giovedì 28 febbraio 2019

Un inquilino inaspettato

Glauco Silvestri
Inverno. Brutto tempo. Carenza di cibo. Avete mai messo un piattino con dei semini sul davanzale della vostra finestra? 
Ebbene, io l'ho sempre fatto, giusto per aiutare la comunità di passerotti che viveva attorno a casa mia nei mesi peggiori dell'anno. 
Poi la vita cambia, si va a convivere, si cambia casa... Certe abitudini si perdono perché ce ne sono di nuove che vanno a sostituire le vecchie. Però... Be' questo inverno io e la mia morosa abbiamo deciso di riprovare. 
La sorpresa è stata quando, una mattina, ho sorpreso una cinciallegra mentre prendeva qualche semino dal sottovaso in erano contenuti. Di solito ero abituato a vedere semplici passerotti, ma, be' non è che la cincia sia tanto differente, ma ha colori davvero stupendi, ed è un piacere guardarla.
E' un piacere guardarla... Ma se uno ha la passione per la fotografia, perché non tentare anche di immortalarla?

Impresa quasi impossibile, lo devo ammettere, e forse avrei desistito se non fosse che - parlando con il padre della mia compagna, e imitandolo - alla fine ci siamo convinti a comprare una fototrappola.
E' un apparecchio economico ma ingegnoso. Fotocamera da 20 Mpx, grandangolo a 120°, tre sensori di movimento davvero veloci, illuminatore notturno. Può scattare sia foto che girare video della durata variabile, o fare dei timelapse della intera giornata.
L'unica pecca è che divora quantità industriali di pile AA (n.d.r. Problema risolto con un pannello solare come accessorio...).

L'abbiamo presa negli ultimi giorni del 2018, e... Qui di seguito potete trovare un breve filmato che raccoglie tutte le foto catturate durante il mese di gennaio.

Magari, la prossima volta vi mostrerò un video che raccoglie i migliori filmati catturati da questo prezioso marchingegno. Nel frattempo... Buona visione!





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mercoledì 27 febbraio 2019

Date a #Siri ciò che non è di Siri (Lesson 2) - #Corso #Homebridge

Glauco Silvestri
Ed eccoci giunti alla seconda lezione dedicata all'hub che promette meraviglie. Ci eravamo lasciati la scorsa settimana con una lista della spesa, di cui, fondamentale, al primo punto era indicato il Raspberry.
Il Raspberry

Dando per scontato che abbiate acquistato un kit simile a quello da me segnalato, una volta assemblato il tutto, non rimane che collegare una tastiera, un mouse, e un monitor, e accendere il tutto.
Nella microSD fornita assieme al kit è preinstallato un sistema operativo chiamato NOOBS (n.d.r. Che è l'acronimo di New Out Of the Box Software). Si tratta di un sistema operativo che consente, all'avvio del Raspberry, di fare alcuni settaggi fondamentali al funzionamento dell'apparecchio, quali la localizzazione (n.d.r. Per impostare la tastiera corretta, orario, data, e fuso orario), i parametri di rete (n.d.r. Per connettersi al vostro wifi) e poco altro. Fatto ciò, NOOBS vi propone alcune distribuzioni di sistema operativo che 'vanno per la maggiore'. Si tratta per lo più di varie distribuzioni di Linux, ma c'è anche la possibilità di installare un Windows 10 fatto a posta per questo piccolo computer.

Sebbene Homebridge possa funzionare con un sistema operativo minimalista a riga di comando, io ho preferito installare il Raspbian Stretch completo (n.d.r. Il Raspbian è un fork di Debian preparato appositamente per girare su Raspberry), così da avere sempre a disposizione anche una interfaccia grafica a cui sono più congeniale, e qualche software già pronto così da poter giocare col Raspberry al di fuori da quanto ci siamo prefissati in questo corso.

Una volta selezionato il sistema operativo, si deve attendere che tutto sia installato sulla microSD. Ci può volere qualche minuto, o qualche ora, a seconda della velocità della vostra connessione internet.

Come appare Raspbian al primo avvio
Una volta che Raspbian è installato e funzionante, rimane poco da fare prima di dedicare tutta la nostra attenzione a Homebridge.

Sono cose semplici, non vi preoccupate... 

Prima di tutto dobbiamo scoprire l'indirizzo IP del nostro Raspberry, ovvero l'indirizzo con cui il nostro dispositivo si connette alla nostra rete.

Per fare ciò è sufficiente avviare una finestra terminale (n.d.r. La trovate in alto a sinistra, è un rettangolino nero con qualcosa scritto dentro... Oppure la trovate da menù, cliccando sul lampone in alto a sinistra) e digitare:
sudo ifconfig
a schermo dovrebbe comparire una serie di informazioni di cui a noi interessa solamente l'indirizzo che è indicato alla voce inet addr (n.d.r. Dovrebbe corrispondere a un qualcosa di simile a 192.168.1.xx dove xx è un numero da 1 a 24).

Ora dobbiamo abilitare l'accesso al sistema attraverso SSH e VNC, così che noi si possa accedere al Raspberry da remoto, dal nostro computer, staccando per sempre mouse, monitor e tastiera dal dispositivo.

Chiudiamo la finestra terminale aperta poco fa, e col mouse andiamo sul lampone. Clicchiamo su di esso, ed ecco comparire un menù a tendina. Andiamo a selezionare la voce Preferences, e di seguito Raspeberry Pi Configuration. Nella finestra che compare, attiviamo le voci SSH e VNC, poi premiamo OK.

Il dado è tratto. A questo punto possiamo staccare mouse, tastiera, e monitor dal Raspberry, e riconnetterle al computer.

Accederemo al Raspberry da remoto, attraverso i protocolli che abbiamo appena attivato. Ma di tutto ciò parleremo alla prossima lezione. Per oggi abbiamo già fatto tanto. 




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martedì 26 febbraio 2019

Per stare al mondo

Glauco Silvestri
Per stare al mondo bisogna imparare le regole del mondo, ma non è detto che si debba per forza rispettarle.

Arma Infero (Fabio Carta)



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lunedì 25 febbraio 2019

Guerriero Immortale (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Un vento di ponente soffiava sommesso sul campo di battaglia. Il manto erboso era oramai saturo di sangue e di morte. Decine e decine di cadaveri cominciavano a puzzare mentre nugoli di insetti si riunivano a mezz’aria come se si apprestassero a un banchetto nuziale. Nessun uomo era rimasto in piedi. Nessun cavallo aveva ancora il fiato per nitrire. Bandiere a brandelli sventolavano sospinte dal debole soffio del vento. Sul manto erboso in cui si era svolto lo scontro, ora, si potevano riconoscere solo le lamiere contorte di armature e corazze, le ossa spolpate dagli uccelli, i corpi dei nobili guerrieri divorati dagli insetti.
In mezzo a quel campo di morte e follia, stava eretto un solo uomo. Il suo aspetto era aspetto malandato, indossava abiti dismessi, ottenuti da armature di altri soldati, merci di mercanti vagabondi, abiti di passanti che aveva incontrato, e ucciso, lungo la sua strada.
Quell’uomo se ne stava ritto davanti a quello scempio di vite umane come se stesse contemplando la propria opera; difatti così era. Nelle mani teneva strette ancora una coppia di spadoni macchiati di sangue umano. Il terrore si poteva leggere nei suoi occhi, perché il terrore era la sua condanna.

*

Un grosso corvo scese dal cielo, calò veloce come un fulmine e atterrò a pochi passi dall’uomo che ancora non credeva alle gesta che aveva compiuto «Sei stato tu, Horon, l’artefice di questo massacro?».
«Conosci benissimo qual è la risposta, corvo».
«Cosa ti avevano fatto di male?».
«Nulla», rispose mestamente l’uomo «Quando sono giunto in cima a quel colle, i due eserciti stavano già lottando tra loro».
Il corvo annuì «La maledizione ha colpito ancora?».
«Quella maledizione mi seguirà per sempre».
«Fino alla tua morte», disse il corvo sbattendo le ali «Fino alla tua morte».
Horon vide l’uccello sollevarsi da terra e allontanarsi verso un orizzonte cupo che anticipava il sopraggiungere della notte. Con gesto stanco il guerriero sollevò le due spade e le ripose nel loro fodero. Sospirò mestamente «Perdonatemi, anime guerriere», disse guardando i corpi distesi sul campo di battaglia «Il destino ha voluto che la mia strada si incrociasse con la vostra».

*

Quanti anni erano trascorsi da quando Horon aveva abbandonato la sua terra? La guerra tra il regno di Trainos e la principessa delle tenebre era finita da tempo. Il castello dove il guerriero aveva vissuto tutta la sua giovinezza era diventato ormai un cumulo di macerie e rocce, il Re era morto, e così anche la sua regina. La principessa Ljuba era stata catturata da Morogos durante le prime battaglie nel regno. Horon era stato incaricato di portarla in salvo. Era il miglior cavaliere del regno. Aveva un cuore puro. Il giorno in cui aveva lasciato il castello, ricordava Horon, era stato il giorno del suo maggior trionfo. Essere nominati dal Re in persona quale salvatore della figlia, e del regno intero, significava per ogni guerriero il massimo premio conseguibile per il proprio valore. Horon era uscito dalla porta principale della città con tutti gli onori. Le donne lo acclamavano e i guerrieri lo guardavano con invidia. Il suo cavallo bianco, ornato da una corazza d’oro e argento, si muoveva lento e con passo nobile. 
In quel momento di gloria non poteva neppure immaginare ciò che sarebbe accaduto in seguito. Mentre le forze di Trainos e Morogos si sfidavano sui campi di battaglia, lui perseguiva il suo fine senza cedere mai di un passo. I malefici della strega, però, erano troppo potenti, né la sua spada, né la sua armatura, potevano nulla in confronto. Il castello della strega pareva sempre cambiare posizione. La palude che lo circondava appariva infinita, mefitica, un labirinto senza soluzione. A ciò si aggiungevano i malefici della strega.





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domenica 24 febbraio 2019

Il selvaggio RedPawz R011 - #Droni #RedPawz

Glauco Silvestri
La passione per il volo non mi ha mai abbandonato, lo devo ammettere, e questo nonostante poi - nella vita - io e il volo siamo stati a contatto solo di rado, nei viaggi, e in una brevissima esperienza in elicottero vissuta alle elementari, quando andammo a visitare la caserma dei pompieri dell'aeroporto di Bologna... Secoli fa, per l'appunto. E mai, fino all'inverno scorso, mi ero dedicato all'aeromodellismo, se non a quello statico. Poi... Un'offertona per Amazon Black Friday... Mi son preso un drone.

Il RedPawz R011 è un dronino che pare giocattoloso, semplice, roba per bambini. Mi son detto: è un giocattolo, sarà facile, adatto ai bambini, mi divertirò un mondo senza spendere una cifra.
Il kit era allettante, oltre al drone e al remote control, era presente anche l'occhialone per volare in FPV (n.d.r. First Person Vision). Mica male, no?
Solo che il RedPawz R011 non è un giocattolo! E' un drone da corsa, leggerissimo, agilissimo e difficilissimo da far volare.
E così, alla mia prima esperienza di volo, dò un po' di gas e si va subito a schiantare! Ok, riprovo. Sto più delicato, e si ribalta su sé stesso. Bene, devo prenderci la mano. Vedo se qualcuno in rete spiega come si fa. Le istruzioni sono striminzite, e sia in italiano, sia in inglese, si limitano a spiegare le quattro cose basilari.
Trovo parecchi video su youtube! Davvero tanti, e c'è chi è messo come me e consiglia di non comprarlo, e chi invece c'ha il manico (n.d.r. Modo di dire Bolognese che sta a indicare che ci sa fare) e lo guida come fosse una formula uno, schivando oggetti, infilandosi dentro a dei tubi, percorrendo percorsi difficilissimi in tempi davvero brevi, a velocità folli... 
Oddio! Che cosa ho comprato?
Finalmente trovo un video più chiaro. Il tizio è in un bel parco, e spiega che a ogni volo va azzerato il giroscopio! Lo so fare! L'ho letto sul manuale, solo che pensavo bastasse farlo una volta e mai più... Accendo il drone. Accendo il telecomando. I led lampeggiano. Punto con convinzione le levette verso l'alto, e poi in basso a destra. Bip! Il led è fisso rosso! Sono pronto per decollare.
Tiro la levetta e il drone si solleva in verticale, perfetto, ci sono! Wow! Però... Aspetta, va troppo in alto, calo la potenza... Ecco che precipita!

Dove sbaglio? Un altro video mi viene in soccorso. Non parla del RedPawz ma è comunque rivolto ai droni da corsa. Il tipo guarda serio lo schermo e afferma che questi 'giocattoli' non sono per tutti. Non se ne stanno bellamente in quota quando gli dici di decollare, e che ogni istante di volo va controllato alla perfezione. I droni di questo tipo sono 'instabili' per natura, ciò li rende agili e veloci, perfetti per le gare, ma bisogna essere bravi per riuscire a farli volare bene!
Quindi? E' semplice! L'ho studiato pure a scuola. La forza di gravità esiste e ci convivo da una vita. Io però non volo. Il concetto è comunque semplice. Per salire il drone ha bisogno di una certa forza. Per scendere, invece, bisogna calcolare il fatto che esso è naturalmente attratto dal suolo. Per cui, quando lo si vuole far scendere, non bisogna calare la spinta alla stessa maniera in cui la si è aumentata per farlo salire.
Ok! Il concetto è chiaro. Riprovo.
Accendo tutto, azzero il giroscopio. Do gas, il drone sale, quando arrivo alla quota desiderata calo leggermente il gas, e lui sta in hovering dove dico io. Il comando remoto è sensibilissimo, e basta poco per far sì che questo equilibrio venga perduto, e ci si vada a schiantare. Provo ad avanzare. Tutto ok, solo che il drone si abbassa un pochino, per cui tento di correggere, e lui si alza troppo, lo fermo, lo ruoto, mi sposto verso di me, e mentre avanzo correggo la quota con un lievissimo aumento di gas. Wow, fantastic... Mi schianto a terra!
Che è successo? Finita la batteria! 
Già! Il RedPawz ha una autonomia di 6 minuti di volo. Fortuna che ho comprato altre batterie da un sito cinese. Sono quattro in tutto. Cambio la batteria, ripeto tutta la procedura, riprendo il volo, ecco che comincio a girare per la stanza. Wow!


Proviamo col visore in testa! Sarà un'esperienza fantastica. Pronti? Via, do gas, mi sollevo, wow, e mi schianto contro il soffitto, e volo a terra. Fine del volo!
La visione FPV è limitata. Io sono abituato a un angolo di visione piuttosto ampio, sono abituato a girare la testa per vedere ciò che ho attorno. Qui invece vedo solo davanti al drone. L'angolo è di 120 gradi, ma non so cosa c'è sopra, non so cosa c'è sotto, non so cos'ho ai lati, e persino dietro. Per girarmi devo girare il drone... Devo essere molto cauto, specie in un ambiente chiuso...

A forza di schiantarmi di qua e di là ho soprannominato il piccolo drone col poco dignitoso nome di "Cimice". E il dronino ha cominciato a subire i vari impatti con pareti e oggetti sparsi per la casa.
C'è di buono è che è leggerissimo, ed è davvero difficile da rompere, così come è difficile che faccia danni in casa... Però a forza di insistere, ecco come l'ho dovuto rappezzare per poter continuare a volare...

Il mio povero dronino...
E ora sono in attesa dei canopi nuovi. Li ho trovati solo su Banggood, ma i tempi di spedizione sono biblici... e ormai son due mesetti (al momento in cui scrivo questo articolo) che attendo il loro arrivo. Boh! Magari a fine mese li contatto per capire che fare, se chiedere il risarcimento, o farmeli rispedire...

Lui vola ancora meravigliosamente, per quanto le mie capacità siano davvero limitate, qualcosa in più ho imparato in questi mesi. Però è davvero un oggettino imbizzarrito, e non è sicuramente adatto ai bambini.

Qui di seguito un medley in FPV, natalizio, dei miei voli casalinghi.


Note a margine: Il dronino è capace di fare piroette, di volare in modo headless, e di tornare - più o meno - da solo al punto di decollo (n.d.r. O nel punto in cui si trova il radiocomando). L'unica pecca è che non può registrare ciò che inquadra la telecamera. L'unico modo che ho trovato per girare il video qui sopra, e di mettere il cellulare di fronte al visore FPV e di premere REC.




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sabato 23 febbraio 2019

Scampoli d'oriente - #Fotografia #FestivaldellOriente #Bologna

Glauco Silvestri
Lo scorso weekend, a Bologna, ha avuto luogo la solita kermesse dedicata all'Oriente a cui difficilmente posso rinunciare. 

Il Festival dell'Oriente ha luogo nel quartiere fieristico della città (n.d.r. A proposito, ci sarà anche il prossimo weekend), e oltre a i soliti banchetti dove si vende qualunque oggetto proveniente dalle culture orientali, oltre ai ristoranti, oltre ai banchetti dove vendono dolci tipici di quei luoghi, sono presenti tre grandi palchi in cui - a rotazione - vengono proposti spettacoli di ogni tipo.

E' su questi palchi che ho rivolto più spesso l'obiettivo della mia fotocamera. E visto che le foto di quest'anno sono già disponibili e arricchiscono il mio album Flickr dedicato al festival, eccomi qui a presentarvene alcune.

Quest'anno ho voluto giocare con i tempi lunghi, per cui troverete molte foto in cui ho preferito immortalare il movimento, piuttosto che il soggetto, come avviene con la campana che trovate qui di seguito.

Performers and Special Moments

Il movimento è spesso descrittivo più che il fermo immagine, in quanto mostra l'energia e l'entusiasmo con cui gli artisti si esibiscono sul palco.

Performers and Special Moments

Performers and Special Moments

Performers and Special Moments

La velocità d'esecuzione è un altro elemento che il tempo può mostrare o meno a seconda di come viene impostata la fotocamera. Qui di seguito potete ammirare alcune bambine impegnate in una dimostrazione di arti marziali.

Performers and Special Moments

Performers and Special Moments

E anche nel ballo i tempi lunghi permettono di ammirare effetti cromatici e movenze che altrimenti sfuggirebbero agl'occhi meno attenti.

Performers and Special Moments

Performers and Special Moments

Performers and Special Moments

Bisogna comunque ricordare sempre che il festival non è fatto solo dagli artisti e dai commercianti, ma anche dai visitatori. E' sufficiente guardarsi attorno per scoprire persone capaci di esprimere la propria personalità in modo così distinto ed efficace.

Performers and Special Moments

Performers and Special Moments

Per finire, novità di quest'anno, il festival ha voluto onorare la vicenda dei Quarantesette Ronin con una ricostruzione del luogo in cui furono sepolti.

Performers and Special Moments

E con questa foto vorrei concludere il viaggio intrapreso nel favoloso mondo orientale. E' ovviamente un assaggio di quanto ho caricato su Flickr. Tutte le foto sono disponibili qui, come sempre, nell'album dedicato al Festival. Sono in ordine cronologico, dalla più recente alla più vecchia, per cui sin dal primo click potrete vedere le immagini di quest'anno, e piano piano tornerete indietro nel tempo, fino alla prima volta in cui andai al festival.

Buona visione.

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venerdì 22 febbraio 2019

La mia vita a Garden State - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ho dei ricordi davvero piacevoli su La mia Vita a Garden State. Ricordo che andai a vederlo al cinema solo per la presenza di Zach Braff - visto che all'epoca ero in fissa con Scrubs - e fu davvero una sorpresa.

Mi conquistò per il suo ritmo tutto particolare, per i personaggi fuori dal comune, per quella sua capacità di non prendersi troppo sul serio, anche se il tema affrontato dal film è tutt'altro che allegro. La storia è quella di Andrew, un ragazzo della generazione Y, cresciuta a psicofarmaci dal padre psichiatra per tenerlo tranquillo. E' un aspirante attore, vive a Los Angeles, e tra una particina e l'altra come comparsa in qualche pellicola, si guadagna da vivere lavorando in un ristorante vietnamita. Torna nel New Jersey (Il 'Garden State') in occasione della morte della madre. Sono passati nove anni, eppure, non appena arrivato a casa, si accorge che il tempo passato non ha guarito le ferite, e soprattutto, che la sua città natale rischia di risucchiarlo in vecchie abitudini a causa - loro malgrado - dei vecchi amici, e alla vecchia vita a causa del padre.
Unica ancora di salvezza è Sam, una ragazza allegra e solare che incontra per caso, e di cui si innamora perdutamente... 

Questo film è una piccola perla. E' il primo lavoro per Zach come regista, e fu interamente prodotto in forma privata. Ma alla prima proiezione al Sundance Festival, la Miramax decise di acquistarlo per il doppio del capitale che fu speso per realizzarlo, e di distribuirlo globalmente nelle sale cinematografiche facendo sì che non rimanesse una pellicola di nicchia. Ebbene, si tratta davvero di un gioiellino, una commedia agrodolce, per certi versi caustica, con una visione del mondo differente da quella che ci si potrebbe aspettare. Qui appare anche Natalie Portman, nei panni della giovane Sam. I due personaggi, quello di Sam e quello di Andrew (impersonato dallo stesso Zach), sono davvero ben costruiti e affascinanti. Il contrasto tra i due caratteri è ciò che più attrae, e il loro legame è quanto ci si potrebbe aspettare da una coppia così singolare.
La regia è curata, originale, e alcune scene sono davvero spiazzanti. La freschezza di questo film ricorda Juno, e anche il primo Clerks. Tre piccole perle che consiglio di guardare a ogni occasione.





Con un abbonamento Amazon Prime, potete guardarlo via web con un click qui, oppure direttamente su una Fire Tv Stick.

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giovedì 21 febbraio 2019

Deadpool 2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
C'è Morena Baccarin, per cui non posso perdermi Deadpool 2, giusto? Del resto ve l'avevo già accennato qualche anno fa, in occasione della recensione al primo film di questa strana serie.
E la mia opinione non cambia nonostante il tempo trascorso. Gli X-men ci fanno una figura barbina. Il film ha una trama che si regge grazie a un filo di ragnatela. Si strizza l'occhio a molte pellicole di fantascienza già note ma... Oddio, non potete uccidermi Morena Baccarin sin dalle prime scene!

Eppure doveva essere un film per famiglie, no? Lo dice lo stesso Deadpool. Però se non c'è Morena cosa lo guardo a fare? Ah ok! E' morta ma compare lo stesso. Per lo meno riuscirò a vedere il suo bel visino ogni tanto...

Ma forse è meglio che vi illustri la trama. Dopo la morte di Morena, ehm Vanessa, Deadpool passa un brutto momento. Cerca una nuova strada perché si rende conto di essere stato lui la causa della morte di lei. Per cui cerca di unirsi agli X-men, i quali, lo mettono alla prova quando un ragazzino dotato di poteri, un orfano, si ribella al direttore dell'istituto dove è ospitato. Il ragazzino si chiama Russell, e sembra che Deadpool abbia il tocco magico con i ragazzini... Lo riesce a calmare, e riesce a sistemare le cose, ma quando viene a sapere che Russell si è ribellato perché ha subito delle sevizie. Gli istinti del supereroe si risvegliano e fa una strage. A questo punto, sia Russell, sia Deadpool, vengono imprigionati nella Prigione di Ghiaccio, dove con uno speciale bracciale vengono inibiti i loro poteri, e dove sono costretti a rimanere fino a che... Arriva Cable dal futuro. Vuole uccidere Russell perché in futuro sarà un vero killer, e ovviamente ucciderà la sua famiglia. Si tratta di pura vendetta... Ma Deadpool ha promesso a 'Morena', ehm Vanessa, (n.d.r. E a sé stesso) di salvare Russell... Per cui la trama si infittisce, si ingarbuglia, e non si sbroglia più fino alla fine.

Effetti speciali, linguaggio scurrile, nessun rispetto per nulla e per niente, sangue, scene folli, surreale a go-go, battute taglienti, Morena Baccarin... Sono pochi gli ingredienti che ai miei occhi tengono in piedi la visione di questa pellicola.
Sì, è divertente. Ma bisogna sapere ciò che si sta guardando sin dal primo fotogramma. Perché la pellicola è irriverente, e volgare, e senza senso. Ci vuole un vero amore per il personaggio per riuscire ad apprezzarla davvero.

Ci sarà un Deadpool 3? Chissà. Ma senza Morena non so se lo guarderò dall'inizio alla fine.


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mercoledì 20 febbraio 2019

Date a #Siri ciò che non è di Siri (Lesson 1) - #Corso #Homebridge

Glauco Silvestri
"Ok Google", "Hey Alexa", "Hey Cortana", "Hey Siri"... Il nostro mondo si sta riempiendo di intelligenze artificiali che - in linea teorica - dovrebbero accompagnarci nella quotidianità e renderci la vita più facile. Se pensiamo ad Ironman, al film, il noto magnate Tony Stark aveva l'intelligentissimo Jarvis a fargli da spalla in ogni momento della giornata, e forse quando noi guardiamo a Siri, ad Alexa, a Cortana, o anche a Google, vorremmo immaginare di poter interloquire con personalità analoghe a quella vista nei film... Ma siamo ancora molto indietro da questo punto di vista, e ci dobbiamo accontentare, accontentare davvero parecchio.

Apple Home
Eppure... Eppure Alexa, Siri, Cortana (n.d.r. In realtà, di recente, Microsoft si è defilata dalla 'guerra' delle A.I. affermando che Cortana rimarrà un assistente in ambiente Windows, e non si espanderà nel mondo della domotica) e Google si interfacciano ormai con parecchi dispositivi, ed entrando a casa, la sera, è possibile già fare qualcosina di interessante.
Chi è appassionato di domotica saprà già tutto, per cui potrebbe anche saltare questo breve (n.d.r. Ma non troppo) escursus nel mondo degli assistenti digitali, e passare al paragrafo che segue, mentre per gli altri... Cosa possono fare per noi questi assistenti digitali? Possono accendere e spegnere le luci, possono dirci che tempo fa, possono anche regolare la temperatura in casa, se i nostri termosifoni sono dotati di termovalvole intelligenti. Possono fare acquisti per noi (n.d.r. Alexa, in questo, è davvero eccezionale, visto che è connessa ad Amazon), suggerirci quale film andare a vedere al cinema, o guardare in tv, possono persino dettarci la ricetta della torta che vogliamo fare, impostare al volo delle sveglie, o prendere appunti, o ancora impostare un promemoria... Ci possono persino leggere i messaggi che abbiamo ricevuto sul cellulare, e ci permettono anche di rispondere dettando direttamente ciò che vogliamo dire!
Mica male, no?

Google Home

Per di più le tre A.I. hanno approcci differenti con il mondo della domotica. Alexa è totalmente a comandi vocali. Anche sul Tablet di Amazon non esiste una interfaccia grafica che permetta di vedere i dispositivi installati in casa.
Google e Apple invece si marcano stretti. Hanno una applicazione dedicata (n.d.r. Apple Home, e Google Home) da cui avere sotto controllo la propria casa, e in più interagiscono ai comandi vocali.

I dispositivi Alexa

Il problema è che Alexa, Siri, e Google non sono universali. Ognuno ha bisogno di dispositivi pensati ad hoc per loro, e visto che le tre intelligenze artificiali si fanno concorrenza, i prodotti compatibili con uno non lo sono con gli altri.

Il brutto anatroccolo tra le tre intelligenze è Siri. Alexa e Google spesso vanno di pari passo, visto che il cuore dei dispositivi capaci di parlare con loro è Android. Alexa è sicuramente la A.I. con più device compatibili, complice il fatto che il mercato di Amazon fa gola a tutti, per cui chi produce oggetti di domotica, non può ignorare sicuramente Alexa. Google la segue di pari passo, e di recente ha reso il suo utilizzo più semplice mettendo in commercio degli hub (n.d.r. Come anche Amazon ha fatto sin dall'inizio) capaci di ricevere i comandi delle A.I. senza bisogno di parlare con uno smartphone e/o un tablet.

Apple da questo punto di vista è un po' più indietro. AppleTV può fungere da hub per i dispositivi casalinghi, ma - fino a oggi - per noi italiani non è abilitata all'uso di Siri. Anche HomePod, il suo altoparlante intelligente, non è ancora disponibile nel nostro paese, e anche qui rimane il dubbio che Siri non arriverà subito assieme a questo altoparlante. Per cui, per parlare con Siri, bisogna per forza avere un iPhone vicino (n.d.r. O un Apple Watch, o un iPad).

A complicare la faccenda sono i dispositivi di domotica che sono controllabili da smartphone, ma che non dialogano con nessuna di queste tre intelligenze artificiali, né sono compatibili con il mondo 'home' previsto sia da Apple, sia da Google. 
Ed è qui che Homebridge, il software di cui vi parlerò più approfonditamente nelle prossime lezioni, entra in gioco.
Homebridge è un software che ci permette di includere i dispositivi non compatibili all'ambiente Apple Casa, così che possano essere pilotabili tramite Siri, e ovviamente tramite anche l'app di Apple.

Il tutorial nasce dalla mia esperienza personale (n.d.r. Come sempre accade in questo blog) e non pretende di essere esaustivo, né di risolvere tutti i problemi. Vi condurrà passo passo all'installazione di questo bridge, alle sue impostazioni di base, fino a renderlo operativo.
Bisognerà spendere qualche soldino... Vi servirà un dispositivo che faccia da ponte tra gli apparecchi Apple e quelli invece non compatibili. Potrebbe essere il vostro PC, il vostro Mac, o il vostro NAS della Synology. Ma dovrete sempre tenerlo acceso... E' per questo motivo che io ho fatto una scelta alternativa. 

Ecco quindi la lista della spesa:
  • Un Raspberry. Io ho scelto questo kit perché è completo di tutto (n.d.r. Questo). Esistono kit meno costosi, e si può acquistare anche la sola scheda elettronica. Può andare bene qualunque versione di Raspberry Pi dallo zero al tre. Io ho scelto la versione più sofisticata per poterlo usare magari anche in altri progetti casalinghi.
  • Uno Switch USB (n.d.r. Questo), per commutare mouse e tastiera dal Computer al Raspberry e viceversa. Vi servirà molto all'inizio... Ma è una spesa opzionale, non obbligatoria.
  • Uno Switch HDMI (n.d.r. Questo), per commutare il monitor dal Computer al Raspberry e viceversa. Vi servirà molto all'inizio... Ma è una spesa opzionale, non obbligatoria.

Ci vediamo alla prossima lezione per cominciare sul serio!



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martedì 19 febbraio 2019

Un male oscuro ci divora il cuore

Glauco Silvestri
Un male oscuro ci divora il cuore, a noi tutti; e solo se siamo in grado di volgere lo sguardo allo spirito, alla deità, ebbene possiamo sperare di contenere questa la belva dentro di noi.

Arma Infero (Fabio Carta)



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lunedì 18 febbraio 2019

Gli Uomini in Bianco (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
I due agenti reclutanti apparvero per la prima volta un venerdì pomeriggio. Stavo correndo nel parco sotto casa, come al solito, e avevo appena avvicinato una ragazza splendida, dai capelli biondi, intenta a incendiare una montagna di piumini di Pioppo con il suo Zippo dei Marines color oro. Il suo nome era Fiamma, e fu la prima piromane a cadere tra le mie braccia.
Facemmo conoscenza l’uno sopra l’altra. Le ero saltato addosso per evitare che desse fuoco a quella montagna di polline, e la prima cosa che feci per farla rinsavire, fu starnutirle in piena faccia.
Rise, anche lei era allergica ai Pioppi ed era per questo motivo che stava tentando d’incendiare quella raccolta di allergeni naturali. 
Tra noi scoppiò una calorosa amicizia, facemmo una lunga chiacchierata senza nemmeno accorgerci che eravamo ancora sdraiati a terra, nel bel mezzo di una montagna di piumini, io sopra e lei sotto.
Ci alzammo quando gli occhi cominciarono a lacrimare. Eravamo commossi, ma ancora di più, eravamo sotto una forte crisi allergica. La accompagnai verso casa con la scusa che una doccia ci avrebbe aiutato a superare il problema.
Fu in quel momento che, tra le lacrime, notai per la prima volta una Ford Taurus completamente bianca, con due uomini a bordo, due bianchi vestiti di bianco. Fu un grande errore da parte mia non fare troppo caso a quei due individui sospetti.
Fiamma e io salimmo in casa. Lei esplorò il mio nido con occhio indagatore. Volle sapere dov’era il contatore del gas, dove il rubinetto generale, e dove corressero i tubi che andavano alla caldaia. Osservava ogni particolare con occhi languidi, e io m’innamorai di lei all’istante.
Cenare assieme era d’obbligo. Fu lei a proporre cena e dopocena.
Una vera notte di fuoco, almeno per i primi trenta secondi, poi caddi addormentato al suo fianco.
A svegliarmi fu la canna brunita di una Beretta semiautomatica puntata alla mia testa. La voce dell’uomo era metallica «Alzati, svelto!».
Era uno dei due bianchi vestiti di bianco che avevo scorto nella Ford bianca parcheggiata sotto casa. Al suo fianco c’era anche l’altro uomo. Osservava con cupidigia il sedere di Fiamma. Era scoperto, così come la schiena e il suo collo lungo e sensuale.
La ragazza dormiva profondamente, e ogni tanto, grugniva dolcemente qualche parola in una lingua che ancora non conoscevo.
«Alzati!», disse nuovamente l’uomo bianco.
Mi alzai pensando che, se andavo via con loro, probabilmente, Fiamma mi avrebbe bruciato la casa. Un vero peccato, ma non avevo facoltà di scelta.

*

Fui trascinato fuori di casa in piena notte e completamente nudo. Non potei portare con me nulla della mia vecchia vita. Nemmeno il braccialetto d’oro che i miei genitori avevano fatto fare con l’oro delle collanine che da bambino non avevo mai voluto indossare. 
Mi buttarono dentro la Ford bruscamente. Era bianca persino all’interno. M’incappucciarono e avviarono il motore.
Sentii l’auto proseguire diritto per due o trecento metri, poi una svolta a destra, poi di nuovo dritto per trecento metri e svolta a destra. Pochi metri e poi sinistra. Dritto, sinistra, dritto e poi di nuovo fermi.
Dopo qualche minuto di attesa dove non accadde nulla, l’auto riprese la sua marcia svoltando a destra. Da quel momento, l’auto proseguì diritto, seguendo la strada principale che, credo, fosse la Via Emilia.
Per tutto il tragitto gli uomini a bordo rimasero in silenzio, forse perché non volevano tradire l’ubicazione del loro covo. Tenni tutti i sensi all’erta, e in un paio di occasioni, avvisai l’uomo che guidava di stare attento agli scooter che stavano per sorpassare l’auto da destra, e da sinistra.
Passò circa una mezz’ora quando l’auto fece una svolta a destra. Probabilmente eravamo arrivati a Castelfranco. La strada era diventata dissestata.





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domenica 17 febbraio 2019

Sette anni in Tibet - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto da una storia vera, Sette Anni in Tibet è sicuramente un film di non facile digestione. E' lungo, lento, riflessivo... Ma ha una fotografia magistrale, e racconta una vicenda tosta, interessante, mica da tutti i giorni.

Siamo nel 1939, e l'alpinista austriaco Heinrich Harrer parte per una spedizione in Tibet, con la volontà di scalare il Nanga Parbat, lasciando a casa la moglie incinta con la certezza che ne avesse cura il suo migliore amico. E' un periodo strano il 1939, lo sappiamo tutti, la guerra mondiale è alle porte, viene designato Dalai Lama un bambino di 4 anni... Quando Harrer arriva al campo base - a parte la tempesta di neve - si ritrovano di fronte ai soldati inglesi, che li fanno subito prigionieri. La guerra è scoppiata, e Austria e Inghilterra sono ormai nemici. Così lo scalatore finisce in un campo di prigionia, qui studia, legge libri che parlano della misticità del Tibet, e quasi non pensa più alla moglie, che nel frattempo decide di sposare il suo migliore amico - Horst - e gli manda una lettera in cui chiede il divorzio. Bello shock, vero? E' forse la lettera a spingere Harrer a fuggire dal campo di prigionia, ma invece che tornare in Austria assieme ai suoi compagni, torna in Tibet, a Lhasa, dove incontra il Dalai Lama, ora adolescente, e ne diventa amico.

Che storia, eh? Sappiate che Harrer ritorna in Austria quando la Cina invade il Tibet. Cerca persino di convincere l'amico Dalai Lama a venire con lui, ma non c'è verso... E così i due amici si separano, senza che però la loro amicizia si spezzi. La storia ce lo racconta. Il destino del Dalai Lama è in India, dove fugge quando la situazione tra Cina e Tibet diventa ingestibile, e i rapporti con lo scalatore non si interrompono mai. Bravo Bred Pitt, che oltre a una buona interpretazione, nel film pare avere il volto scolpito di austriaco. Bravi anche gli altri, ma ciò che più conquista è la fotografia, che accompagnata a una regia attenta, non può che incantare gli occhi.

Come anticipato il film è lunghino, ci vogliono più di due ore per poter vedere i titoli di coda, ma merita.



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sabato 16 febbraio 2019

Resident Evil Retribution - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Visto che abbiamo fatto 30, facciamo 31, e proseguiamo con la saga di Resident Evil, nonostante vi abbia già accennato che dopo il terzo film si capita in una caduta libera di effetti speciali e plot da videogame, dimenticando che invece stiamo guardando un film.

Va bene, eccoci a Resident Evil Retribution, il quale inizia proprio dove era finito il precedente - ricordate - eravamo a bordo della Arcadia e un orda di elicotteri da combattimento della Umbrella stava arrivando all'attacco. Ebbene, nello scontro Alice viene sbalzata in acqua, perde conoscenza, e quando si risveglia si ritrova a Racoon City, solo che vive felice con suo marito e sua figlia. Ovviamente è una sorta di sogno indotto, e difatti, ecco che all'improvviso compaiono i zombie eccetera eccetera. Il risveglio del sogno è più amaro. Alice è prigioniera in una base della Umbrella ed è - ovviamente - torturata e seviziata. Ma tutto ciò non dura molto. Un attacco hacker prodotto da Wesker fa sì che Alice possa fuggire. Una volta giunta in superficie - siamo a Tokyo - incontra Wesker e Ada Wong, i quali hanno abbandonato la Umbrella perché - tah dah - la Regina Rossa si è impadronita della società ed è determinata a sterminare la razza umana (n.d.r. Non che gli ex dirigenti della Umbrella paressero tanto interessati a salvarla, eh?), e visto che il pragmatismo di Alice insegna che 'il nemico del mio nemico è mio amico', i tre si alleano per dare la caccia al temibile computer che abbiamo conosciuto nel primo capitolo della saga.
Mescoliamo ancora di più le carte. Tokyo non è Tokyo, bensì una sua rappresentazione che la Umbrella aveva costruito per mostrare l'effetto del virus a potenziali acquirenti. Già! La vera base è nella penisola della Kamčatka e... Combatti, uccidi, vieni ucciso, colpi di scena, zombie con motosega, eccetera eccetera, eccoci sotto il cupolone della Casa Bianca, ovviamente sotto assedio dei mostri. 
Qui, un magnanimo Wesker inietta ad Alice il siero che la rese 'super' all'inizio della saga, e... Ci vediamo al capitolo finale!

Che dire? Questo è stato il primo film della saga ad essere proiettato in 3D. Si nota in ogni ripresa che le immagini sono studiate appositamente per stupire. La trama è piatta, da videogame, e i voltagabbana sono poco credibili, senza considerare che ormai i personaggi son tutti diventati marionette guidate da un filo conduttore che ha poca cura nell'intrattenere il pubblico, se non con effetti speciali roboanti.

Non so voi... Ma io ho una grande nostalgia del primo film. Davvero perfetto! Ma con questo episodio ho davvero fatto fatica a stare davanti allo schermo fino alla fine.



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venerdì 15 febbraio 2019

Finché c'è prosecco c'è speranza - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto dall'omonimo romanzo, Finché c'è prosecco c'è speranza è una di quelle pellicole che mi ha proprio tratto in inganno. Il titolo spinge a pensare a una commedia all'italiana, e anche la presenza di Battiston come protagonista mi ha ancora di più fatto pensare a un genere cinematografico differente da quello che poi si rivela essere.

Qui siamo di fronte a un vero giallo all'italiana. Siamo in veneto, nelle valli del prosecco, tra Treviso e Venezia. Il conte Desiderio Ancillotto è proprietario di un vasto terreno dedicato alle vigne. Vive in una bella villa, tratta il terreno come un suo pari, senza mai stressarlo, e in paese è conosciuto da tutti, tra chi lo ammira, chi lo critica, e chi lo combatte. Già, perché Ancillotto è in eterna lotta con i proprietari di un cementificio vicino al paese, vicino alle sue terre, che a suo parere sta inquinando la zona, sta facendo ammalare gli abitanti, e le autorità chiudono entrambi gli occhi a tutto ciò perché lo stabilimento porta lavoro e ricchezza. Ancillotto, una sera, decide di farla finita. Si suicida sulla tomba dei suoi antenati, e ad affrontare il caso è l'ispettore Stucky (n.d.r. Si legge Stucchi, lui è di origini armene), appena promosso, e prossimo a sostituire il suo superiore, che è prosssimo alla pensione.
L'indagine è complessa, placida, e legata a piccoli indizi sparsi per tutto il territorio. L'ispettore è un personaggio pacato, pacifico, e il suo modo di investigare è forse plagiato da quanto sta provando nel privato, a causa del recente perdita della madre, e dell'ingombrante presenza di un padre morto molti anni prima, ma che ancora è argomento tabù in casa propria.

Il film è sicuramente uno di quelli che non stupisce per azione, personaggi dinamici e di carattere, ed effetti speciali. Qui comandano il cinguettio dei passerotti, i primi piani su paesaggi bucolici, e sull'accento veneto, che qui si inframmezza solamente ai bicchieri di vino, qualche sparo di cacciatore, e dialoghi brevi e quasi sospirati.
Un film piacevole, che mai fa saltare dalla sedia, ma che comunque non annoia. Gli interpreti fanno il loro mestiere anche se nessuno lascia veramente il segno.

Perfetto per una serata di relax.




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giovedì 14 febbraio 2019

Hotel Transilvania 3, una vacanza mostruosa - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
La saga di Dracula prosegue con un terzo episodio di Hotel Transilvania. Il conte è un po' giù di morale. Ora che la figlia è sistemata, che ha un nipotino, che Franky e Lupo hanno la loro famiglia, lui si sente solo, e sente moltissimo la mancanza della sua defunta, amatissima, moglie.
Davanti agli amici Dracula tiene nascoste le sue emozioni ma è evidente che non ce la fa proprio più, e la figlia Mavis, pur mal interpretando la situazione del padre come semplice stanchezza per il troppo lavoro, e poco tempo per godersi la famiglia, decide di organizzare una vacanza a sorpresa.
La vacanza si traduce in una lussuosissima crociera per mostri. Qui Dracula prende immediatamente una cotta per il bel capitano della nave, e spinto dai suoi amici (n.d.r. Tranne da Mavis che ancora non ha capito i sentimenti del padre), il conte intraprende un goffo flirt con la bella ragazza alla guida della nave.
Ciò che nessuno sa è che la crociera è organizzata dal temibile Van Helsing, cacciatore di mostri di lunga data e tradizione, e il bel capitano nella nave è la bisnipote del cacciatore, anche lei intenzionata a seguire le tradizioni di famiglia.
Insomma... La crociera è una trappola per mostri, e soprattutto, una trappola per Dracula, che sarà condotto ad Atlantide, dove si nasconde l'unico oggetto capace di sconfiggerlo una volta per tutte.

Divertente, simpatico, ovviamente rivolto ai bambini, ma non per questo meno piacevole alla vista di occhi più adulti. L'animazione è semplice ma ben realizzata, come ormai eravamo abituati dalle precedenti produzioni. Le gag sono davvero divertenti, ma la trama è piuttosto sempliciotta. 

E' comunque un bel film da dedicare a questo San Valentino, oggi, perché nonostante tutto è un film che parla d'amore. Amore per la compagna di vita, amore per la famiglia, amore per gli amici, e amore per tutti, umani o mostri che siano, perché alla fine, nelle nostre idiosincrasie, siamo tutti uguali pur nella nostra diversità.
Per cui 
Buon San Valentino 
a tutti, e buon divertimento con questo film.



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mercoledì 13 febbraio 2019

Garmin ForeRunner 235 vs Suunto Spartan Trainer Wirst HR

Glauco Silvestri
Suunto Spartan Trainer Wirst HR
Natale mi ha portato un nuovo Sport Watch. Ne avevo bisogno per svariati motivi che non starò ad elencare in questa sede, ma - a ogni modo - eccomi qui a parlare di questo argomento per fare una breve carrellata di pro e contro, e per mettere al confronto due colossi di questo mercato, ovvero Garmin e Suunto, partendo dal presupposto che i due prodotti appartengono alla stessa fascia di prezzo (n.d.r. In periodo di Black Friday), anche se non proprio alla medesima categoria di prodotto.

Il confronto sarà quindi, come annunciato dal titolo, tra il Garmin ForeRunner 235, e il Suunto Spartan Trainer Wirst HR.
Breve presentazione
Garmin Forerunner 235
Il Garmin ForeRunner 235 è uno sportwatch dedicato a chi corre, ma strizza l'occhio anche a chi ama l'outdoor, il ciclismo, e il nuoto. Gestisce uno sport alla volta.

Il Suunto Spartan Trainer è uno sportwatch dedicato all'outdoor, ma strizza l'occhio a innumerevoli attività sportive, siano esse al chiuso o all'aperto, e permette la registrazione multisport.

Il Confronto
Estetica
  • Il Garmin ha un look sportivo, essenziale, grezzo per certi versi non proprio elegante.
  • Il Suunto è più elegante, avvolge bene il braccio, e per quanto appaia come uno sportwatch, il suo aspetto è sicuramente più curato. 

Punteggio Parziale: Garmin: 0 / Suunto: 1

Quadranti
  • Il Garmin è personalizzabile grazie alle Watch Face. Ce ne sono infinite, ma è difficile trovarne una decente, e che non abbia qualche bug. Il quadrante ufficiale è funzionale, ma come già anticipato, poco elegante. Alla fine avevo optato per quest'ultimo.
  • Il Suunto non ha Watch Face con cui modificare il quadrante oltre quanto previsto dalla Suunto. Però è davvero ben fatto.

Punteggio Parziale: Garmin: 0 / Suunto: 2

Batteria

  • Il Garmin, all'inizio carriera, ha una batteria ragguardevole: 10 giorni di autonomia con uso quotidiano e tre attività sportive a settimana (senza GPS).
  • Il Suunto arriva a 7 giorni con fatica.

Punteggio Parziale: Garmin: 1 / Suunto: 2

Funzioni Smart

  • Il Garmin riceve le notifiche dal telefono, le mostra a display, e le salva nella propria memoria per la consultazione. La segnalazione può avvenire sia con un suono, con una vibrazione, entrambe, o - ovviamente - può essere disattivata.
  • Il Suunto riceve le notifiche dal telefono, le mostra a display, ma non ne tiene memoria. La segnalazione può avvenire sia con un suono, con una vibrazione, entrambe, o - ovviamente - può essere disattivata.

Note: Io preferisco il Suunto perché non mi da l'onere di dover cancellare le notifiche in memoria allo smartwatch quando non sono più utili. So che altri invece preferiscono che esse rimangano in memoria. Per cui da questo punto di vista, considero questo confronto con risultato di parità.

Punteggio Parziale: Garmin: 1 / Suunto: 2

Sveglia

  • Il Garmin ha la possibilità di impostare innumerevoli sveglie. Queste funzionano sia con avviso sonoro, con vibrazione, o entrambi. Possono essere impostate come giornaliere, singola giornata, per i weekend, o per i soli giorni feriali.
  • Il Suunto dispone di una sola sveglia. Funziona sia con avviso sonoro, con vibrazione, o entrambi. Può essere impostata come giornaliera, singolo giorno, per i weekend, o per i soli giorni feriali.
    Possiede inoltre una 'sveglia' attivabile per indicare alba e tramonto, davvero molto utile per le escursioni all'aria aperta.
Punteggio Parziale: Garmin 2 / Suunto 2


Cronometro e Timer

  • Il Garmin, nativamente, non ha né cronometro, né Timer. Ci sono delle app installabili che colmano la lacuna, ma non ne ho mai trovata una davvero ben fatta.
  • Il Suunto ha sia il Cronometro, sia il Timer.
Punteggio Parziale: Garmin 2 / Suunto 3

App di appoggio su Smartphone
  • Garmin ha una buona App, davvero completa, ma con una interfaccia snervante e complessa. L'App si connette anche con altre applicazioni di terze parti, la lista è lunga, in modo che i dati relativi alle attività quotidiane siano davvero complete. Peccato che non sempre raccolga effettivamente i dati (ho avuto problemi saltuari con l'app Nokia/Withings Health e con MyFitnessPal). Con Apple Salute la condivisione di informazioni è abbastanza efficiente, anche se - senza motivo - mi sono accorto che in alcune occasioni non ha riversato le informazioni.
  • Suunto ha due App, una per la gestione dello smartwatch e la registrazione dei dati fitness, l'altra più dedicata all'outdoor e a tutto ciò che ne concerne (con tanto di definizione dei tracciati etc etc). MAI USARE LE DUE APPLICAZIONI ASSIEME! L'orologio si blocca, e bisogna attendere che si scarichi la batteria per fargli riprendere vita. A nulla valgono le procedure di reset e spegnimento.
    Dopo aver bloccato lo smartwatch, ho fatto la scelta di usare solo la prima delle due app. Ha una interfaccia chiara e pulita. Raccoglie molti dati, ma riversa su Apple Salute solo le attività Finess, non i passi quotidiani, e neppure il battito cardiaco (n.d.r. Anche se dovrebbe). L'interfacciamento con App di terze parti è limitata alla sola Strava.
Note: Visto che entrambe le App hanno pregi e difetti, punteggio pari.

Punteggio Parziale: Garmin 2 / Suunto 3

Lo Sport
  • Il Garmin è pensato per la corsa e si nota. Se si è un corridore c'è tutto ciò che si desidera, ma per chi vuole usare questo sportwatch anche per altre attività, diventa snervante. Mi pare addirittura assurdo che non comprenda una attività dedicata al Trekking tra quelle di fabbrica. Bisogna usare App di terze parti, o adattarsi a usare la funzione Corsa Outdoor con tutti i limiti del caso. Il Garmin non prevede il multisport. Per cui, in caso di triathlon, dopo la corsa va chiusa l'attività, lanciato il nuoto, e dopo il nuoto va chiusa l'attività, e lanciata la bici. Si perde tempo inutilmente. Qualunque sia l'attività sportiva scelta, l'interfaccia è sempre la medesima, e permette di consultare il battito cardiaco, il tempo del lap, il tempo totale, le calorie, e altre informazioni biometriche.
    E' sub, la ricarica avviene con un cavetto a forma di ciappetto.
    Utile la funzione 'riportami allo start' dopo aver fatto attività. Il GPS ti conduce indietro sui tuoi passi fino ad arrivare al punto di partenza (n.d.r. ovviamente se il GPS era stato attivato durante l'attività sportiva).
  • Il Suunto è davvero ben fatto da questo punto di vista. Gestisce una miriade di sport (sono più di ottanta), e consente di passare da uno all'altro senza dover chiudere l'attività sportiva ad ogni cambio. Le interfacce sono differenti a seconda del tipo di attività sportiva, e sono personalizzabili a piacimento. Come il Garmin, ha la funzione 'riportami allo Start', ma ovviamente prevede anche il trekking tra le attività sportive.
    Come il Garmin, anche il Suunto è un orologio subacqueo. Il cavo di ricarica, anche qui, è a forma di ciappetto.
Punteggio Parziale: Garmin 2 / Suunto 4

Gli Accessori
  • Il Garmin ha una vasta gamma di accessori sportivi e non. Il protocollo di comunicazione è ANT+. Io ho abbinato lo sportwatch sia con un podometro Garmin, molto preciso, e con una sportcam Virb X, che è comandabile dall'orologio. Una dotazione completa.
  • Il Suunto ha anch'esso una vasta gamma di accessori, ma stranamente, rispetto ai suoi fratelli maggiori, non prevede il protocollo ANT+, bensì usa il bluetooth. Ciò mi ha costretto a comprare un nuovo podometro, ma il buffo è che ho dovuto acquistarlo di un altro marchio (n.d.r. Questo, e  funziona molto bene, ma i consumi di batteria tra ANT+ e Bluetooth sono abissali), visto che la Suunto ha in catalogo solo un podometro ANT+. Paradossale!
Punteggio Parziale: Garmin 3 / Suunto 4

Aggiornamenti
  • Il Garmin riceve aggiornamenti periodici, che possono essere caricati direttamente sullo sportwatch via bluetooth dallo smartphone. L'unica cosa noiosa è che lo sportwatch ti avvisa dell'aggiornamento sempre in momenti poco consoni, a volte anche durante una sessione sportiva!
    Ogni tanto va connesso al computer per alcuni aggiornamenti più corposi.
  • Il Suunto va aggiornato da computer. L'app e lo sportwatch segnalano solo che c'è un aggiornamento disponibile.
Note: E' questione di gusti. Io preferisco il metodo Suunto, che mi consente di aggiornare quando in confort zone, con la certezza che lo sportwatch non mi vada in brick per un aggiornamento wireless andato male. C'è invece chi trova comodo il fatto di non dover attaccare quasi mai lo sportwatch al computer. Parità! Non ci sono grandi vantaggi nell'uno e nell'altro metodo.

Punteggio Finale: Garmin 3 / Suunto 4

Sono quindi giunto in fondo alla mia "breve" valutazione il Suunto Spartan Trainer Wirst HR vince di una spanna. Entrambi i dispositivi hanno pregi e difetti, ma è evidente che il Suunto è più orientato alle mie esigenze.

Rimane però da affrontare un tema scottante: i Difetti.

Due anni di utilizzo per Garmin hanno evidenziato i seguenti difetti:
  • Il cinturino non è comodissimo, specie quando va stretto per avere il rilevamento cardiaco durante le attività sportive. Per di più, in due anni, ho dovuto sostituirlo una volta perché mi si è rotto.
  • Ogni tanto va in tilt, il calendario va al 1 Agosto dell'anno in corso, e per qualche giorno non c'è verso di ripristinarlo, neppure riportandolo alle condizioni di fabbrica. Nei giorni di 'tilt', ogni mattina è fisso sul 1 Agosto.
  • Ogni tanto va in tilt, per quanto sia settato in italiano, tutto il software passa all'inglese. Non c'è verso di rimetterlo in italiano. E il bello è che se provo a cambiare lingua (n.d.r. Qualunque lingua) lui torna all'inglese. 
Il Suunto lo uso da circa cinque mesi. 
  • L'unico difetto grave riscontrato è il blocco totale nel caso si tenti di utilizzare entrambe le App che Suunto offre sull'App Store. E' un peccato perché l'app per escursionisti è davvero carina. Ma è noioso il dover disconnettere lo smartwatch da una app prima di passare all'altra e viceversa. Poi si finisce che una volta ci si dimentica, e l'orologio si blocca senza possibilità di rimediare (fino allo scaricamento della batteria).





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martedì 12 febbraio 2019

I cavalieri di oggi si saziano di carne

Glauco Silvestri
I cavalieri di oggi si saziano di carne, sono ebbri di orgoglio, inariditi dall’avarizia, ammolliti dalla voluttà, tormentati dalla malvagità, ardenti di collera, lacerati dalla discordia, stravolti dall’invidia, uccisi dalla lussuria.

Arma Infero (Fabio Carta)




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lunedì 11 febbraio 2019

Elite (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Anno Galattico Standard 3711

La Divine sostava placida a poche centinaia di chilometri dalla sonda matricola EL15732 della confederazione E.L.I.T.E.
Era stata intercettata un paio di giorni prima. La Divine si era avvicinata alla linea di confine, e non avendo le opportune autorizzazioni all’accesso, era stata fermata da una sonda incaricata di comprendere le intenzioni della nave cargo.
Il capitano della Divine, Jonathan O'Reele, se ne stava tranquillamente sdraiato nella sua cabina, l'eterevisione stava trasmettendo la finale del campionato terrestre di Hockey. Ovviamente era la squadra canadese ad avere la meglio, anche se la confederazione dei Paesi Asiatici (CPA) era in leggera rimonta.
Ogni tanto, la trasmissione veniva disturbata dai fasci energetici della sonda. Il capitano borbottava, ma rimaneva sdraiato e attendeva che...
«Capitano?», era la voce suadente di Eve, il computer di bordo della Divine «La sonda ha terminato il controllo della nave».
«Alla buon'ora», commentò lui alzandosi dalla branda e uscendo dalla cabina «Hai già stabilito un contatto radio con la dogana?».
«No, capitano. Non mi permettono di attraversare il confine con emissioni elettromagnetiche. Prima vogliono parlare con lei».
«Con me?».
«Vogliono sapere con chi hanno a che fare».
«Mm... questi della E.L.I.T.E. mi stanno già sulle scatole», disse controllandosi la barba incolta con la mano destra «Dì loro che arrivo subito. Il tempo di rendermi presentabile».

*

Quando O'Reele entrò in sala comando, Eve stava già stabilendo la connessione video con la dogana della confederazione. Il volto che apparve sullo schermo non piacque per nulla al capitano. Era un volto conosciuto. Un volto legato a un passato remoto della sua storia.
«Mi fa piacere rivederti, Jonathan», disse l'uomo sullo schermo «Non avrei mai immaginato che le nostre strade si sarebbero incrociate nuovamente».
Il capitano si sedette svogliatamente sulla sua poltrona, appoggiò i piedi sulla consolle davanti a sé, e sbuffando, disse «Qual buon vento, Sikorsky».
Donovan Sikorsky. Contrabbandiere. Primo proprietario della Divine. Era stato lui a raccogliere O'Reele dalle strade fangose di Denobula. Il giovane Jonathan era stato rapito dalla sua casa e costretto a rubare per conto di un pezzo grosso della malavita denobuliana all'età di otto anni. Era stato messo in mezzo a una strada a mendicare, a sfilare portafogli, a corrompere i signorotti locali con ogni mezzo. Sikorsky era stata una delle sue vittime. Gli aveva sfilato ogni suo avere ed era fuggito nella sua tana. Mai avrebbe pensato, O'Reele, all'età di otto anni, che il portafogli dell'uomo che aveva appena rapinato fosse dotato di un dispositivo di rilevazione. Non sapeva neppure che potessero esistere aggeggi di quel tipo, così piccoli. E comunque esistevano, e funzionavano benissimo. Sikorsky l'aveva trovato in men che non si dica.
Non era venuto, però, con le forze dell'ordine. Era venuto con il suo equipaggio, armato fino ai denti, e pronto a ucciderlo. O'Reele fu posto davanti a un bivio: essere arruolato sulla Divine, o morire.
«È sempre un piacere vedere la Divine...».
«Ora è mia. Se tu non fossi scomparso...».
Sikorsky sorrise a denti stretti «Ognuno di noi ha qualche scheletro nell'armadio, O'Reele».
«Sicuramente», ringhiò Jonathan «Vallo però a dire a Jack e a Daniel».
«Jack e Daniel... che ne è stato di loro?».





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