lunedì 30 novembre 2015

Paddington - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quando ero piccolo mi fu regalato un libro. Questo libro raccontava la storia di uno strano orsetto, vestito con un cappello rosso, un capottino blu, una piccola valigia piena di vasetti di marmellata, e con al collo un cartellino con su scritto 'abbiate cura di me, sono in cerca di una casa'.
Ricordo poco delle storie che lessi su quel libro, che ancora è conservato nella libreria a casa dei miei genitori, nella mia ex cameretta, ma vi assicuro che sono affezionatissimo a quell'orsetto combina guai, ma educatissimo, di nome Paddington... Tanto che quando visitai Londra, nell'ormai lontanissimo 2001, comprai da Harrods un peluches a sua immagine e somiglianza.

Poi, tanti tanti anni dopo, esce il film. E vi confesso che me lo sono perso, che non sono andato a vederlo al cinema, ma che ho subito tentato di rimediare facendolo entrare nella mia videoteca. L'altra sera me lo sono riguardato, e ho provato un pizzichino di nostalgia.

Il film parte dalle origini dell'orsetto. Un esploratore della Natural History Museum di Londra si reca in Perù, in cerca di qualche rarità. Esplorando una foresta incappa in una famiglia di orsi molto particolari. Se dall'aspetto sembrano normali orsi bruni, questi sono civilizzati, educati, e sanno anche parlare... e imparano l'inglese. L'esploratore rimane per un lungo periodo assieme agli orsi, insegna loro tante cose, e allo stesso tempo impara molto da loro. Viene il tempo di ritornare in Inghilterra, e a malincuore l'esploratore se ne va, dicendo agli orsi che sarebbero stati i ben venuti, a Londra, se avessero avuto bisogno di lui.
Passano tanti anni. Gli orsi invecchiano, nasce il piccolo Paddington, e continuano a vivere felici nella loro foresta. Finché non arriva una forte tempesta che distrugge tutto. Ciò induce Paddington a intraprendere il viaggio verso Londra, in cerca di una nuova casa... Ma nel tempo la città è cambiata parecchio, e non somiglia più a quella descritta dai racconti dell'esploratore. Per sua fortuna il piccolo orsacchiotto riesce a intenerire una strampalata famiglia londinese, e trova un alloggio temporaneo, fino a che non sarà trovata la casa dell'esploratore... Ma una oscura minaccia è in agguato.

Il film è delicato, per certi versi scanzonato, ricco di humor inglese... Per cui non aspettatevi grasse risate, bensì sorrisi educati. E' davvero ben realizzato, tanto che l'orso sembra vero. La CGI è davvero fantastica, solo in casi rari è un po' tirata per i capelli (come nella scena in cui Paddington lotta contro il tubo della doccia quando allaga il bagno). Bravi tutti gli interpreti... Ma soprattutto è eccezionale la bellissima Nicole Kidman, che qui pare essere tornata alla sua bellezza originale, e che sa prendersi gioco di sé stessa, e accetta di fare la cattiva, ma molto molto sexy. E' una sorta di Crudelia De Mon, se conoscete la Carica dei 101.

Insomma... E' un bel film, adatto a tutti, non solo ai più piccoli. Guardatelo.


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sabato 28 novembre 2015

Donnie Brasco - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Siamo negl'anni settanta. L'agente dell'FBI Joe Pistone lascia la famiglia per infiltrarsi nella mafia italiana col nome Donnie Brasco. Diventa un ganster, prova la sua assoluta lealtà e disponibilità alla famiglia. Commette crimini per essere accettato... Tutto ciò gli è utile per entrare in confinenza con Lefty Ruggiero, anziano membro della famiglia, mai giunto ai vertici, cinico, e che vede nel rapporto col giovane la sua ultima possibilità per ottenere un futuro diverso. Lefty garantisce per Donnie, tutto sembra andare per il meglio, e quest'ultimo fornisce informazioni importanti all'agenzia; solo che man mano che vive sempre più in profondità con la famiglia, Donnie comincia ad affezionarsi, il legame di amicizia diventa sempre più profondo, e perde il distacco necessario a compiere il suo lavoro.

Film tragico, ispirato a una storia vera, raccontata direttamente da Joe Pistone in questo libro. Il rapporto con la moglie, il rapporto con Lefty, la lotta interiore dell'agente stesso, sono fattori davvero importanti per questa vicenda, se non addirittura fondamentali. E' tragico pensare che il lavoro di Joe porterà alla morte di Lefty, il quale aveva garantito per lui, l'aveva accolto in casa sua, e l'aveva guidato nel mondo dei 'bravi ragazzi' come fosse stato un figlio. L'amicizia è il legame più forte che si percepisce, così come il tradimento è la sensazione che più si assapora nel vedere la pellicola. Alla prima visione si rimane nel dubbio al riguardo di Donnie, alias Joe, il quale sembra aver scelto una vita diversa da quella che era stata la sua prima scelta. Poliziotto o criminale? E' solo la vista del sangue, la morte di un innocente, e forse la consapevolezza che il suo agire ha portato Lefty sul libro nero dei grandi capi famiglia, a risvegliare l'agente dal subconscio di Donnie. Joe si risveglia appena in tempo per fare il colpaccio, ma non riesce a salvare l'amico, ormai già condannato.

Bravo Johnny Depp, bravo Al Pacino, ottima - anche se tradizionale - la regia di Mike Newell.

Emozioni forti, storia tragica, vicenda narrata splendidamente. Ottimo film.



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venerdì 27 novembre 2015

Collateral - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Probabilmente la miglior interpretazione di Tom Cruise in tutta la sua carriera. Vincent è il killer perfetto, freddo, amichevole, spietato, dedito al dovere, difficile da mettere nel sacco, pieno di risorse, imprevedibile... Che altro? Ovviamente sto parlando di Collateral, film che ho voluto rivedere proprio in questi giorni, e che sempre mi appassiona.

La storia è semplice. Un grosso personaggio della mala sta per essere processato, per cui ingaggia un killer professionista per eliminare i testimoni e l'avvocato dell'accusa. Cinque persone da uccidere in una notte. Vincent, il killer, arriva in città che è già sera, prende un taxi, e si fa condurre all'appartamento della sua prima vittima. Convince il tassista ad attenderlo e a fargli da autista per tutta la notte. Ovviamente il tassista non sa cosa lo aspetta, accetta in cambio di 600 dollari facili. Però non sono così facili, visto che poco più tardi un corpo vola dalla finestra e prende in pieno la sua vettura. Ovviamente è stato Vincent a uccidere l'uomo. Da quel momento il rapporto tra killer e tassista è a senso unico. Quest'ultimo vorrebbe farsi di nebbia, ma il killer è risoluto a non lasciare andare l'uomo, per cui questi è costretto ad accompagnarlo nel suo percorso di morte...

Bravissimo Jamie Foxx, nel ruolo del tassista dal carattere arrendevole. Lui ha un sogno, un sogno che forse non si avvererà mai, nel frattempo fa il tassista con cura maniacale. Il suo taxi è perfetto, conosce i tempi di percorrenza di ogni strada della città, e preferisce lavorare di notte, quando la gente è meno stressata e il traffico è minimo. Bravissimo Cruise, l'ho già detto, nei panni di Vincent. La coppia Cruise-Foxx è davvero ben fatta in questa pellicola. Ottima anche la colonna sonora, la fotografia; è davvero un bel film, con i ritmi pacati ma mai blandi, con parecchi colpi di scena, personaggi ben caratterizzati, e scene davvero ben costruite. I dialoghi, poi, sono davvero efficaci.

Io non ci ho trovato difetti... E il finale è sorprendente, per lo meno la prima volta che lo si vede.


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giovedì 26 novembre 2015

Jack Reacher - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Un uomo entra in un parcheggio col suo minivan. Mette la monetina nel parcometro. Prende il suo fucile. Si piazza vicino a un muretto. Spara sei colpi. Ammazza cinque persone. Poi torna sul suo minivan, mette in moto, e se ne va. La polizia indaga, lo scova, lo cattura. Durante l'interrogatorio l'assassino dice solo due parole: Jack Reacher. Ma chi è Jack Reacher?
La polizia scopre velocemente che non è rintracciabile, è un'ombra, non lascia tracce... E' pluridecorato nell'esercito, ma dal congedo, di lui, non si sa più nulla... Per lo meno finché è lui stesso a comparire nella stanza degli investigatori.
L'uomo è freddo, glaciale, intelligente, e subito comprende che c'è qualcosa che non va. Il cecchino, per quanto non fosse un'aquila anche quando era militare, non avrebbe mai fatto alcuni errori... C'è l'intrigo, ed è bello fitto, e non ve lo anticipo.

Film interessante, dove Cruise offre un'ottima prova di sé, anche se in alcune scene, alcuni atteggiamenti dell'attore mi hanno ricordato un altro ottimo film da lui interpretato: Codice d'Onore. Del resto anche in questa pellicola il ruolo del personaggio principale è quello di scoprire un intrigo ben mascherato, e al suo fianco ha una donna intelligente, ma per certi versi ancora troppo ingenua, per scoprire cosa si nasconde sotto la superficie. Ottima prova di Rosamund Pike, splendida e professionale; bravissimo anche l'inossidabile Robert Duvall, nel ruolo dell'ex sergente dei Marines nonché gestore di un poligono di tiro.
Poco convincente, invece, è David Oyelowo nel ruolo di Emerson... Poco espressivo, sembra a disagio, incapace a vestire i panni dell'investigatore in modo disinvolto.

Scena memorabile: L'inseguimento a tre, con polizia alle calcagna di Reacher che è alle calcagna di un'audi grigia guidata da personaggi coinvolti nel complotto. Specie nel finale, quando Reacher abbandona l'auto un attimo prima che la polizia riesca a chiudergli le vie di fuga. E'... geniale!

Nel complesso è un film ben fatto, diverte e tiene incollati allo schermo perché gli indizi sono forniti col contagocce. Un intrigo ben costruito dove a un certo punto non si sa più di chi sospettare.

Bello. Da vedere.



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mercoledì 25 novembre 2015

Scatto in Live View - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Oggigiorno tutte le reflex hanno acquisito dalle Mirrorless, e anche dalle compattine, la possibilità di eseguire scatti in live view, ovvero mirando direttamente dal display, piuttosto che dal tradizionale mirino.

Si tratta di una funzionalità molto discussa che ha generato un interessante dibattito tra i fotografi di vecchia scuola, e quelli di ultima generazione. Dibattito acceso e, a mio parere, un pochino sterile, visto che la funzione è implementata. A ogni modo vediamo di affrontare la questione dal punto di vista tecnico, lasciando alle tifoserie il loro mestiere.
Il live view ha pregi e difetti.
Partiamo dai difetti:
  • L'ergonomia della macchina è pensata per lo scatto attraverso il mirino. Fare una foto in live view, tenendo le braccia distese e osservando il display, è più scomodo e può causare tremori involontari (n.d.r. Visto che le fotocamere reflex hanno un peso non indifferente), e di conseguenza rischiare l'ottenimento foto mosse.
  • L'autofocus è più lento, e un po' meno preciso. Il motivo è semplice. Si tratta di due tecnologie differenti. La messa a fuoco da mirino è basata su una tecnologia chiamata rilevamento di fase. La messa a fuoco da display è basata su una tecnologia chiamata rilevamento di contrasto. Quest'ultima - oggi - è meno precisa, per cui è più lenta nel fornire un settaggio corretto della macchina. Ciò non significa che in un futuro la tecnologia non vada a migliorare.
  • La visione dell'immagine a display può essere disturbata dalla luce ambientale, e soprattutto dal sole. Sappiamo tutti che i display delle fotocamere, anche al massimo contrasto, spesso e volentieri non sono per nulla visionabili.
  • Il consumo di batteria. Ovviamente il display acceso riduce di molto l'autonomia della fotocamera. In fondo a questo articolo troverete due tabelle, relative alla EOS700D, in cui si evince la notevole differenza tra le due modalità di scatto.
I pregi:
  • La possibilità di eseguire scatti in modo più comodo, specie se la fotocamera è dotata di un display orientabile. L'immagine qui di seguito, presa dal manuale della EOS, mostra alcune situazioni tipiche dove l'uso del live view è conveniente rispetto allo scatto attraverso il mirino tradizionale.

  • Lo scatto in live view permette di vedere tutti i parametri di scatto in tempo reale. Alcune fotocamere sono persino in grado di dare un preview della foto risultante in base alle impostazioni selezionate. Soprattutto, c'è la possibilità di vedere in tempo reale l'istogramma dei livelli, tramite il quale è possibile valutare con maggiore precisione l'esposizione dell'immagine, e di conseguenza correggere il tiro prima di eseguire lo scatto.
  •  E' possibile ingrandire l'area di messa a fuoco, così da valutare meglio la misurazione dell'esposimetro, ed eseguire regolazioni più precise.
Anche in modalità live view è possibile sfruttare i sistemi di scatto in automatismo, semi-automatismo (priorità di tempi, priorità di diaframma), e manuale. 
Il sistema Autofocus della macchina lavora in modalità differenti a seconda delle preferenze dell'utente.
  • Inseguimento. Questo metodo è comodo per i soggetti in movimento. Va messo a fuoco il viso del soggetto. Se questo si muove, il sistema AF lo segue automaticamente.
  • Flexizone - Multi. Il sistema prende in considerazione fino a 31 punti differenti per la messa a fuoco (dati relativi alla mia EOS700D). Questi punti servono a coprire un'area estesa dell'immagine, così da effettuare una misurazione migliore della luce.
  • Flexizone - Single. In questo caso si una un solo punto di misura per la messa a fuoco. E' utile quando si vuole che solo il soggetto sia a fuoco.
  • Modalità Veloce. La parola dice tutto. E' una messa a fuoco veloce, e va ad ovviare al problema citato in precedenza tra i difetti del live view. In pratica si inquadra l'immagine, si mette a fuoco, e per un istante la macchina congela la visione da display, per usare il metodo di Autofocus attraverso il mirino (n.d.r. non dovrete guardare attraverso il mirino, vi basta attendere tenendo ferma la fotocamera)
    Se si pensa di voler sfruttare lo scatto in live-view, è preferibile scegliere una reflex con display orientabile.
La messa a fuoco viene realizzata alla solita maniera, premendo a metà corsa il pulsante di scatto. Le fotocamere con display touchscreen sono in grado di mettere a fuoco, e scattare l'immagine, anche col 'tocco' del display. In quest'ultimo caso la funzione è molto utile perché si può indicare alla macchina quale zona dell'immagine usare per mettere a fuoco semplicemente toccando l'area desiderata.
La messa a fuoco attraverso il touchscreen avviene in modalità automatica. Quando si tocca una parte del display, la macchina mette a fuoco quel punto ed esegue lo scatto senza bisogno di un ulteriore tocco.
Rimane solo da prendere in considerazione il problema batteria. Terrò come riferimento la mia EOS, che con un pieno di batteria è in grado di scattare circa 550 foto.


Utilizzare il display in live view comporta un drastico calo di prestazioni. Il display, e il sistema AF ad esso annesso, consumano molta più energia di quanto accade quando si utilizza il mirino tradizionale. Il risultato è evidente, con un pieno di batteria si ottengono solamente 200 foto.


Una Canon EOS700D con Battery Grip
Si tratta di un parametro molto importante da tenere in considerazione perché l'autonomia della fotocamera è forse uno dei principali limiti del fotografo. Nel caso non si potesse ovviare in altro modo, si può pensare a un Battery Grip
Questo accessorio (che nelle reflex professionali è inglobato nel corpo macchina) viene applicato sul fondo della reflex ed è in grado di alloggiare due batterie standard della fotocamera, nonché - eventualmente, e in casi di emergenza - persino 4 batterie stilo AA.
Questo dispositivo possiede i comandi di scatto duplicati, e funge persino da impugnatura, nel caso si voglia fare fotografie tenendo la macchina in verticale. Ha quindi molte frecce al suo arco. L'unica pecca è che questo dispositivo rende la fotocamera più ingombrante, e soprattutto più pesante.



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martedì 24 novembre 2015

Si rispetterebbe più il corpo se...

Glauco Silvestri
Se la testa delle persone fosse dove sono i piedi, si rispetterebbe di più il corpo, guardandolo dal basso in alto.

La ventisettesima città (Einaudi tascabili, Jonathan Franzen)
Evidenziazione Pos. 7507-8  | Aggiunta il lunedì 29 aprile 13 08:27:17 GMT+02:00

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lunedì 23 novembre 2015

L'elenco Telefonico degli Accolli - #Comics #Recensione

Glauco Silvestri
Cosa sono gli accolli? ZeroCalcare ce lo racconta con il suo stile ironico e fracassone, col suo gergo romano, con la sua simpatia. L'elenco Telefonico degli Accolli è la nuova raccolta di strisce provenienti dal suo blog, in esso ci si anticipa l'arrivo del Film ispirato a La Profezia dell'Armadillo (con Valerio Mastrandrea), ci racconta la sua esperienza col Premio Strega, ma soprattutto racconta il peso delle responsabilità, il modo in cui lui le affronta, o le schiva, o crede di schivarle.

Molte strisce già le conoscevo, alcune forse mi erano scappate, altre ancora mi erano passate di mente. A ogni modo questa raccolta torna al brio del suo primo volume. Ho riso a crepapelle, senza riuscire a trattenermi, e vi assicuro che è stato un briciolo imbarazzante perché... Perché ho deciso di leggere questo fumetto nella sala d'aspetto di un ospedale, mentre attendevo di fare degli esami, mentre attendevo gli esiti degli esami, insomma, stando lì per parecchio tempo. E ridere in una sala piena di persone che magari non sta bene, ha delle preoccupazioni, o più semplicemente è nervosa per l'attesa, o perché è in ritardo sul lavoro, o ha i suoi 5 minuti... be', è un problema, almeno per me.

Ma ho riso davvero tanto. Mi è piaciuto l'uso, come collante tra le singole strip, di un cammino verso il Monte Fato, portando con sé tutti i fardelli di una vita, camminando sulle uova, cercando di non cadere, di non rompere le uova, e di raggiungere la vetta nella speranza di alleviare i propri problemi. Mi è piaciuto scoprire che in cima non c'è alcun luogo dove buttare i fardelli, bensì una chioccia enorme che non fa altro che produrre uova, e guidare le anime in pena. Mi son piaciute le metafore, il suo modo scherzoso di affrontare temi importanti. Ho amato il prendere in giro il web, specie in occasione della morte di uno famoso. Ho vissuto appassionatamente il suo racconto del momento in cui si rende conto di non essere più un ragazzino, quando all'improvviso le persone ti danno del 'lei', ti chiamano 'signore', e l'intero mondo ti crolla addosso perché ti rendi conto che sei diventato grande, e non sei ancora pronto per esserlo veramente.

Molto bello, con 45 tavole inedite, e uno stile che ritorna alle origini, dove si narra la quotidianità, le esperienze di vita, il tutto con una ironia davvero unica e geniale.

Da leggere, assolutamente.


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sabato 21 novembre 2015

Bologna - #ebook #Letture

Glauco Silvestri
Tutte le città del mondo hanno una loro storia da raccontare. Tutte quante hanno delle unicità che possono renderle teatro di vicende altrettanto uniche. Non è un caso che, spesso, sia in narrativa che in altre forme d'arte, la location diventi una sorta di personaggio da raccontare. In alcuni casi la location diventa 'il' personaggio da raccontare, in altri invece è la comparsa, o la spalla, che valorizza il protagonista, o la vicenda.
Città, paesi, regioni... Metropoli americane, megalopoli asiatiche... Piccoli accampamenti nei luoghi più remoti di questo pianeta, è probabile che ogni luogo abbia un romanzo, un racconto, un film, un quadro, una qualunque forma espressiva che la ritragga.

Bologna, nel suo piccolo, è entrata nel cuore di molti artisti, sia italiani, sia stranieri. E' una città dai mille risvolti, e dai mille misteri. E' un luogo dove ancora si respira l'aria di un'epoca antica, e dove allo stesso tempo si può toccare la modernità. Appare anacronistico osservare gli enormi autobus arancioni mentre attraversano le strette vie medievali del centro, così come ha un'aria mistica la presenza delle due torri, esattamente nel fulcro dell'abitato, che si dirama a raggiera verso l'esterno, con uno schema per nulla casuale, e molto diverso rispetto agli altri centri storici cittadini italiani, spesso disegnati dalle strutture precise e razionali degli avamposti romani che diedero vita agli agglomerati urbani di origine.
Bologna è il luogo ideale dove nascondersi.
Lo diceva Grisham, qualche anno fa, quando scelse il capoluogo emiliano per ambientarvi un suo romanzo.
Bologna è il fulcro del nostro bel paese, la sua stazione taglia in due il Nord e il Sud, e accentra ogni collegamento con le due italiche realtà. La sua università è antica, la più antica del mondo. Fu fondata nel 1088, e ancora oggi gode di ottimo prestigio ovunque. L'arte, a Bologna, è ben rappresentata in ogni epoca, sia nella musica (n.d.r. Cito Lucio Dalla giusto per dirne uno), sia nella pittura (n.d.r. Cito Guido Reni solo per dirne uno), nel cinema (n.d.r. Cito Pupi Avati, sempre per dirne uno), e in letteratura (n.d.r. Cito Carlo Lucarelli, giusto per dirne uno). Non bisogna dimenticare che è la città dei Papi, tra cui Gregorio XIII, quello che ci diede l'attuale calendario. Fu patria di grandi scienziati (n.d.r. Come non citare Guglielmo Marconi), e terra di motori... Soprattutto a due ruote, e non mi dite che non sapete da dove proviene la Ducati.

Bologna è soprattutto nota per i suoi portici, la cui estensione è maggiore di qualunque altra città; per le torri, molte delle quali - oggi - sparite per motivi urbanistici; per le sue acque sotterranee; per le sue 12 porte medievali, orientate come i segni dello zodiaco; per la Madonna di San Luca, una madonnina nera che si narra sia giunta direttamente da Israele; per San Petronio, i cui lavori furono bloccati dalla curia, ma che se fosse stata terminata, sarebbe diventata più grande di San Pietro a Roma... Mentre con le dimensioni attuali, se non erro, è la sesta chiesa più grande d'Europa, la quarta in Italia, ma rimane comunque unica per la sua meridiana astronomica, la più lunga in assoluto. 

Bologna è anche l'ambientazione di un romanzo del già citato Grisham, The Broker, e del simpatico Ispettore Coliandro...
Ce ne sarebbe da raccontare su Bologna...
Che un solo articolo non basterebbe.  E difatti non basta!
E' forse per questo motivo, più che per il fatto che ci sono nato e ci vivo, che questa città è diventata l'ambientazione di molti dei miei racconti.

E' il fulcro di 31 Ottobre, thriller dalle sfumature oniriche nonché mistiche, dove si richiamano le origini in parte celtiche della città. E per quanto sia ambientato a Roma, Il Contributo, il suo seguito naturale, non può che richiamare le tinte fosche dell'altro romanzo.
Stessi personaggi, ma un tema più allegro e spensierato, ci mostrano la città con gli occhi di un detective un po' goffo e un po' no, capace di risolvere casi irrisolvibili, e a volte di combattere il sovrannaturale, oltre che al male comune di noi mortali. Parlo ovviamente de Un Pacco, Tre ragazze, e Un Ginseng. Titolo surreale per una vicenda altrettanto surreale. 

Il sovrannaturale permane in una breve antologia, un omaggio alle tematiche classiche dell'horror, dal titolo Bologna Trema... E non solo in quelle pagine, visto che L'albero dei Corvi ci proietta nel piccolo paese alla periferia della città, dal nome inquietante di Tombe, ove una ragazza, una liceale, è predestinata a combattere i vampiri. Un evidente omaggio a Buffy, la cacciatrice di vampiri, ma molto più crudo e sanguinolento. Prima di leggere questo ebook, è il mio consiglio spassionato, bisognerebbe visitare il blog dell'eroina di questa storia, pagina web dove potrete conoscere meglio ogni intricato risvolto della vicenda.

E ancora questo percorso nel mondo dell'horror non termina, perché un'altra pubblicazione ha le radici nella città di Bologna, e ci racconta le vicende di un gruppo di appassionati alla lettura, a cui si risvegliano antichi istinti, e si trovano costretti a dividersi in due fazioni, e lottare l'una contro l'altra, per la sopravvivenza, e per spartirsi il bottino di sangue degli umani, dei bolognesi, cibo prelibato per le loro fauci. E' Il Clan delle Penne, questo ebook sanguinoso e sanguinario, che nulla ha di ché spartire, forse, con i tanti gruppi di lettura presenti in città... Forse!

Non si può dimenticare Sanguinem, una vicenda suddivisa in tre epoche storiche ben distinte, partendo dalla fine dell'impero romano, passando per l'avvento dell'anno 1000, per poi concludersi ai giorni nostri, o poco più oltre. Sempre di vampiri si parla, ma in questo caso il vampirismo è visto come malattia, come morbo da curare, o per lo meno, da isolare. Un morbo che però viene utile in occasioni inaspettate, e che per alcuni, più che male da sconfiggere, è un dono da accogliere.


Visto che Bologna è la terra dei Papi, ma è anche il primo comune che ottenne l'indipendenza 'politica' dalla chiesa cattolica, io vi ho voluto ambientare alcune storie che parlano di divinità. La prima è La taverna di Dioniso, ove trasformo la città turrita in un rifugio per le divinità greche fuggite dall'Olimpo. La seconda è in realtà una trilogia, in cui si narra un ipotetico incontro, e scontro, tra angeli e demoni, tra il figlio del diavolo e il figlio di Dio. Sono Adamo, Eva, ed Elah i tre racconti di cui parlo. Nell'insieme una storia che potrebbe far riflettere, rabbrividire, e con un finale probabilmente inatteso per i più scafati in questo genere di narrativa.

Ma comprendo anche che alcuni lettori non amino questo tipo di vicende, e cerchino il mondo reale, che di crudeltà ne ha molte senza doversi inventare mostri e creature infernali. Non c'è bisogno di scomodare le divinità, e neppure i diavoli, quando l'animo umano racchiude già tutto ciò che serve. In Catene ne è l'esempio lampante. E' la storia di una ragazza, una giovane prostituta, che ha iniziato il mestiere per raggiungere l'agiatezza velocemente, ed è rimasta invischiata tra le maglie dello sfruttamento della prostituzione. Picchiata, umiliata, l'intraprendenza della giovane donna è presto schiacciata da forze soverchianti, dalla cattiveria degli uomini, o dalla loro mesta cecità. Un tema crudo, difficile, e dal finale, probabilmente caustico, ma inevitabile.

Ma non posso lasciarvi con l'umore sgualcito da trame che mettono in cattiva luce l'essere umano. Ci vuole un po' di gaiezza, e Gli uomini in Bianco è forse il titolo giusto per chiudere questo percorso di lettura. La vicenda parte da Bologna, e termina a Bologna, ma gira per il mondo come un agente segreto davvero speciale, per quanto goffo, improvvisato, e alle prime armi. Del resto l'agenzia che lo recluta non è da meno, ma gli elementi che la compongono sono speciali, davvero speciali. Il romanzo, se di romanzo stiamo parlando, mi riporta ai tempi del mio primissimo blog, tanto che alcuni dei personaggi sono ritratti a immagine e quasi-somiglianza dei miei lettori più assidui, per lo meno di quegl'anni. Fu il desiderio di omaggiarli che mi spinse a scrivere questa strana vicenda, ove ognuno di questi caratteri si mostra con le peculiarità dei blog di loro proprietà. Il mix è surreale, imperdibile, forse unico. Di sicuro diverte, per lo meno, distrae dalla realtà, che a volte può davvero opprimere.

E con queste parole giungo al termine di questo articolato percorso di lettura, che sfruttando la città turrita come ambientazione, affronta le tematiche più disparate, e offre molti altri spunti per ulteriori letture ove Bologna è protagonista. E non solo, offre un'idea su come affrontare le vostre prossime letture, creando magari nuovi percorsi ove un'altra città diventa location e personaggio, così da vivere il libro, o i libri, non solo per la storia che raccontano, ma anche per il luogo in cui esse si svolgono.

Come sempre, buona lettura.



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venerdì 20 novembre 2015

Spy - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quanta voglia che avevo di rivedere Spy. Mi aveva divertito parecchio al cinema e volevo che questo titolo rientrasse nella mia videoteca personale, perché - insieme a True Lies - son convinto che sarà una pellicola longeva, che difficilmente annoierà anche in futuro.

La storia: Susan Cooper è una normale analista della CIA e lavora duramente dietro le missioni più pericolose condotte dall'Agenzia. Quando il suo partner è disperso e un altro agente è compromesso, si offre volontaria per infiltrarsi sotto copertura per cercare di vendicare la perdita del suo partner, e per prevenire un disastro globale visto che il commerciante di armi che ha eliminato il suo partner sta per vendere delle bombe atomiche a dei terroristi. Il problema è che Susan non è la classica spia; non è alta, snella, agile, elegante, e letale. Lei è grassottella, col viso paffuto e dolcissimo. Tutti credono che la sua entrata in azione sarà una vera e propria tragedia. E invece...

Jason Statham è diventato il mio idolo. Lui che sempre ha fatto il macho in film di azione pura; lui che - credo - mai ha interpretato ruoli differenti da quelli ove regnano esplosioni e coltelli affilati; lui è il re di questa pellicola. Fa l'agente CIA, ovviamente, ma è quello che esagera sempre, quello che fa il gradasso, quello che 'risolve lui la situazione' e invece la incasina. Lui è un vero spettacolo in questa pellicola, è perfetto per far calare la tensione con una risata, e la sua interpretazione magistrale ben si accoppia con l'improbabile agente Cooper, anche lei eccezionale, interpretata da Melissa McCarthy.
E bisogna parlare anche di Jude Law, ottimo anche lui nella strana interpretazione che deve dare al suo personaggio, che forse è più affine al classico agente segreto, ma pure lui con atteggiamenti - a volte - fuori dalle righe.
E che dire dell'agente CIA di Roma? Non vi rivelo nulla, dovete scoprirlo da soli!

C'è tantissima carne al fuoco. La trama è solida e funziona bene. L'intrigo è a più livelli, il film non è una banale commedia come poteva essere Johnny English. Tutto funziona davvero a meraviglia. Diverte, entusiasma, e seduce. 

E' adatto a tutti, dal bambino, al macho, alla famiglia intera. Lo consiglio. Assolutamente da vedere.


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giovedì 19 novembre 2015

Cronache di Mondo 9 - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Ma quanti premi ha ricevuto Dario Tonani per questo sua saga? Tutto è nato da un racconto, Cardanica, e poi si è evoluto in una serie di vicende, autonome, ma collegate, ambientate in questo strepitoso Mondo 9. Un successo incredibile, per certi versi, e tanto sperato perché qui si ha qualcosa di veramente nuovo, una boccata d'aria fresca, un mondo davvero originale e diverso da tutto ciò che la fantascienza ci ha dato fino a oggi.
E' però ovvio che non è tutto oro quello che luccica, ne parleremo più avanti, ma di sicuro la premessa è davvero dirompente.
Cronache di Mondo 9 raccoglie tutto ciò che è stato scritto da Tonani e ambientato su Mondo 9. Sono diversi racconti autoconclusivi, alcuni più brevi, altri più lunghi. In ogni racconto Mondo 9 si arricchisce di dettagli, ma già in origine è davvero affascinante.
Più che parlare dei racconti, è di Mondo 9 che bisogna discutere. Si tratta di un mondo molto particolare. Ovviamente è abitato da umani, ma non solo. E' desertico, per lo più, anche se esistono i mari, e le montagne. Gli uomini vivono in avamposti che fungono da stazioni di servizio per le grosse navi che solcano le sabbie. Questi colossi meccanici hanno vita propria, sono macchine che si nutrono, in un certo verso, di vita, attraverso gli esseri viventi. Sono loro - forse - ad aver creato un morbo che lega la carne e il metallo. Molti marinai ne sono infetti, grazie a ciò riescono a comunicare con le macchine che governano, per colpa di ciò, lentamente, finiscono per diventare parte delle stesse navi. Navi che sono in guerra tra loro, hanno fame di anime, di metallo, di cuori. Si tratta di mezzi enormi, possenti, ma mai in perfetto stato. Perché i deserti non sono sabbie inerti. Sono abitati dai mangiaruggine, piante che si nutrono di metallo, e non vi posso mica svelare tutto, no? Già questo è sufficiente per far capire quanto sia originale questa ambientazione.

Però... Il fatto che Mondo 9 sia nato da un racconto si sente. Il libro raccoglie tutto ciò che è stato scritto e ambientato su Mondo 9, come già vi avevo anticipato. Il problema è che le vicende tendono un pochino a ripetersi, un po' a gioco forza, per far comprendere al lettore il mondo in cui tutto accade, un po' perché c'è uno schema che si ripete per un 'problema' di fondo. La cosa affascinante è la guerra tra i grossi leviatani del deserto, la guerra tra le macchine, tra metallo e metallo. Gli uomini sono solo delle comparse. Ma le vicende sono raccontate con gli occhi dei personaggi, per cui, si ha sempre una macchina e due umani, ovviamente contagiati dal morbo, magari non tutti e due, ma un tramite per il dialogo c'è sempre. Ritorna spesso la Robredo, un colosso dei deserti, per poi essere messa in ombra da navi ancora più grandi, e via così. Il tema è la sopravvivenza, la guerra... Vicende che si ripetono, in un certo qual modo, e alla lunga annoiano.
Si riprende alla fine, con la storia della Miserable, l'unica nave capace di volare. Qui appaiono nuovi personaggi, i Mechardionici, e c'è una vera mission da seguire. Insomma, la trama si fa più complessa e ricca, per quanto poi sfumi lasciando le aspettative a metà, per lo meno le mie...

Insomma: Interessante. Va letto perché è qualcosa di nuovo. Al termine del volume c'è una breve intervista all'autore, dove si annuncia l'arrivo di un vero romanzo ambientato su Mondo 9. Ecco... Quello probabilmente andrà a sistemare i problemucci di queste prime opere, che comunque vanno premiate, e lo meritano davvero.


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mercoledì 18 novembre 2015

Il Corredo Fotografico (parte 2) - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Questo argomento è già stato affrontato in passato. In quella occasione descrissi ciò che utilizzo nella mia attività di fotografo amatoriale. Ho parlato di obiettivi, e in quali ambiti li utilizzo, cosa porto sempre con me, cosa uso saltuariamente. E' probabile che, estrapolando quanto detto in quella prima occasione, la cosa più importante data è che bisogna trattenersi da una dispendiosa corsa all'acquisto.
E' preferibile valutare esattamente ciò di cui si ha veramente bisogno, piuttosto che spendere denaro acquistando attrezzatura che magari non si riuscirà mai a sfruttare.
L'intera gamma di prodotti Canon
Prendendo quando detto sopra come postulato imprescindibile, proviamo a concentrarci su cosa serve realmente in base al tipo di fotografie che si vuole fare, e cosa no. L'esperienza acquisita con le tecniche di fotografia affrontate fino a questo momento ci verrà sicuramente d'aiuto.

Foto Paesaggistiche.
Un grand'angolo è d'obbligo. 
Se possedete una APS-C ricordatevi del fattore di crop, perché potreste pensare di acquistare un grand'angolo e finireste per avere tra le mani un'ottica media. Faccio un esempio? Un 22mm con il fattore di crop delle Canon (n.d.r. 1,6) diventa 35mm.
Un tele di media lunghezza è consigliabile.
A volte, per fotografare un paesaggio è utile guardare lontano, piuttosto che avere una visione ampia. Diciamo che un 200mm è più che sufficiente.
Un filtro polarizzatore potrebbe essere utile, così come anche un filtro ND. Il primo è perfetto per ridurre gli effetti dovuti all'umidità nell'aria, così da rendere le immagini più nitide. Il secondo potrebbe diventare interessante per scattare foto alle sorgenti d'acqua, magari con tempi lunghi, senza rischiare fotografie sovraesposte.
Treppiede e comando remoto sono un must-have imprescindibile. Utilissimi in condizione di scarsa luminosità, e nell'eventualità che si voglia utilizzare la posa B.

Foto Ritratto.
Un 50mm bello luminoso. Se avete una APS-C vi tocca scegliere un 35mm, sempre a causa del fattore di crop. 
Può essere interessante uno zoom 35-80mm in modo da avere un po' di lunghezza focale da sfruttare per avvicinarsi, o avvicinarsi al soggetto.
Serve un flash, e no... Non basta quello incorporato nella macchina. Le luci devono essere perfette. Varrebbe la pena pensare anche a dei pannelli riflettenti.
Treppiede e comando remoto, anche in questo caso, vengono molto utili.

Macro Fotografia.
Un obiettivo Macro. Pare evidente, no? Però sono obiettivi che costano davvero molto. Se non ci si può permettere uno di questi gioielli, è necessario scendere dall'Olimpo e pensare all'acquisto di accessori che possono simularne l'effetto.
Le Lenti Close Up possono essere una discreta alternativa, così come anche i tubi di prolunga
Un flash può fare la differenza, così come un kit per comandarlo da remoto, senza montarlo sulla slitta della fotocamera, per poter scegliere la posizione migliore per la sorgente luminosa.
Treppiede e comando remoto, anche in questo caso, possono risultare utili.

Foto Naturalistiche, e Animali.
Ci vuole un bel teleobiettivo. Più lontano va, meglio è. Gli animali non amano essere disturbati, e soprattutto, chi ama questo tipo di fotografia vuole immortalare i propri soggetti nel loro ambiente naturale, e non disturbati dalla propria presenza. Il tele dovrebbe essere molto luminoso, oppure ci vuole una reflex che tenga bene gli ISO alti. La reflex deve avere anche una raffica veloce, in modo da dedicare tanti scatti a un singolo attimo, e di conseguenza trovare poi la foto perfetta.
Ci vuole un treppiede, il comando remoto, e tanta tanta pazienza.

Fotografia Urbana.
Le foto migliori sono quelle che si catturano quando il soggetto non si accorge del fotografo. Per questo motivo l'attrezzatura non deve essere troppo appariscente. Ci vuole una reflex piccola, una APS-C o una mirror-less, e un obiettivo pancake, a focale fissa, sottili sottili, magari anche luminosi.
Un 22mm, un 35mm, un 50mm... Sarebbero tutti perfetti. Ricordatevi del fattore di crop.
Niente treppiede, niente telecomando. Al massimo un cavalletto di quelli piccoli, tascabili, da sfruttare senza gridare al mondo 'ehi, vi sto fotografando, mettetevi in posa!'
Nell'eventualità, può diventare interessante un teleobiettivo con una estensione ampia, di quelli 'tutto fare', che non sono molto ingombranti, e allo stesso tempo offrono l'occasione di 'entrare nella scena' rimanendo in una posizione defilata.
Un filtro Polarizzatore potrebbe avere la sua utilità, magari per eliminare riflessi indesiderati, o la perdita di nitidezza a causa dello smog, o dell'umidità nell'aria.
Viaggiate leggeri, siate discreti.

Fotografia di Viaggio.
Qui diventa complicato. L'ottimale è un teleobiettivo ad ampia estensione, che possa comprendere sia un grand'angolo, sia uno zoom abbastanza profondo. Sono obiettivi pratici, con qualche limite nella qualità delle immagini, ma davvero comodi da portare in giro. Ammetto che io preferisco tre zoom con estensioni brevi, si ottengono foto migliori, però si passa parecchio tempo a cambiare ottica, e se bisogna cogliere l'attimo... E' un bel problema.
Treppiede? Meglio un GorillaPod per reflex, che si adatta a ogni situazione.
Il filtro Polarizzatore potrebbe venire utile. E forse anche il filtro ND.

Fotografia Architettonica.
Aprite il portafogli, perché serve un obiettivo tilt-shift. Sono obiettivi che permettono di decentrare il punto di fuoco, e di basculare sul proprio asse. Questo tipo di obiettivo permette di annullare il tipico effetto convergente dovuto alla prospettiva quando si fotografano palazzi o costruzioni molto alte.
Non pensate neppure un momento che sia sufficiente un buon grand'angolo.  Questo tipo di obiettivi distorce troppo le immagini. Al massimo potete divertirvi con un Fish-eye, sono divertenti da usare, ma di sicuro ciò che otterrete non sono immagini adatte alla fotografia architettonica.
Se non potete permettervi questo tipo di ottiche, allora conviene concentrarsi sui dettagli architettonici. In questo caso potreste ottenere buoni risultati con un teleobiettivo di media estensione. In questo caso, poi, anche un Filtro Polarizzatore potrebbe diventare utile.

Fotografia Astronomica.
Ci vuole un obiettivo davvero luminoso.
Ci vuole un teleobiettivo con estensione lunga.
Treppiede e comando remoto sono un must-have imprescindibile. Utilissimi in condizione di scarsa luminosità, e nell'eventualità che si voglia utilizzare la posa B. Meglio ancora se dotato di inseguitore astronomico. La Vixen produce un kit davvero interessante. Se poi il budget è illimitato, la Canon produce una fotocamera studiata appositamente per questo tipo di fotografia, la EOS 60DA.

E con questo si è detto più o meno tutto. 
Quanto scritto sopra non va inteso come un testo sacro da seguire senza porsi dei dubbi. L'idea principale è quella di ridurre al minimo la propria attrezzatura, imparare a sfruttarla al meglio, e focalizzarsi sul percorso fotografico che si vuole seguire. E' ovvio che è meglio partire col profilo basso, fare esperienza, e costruire il proprio corredo un passo alla volta, senza fretta, facendo esperienza e cercando di capire esattamente cosa è necessario, e cosa è superfluo. L'importante, poi, è divertirsi.


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martedì 17 novembre 2015

Io sono importante.

Glauco Silvestri
I suoi messaggi erano conformi alle circostanze. La scienza è importante, faceva capire. Gli sport sono importanti, i boy scout sono importanti. Gli scacchi sono importanti. I diritti civili sono importanti... Dovunque andava c’erano telecamere e giornalisti, ed erano loro che trasmettevano il suo messaggio ai giovani: io sono importante.

La ventisettesima città (Einaudi tascabili, Jonathan Franzen)
Evidenziazione Pos. 6096-98  | Aggiunta il martedì 23 aprile 13 18:34:35 GMT+02:00

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lunedì 16 novembre 2015

Caro Zio Joe - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo tanto tempo torno a citare Micheal J. Fox, con l'unico film da lui interpretato, nella mia videoteca, che ancora non avevo recensito. Caro zio Joe è una commedia all'americana, semplice, divertente, dove Micheal J. Fox interpreta - come suo solito - un bravo ragazzo.

La storia è semplice. Lo zio Joe non ha eredi diretti, è molto anziano, e ricco sfondato. Attorno a sé ha una famiglia composta da nipoti e pronipoti, tutti più interessati al patrimonio dello zio che allo zio stesso. I parenti si fanno le scarpe a vicenda, la scena agli occhi di Joe è tutt'altro che rosea. Di carattere estremamente fermo, Joe ha infatti fatto allontanare l'unico parente a cui tenesse per davvero, anch'egli un carattere molto forte, e sempre in contrasto con lo zio.
Preoccupandosi del suo futuro, lo zio Joe inscena una farsa in cui finge di perdere colpi, e si porta in casa la splendida Molly, facendo intendere a tutti che lei sarebbe stata l'unica beneficiaria di tutte le sue fortune. Il parentado, allarmato, si organizza per spartirsi il malloppo, e tenta il colpo gobbo rintracciando il piccolo Daniel, ora adulto, nipotino favorito dello zio perché lo faceva sempre ridere.
Daniel è giocatore professionista di bowling. Sfortunatamente, a causa di un infortunio, non riesce più a vincere e si trova pressoché al verde, e riesce ad andare avanti solo grazie all'aiuto della sua fidanzata, che lavora per una tv sportiva. Le prospettive per Daniel sono solo due... Tornare ad insegnare in un liceo, acquistare un bowling. Nel primo caso il suo stipendio sarebbe sempre stato più basso di quello della sua fidanzata, nel secondo caso avrebbe dovuto investire 300000 dollari nell'affare, soldi che però non ha. Ed è qui che arriva la chiamata del parentado... Sedotto più dal desiderio di rivedere lo zio, che tra l'altro gli aveva insegnato a giocare a bowling, piuttosto che dalla prospettiva dei soldi, decide di andare a trovarlo... 

La commedia ruota tutta attorno all'avidità. I sentimenti sono espliciti, tutto è tirato all'estremo per rendere la storia un briciolo divertente. Fox ci mette del suo, è bravo, ma ancor più bravo è Kirk Douglas, ancora davvero arzillo davanti alle telecamere. La commedia ruota anche intorno alle splendide forme di Olivia d'Abo, che senz'altro ricorderete in Conan il Distruttore.

Carino, niente di speciale, ma ottima per intrattenere in una serata piovosa.


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sabato 14 novembre 2015

The Big Kahuna - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tre attori, una stanza d'albergo, punto! The Big Kahuna è un grande viaggio nella psicologia umana. I tre personaggi sono molto differenti tra loro, sia come età, sia come carattere, sia come esperienze di vita. I tre personaggi lavorano per la stessa compagnia, vendono lubrificanti industriali, e hanno organizzato una sorta di meeting per cercare di arpionare il pezzo da 90, il cosiddetto Big Kahuna. 

Phil, un immenso Danny de Vito, è un uomo a fine carriera, con grande esperienza, stanco per le mille vicissitudini che gli sono capitate, pacato, riflessivo. Larry è adrenalinico. Non smette mai di parlare, ha una visione nefasta del futuro, non gli va mai bene nulla. Lavora da anni con Phil, e tra loro c'è una buona amicizia. Il terzo e Bob, giovane rampante, religioso, fa parte del settore ricerche ed è stato aggregato alla coppia per fare esperienza.

Il grande Kahuna è Dick Fuler, ricchissimo, inavvicinabile. Phil e Larry ci provano da anni... Sperano di fare il colpaccio. Ma alla convention Fuler non si vede... O meglio, i due non lo vedono. Bob, invece, ci parla a lungo. Peccato solo che gli altri due non lo hanno informato a dovere, e riferendosi sempre a Fuler come il grande Kahuna, il ragazzo non ha idea di aver di fronte la gallina dalle uova d'oro.
E' per questo che, finita la convention, Phil convince il ragazzo ad andare a una sorta di festa privata dove Fuler si è recato, e dove il ragazzo è stato invitato in modo informale. Deve solo andare là, dare i biglietti da visita a Fuler, e tornare indietro.
Titubante, Bob esegue il consiglio... E scompare per tutta la notte, lasciando i due amici a riflettere sulle loro vite, su Dio, sull'amicizia e gli affetti. Quando Bob rientra e racconta di aver parlato di religione con Fuler per tutta la serata, Larry esplode con una rabbia incontrollata. L'affare è andato a monte... Ma quando poi la mattina rivede Bob e Fuler che parlano amabilmente tra loro, capisce che il ragazzo ha stoffa, e sorride.

Ho fatto spoiler perché la trama del film è semplice e non ha particolari colpi di scena. Ciò che rende importante questo film è l'analisi introspettiva dei tre personaggi, dove Bob è solo l'innesco di una serie di discussioni che scendono molto in profondità nell'animo umano. Il tutto è contornato dal background dei personaggi, ognuno molto differente dall'altro, i quali mettono a nudo le loro forze, le loro debolezze, l'incertezza e... Per qualche ora della loro vita si tolgono la maschera per svelare il loro proprio io.

E' un film molto profondo. Da non sottovalutare la sigla finale: seguite il consiglio, ascoltatela fino in fondo. Ascoltatela spesso. Ve la metto qui sotto, in italiano.





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venerdì 13 novembre 2015

9 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era tanto che volevo vedere questo film di animazione. Ne avevo sentito parlare a lungo, quando uscì, ma gli eventi si son sempre messi contro di me, e solo qualche sera fa ho avuto modo di vederlo - finalmente!

9 è ambientato in un futuro molto prossimo. Ci racconta la storia di nove creaturine meccaniche dotate di intelligenza. Le loro origini non ci è dato saperle, per lo meno all'inizio, ma pian piano si dipana la nebbia e si scopre l'origine nefasta del mondo in cui vivono, un luogo fatto di devastazione, rottami, inquinamento, pericoli, e nessuna forma di vita, tranne ovviamente loro nove.

Le nove creature si chiamano con il numero che è scritto sul loro corpo. Nove è il più giovane, e quello meno pavido verso i pericoli del mondo esterno. E' lui che decide di inoltrarsi all'esterno per cercare di salvare un suo compagno, partito per scoprire i misteri della loro esistenza. In questa missione risvegliano una macchina demoniaca, che subito comincia a dar loro la caccia. Questo risveglio, che provocherà la morte di alcuni di loro, ma che li costringerà a uscire dal rifugio che da sempre è stato la loro prigione, vengono a scoprire che ciò che li anima è lo spirito di uno scienziato umano. Questi era anche il creatore della prima A.I., macchina portentosa che però i militari prelevarono con la forza per rendere invincibile il loro esercito e... Conquistare il mondo. Fatto sta che questa macchina, ancora troppo inesperta per capire la differenza tra bene e male, prima obbedisce e si schiera con l'esercito per scatenare una guerra globale, poi si rivolta contro gli uomini per riottenere la libertà. La guerra tra macchina e uomo distrugge l'intero pianeta, rendendolo una sorta di discarica ambientale. La macchina stessa viene disattivata, non si sa bene come, fintanto che i piccoli robot coscienti non escono dal loro nido... E la guerra ricomincia, questa volta per la sopravvivenza.

Davvero bello, ben realizzato, con una CGI strepitosa, una storia complessa, ricca di buoni sentimenti e avventura, ma anche pregna di messaggi contro l'odio e la supremazia razziale. Ha uno stile tetro, per certi versi incute anche qualche brivido, ma la vicenda è davvero ben raccontata. I nove esserini meccanici sono ben pensati, ben realizzati, davvero credibili. 

Si tratta di un Must Have. Guardatelo.


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giovedì 12 novembre 2015

La Rosa Purpurea del Cairo - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Regia di Woody Allen. Film delicato e fantasioso. Trama curiosa. Il film che può attirare la mia attenzione e farsi amare da tutti coloro che, come me, amano il cinema. 

La Rosa Purpurea del Cairo ci racconta la storia di Cecilia. Donna sposata, lavora come cameriera, in un'epoca triste come quella della Grande Depressione americana. Suo marito la tradisce, la picchia, è disoccupato, e gioca ai dadi. Lei ama il cinema, è il suo rifugio dalle brutture della sua vita, per cui ogni volta che può si reca nella sala del quartiere per vedere la Rosa Purpurea del Cairo, il suo film preferito. Una sera di una giornata mesta, durante la quale ha perso il lavoro e ha scoperto il marito con un'altra donna, si reca al cinema per consolarsi, e a metà della proiezione uno dei personaggi del film la nota, smette di fare la sua parte, e le rivolge la parola. Poi esce dallo schermo e la trascina fuori dalla sala... Nel mondo reale... Basta poco perché Cecilia si innamori perdutamente di questo personaggio cinematografico. Assieme vivono una avventura sentimentale davvero profonda, e allo stesso tempo piuttosto pudica. Finché, attratto dallo scandalo di quello strano fenomeno, l'attore reale che lo interpreta si reca nella città di Cecilia, e finisce per incontrarla. Lei, perdutamente innamorata del primo, si invaghisce anche del secondo e la storia si complica, tra realtà e finzione...

Questo film ha il premio di Miglior Film alla British Academy of Film and Television Arts Awards... Mica poco! Ed è davvero una pellicola con tutti gli ingredienti. La si può leggere su due piani differenti. Quello della cameriera depressa che cerca rifugio nelle sue fantasie al punto che queste diventano reali, e quello che ci mostra quanto sia labile il confine tra realtà e fantasia. In entrambi i casi, la solidità della realtà piomba inesorabile senza sconti... Ma ciò non è preoccupante perché la fantasia comunque lascia un segno positivo e permette di riprendere il proprio cammino, e di ricominciare ad affrontare le avversità.

Bravissima Mia Farrow, e Jeff Daniels è perfetto per il ruolo dell'esploratore, e allo stesso tempo dell'attore. La regia è semplice e diretta. Fotografia e luci sono perfette. Se pensiamo che è un film di metà degli anni ottanta, è davvero un capolavoro.

Lo consiglio.


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mercoledì 11 novembre 2015

Concetto di EV e STOP - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
C'è una cosa che ammetto di aver dato per scontato fino a questo momento. Durante le lezioni passate avrete letto espressioni in cui si citano termini come STOP ed EV. Questi due termini sono di uso comune nel mondo della fotografia, e in un certo qual modo hanno il medesimo significato, per quanto si distinguano per una sottile differenza.
Vediamo di fare chiarezza, e di capire quando va usato il primo, e quando invece deve essere usato il secondo.
Sia STOP, sia EV, sono indicatori di luminosità. Entrambi indicano una variazione di un fattore due, sia in positivo, sia in negativo.
Cosa significa STOP?
Il termine STOP indica un aumento, o una diminuzione, della luce che raggiunge il sensore in funzione delle regolazioni impostate sulla macchina.

Tutte le impostazioni visionabili da display
sulla EOS700D
Sappiamo che per aumentare, o ridurre, la luce sul sensore della fotocamera dobbiamo agire su uno, o su più di uno, dei tre parametri che regolano l'esposizione di una fotografia (n.d.r. Apertura, Tempo, Sensibilità).
Se decidessimo di aumentare la luce agendo sull'apertura del diaframma, e fossimo a F/5,6, l'aumento di uno stop ci porterebbe all'apertura F/4 (n.d.r. Raddoppiando la luminosità rispetto all'apertura precedente), mentre la riduzione di uno stop ci condurrebbe a F/8 (n.d.r. Riducendo della metà la luminosità rispetto all'apertura precedente).
Analogamente, se volessimo invece agire sulla scala dei tempi e ci trovassimo con un tempo di scatto pari a 1/125", lo aumenteremmo di uno stop portando il tempo a 1/60" (n.d.r. Un tempo lungo il doppio porta il doppio della luce sul sensore), e lo ridurremmo di uno stop settando il tempo a 1/250".
Stesso discorso nel caso si agisse sulla sensibilità. Raddoppiare l'apporto di luce al sensore significa aumentare di uno stop la sensibilità, dimezzarla significa ridurre di uno stop il valore ISO.

E il concetto di EV? 
In ambito fotografico si usa l’acronimo EV per indicare il valore di esposizione (n.d.r. Exposition Value).
In pratica, il valore EV rappresenta l’effettiva luminosità presente nella scena.
Andando sul pratico, il valore EV=0 corrisponde a 2,5 Lux (n.d.r. unità di misura del flusso luminoso che incide sull’unità di area). Questo significa che una scena che ha flusso luminoso per unità di area di 2,5 Lux (ovvero 0 EV) potrà essere correttamente esposta utilizzando un obiettivo con diaframma aperto a F/1 e tempo di esposizione di 1 secondo utilizzando una sensibilità di 100 ISO.

Detto ciò, possiamo dedurre che ogni aumento o diminuzione di 1 EV significa che la scena, o il soggetto inquadrato, riceve rispettivamente il doppio o la metà della luce rispetto al valore di 0 EV.
I valori in EV, riferiti a un ipotetico EV=0, ci vengono indicati dall'esposimetro della macchina, o dall'esposimetro esterno, se lo stiamo utilizzando.
In conclusione, va utilizzato il concetto di STOP quando si parla di regolazioni della macchina fotografica, mentre va utilizzato il concetto di EV quando si descrive l'esposizione della scena che si vuole fotografare.

Nella pratica quotidiana si noterà che i due concetti verranno usati entrambi indistintamente. Da un punto puramente pratico converrebbe utilizzare il solo termine STOP, visto che comunque - parlando di fotografia - si cadrà comunque sempre sulle regolazioni della reflex, piuttosto che sulla luminosità reale di una scena.
Tipica scala di un esposimetro delle fotocamere reflex

Note Pratiche: Le moderne reflex permettono di muoversi anche su frazioni di STOP, e/o di EV. Osservando la scala dell'esposimetro della macchina si nota immediatamente che lo strumento è in grado di ottenere letture, ed indicare correzioni, pari a mezzo EV, o STOP se si parla di correzioni, così come di un terzo di EV, o STOP se si parla di correzioni.


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martedì 10 novembre 2015

Elementi Negativi

Glauco Silvestri
Il denaro puro, come la sessualità pura, erano elementi negativi.

La ventisettesima città (Einaudi tascabili, Jonathan Franzen)
Evidenziazione Pos. 3338 | Aggiunta il sabato 30 marzo 13 17:36:29 GMT+01:00

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