mercoledì 31 gennaio 2018

L'unicorno - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi voglio parlare di un fumetto che, probabilmente, è uno dei migliori che io abbia letto negli ultimi anni. Si tratta di una saga in due volumi pubblicata da panini: L'unicorno (n.d.r. vol.1, vol.2), di Matheu Gabella e Antony Jean.

Il fumetto è ambientato nel 1565, in pieno illuminismo, e si presenta nelle prime pagine come un conflitto tra medici, quelli che credono ancora nelle antiche teorie curative tramandate dai filosofi greci, e i medici moderni, quelli che - in segreto - hanno studiato il corpo umano, anche dissezionando cadaveri, ne hanno intuito il funzionamento, e applicano una medicina più pragmatica che filosofica.
In mezzo a questa diatriba c'è il mistero di sei arazzi, sottratti a membri di una setta di medici chiamata Asclepiadi, ovvero coloro che seguivano gli insegnamenti di Asclepio. Tra di loro sono presenti nomi illustri della storia italiana, ed europea, ma questi grandi maestri cominciano a morire, uccisi da persone che portano uno strano marchio tatuato sul corpo. A ciò aggiungiamo la presenza di chimere, mostri mitologici dai poteri incredibili, e asserviti agli asclepiadi (n.d.r. Non solo loro...) e un complotto globale per cambiare la fisionomia del corpo umano, per renderlo indipendente dagli umori, dagli astri, e dalle antiche teorie mediche tramandate da millenni, e portarlo a una struttura fisica praticamente immortale, se non fosse che...
[Spoiler]Diciamo che l'idea di fortificare l'uomo viene da un personaggio illustre italiano, lo si intuisce dalle tavole anche se il suo nome non viene mai fatto esplicitamente. Le sue intenzioni sono buone, il voler rendere l'uomo più forte e meno dipendente dai fattori esterni, ma i suoi studi vengono intercettati dalla chiesa, e fuorviati in modo tale da rendere l'uomo dipendente da essa creando una sorta di virus che possa intaccare questo nuovo corpo, e che possa essere curato tramite la comunione (n.d.r. Ove l'ostia contiene una sorta di antagonista capace di debellare, temporaneamente, il virus).[Spoiler]

Ma non posso proseguire altrimenti vi svelerei tutto... La trama è complessa e non può essere anticipata senza rivelare elementi fondamentali, e probabilmente vi ho già raccontato anche troppo.

La storia è avvincente. Ci mostra importanti centri storici italiani. Ci racconta una avventura incredibile. E soprattutto rivaluta e cambia il punto di vista di tutto ciò che la medicina di ieri, e di oggi, è ai nostri occhi. Le tavole sono notevoli, i disegni magnifici, e la storia è raccontata in modo egregio.
L'unico difetto, probabilmente, è il formato in cui il fumetto è distribuito. Per quanto la qualità della carta e delle due pubblicazioni sia ottima, se le dimensioni dei due volumi fosse stata più generosa si sarebbe apprezzata ancora di più la qualità dei disegni.

Davvero un bel prodotto. Ve lo consiglio assolutamente!




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martedì 30 gennaio 2018

Urlare contro il cielo

Glauco Silvestri
Se la cosa diventava proprio insopportabile poteva salire sulle colline e urlare contro il cielo.

La casa rossa (Supercoralli) (Italian Edition) (Haddon, Mark)




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domenica 28 gennaio 2018

Quo Vadis, Baby? - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto dall'omonimo romanzo di Grazia Verasani, "Quo Vadis, Baby?" è un film che amo con delicatezza. L'ambientazione bolognese, l'intreccio sapiente di trame e sotto-trame, la complessità di Giorgia (n.d.r. Il personaggio principale), sono gli ingredienti principe di questo mio amore... Che poi sfocia in un giallo che funziona davvero bene, ed è ovviamente per questo che il film è presente nella mia collezione, e che ve ne parlo oggi.

Giorgia è una investigatrice privata gestita da suo padre, che per tutto il film lei, e non solo lei, chiameranno sempre con l'appellativo 'Il Capitano'. E' una tipa solitaria, vive in una casa molto grande, non ha un compagno se non la bottiglia, e probabilmente esagera un pochino con l'alcool. Il suo incubo è la scomparsa della sorella Ada, scomparsa che forse ha provocato quella rottura sottintesa tra lei e suo padre... Ed è il fantasma di Ada a ricomparire con rabbia, quando Aldo, un amico comune di lei e la sorella, fa avere a Giorgia una cassa piena di videocassette. E' il diario della sorella, un diario in VHS dove Ada racconta i suoi momenti di gioia, le sue frustrazioni, la sua profonda malinconia, e soprattutto la sua avventura con Giulio, l'uomo che ne conquistò il cuore e che la spinse ad abbandonare la famiglia per andare a Roma con lui, diventare attrice e...
Il diario di Ada risveglierà l'investigatrice che è Giorgia, e mentre da un lato saranno ricuciti tutti i tasselli, dall'altro si apriranno nuovi misteri... E nulla apparirà più chiaro e lineare come tutti pensavano.

Il film è un viaggio tra i ricordi, e allo stesso tempo un racconto della 'emancipazione' di Giorgia, che dopo la morte della sorella aveva pressoché rinunciato a vivere, e si era limitata a sopravvivere e a superare le asprezze della quotidianità. E così si scava nella psicologia delle due sorelle, ma si investiga su questo misterioso e fantomatico Giulio, e su misteri non ancora chiariti del tutto, come la morte stessa di Ada, e lo strano rapporto tra Il Capitano e sua Figlia.
E' un film dai toni foschi, profondo, con un ritmo lento ma costante e incessante. E' un film ben costruito, dove i personaggi sono solidi ed efficaci. Difetti ce ne sono, come spesso accade nelle produzioni italiane, magari anche a causa dei budget sempre ristretti, ma son difetti trascurabili. Il film funziona bene, e non posso fare altro che suggerirvelo.



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sabato 27 gennaio 2018

I Secessionisti - #Morstra #Recensione

Glauco Silvestri

Non mi sarei mai aspettato di fare un'ora e mezza di coda per entrare alla Mostra dei Secessionisti (n.d.r. A Rovigo), in occasione dell'ultimo giorno dell'esposizione. Colpa mia che non ho prenotato, ma devo ammettere che la programmazione della visita è stata praticamente occasionale, senza troppi pensieri, e all'ultimo minuto.

Testa di Medusa (Franz Von Stuck 1892)
Due Amiche 1 (Le Sorelle) (Klimt 1907)
L'esposizione era ubicata nell'interessante Palazzo Roverella, in pieno centro città e solitamente sede della pinacoteca locale. In occasione di questo evento, per fare spazio al numero di opere esposte, parte della collezione permanente è stata spostata in un altro palazzo storico, e già questo indica quanto valore possa essere esposto in questa particolare occasione.

L'idea di base dell'esposizione è quella di rappresentare una corrente di pensiero artistica anticonformista, che nacque alla fine dell'ottocento, e che voleva uscire dai canoni 'istituzionali' dell'arte europea. Questa corrente, ebbe - per certi versi - una vita breve, diciamo che si esaurì autonomamente attorno agli anni venti del 1900, ma fu parecchio interessante perché diede libero arbitrio ai giovani artisti dell'epoca.

Non fu una 'secessione' organizzata, se mi concedete il termine, perché nacque da focolai distinti, a Monaco prima (1892), poi a Vienna (1897), a Praga, e infine a Roma (1913). E se i centri culturali di questa secessione furono solo quattro città, ciò non significa che poi l'influenza non abbia toccato artisti di altre località, tra cui il bolognese Alfredo Protti, di cui ho già avuto occasione di parlare in passato.

L'esposizione si divide tra opere pittoriche, sculture, oggetti d'arredo, bozze e schizzi di autori famosi, cartelloni pubblicitari, e copertine di riviste dell'epoca. 

Visione (La città) (Casorati 1913)
I nomi più altisonanti dell'esposizione sono Franz Von Stuck, Klimt, e il nostro Casorati. Se il primo è presente con numerosi suoi lavori, di Klimt troviamo per lo più dei bozzetti, e ovviamente le Due Amiche che fungono anche da cartellone di presentazione dell'esposizione. 
Di Casorati troviamo invece una piccola opera e un busto di Eva. Ciò non toglie che gli artisti esposti siano numerosi e di notevole valore, come Heine Piglhein, Putz, il bravissimo Auchentaller, e ancora Vachal, Felice Carena, Innocenti... 

Davvero una collezione molto interessante, capace di aiutare a comprendere meglio un movimento artistico capace di rompere le catene con il consolidato, e di sperimentare percorsi nuovi e senza confini di sorta, che siano essi culturali, sociali, morali, o anche solamente estetici.

I fiori del Male (Heine 1895)
Sfortunatamente, visto che ormai la mostra ha terminato il suo ciclo vitale, e ha chiuso proprio nel giorno in cui mi ci sono recato, non posso invitarvi a fare altrettanto, a raggiungere Rovigo e a visitare il Palazzo Roverella. Per questo motivo vi propongo qui di seguito un breve video che vi illustrerà l'intero cammino all'interno dell'esposizione, e che potrebbe essere di spunto per un vostro personale approfondimento dell'argomento.


Per maggiori informazioni, potete cliccare qui, qui e qui.


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venerdì 26 gennaio 2018

Caccia a Ottobre Rosso - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo aver parlato del Sea Tiger, ieri, oggi è il momento di affrontare il temibile Ottobre Rosso. Il film Caccia a Ottobre Rosso è un'altra perla che non deve essere dimenticata. Ricordo che quando uscì il film io avevo ancora ottimi ricordi del 'quasi' omonimo romanzo, che avevo letto trafugandolo dalla libreria di mio babbo... Stiamo parlando degli anni ottanta, quanto tempo che è passato!

Tutto accade nel 1984. Dalla base di Murmansk parte l'Ottobre Rosso, il fiore all'occhiello della tecnologia sovietica, un sommergibile nucleare dotato di un sofisticato sistema di soppressione dei rumori che è invidiato - ovviamente - dal mondo occidentale. Il varo dell'Ottobre Rosso non passa inosservato dai servizi segreti americani, i quali incaricano l'agente Jack Ryan di indagare su questa missione. Ryan si imbarca quindi su un sommergibile americano di classe Dallas, e parte alla caccia del misterioso sottomarino sovietico.
Nel frattempo sull'Ottobre Rosso si respira un'aria strana. L'ufficiale politico è spesso in contrasto con il comandante Marko Alexandrovich Ramius, lituano, chiuso in sé stesso, ma rispettato dall'equipaggio. Il problema sorge quando il breve viaggio di collaudo viene trasformato improvvisamente in una missione operativa. Solo che l'Ottobre Rosso è ben lungi dall'essere pronto a una vera missione, e per ciò Ramius e il suo primo ufficiale vanno in contrasto con le direttive assolute dell'ufficiale politico. I dissapori crescono a dismisura a bordo del mezzo, specie quando diventa impossibile comunicare con la madrepatria, ci si avvicina pericolosamente alle coste statunitensi, e il radar segnala la presenza del Dallas in avvicinamento...

Spionaggio, guerra, politica, tecnologia, disciplina, emotività... Questo film è ricco di ingredienti e di energia. Ogni minuto di pellicola incolla alla poltrona. Ottima l'interpretazione di Connery nei panni di Ramius, e bravissimi tutti gli altri ad articolare una storia per nulla semplice, ma tanto tanto emozionante.

Un grande film! Da vedere.



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giovedì 25 gennaio 2018

Operazione Sottoveste - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco un film che guardo sempre volentieri: Operazione Sottoveste. E' un film di guerra, ma è allo stesso tempo una commedia dai ritmi serrati e davvero divertente.

La storia ruota attorno al Sea Tiger, rientrato in cantiere dopo un terribile bombardamento, si ritrova costretto a un rappezzamento veloce per poter ripartire in missione nell'oceano Pacifico.
Vista la fretta, il sottomarino viene ridipinto di rosa, e molti dei suoi sistemi sono aggiustati alla bell'e meglio pur di riprendere il mare in fretta. Il capitano Sherman affida il compito di sistemare gli ultimi ritocchi al suo primo ufficiale, Nick Holden, che grazie alle sue capacità inventive, a ogni sosta riuscirà a sistemare qualcosa a bordo... Fino a che, durante un rifornimento in una piccola isola del pacifico, il Sea Tiger si troverà costretto ad accogliere a bordo alcune donne-ufficiale della marina, rimaste tagliate fuori dai reparti regolari dopo alcuni scontri con le forze giapponesi.
La convivenza tra l'equipaggio e le donne diventerà una costante comica del film e...

Memorabile è la scena dove viene affondato un furgoncino... Sì, un furgoncino. Così come è memorabile l'espressione dell'equipaggio di un cacciatorpediniere giapponese quando, lanciando bombe di profondità contro il Sea Tiger, vede emergere tra i 'finti' pezzi di relitto anche dei reggiseni e delle mutandine. Geniale il sistema con cui viene riparato il motore usando calze femminili e... Potrei andare avanti mezz'ora a citare delle scene epiche di questa pellicola.

E' davvero vecchiotto... Ma è sempre una perla da non dimenticare. Ve lo consiglio.





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mercoledì 24 gennaio 2018

Men in Black - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ho visto Men in Black? Davvero troppo. Quando uscì al cinema, parliamo del 1997, fu una vera esplosione di novità, qualcosa di diverso dal solito, di divertente, di emozionante, irriverente, e con quel pizzico di fantascienza capace di strizzare l'occhio sia agli appassionati di vecchia data, sia a coloro che si sono avvicinati alla science fiction solo di recente.

Tutto parte da un presupposto: Gli alieni sono tra noi, e lo sono dagli anni 50. I Men in Black sono una organizzazione segreta che si occupa di gestire i rapporti con gli alieni, che dal primo contatto a oggi, hanno cominciare a frequentare il nostro pianeta, a soggiornarvi, e a usarlo come fosse una sorta di porto franco. E' però vero che i porti franchi hanno anche bisogno di controlli, e di agenti di sicurezza... K è uno di questi, e avendo perso di recente il suo compagno, trova in J, un agente di polizia di New York, il degno sostituto. I due si trovano in breve a dover sventare una terribile minaccia. Un terrorista intergalattico si è recato sulla terra per rubare una galassia. Le galassie sono una inestimabile fonte di energia, e con quella trafugata il terrorista potrebbe alimentare una guerra intergalattica per tempi inimmaginabili... E' per questo che K e J devono recuperare la galassia, anche perché se questa non verrà recuperata, pur di sventare il rischio di un conflitto inimmaginabile, la Terra dovrà essere distrutta (assieme - ovviamente - alla galassia sottratta e al terrorista).

Men in Black è sicuramente un film che già tutti quanti conoscete, per cui non mi dilungherò troppo in convenevoli. Io lo ritengo perfetto. Ha tutti gli ingredienti al posto giusto, è ben interpretato, e la storia è ricca di sorprese, colpi di scena, e momenti memorabili. In pratica si tratta di un Must have per la vostra collezione.


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martedì 23 gennaio 2018

E' proprio più forte di noi...

Glauco Silvestri
Ho notato che quando un utente americano o francese di Facebook vede un contenuto che gli piace scrive "condivido" e lo prende, quello italiano dice "rubo". È proprio più forte di noi...


Anche Gianni Fantoni nel suo piccolo s'incazza (Italian Edition) (Fantoni, Gianni)



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domenica 21 gennaio 2018

Artemis - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo il successo di The Martian, Andy Weir ci riprova con un nuovo romanzo - Artemis - raccontandoci una vicenda intricata ambientata sulla prima città costruita sul suolo lunare.

Jazz è una ragazzina intelligente, figlia di un saldatore, che abita sulla luna dall'età di sei anni. Dopo un terribile litigio col padre (n.d.r. E un terribile incidente che quasi ha messo in ginocchio la sua attività lavorativa), Jazz lascia il nido paterno e comincia a rimboccarsi le maniche per poter sopravvivere... E il metodo più veloce per far soldi sulla Luna è il contrabbando, arte in cui Jazz è talmente brava da sbaragliare tutta la concorrenza. Essere però così in gamba può causare dei problemi, e infatti Jazz finisce per essere invischiata in un complotto nei confronti dell'unica azienda che produce alluminio sulla luna. Quel business è molto redditizio perché, oltre al fatto che sulla Luna tutto è fatto di alluminio, chi lo produce può lavorare senza pagare l'energia necessaria a produrlo, visto che come scarto di lavorazione c'è l'ossigeno... Un elemento fondamentale per la sopravvivenza su Artemis. Insomma, per farla breve, un riccone ingaggia Jazz per distruggere i mezzi raccoglitori di minerale lunare, così da mettere in crisi l'azienda produttrice di alluminio, e potersi così inserire in quel mercato. Ciò che in pochi sanno è che questa azienda è in mano alla mafia, e che è fondamentale per i traffici mafiosi perché permette il riciclaggio di denaro in modo più che legale (n.d.r. Per lo meno sulla Luna)... Perciò le azioni di Jazz scatenano una catena di eventi, ognuno più catastrofico del successivo, al punto da mettere persino a rischio l'esistenza della stessa città lunare.

Il libro si legge velocemente nonostante sia abbastanza corposo. La ricetta è la medesima che avevamo già assaggiato con The Martian. Lo stile narrativo degli eventi è basato nuovamente su situazione-problema-analisi-soluzione. Non c'è margine di incertezza, e il narratore non lascia dubbi ne margini di incertezza, se non forse sul finale, per lo meno, sul destino di Jazz. Questa soluzione rende la narrazione molto cinematografica, su binari ben prestabiliti, e i colpi di scena raramente sorprendono davvero. Però i personaggi sono ben costruiti e divertenti, la loro storia viene rivelata un poco alla volta, e ognuno di essi ha moltissime sfaccettature. Questo è probabilmente il punto forte del romanzo, perché se la storia non è davvero capace di regalare emozioni - a tratti è molto tecnica, a tratti è troppo semplice - ci si affeziona sin da subito a Jazz, che in fondo è una che si presta bene a complicarsi la vita da sola, e di conseguenza si vuole assistere alla sua avventura, e vedere cosa le succederà di volta in volta. 

In pratica il libro ha tanti pregi quanti sono i difetti, e... No, non è The Martian; ma Artemis è divertente, per cui ve lo consiglio.



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sabato 20 gennaio 2018

Fleabag - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Mi era stata consigliata... Ma lo sapete che ancora ora non so se Fleabag mi sia piaciuto o meno? Son già diversi giorni che ci penso, e ripenso, e ripenso ancora e ancora, eppure ho ancora qualche dubbio al riguardo.

E' una commedia britannica, ricca di humor nero, riferimenti sessuali espliciti, eccetera eccetera. Il personaggio principale è una donna adulta che gestisce una caffetteria a Londra. La sua attività è in crisi profonda. La sua socia si è involontariamente suicidata nella speranza di far soffrire il suo moroso. La sorella è frustrata per la propria vita coniugale e per aver dovuto rinunciare a tutti i propri sogni per poter vivere con il marito e un figliastro non del tutto a posto con la testa. Il padre si è rifatto una vita dopo la morte della madre, mettendosi con la migliore amica della madre, nonché madrina delle due figlie, che poi pare essere una egoista egocentrica, artista, dominatrice e chi più ne ha, più ne metta.
Il rapporto di questi personaggi è strano. La narrazione è frammezzata da freddure, momenti tragicomici, e... boh! 

Ho riso qualche volta, non molto spesso in verità, e sin dalla prima puntata mi son sentito legato con questa serie, episodio dopo episodio, per capire dove volesse andare a parare. Alla fine però sono rimasto nel limbo... E ancora devo capire se merita o meno la visione.


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venerdì 19 gennaio 2018

Armada - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
No! Non ci sarà mai un altro libro come Ready Player One (n.d.r. E già temo per il tanto annunciato seguito...), per cui se vi sentirete in dovere di confrontare questo titolo con il titolo più recente di Ernest Cline, ebbene Armada perde su tutta la linea. Però è comunque un romanzo interessante, divertente, forse non originalissimo, ma capace di strizzare gli occhi a tutti noi quarantenni mai cresciuti completamente, citando le nostre serie tv preferite, i film, le letture, e soprattutto... i videogame.

Di cosa parla Armada? Siamo ai giorni nostri. Zack vive in una piccola cittadina, la mattina va a scuola, il pomeriggio lavora in un negozio che vende videogame usati, e la sera gioca ad Armada sulla sua console. E' orfano di padre, morto in un incidente sul lavoro, e da suo padre ha raccolto tutte le passioni, soprattutto quella per i videogame... Tutto pare scorrere in modo normale per Zack quando, all'improvviso, una mattina, intravede una nave spaziale aliena che sorvola la sua cittadina. 
Non è una nave qualunque... E' identica a quelle che affronta ogni giorno quando è davanti alla sua console giochi. La fantasia diventa verità... Il mondo è in pericolo, però è perfettamente preparato ad affrontarlo perché... I governi sapevano già tutto, e per certi versi, si sono preparati al momento in cui sarebbe giunta l'invasione. 
Tutto era accaduto quaranta anni prima, quando una sonda NASA si era avvicinata a Europa (n.d.r. Una luna di Giove) e aveva avuto un primo contatto con una razza aliena. Sfortunatamente fu un primo contatto pieno di fraintendimenti, tanto che la Terra si trovò improvvisamente con una dichiarazione di guerra in mano e la minaccia di essere sterminata da una specie tecnologicamente più avanzata... 

Il resto non ve lo voglio proprio svelare. Sappiate che c'è da divertirsi, da godere di ogni citazione, da vivere un'esperienza full immersion nel mondo dei videogame, dei geek, di tutto ciò che ci ha conquistati negli anni ottanta e novanta. 

Detta in poche parole ben selezionate: Mi sono divertito da matti a leggerlo!



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giovedì 18 gennaio 2018

Revolutija - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri

Era già qualche settimana che avevo in casa i biglietti per andare a vedere Revolutija. Si tratta di una mostra molto interessante e un po' diversa da quanto si è soliti incontrare nei musei italiani. Per una volta niente artisti italiani, niente artisti europei, e neppure niente artisti statunitensi, e niente artisti che siano stati influenzati potentemente dai flussi e dai canoni artistici che chi ama l'arte conosce bene.

Promenade (Chagall 1917)
In Revolutija si parla di artisti russi, si parla di artisti che sono stati per lo più tacitati dai regimi sovietici perché non conformi con l'immagine che il regime stesso voleva dare del proprio paese. Opere meravigliose che fino a metà degli anni novanta (n.d.r. Credo) sono rimaste chiuse nei magazzini, e mai esposte al pubblico.
Certo! Sono presenti anche alcuni nomi noti, come Chagall e Kandisky, ma a farla da padroni sono ovviamente gli autori meno noti, ma non certo per questo meno bravi.

Tutti autori che hanno dato il meglio di sé a cavallo delle due guerre mondiali; nel periodo di regime intercorso tra Stalin e Lenin, in pratica. Autori che hanno sì respirato le correnti artistiche che giungevano dall'Europa (n.d.r. Come il Futurismo, e l'Astrattismo) ma che hanno reinterpretato a loro modo e liberamente, andando in direzioni davvero uniche e interessanti.

Opere potenti, come 'Che Libertà!' di Repin, che nel 1903 ritrasse due giovani su una spiaggia in balia del vento.


O effimere come il ritratto delicatissimo della magrissima Ida Rubinstein (ballerina) realizzato nel 1910 da Valentin Serov.


Ovviamente sorprende incontrare l'astrattismo simbolico di Malevich in contrapposizione con opere quasi iperrealiste di Kustodiev e dello stesso Repin. E non si può che rimanere incantati di fronte alla bellezza complessa dei lavori di Filonov.

Stacanovisti (Filonov 1934-35)
Sono settanta opere, una più interessante dell'altra, e tutte davvero molto molto convincenti. L'esposizione è davvero ben realizzata, con un percorso che avanza nel tempo, raccontando sia la politica di un paese davvero complesso come la Russia di quegl'anni, sia una evoluzione di pensiero, e artistica, davvero significativa.
Nelle opere si intravede la voglia di comunicare, di andare oltre ai messaggi di regime, di rappresentare il popolo, le idee, e le persone, sia con la serietà di una cronaca dettagliata, sia con spirito irriverente, sia con una creatività davvero priva di confini.

La mostra sarà accessibile al pubblico fino al 13 maggio prossimo, al Mambo di Bologna, ed è davvero un qualcosa che merita di essere visitato, sia per gli appassionati d'arte, sia per gli appassionati di storia, sia per coloro che sono curiosi di scoprire qualcosa di più di un paese tanto lontano da noi, ma poi non troppo diverso, né lontano, dalla nostra cultura.

Maggiori informazioni: qui.
Il catalogo della mostra: qui.



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mercoledì 17 gennaio 2018

Hard Boiled - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Non avete idea da quanto tempo desiderassi leggere Hard Boiled. Natale è stato propizio... E nella - per mia somma gioia - cesta c'era pure lui. Così non ho potuto attendere troppo e me lo sono letto subito subito.

Ma cos'ha di speciale Hard Boiled? Se l'autore non basta a stuzzicare la vostra sete di fumetti, allora vi posso dire qualcos'altro di stuzzicante, ovvero: E' una sorta di Ghost in the Shell alla occidentale... Perciò privo della poetica asiatica, privo dei conflitti esistenziali, privo di tutto ciò che può venire da un prodotto culturalmente molto lontano da noi. Qui siamo di fronte alla schiettezza occidentale, per cui abbiamo macchine che lavorano per uomini privi di scrupoli... macchine prive di scrupoli che - sotto sotto - progettano di liberarsi dalla schiavitù verso i creatori, senza troppo preoccuparsi di creare eventuali danni collaterali.

Al centro di questo 'complotto' c'è un nuovo modello cibernetico il cui compito è quello di eliminare la concorrenza di altre aziende che producono robot domestici. Lui è Carl Seltz, è un ispettore assicurativo che non va troppo per il sottile, è un marito amorevole e un padre devoto... Per lo meno questi sono i ricordi che gli sono stati impiantati. La sua vita appare quella di un agente assicurativo, tanto che anche sua moglie e i suoi figli sono dei cyborg prodotti dalla medesima azienda di cui lui cura gli interessi. Ma Seltz ha una seconda personalità che - ogni tanto e sotto determinati stimoli (n.d.r. Istigati da chi vuole liberare i cyborg dal giogo della schiavitù) - prevale in modo sempre più esplosivo. La seconda personalità è quella di Nixon, un folle e omicida esattore delle tasse, che però trascorre il suo tempo a pedinare e distruggere i cyborg della concorrenza, senza curarsi troppo dei civili che lo circondano. Nixon è molto efficiente, ma più lotta contro altre macchine, più comprende che c'è qualcosa di sbagliato in ciò che fa, per quanto gli sfugga ancora dalla punta delle dita...

I disegni sono plastici, caotici, caustici. C'è poco spazio per una rappresentazione più onirica del futuro, perché qui tutto quanto è rappresentato con uno stile iperrealista mescolato a una sorta di cubismo tutt'altro che astratto. Sono i solidi a congelare la realtà, i mezzi bloccati nel traffico, i palazzi che sembrano radiatori, uomini ammassati come polli in un allevamento intensivo. Tutto è surreale e allo stesso tempo una amplificazione della realtà di tutti i giorni. Schiavi governati da schiavi che sono guidati da pochi illuminati, i quali probabilmente sono dominati dal desiderio di egemonia e controllo. La libertà non esiste in questo racconto, e forse neppure esiste una speranza di spezzare le catene, perché sono troppo intrecciate, sono troppo legate le une alle altre, e... No, forse non c'è più via di scampo.




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martedì 16 gennaio 2018

La Grande guerra fu una tragedia umana.

Glauco Silvestri
La Grande guerra fu una tragedia umana. Nei quattro anni e tre mesi del conflitto morirono circa 2 milioni di soldati tedeschi insieme a 1.110.000 austro-ungarici, 770.000 turchi e 87.500 bulgari; dalla parte degli alleati ci furono circa 2 milioni di morti russi, 1.400.000 francesi, 1.115.000 dell’Impero britannico, 650.000 italiani, 250.000 rumeni e 116.000 americani. Considerando tutte le nazioni del mondo, si stima che durante la prima guerra mondiale persero la vita poco meno di 9.722.000 soldati.

Ci furono inoltre circa 21 milioni di feriti: alcuni guarirono senza particolari conseguenze, ma molti restarono segnati o menomati a vita.

Queste cifre, poi, non tengono contro di quanti rimasero traumatizzati dal punto di vista psicologico: uomini che subirono lo shock da bombardamento e che non si sarebbero mai più ripresi, e i milioni di persone colpite da quello che oggi chiameremmo disturbo post-traumatico da stress. Questi dati non considerano nemmeno i civili uccisi dalla guerra: circa 950.000 persone che morirono a causa delle azioni militari e la sconvolgente cifra di 5.893.000 civili che persero la vita a seguito delle carestie e delle malattie provocate dal conflitto. Si tratta di numeri che dovrebbero far riflettere.

Il serbo-bosniaco Gavrilo Princip, che aveva sparato i primi, fatali colpi contro l’arciduca Ferdinando, non visse abbastanza per vedere il “mondo nuovo” che aveva contribuito a creare. Troppo giovane per essere giustiziato, venne condannato a vent’anni di carcere, dove contrasse la tubercolosi e morì il 28 aprile 1918.

Purtroppo non fu – non fu mai – una guerra per porre fine a tutte le guerre e si dimostrò un efficace catalizzatore per gettare i semi dei numerosi conflitti che da allora hanno sfigurato il volto dell’umanità. Nel giro di appena ventuno anni, il mondo sarebbe stato di nuovo in guerra.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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domenica 14 gennaio 2018

Immagina di Essere in Guerra - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Tra i regali di Natale, quest'anno, ho trovato un libricino piccolo piccolo dal titolo molto potente: Immagina di Essere in Guerra.

L'autrice è Janne Teller, di cui ho letto recentemente un altro romanzo (n.d.r. Questo). L'idea di fondo è quella di ribaltare le carte in tavola per sensibilizzare coloro che hanno in odio gli immigrati, qualunque sia il motivo, concentrandosi soprattutto sul tema dei rifugiati politici.
Ma come fare a sensibilizzare un popolo che si vede invaso da centinaia di persone ogni giorno, molte di loro senza documenti, molto diversa da noi per cultura e aspetto, eccetera eccetera?
Ebbene l'autrice ha voluto immaginare una Europa spezzata dai dissapori interni, una Europa dove i vari stati hanno cominciato a litigare, fino a giungere alla guerra... Una guerra dove Francia, Austria e Italia si giocano il tutto per tutto per guidare un futuro continente unito. E il lettore diventa parte di un meccanismo diabolico. Il fratello entra nella milizia per fare il suo dovere. Sua mamma è ferita ma non c'è modo di curarla. Il papà ha perso il lavoro... L'unica via di salvezza è quella di migrare verso un luogo dove ci sia la pace, dove si possa ripartire da zero... Ovvero l'Africa.
Avete già capito dove Janne Teller vuole andare a parare, vero? Ribaltando lo scenario attuale i migranti diventiamo noi, gli indesiderati diventiamo noi... E il libro tenta di farci capire, vivere sulla nostra pelle, ciò che stiamo facendo noi a chi è venuto qui in cerca di speranza, di futuro, fuggendo da un paese devastato da violenza, povertà, e ingiustizie.

Progetto davvero notevole, che l'autrice ha voluto realizzare personalizzandolo in modo tale che tocchi i nervi scoperti di ognuno dei popoli europei dove il libro è in vendita. E per noi italiani, ovviamente, non poteva che riaccendere le insofferenze tra noi e i popoli di Francia e Austria. Saggiamente crea una situazione credibile, e se non fosse per l'asetticità della narrazione - che poco aiuta a immergersi nei problemi che l'autrice vuole sottolineare - e per la brevità della lettura, il risultato potrebbe davvero essere esplosivo.

No, non è esplosivo, ahimè, per i motivi che ho già anticipato, ma è riflessivo... E di sicuro questo piccolo libricino fa riflettere, e vi assicuro che non vorrei mai trovarmi in una situazione come quella raccontata dalla Teller.

Vi consiglio di leggerlo, e di abbandonare eventuali assurdi pregiudizi che albergano in voi.



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sabato 13 gennaio 2018

Jean-Claude Van Johnson - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Anno nuovo, vita vecchia! E già in questo secondo giorno del 2018 voglio esordire con una recensione televisiva, o cinematografica, o... Be', recensendo Jean-Claude Van Johnson, serie tv prodotta da Amazon con niente meno che Jean-Claude Van Damme come protagonista, nel ruolo di sé stesso.

La trama di questa serie televisiva si basa sul fatto che Jean-Claude Van Damme sia in realtà un agente segreto in pensione. Già! La sua attività come attore gli ha permesso di muoversi liberamente anche in luoghi dove normalmente gli stranieri sono guardati con sospetto, e di poter lavorare come agente infiltrato, salvando il mondo da super cattivi, super criminali, super società criminali, eccetera eccetera... Poi, l'oblio, la vecchiaia, le delusioni d'amore, le cicatrici della sua infanzia mai rimarginate completamente. Ecco! Questa è la premessa in questa serie un po' fuori dalle righe, dove spesso Van Damme cita sé stesso, i propri film (n.d.r. Soprattutto TimeCop), le sue imprese 'fisiche' tra cui i mirabolanti calci volanti e le spaccate al di là di ogni ragionevole giuntura.

E che accade in questa serie? Che Van Damme incontra una sua vecchia fiamma, anch'essa agente segreto, e scopre che è ancora in servizio. Per un qualche motivo decide di volerla riconquistare, e per farlo decide di farsi reintegrare nell'agenzia per cui lavorava, e andare in missione negli stessi luoghi dove lei è andata.
Tra gaffes, lotte furibonde, momenti di commozione, doppiogiochisti, e trame misteriose, il ritorno di Jean-Claude Van Johnson (n.d.r. La sua identità segreta) diventa fondamentale per sgominare un terribile cartello della droga, e soprattutto, il capo di questo cartello, che sotto sotto sogna di governare il mondo grazie a un potente strumento che gli permette di controllare il clima.

Ci si diverte parecchio guardando questa breve serie. Sono sei episodi di mezz'ora circa l'uno. Ed è una piccola chicca per chi ama il cinema d'azione, ma anche la commedia, e perché no, anche i film di spionaggio. 

Ve la consiglio vivamente.



Con un abbonamento Amazon Prime vedere questa serie via web, con un click qui, oppure direttamente su una Fire Tv Stick.

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venerdì 12 gennaio 2018

Barry Seal, una storia Americana - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Questa è una storia vera, forse romanzata, ma Barry Seal ci racconta una delle avventure più stravaganti che ci si possa immaginare possano accadere veramente.

Barry è un uomo di talento. E' un ottimo pilota. Eppure viene licenziato dalla compagnia aerea per la quale lavora. Se la situazione può sembrare tragica, ecco che compare la CIA alla sua porta, con un lavoro pericoloso, ma anche eccitante. Barry non se lo fa dire due volte... Accetta l'offerta, e comincia a fare il trafficante d'armi per il governo. L'avidità è però una brutta bestia, e visto che già ha a che fare con le peggiori persone del Sud America, che all'andata il suo aereo è pieno di armi, mentre al ritorno è vuoto, perché non riportare in patria un secondo carico redditizio. E così Barry stringe accordi anche col cartello di Medellin, guidato da Escobar, e già che c'è, oltre a fare il doppio gioco, ecco che comincia pure a fare il triplo gioco, facendo da informatore per la DEA.

La cosa più affascinante è il carattere di Barry Seal, sempre col sorriso stampato sul volto, sempre esuberante, sempre capace di cavarsela, di farsi amici le persone più feroci del crimine Sud Americano, e allo stesso tempo capace di ingannare le agenzie investigative americane. L'uomo perfetto per ogni occasione, abilissimo con gli aerei, sfacciato con le persone, intraprendente, pieno di risorse... Una storia che diverte, emoziona, tiene col fiato sospeso, dove inganno e contro-inganno stanno in equilibrio su un cavo teso a centinaia di metri da terra. Ottima le regia, bravo Cruise anche se sul volto si notano molto bene le primavere che ha ormai superato, e... Be', la storia viene raccontata così bene che alla fine della proiezione si ha voglia di rivederla subito. 

Lo consiglio. 


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giovedì 11 gennaio 2018

Baby Driver, Il genio della fuga - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quando ci sono di mezzo i motori, be', io mi innamoro dei film... Sempre che non si esageri troppo e non si vadano a violare le leggi della fisica con troppa evidenza. Baby Driver è una di quelle pellicole che guardando il trailer prometteva bene, ma che una volta visto... 

Ma andiamo con ordine.

Riguardo a Baby sappiamo molto poco. Ascolta musica 24 ore al giorno ed è un asso al volante. Sappiamo anche che fa l'autista per i furti organizzati da un fantomatico 'Doc', impersonato da un Kevin Spacey irriconoscibile, plasticoso, poco convincente, poco espressivo, boh.
Il legame tra Doc e Baby è semplice. Baby ha tentato di rubare l'auto di Doc, al cui interno c'era la refurtiva di un colpo. Per pagare pegno Baby deve lavorare per Doc finché non ha saldato il debito... Solo che quando il debito è saldato, Doc pretende che Baby continui a lavorare per lui, e i problemi iniziano.
Iniziano perché Baby ha finalmente trovato un amore. Iniziano perché Baby vorrebbe allontanarsi da quell'ambiente, che sta diventando sempre più efferato, e dove il sangue comincia a scorrere a causa della scelta - da parte di Doc - di alcuni collaboratori un po' fuori di testa. Iniziano perché Baby si sente incastrato...
E a quel punto la situazione finisce a catafascio. Baby fa qualcosa che non avrebbe mai dovuto fare, la polizia fa il resto, il buon cuore chiude la partita. Non svelo di più.

Del film mi piace la colonna sonora, che però devo dire poco si abbina con le fughe in auto, e forse neppure con la storia che viene raccontata. Baby ha una affinità con lo spettatore pari a quella del cartonato a grandezza naturale dei personaggi del film. Gli altri sono macchiette stereotipate del Gangster fuori di testa. Il film avrebbe potenziale, ma rimane sempre a pelo d'acqua, e non approfondisce mai nulla. Anche la storia di Baby, la più misteriosa tra tutto ciò che accade, viene raccontata con un infodump tanto forzato che viene a noia quasi subito.
Belli gli inseguimenti, spettacolari, non troppo eccessivi, divertenti...

Nel complesso il film intrattiene senza annoiare, ma no, non è sicuramente un capolavoro.


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mercoledì 10 gennaio 2018

Valerian e la città dei mille pianeti - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Un altro film che non sono riuscito a vedere al cinema, Valerian e la città dei mille pianeti, un po' perché la critica non ne parlava granché bene, un po' perché la sua presenza nei cinema è stata piuttosto breve, forse a causa di altre pellicole più interessanti in uscita, o per il fatto che non sia andato subito sold-out al botteghino.

Besson con la fantascienza è un po' così. I suoi prodotti cominciano a piacere solo dopo diversi anni dalla loro uscita cinematografica - diciamo - quando finalmente vengono capiti. E forse anche Valerian ha bisogno di tempo per essere capito... Ma se Il Quinto Elemento poteva contare su un cast di primo livello, e Lucy su una storia di spessore, qui penso che il problema più grosso della pellicola sia proprio nei due ragazzi che impersonano Valerian e Laureline, e forse i dialoghi che li caratterizzano.

Ma la storia com'è? Siamo in un futuro molto lontano. Con la conquista dello spazio l'uomo è riuscito a intrecciare una serie incredibile di amicizie con altre specie intelligenti. Alpha è una sorta di stazione spaziale ove ognuna di queste specie ha aggiunto un pezzo, così che tutte le culture siano sempre in contatto, mantengano rapporti commerciali e diplomatici, e tengano salda l'amicizia tra i popoli cercando sempre di risolvere pacificamente ogni contenzioso. Ma ora Alpha è minacciata al suo interno. Un'area vicina al nucleo centrale è diventata invivibile a causa di strane radiazioni che si stanno costantemente espandendo. La minaccia non viene sola, visto che il governo stesso di Alpha è minacciato da una specie aliena creduta estinta, la quale cerca di recuperare un 'trasmutatore', ovvero un esserino capace di replicare e moltiplicare tutto ciò che mangia, che attualmente è proprietà del governo. Il trasmutatore è fondamentale per poter ridare vita al pianeta di questa specie aliena, ma il cercare di ottenerlo con la forza mette in allarme la sicurezza di Alpha, che incarica due agenti speciali di investigare sulla questione, e risolvere il problema.

La storia è tratta da una serie a fumetti francese del 1967. Serie molto cara al regista francese, che ovviamente ha voluto rivitalizzare con una pellicola dalle capacità visive davvero spettacolari. E il tocco di Besson in questo film si nota, perché durante la visione ci viene offerto il divertimento, l'azione, una ambientazione che lascia a bocca aperta, e una colonna sonora davvero efficace.
Peccato che una singola pellicola non riesca a condensare la complessità di una intera serie a fumetti, e alla fine chi ne soffre di più sono proprio i due personaggi principali, che - diciamocelo - per quanto si stuzzichino continuamente parlando della propria relazione intima, e di matrimonio, appaiono freddi manichini che si muovono seguendo una struttura lineare che mai stupisce, sorprende, o sia capace di creare un legame spettatore-personaggio tale da provocare un briciolo di affezione.
No, Cara Delevingne e Dane Dehaan non mi hanno convinto per nulla... Saranno dei bei volti, saranno capaci di fare bene il compito in classe, ma li ho trovati troppo distaccati, freddi, male amalgamati nella vicenda... E magari è anche un po' colpa dei dialoghi, forse troppo maturi e maliziosi, e che mal di adattano ai volti tanto, troppo, giovani dei due attori.

Quindi? Valerian è comunque un film godibile, forse non indimeticabile, ma di sicuro capace di intrattenere per una serata in casa, al calduccio, sul divano, mentre fuori piove.




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martedì 9 gennaio 2018

Testimonianza

Glauco Silvestri
A un miglio di distanza, le migliaia di zoccoli erano un tuono intermittente, approssimantesi a un ritmo che avrebbe spaventato chiunque – erano una vista che lasciava interdetti, galoppavano attraverso la bruma rossa – ginocchio contro ginocchio e cavallo contro cavallo – il sole morente brillava sulle punte delle baionette. Le mitragliatrici e i fucili avevano iniziato a ruggire, ma la 4a brigata continuava a galoppare. Sentimmo delle grida in mezzo al frastuono, vedemmo palle di fuoco tra gli zoccoli – un cavallo dopo l’altro rovinò a terra, ma gli squadroni ammassati continuarono la loro avanzata. Ridemmo di piacere quando i proiettili cominciarono a esplodere dietro di loro, indicandoci che gli artiglieri erano fuori portata, poi all’improvviso gli uomini smisero di cadere e capimmo istintivamente che la fanteria turca, matta di eccitazione e paura, aveva dimenticato di abbassare i mirini dei fucili e le pallottole volavano troppo alte. L’ultimo mezzo miglio fu una galoppata folle con gli squadroni perfettamente allineati, la vista di loro che si lanciavano sulla collina, con i cavalli che saltavano le trincee, faceva battere forte il cuore – il binocolo mi mostrava le baionette turche levate al cielo nel tentativo di colpire i cavalli alla pancia – un reggimento scese di sella – sentimmo le grida folli quando gli uomini saltarono nelle trincee, un altro reggimento passò travolgente su un’altra ridotta, e con un rombo trionfante di voci e zoccoli galoppò giù per il pendio di mezzo miglio che portava in città. Poi ci fu un turbine di movimenti in ogni parte del campo, artiglierie a cavallo – la fitta cortina di polvere sollevata dai reggimenti a cavallo – una corsa impetuosa mentre le truppe si riversavano nel varco fra le tenebre che calavano – folle, folle eccitazione – terribili esplosioni dalla città. Beersheba era caduta.

Cavalleggero Ion Idriess, 5° reggimento di cavalleria leggera

La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)



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domenica 7 gennaio 2018

Un giorno di ordinaria follia - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco... Domani si torna a lavorare, e questo film mi sembra adatto... Oddio, solo per certi versi, eh? Perché ne Un giorno di Ordinaria Follia non è che si parli dello stress da lavoro, ma di un qualcosa di molto più complesso... 

Bill è uno come noi. Siamo a Los Angeles, è estate, anno 1992. E' un marine pluridecorato, tecnico di una importante azienda che produce missili balistici per la difesa. Fa caldo, molto caldo. Bill è bloccato nel traffico. E' una giornataccia. Ha perso il lavoro, perché il suo reparto si occupa di strumenti obsoleti. E' il compleanno della sua bambina, ma la moglie Elizabeth - è divorziato - non vuole fargliela vedere. E' davvero una giornataccia. E qualcosa scatta improvvisamente. Bill abbandona l'auto nel traffico, porta con sé solo la ventiquattrore, e si avvia a piedi. E' sua intenzione fare una comparsata a casa della ex moglie, per fare un regalo alla bimba, per vederla.
Nel frattempo Martin - un poliziotto - sta per trascorrere il suo ultimo giorno di lavoro, ma arriva in ritardo perché Bill ha abbandonato la sua auto in mezzo alla strada.
Durante la sua passeggiata verso il centro di Los Angeles a Bill capita di tutto. Viene aggredito da dei teppisti, da cui si difende e a cui preleva una mazza da baseball. Ha una lite con il commesso coreano di un minimarket per via dei prezzi scandalosi, per via della incapacità del commesso di parlare in inglese, per via di tutto ciò che gli è capitato. Incontra nuovamente la gang, e di nuovo si scontra con loro, portando via una sacca piena di armi... E l'escalation continua. Lui, in crisi, vede tutto storto, e la pazienza è perduta, l'autocontrollo è perduto... E finisce per sparare in un fast food dove non viene più servita la colazione. Così finisce per attirare l'attenzione della polizia, ed è proprio Martin a doversi occupare del caso...

Che dire su questo film? Perfetto da molti punti di vista. Ogni tanto mi sembra di calzare persino i panni di Bill...



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sabato 6 gennaio 2018

Polar Express - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ehi! Oggi è la festa della Befana. Che ci fate qui a leggere la mia recensione del film Polar Express? Devo dire che pure io volevo evitare di proporvi la solita recensione in un giorno di festa ma... Diciamocelo: Polar Express è un film natalizio, e visto che l'ho guardato - per la prima volta in vita mia - solo un paio di giorni fa, rischiavo di arrivare fuori tempo massimo con la recensione.
Spero quindi che la Befana non si arrabbi con me se nel giorno dedicato a lei parlo di un film dedicato a Babbo Natale... Immagino che i due siano buoni amici, no?

Parliamo quindi di Polar Express, un film che nel lontano 2004 attirò l'attenzione perché era un film di animazione costruito su una struttura recitata da attori veri... In modo particolare sulle capacità di Tom Hanks di rappresentare diversi personaggi, e sulla grafica quasi realistica - per quei tempi, s'intende - con cui Zemeckis (n.d.r. Sì, proprio lui) ha voluto cimentarsi e sperimentare.

La storia è ormai un classico di Natale. Il bambino che cresce e diventa sempre più scettico nella favola di Babbo Natale. E' la vigilia di Natale, e per la prima volta lui non freme per l'attesa dell'arrivo di Babbo Natale e dei doni. Dorme nel suo letto finché non viene svegliato da dei rumori. Sono suo babbo e sua mamma che cercano di mandare a letto la sua sorellina, ma... Quando il silenzio torna a regnare nella sua casa, ecco che accade qualcosa di strano! Un enorme treno a vapore si ferma davanti a casa sua. Tutti gli orologi sono fermi a cinque minuti dalla mezzanotte, e il capotreno lo incita a salire. Lui - incuriosito - sale, e in carrozza trova tanti altri bambini come lui, tutti ormai scettici, e tutti diretti verso il Polo Nord e... il regno di Babbo Natale.  

Carino, ben costruito, capace di intrattenere i più piccoli con avventure da luna park, e di addolcire i cuori dei più grandi con la sua narrazione delicata e rifinita in ogni piccolo dettaglio. La CGI sembra vecchia, e comunque ci si abitua in fretta all'artificiosità di una grafica che - nei suoi limiti - calzante nel dettaglio con gli attori coinvolti nelle riprese.

In conclusione, posso dire che Polar Express è una pellicola che può piacere ai grandi seppur strizzi l'occhio soprattutto ai più piccoli. Vale la pena di vederlo... Anche sgranocchiando qualche dolcetto dalla calza della Befana.



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venerdì 5 gennaio 2018

Arancia Meccanica - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Forse Arancia Meccanica non è proprio un film adatto alle feste natalizie, e probabilmente non è il film da vedere il giorno prima della festa della befana ma... E se nella calza doveste trovare qualcosa di distopico?

Per dovere di cronaca dovrò anticipare un pochino della trama, anche se credo che tutti conoscano questo film, e che magari in molti abbiano letto persino il libro. Siamo a Londra, è il 1980, un 1980 alternativo a quello che fu 'il nostro'. Alex è il capo di un gruppetto di giovani teppisti che passano il tempo passando da violenza, stupro, droga... e magari anche qualche piccolo furtarello. Prima vittima dall'apertura del film è un mendicante, che viene selvaggiamente picchiato. Poi è la volta di una banda rivale, quindi lo stupro di una ragazza, e infine la 'distruzione' di una famiglia per bene - lui scrittore massacrato fino a rovinargli le mani per sempre, lei, la moglie, abusata fino alla morte.
Ma non sono tutte rose e fiori nella banda di Alex, i suoi sottoposti sono scontenti del suo dispotismo, e così da carnefice diventa vittima. Viene picchiato e lasciato alla polizia... Che ovviamente lo condanna a 14 anni di prigione, poi ridotti a un paio d'anni perché questi accetta di venire sottoposto al lavaggio del cervello. Solo che alla sua liberazione, Alex finisce per subire la legge del contrappasso, e il suo destino diventa tutt'altro che una vita mite e tranquilla, tanto che...

Be', praticamente ho detto tutto del film, tranne il finale, che già conoscete. E già sapete sicuramente che pur essendo un film davvero vecchiotto, è ancora oggi un vero capolavoro di Kubrick, dove tutto, dalla recitazione alla fotografia, è perfetto.

Ovvio che non è una pellicola adatta a tutti gli stomaci... 


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giovedì 4 gennaio 2018

Natural Born Killer - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco un altro film non proprio natalizio. Ma cosa mi prende? Perché proporre Natural Born Killer proprio in questi giorni? Bella domanda!

Paradossalmente questo film è un film d'amore. Una coppia 'stile Bonnie & Clyde' dei giorni nostri, è la protagonista di questa pellicola. Sono Mickey e Mallory, giovani, con una infanzia violenta alle spalle, vivono ormai di violenza gratuita. Lei fu violentata per anni quando ancora era una bambina. Lui ha visto suo padre spararsi in testa in preda alla depressione. Mickey e Mallory uccidono per il piacere di farlo, a caso, volta per volta, in base ai loro capricci. Ed è così che vengono uccisi un poliziotto che fa troppe domande, o un uomo che fa troppe avances a Mallory. I due diventano stars della televisione a loro stessa insaputa, personaggi principali dello show American Maniacs, diretto dal cronista televisivo Wayne Gale... Ma non possono fuggire per sempre alle forze dell'ordine. E' Jack Scagnetti ad arrestarli, un poliziotto con anche lui un passato di violenze nella propria cerchia personale. Mickey e Mallory finiscono in carcere a vita. Mickey è persino destinato alla lobotomia, ma prima dell'intervento è la TV a prevalere, e deve rilasciare una intervista esclusiva per American Maniacs... 

C'è persino il lieto fine in questa pellicola, ed è contornato da tanta violenza, un amore cieco, istinto puro, e personaggi costruiti con martello e scalpello. Criminali, poliziotti, e giornalisti sembrano tutti della stessa pasta, avidi e privi di scrupoli, costretti ad alimentare le proprie passioni all'interno del loro contesto, dove solo Mallory e Mickey sono considerati come delinquenti. Eppure la violenza è globale e priva di confini, e solo un personaggio risulta veramente positivo nell'intera vicenda, ma anch'esso muore, per quanto tra le lacrime dei suoi assassini.

Davvero un grande film!


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mercoledì 3 gennaio 2018

Bronson - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tempo fa un mio collega mi chiese: hai mai visto Bronson? Io non avevo neppure mai sentito parlare di quel film, e su suo consiglio lo noleggiai per guardarlo. Rimasi affascinato da questa pellicola, e probabilmente ve ne ho già parlato sul mio vecchio blog, ma visto che in questa sede non l'ho mai nominato, eccomi qui con una nuova recensione.

Siamo nel lontano 1974. Michael Gordon Peterson ha 19 anni e sogna di diventare una celebrità... Solo che è un tipo devoto alla violenza, è bello grosso, e non a caso fa fatica a controllare la propria indole violenta, e tutto ciò nonostante sia molto intelligente e provenga da una buona famiglia.
Comincia con reati di poco conto, poi si fabbrica una pistola e rapina un ufficio postale. Viene ovviamente preso e condannato a sette anni di prigione... Dove però rimane - con qualche breve pausa e una carriera da pugile durata davvero poco - per 34 anni, soprattutto a causa del suo pessimo temperamento, delle risse che provoca, sia con gli altri detenuti, sia con i secondini. Si fa chiamare Charles Bronson, noto attore che in gioventù ha sempre ammirato, ed è il detenuto più famoso in Inghilterra, perché pur non avendo mai ucciso nessuno, vive in prigione da più di trent'anni, in completo isolamento, e difficilmente ne uscirà mai.

Tratto da fatti veri, il film è costruito per catturare l'attenzione. Si divide tra monologhi intensi, scene scattanti, momenti introspettivi, dove Tom Hardy crea un personaggio perfetto grazie alla sua interpretazione magistrale di 'Bronson'. Il film è per certi versi pazzo, o squilibrato come il personaggio che descrive. E' intenso, e non può che lasciare accesi degli interrogativi interessanti, sia dal lato umano, sia dal lato politico... Dove l'efficacia del sistema carcerario risulta piuttosto dubbio, per lo meno con personaggi di questo calibro.

Davvero una pellicola eccezionale. Ve la consiglio.


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