martedì 30 giugno 2020

Gli avvocati

Glauco Silvestri
Gli avvocati, si sa, sono merce esposta sui banconi al mercato, in vendita.


Il patto del giudice


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lunedì 29 giugno 2020

PARROT ANAFI FLIGHT: Castello Pallotti

Glauco Silvestri
Immaginate un condominio in città. Immaginate che questo condominio non sia il solito palazzo... Immaginate che questo sia un castello. Ecco, ora chiudete gli occhi, e apriteli, et voilà! Siamo a Bologna, quartiere Corticella.
Il Castello Pallotti fu voluto e costruito dalla famiglia omonima, tra il 1874 e il 1882. All'epoca andavano di moda le ville in stile medievale... Decaduta la famiglia, la costruzione andò in declino finché il comune non decise di sistemarlo.
Oggi è un condominio... Un signor condominio!

Le riprese sono state fatte col mio fido Parrot Anafi. Buona visione!









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L'Alba della Cometa (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«Prendimi se ci riesci», gridava la voce di una bambina Maroi.
Il suo nome era Tyra, figlia di Juno, l’eletto della tredicesima generazione. La sua pelle di candida neve correva veloce tra i meandri dei tunnel scavati sotto l’altopiano di Saha, a decine di metri sotto il suolo rovente di Krios. Stava giocando con un cucciolo Gorm, anch’esso nato da una generazione della grande dinastia di Gorm. Lo aveva conosciuto in una delle grandi sale ricreative che univano i tunnel principali. Miria, sua madre, era impallidita non appena aveva visto il piccolo Gorm. Il suo volto, benché ancora piccolo e dai lineamenti tondeggianti, somigliava notevolmente al ritratto che suo marito Juno aveva tratto sulla pelle del proprio scudo.
Haro, lo chiamava lui. Raccontava spesso del suo scontro con il figlio del Gorm che aveva sconfitto suo padre. Ammirava il coraggio del giovane combattente dal sangue caldo, e più volte, nelle fredde serate di quel mondo sotterraneo, aveva raccontato la legenda delle sue imprese sulla cima del monte Humo.
Ancora adesso che Juno era morto, per le fatiche sopportate durante il suo ritorno all’altopiano dopo che Krios era entrato nell’abbraccio letale di Humo, la donna continuava a ricordare le parole del povero marito, e quando aveva visto per la prima volta il giovane volto del Gorm, aveva creduto di tornare indietro nel tempo, di impersonare la figura del giovane Maroi che aveva affrontato il proprio destino di predestinato.
«Raggiungimi, se ci riesci, Haro!», gridava la vocina squillante di Tyra.
«Non chiamarmi Haro», gracchiava la voce roca del Gorm «Io mi chiamo Mhio», sbuffò mentre correva con la sua andatura dinoccolata «...e fermati!», gridava.
«Sei lento», diceva lei senza rallentare «Cerca di essere degno di tuo padre!».
«Fermati!», gridava lui «fermati».
«Na... na... nana... na...», lo canzonava la bimba di neve «sei una lumaca, sei una lumaca».
«Se ti prendo...».
Tyra sbucò in una delle grandi sale che collegavano i vari tunnel scavati nel sottosuolo. Nella foga della corsa non si accorse del Gorm che le stava davanti e gli andò a sbattere contro a tutta velocità. Gli occhi sorpresi del Gorm videro la bambina fumare di vapore e volare a terra con un grido atterrito. Sorrise.
«Devi stare più attenta, piccola», disse la voce roca del Gorm «Potresti farti male».
La ragazzina guardò dal basso in alto il corpo tozzo e ingombrante del Gorm. Era indecisa tra il piangere per il male dell’ustione e la curiosità verso quella strana persona. Non aveva mai visto un Gorm come quello. Era scuro, come tutti quanti gli altri, alto e forte, ma non era caldo come poteva immaginare. Il suo corpo aveva fumato per la differenza di temperatura ma non aveva sentito un dolore vero. E poi, lo sguardo del Gorm sembrava stanco, quasi avesse sopportato da solo tutte le fatiche di quattordici generazioni. Come poteva essere così diverso, quel Gorm?
Tyra decise di alzarsi da terra e sorridere «Ciao», disse guardandolo con gli occhi spalancati «Come ti chiami?».
«Il mio nome non è importante, figliola».
«Tyra, Tyra...», la piccola voce di Mhio echeggiava dal tunnel che dava le spalle ai due.
La piccola Maroi era decisa a scoprire di più sul Gorm che aveva davanti, e volutamente, ignorava la voce del suo compagno di giochi. I suoi occhi studiavano ogni minimo particolare del volto raggrinzito che aveva di fronte. Guardava la piccola peluria bianca che cresceva tra le crepe della pelle scura e il petto bruno che si alzava e abbassava a ritmo col lento respiro del Gorm.
Non poteva però ignorare a lungo il richiamo dei giochi. L’uomo che aveva di fronte non sembrava molto loquace, e piano piano, Tyra cominciava a capire che non avrebbe saputo molto di più di quello che aveva già scoperto.
Quando Mhio sbucò dal tunnel si fermò bruscamente, per la sorpresa.
«Haro...», disse la bambina «finalmente ce l’hai fatta».
A sentire quel nome il vecchio Gorm sobbalzò all’indietro.
«Nonno», disse il piccolo Gorm ignorando l’amica, fissando negli occhi bui il Gorm adulto.
Tyra si guardò attorno istupidita. Troppe cose erano capitate tutte in una volta. Aveva capito bene?





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giovedì 25 giugno 2020

Reggia di Colorno

Glauco Silvestri
Ritorno a parlare della Reggia di Colorno per recuperare foto e dettagli di un viaggio che vorrei inserire in questa mappa.



Ci sono stato nel lontano 2015, e non era neppure una bella giornata. Nuvole, pioggia a tratti, e un bel raduno di moto d'epoca finito a grappini nel bar di fronte alla Reggia.



Colorno è una piccola cittadina, circa 9000 abitanti, ma ha una Reggia imponente, e che ospita anche una prestigiosa scuola di cucina.




Non tutto il palazzo è quindi accessibile ai turisti, ma c'è tanto da vedere. Stanze enormi, molte vuote, alcune adornate da statue. Una bella chiesa. Un giardino degno delle migliori Regge che ho avuto la fortuna di visitare.








E' un luogo davvero interessante, con una bella passeggiata lungo un torrente, bei ponti, stradine strette per il piccolo borgo che circonda la Reggia.



Meno interessante è la parte più moderna, che somiglia - ahimè anonimatamente - a tanti altri paesini dell'Emilia. Belli, ma che ai miei occhi ricordano troppo i luoghi vicino a casa.


Maggiori informazioni: qui e qui.





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mercoledì 24 giugno 2020

Grazzano Visconti

Glauco Silvestri
Continuiamo a recuperare i vecchi viaggi per aggiornare la mappa. Oggi vi parlo di Grazzano Visconti, un borgo medievale, con tanto di castello, davvero affascinante... 






E non è un caso che in questo luogo, ogni anno, si celebri un importante Festival dei Gufi, una festa dedicata alla magia di Harry Potter, e ovviamente un corteo storico dal sapore medievale capace, tra le altre cose, di rivaleggiare con la famosa festa medievale di Brisighella.








La località è già citata in alcuni testi risalenti all'anno mille, ma il castello vero e proprio fu eretto alla fine del 1300, voluto da Giovanni Anguissola per risiedervi con la moglie Beatrice Visconti, sorella del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti.






Nel seicento il castello perse il ponte levatoio, sostituito con un più elegante ponte in muratura, e nell'ottocento subì ingenti modifiche per diventare una vera e propria residenza di campagna.





Non solo il castello è pieno di fascino, ma anche lo splendido parco che lo circonda, e ovviamente, il borgo di Grazzano Visconti, il quale ospita - tra le altre cose - anche un piccolo museo dedicato alla civiltà contadina, con una splendida collezione di vecchi trattori.





Ovviamente, essendo andato a visitare il luogo per la Festa dei Gufi, non potevo evitare di immortalare questi splendidi rapaci.







Se volete maggiori informazioni su Grazzano Visconti, potete cliccare qui, qui e qui.




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martedì 23 giugno 2020

Puzzava di capra

Glauco Silvestri
Puzzava di capra – o le capre puzzavano di lui, ché il suo spasso preferito era portarne al pascolo una diecina, nonostante la ricchezza accumulata con il traffico di cocaina.



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lunedì 22 giugno 2020

UNBOXING AND REVIEW: La Mappa dei Tesori

Glauco Silvestri
Oggi vi presento una Mappa, la Mappa dei Tesori! La trovate qui e... Ed è una mappa in cui ho voluto indicare tutti i posti interessanti che ho visitato della mia regione.

Ovviamente è impossibile che contenga tutti i luoghi di interesse dell'Emilia Romagna ma, vi prometto che la terrò aggiornata con tutti i posti in cui sono stato, e che considero delle piccole perle da conservare.

Qui sotto trovate la presentazione ufficiale della mappa!









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Cometa (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«È laggiù che vivono gli dèi, Padre?».
Davanti agli occhi di Juno brillava una piccola palla di colore azzurro. Le dita esili del ragazzo la indicavano con curiosità, mentre lei galleggiava con leggerezza, fiera e unica, nel suo lento cammino attorno alla propria stella. La luce riflessa del pianeta giungeva sino al suolo ghiacciato del crepaccio su cui sedeva il ragazzo. Le alte montagne di Gru, che si alzavano poderose sull’orizzonte, si tingevano di verde smeraldo, lasciando intravedere il vapore che abbandonava la superficie. Da quelle montagne nasceva la lunga coda di Rurh. Era l’immemorabile legame tra cielo e terra, il più grande tributo che la sua casa donava a madre natura. Juno sapeva che, un giorno, la lunga coda avrebbe consumato il suo mondo fino alla morte. Quello sarebbe stato il giorno del giudizio, dove tutte le anime sarebbero state condotte di fronte agli dèi, per essere giudicate, e, solo quelle meritevoli, avrebbero continuato la loro esistenza su di un nuovo mondo. La coda di Rurh era stata scoperta dagli anziani, in un'epoca immemore, al momento in cui la loro terra aveva iniziato il lungo viaggio verso gli dèi. Ogni giorno, la coda, cedeva allo spazio profondo migliaia di tonnellate di ghiaccio, acqua, e gas. Il suolo del loro mondo si riduceva velocemente. In poche generazioni si era dimezzato di un terzo e il viaggio sembrava non terminare mai. In seguito gli uomini di pensiero avevano capito che il loro destino era legato alla piccola stella rossa verso cui si dirigeva Krios. Ogni giorno diveniva più grande e, a mano a mano che cresceva, ogni giorno la coda di Rurh si faceva più evidente.
Poi accadde l’inevitabile. A poca distanza dalla massiccia catena di Gru, l’anziano Saha vide per la prima volta la coda d’aria. Essa era più debole ma molto più pericolosa. Il consiglio dei Dieci decise di chiamare quella coda con il nome della divinità più temuta. Humo, il dio della morte, cominciò a prendersi l’aria e il cibo del piccolo mondo vagante. La coda di Humo cominciò a sollevarsi al termine dell'undicesima generazione, nello stesso periodo in cui il pianeta azzurro era entrato nella volta celeste.
«Sì, figliolo», disse il padre. 
Hammon stava in piedi, a pochi passi dalle spalle del figlio. Teneva tra le mani la grossa lancia di cristallo e fissava con occhi gelidi la piccola sfera all’orizzonte.
Juno era nato nello stesso anno in cui la terra azzurra aveva fatto capolino sopra l’orizzonte. Era stato l’unico figlio dell'undicesima generazione ad avere un lignaggio nobile. Sin dai primi giorni era stato addestrato nell’arte della spada e nella conoscenza degli elementi. Doveva essere lui il nuovo capo. Gli anziani lo indicavano come il predestinato, l’ultimo signore di Krios, il sovrano che avrebbe dovuto conoscere gli dèi e che avrebbe dovuto giudicare le anime dei suoi pari.
«Figlio», annunciò Hammon, con voce fiera «domani sarà il giorno della tua incoronazione».
Juno annui rispettoso.
«Dovrai combattere con i demoni per meritare lo scettro».
Gli occhi del padre erano lucidi di lacrime. Il suo cuore batteva forte per l’impresa che spettava al figlio. Presto avrebbe combattuto contro Humo e il suo valore avrebbe eclissato quello del padre.
«È cessato il mio tempo», disse Hammon con la voce rotta dai sentimenti «I vecchi devono lasciare la strada ai giovani. Humo pretende già da molto tempo il mio riposo ed è ora che io glielo conceda».
«Padre», sussurro Juno «non è ancora il tempo...».
«No», disse la voce dura di Hammon «troppe stelle sono passate sopra al mio trono. Devo lasciare il regno nelle mani di qualcuno che abbia le capacità per condurre il popolo verso la retta via».
Gli occhi di Juno si riempirono di lacrime «Non voglio perderti, grande Hammon».
«Devi, figlio mio», disse rabbioso Hammon «Prendi la tua spada e combatti».
Le forti braccia del padre impugnarono saldamente la lancia di cristallo. Le gambe si disposero nella miglior posa per mantenere l’equilibrio mentre il possente petto ambrato diventava luminescente «Dimostra di essere degno del trono».
Juno si alzò da terra, scrollandosi di dosso le piccole scaglie trasparenti del ghiaccio polverizzato «Non voglio combattere, Padre».





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sabato 20 giugno 2020

La Marzabotto Etrusca (Kainua)

Glauco Silvestri
Ecco un'altra escursione che vado a rivangare dal passato per poterla inserire in questa mappa.



Parlo ovviamente di Marzabotto, un comune tristemente noto per l'eccidio, ma altrettanto noto per la città etrusca di Kainua, che è visitabile e si trova poco fuori dall'abitato.



La città, rigorosamente dalle forme ortogonali, fu probabilmente una colonia nata dalla riorganizzazione degli insediamenti della valle del Reno, avvenuta forse sotto il governo del centro etrusco padano di Felsina, attorno al VI secolo A.C..



E' suddivisa in otto quartieri, quattro strade principali, e comprende nella zona settentrionale le aree pubbliche più importanti, probabilmente luoghi sacri, che si concentrano in una piccola acropoli.


Molto interessanti sono i resti delle abitazioni private, e la ricca necropoli.





Il percorso di visita della vasta area (circa 18 ettari) si snoda lungo le antiche vie principali, larghe ben quindici metri. Si parte dai resti della porta settentrionale della città, si procede fiancheggiando il grande tempio a pianta greca, e numerose case, abitazioni private, tutte caratterizzate da cortile e pozzo privato.






Il luogo è affascinante, ricco di storia, ma anche di verde e natura. Può essere un'ottima occasione per trascorrere tempo in mezzo alla natura, all'aria aperta, rimanendo però immersi nella storia, e nella magia di un popolo che ha dominato le nostre terre prima dell'avvento di Roma.


Maggiori informazioni le trovate quiqui e qui.


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