario. Di solito i documentari li guardi alla televisione nelle serate afose d'estate, o in occasioni in cui si ha voglia di relax e desiderio di vedere cose che nella vita - forse - non si avrà mai la possibilità di toccare con mano. E quale ambiente, di sicuro, nessuno avrà mai modo di toccare con mano in modo approfondito? Quello degli insetti, direi.

Ed eccoci quindi a parlare di insetti. Di seguirlo nella sua quotidianità. La vita di piccoli insetti, di invertebrati, in tutte le loro attività, dal procacciarsi il cibo, alla vita amorosa, ai pericoli derivati dai predatori... Un mondo incredibile che, per qualche ora, ci fa entrare in sintonia con qualcosa di davvero distante dal nostro modo di concepire la vita. E improvvisamente, i passerotti diventano creature malvagie, predatori indomabili che con grande appetito attaccano i piccoli esserini a cui ci siamo appena affezionati.

E' qualcosa di davvero unico. Belle le musiche. Regia strepitosa. E' un capolavoro! Ve lo consiglio di cuore.





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mercoledì 25 settembre 2019

Hunger Games - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Chi se lo poteva aspettare? A forza di grattare il fondo della collezione di film saltano fuori trilogie inaspettate. Erano anni che non pensavo ad Hunger Games. E' passato davvero tanto tempo.

Oggi parliamo del primo film della saga. Titolo: Hunger Games. Fonte di ispirazione: La trilogia di Suzanne Collins. Cast: Stellare. Da Stanley Tucci, passando per Donald Sutherland, con Josh Hutcherson, e ovviamente la giovane Jennifer Lawrence. E ancora Woody Harrelson, Toby Jones, e persino Lenny Kravitz.
Tanta roba, davvero tanta roba!
La trama è molto young adult, ma è ben costruita e ben raccontata. C'è poco infodump, tanta azione, quanto basta di introspezione, un pizzico di dramma, e tanta voglia di giocare col surreale. Siamo in un futuro prossimo venturo. La società umana è ormai in mano a una sorta di 'egemonia' che ha sottomesso, e diviso, la popolazione in dodici circoscrizioni. Ogni circoscrizione ha un proprio scopo. Alcune sono ricche, ovviamente quelle tecnologiche e quelle amministrative, alcune sono povere, come la dodicesima, che è quella mineraria.
Dopo una terribile rivolta della popolazione, una volta placata con il sangue, la circoscrizione dominante ha istituito gli Hunger Games, una sorta di olimpiade della morte, a memoria di quanto accaduto durante le rivolte, ove ad ogni circoscrizione sono estratti due 'campioni' che dovranno sfidare quelli delle altre in una sorta di gara di sopravvivenza. Ne deve ovviamente sopravvivere uno solo. Il tutto è organizzato come fosse un grande show, una specie di grande fratello dove, invece che passare le giornate in piscina a parlare di nulla, i concorrenti devono sopravvivere, e uccidere gli altri concorrenti.
Roba forte, vero? Ovviamente, se nelle circoscrizioni più ricche i giovani volontari sono ben addestrati a combattere e vengono scelti in base a una sorta di scuola di guerra da cui sono usciti con il massimo dei voti, dalle circoscrizioni più povere i giovani sono davvero estratti a sorte. Non è un caso che - difatti - agli Hunger Games hanno sempre prevalso i ragazzi provenienti dai ceti più alti. Però... Siamo al settantaquattresimo Hunger Games. E nella dodicesima circoscrizione viene scelta la sorellina di Katniss. Ovviamente lei è troppo giovane e indifesa, per cui - per salvarle la vita - Katniss si offre volontaria. Il suo carattere schivo, la sua abilità nella caccia, e il pathos generato nel pubblico dalla sua triste storia, la trasformano nella vera star degli Hunger Games. Ma è ovvio che tutti si aspettano il 'solito' finale... Eppure non è così!

Il film è fatto davvero bene. Ottimi i costumi, la narrazione, il contrasto tra benessere e povertà. Buona la costruzione dei personaggi, dove ovviamente qualcuno finisce per essere una semplice controfigura, ma dove comunque nessuno stona veramente. Bella la regia, e la fotografia. Interessante la CGI.
Per essere nato da un prodotto young adult, è davvero ben fatto e difficilmente cade nella banalità. Anche un adulto, o uno spettatore smaliziato, lo possono apprezzare.

Bello!



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martedì 24 settembre 2019

Beati

Glauco Silvestri
Beati i malati, perché di essi è il regno della carne. Beati quelli che cercano la morte, perché non rimarranno delusi. Beati quelli che non possiedono niente, perché erediteranno il vuoto. Beati quelli che sono affamati e assetati di vendetta, perché presto verrà il loro giorno. Beati quelli che non hanno ricevuto pietà, perché non dovranno mostrarne. Beati quelli che istigano la violenza, perché il mondo intero sarà loro nemico. Beati quelli che sono stati torturati senza ragione, perché di essi è il regno della follia. Beati quelli che la gente insulta, e perseguita, e calunnia con ogni genere di malvagità, perché i loro cuori bruceranno di passione. Beati soprattutto i lussuriosi, perché conosceranno Dio.

Gli Dei di Mosca (Vaporteppa) (Italian Edition) (Swanwick, Michael)




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lunedì 23 settembre 2019

Guerriero delle Stelle (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Documento Numero: AD2752/12/05 
Redattore: lt. Harada Yuchi 
Ufficiale Responsabile: Cpt. Yamanami Akira Capo 
Dipartimento: Col. Okida Kodai 

Il contenuto del seguente documento è stato rinvenuto in alcuni frammenti della memoria allo stato solido del computer secondario di cui era equipaggiata la Corazzata Spaziale Argo, nave madre della flotta terrestre, andata distrutta durante il salvataggio del pianeta Terra dall'impatto con il pianeta Aquarius nel XXIII secolo. 
I dati, recuperati dal troncone centrale del relitto (anch'esso recuperato e riportato sul suolo terrestre), contengono diversi frammenti di diario appartenuti a un membro dell'equipaggio. 

A causa delle pessime condizioni dell'apparato informatico, non è stato possibile risalire al nome e al grado del 'guerriero delle stelle' autore del diario. 
Dalle testimonianze qui riportate è possibile presumere con una certa approssimazione che egli fosse il vice-coordinatore agli armamenti, incarico all'epoca affidato al tenente Dash, assistente diretto di Derek Wildstar. 
La documentazione, inizialmente di tipo audio-video, è stata trascritta in questo documento per preservare le informazioni di carattere storico, tecnico e strategico. 
Il materiale originale è contenuto sotto stretta sorveglianza negli archivi del Primo Stormo di Difesa delle Forze Aero-Spaziali. 
Quanto contenuto in questo documento è da considerarsi strettamente confidenziale. 

*

Documento Numero: AD2752/12/05-01 
Redattore: lt. Harada Yuchi 
Ufficiale Responsabile: Cpt. Yamanami Akira 
Capo Dipartimento: Col. Okida Kodai 

Sono appena smontato da un interminabile turno di lavoro. Sono stanco morto. Ho lavorato per oltre dieci ore ai simulatori. Dei miei sottoposti non c'è alcuna traccia. A bordo ho notato solamente un incredibile via vai di tecnici e di operai. L'equipaggio sembra completamente assente. 
Spesso il capitano Avatar compie un giro di perlustrazione. Si ferma e osserva la taratura delle apparecchiature; fa qualche commento di circostanza e riprende la sua ispezione. Oltre a lui, solo Orion è sempre presente, ma è come non ci fosse. Lui neppure riposa un minuto. È sempre attaccato al nuovo motore e non esce mai dalla sala macchine. 
Io, sento un peso terribile sulle spalle. La sincronizzazione dei ‘Cannoni a Urto’ è impossibile. Sono dispositivi sofisticatissimi, e nonostante la mia esperienza sulle astronavi della flotta, non ho mai visto nulla di così evoluto. Sembra tecnologia aliena... 

...Data loss... 

Oggi ho conosciuto quello che sarà il mio superiore diretto. È molto giovane. Avrà al massimo diciotto anni. Li scelgono sempre più giovani... e inesperti. Mi chiedo perché affidare a un ragazzino un compito così importante. È venuto in plancia assieme al capitano. Ci siamo presentati, e devo ammettere che, per quanto sia ancora acerbo, ha una scintilla negl'occhi che convince. Credo sia un tipo in gamba, e lo ammetto, non riesco a provare rancore per il fatto che mi abbia scavalcato. 
Derek Wildstar. Il nome è conosciuto da tutti quanti. 



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domenica 22 settembre 2019

Cent'anni di Trasporto Cittadino - #mostre #Bologna

Glauco Silvestri
Arrivo forse un po' lungo per questa esposizione a Palazzo d'Accursio, a Bologna.
Cent'anni di trasporto Cittadino sarà visitabile sono fino al 29 di questo mese, per cui bisogna correre per non perdere questa esposizione fotografica, sempre - è ovvio - che si sia interessati.

L'esposizione offre diversi spunti allo spettatore. Andiamo dal 1880 al 1980. Per cui - oltre all'evoluzione della rete dei trasporti bolognese - c'è occasione di assistere all'evoluzione vera e propria della città, a partire da Piazza Maggiore, un tempo dedicata a Vittorio Emanuele, Re d'Italia, senza "crescentone", ma con una bella statua del nostro sovrano al centro (n.d.r. Prima di essa, al centro della piazza, era presente una fontana. Oggi la piazza è 'nuda', a parte il crescentone, una zona rialzata dove un tempo veniva svolto il mercato cittadino. Oggi, la statua di Vittorio Emanuele è stata spostata ai Giardini Margherita, mentre il mercato cittadino si svolge in Piazza Otto Agosto). 


Il trasporto pubblico della città nasce con i tram a cavallo. La Tram Way, che nella nostra parlata fu modificato in tranvai, dovette attendere fino ai primi del novecento per l'elettrificazione. Si dovette poi attendere la fine del primo conflitto mondiale per far sì che i tram arrivassero anche in periferia.

La seconda guerra mondiale rovinò tutto quanto. I bombardamenti fecero ingenti danni, e se comunque - alla fine del conflitto - molte linee furono ripristinate, i costi elevati convinsero velocemente la giunta comunale a scegliere gli autobus su gomma. Il passaggio fu graduale, prima furono sostituite le linee ancora danneggiate dalla guerra, poi - piano piano - anche tutte le altre.
Anche gli autobus ebbero la loro evoluzione e videro cambiare la città in modo rapido e permanente. 


Furono abbattute le mura per consentire la costruzione dei viali, una strada a più corsie che gira attorno al centro storico, migliorando la viabilità pubblica, e privata (n.d.r. Col boom economico tanti bolognesi si comprarono la prima auto... Così nacque il problema annoso del traffico cittadino). Gli autobus crebbero di dimensioni, furono copiati i double-deckers inglesi, e più tardi ricomparve persino l'elettrificazione - con la crisi petrolifera - facendo apparire i primi filobus alla fine degli anni sessanta.


Da qui si vola veloci. Gli Autobus bolognesi divennero testimonianza della storia, a partire dal primo gay pride, fino al famoso Numero 37, che ebbe funzione di ambulanza durante la strage della stazione.

Bellissima mostra. Affascinante da molti punti di vista, che vi consiglio - se siete in città - di andare a vedere.

Maggiori info: qui, qui e qui.




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sabato 21 settembre 2019

Vacanze Estive: Orvieto

Glauco Silvestri
Ma quanto è bella Orvieto vista da lontano? Avvicinandosi in auto viene istintivo trovare un posto dove fermarsi e scattare qualche foto. Venendo da Viterbo, mentre si scende a valle per avvicinarci alla città, hanno persino predisposto un punto panoramico da cui è possibile ammirarla comodamente! Ovviamente, noi, non sapendolo in anticipo, ci siamo fermati un paio di tornanti prima, e abbiamo scattato le foto da bordo strada... Ma cambia forse qualcosa?

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La città è costruita su un colle, forse di Tufo, forse no... Ma qui son quasi tutte sul Tufo, per cui potrei anche andare tranquillo nel nominare questo materiale (n.d.r. Ho controllato su Wikipedia e, sì, è Tufo). Non è un caso che sotto la città ci siano tantissimi cunicoli, sotterranei, luoghi da esplorare. E anche solo per arrivare in città dai parcheggi predisposti per i turisti, parte di quei cunicoli sono stati attrezzati con scale mobili e servizi di ogni tipo, così che si possa arrivare sul piano stradale del centro storico molto comodamente.

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E una volta arrivati in cima... Be' bisogna ammettere che son rimasto un po' deluso. La città sembra un luogo di intrattenimento per turisti. Le strade principali sono ricche di bar, ristoranti, gelaterie, negozi di souvenir... Non c'è un angolo che appaia 'normale', e ci si stanca in fretta di tutto ciò. Vien voglia di andare dritto al Duomo, ammirarlo, e tornarsene sui propri passi verso casa. Se poi si aggiunge sulla schiena, e nelle scarpe, il nostro trascorso di visite in luoghi affascinanti e d'altri tempi... Be', Orvieto ci ha sicuramente deluso. Anche per la pulizia dei bagni pubblici, spesso inguardabili, e per di più a pagamento. Se poi aggiungiamo che parlo dei bagni nella piazza del Duomo... Lasciamo perdere!

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Il Duomo è davvero magnifico. Tanto è imponente e meravigliosa la facciata, tanto imponente e meraviglioso è l'interno. Statue, Colonne altissime, Cappelle strepitose - Specie quella in cui è rappresentato l'inferno dantesco - ogni angolo stupisce e incanta. E la piazza attorno ad esso quasi lo umilia, perché la costruzione non ha sufficiente spazio. I palazzi circostanti impediscono di ammirare la chiesa come dovrebbe, e le gelaterie, i bar, i ristoranti sembrano assolutamente fuori luogo, anche se è normale che vi siano, visto che persino in Piazza San Marco (n.d.r. A Venezia) gli spazi sono invasi dai tavolini dei locali che la circondano.

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Ci sarebbe da parlare del Pozzo Etrusco, Noto come Pozzo di San Patrizio, ma non l'abbiamo visitato. Era in programma nel pomeriggio, assieme ai sotterranei visitabili dalla Chiesa di San Andrea, proprio a fianco del palazzo comunale, che non abbiamo visitato perché ogni volta siamo entrati nella chiesa, il tour era già partito, e non erano presenti delle indicazioni con i vari orari, solo un approssimativo avviso che indicava la durata del giro (n.d.r. Venti minuti circa). E anche la Torre del Moro, che ho fotografato solo dall'esterno.

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Come ho già anticipato, Orvieto è bella ma troppo commerciale. La gente è cordiale, come in tutte le altre località Umbre che abbiamo visitato, ma manca l'organizzazione - bastava poco per avere una tabella degli orari per la visita dei sotterranei - e di pulizia dove più serve, nei servizi igienici. A poco serve mettere cartelli in cui si chiede di lasciare tutto pulito se poi mancano i bidoni per la carta (n.d.r. E i pannolini... Tutti ammucchiati a terra in un angolo vicino a un fasciatoio dove non avrei mai appoggiato mio figlio, per come era messo), i rubinetti sono rotti, e persino i water danno l'impressione di spezzarsi a metà da un momento all'altro. E per di più bisogna pagare per far sì che le porte si aprano... E ovviamente non c'è nessuno a presidiare i bagni... Insomma, l'abbiamo presa di traverso, e a una certa ora siamo ripartiti verso Viterbo. 

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Qui trovate l'album di foto dedicate alla città. Buona visione e... Alla prossima puntata!




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venerdì 20 settembre 2019

Vacanze Estive: Celleno Vecchia e Montefiascone

Glauco Silvestri
Siamo giunti a Ferragosto! E dove si va a Ferragosto? Noi siamo andati a caccia di un borgo fantasma. Celleno ci ha offerto questa bella opportunità, e visto che non era lontano da Viterbo, perché non andare?

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Il borgo è praticamente attaccato al paese moderno. Quando si arriva in fondo, si vedono le mura, una lunga salita da fare a piedi, e la torre del palazzo del priore. Il borgo fantasma ha una storia non dissimile da quella della Civita di Bagnoregio. Gli abitanti abbandonarono il borgo in seguito a un terremoto, e alla conseguente frana, che provocò molti - troppi - danni. La gente preferì spostarsi in un luogo più sicuro, non molto lontano dal vecchio borgo.

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Oggi parte del borgo è stata ristrutturata. C'è un piccolo museo con vecchi strumenti musicali e qualche moto d'epoca, e passeggiando per il borgo si possono vedere ricostruzioni di come viveva la popolazione a inizio secolo. Oltre a qualche installazione artistica, sono ammirabili un piccolo forno per il pane, un paio di locali in cui sono collezionati oggetti di quei tempi, e altri ambienti molto caratteristici.

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Qui ho volato! Finalmente il mio Anafi ha potuto spianare le eliche come si deve. E non vedevo l'ora di poterlo fare in piena libertà. Il video è proprio qui sotto.


Il resto delle foto le trovate qui, nell'album flickr dedicato a questo borgo fantasma... Ma non penserete mica che abbiamo trascorso tutta la giornata in questo borgo, vero?

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Il pomeriggio lo abbiamo dedicato a Montefiascone, località nota per il vino Est Est Est, che fu bevuto persino dai papi del medioevo. Ovviamente ci siamo andati per assistere alla festa del vino... Ma poi abbiamo scoperto che i festeggiamenti sarebbero iniziati solamente alle nove e mezza di sera, per cui... Abbiamo visitato il borgo e, a una certa ora, siamo tornati a Viterbo.

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Una bella veduta del lago di Bolsena dal belvedere di Montefiascone
Legenda narra che attorno all'anno 1111 Giovanni Deuc detto Defuk, alto prelato germanico amante del buon vino, incaricò il suo fedele servo Martino di cercare per lui il migliore vino del territorio. Martino partì per questa ricerca e per far capire al suo padrone che era stato in un determinato paese, e che lì vi si trovava del buon vino, scriveva sulla porta della locanda la parola Est! (n.d.r. In latino:  c'è). Defuk, passando per i paesi visitati dal servo, si fermava a bere solo dove trovava la scritta lasciata dal servo. Ebbene, a Montefiascone il servo trovò un vino talmente buono che scrisse sulla taverna Est! Est!! Est!!!. Quando Defuk assaggiò il vino di Montefiascone non poté più smettere di gustarlo così che il troppo bere lo portò alla morte. Il prelato venne sepolto nelle basilica di San Flaviano, dove ancora oggi si trova la sua tomba, e alla ricorrenza della sua morte viene versato del vino sulla sua tomba.

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Un monumento ai pellegrini della via Francigena. Montefiascone è la centesima tappa di questo pellegrinaggio.

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Voi non ci crederete, ma chi ama il vino probabilmente lo sa, il vino Est Est Est viene ancora prodotto, e ovviamente ha origine proprio a Montefiascone... E ovviamente, mentre eravamo a pranzo, non abbiamo potuto evitare di provarlo.

Nel caso voleste visitare questi posti meravigliosi, su Booking potete ottenere il 10% di sconto partendo da questo link. Non dite che non penso anche a voi, eh?

Qui termina l'escursione di oggi. Spero vi siate divertiti. Potete trovare il link all'album di Montefiascone cliccando qui. Buona visione e... Alla prossima puntata.





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