giovedì 31 dicembre 2020

I Bassotti

Glauco Silvestri
Come alcuni di voi sapranno, la mia vita, e quella della mia compagna, è stata stravolta - sin dal febbraio scorso - da una simpatica canaglia chiamata Sansone. Si tratta di un bassotto nano, maschio, con ormai 15 mesi sulle spalle, che ha saputo davvero rivoltare come un calzino ogni nostra abitudine, stile di vita, e persino la nostra casa.
Una creatura affettuosa, determinata, indipendente, ma attaccatissima alla sua famiglia, tanto che nelle giornate di #lockdown non faceva altro che fare avanti indietro tra me e la mia compagna per essere sicuro di non perdere nemmeno un minuto della nostra presenza... E ovviamente, questo piccolo cane ha una grande storia, e io volevo saperne di più. 

E' per questo che ho acquistato I Bassotti. Non è il primo libro sui cani che leggo, e probabilmente non sarà neppure l'ultimo, ma volevo - sentivo proprio la necessità - di comprendere meglio il nostro piccolo Sansone.
E tutto diventa chiaro, quando scopri che questa buffa, fantastica, creatura veniva, e tutt'ora viene, impiegata per la caccia al Cinghiale! Si... Sto proprio parlando dei cinghiali! Lui, quatto quatto, riesce a stanarli dai loro nidi, grazie alle piccole dimensioni che non mettono in allerta quei bestioni, e alla sua voce da tenore, che quando attacca, fa saltare dalla sedia e aggrappare al soffitto. E immagino che pure i cinghiali, con l'improvviso abbaio del bassotto, vengano colti di sorpresa e di primo istinto se la diano a gambe... Proprio tra le braccia dei cacciatori.
Ma, ovviamente, lui è nato per la caccia sotterranea, in tana, sia per i conigli e le lepri, sia per le volpi. E' fatto apposta per questo lavoro. E' coraggioso. Ha zampe grandi per scavare, occhi ben protetti dalla terra, una tenacia incredibile... E anche in casa scava ovunque, sia nella sua cuccia, sia sul divano, e se vede un cunicolo, ci si infila subito. Quest'estate lo abbiamo scoperto proprio quando, in cima al Monte Cimone, si è infilato in una tana di una marmotta, determinato a stanarle... Ed è stata un'impresa farlo uscire (n.d.r. Sono dovuto entrare con un braccio nella tana e tirare il cane per la coda!).
Insomma... Il libro ci svela tutti i retroscena di questo cane, le sue attitudini di cacciatore, il suo carattere coccolone, e allo stesso tempo protettivo verso la propria casa e la propria famiglia. Gran parte del suo volume è dedicato all'addestramento, alla sua storia, alle tipologie di bassotto esistenti (n.d.r. Sono nove in tutto), alle mostre canine, all'allevamento, e solo sul finire arrivano consigli pratici per vivere assieme alla creatura, e ovviamente, per tenere da conto la sua salute.

Un bel libro, e anche se non sono interessato alla caccia, e neppure a portarlo ai concorsi di bellezza, tutte le componenti del testo mi sono state utili per comprendere meglio le attitudini di Sansone, e a capirlo meglio quando tenta di dialogare con me... I suoi occhi, le sue orecchie, il suo atteggiamento da gradasso, la dicono tutta sul tipetto che ci siamo portati in casa.

Ve lo consiglio.




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mercoledì 30 dicembre 2020

A Babbo Morto

Glauco Silvestri
Zerocalcare è un autore dai mille risvolti. Riesce a far divertire pur affrontando tematiche complesse, e soprattutto, tutt'altro che divertenti.

Con A Babbo Morto l'autore ci racconta una favola di Natale. Una favola macabra, dove svela i retroscena del mondo fantastico che noi immaginiamo dietro a Babbo Natale e alla sua fabbrica di giocattoli. Ebbene - piccolo spoilerBabbo Natale muore improvvisamente. Gli elfi non sono in grado di mandare avanti la baracca da soli, anche perché c'è lo zampino dei concorrenti a farli inciampare facilmente su errori da principianti. I rivali del 'delivery natalizio' sono ovviamente la Befana e il Coniglio Pasquale. E' una guerra senza remore né morale - fine spoiler - che diverte e allo stesso tempo fa riflettere sulle condizioni in cui si trovano certe categorie di lavoratori, soprattutto in questi giorni di pandemia, di #lockdown, e di feste fuori dai soliti canoni.

Mi ha divertito parecchio, e ve lo consiglio, di cuore, proprio da leggere durante le feste.




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martedì 29 dicembre 2020

In tutta franchezza...

Glauco Silvestri
In tutta franchezza vi sconsiglio di cercare un motivo e una spiegazione a tutto [...] Andare alla ricerca delle ragioni di ogni cosa è assai pericoloso e non genera che delusione e insoddisfazione, turba la mente e finisce per riempirci di infelicità.




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lunedì 28 dicembre 2020

Nomade Pastoralis (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il vento soffiava graffiante sul volto del giovane viandante. Il suo mezzo arrancava tra le dune del deserto turco. Sabbia arida lo colpiva rabbiosamente, soffocando ogni poro inutilmente coperto da un semplice foulard di seta, dono di un ricchissimo mercante delle tribù orientali. 
Occhi di ghiaccio scrutavano l'orizzonte. La via conduceva dove egli si ostinava a voler andare, ma gli elementi gli erano contrari. Eppure il contratto era stato stipulato, e lui doveva solamente raggiungere le tende variopinte del ricco emiro, così che lo scambio potesse concludere il patto d'onore. 
Il motore Ford ruggiva nonostante le ruote non facessero presa sulle dune. Avanzare era difficile. La distanza però non era molta; ed ecco infatti spuntare tra le dune le bandiere dell'accampamento. 
Ancora poca fatica, tra il caldo e il clima avverso. Presto il titolo di Qashqai, di nomade dei deserti, gli sarebbe stato concesso assieme a un nuovo mezzo con cui navigare quei mari aridi. 
Giunse all'accampamento che il Sole cominciava a calare oltre gli ori dell'orizzonte. 
La temperatura scemava rapidamente. 
 Il giovane si avvolse negl'abiti inadatti, e discese dal mezzo che per anni lo aveva condotto in ogni sua peregrinazione. Lo vide adagiarsi, come suo solito, su dune sabbiose, stanco e ormai privo di vigore, a causa del lungo peregrinare e dell'età ormai venerabile. 
Oltrepassò la tenda madre. Grande e luminosa quanto un palazzo reale. Fu accolto con i migliori intenti. Inchini, petali di rose, sorrisi e dolci ballerine che lo accarezzavano lascive. Seguì il percorso che gli fu consigliato e giunse dall'emiro. 
 Un inchino reciproco, un semplice gesto a indicare sontuosi cuscini, quindi si accomodarono attorno a una allegra fiammella, a riposar le membra su superfici morbide quanto la pelle di una giovane vergine. 
Si scambiarono i documenti, si strinsero nuovamente la mano, quindi si baciarono tre volte per suggellare il patto. 
Il giovane cedette le chiavi della vetusta Ford all'emiro. 
Questi ringraziò, quindi gli accennò di un piccolo contrattempo. Sarebbe rimasto appiedato per due tramonti per via di un servo che era fuggito nottetempo, senza terminare i propri compiti, e lasciando incompiuto la nuova vettura, il mezzo con cui lui avrebbe dovuto allontanarsi. 
Il giovane temette la truffa. Fu rassicurato, coccolato, quasi venerato. Venne comunque e docilmente messo alla porta. 
Due tramonti assicurava l'emiro; due tramonti e il patto sarà suggellato. 
Il giovane raccolse i propri bagagli dal vecchio mezzo, ormai ceduto al mercante turco, e si decise a lasciare l'accampamento. Dentro di sé avvampava di rabbia e sconforto. Chiese aiuto agli Dèi, che lo assistettero solamente in parte, facendogli incontrare un viandante di ritorno dai mercati, che lo riconducesse alla sua dimora. 
Così accadde, ma non bastò a calmare l'anima inquieta, non gli elargì la pace interiore che lui sperava tanto di recuperare, durante l'attesa. 





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domenica 27 dicembre 2020

Pensieri Lenti e Veloci - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Pensieri lenti e veloci è un testo complicato ma affascinante. Voi vi siete mai chiesti come funziona il nostro cervello? Come facciamo a prendere delle decisioni? Come funzionano le nostre intuizioni? Come nascono le nostre valutazioni di ciò che accade?

Forse il libro non vi darà una risposta semplice, ma vi aiuterà a comprendere come opera il nostro cervello, e magari, a evitare di cadere in certe situazioni decisionali esplicitamente errate. Ma non è un percorso facile e immediato. Bisogna scavare e scavare, e fare test, e riflettere parecchio su quanto scritto in questo libro... Che è un ottimo testo per comprendere come funziona il nostro sistema decisionale. L'argomento è molto vasto, e l'autore utilizza le proprie esperienze lavorative per narrare le scoperte in modo tale che siano meno didattiche e più discorsive... Ovvio, non è possibile affrontare l'argomento senza entrare in profondità nei test condotti, e non sentirsi ispirati di provare su sé stessi ciò che viene proposto.
Il mio consiglio è leggere il libro a piccoli sorsi, per assorbire le nozioni un po' alla volta.

In appendice sono presenti due articoli pubblicati dall'autore sulle riviste scientifiche, e una bibliografia vastissima.

Lo consiglio.




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venerdì 25 dicembre 2020

DJI MAVIC MINI AND PARROT ANAFI FLIGHT: Christmas Medley 2020

Glauco Silvestri
Auguro a tutti voi, miei cari lettori, e visitatori occasionali, un Buon Natale strepitoso, pieno di calore e buoni auspici per il futuro, sperando che il prossimo, lo si possa trascorrere senza mascherina, e con un animo più leggero e gioioso.


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mercoledì 23 dicembre 2020

Castel Guelfo

Glauco Silvestri
Vicino a un Outlet molto frequentato nell'area di Bologna, sorge un piccolo paesino ancora circondato dalla propria cinta muraria. Il suo nome è Castel Guelfo, e come potrete ben intuire, fu eretto nel 1309 in qualità di fortificazione guelfa a difesa del territorio dalla ghibellina - e di conseguenza temibile avversaria - Imola.




Principale interesse turistico, a parte la cinta muraria, bassa e tozza, probabilmente con la funzione di bastione contro i cannoni, è la chiesa del Sacro Cuore di Gesù e San Battista. Ristrutturato di recente, all'interno è conservato un dipinto a olio del pittore bolognese Pietro Fancelli.
Il paese lo si esplora velocemente, per lo meno la sua parte 'vecchia', quella circoscritta dalle mura. 





Bella la piazzetta a fianco della chiesa, con un vecchio pozzo.
Belle le mura, e caratteristici i vecchi negozi, con ancora le vecchie insegne dei primi del novecento.


Qui di seguito potete assistere all'esplorazione del piccolo borgo. Tutto girato, come al solito, dal piccolo Fimi Palm. Le foto, invece, sono state ottenute con la pratica Panasonic TZ-90.

Come sempre, se avete voglia di organizzare qualche gita in Emilia, vi segnalo questo link, dove troverete una mappa di tutti i luoghi da me segnalati sul blog.



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martedì 22 dicembre 2020

Capiva Max!

Glauco Silvestri
Capiva Max quando diceva che le persone della sua età volevano pensare al futuro, come tutti gli altri, ma la cosa che desideravano di più era vivere nel presente, piuttosto che nel passato.


Funny Girl - Edizione Italiana (Guanda Narrativa) (Italian Edition) (Hornby, Nick)


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lunedì 21 dicembre 2020

Un Pacco, tre ragazze, e un ginseng (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Quant’è veloce un proiettile? So che è una domanda troppo generica. Dovrei specificare l’arma da fuoco che esplode il colpo, come a esempio la mia Beretta F-92, ma in fondo, è veramente così importante sapere a che velocità un proiettile esce dalla canna di una pistola? Del resto, se voi vi trovaste nella mia situazione, probabilmente vi chiedereste quanti minuti vi restano ancora da vivere, e per calcolare quel tempo è fondamentale sapere a che velocità viaggia un proiettile. 
Se il tizio alle mie spalle avesse tra le mani la mia Beretta, saprei la risposta: trecento metri al secondo. 
In pratica potrei essere già morto prima ancora di poter udire lo sparo. È una consolazione. Non sentirei dolore. Come un interruttore della luce, passerei da acceso a spento. Fine. Buio assoluto. Forse. 
Sì. Non avrei via di scampo. Un colpo alla nuca, preciso, sparato da poca distanza. Se penso che mi trovo in questa situazione per un semplice caso, allora è ovvio che io sia incazzato nero, non credete anche voi? 
Mi sarebbe bastato fare finta di nulla. Andare avanti per la mia strada ignorando ciò che accadeva nei vicoli laterali. Il lavoro e l’esperienza mi hanno insegnato a sopire certi tipi di curiosità. Il mio lavoro non consente leggerezze di questo tipo, ma che io sia dannato! Quelli la stavano stuprando. Avevo notato qualcosa per terra. Brillava. Mi trovavo poco distante da qui, in Via Righi. Stavo tornando su Via Indipendenza, per poi raggiungere l’auto e tornare a casa. Quell’oggetto che brillava era un anello, d’oro, molto semplice e piuttosto usurato; forse era una fede. 
L’ho raccolto ed è successo il finimondo. 
Se non mi fossi fermato per raccogliere quell’anello non avrei mai visto quei tre stronzi mentre tentavano di tenere ferma Irina. 
Lei, una bionda da paura, si dimenava come una tigre. Gridava, ma non c’era molta gente in giro a quell’ora. C’era solo quel gran coglione di Mauro Bianchi, ovvero quella testa di cazzo che sono io. 
Il gruppetto di molestatori era nascosto in una di quelle viuzze laterali che passano sempre inosservate. Sghignazzavano. Erano già riusciti a stendere la bionda sul marciapiedi. Uno dei tre si stava già calando le brache, così gli ho apostrofato contro. 
«Vattene affanculo!», ha detto uno dei tre. 
Avrei dovuto obbedire. E invece sono proprio andato a ficcarmi in quella viuzza. L’anello, chi se lo ricordava più, era finito in una delle tasche del mio trench. 
Cazzo! Quei tre stavano tentando di stuprare Irina proprio sotto la finestrella di Via Piella. Io li ho raggiunti e ho detto loro, educatamente, di levarsi dal cazzo. 
Ovviamente mi hanno riso in faccia. Tre contro uno. Io ero disarmato. La Berta, coglione che sono, l’avevo lasciata nel portaoggetti dell’auto. Loro, giusto per correttezza, hanno subito estratto tre coltelli a serramanico. 
«Benessum!», mi sono lasciato scappare sbuffando. 
«Ora ti caghi addosso, vero?». 
In realtà mi preoccupavo per il trench nuovo di zecca che indossavo, frutto di dodici rate ancora da pagare e di quella cretina di mia sorella che voleva solo farmi un regalo. Ma non diedi loro il tempo di sapere cosa frullasse veramente nella mia testa. 
Ho afferrato il braccio di quello al centro. Forse il capo. L’ho tirato verso di me, e con la giusta torsione, gli ho spezzato l’arto senza troppe esitazioni. Quando la lama ha tintinnato sul pavimento del portico ho rivolto la mia attenzione agl’altri due cacasotto. Difatti erano veramente dei cacasotto. Due contro uno e se la sono svignata a gambe levate. Il terzo è rimasto lì, inebetito, a guardarmi con un viso da cane bastonato. Quasi quasi me lo portavo a casa per dargli una ciotola ricolma di latte, e invece ho preferito sdraiarlo al suolo con un calcio ben piazzato sullo sterno. 
Poi ho soccorso la bella sovietica. Irina. Pianista. 





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domenica 20 dicembre 2020

Scorci di Punta Marina nella nebbia...

Glauco Silvestri
Manca ormai poco al #lockdown natalizio e, visto che ancora siamo in zona gialla, piuttosto che buttarsi nella calca dei centri storici, abbiamo pensato di portare Sansone a correre su una spiaggia...


Eccovi quindi alcuni scorci del mare d'inverno, delle spiagge di Punta Marina, il tutto scattato con la piccola TZ90 di Panasonic.









Rimangono poi un paio di immagini, che posto qui di seguito, scattate in paese... Un albero di Natale, e l'immancabile presepe.







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giovedì 17 dicembre 2020

Il presepe sull'acqua di Cesenatico

Glauco Silvestri
Torno a parlare di Cesenatico, che ogni anno - in questo periodo - diventa protagonista sul mio blog per via del presepe galleggiante sul Porto Canale.
Il Porto Canale, a Cesenatico, è una sorta di museo a cielo aperto, ove sono ancorate le tipiche imbarcazioni da pesca usate dai pescatori romagnoli del passato.
Ma... 
Durante le feste natalizie questo museo a cielo aperto diventa anche uno splendido presepe. E visto che per qualche giorno siamo nuovamente in zona gialla... Ecco le foto di quest'anno (n.d.r. Scattate con la piccola Panasonic TZ90).
































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mercoledì 16 dicembre 2020

OUTDOOR EXPERIENCE: Anello di Monteveglio

Glauco Silvestri
Passeggiata in pausa pranzo. Vista la bella giornata, ho pensato di proporvi l'anello che solitamente faccio per rilassarmi... Il tutto registrato, come al solito, con il piccolo Fimi Palm.



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martedì 15 dicembre 2020

L’intrattenimento aveva conquistato il mondo...

Glauco Silvestri
L’intrattenimento aveva conquistato il mondo e lei non era certa che il mondo fosse diventato migliore. Certe volte sembrava che tutti volessero soltanto scrivere programmi televisivi, cantare, o comparire nei film. Nessuno voleva costruire un pennello o progettare motori e nemmeno scoprire la cura contro il cancro.


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lunedì 14 dicembre 2020

The N.D.E. (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il vento urlava violentemente come a protestare contro le intenzioni di Nerio. Lo spingeva contro la parete azzurrina che stava alle sue spalle. Lo sbatteva con rabbia per convincerlo a cambiare idea. Nerio però era determinato e non aveva alcuna voglia di tornare a torturarsi come nel suo più recente passato. Aveva deciso e non sarebbe tornato indietro per alcun motivo al mondo. 
Il Ceylan InterContinental si affacciava direttamente sul Bosforo. Da quell’altezza era possibile ammirare la bellezza mistica di Istanbul e gustare l’odore di antico che proveniva dai quartieri vecchi della città. L’aria salmastra friggeva sulla pelle di Nerio come acqua minerale. Erano dieci minuti che attendeva l’istante perfetto. 
Aveva scavalcato la ringhiera del balconcino della sua suite. Si era spostato lentamente alla sua sinistra, fino a raggiungere la facciata dell’hotel. Sotto di lui, il vuoto; sopra la sua testa, l’insegna illuminata dell’hotel; alle sue spalle, il lusso e la solita quotidianità; davanti ai suoi occhi, la povertà e la vita di tutti i giorni. 
Nerio respirava lentamente, sentiva i battiti del proprio cuore e guardava avanti a sé. Le luci della città erano ipnotiche. I suoni che provenivano dalla vita corrompevano l’anima. Lui non poteva cedere. Aveva una missione. 
Aveva bisogno di sapere. 
Nessuno era riuscito a svelare i suoi dubbi, a rispondere alle sue domande. Aveva cercato su internet, contattato ricercatori, scavato tra pubblicazioni scientifiche, esoteriche, filosofiche. Nessuno rispondeva all’unica domanda che lo tormentava, neppure la religione. 
Lui doveva sapere. 
La sua ragazza gli aveva dato l’out out. L’aveva mollato così, senza remore. Gli aveva detto che era pazzo, che non voleva seguirlo in quell’impresa «È un suicidio!», aveva detto «Non voglio essere tua complice in questa follia». 
Nerio aveva atteso che la porta sbattesse portandosela via prima di scivolare a terra e lasciarsi tormentare da mille fantasmi. L’amava. Vederla andare via a quel modo lo aveva ferito più di ogni altra cosa. Ogni solidità a cui si era appoggiato era svanita. I suoi genitori lo avevano lasciato qualche anno prima. Gli amici erano in realtà conoscenze superficiali. Se non le cercava lui, loro non si facevano mai vive. Solo Viola aveva un significato profondo nella sua vita. Viola se ne era andata in lacrime. L’aveva lasciato perché non poteva fermarlo. L’aveva lasciato perché credeva che quella fosse l’unica arma in suo possesso per fermarlo. 
Lui doveva sapere. 
Aveva atteso un paio di giorni. Riflettuto a fondo. Aveva creduto profondamente in ciò che l’aveva convinto a esplorare quella via. Ricerche di anni e anni avevano portato tutte quante in un luogo geografico ben preciso. La Turchia, Istanbul. L’area geografica prendeva per lo più le acque del Bosforo, ma uno spicchio di terra era comunque compreso. Per sua fortuna, all’interno di quello spicchio c’era il Ceylan InterContinental Hotel. Perfetto per i suoi scopi. Enorme, lussuoso, asettico, pieno di cortese indifferenza e comodità tali da rendere impossibili da immaginare certe intenzioni; ovvero le sue intenzioni. 
Radunati i soldi, era partito con un bagaglio minimo. Non doveva destare sospetti. Sapeva che altri stavano seguendo la sua stessa pista. Sapeva anche che i loro scopi erano ben diversi da quelli che si prefissava. 
Lui voleva sapere. 
Gli altri volevano qualcos’altro. La rete era piena di accenni a possibili cambiamenti. Persino i Maya avevano intuito che qualcosa sarebbe successo. Dicembre 2012. Aveva scelto quella data non per caso, ma nemmeno per questioni legate a ciò che stava per fare. Avrebbe potuto farlo tranquillamente all’inizio del mese, o anche nel gennaio successivo. Gli piaceva l’idea di utilizzare quella data, per simpatia, per gioco, per scherzo. Senza contare che poteva mascherare le sue intenzioni con delle semplici vacanze natalizie. 
Attendeva l’alba. Il cielo si stava rischiarando. Mancava veramente poco e la città già fremeva di vita. 





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martedì 8 dicembre 2020

Volendo potevi fare a meno di star dietro alla moda...

Glauco Silvestri
Volendo potevi fare a meno di star dietro alla moda, ma se ti ritrovavi sempre in compagnia di persone al passo coi tempi, dovevi prevedere quando avrebbero riso di te.

Funny Girl - Edizione Italiana (Guanda Narrativa) (Italian Edition) (Hornby, Nick)



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lunedì 7 dicembre 2020

Storie con le Ali (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il vento soffiava forte sul volto di Icaro. Era colpa della velocità. Si era buttato ad ali spiegate verso il suolo lontano, con gli occhi stretti, attento alla giovane acacia che appariva in mezzo al boschetto di pioppi come una foglia di salvia su un piatto di pasta al burro. 
Su un ramo di quell’albero era appollaiata Cecilia. Una giovane, bella e colorata passerotta che era arrivata al parco poche settimane prima. 
Icaro si era innamorato di lei sin dal primo momento. Cecilia rideva sempre di lui: si divertiva ad ascoltare le spacconate che lui le raccontava per mettersi in mostra. Icaro amava la sua risata sincera. Se lei non avesse avuto un interesse per lui, in quel momento, non sarebbe stata a osservarlo mentre tentava di suicidarsi in quella folle impresa. 
Era colpa sua se, ora, stava sfrecciando a una velocità indicibile diritto contro il tronco dell’acacia. Aveva raccontato la solita panzana «Nessuno può farlo», aveva detto «salire fino alle stelle e lasciarsi cadere come un sasso. Però io l’ho fatto, chiedilo pure in giro, se non ci credi». 
Non poteva immaginare che Cecilia gli rispondesse, con uno sguardo ammirato e pieno di sentimento «Lo faresti per me?». 
Come poteva dire di no. 
L’unico problema era che lui, per quanto fosse bravo con le parole, non aveva mai tentato nessuna delle imprese di cui si vantava. Pensava in ogni caso di farla franca. Magari adducendo una scusa, rinviando a un giorno lontano, troppo lontano per rimanere a mente. 
Lei però era stata più furba di lui «Lo faresti anche adesso?», aveva chiesto innocentemente. 
Icaro si era guardato attorno. Il cielo era azzurro, nemmeno una nuvoletta bianca: quale scusa poteva inventare per rinviare l’impresa? 
«Certo», aveva detto con le spalle al muro.
Cecilia aveva battuto le ali con eccitazione «Dài, forza...». 
Così, poco convinto, Icaro aveva spiccato il volo. Era salito in alto, più di quanto non avesse mai fatto in vita sua. Sentiva il cuore scoppiargli per la fatica, le ali erano pesanti come piombo, era sicuro di essere vicino alla sua fine. Giunto al proprio limite si era chiuso in un piccolo batuffolo di piume e si era lasciato cadere. 

*

Da principio tutto era sembrato lento. Come se la sua impresa fosse ripresa da una telecamera e vista con la moviola. Poi, un po’ alla volta, il vento aveva cominciato a spingere sulla pelle come se volesse togliergli tutte le penne, una a una. 
Aveva aperto gli occhi, per un istante. La terra sembrava lontanissima. Gli alberi erano un puntino verde nel bel mezzo del grigio scuro del terreno. Desiderava essere in un altro luogo. Voleva aprire le ali, frenare, planare e scappare in un altro giardino. Questa volta l’aveva fatta veramente grossa. Però non voleva arrendersi di fronte agl’occhi pieni di ammirazione di Cecilia. Stoico, aveva continuato a cadere e cadere, fino a che gli alberi non diventarono più grandi e riconoscibili. A quel punto doveva aprire gli occhi, se voleva avere una speranza di sopravvivere. 
Cecilia era proprio sotto di lui. Si stava dimenando, come se volesse attirare la sua attenzione, poi, all’improvviso, un urto con qualcosa di molto grosso. Gli occhi si chiusero per l’impatto, perse l’orientamento, sentì il proprio corpo ruotare su sé stesso. Non sapeva più dove fosse il cielo e dove fosse la terra. Sentiva la testa pesante «È finita», pensò. 
Cadde al suolo malamente. Il suo corpo rimbalzò sulla terra umida di rugiada per tre o quattro volte. Cominciò a ruzzolare come una palla. Picchiò contro un albero e rimbalzò su di un sasso. 
Cecilia gridò spaventata. Icaro si era fermato contro una piccola montagna di terra e non si muoveva. Con un salto si era tuffata dal ramo e si era avvicinata a lui con piccoli balzi. 
Tentò di punzecchiarlo con il becco «Icaro, svegliati, ti prego». 
Il povero Icaro era svenuto. Era rimasto appallottolato come fosse una pallina da tennis. Tutti i tentativi della piccola Cecilia sembravano vani. Gli occhi della passerotta erano ormai colmi di lacrime, temeva il peggio. 





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domenica 6 dicembre 2020

UNBOXING CHRISTMAS TREE: Albero di Natale 2020

Glauco Silvestri
Breve filmato dedicato all'albero 2020... Buona visione!
(il tutto è stato girato con il Fimi Palm)



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giovedì 3 dicembre 2020

OUTDOOR EXPERIENCE: Cerbiatti

Glauco Silvestri
Ieri, pausa pranzo, la mia solita passeggiata nel parco naturale di Monteveglio, questa volta in mezzo alla neve... E cosa ho incontrato? 


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martedì 1 dicembre 2020

Nessuno vuole tornare...

Glauco Silvestri
Nessuno vuole tornare da un posto dove c’è sempre il sole.


Funny Girl - Edizione Italiana (Guanda Narrativa) (Italian Edition) (Hornby, Nick)


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lunedì 30 novembre 2020

Starship Journal (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Diario di Bordo. 

Nome del Vascello: Nave da ricerca “Magellano” 
Ufficiale redattore: Ing. Civile Di Maria Stefano 
Data Terrestre: Sconosciuta 
Ora solare: 15,30 

Alle ore 12,00 odierne, l’intero organico della nave è stato risvegliato dalla stasi criogenica a causa di alcune anomalie riscontrate dell’elaboratore centrale CC-1001. 
Secondo i dati registrati dai sensori ambientali, il vascello ha attraversato un potente campo elettromagnetico che, per motivi non ancora ben definiti, ha destabilizzato le celle di contenimento del propulsore. 
La perdita del campo di contenimento ha contribuito al decesso di tutte le coltivazioni bioenergetiche. I licheni hanno subito notevoli sollecitazioni e hanno cessato la loro attività nelle due ore successive all’evento cosmologico. Inutili sono stati tutti i tentativi di rivitalizzare le celle immagazzinate nei campi di contenimento ausiliari. 
L’attuale potenza motrice della nave è ridotta al minimo. La spinta massima ottenibile dal propulsore di servizio, alimentato a energia atomica, non è sufficiente al raggiungimento del pianeta Terra in un periodo di tempo accettabile. 
L’equipaggio ha il morale alto, ma le possibilità di tornare a casa sono praticamente nulle... 

End of Data. 

*

Amia era sdraiata fuori dalle mura della città. Si era scelta un grosso macigno levigato, simile per la forma a una sdraio anatomica. Osservava il cielo, silenziosa, mentre Antares, il suo cavallo, brucava qua e là piccoli ciuffi d'erba. 
Agl'occhi di Amia il cielo di Torkan non era mai stato così bello. L'azzurro candido di quando era bambina si era mischiato con i gas tossici che la città aveva scaricato indisciplinatamente nell'aria. Ora, grazie a questi gas, gli occhi della ragazza potevano vedere uno spettacolo tale che nemmeno un proiettore laser avrebbe potuto disegnare in cielo. 
L'aurora era uno spettacolo stupefacente. Milioni di colori mescolati tra loro, brillanti e accesi, spinti dalle correnti d’aria come fossero le acque di un grosso fiume. Erano corpi che si abbracciano in una sinfonia lenta, piena di agonia, come se facessero l'amore, come se fossero disperati, come se fosse l'ultima volta, per loro. 
In realtà, quello era solo l'inizio. Un nuovo inizio per il pianeta, oltraggiato per decine di secoli dalla pazzia dell'uomo, incapace di lottare contro il genio della razza umana. Ora Torkan si prendeva la sua rivincita donando alla specie umana un ambiente invivibile, e per sua gioia, condannandola all'estinzione. 
Con la mano ambrata Amia si teneva i capelli dietro la nuca. Amava sentire il soffio del vento sulla pelle, il calore dei raggi solari, e quando fuggiva dalla città per rimanere sola, si liberava da tutto ciò che poteva impedire il contatto con la natura morente. 
Lei faceva parte di Torkan. Era nata su quella terra sterile e non voleva andarsene. Non sarebbe mai salita su uno di quei razzi che venivano sparati nello spazio a ritmi regolari. Là fuori non c'era nulla. Quella gente partiva con la speranza di trovare una nuova casa, e invece, non si rendeva conto di cambiare solo il tipo di bara in cui trascorrere l'eternità. 

*

Lei voleva essere sepolta vicino a quella roccia. 





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mercoledì 25 novembre 2020

La Panchina Gigante su Monte Pedrazzo

Glauco Silvestri
Arrivo forse con un mese di ritardo nel raccontarvi fotograficamente il percorso ad anello di Prignano Sul Secchia e la Panchina Gigante che compare a metà di questo percorso, proprio sulla cima del Monte Pedrazzo.


Avevamo letto di questa panchina sul giornale, e al primo spot libero da lockdown, una domenica, abbiamo deciso di andare a vederla. Fare escursioni in questo periodo non è proprio comodo. Tra mascherina, distanziamento, locali chiusi... Specie se non si è vicini a casa, diventa una vera 'impresa'. A ogni modo, zaino in spalla carico di tutto il necessario, compresi il mio Parrot Anafi e la fedele TZ-90, nonché l'intero kit per Sansone, siamo saltati in auto e siamo partiti.





L'anello di cui vi parlo non è molto lungo. Sono circa 5 chilometri, per cui lo si potrebbe percorrere comodamente in un'oretta. Ma quando si arriva in cima, a metà del percorso, si finisce per perdere un sacco di tempo per scattare foto allo splendido panorama, e ovviamente alla panchina.
Poi... Aggiungiamo il foliage autunnale, e anche la seconda metà del percorso diventa interessante.




Essendo partiti un po' tardi, durante il nostro cammino abbiamo avuto la fortuna di cogliere la golden hour, ovvero il tramonto, ma allo stesso tempo, di dover chiudere il percorso un po' di corsa per il veloce calare della luce mentre ci trovavamo nella boscaglia (n.d.r. Torcia frontale? Ovviamente dimenticata a casa).





Per questo le foto che vi mostro sono relative al solo primo tratto del cammino... Al rientro avevamo un po' di fretta, e volevamo arrivare all'auto con ancora un briciolo di luce ambientale.


Ciò non toglie che io non abbia documentato il cammino con il solito, fedele, Fimi Palm. Buona visione.





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