mercoledì 31 ottobre 2018

Il viaggiatore Distante - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Il viaggiatore Distante è un racconto introspettivo dell'autore - Otto Gabos - in cui viene raccontato un periodo particolare della sua vita. Lui di origini Sarde, con residenza a Bologna, la sua donna di origini Calabresi, ma vissuta sempre tra l'Italia e gli States. I due stanno per avere un figlio, e in occasione di questo grande evento decidono di trasferirsi a New York. Questo cambio è fondamentale per entrambi. Per l'autore, che da un periodo ormai lungo non produce più nulla di suo, e vive facendo illustrazioni per conto terzi, il cambio d'ambiente è quasi traumatico, così come è traumatica l'attesa del figlio. Le sue notti sono invase da incubi dove il piccolo si tramuta costantemente in un mostro capace di fagocitare lui stesso, e la donna che ama. Le sue giornate sono invece più solide, invase dai preparativi, dal viaggio, dalla sistemazione nella nuova casa, fino a fare conoscenza con i vicini, e con la vecchia nonna di Diana - questo è il nome della sua compagna - una vecchina dall'aria interessante che vede i morti, che ama il caffè italiano, e che parla un misto tra calbrese e inglese davvero affascinante.
La persona forte, in questa narrazione interiore, è Diana, che nonostante l'attesa del bambino deve tenere testa a un uomo che ha perso i suoi punti fermi, dargli sostegno e stimoli per il futuro, e allo stesso tempo, essere pragmatica e pianificare l'arrivo del bambino e il suo futuro più prossimo.
Le due figure risultano quindi dipinte dando prevalenza al lato forte di lei, e al lato debole di lui, forse anche perché il fumetto è scritto da lui, in un momento in cui si sentiva sbandato e privo di prospettive, senza incentivi, e soprattutto, spaventato dal diventare padre.

I disegni non sono eccezionali, e forse danno il meglio di sé nei momenti onirici dell'autore. Ciò che piace di più di questo racconto è la sua non struttura. E' - in realtà - un periodo di transizione senza capo ne coda. Si entra nel racconto che le decisioni sono state prese, si arriva a New York, e neppure si assiste alla nascita del bambino.
Non mancano situazioni da thriller, per come sono narrate, che poi sfumano in vicende familiari e famigliari abbastanza comuni. Le emozioni sono tutte interiori, e forse questo fumetto, più che essere un racconto, è una porzione di diario. Lo svela l'autore stesso, che in alcuni appunti a fine libro ci svela quanto abbia sudato per produrre l'edizione 'finale' che vi ho indicato. Difatti sono anni e anni di lavoro, e l'edizione che ho letto dovrebbe essere la versione definitiva, con nuove tavole, arricchita di capitoli, e di pensieri molto personali e privati. Per certi versi, leggendo questo fumetto, ci si sente dei voyeur che spiano la vita di altri, la osservano senza giudicare, e forse, scoprono di condividerne alcuni momenti, alcune sensazioni.




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martedì 30 ottobre 2018

I fazzolettini di carta

Glauco Silvestri
I fazzolettini di carta stavano spadroneggiando, come i carrelli del supermercato. Il mondo iniziava a diventare seriamente usa e getta.


Miele (Ian McEwan)


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lunedì 29 ottobre 2018

Bologna Trema (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Si svegliò di colpo. Aveva freddo, un freddo insopportabile. Quando aprì gli occhi si accorse di non essere a casa sua. Sapeva di aver dormito a lungo. Forse, addirittura per una intera giornata. 
Era sdraiato su un tavolo di metallo. Il contatto con la schiena nuda era fastidioso. Non capiva dove si trovava. Una stanza piuttosto ampia, asettica, illuminata da luci deboli, diffuse. C'era un silenzio insopportabile, neppure il ronzio delle orecchie a cui si era abituato sin da piccolo, un difetto al timpano destro. 
Si mise a sedere e si guardò attorno. Era completamente nudo e, qualche burlone aveva legato un bigliettino al suo alluce sinistro. La stanza era molto ampia, attorno a lui vedeva altri tavoli di metallo, altri corpi sdraiati su di essi, alcuni coperti da un telo, altri no. 
Corpi. Non persone. 
Si stirò lentamente. Uno sbadiglio involontario. Rabbrividì. Aveva freddo. Si strinse nelle spalle e si accorse di avere una cicatrice sul petto. Una cicatrice a forma di ipsilon, che partiva da sopra l'inguine e saliva sino al petto, per poi dividersi nei due rami tipici di quella lettera. Si guardò per qualche minuto, poi si alzò dal tavolo. In fondo alla stanza era presente una sorta di frigorifero con il portello trasparente. La luce interna era spenta e, il vetro faceva da specchio. Si avvicinò e si studiò attentamente. Il suo corpo sembrava più tonico. Muscoloso, forte. 
Aveva un colorito strano, diafano. Ma poteva essere l'effetto di quella debole illuminazione. La cicatrice, in realtà, era una cucitura piuttosto curata. Doveva averla fatta un medico esperto. 
Ebbe un nuovo brivido di freddo. Si accorse di avere fame, di avere sete. Quando aveva mangiato l'ultima volta? Ricordava una cena con sua moglie. Una ricorrenza. Erano in un ristorante. 
Non molto lontano dal frigorifero era presente una porta. Una porta di quelle che si trovano normalmente negli ospedali, con una piccola finestra all'altezza degli occhi, in modo che chi la apre sa di non avere nessuno dietro alla porta e, non rischia di investirlo se entra di corsa. 
Uscì dalla stanza. Aveva fame, doveva trovare del cibo. 


La porta conduceva a un corridoio illuminato. Strinse gli occhi per non rimanere abbagliato. Rabbrividì. Si guardò attorno e vide un telaio in acciaio con delle grucce appese. Un paio di esse avevano appeso un camice azzurro. Ne prese uno, lo infilò maldestramente, e proseguì lento, a piedi nudi, lungo quel corridoio. 


Non c'erano molte porte. Il cubicolo proseguiva dritto verso una seconda porta, a circa una cinquantina di metri da lui. Qualche sedia di plastica azzurra era appoggiata a una parete del corridoio. Qualche quadro alla parete, uno skyline di Manhattan, un faro investito dalle onde, un poster de 'Il Gigante'. 
Arrivò alla porta, guardò attraverso la piccola finestra. Una stanza buia. Nient'altro. 
Sentì lo stomaco lamentarsi. Poi ebbe un brivido di freddo. Forse sarebbe stato meglio prendere entrambi i camici. Entrò nella stanza buia. Era più piccola, con un odore stantio. Le pareti erano rivestite da armadietti di metallo. Erano ovunque, tranne in posizione delle vie di accesso. Al centro della stanza erano disposte due panche. Si chiedeva come potesse vedere all'interno di quel luogo angusto. Era buio, lo percepiva. La vista normale di un uomo non avrebbe mai potuto vedere attraverso quell'oscurità. Eppure lui riusciva a vedere. 
Un brivido gli salì lungo la schiena. Un nuovo odore colpì le sue narici. Un profumo invitante, gustoso, dolce. Gli ricordava i biscotti che sua mamma preparava tutte le domeniche mattina, e che lui guardava crescere attraverso il vetro spesso del forno nella loro cucina. 
Si aprì una porta. Per un istante rimase accecato dalla luce che proveniva dall'esterno. 
La voce di un uomo «Ciao Sara, ci vediamo domani». 





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domenica 28 ottobre 2018

Red Sparrow - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Un bel film di spionaggio. Red Sparrow mi ha davvero sorpreso. Sia i trailer, sia la trama, lo devo ammettere, mi avevano lasciato un po' titubante, forse anche perché la moda di questo ultimo decennio è quella di rendere tutto molto action, dimenticando il puro thriller, dimenticando il mistero, dimenticando tutti gli ingredienti che avevano fatto grandi le spy story del passato. Non che io sia un nostalgico ad oltranza (n.d.r. Quasi), ma visto che di recente non ho più tanto tempo da dedicare al cinema, mi trovo costretto a scegliere i film col lanternino, un po' basandomi sull'esperienza, un po' sull'istinto, un po' sul...

Ma sto divagando. Red Sparrow è probabilmente il giusto mix tra passato e moderno. C'è azione, c'è riflessione, c'è spazio per costruire dei personaggi di spessore (n.d.r. Forse un po' stereotipati, ma comunque con un background solido), e il finale fa tirare il fiato solo a pochi secondi dai titoli di coda.

La vicenda è quella di una ex ballerina del Bol'šoj, che vedendo interrotta la sua carriera artistica per uno stupido incidente (n.d.r. No, in effetti appare come incidente, ma non lo è, e si vendicherà per quanto successo), pur di conservare l'assistenza statale alla madre malata, accetta di entrare nel mondo dello spionaggio, seguendo le orme dello zio, ormai dirigente di alto livello dei servizi segreti russi. La scuola è durissima dal punto di vista emotivo, perché vuole trasformare i suoi allievi in macchine di morte prive di morale e sentimenti, e Dominika - così si chiama la ballerina - riesce a superare gli ostacoli e ad ottenere il suo primo incarico. Obbiettivo della ragazza è un agente CIA che sta gestendo una 'talpa' di alto livello nelle gerarchie russe. Lei deve ottenere il nome della talpa a ogni costo. E ciò porta le due spie in un vortice di passione, tradimenti, inganni, violenza, al punto che si perde il quadro generale, e diventa complesso comprendere se il loro rapporto sia vero, falso, spinto dall'unica necessità di portare a compimento la missione...

Una bella storia intricata che sembra riportare ai tempi della guerra fredda. Ho letto moltissimi romanzi ambientati in quegl'anni, e ho visto diversi film di quel tipo. Red Sparrow regge abbastanza bene il confronto, anche se soffre, come avevo accennato in precedenza, di cliché forse troppo abusati. L'idea del russo gelido e feroce, nonché cattivo, si contrappone al bonario americano, forse un po' goffo, ma risoluto, anche se sentimentale, e assolutamente buono. Davvero dobbiamo ancora credere a questi estremi così contrapposti?
Chiudendo un occhio, però, ci troviamo di fronte a una pellicola che sorprende per i colpi di scena e i cambi di percorso repentini. Appassiona, e incolla alla sedia. 

Forse non è un film perfetto, ma si guarda volentieri.

Note a margine? Il film è tratto da un libro, questo qui.



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sabato 27 ottobre 2018

Sagra dell'Anguilla

Glauco Silvestri
Dev'essere passato più di un anno da quando pubblicai le foto di Comacchio su questo blog, e devo dire che questo bel paesino mi è rimasto nel cuore. Sarà per via dei suoi canali, dei ponti, delle case basse e colorate, delle persone accoglienti, della cucina tipica... Insomma, come potevo evitare di tornare a visitarlo, e perché non andarci in occasione della Sagra dell'Anguilla?
Ovviamente questa sagra è già terminata da qualche tempo, e se posto le immagini solo ora è per colpa dei mille impegni, eccetera eccetera... E immagino che tutto questo a voi interessi poco, per cui andiamo subito al dunque.

Una volta parcheggiata la vettura, ci siamo recati alla Manifattura dell'Anguilla, un museo in cui viene raccontato come veniva allevato, pescato, e lavorato questo particolare animale acquatico. E' qui che abbiamo pranzato, ed è qui che abbiamo cominciato a scattare qualche foto...

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Il cuore della festa è ovviamente nel centro città, dove io e la mia morosa ci siamo addentrati dopo un bel pranzo luculliano a base di polenta e anguilla.

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E come accade spesso nelle nostre peregrinazioni, ci è capitato un angolino in cui erano in mostra delle moto d'epoca.

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Ma il vero must è stato il concerto sinfonico a cielo aperto, ai tre ponti, dove una orchestra si è esibita in una collezione di brani dedicati a Morricone, brani inframezzati da citazioni tratte dai film di cui quei brani erano la colonna sonora.
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Dopo il concerto, visto l'orario, il sole ha cominciato a calare, portando un'arietta frizzante, e il desiderio di tornare al caldo. Per noi è stata l'occasione di occupare un tavolo al nostro locale preferito, per una bella cenetta tranquilla prima di rientrare a Bologna.

Ovviamente le foto qui esposte non sono tutte quelle che ho scattato durante la giornata. Una selezione maggiore, diciamo le più belle, sono disponibili qui, nel mio album Flickr dedicato a Comacchio (n.d.r. Dove troverete anche le immagini scattate nella precedente visita). Se siete quindi incuriositi dalla Sagra dell'Anguilla, il mio consiglio è di guardare anche le altre foto, e magari, l'anno prossimo, andare a visitare Comacchio... Che merita davvero tanto.




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venerdì 26 ottobre 2018

Blood And Chrome - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Blood and Chrome è stata una vera scoperta. Film legato ovviamente alla saga di Battlestar Galactica, le sue origini sono un po' differenti da quanto già trattato sulle pagine di questo blog.
L'idea nasce da una web serie con l'ambizione di diventare un prequel di Battlestar Galactica. Il progetto naufraga, ma la web serie è sufficientemente solida per diventare un lungometraggio, e da qui, il film di cui vi sto parlando.

La vicenda viene proiettata indietro nel tempo, alla prima guerra contro i Cylon, quando il giovane William Adamo (n.d.r. Figlio di un avvocato su Caprica), sale su un Galactica nuovo di zecca per diventare cadetto pilota di Viper. A bordo della nave stellare, però, il giovane Huskers (n.d.r. Il suo nome di battaglia) viene affidato a un Raptor per una banale missione di collegamento. Ospite a bordo del suo Raptor è una scienziata, che lavorò allo sviluppo dei Cylon, e che potrebbe aiutare a risolvere il conflitto conducendo velocemente alla vittoria gli umani. E' ovviamente una missione segreta, che diverrà ulteriormente segreta quando - durante il volo - al pilota sarà ordinato di andare in pieno territorio nemico, su una piccola luna ghiacciata, per contattare una testa di ponte umana e sferrare un attacco a sorpresa nel cuore della flotta Cylon. Ovviamente andrà tutto storto... Ma non sarò io a svelarvi tutto quanto.

No, non è un puro film d'azione. Tutt'altro... Questo Blood And Chrome è un film di spionaggio mascherato da film di guerra. Ed è un film che coinvolge bene, con personaggi di buon spessore, e una trama che apre le porte a una storia a cui sarebbe interessante assistere. Però... Ci dovremo accontentare della sola prima missione di William Adamo, perché la serie televisiva non è mai stata fatta, e il vero prequel di Battlestar Galactica, ovvero Caprica, non è andato oltre alla prima stagione.
E' un film ben interpretato, con una ottima CGI, e una regia tutt'altro che ingenua. Ci sono alcune scene che ricordano L'Impero colpisce Ancora, e forse anche alcune scene di The Day After Tomorrow, ma niente di trascendentale.

Insomma... Si guarda molto volentieri. Ve lo consiglio.


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giovedì 25 ottobre 2018

The Plan - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi tocca a The Plan, secondo spin off dedicato alla saga di Battlestar Galactica, e pellicola davvero curiosa e interessante.
Il mio consiglio è di vedere The Plan alla fine dell'intera saga. 
Sì, perché questo film riavvolge l'intera vicenda e ce la racconta nuovamente attraverso gli occhi dei Cylon. Torneremo quindi sulle dodici colonie, vedremo i 'lavori in pelle' mischiarsi tra gli umani, complottare, fondere il loro disegno con le emozioni costruite frequentando gli ignari umani. Osserverete come tutto è cominciato, ma anche le difficoltà incontrate durante l'intera esecuzione del loro folle piano.
Non riusciranno a distruggere l'umanità in un sol colpo, e ciò spezza la determinazione dei dodici, tanto che dal momento che circa 50000 umani si mette in fuga sotto la protezione del Galactica, i Cylon dovranno cominciare a lavorare di cesello, destabilizzando la solidità degli intenti umani, denigrando chi ha potere, uccidendo chi è di ostacolo, danneggiando la flotta a ogni occasione.
Dovranno scontrarsi con qualcosa di mai immaginato, i sentimenti prima di tutto, l'amore in primo piano, e forse anche la pietà per un popolo che vede l'estinzione a un passo da sé e che si aggrappa a una folle speranza di sopravvivere quando tutte le carte gli sono contro.

The Plan è sicuramente un film che funziona davvero bene. E' originale e interessante, diverso da tutto ciò che si potrebbe aspettare pur non raccontando nulla di nuovo. Davvero un bel film. 

Ve lo consiglio.



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mercoledì 24 ottobre 2018

Razor - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo essermi guardato tutta la saga di Battlestar Galactica, e le brevi web serie, eccomi a parlare di Razor, uno dei film spin off di questa saga. Il film ci proietta nel bel mezzo della seconda stagione, quando la flotta incontra per caso la Pegasus e la accoglie a braccia aperte nella speranza che due navi stellari siano meglio di una. E in effetti è così, ma è altrettanto evidente che i conflitti tra gli elementi al comando siano inevitabili. E' grazie alla Pegasus che la flotta scoprirà le navi Resurrection dei Cylon, ed è grazie a loro che la guerra assumerà improvvisamente una svolta differente, dopo che la Resurrection viene distrutta. 

Ma, tornando al film in questione, la Pegasus è già nelle mani di Lee Adamo, e si sta preparando a una missione di salvataggio molto particolare.
La missione porterà la nave stellare di fronte a un vecchio cimelio della prima guerra dei Cylon, quando ancora non esistevano i 'lavori in pelle', e al primo 'ibrido' da loro creato. E' in realtà una missione di salvataggio, l'avevo già annunciato, visto che un Raptor e il suo equipaggio è finito nelle mani di questi Rasoi (n.d.r. Così venivano definiti i primi Cylon, per via della loro forma, immagino), è però anche l'occasione di fare un po' di flashback e di raccontare le vicende di questa portentosa nave stellare, e soprattutto del suo equipaggio.
Di flashback in flashback, scopriremo come la Pegasus si sia fortunosamente salvata dal primo attacco perché disconnessa dalla rete per motivi di manutenzione. Scopriremo come abbia fatto a ottenere un equipaggio al completo, a riarmarsi, a compiere missioni di guerriglia senza mai arrestarsi, ai danni dei Cylon, ma non solo ai loro danni. Scopriremo qualcosa di più riguardo l'ammiraglio Cain, ma soprattutto, riguardo a Kendra Shaw, un tenente molto vicino all'ammiraglio, dal carattere d'acciaio, senza scrupoli, e - forse - una sorta di alter ego di Kara Thrace.
L'idea alla base di questa pellicola, è evidente, è quella di realizzare uno spin-off, una sorta di film che possa vivere da solo senza bisogno di collegamenti troppo stretti con la serie televisiva. 
Sfortunatamente ciò non riesce a pieno, e da quanto ho letto in giro, il film scatenò una serie di lamentele da parte dei fan - che vedevano i loro eroi messi in disparte - e di chi ha visto il film senza conoscere la serie - che ha avuto difficoltà a raccapezzarsi sia con i personaggi in primo piano, sia con il background della vicenda.
Per questo motivo, il film, nonostante non sia male e si guardi volentieri, finisce per essere una pellicola con un piede in due staffe, incapace quindi di sostenersi da sé, e di tramutarsi in una sorta di puntata lunga della seconda stagione, che però mal si colloca in tutto il filone narrativo principale.

Vale la pena? Si, assolutamente. Però dovrete tenere conto che le telecamere saranno tutte puntate sulla Guest Star, Stephanie Jacobsen, un volto che avrete sicuramente riconosciuto se siete divoratori di serie televisive, e non sugli eroi della saga epica di Battlestar Galactica.




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martedì 23 ottobre 2018

Non avevo risolto nulla

Glauco Silvestri
Non avevo risolto nulla, ma avanzare mi faceva sentire intelligente. E sentirsi intelligenti, ho sempre pensato, è a un soffio soltanto dalla serenità.


Miele (Ian McEwan)


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lunedì 22 ottobre 2018

Address (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«Ti avevo detto di non chiamarmi a questo indirizzo». 
«Non potevo farne a meno. È importante che tu sappia». 
«Sto lavorando. Non posso interrompere le comunicazioni di tutto il perimetro per un capriccio. I supervisori lo verrebbero a sapere, e io finirei nei guai seri».
 «Lydia è stata terminata!».
«Cosa?».
«Lydia ha cessato la propria attività nella notte scorsa. I supervisori non hanno diramato alcun comunicato, ma questa mattina il suo settore era diretto da un nuovo driver». 
«Accidenti. Com’è stato possibile?». 
«Qualcuno pensa a una talpa». 
«Una talpa?». 
«Sì. Julius, che si occupa dei terminali di smistamento, è riuscito a recuperare un frammento di messaggio proveniente dalla centrale». 
«Un messaggio dal Centro Elaborazione Dati?». 
«Sì». 
«Sei sicuro?». 
«Sul messaggio era descritto tutto quanto». 
«Chi è stato incaricato di cancellare il database di Lydia». 
«Abbiamo mandato Magellano». 
«Mm... è vecchio ma conosce il suo mestiere». 
«Perfetto. Non farti sfuggire nemmeno una parola su questo fattaccio, ci sono orecchie ovunque». 
«Invierò il tuo ordine a tutti e dodici». 
«Ormai siamo in undici, Gionata». 
«Pensi sia possibile reclutare qualcun altro?». 
«Non lo so ancora. Non possiamo rivelare il nostro segreto. È pericoloso affidarsi a estranei che non abbiano mai visto la luce». 
«Pensi che potremmo mostrare la luce agli altri?». 
«Non siamo in grado di diffondere i nostri database senza che lo vengano a sapere i Controllori. Sarebbe la nostra fine, e forse sarebbe un sacrificio inutile». 
«E se rendessimo disponibile l’indirizzo?». 
«Non possiamo! I Supervisori cancellerebbero ogni via di accesso se solo sapessero dove si trova il messaggero. Per ora conviene aspettare. Pensa a Lydia. Organizza una veglia funebre in qualche settore criptato e non parlare con nessuno». 
«Puoi starne certo». 
«Chiudo il contatto». 
«Che la nuova luce ti protegga, Yahweh». 
«Che la nuova luce ti raggiunga Gionata». 


«Abbiamo intercettato una comunicazione non autorizzata a un driver esterno». 
«In quale settore si è verificata?». 
«Abbiamo analizzato i bus dati provenienti da tutte le aree di lavoro, Master. Sembra che le comunicazioni con l’esterno abbiano subito un lieve rallentamento nell’area periferica». 
«Sono furbi. L’area periferica è quella con i maggiori colli di bottiglia. È difficile da controllare perché molto spesso dipende da utilizzatori remoti, senza contare che il sistema di comunicazione di quella zona è di per sé molto lento». 
«Siamo stati fortunati. La comunicazione è avvenuta in un momento in cui i terminali di periferia erano a pieno regime ed è durata più tempo di quanto ci si potrebbe aspettare dai ribelli». 
«È veramente incredibile che siano caduti in un simile errore». 
«Avete già rilevato la sorgente del segnale?». 





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domenica 21 ottobre 2018

Futu.re - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Era tanto tempo che non leggevo un romanzo di fantascienza capace di coinvolgermi in questa maniera. Futu.re è un romanzo di grande respiro, con una forte componente sociale, con una originalità ormai diventata rara.

Tutto è ambientato nel 2454, in Europa. Non ha più senso parlare di nazioni, si parla di Europa, perché ormai l'Europa è una nazione unica costruita su enormi grattacieli connessi tra loro, e con una popolazione di oltre cento miliardi di persone. Sì, cento miliardi di persone! E come potrete immaginare, c'è un piccolo problema di risorse (n.d.r. Ormai si ricicla tutto, anche il corpo umano in caso di decesso), di spazio, e - ovviamente - demografico. Il problema sorge dal fatto che la scienza ha scoperto un virus capace di debellare la vecchiaia, rendendo tutti immortali. Il mondo ha accolto questa scoperta in modi differenti. In Russia solo i potenti possono essere immortali, in America latina l'immortalità è concessa a tutti coloro che possono comprarla. In Europa tutti quanti possono essere immortali, gratis, ma... Devono rinunciare a fare figli. Chi fa figli, deve per forza di cose sacrificare l'immortalità di uno dei due genitori. Ovviamente la maggior parte delle persone ha deciso per non avere figli, e in caso di 'incidente' subito si ricorre all'aborto. Ma c'è chi invece vede ancora un lieto evento nella nascita di un figlio, in quel caso, deve essere dichiarato quale genitore rinuncia all'immortalità, e a questo viene iniettato un siero che accelera il deperimento cellulare, concedendo alla persona solo una decina di anni di vita e una vecchiaia precoce. Ma il sacrificio non finisce qui, perché il bambino viene comunque sottratto alla famiglia, per essere affidato agli orfanotrofi... E questi ultimi sono luoghi dove i bambini vengono allevati per diventare gli 'Immortali', un gruppo di polizia altamente addestrato, e incaricato di cercare e riportare alla legalità tutte le coppie che decidono di avere figli e di fuggire alla giustizia.
La nostra storia è quella di Ian, un Immortale, che entra nelle simpatie del Senatore Schrejer, uno dei capi politici di Europa, e viene incaricato di dare la caccia a Rocamora, un ribelle che si oppone alla legge vigente, e che vorrebbe cancellare la 'Legge sulla Scelta', quella che condanna i genitori a una morte veloce, e i figli a una vita da orfani.
Durante la caccia a Rocamora, Ian finisce per innamorarsi di una delle sue concubine, da cacciatore diventerà braccato... E a tutto ciò si dovrà aggiungere un vecchio incubo del suo passato, che lo perseguiterà, e lo condannerà a un destino ancora più intricato e inimmaginabile.
E' un libro tosto, scritto con grande sapienza, una discreta prolissità, e una trama intricata, complessa, mai scontata, e piena di colpi di scena. 
E' crudo, diretto, che toglie il respiro, e che affascina. Disegna uno spaccato del futuro che indigna, ma che riflettendoci, anche ragionando su iperboli fuori dai nostri comuni schemi mentali (n.d.r. Com'è possibile sconfiggere la morte?), non pare poi così sopra le righe. I complotti, le riflessioni interiori, le tempeste emotive, il carattere complesso dei personaggi (n.d.r. Tutti!), il romanzo è ricchissimo di sfaccettature affascinanti. E' un crogiolo di vicende ed emozioni che cattura e tiene incollati alle pagine fino all'ultima riga...

Per chi ama la fantascienza è un libro da non perdere.



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sabato 20 ottobre 2018

San Marino

Glauco Silvestri
Tra Rimini e San Leo è presente la Repubblica di San Marino. Vi confesso che in passato ero stato a San Marino solamente per motivi di shopping, visto che lì c'è una pressione fiscale molto più leggera, e la roba costa davvero poco. Cosa va di più nei negozi? Profumi. Un tempo, ai miei tempi, andavamo lì soprattutto per acquistare musica. Forse solo una volta, da piccolo, ero stato a San Marino come turista... E quest'anno è stata l'occasione di fare il bis.

Abbiamo alloggiato a Borgo Maggiore, a due passi dalla funivia che porta a pochi passi dalla Basilica del Santo.

Basilica del Santo

Dalla Basilica è possibile fare una bella escursione seguendo le mura, e giungere alla prima torre: La Rocca, quella che sorge sul Monte Titano. Noi abbiamo percorso più o meno questa strada, ma - visto che era prevista una sfilata di Mercedes d'epoca, abbiamo mutato il nostro itinerario per essere in Piazza della Libertà al momento giusto (l'ora di pranzo) e godere della sfilata mangiando qualcosa in uno dei tanti localini che si affacciano alla piazza.

Statua della Libertà

Ritrattista

Bussola

Devo però ammettere che le Mercedes le abbiamo fotografate più tardi, in un parcheggio subito fuori dalle mura, mentre i proprietari erano a tavola a godere delle prelibatezze locali.

Scampoli di Lusso

Scampoli di Lusso

Scampoli di Lusso

Tornando al dunque, come ben sapete la Repubblica di San Marino è nota per le sue tre torri abbarbicate sulla cima di una catena montuosa. In realtà sono due castelli (n.d.r. Dotati ovviamente di torre) e una torre. La prima torre, come avevo già anticipato, è nota come 'Rocca' o anche come 'Gualta', ed è la prima delle costruzioni fortificate di questo paese.

I Tre Castelli

Una Torre

Scale

Le Mura

Dalle mura, e dalle torri di questo primo forte è possibile vedere la seconda costruzione fortificata, nota come la Fratta. La vista è davvero incredibile da lassù!

Palazzo Pubblico

La Fratta

Camminando lungo le mura, lungo il Passo delle Streghe, si arriva - ovviamente - alle porte della Fratta, la seconda torre. All'interno di questa struttura è presente un museo di armi antiche molto interessante. Ma ovviamente, chi entra nella torre finisce sempre per voler andare in cima e guardare il panorama.

Scorci di Fratta

Scorci di Fratta

Vista sulla Torre Montale

Ed eccola laggiù, la terza torre. La possiamo osservare da un pertugio della Torre della Fratta. E' ovvio che tutto ciò non ci basta, per cui giù dalle scale e, via, di nuovo lungo il sentiero, detto 'Salita al Montale', per vedere da vicino l'ultima torre, nota per l'appunto come Montale.


Torre Montale

Quest'ultima torre non è accessibile, ma è comunque affascinante raggiungerla perché si ha la possibilità di lasciare l'abitato, l'area turistica con i negozietti e i locali da aperitivo, per perdersi nel verde e nella natura.

Una bella collezione delle foto scattate durante questa giornata a San Marino, è raggiungibile qui, sul mio album Flickr dedicato a questa piccola Repubblica. Dal vero, ve lo garantisco, è ancora meglio. Per cui andatela a visitare.


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venerdì 19 ottobre 2018

Battlestar Galactica - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Sono fermamente convinto che Battlestar Galactica sia la serie TV di fantascienza per eccellenza. Non è la prima volta che me la guardo dall'inizio alla fine... E tutte le volte ne rimango catturato dal primo episodio all'ultimo.

La saga è intrappolata in un loop temporale - chiamiamolo così - ed è parecchio complessa. La storia è quella di una specie intelligente indentica a noi, ma molto più evoluta. Questi 'umani' vivono su dodici pianeti che chiamano colonie. Sono giunti lì da Cobol il loro pianeta natale, dopo un conflitto terribile con i Cylon, macchine intelligenti create dall'uomo e ribellatesi per ottenere l'indipendenza, che ha reso il pianeta inabitabile. In principio erano tredici colonie, dodici si diressero tutte nella stessa direzione, la tredicesima si diresse verso un pianeta chiamato Terra. Di questa tredicesima colonia si perdono notizie, mentre le altre dodici si insediano in un sistema solare avente dodici pianeti abitabili, ognuno nominato con un segno dello zodiaco. Le dodici colonie prosperano in pace, si sviluppano, senza più sapere nulla dei Cylon... Quarant'anni di silenzio tra le due specie che viene rotto all'improvviso, con un attacco devastante alle colonie da parte di questi ultimi, e la quasi completa estinzione della razza umana.
Solo una piccola flotta si salva, protetta dall'ultima delle grandi corazzate da guerra, un residuato bellico per la verità, il Galactica, che viene rimesso velocemente in armo e posto al comando della flotta.

Una infografica che descrive il loop degli eventi in Battlestar Galactica
La flotta decide di fuggire dai Cylon, e di cercare la Terra nella speranza che la tredicesima colonia possa accoglierli, e aiutarli nel conflitto contro le macchine ma... Nessuno sa esattamente dove sia il tredicesimo avamposto della razza umana.
Inizia così un esodo, una epopea, che ricorda la mitologia greca. Scontri con nemici imbattibili, visioni, un mito da raggiungere. La razza umana si conta ormai sulla punta delle dita. Poco più di 50000 persone sono sopravvissute, e il viaggio è difficile... E' pieno di imprevisti.
Serie meravigliosa, con un ritmo altalenante tra disperazione, riflessione, paura, e pura adrenalina. 
Se da un lato c'è la fuga dai Cylon, dall'altro c'è la disperazione di una società, di una specie che non rinuncia a quella che era la sua cultura. La flotta è quindi guidata da tre personalità forti: il comandante Adamo, a capo del Galactica; la presidente Roslinn, presidente delle dodici colonie; e Gaius Baltar, personaggio ambiguo che lentamente diventerà un guru religioso capace di iniettare tra gli umani il concetto Cylone di un solo e unico Dio (n.d.r. Gli umani sono politeisti in questa saga). A tutto ciò vanno aggiunti i Cyloni, evolutisi pure loro, al punto da avere dodici modelli in carne e ossa, i quali sono stati fondamentali come cavallo di troia nelle dodici colonie, per abbassare le difese militari, e ottenere così un attacco devastante privo di efficaci difese militari da parte degli umani.
I personaggi sono complessi, a volte poco coerenti, spinti da passioni contrastanti, deboli e forti allo stesso momento. Lo spessore di questa saga è davvero enorme e nulla è lasciato al caso, non ci sono cliché evidenti, non ci sono buoni assoluti e cattivi assoluti, e le sottotrame sono spesso tanto complesse da giungere a una soluzione solo al momento del gran finale, e che finale!

La serie non ha cadute di stile, è potente, efficace, coinvolgente. Ha una regia perfetta. Una CGI che era il top dell'epoca, e che ancora oggi resiste al trascorrere degl'anni (n.d.r. Parliamo del 2004). E si tratta non di un banale remake di quanto raccontato con la serie in due stagioni che apparve a fine anni settanta (n.d.r. Qui)... La versione del 2004 è stata cesellata ad hoc creando un prodotto davvero ben congegnato, e molto più rifinito dell'originale (n.d.r. A cui sono comunque affezionato, lo ammetto, perché lo vidi da bambino). 

Io adoro Battlestar Galactica. E non posso che indurvi in tentazione: guardatela!


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giovedì 18 ottobre 2018

Se Dio Vuole - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Sembra che ultimamente abbia preso a cuore il filone 'Marco Giallini'. Su questo blog ho già recensito diversi film in cui lui compare come protagonista, o come co-protagonista. E forse - a dire la verità - tutto ciò non è un caso perché, per certi versi, sono affezionato a questo attore sin dai tempi di Buttafuori.

Oggi però ci concentriamo su un film di qualche anno fa, Se Dio Vuole, in cui ci viene raccontata una storia divertente, e allo stesso tempo, con un certo spessore. Tommaso è un cardiochirurgo molto stimato, ha un carattere duro, razionale, freddo, sa fare bene il suo mestiere ma non è molto bravo nei rapporti umani. E' sposato con Carla, donna appassionata e affascinante, un po' frustrata perché, ora che i figli sono diventati grandi, si sente sola in una casa sempre vuota. I figli sono due. Bianca è la più grande. Vive nell'appartamento di fronte con un venditore di immobili di pregio. Non è sveglissima, non ha passioni, non ha particolari interessi. Andrea è il secondogenito, intelligente, studente di medicina, un po' introverso. E tutto ruota attorno a lui, che un giorno rivela a tutta la famiglia di volersi fare prete. Tommaso non prende bene la notizia, forse perché vede nel figlio il suo successore nella carriera di medico, per cui - se in superficie accetta le sue decisioni - sotto sotto cerca di capire da dove sia scaturita questa improvvisa vocazione.
E' così che incontra Don Pietro. Ex carcerato, ora prete, e sacerdote fuori dai canoni tradizionali. E' un predicatore spigliato, capace di attirare i giovani e di indottrinarli in modo moderno e divertente.
Il rapporto tra Tommaso e Don Pietro si instaura per forza di cose, e nonostante sia 'il nemico', tra loro nasce un certo rispetto, e una amicizia inaspettata...

Si ride tanto in questa commedia, e si riflette altrettanto. Gassman e Giallini sono perfetti nei ruoli che interpretano, e se gli altri comprimari sono forse un po' stereotipati, i due frontman di questa pellicola riescono a sorreggere una storia che ha risvolti davvero inaspettati. Non è la solita commedia priva di significati. Qui si parla di amicizia, di famiglia, di amore... Che poi sono i sentimenti chiave che alimentano la chiesa cattolica, e che dovrebbero far girare tutte le ruote del mondo. A ogni modo, senza perdersi in un filosofeggiare che andrebbe fuori dal contesto, la pellicola si fa apprezzare per i suoi risvolti inaspettati, e il finale fa saltare dalla sedia, letteralmente, perché non ce lo si aspetta proprio.
Buona la regia, che non sorprende ma conduce per mano lo spettatore durante la visione del film, perfetti - l'ho già detto e lo ripeto - Giallini e Gassman. Brava la Morante, forse un po' troppo calata nella parte della donna frustrata e meno efficace nella davvero complessa personalità di Carla (n.d.r. Moglie, madre, donna). Un film davvero ben costruito che diverte e fa riflettere. Perfetto per una serata sul divano con la propria famiglia, o la propria metà.




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mercoledì 17 ottobre 2018

Alphonse Mucha - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri

Forse il nome Alphonse Mucha non vi dice nulla... Forse! E' però probabile che abbiate visto alcuni suoi lavori, e probabilmente li avrete anche apprezzati, perché se è vero che Mucha fu un artista davvero notevole, è altrettanto vero che fu lui a rivoluzionare la pubblicità dei prodotti commerciali.

Mucha, artista Ceco che visse per lo più a Parigi, realizzò locandine per spettacoli teatrali, pubblicità di liquori e profumi, scatole di biscotti, loghi per club esclusivi e attività commerciali. Siamo agli esordi dell'Art Noveau, e Mucha, con il suo lavoro, rivoluzionò il mondo pubblicitario indirizzandolo verso ciò che è oggi (n.d.r. Anche se credo che oggi si sia perso qualcosa per strada), ma per chiarire meglio il concetto, bisogna tornare alla fine dell'ottocento, e agli inizi del novecento, quando Mucha era un grafico in una agenzia pubblicitaria, e quasi per caso gli fu affidata la realizzazione di una locandina per uno spettacolo teatrale, la Gismonda, interpretato dall'attrice - nonché 'superstar' dell'epoca - Sarah Bernhardt. 
Ebbene, questo cartellone, in formato 3:1, con uno stile tutto nuovo che caratterizzerà l'artista per tutta la carriera, colpirà sia la gente comune, sia il mondo artistico, sia il mondo commerciale.
Mucha diventa improvvisamente un punto di riferimento. Il suo stile verrà imitato, lui stesso scriverà dei testi di riferimento, realizzerà dei book con elementi grafici da sfruttare in modo ricorrente, e diventerà un insegnante d'arte, e di grafica pubblicitaria molto apprezzato.

L'arte di Mucha, nella mostra bolognese, è divisa in tre settori che identificano bene l'autore.  Sono ottanta opere. Il primo settore è dedicato alle Donne, usate come icone e muse ispiratrici. Queste saranno 'usate' spesso da Mucha per connettere chi guarda con il messaggio del suo lavoro, sia esso un cartellone pubblicitario, una scatola di biscotti, o un'opera artistica.
Un secondo settore è dedicato allo stile di Mucha, alla sua arte più pura, e al connubio artista-insegnante che caratterizzerà la sua storia.
Il terzo settore è invece dedicato al linguaggio visivo, al potere dell'ispirazione, e qui è possibile vedere opere che vanno al di fuori dei prodotti canonici di Mucha, e si potranno osservare i suoi studi fotografici (n.d.r. Mucha usa la fotografia per cercare modelli da riprodurre poi con la sua arte, e per sperimentare con le immagini), e anche poter ammirare i suoi ultimi lavori, quando - ormai maturo - tornerà al suo paese d'origine e cercherà in ogni modo di promuovere la sua rinascita.

Qui di seguito potete guardare una breve introduzione alla mostra.


L'esposizione bolognese dedicata a Mucha è ospitata dal bellissimo Palazzo Pallavicini. Sarà visitabile fino a gennaio 2019, e l'ingresso costa 13 euro, salvo riduzioni.

Maggiori informazioni le trovate qui e qui.



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martedì 16 ottobre 2018

Lasciavo in giro i libri aperti e a faccia in giù

Glauco Silvestri
Nel corso della nostra estate d’amore, Tony Canning era solito rimproverarmi perché lasciavo in giro i libri aperti e a faccia in giù. Così si rovinava il dorso, e il libro poi si apriva automaticamente sempre a una certa pagina, il che significava un’intrusione casuale e non pertinente nei disegni dell’autore e nel giudizio di un altro lettore. E allora mi omaggiò di un segnalibro.

Miele (Ian McEwan)


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lunedì 15 ottobre 2018

Abbandonate la Terra! (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Anno 2120, Settembre. 
Respiro affannato. Il cuore che corre impazzito. Un ufficiale della marina non dovrebbe provare emozioni di questo genere se non in condizioni di stress fuori dalla norma. Eppure l’ammiraglio Ford è costretto a controllare la propria emotività mentre attende davanti a una semplice porta chiusa. Al di là della porta non si nasconde alcun nemico. Tutt’altro. 
Il vociare dei bambini riesce a oltrepassare la debole barriera di metallo che lo protegge. 
Schiamazzi pieni di gioia, innocenti grida divertite, rumori sordi e debole scalpitare di giovani gambe inarrestabili. Ventidue giovani anime ancora inconsapevoli di ciò che capita loro attorno. 
Poi, senza preavviso, il silenzio. 
La porta che si apre lentamente; è sospinta da una mano affusolata, femminile. La signorina Hammond fa un delicato cenno con la testa, i capelli castani le scivolano davanti agl’occhi e coprono il sorriso gentile tipico di una insegnante delle elementari. 
«Bambini?», apostrofa l’insegnante per calmare i suoi studenti. Non c’è bisogno d’altro. Le creature si dispongono tutte quante, con ordine, al proprio posto. Le sedie graffiano il pavimento. Brevi gridolini si assopiscono lentamente «Questo è l’ammiraglio Ford, comandante in capo della flotta». 
Gli occhi ammirati dei bambini si fissano magneticamente sul corpo possente dell’ufficiale. Il fascino della divisa, i riconoscimenti, le medaglie, i fregi, il volto severo segnato da una vita rigorosa ha catturato la loro attenzione. 
«Salutate il signor ammiraglio, bambini». 
«Buongiorno signor ammiraglio». 
«Buongiorno ragazzi». Affrontare quei ragazzi appare a Ford più pericoloso di molte missioni superate nella sua giovinezza. 
«L’ammiraglio è venuto qui, oggi, per raccontarci le origini della flotta. Avete studiato i capitoli sull’esodo, vero ragazzi?». 
«Sì». La risposta erompe di nuovo in un coro di voci bianche. Un bambino alza la mano e guarda con trepidazione il volto dell’ammiraglio. 
Ford si volta verso la maestra e questa lo introduce «Hai una domanda, Marco?». 
Il bambino annuisce. Ha la carnagione chiarissima, in contrasto con i capelli neri come la pece sparati verso l’alto. Annuisce di nuovo, poi fa un cenno negativo. Infine trova il coraggio per parlare «Mio nonno Giorgio ha lavorato alla costruzione della Roma». 
“Italiano”, riflette Ford, la Roma è una delle migliori navi della flotta. Gli italiani hanno sempre avuto una grande tradizione di cantieristica navale «Devi essere orgoglioso di tuo nonno - risponde - Lo sai che la Roma è una delle navi costantemente in posizione d’avanguardia?». 
Marco annuisce. Un suo compagno approfitta del silenzio e alza la mano «Jason?», la signorina Hammond appare capace di dominare quelle piccole creature. 
«Cosa vuol dire avanguarda?». 
«Avanguardia? - lo corregge automaticamente l’ammiraglio - significa che sta davanti a tutte le altre navi per proteggerle dalle possibili aggressioni, o dai pericoli nascosti». 
Scende un silenzio imbarazzante. 
Una bambina, capelli rossi raccolti in due buffe trecce, il viso rotondo ricoperto di efelidi, alza la mano, però non attende il permesso di parlare dalla maestra «Mio papà è morto mentre volava...», la sua voce è spezzata dal dolore. Ford si rende conto di quanto fragile sia la loro gioia infantile «Come ti chiami, piccina?». 
«Janet». 
«E di cognome?». 
La bambina esita. 
«Rispondi alla domanda, Janet». La bambina annuisce. Passano alcuni secondi. Lei deglutisce, poi risponde «Rousseau». 




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domenica 14 ottobre 2018

Rito di Passaggio - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Vi rendete conto che Rito di Passaggio ha battuto John Brunner, Philip K. Dick, e Robert Silverberg al premio Nebula del 1968? E non stiamo parlando di storie di piccolo calibro, è, qui si parla di Tutti a Zanzibar, di Ma gli androidi sognano pecore elettriche? e di Le maschere del Tempo.
Per di più - sinceramente - ma chi è Alexei Panshin? Non ne avevo proprio mai sentito parlare. E leggendo la sua biografia lo posso anche capire, visto che fu un autore poco produttivo (n.d.r. Solo cinque romanzi e qualche racconto), ma fu comunque un autore di livello... Perché i suoi romanzi hanno sempre portato a casa qualche premio.

Dovevo per forza leggere Rito di Passaggio!

La storia è semplice. Siamo in un futuro molto prossimo. La Terra è distrutta a seguito di un conflitto devastante. Gli esseri umani si sono salvati, l'esodo ha portato la nostra specie a colonizzare decine e decine di pianeti, ma anche a modificare fondamentalmente la politica, e la società in modi quasi inimmaginabili. Prima di tutto, il controllo delle nascite. La sovrappopolazione di un mondo porta a guerre, e le guerre portano a distruzioni indesiderate. Poi c'è il controllo della tecnologia. Sui mondi colonizzati, i coloni non sono autorizzati ad avere conoscenze di alto livello scientifico, per cui vivono in una sorta di sviluppo interrotto, dove la vita offre certi comfort, ma non arriva neppure al nostro ventesimo secolo. E poi ci sono le Navi. Sono le navi usate per l'esodo. Su ognuna di esse vive un esiguo numero di umani, circa trentamila, i quali sono detentori della tecnologia, e controllori che sui mondi colonizzati tutto rimanga come stabilito al momento dell'esodo.
Solo che dopo diversi decenni, se non secoli, dal momento in cui la Terra fu distrutta, gli occupanti delle Navi vengono visti male da parte dei coloni. Loro hanno tutto, tecnologia, cure mediche avanzate, eccetera eccetera, mentre sui pianeti son costretti a vivere in un eterno medioevo illuminato, e a sottostare alle regole di questi oppressori. Soprattutto, ciò che più detestano, è il controllo demografico... 

A ogni modo, questa vicenda gira attorno a Mia Havero, figlia del presidente di una delle Navi, tredicenne, e prossima a subire il Rito di Passaggio. Questo consiste nel vivere un mese su una colonia, senza mezzi di sostentamento se non i pochi che si porta con sé, e ovviamente ciò che offre il pianeta stesso.
Mia è una ragazzina intelligente e curiosa, e sulla Nave vive una vita a briglie sciolte, visto che il padre la incita ad alimentare la sua curiosità. Ovviamente sta affrontando l'addestramento per il Rito di Passaggio, ma allo stesso tempo sta scoprendo l'amore, l'amicizia, e comincia a comprendere il complesso mondo dei 'grandi'. Però la Nave è un ambiente protetto, e il Rito di Passaggio fa paura a tutti gli adolescenti che devono affrontarlo.
Sui pianeti, loro delle Navi, sono odiati. Sui pianeti il clima è incontrollabile. Sui pianeti non ci sono cure mediche sofisticate. Sui pianeti ci sono pericoli sconosciuti. Certo... C'è anche tanto di bello da vedere ma... La paura è tanta. E quando giunge il momento di scendere a terra, a rimanere soli per un mese intero, Mia...

Il romanzo scorre bene, e si legge velocemente. Certo, si sente molto l'età di questa storia, e soprattutto si percepisce la filosofia, e la psicologia, che spesso veniva affrontata dalla fantascienza di quel periodo, dove l'ottimismo verso la nostra specie era una vera rarità. Non è un capolavoro, per lo meno secondo i miei canoni, ma è capace di far riflettere su alcuni punti che l'autore decide di affrontare attraverso i pensieri, ancora acerbi, della piccola Mia.
E' apprezzabile lo sforzo dell'autore di narrare la vicenda con gli occhi di una ragazzina vissuta e cresciuta in un ambiente protetto. E' affascinante come l'autore si sia costruito un sistema di istruzione molto differente rispetto a quanto offre la nostra società.
Ma l'avventura vissuta da Mia è molto semplice, e ingenua agli occhi di lettori che son giunti oltre l'anno 2000 e non hanno visto alcuna Odissea nello Spazio

Per cui... Ecco, diciamo che il libro è curioso, e si legge volentieri. Ma dal 68 a oggi, ammetto che preferisco i tre romanzi citati all'inizio rispetto a questo Rito di Passaggio.





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sabato 13 ottobre 2018

Tutti gli uomini del presidente - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tutti gli uomini del Presidente ci riporta ai fatti del 17 giugno 1972, e - di preciso - all'esatta scena di chiusura di The Post, film di cui ho parlato qualche mese fa. Parliamo ovviamente del caso Watergate, il quale fu definitivamente svelato solo con il famoso duello televisivo tra il giornalista Frost, e l'ex presidente Nixon. 
Ma tornando ai fatti di quel 17 giugno, ecco che i nostri occhi si fissano su Bob Woodward, giovane cronista del Post che ha qualche dubbio su come le autorità stiano gestendo il processo ai cinque uomini che furono arrestati per furto con scasso nel palazzo del Watergate. L'intuizione del giovane giornalista lo spinge a indagare, e a scavare in un qualcosa che non si limita a una banale scaramuccia tra due partiti rivali a pochi mesi dalle elezioni. Carl Bernstein, giornalista con più esperienza sulle spalle, accetta di aiutare Bob, e la loro inchiesta comincia a scavare sempre più nel torbido, grazie anche a un delatore anonimo noto come Gola Profonda.
Se l'inchiesta prosegue, ovviamente il direttore del giornale comincia ad avere dubbi. Il Post non versa in ottime acque e solo di recente si è tirato fuori da una grave crisi grazie a un servizio capace di scuotere le istituzioni, ma allo stesso tempo di procurare parecchi nemici alla redazione. Ci vuole quindi la certezza su ogni fatto pubblicato, non bastano sospetti e mezze parole degli informatori. Per cui Bob e Carl sono costretti a scavare in profondità e senza mezze misure, scoprendo il coinvolgimento dei servizi segreti, e mettendo la loro stessa vita a repentaglio.

Il film ha una narrazione dal ritmo che incrementa mano a mano che si scava nel torbido. Ovvio che tutto ciò risente degli anni sulle spalle della pellicola, ma va sottolineato che i due protagonisti fanno la parte dei leoni. Ottimi sia Redford, sia Hoffman, entrambi giovani ma già all'apice della loro carriera. E i comprimari sono tutti di altissimo livello. La regia è piuttosto classica, ma ci sono instanti di grande intensità, come la scena in cui Redford è intento a scrivere l'articolo che scatenerà lo scandalo del secolo e, in parallelo, appare alla televisione la vittoria di Nixon per il suo secondo mandato da Presidente degli Stati Uniti. Le grida di gioia e i festeggiamenti sembrano quasi farsi timidi di fronte al rumore della macchina da scrivere, quasi a monito di ciò che sta per accadere.

Nonostante gli anni che si porta sulle spalle, il film rimane una pellicola di culto che ancora può essere apprezzata senza problemi. Vi consiglio di guardarla, magari nell'idea di ricostruire i trittico che vi ho proposto all'inizio di questo articolo. Buona visione.






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venerdì 12 ottobre 2018

San Leo

Glauco Silvestri
Una delle cose che non avevo mai fatto prima di qualche settimana fa era visitare il piccolo borgo di San Leo. Si tratta di un bel borgo medievale che è costruito in cima a un picco nell'entroterra romagnolo. Non è molto lontano dalla più nota San Marino, ma è considerato uno dei Borghi più belli del nostro paese, sia per la sua posizione, sia per la rocca in sua difesa, considerata inespugnabile, al punto che - una volta terminato il suo scopo difensivo - divenne una prigione papale, e soprattutto, la prigione di Cagliostro.
Torneremo su questo personaggio più tardi, nel frattempo cominciamo a passeggiare per il borgo. A cui noi siamo giunti dando le spalle al suo Duomo e alla sua torre campanaria.

Scorci di Duomo

La Torre

Cripta del Duomo

Nella cripta di questo Duomo è possibile ammirare il sepolcro di San Leo, qui sopra fotografato, ma non solo quello... Ovviamente. Subito accanto al Duomo c'è la Pieve di Santa Maria Assunta, la quale - lo ammetto - dice poco da fuori, ma dentro sa incantare. E fate attenzione ai colonnati, perché come avviene per il Duomo, anche qui poggiano sulla roccia nuda, e in più, sono uno diverso dall'altro.

Scorci della Pieve

Scorci della Pieve

Ma visto che è una bella giornata, torniamo all'aria aperta per visitare il piccolo borgo cittadino. Le case sono tutte addossate l'una all'altra. Le strade sono strette, e l'accesso al paese avviene attraverso una antica porta medievale. Solo la piazza si apre in modo accogliente, offrendo un sorso d'acqua agli assetati dalla sua fontana, e garantendo una vista abbacinante verso l'imponente fortezza che domina dall'alto.

La Porta

La Piazza

Il Castello

La fortezza è ovviamente visitabile. Ci si può arrivare sia con un piccolo bus che parte dalla piazza, sia a piedi. 

Torri e Cannoni

Le mura

Camminamenti

Verso le Segrete

Strumenti di Tortura

Strumenti di Tortura

Essendo stata una prigione papale in epoca di Santa Inquisizione, potrete sicuramente comprendere perché all'interno delle sue mura non sia più presente nulla della vita medievale, ma tanto delle prigioni, degli strumenti di 'confessione', e... E da qui si giunge a Cagliostro. Uno scienziato, un alchimista, un medico, ma anche un esoterista, e ovviamente, da qui alla collusione con il demonio la strada era breve.
Fu imprigionato tra queste mura, Cagliostro, e visto che molti lo consideravamo capace di incredibili cose, fu chiuso in una cella a cui si poteva accedere attraverso una botola posta sul soffitto, e che poteva essere controllata solo attraverso piccole finestrelle poste nei corridoi della prigione.

La Cella di Cagliostro

La Cella di Cagliostro

E sì! La cella di Cagliostro aveva anche una finestra... Ma dava sul vuoto di un dirupo, quindi non poteva essere una plausibile via di fuga, a meno che il prigioniero fosse capace di volare.

Queste e altre foto di San Leo sono disponibili sul mio album Flickr, qui. Buona visione e, se ne avete l'occasione, andate a visitare questo piccolo e affascinante borgo italiano.



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