mercoledì 25 novembre 2020

La Panchina Gigante su Monte Pedrazzo

Glauco Silvestri
Arrivo forse con un mese di ritardo nel raccontarvi fotograficamente il percorso ad anello di Prignano Sul Secchia e la Panchina Gigante che compare a metà di questo percorso, proprio sulla cima del Monte Pedrazzo.


Avevamo letto di questa panchina sul giornale, e al primo spot libero da lockdown, una domenica, abbiamo deciso di andare a vederla. Fare escursioni in questo periodo non è proprio comodo. Tra mascherina, distanziamento, locali chiusi... Specie se non si è vicini a casa, diventa una vera 'impresa'. A ogni modo, zaino in spalla carico di tutto il necessario, compresi il mio Parrot Anafi e la fedele TZ-90, nonché l'intero kit per Sansone, siamo saltati in auto e siamo partiti.





L'anello di cui vi parlo non è molto lungo. Sono circa 5 chilometri, per cui lo si potrebbe percorrere comodamente in un'oretta. Ma quando si arriva in cima, a metà del percorso, si finisce per perdere un sacco di tempo per scattare foto allo splendido panorama, e ovviamente alla panchina.
Poi... Aggiungiamo il foliage autunnale, e anche la seconda metà del percorso diventa interessante.




Essendo partiti un po' tardi, durante il nostro cammino abbiamo avuto la fortuna di cogliere la golden hour, ovvero il tramonto, ma allo stesso tempo, di dover chiudere il percorso un po' di corsa per il veloce calare della luce mentre ci trovavamo nella boscaglia (n.d.r. Torcia frontale? Ovviamente dimenticata a casa).





Per questo le foto che vi mostro sono relative al solo primo tratto del cammino... Al rientro avevamo un po' di fretta, e volevamo arrivare all'auto con ancora un briciolo di luce ambientale.


Ciò non toglie che io non abbia documentato il cammino con il solito, fedele, Fimi Palm. Buona visione.





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martedì 24 novembre 2020

Che cosa ci faceva con lei?

Glauco Silvestri
Che cosa ci faceva con lei? Come faceva ad amarla? Eppure l’amava. O, almeno, lei lo faceva sentire triste, sfinito, deconcentrato. Forse c’era un altro modo di descrivere quella combinazione di sentimenti unica e sterile, ma per il momento doveva accontentarsi della parola «amore».


Funny Girl - Edizione Italiana (Guanda Narrativa) (Italian Edition) (Hornby, Nick)




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lunedì 23 novembre 2020

Sogno di Capitano (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
L'oscurità avvolse gli occhi che si erano aperti di scatto. Era stato svegliato da un grido proveniente dall'appartamento sopra il suo. Non poteva vedere attorno a sé ma poteva comunque tendere l'orecchio e apprezzare il tonfo ovattato e martellante che scendeva attraverso le pareti della stanza. Un ritmo preciso, frenetico, accompagnato da gemiti e sospiri. Una sorta di melodia ancestrale che, a intervalli regolari, si sovrapponeva a dei grugniti animaleschi. Rimase qualche istante ad ascoltare e immaginare cosa stava accadendo al piano di sopra. 
Non riusciva a pensare a Nicoletta in quel modo. Lei faceva la maestra delle elementari, una giovane ragazza premurosa e sempre attenta alle esigenze dei bambini. No, non riusciva proprio a immaginarsela nell'intimità con un altro uomo. 
Si mise a sedere, ora riusciva a vedere il debole display fluorescente della sveglia. Mancava giusto una mezz'ora di sonno e non aveva la minima voglia di starsene nel letto a rigirarsi tra le lenzuola, specie con quello che stava accadendo al piano di sopra. Si sollevò, e lentamente, uscì dalla stanza. La luce del pianerottolo investì i suoi occhi ancora intorpiditi. Un lamento, e poi l'oscurità del bagno. 
Aprì il rubinetto dell'acqua fredda. 
Dopo un attimo di esitazione immerse la testa sotto il getto d'acqua gelata. Sicuramente il miglior modo di svegliarsi, o di farsi venire un infarto. 
Una decina di minuti più tardi era in cucina, radio accesa su RTL, latte sul fuoco e biscotti pronti, sul bancone, di fianco a una grande tazza con il castello di Dracula disegnato sopra, comprata in Transilvania l'estate precedente. 
Aveva sollevato la tapparella e ora la casa era illuminata da un debole Sole coperto dalla foschia mattutina. Nella stanza da letto non si udivano più le gesta di Nicoletta. Forse il rumore della tapparella li aveva intimiditi oppure, forse, si stavano crogiolando l'uno sull'altra per riprendersi dall'estenuante amplesso. 
Su RTL, la Benatti rideva di un SMS che era arrivato in studio. Un ragazzo raccontava di essere stato beccato a letto con la sua ragazza dai genitori. Era quello l'argomento della mattina, le peggiori figuracce che erano capitate agli ascoltatori. Lui, nel frattempo, aveva già finito di mangiare ed era tornato in bagno a osservare il suo volto allo specchio. Trent'anni passati, viso giovanile ma con lo sguardo stanco. Barba leggermente accennata, carnagione chiara, capelli corti. Sorrise, fece una linguaccia, si prese in giro, e poi, decise di tenere quel filo di barba da uomo vissuto. Si lavò velocemente e tornò nella stanza da letto. Prese i jeans che la sera precedente aveva appoggiato su una sedia e se li infilò. Aprì l'armadio alla ricerca di un maglione a collo alto. Non aveva voglia di camicie o magliette. Voleva sentirsi libero, sotto i vestiti, come se fosse stato lui ad avere una notte di sesso sfrenato. 
Rifece il letto. Per radio c'era il notiziario. Le solite notizie, politica inconcludente, incidenti stradali, stragi e guerra. Lo sport, ovvero solo il calcio, e poi il meteo. Nebbia su tutta l'Italia con brevi schiarite nel mezzogiorno. Poi l'oroscopo. Spense la radio, infilò gli anfibi, il giaccone e una sciarpa pesante che adoperava sin da bambino. Raccolse le chiavi di casa, quelle della macchina e i guanti di pelle nera. Era pronto per uscire, anche se non ne aveva voglia. 
Si guardò allo specchio posto nel corridoio, si fece coraggio, uscì e chiuse la porta dietro di sé. 

*

L'auto stava percorrendo il solito tragitto. Ormai lo conosceva a memoria, lo faceva da quand'era in suo possesso, ogni giorno, cinque giorni alla settimana, cinquantadue settimane all'anno. Per questo motivo poteva staccare la concentrazione e tentare di prendere coscienza. Facevano tutti così, i suoi compagni di viaggio. Quelli chiusi nel loro universo di latta, in fila indiana, chi davanti e chi dietro alla sua auto. Donne, uomini, gruppetti di persone, tutti in fila, ognuno a pensare, a prepararsi per la giornata di lavoro. 
Nell'altra corsia c'era il solito rappresentante vestito di grigio, una mano al volante, l'altra impegnata a manovrare un piccolo rasoio elettrico. 





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venerdì 20 novembre 2020

PARROT ANAFI FLIGHT: I Calanchi d'Africa

Glauco Silvestri
Il video di oggi vi propone un volo interessante sui Calanchi di Monteveglio. Vi ricordate? Li avevamo visti da vicino poche settimane fa in una escursione lungo il Rio Ramato.
In questa occasione ho voluto sorvolarli con il mio Parrot Anafi, per avere un punto di vista differente, e poter ammirare dall'alto questo paesaggio incredibile.





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mercoledì 18 novembre 2020

OUTDOOR EXPERIENCE: Murale lungo la Via degli Dei

Glauco Silvestri
Centoventuno chilometri. Questa è la distanza da coprire per andare da Bologna a Firenze seguendo la Via degli Dei
Il video che vi propongo, ovviamente, non è relativo a questo cammino, che - chissà - magari un giorno potrei anche tentare... Bensì è dedicato a un Murale, realizzato il settembre scorso del movimento Libertà di Restare, in cui si vuole paragonare il piacere del viaggio così come è inteso da noi occidentali, e le difficoltà del viaggio di chi invece fugge dal proprio paese in cerca di una nuova speranza.
Viaggiare a piedi, per noi, è sport, è un viaggio interiore, una sfida psicologica... Ma per altri esseri umani, lo stesso viaggio è un gesto disperato, di speranza, e pieno di rischi e difficoltà.
Il murale si trova sulla strada che da Badolo conduce a Brento... Non è stato facile trovarlo in quanto avevamo informazioni non troppo precise, e la gente del luogo sembrava ancora più confusa di noi... A ogni modo, ce l'abbiamo fatta.

Il video è stato girato, come al solito, dal piccolo Fimi PalmBuona visione.




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martedì 17 novembre 2020

Chiunque fosse stato quell’uomo...

Glauco Silvestri
Chiunque fosse stato quell’uomo, probabilmente non avrebbe voluto passare tutta la serata ad ascoltare lei che non finiva più di lamentarsi dell’ingiustizia del mondo.


Funny Girl - Edizione Italiana (Guanda Narrativa) (Italian Edition) (Hornby, Nick)


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lunedì 16 novembre 2020

Sanguinem (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
I passi del centurione giungevano soffocati alle orecchie della sentinella di servizio alla Porta Decumana. Il soldato manteneva lo sguardo fisso verso l'orizzonte per nulla preoccupato da quel movimento che gli arrivava dall'interno del Castrum; il suo compito consisteva nel tenere costantemente sotto osservazione la non lontana Via Emilia. Ogni luce, rumore, movimento sospetto avrebbe annunciato l'arrivo del tanto temuto nemico barbaro che era sconfinato in territorio italico già da quasi un mese. 
Voci incontrollate e provenienti da tutte le principali città concordavano che il grosso delle forze avversarie si stava muovendo lungo quella antichissima via, una delle prime realizzazioni dell'Impero e forse una delle più importanti per mantenere vivi i collegamenti tra il centro del potere e i confini più remoti del territorio. 
Lo sconfinamento, la distruzione di molti centri abitati, e la sconfitta sul campo di intere legioni aveva fatto crescere la paura tra i cittadini, e per evitare il panico generale, il governo centrale si era trovato costretto a mettere in allarme tutte le truppe di riserva, nonché a richiamare i grandi eserciti schierati sulle linee di confine del vasto territorio imperiale. 
Il tempo però non sembrava parteggiare per il potente Impero Romano. I barbari avanzavano rapidamente e al loro passaggio facevano terra bruciata. Nulla sopravviveva alla forza bruta dello sconosciuto comandante che aveva intrapreso la folle impresa di dirigere direttamente verso Roma. 
L'agitazione tra la popolazione aveva contaminato anche le schiere politiche e militari. I migliori generali erano stati sconfitti. I migliori soldati erano stati battuti. Le città erano state devastate. Gli uomini erano stati uccisi, mutilati alle estremità e sepolti privi di testa, mani e piedi; i bambini venivano rapiti e allevati secondo usanze barbare, se non utilizzati come schiavi di piacere; le donne subivano sevizie indescrivibili per poi essere in seguito abbandonate a morte certa nelle campagne devastate dagli scontri militari. Nulla rimaneva in piedi dopo il passaggio dei barbari, ma nonostante ciò, quella sera l'accampamento dormiva silenzioso e pervaso da una tranquillità surreale. 
L'aria frizzante e fresca di una primavera che tardava a scoppiare teneva ben deste le membra di Livius Petronius Felicitus, incaricato della sicurezza del Castrum e tormentato da strani pensieri che non volevano abbandonarlo neppure durante le ore del riposo. Camminava pesantemente lungo il Cardo; la sua tenda tardava a conciliare il sonno e così aveva deciso di dissipare i propri pensieri camminando tra i suoi uomini intenti a riposare e a rinvigorire le proprie membra. La sua meta era la fiamma viva che bruciava al centro del Principium, dove lo attendeva il proprio comandante, anch'egli sveglio e preoccupato. 
«Livio», disse l'ufficiale superiore quando vide l'ombra del centurione avvicinarsi alla fiamma «anche tu non riesci a prendere sonno?». 
Il centurione annuì «Mio comandante», disse «troppe notizie giungono dal nord. È difficile allentare la pressione sull'anima». 
Antenor Ambrosius Caepius era altrettanto tormentato. Osservava la fiamma e si domandava per quale motivo gli dèi avessero abbandonato Roma proprio nel momento del maggior bisogno. La storia dell'Impero aveva subito innumerevoli alti e bassi, specie dopo la comparsa dei cristiani e della loro religione incapace di accettare altre divinità e abile nel creare scompiglio laddove un tempo c'era pace e prosperità. L'esercito aveva ormai smesso di presidiare i confini per potersi occupare delle sommosse interne, per sedare gli animi rivoltosi, per mantenere una stabilità ormai effimera e inconsistente. 
«Siediti, Livio», un cenno del comandante invitò il centurione ad accomodarsi vicino al fuoco «Dimmi cosa ti tormenta». 
Il centurione sedette ma rimase in silenzio. 





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martedì 10 novembre 2020

La domenica pomeriggio

Glauco Silvestri
La domenica pomeriggio la nostalgia di casa si acuiva. Il pensiero che se fosse stata ancora a Blackpool avrebbe trascorso il pomeriggio a rimpiangere di non essere a Londra non migliorava la situazione. Riusciva solo a farle sentire che non sarebbe stata felice da nessuna parte.


Funny Girl - Edizione Italiana (Guanda Narrativa) (Italian Edition) (Hornby, Nick)


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lunedì 9 novembre 2020

Luna Oscura (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
15 febbraio 1971
 
La prua della Missouri solcava placidamente le acque fredde dei mari del nord. L’equipaggio, per quanto concentrato nei compiti abituali necessari alla navigazione, rivelava un lieve nervosismo di fondo. Anche in plancia, gli ufficiali controllavano silenziosamente i loro strumenti. Il comandante, irlandese d’origine, non mascherava un certo disagio nei confronti dell’uomo che gli stava a fianco. Controllava l’orizzonte con il proprio binocolo, silenzioso, e verificava che la rotta seguita dalla sua nave fosse realmente quella prestabilita dagli ordini ricevuti. 
«È sicuro che verranno?», chiese il capitano di vascello abbassando il binocolo e osservando l’uomo in giacca e cravatta al suo fianco. 
«Più che sicuro!», rispose questi senza indugio. 
«Ammetto che non comprendo ancora le motivazioni di questo incontro...», disse il capitano «Tra noi e loro vige un sottile armistizio, la sola nostra presenza in questi mari potrebbe scatenare conseguenze inimmaginabili». 
L’uomo sorrise «Capitano McGregor», suggerì sibilando maliziosamente come un rettile «lei si limiti a seguire gli ordini, il resto lo lasci a noi politici». 
L’ufficiale di marina grugnì sommessamente e si allontanò dall’uomo. 
La nave, nel frattempo, aveva raggiunto il punto prestabilito per il rendez-vous. Il capitano diede ordine di fermare le macchine e di calare l’ancora. Il politico annuì soddisfatto. Uscì dalla plancia senza degnare nessuno di un saluto, scese la scaletta metallica che conduceva al ponte principale e uscì all’aperto attraverso una porta stagna. Si fermò di fronte all’immensità di quel mare di ghiaccio. Inspirò profondamente e chiuse gli occhi. L’aria era frizzante e pulita. Molto differente da quella a cui era abituato. 
Aprì gli occhi quando sentì dei passi avvicinarsi. Era il comandante della Missouri, che avendolo visto lì fermo, aveva deciso di tentare un secondo approccio. 
«Vorrei chiederle scusa per l’atteggiamento tenuto in plancia», anticipò il militare «L’intero equipaggio è piuttosto teso. Ammetterà anche lei che navigare in acque nemiche senza una scorta adeguata è... quantomeno pittoresco. Tutto ciò senza neppure considerare gli ospiti che abbiamo a bordo». 
L’uomo in giacca e cravatta annuì «Può stare tranquillo, nessun rancore. Il regime militare impone che le informazioni siano diffuse col contagocce, ma le garantisco che non accadrà nulla alla Missouri». 
Il comandante annuì silenzioso «Posso chiederle, in via ufficiosa, quale motivo abbia spinto chi sappiamo a intraprendere questa missione?». 
«È complicato da spiegare», l’uomo esitò un istante «Ma sono sicuro che presto verrà a conoscenza di quanto le spetta». 
«Sicurezza nazionale?». 
Il politico sorrise e scosse la testa contemporaneamente «No, capitano. Molto, molto più importante». 

*

Il ticchettio dell’orologio era diventato fastidioso. Rimanere chiuso dentro una cabina angusta gli faceva tornare a mente il periodo in cui i suoi genitori lo mettevano in castigo nella vecchia e polverosa cantina sotto casa. Non poteva muoversi liberamente. Non poteva camminare sul ponte e godere della brezza marina. Non poteva parlare con nessuno, se non con i propri collaboratori e con quel viscido essere che, in quel momento, se ne stava liberamente in plancia a discutere col capitano della nave. 
Si chiedeva come poteva essersi scatenata una storia tanto complessa. Osservava i documenti, le foto, i rapporti che aveva disposti disordinatamente sul piccolo tavolino metallico di quella cabina. 





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martedì 3 novembre 2020

La fame repressa ci divorerebbe l’anima...

Glauco Silvestri
Poiché altrimenti la fame repressa ci divorerebbe l’anima, tramutandoci ben presto in una società infelice, fatta di uomini furiosi e donne frustrate. Una civiltà ordinaria quanto pericolosa, proprio come quella da cui tu vieni.


Arma Infero II (Fabio Carta)


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lunedì 2 novembre 2020

La taverna di Dioniso (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
La voce roca del leader dei Korn usciva rabbiosa dall’abitacolo della piccola Lotus Elise gialla che correva lungo Via Mazzini in direzione San Lazzaro. Era notte fonda. Il primo luglio aveva appena esordito tra le torri secolari della città con la sua afa soffocante. Un cielo nero, tempestato da piccole luci evanescenti, era testimone della fuga degli abitanti verso le vicine località marittime. 
Artemide, dall’alto di quella notte afosa, osservava curiosa il piccolo veicolo mentre sfrecciava su una Via Emilia completamente sgombra. Alla guida c’era un giovane dall’espressione strafottente. Viso pulito, elegante, occhi azzurri, capelli biondi dalla piega perfetta. La sicurezza fatta persona. Il sorriso del ragazzo dimostrava tutta la sua disinvoltura nella guida. Gesti rapidi, eleganti, manovravano cambio e volante mentre l’auto sfrecciava per le strade deserte. Una danza che coinvolgeva, oltre alla vettura impertinente, anche il corpo snello e tonico del giovane. 
Apollo era diretto alla taverna che Dioniso aveva rilevato da qualche mese lungo quell’antica via bolognese. Era furioso. Suo padre era diventato intrattabile da quando non poteva più sorseggiare il profumato nettare di suo fratello. La sua fuga sulla Terra lo aveva indispettito a tal punto da rendere impossibile la vita a tutti gli altri abitanti dell’Olimpo, specie a sua madre, che presolo in disparte, gli aveva imposto di andare a riprendere il figliol prodigo e di usare ogni mezzo a propria disposizione per ricondurlo all’ovile. 
Missione che ad Apollo era parsa più semplice di quanto poi non si fosse rivelata in realtà. Oramai erano già trascorsi più di due mesi e Dioniso non era ancora rinsavito. Lo stesso Apollo non era più rientrato sull’Olimpo, e con lui molte altre divinità avevano abbandonato le loro case per disperdersi tra le mura della piccola e accogliente Bologna. 
Frenò bruscamente quando vide l’insegna dell’osteria brillare su una piccola palazzina alla sua sinistra. Accostò rapido tagliando l’altra corsia e spense il motore ignorando bellamente il colpo di clacson di uno scooter che per poco non era volato a terra nello scansare il bolide giallo. 
Apollo scese dall’auto. Osservò il ragazzino alla guida dello scooter che non aveva rinunciato a rivolgergli un dito alzato mentre si allontanava. Sorrise, e sottovoce, gli suggerì di fare attenzione alla rotonda che stava per affrontare. Suggerimento che il giovane non poteva udire. Attese qualche istante e un nuovo colpo di clacson lo fece annuire di soddisfazione. Lo scooter si era immesso nella rotonda senza dare la precedenza. Un auto aveva frenato di colpo per tentare di evitare l’impatto ma la distanza tra i due veicoli non era sufficiente. Il suono cupo di plastiche infrante esplose pochi istanti più tardi. Il rombo di un motore costretto a soffocarsi dalla frenata, il metallo strisciante sull’asfalto, il tonfo del corpo giovane privo di sensi costretto dall’inerzia a battere violentemente contro un cassonetto, giunsero in una successione inevitabile. 
Apollo aprì le porte della taverna ed entrò come già aveva fatto qualche sera prima. Dioniso controllava una scaffalatura ricca di preziose bottiglie ambrate provenienti da tutta Italia. Apollo studiò in silenzio la figura robusta che annotava chissà cosa sul piccolo blocco note che reggeva tra le mani. Dioniso sembrava ringiovanito e rinvigorito. Fischiettava il tormentone estivo del momento e ogni tanto accennava anche qualche breve passo di danza. 
«Se sei venuto per convincermi a tornare», disse la voce baritona dell’oste «allora puoi dire tranquillamente a tuo padre di farsi un bel litro di Tavernello. Per quel che ne capisce, non si accorgerà mai della differenza». 
Sorpreso, Apollo fece qualche passo verso l’uomo, e con fare affabile, ribatté «Come hai capito...». «Non c’è bisogno di possedere poteri divinatori per capire il motivo della tua presenza qui», lo interruppe Dioniso «Piuttosto...», aggiunse «Assaggia questo». 
Porse un calice in cristallo al ragazzo e vi versò un dito di un liquido del colore dell’oro «Viene dalla Sicilia, è una cantina nuova. Sublime». 
Apollo avvicinò il bicchiere al naso, inspirò il profumo fruttato, quindi si mise a contemplare il colore «Viene dalla Sicilia?». 
Dioniso annuì sorseggiando lo stesso nettare dalla propria coppa «Ottimo. Cattura il palato e la fantasia», allungò la bottiglia ad Apollo «Che fai? Non lo assaggi?». 
Il ragazzo esitò per un istante, quindi appoggiò le labbra al bicchiere e sorseggiò il vino. «Sublime, vero?». 





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martedì 27 ottobre 2020

Chi dorme male...

Glauco Silvestri
Chi dorme male vive male, e viceversa.

Arma Infero II (Fabio Carta)



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lunedì 26 ottobre 2020

La metamorfosi di Lena (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
È caldo. I grilli si lamentano incessantemente, si nascondono tra i filamenti d'erba del giardino, cercano refrigerio tra deboli refoli di vento incapaci di smuovere anche il petalo più leggero. Lena e Red sono nascosti dietro alla vecchia rimessa. Nessuno ci va mai, alla vecchia rimessa. È una vecchia costruzione a due piani. All’interno sono contenuti solo rottami di vecchie imbarcazioni, alcune sono appese a corde ormai mangiate dalla muffa, altre sono accatastate al suolo, rotte, abbandonate. Il lago è inaccessibile sin dalla primavera appena conclusa. Nessuno osa neppure sostare sulla piccola spiaggia antistante il molo, magari per prendere il Sole, o per godersi il panorama. Nessuno si avvicina più all'acqua. In piena estate può essere pericoloso. Chi potrebbe mai dimenticare cosa accadde al piccolo Chat, solo due anni prima? 
Eppure Lena e Red fanno finta di non sapere. Hanno bisogno di un posto tutto loro per sfogare la passione che li prende, per consumare il loro amore. 
Sono sdraiati a pochi passi dal pontile. Sentono l’acqua agitarsi svogliatamente attorno ai pali di legno consunto che lo sorreggono. Nessuno sa che loro si trovano alla vecchia rimessa. Non devono saperlo. Verrebbe loro proibito di andarci, specialmente a lei, che è prossima alla metamorfosi, e che non dovrebbe neppure stare troppo vicina Red, per il bene di quest'ultimo, s'intende. 
Ma chi può resistere al richiamo dell'amore? È rischioso, ma il gioco vale la candela. Red ne è consapevole e il fatto non lo spaventa. C’è la sua vita in discussione. Ma c’è anche il suo amore per la ragazza. E la bilancia è sicuramente piegata in direzione di Lena. Per lei farebbe tutto, anche morire dilaniato tra le fauci del mostro. 
Già! Il mostro. Ma quale mostro? Qualcuno l’aveva mai visto, il mostro? Chat era scomparso. Le sue grida avevano agghiacciato tutti quanti, quel giorno, tanti anni prima, in città. E pensare che la città dista una decina di chilometri dal lago. La loro fattoria, invece, è a pochi passi. Una corsa nei campi e già si intravede l’azzurro pallore delle acque. Potrebbe essere loro, il lago. Nessuno l’ha mai rivendicato. Non ha neppure un nome. Il sindaco preferisce far finta di non sapere della sua esistenza. È uno specchio d’acqua abbandonato. Lena e Red lo considerano un po’ loro; è loro, ma anche di Chat, che ci è morto dentro, forse. 
Il mostro è una fantasia di coloro che ancora credono a certe leggende. Anche la metamorfosi fa parte di queste leggende. È forse l’unica a cui tutti ancora credono. Le altre, per lo più, sono diventate favole da raccontare la sera, dopo una bottiglia di buon vino, per ravvivare le nottate noiose in osteria. 
Red e Lena sono sdraiati su una cerata color khaki. Lei è sopra di lui. Indossa solo degli short striminziti. La pelle chiara brilla alla luce del Sole. I capelli lunghi, annodati in una treccia che le cade sulla spalla destra, sono scuri come la pece. Sorride attraverso quelle piccole labbra a forma di cuore. Gli occhi stretti, aperti appena per proteggersi dal riverbero che il lago proietta contro la parete della rimessa, guardano Red. Lui è nudo, completamente nudo. I suoi abiti sono adagiati contro la parete. Ha il fisico tozzo, tipico degli uomini che vivono nella valle. Muscoli forti e infaticabili si gonfiano sulle sue braccia di giovane guarda-boschi. Una pancia leggermente pronunciata dimostra quali sono i suoi vizi, ma chi potrebbe mai resistere alle delizie della cucina locale? Red ha gli occhi chiari come le acque del lago. Sono fissi sulla sua donna. Anche lui sorride, ma è un sorriso frammentato, perché lei sta giocando col suo corpo, e lui non può fare finta di nulla, non può nascondere i messaggi che giungono dai centri del piacere. La sua passione si erge tra le gambe di lei. Piccole dita affusolate alimentano il fuoco sulla vetta, con movimenti esperti e stuzzicanti. Lei gioca. Si lecca le labbra. Sorride. Lascia che Red tenti di sfiorarle i seni. Ha bisogno di tempo per raggiungere l'apice, per cui dedica ogni attenzione all'oggetto dei suoi desideri. Lei non ha fretta, nessuno lì verrà a cercare prima che faccia sera. Ci sono solo loro, il loro amore, e le acque del lago. 
Il ragazzo attira Lena verso di sé prendendola per le spalle. Lei oppone resistenza, ma solo per qualche istante, poi si lascia tirare vicino alle labbra di Red. Accenna un bacio, poi si ritira di scatto. Lui si solleva. Il gridolino divertito di Lena lo eccita. La stringe. La bacia. Le mani esplorano lentamente ogni centimetro di pelle della sua compagna. 





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venerdì 23 ottobre 2020

Rio Ramato e i Calanchi d'Africa

Glauco Silvestri
Nuova passeggiata in quel di Monteveglio, seguendo le tracce del Rio Ramato, fino a congiungerci a Via Africa, che è costeggiata di calanchi davvero meravigliosi.
Tutto ciò condurrà al borgo in cima al colle e, ovviamente, alla bellissima Abbazia di Monteveglio.




Il percorso parte dal parcheggio Ca' Vecchia, segue sin da subito il piccolo Rio, così che si possa vedere la Ca' Vecchia, e dopo un breve passeggiata a fianco di orti privati, si immerge in un tunnel scuro in cui la natura regna sovrana.




Qui bisogna camminare con attenzione. Si sentono cadere piccoli sassi, accade di continuo, e ogni tanto ne arriva anche uno un po' più grande. Bisogna fare attenzione, ma non è un percorso pericoloso... Tutt'altro! E' affascinante.




E se avete fortuna, potrete notare alcune sorgenti del piccolo Rio, con degli accumuli di ferro, che solitamente si scioglie nell'acqua mentre questa scorre nel sottosuolo. E poi c'è tanta natura, alberi, alcuni ciliegi divenuti selvatici, e prati favolosi.




Si arriva infine al bivio con il percorso del Colle Cucherla, di cui vi ho già parlato, e da lì si scende verso Via Africa e i Calanchi. E' un momento magico quando si arriva in un punto panoramico, il primo punto panoramico, da cui si possono ammirare i calanchi.


Il percorso è quindi giunto al suo termine, visto che si cammina a fianco dei calanchi, e si ritorna verso l'Abbazia. Percorso emozionante davvero.




Il rientro - come nostro solito - l'abbiamo fatto attraverso i Prati di San Teodoro, e da lì, seguendo un breve tratto della Piccola Cassia, al parcheggio.


Qui di seguito trovate il video girato durante l'escursione.


Le immagini sono state catturate dalla piccola TZ90, il video è stato girato dal Fimi Palm.





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giovedì 22 ottobre 2020

Punta Marina

Glauco Silvestri
Domenica. Sole. Voglia di evasione. Perché non tornare al mare finché il tempo regge? E in questa occasione abbiamo deciso di cambiare destinazione, anche se di pochi chilometri, ovvero Punta Marina.












Mare. Sole. Fotografie. Come dimenticare la mia passione per la fotografia? E così la TZ90 diventa protagonista. Le foto qui sopra sono solo alcuni scatti della splendida giornata trascorsa lo scorso weekend.



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martedì 20 ottobre 2020

Ciò che dissi era in parte vero...

Glauco Silvestri
Ciò che dissi era in parte vero; perduto nel limbo tra la felicità e la disperazione, incapace sia di vivere che di morire, una parte di me sperava realmente che in guerra avrei potuto affidarmi a un assassino pietoso tra le schiere del nemico, in grado di liberarmi dalla pena del mio vivere inquieto.



Arma Infero II (Fabio Carta)



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lunedì 19 ottobre 2020

La Guerra di Linda (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«Abitavo in quella casa». Simone aveva messo il fucile a tracolla e osservava un rudere di mattoni che si ergeva ancora faticosamente sul terreno coperto di macerie «Proprio lì c'era un pino. Era alto almeno dieci metri. Ricordo che arrivava fino alla finestra della mia camera. Non era la mia camera. Ci dormivo con tutti i miei fratelli, chissà dove sono ora...». 
John osservava il suo compagno mentre riviveva piccoli frammenti di un passato ormai lontano. La guerra imperversava da dieci anni. Gli americani la chiamavano Terza Guerra Mondiale, World War III, WW3. In Europa invece, veniva chiamata Guerra Intercontinentale. Entrambi i termini erano corretti, il conflitto coinvolgeva tutte le nazioni del mondo e allo stesso tempo vedeva i due continenti l'uno contro l'altro. America contro Eurasia. 
«Lì tenevamo gli attrezzi per il campo. Mio padre era un contadino, sai?».
Simone aveva poco più di trent'anni. Due anni in meno di John. Si erano conosciuti al centro addestramento reclute di Oxford. Erano stati assegnati alla stessa camerata e avevano fatto parte della stessa squadra per tutti i quindici mesi di preparazione al conflitto. Poi erano stati separati. John era stato assegnato alle truppe scelte della Brigata Meccanizzata Fox-trot. Simone era tornato in patria ed era stato assegnato al Quinto Battaglione Alpini Corazzati. Nomi importanti, all'epoca, quando ancora erano ventenni. Ora erano privi di significato. Non esistevano più brigate e battaglioni. Non esisteva più un esercito Eurasiatico. Non esisteva più nulla, se non la vita di ogni singolo uomo, la propria terra, e un odio estremo per gli invasori americani. 
«Mio padre deve essere morto da almeno sei mesi. Il settore dove combatteva è stato bombardato da quei bastardi. Hanno usato armi genetiche. Ormai le sue molecole saranno diventate parte di qualche pianta o... chissà cos’altro». 
La voce di Simone era fredda e distaccata. Si era seduto su una roccia che poggiava proprio dove un tempo sorgeva il pino, quello dove lui si arrampicava ogni pomeriggio, quando tornava da scuola, per non farsi vedere da suo padre che lo chiamava a lavorare nei campi. 
«Simone, non possiamo rimanere fermi a lungo. I Traccianti ci troveranno se non riprendiamo a muoverci». John si guardava attorno con circospezione. Qualcosa non andava. Il vento non soffiava più, l'aria era più pesante. Nessun rumore. Guardò il cielo color grigio topo « Simone, dobbiamo andare», chiamò nuovamente. 
«Sì, arrivo». Simone si sollevò lentamente e imbracciò il fucile. Anche lui si accorse delle piccole differenze nell'aria. «John?». 
«Lo so. Non dovevamo abbandonare i Cybs. Qui siamo allo scoperto». 
«Corri». 
Non ci fu abbastanza tempo. Un'ombra metallica piombò dal cielo proprio sopra il corpo di John, schiacciandolo col suo peso. Simone fece fuoco. I piccoli proiettili rimbalzarono sulla corazza di energia del Cyb americano senza fare danno. Poteva vedere lo yankee ai comandi, mentre faceva sollevare i piedi dell'esoscheletro in un passo di almeno cinque metri. Fece fuoco nuovamente. 
L'americano sorrise. 
Il braccio destro del Cyb puntò il proprio Vulcan sul soldato inerme. Una pioggia di proiettili esplose all'unisono. Simone smise di esistere una frazione di secondo più tardi. 

*

Caro Papà, cara Mamma,

Mi sono appena imbarcato sulla Alessandro Volta per raggiungere l'Inghilterra. È il mio primo viaggio in nave, lo sapete, e sono molto emozionato. A bordo ci sono molti ragazzi come me. Non sono tutti italiani. Alcuni vengono dall'Africa, altri dalla Slovenia. Ci sono anche due Albanesi, ma nessuno li avvicina. Hanno una brutta faccia, quelli. 
Quando sono salito a bordo mi hanno subito registrato all'ufficio reclute. Mi hanno assegnato un numero di matricola, il numero della mia branda e un badge con cui poter ritirare l'attrezzatura che mi spetta. Si sono presi lo zaino. 





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venerdì 16 ottobre 2020

OUTDOOR EXPERIENCE: La Passeggiata dei Bassotti (Bologna - 11/10/2020)

Glauco Silvestri
L'11 Ottobre ha avuto luogo, in Piazza Maggiore, a Bologna, il primo raduno dei bassotti bolognesi. Ovviamente non potevamo mancare, anche se temevamo l'assembramento e, soprattutto, nonostante il tempo inclemente.

L'incontro ha avuto successo, eravamo una trentina di bassotti, e qualche altro cane che fungeva da accompagnatore. E' stata l'occasione per vedere bassotti a pelo lungo e bassotti arlecchino, nonché i chocolate, che non si vedono tanto spesso. E' stata fatta una bella sfilata, partendo dalla piazza, percorrendo Via Farini fino alle Due Torri, risalendo per Santo Stefano, per poi virare in Via Farini, in Via d'Azeglio, e infine ritornare in Piazza Maggiore.

La nostra esperienza è condensata nel video sottostante, girato, come sempre, col piccolo Fimi Palm.









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mercoledì 14 ottobre 2020

MAVIC MINI FLIGHT: The River

Glauco Silvestri
Un nuovo volo in pausa pranzo, ancora una volta con il piccolo Mavic Mini, un po' per rilassarmi, un po' per divertirmi, un po' per sperimentare. Difatti, questo volo è stato realizzato a 30fps, e poi ridotto in post a 24fps, il tutto per rendere ancora più morbide le riprese del piccolo drone.

Il risultato dovete valutarlo voi... Buona Visione!














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martedì 13 ottobre 2020

Sono i sogni, il coraggio e la volontà...

Glauco Silvestri
«Sono i sogni, il coraggio e la volontà – quanto di meno esista nell’agire umano che sia obiettivamente ponderabile – ad aver sempre spinto l’uomo a sfidare l’ignoto della scienza. Mai si è andati avanti solo per deduzione, lasciando che dall’esperienza cadesse su di noi quello che solo era oggettivamente dimostrabile, ché invece v’è sempre stata l’impulso di una mente sognante dietro a colui che ha osato il primo esperimento, uno spirito che sulla base di niente di obiettivo se non un sogno, fu così coraggioso da voler con tutte le sue forze estrarre dall’esperienza materiale il primo concetto astratto. Senza il cuore di coloro che osano, nessuna misurazione oggettiva ha valore. È solo un’approssimazione, come tante altre.»



Arma Infero II (Fabio Carta)



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lunedì 12 ottobre 2020

Justice (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Lo schiaffo scagliò Patrizia contro lo specchio a figura intera appeso alla parete. L’immagine riflessa della ragazza si chiazzò di rosso sangue, poi scivolò lentamente fino a terra, dove i primi singhiozzi cominciarono a rivelare lacrime trattenute troppo a lungo.
L’uomo non le diede tregua. Aggirò una pianta ornamentale e raggiunse Patrizia, ancora rannicchiata al suolo, tremante, e incapace di guardare in faccia il suo persecutore. 
Il calcio arrivò all’improvviso. Patrizia non percepì dolore, sentì il corpo sussultare per la violenza, poi un calore insopportabile prese a divampare dalle reni, a espandersi all’addome, e lungo la schiena, fino ai glutei. Il secondo calcio fu molto più doloroso. Il male nacque all’interno, dai suoi organi martoriati. Patrizia lasciò scivolare dalle labbra tumefatte un fiotto di sangue misto a bile.
Tentò di sollevarsi, puntellò la mano destra sul pavimento scivoloso. Spinse con tutte le sue forze. Una fitta la piegò in due quando il terzo calcio la colpì proprio sotto il costato. Crollò nuovamente al suolo.
Patrizia rimase distesa, esanime. L’uomo la guardò con freddezza. Il petto nudo della ragazza si muoveva lentamente a ogni respiro gorgogliato. I segni del lungo pestaggio cominciavano a evidenziarsi sulla pelle chiarissima. L'aggressore decise che quanto aveva fatto poteva bastare. Andò alla sedia dove ancora giaceva la borsa di Prada e cominciò a rovistare al suo interno.
Prese il portafogli.
Sfilò le banconote, quattrocentocinquanta euro, e le infilò nel taschino interno della giacca. Prese la carta d’identità e la patente, quindi gettò a terra il resto. Controllò i documenti. Nome, cognome, origine, professione. Annuì soddisfatto. Mise tutto nella taschino della giacca e tornò a rivolgere le proprie attenzioni alla ragazza.
Era sveglia, fingeva di aver perso conoscenza, ma non tanto bene da ingannare quell'uomo.
Lui la sollevò da terra tirandola per i capelli corvini. Lei strillò e si dibatté per quanto le forze ancora le permettevano.
«Guardami! - la voce roca dell’aggressore costrinse Patrizia a serrare le labbra e prestare attenzione - Tu sei Patrizia Gelosi, vivi a Modena in Via Sant’Agostino 14/b. Vivi ancora con i tuoi genitori. Hai 19 anni. Loro credono che sei iscritta a Medicina, qui a Bologna, e invece passi le giornate prostituendoti in questo... - l’uomo osservò rapidamente il piccolo appartamento - buco!».
Lei deglutì.
«So tutto di te, tutto quello che c’è da sapere - disse con calma - Se vuoi che non accada nulla di... male a nessuno... da questo momento mi darai la metà dei tuoi incassi, hai capito?».
Patrizia batté velocemente le palpebre. Avrebbe voluto ribellarsi ma il dolore cominciava a spandersi in ogni angolo del suo corpo, si sentiva fiacca, incapace anche del più semplice movimento. Rimase zitta. 
«Hai capito?», l’uomo la strattonò violentemente. A Patrizia parve che i capelli volessero staccarsi tutti in una volta dal cuoio capelluto.
«Sì», sussurrò.
«Bene - l’uomo annuì soddisfatto - Io passerò tutte le sere a prendere quanto mi spetta. Se tu non dovessi esserci, se tu non avessi denaro da darmi, se tu mi pianti dei casini, io... farò qualcosa di molto brutto. Ti tengo d’occhio, hai capito?».
«Sì», la voce rotta dal pianto di Patrizia era a malapena udibile.
L’uomo la lasciò cadere a terra «Nel caso pensassi di chiedere aiuto alle forze dell’ordine - aggiunse - Sappi che non andresti lontana», si chinò e piazzò davanti allo sguardo della ragazza il proprio distintivo.
Lei si sentì cadere il mondo addosso. Chiuse gli occhi e si rannicchiò in posizione fetale sperando che quello fosse solo un brutto sogno. Pregò che lo fosse. Promise di non praticare mai più quel lavoro schifoso, se fosse stato solo un brutto sogno. Aveva sempre creduto di essere furba, di fare soldi facili, e di diventare ricca al punto da potersi mantenere senza lavorare quando sarebbe giunto il giorno in cui nessuno avrebbe più voluto scopare con lei. 





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venerdì 9 ottobre 2020

La prima volta di Sansone a Marina di Ravenna...

Glauco Silvestri
Cogliamo l'occasione di una bella giornata per andare al mare prima che arrivi l'inverno (n.d.r. Per la cronaca siamo a fine settembre, nonostante questo post esca parecchio più tardi a causa del tempo che ho impiegato a montare il video). E' la prima volta di Sansone, è la prima volta della TZ90 come fotocamera da viaggio. E' anche la nostra prima volta al mare, quest'anno, perché il 2020 è stato un anno molto strano.




Tante prime volte e tante fotografie; anche se in lontananza si vedeva arrivare l'ennesimo temporale; anche se Marina di Ravenna era già stata colpita da un altro temporale; il mare era mosso e agitato, la spiaggia era ricca di conchiglie e detriti, i gabbiani erano nervosi...






Noi abbiamo camminato, camminato tanto, Da Marina di Ravenna a Punta Marina. Abbiamo fatto giocare Sansone. Abbiamo assaporato l'aria di mare. Ci siamo rilassati... Che questo non è un periodo facile per nessuno, ma è normale che ognuno guardi sé stesso e i propri problemi prima di quelli di tutta l'umanità che lo circonda.






Camminato e fatto chiacchiere. Sansone sa sempre attirare l'attenzione. E' un giocherellone, e noi lo lasciamo sempre libero, se possibile, perché lui è più contento, più ubbidiente, e più felice di godere della bella giornata.




Tanti soggetti interessanti, come sempre la spiaggia offre. Dagli ultimi turisti che si godono il sole, la sabbia, e l'acqua; passando per chi ci abita, al mare, e coglie ogni momento per una passeggiata, foss'anche per spostarsi da un lato all'altro della città, perché non farlo camminando sulla sabbia, piuttosto che sul marciapiede? E persino altre persone che, come noi, hanno colto l'attimo per andare a vedere il mare.


E Sansone? Lui si è divertito tantissimo. Ha corso, sgranocchiato conchiglie, giocato con i bambini, è scappato via dalle onde, ha conosciuto tanti altri cani...


E' stata una bella giornata, sì, per tutti. Ma che sfacchinata fare avanti e indietro in giornata... Forse forse sto invecchiando.

Qui sotto trovate il video della bella giornata, ovviamente realizzato con il piccolo e insostituibile Fimi Palm.





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