mercoledì 30 ottobre 2019

La Rocchetta Mattei vista dall'alto - #Viaggi #Droni

Glauco Silvestri
Torno a parlare della Rocchetta Mattei, dopo l'escursione a cui dedicai un articolo nella primavera dell'anno scorso, perché qualche giorno fa - giusto per sgranchire le eliche al mio Parrot Anafi - ho pensato di tornare a Riola per fare qualche video di questa splendida costruzione.

Sapete quanto io sia legato a questa piccola rocca. Sarà che da bambino mi divertivo tra i suoi corridoi, sarà che da adulto mi sono appassionato alle vicende di colui che la volle costruire, e della sua famiglia, sarà che - più semplicemente - è un luogo splendido da moltissimi punti di vista... Il fatto è che ogni occasione è buona per andare a vederla.

In questa occasione, il cielo era meraviglioso, il vento soffiava forte, la giornata era mite nonostante si sia già a ottobre. Ho dovuto prenderci un po' la mano per manovrare nel vento con un drone che pesa poco più di trecento grammi, ma è bastato alzarmi di quota per trovare una zona placida e perfetta per consentire il volo attorno alla rocchetta.
Ho dovuto anche affrontare la visita inaspettata di uno stormo di rondini... Periodo strano per le rondini, ma magari stavano migrando, e il drone le ha incuriosite. Quando volavo attorno ai 40 metri d'altezza, le rondini non hanno mai smesso di girarmi attorno, ma una volta alzatomi attorno agli 80 metri, si sono placate. Certo... La normativa prevede che non si vada più su di 70 metri, ma... Ero in montagna, lontano da tutto e da tutti, e le future norme consentiranno il volo fino a 120 metri. Chiudiamo un occhio. Ci tenevo molto a non fare del male a quegli uccelli, o a perdere il drone a causa loro, e 10 metri di differenza non fanno certo la differenza se si sta attenti.

Buona visione.


Se cercate maggiori informazioni sulla Rocchetta Mattei, o sugli strumenti con cui ho realizzato il video, troverete tutto in descrizione al video stesso, sul mio canale Youtube.

Come sempre, se il video vi è piaciuto, se avete un account Google, iscrivetevi al mio canale e cliccate sulla campanella per rimanere aggiornati sulle mie future pubblicazioni. Ovviamente... Cliccate su mi piace al video!


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martedì 29 ottobre 2019

Così mi è stato ripetutamente assicurato

Glauco Silvestri
«Dio è buono, eh?» «Così mi è stato ripetutamente assicurato, signore»

Gli Dei di Mosca (Vaporteppa) (Italian Edition) (Swanwick, Michael)




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lunedì 28 ottobre 2019

Midnight Lullaby (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Quando entrai in quell’ambiente angusto, dall’aria antica, i miei occhi ebbero difficoltà nel mettere a fuoco ciò che mi circondava. Sembrava di essere entrato in uno di quei vecchi bar di periferia, e in fondo, io, mi trovavo davvero in un ‘vecchio bar di periferia’. Il fatto che dall’esterno mi fossi fatto un’idea molto diversa di ciò che avrei dovuto trovare all’interno era del tutto ininfluente. 
Superai con passo lento i due tavolini di linoleum unti all’inverosimile, e raggiunsi l’unico cliente presente in quel luogo. Era seduto su un vecchio sgabello, di fronte al banco del bar, riflesso da uno specchio che sicuramente aveva avuto giorni migliori. Accanto a quell’uomo c’era un secondo sgabello, con la seduta in finta pelle rovinata in più punti, che probabilmente attendeva solamente che vi appoggiassi sopra le mie stanche natiche. 
L’uomo, che ancora mi dava le spalle, era piegato su sé stesso come fosse un anziano signore al banco del bar sotto casa. Anche in questo caso, per certi versi, mi trovavo realmente in un cosiddetto ‘bar sotto casa’. 
Decisi di sedermi. 
L’uomo, che difatti era davvero un vecchio, aveva davanti a sé un bicchiere d’acqua con ghiaccio. Il bicchiere era adagiato con attenzione su un sottobicchiere da birra bisunto. Con le dita malferme giocava con il tappo di un barattolo di pillole medicinali. Il barattolo non aveva etichette. Non era trasparente. Per quanto ne potevo sapere, poteva persino essere vuoto. 
L’uomo aveva l’aria stanca. I suoi occhi, che potevo studiare attraverso il riflesso dello specchio, erano contornati da un fitto strato di rughe che poteva essere scambiato come la rappresentazione artistica del suolo arido che circondava il ‘bar di periferia’. 
«Lei è qui per l’intervista?», mi chiese con voce roca. Non muoveva un muscolo. Roteava solo le dita per giocare con quel dannato barattolo. 
Feci un cenno positivo col volto. Mi chiesi se in quel locale ci fosse anche un barista, giusto per ordinare qualcosa con cui inumidire la bocca. 
«Se cerca Sam - disse l’uomo interpretando i miei pensieri - è andata un attimo di sotto a prendere una nuova botte di birra alla spina». 
Sam, ebbi modo di scoprirlo durante l’intervista, era il diminutivo di Samantha. Donna sui 35, fisico prestante, viso stanco. 
 «Mi chiamo Juan Rodriguez - mi presentai - scrivo per...». 
«Non è importante il nome del foglio di carta per cui scrive». 
“Meglio”, pensai estraendo un piccolo registratore «Le spiace se registro l’intervista?». 
«Faccia come diavolo le pare». 
Spinsi ‘play’ sull’apparecchio e cominciai a porre le mie domande. L’uomo, però, parve intenzionato a raccontare la sua storia senza essere interrotto, così lasciai perdere e mi misi ad ascoltare. 

*

Arthur J. Bonneville, classe 1943, come dite voi: Super. 
Oggi tutti mi chiamano col nome in codice di Midnight Lullaby. All’epoca degli esperimenti Teleforce, era il 1973 se non sbaglio, ero un semplice tecnico elettronico, e lavoravo in sala controlli nei laboratori privati della Salazar Enterprises. Avevo trent’anni. Ero fidanzato con Stella Ramirez, una tipina tutto pepe, se mi capite. L’avevo conosciuta in una fumetteria. Io ho sempre avuto la passione dei fumetti, in particolare i super-eroi. Stella lavorava nella fumetteria che frequentavo. Era divertente, gentile, e sapeva tutto sui fumetti. Per me era una fonte inesauribile di scoperte, e non potevo non innamorarmene. Dovevamo sposarci entro la fine dell’anno, ma quel giorno, lo sapete, le cose cambiarono radicalmente per tutti quanti, ma soprattutto per me, un banalissimo tecnico di laboratorio. 
Quando ricevetti l’ordine di avviare la procedura non feci altro che eseguire gli ordini. 




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domenica 27 ottobre 2019

Il Cavaliere Pallido - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi parlo di un altro western che conservo con affetto nel cuore. E' Il Cavaliere Pallido, ovviamente è presente nel cofanetto di cui vi ho già parlato più e più volte, e... be', per quanto non sia originalissimo, visto che in esso si notano componenti degli Spaghetti Western di cui - tra l'altro - Eastwood è stato protagonista assoluto, e visto anche che, probabilmente, il film omaggia un western precedente, Il cavaliere nella valle solitaria, realizzato nel 1959, e di cui non ricordo un bel nulla se non il titolo.

Il film è ambientato durante la corsa all'oro. Siamo nel nord degli Stati Uniti, Barret e i suoi uomini stanno cercando oro nel proprio terreno. Ciò disturba il ricco Coy Lahood, che possiede più o meno tutta la zona, tranne il piccolo appezzamento di Barret, e che cerca l'oro con metodi molto più organizzati del sistema artigianale del "vicino di casa".
Coy vorrebbe sbarazzarsi di Barret, e per questo assolda una banda di delinquenti, che compie scorrerie e pesta violentemente i pacifici cercatori d'oro che disturbano il magnate. La situazione diventa insostenibile quando, all'improvviso, uno strano tipo, un uomo solitario, a cavallo, mezzo predicatore e mezzo pistolero, arriva nella zona e prende le difese del povero cercatore d'oro.
Ovviamente il misterioso salvatore viene accolto dalla piccola comunità, e in breve viene amato e rispettato da tutti quanti, uomini e donne, presenti nell'accampamento di Barret.
Meno amato è, ovviamente, dagli uomini di Lahood, per ciò scoppia una vera guerra tra cercatori d'oro. Lahood prima prova ad acquistare il terreno di Barret, poi fa deviare il fiume in modo che inondi le loro baracche e distrugga l'accampamento. Per quanto il piccolo gruppo di cercatori non voglia cedere alle pressioni, è evidente che non possono resistere a lungo senza che avvenga il miracolo.
E il miracolo avviene. Viene trovato l'oro...

Potete immaginare ciò che avviene in seguito: L'invidia, la rabbia, la follia, e il cavaliere pallido che risolve i problemi alla sua maniera. Un film denso di emozioni, di scene epiche, e di momenti drammatici. Qui si nota la bravura di Eastwood, che per sette anni aveva abbandonato il genere, e con questa pellicola si presenta sia in veste di protagonista, sia in veste di regista. E... Non a caso, questo è il film western di maggior successo di quegl'anni.

Bello! Davvero bello!




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sabato 26 ottobre 2019

Il Verdetto (The Children Act) -#Film #Recensione

Glauco Silvestri
Se siete facili alle lacrime, allora Il Verdetto è un film che vi commuoverà davvero. Tratto da La ballata di Adam Henry, la pellicola ci pone di fronte a un terribile dilemma.

Fiona Maye è un giudice severo, ma stimato, che si trova ad affrontare il caso di Adam Henry. Il ragazzo, essendo nato in una famiglia di Testimoni di Geova, è ricoverato in ospedale, e non vuole accettare una trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita.
Per Fiona è una causa scottante: La religione contro la legge. E in mezzo c'è la vita di un ragazzo. E' per questo motivo che, contrariamente a quanto previsto dalle procedure giudiziarie, il giudice decide di andare in ospedale per conoscere il ragazzo, e per capire cosa sia giusto fare. Una volta giunto in ospedale, il giudice scopre che Adam, seppure a parole sia deciso ad accettare il proprio destino, nell'intimo abbia ancora tanta voglia di vivere. Tornata in aula, Fiona Maye decide di applicare il Children Act, e di far effettuare comunque la trasfusione.
Il ragazzo sopravvive, ma perde la fede, e perde anche il proprio legame con i genitori, Testimoni di Geova, che pur essendo felici che il proprio figlio sia ancora vivo, non riescono ad accettare che abbia violato - suo malgrado - i dogmi della loro religione.
Adam si trova improvvisamente solo, e altrettanto improvvisamente scopre un intero mondo che prima gli era precluso. Nella gioia del momento cerca di contattare il giudice per ringraziarlo, ma una volta stabilito il contatto, si lega ad esso in modo morboso, considerando Fiona colei che ha distrutto la sua vita, ma che allo stesso tempo gli ha donato una esistenza tutta nuova.

Sfortunatamente la vicenda non finisce bene, ma non starò a rivelare il 'come va a finire' perché sarebbe meglio che lo scopriste guardando la pellicola. La regia è buona, anche se senza sorprese, e Emma Thompson è davvero perfetta nei panni del giudice Maye. Buona anche l'interpretazione di Fionn Whitehead, che abbiamo già visto in Dunkirk, di Christopher Nolan. Ottimo anche Stanley Tucci, nei panni del marito della Maye... Non rivelo nulla sul suo ruolo, ma è forse l'elemento che mantiene l'equilibrio in un film che - altrimenti - diverrebbe troppo melenso. E' bello anche il contrasto tra la vita privata e quella pubblica del giudice, e buono è anche il ritmo della narrazione.

Un bel film. Ve lo consiglio.



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venerdì 25 ottobre 2019

I Kill Giants - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era parecchio tempo che volevo vedere I Kill Giants. Vi ricordate? In questo blog avevo già parlato del fumetto da cui è tratto questo film e... Be', finalmente eccomi qui a dirvi cosa ne penso.

Film egregio, fedele al fumetto, con una ambientazione perfetta e una drammaticità palpabile. Tutti i personaggi sono ben rappresentati, la CGI è impeccabile, e la regia sa giocare benissimo con le emozioni, perché è di emozioni che questa pellicola - e il fumetto - parlano.
Forse, il film, è addirittura più cupo e drammatico rispetto a quanto vissuto nella lettura del fumetto. Occhio... Sto quasi per dire che il film è meglio del fumetto ma, mi trattengo. I due prodotti sono entrambi perfetti. Godibili, capaci di far riflettere, di catturare il cuore di chi legge, o guarda.

Ma vi ho parlato della trama? Barbara è una ragazzina. Vive con sua sorella e suo fratello, entrambi più grandi di lei. E' una bambina strana. Fa fatica ad essere accettata dalle sue compagne, a scuola, e anche a casa è solamente tollerata. Nel suo cuore è nascosto un grande segreto. Se nella quotidianità, lei, è solamente una bambina, in tutto il resto è invece una sorte di super eroe. Si sta preparando per l'arrivo dei giganti. Lei li percepisce, lei li vede, lei è l'unica che può combatterli e sconfiggerli. Per questo sta preparando trappole, per questo costruisce schermi che possano proteggere le persone che ama. 
Però il resto del mondo non la capisce. Viene bullizzata dagli altri ragazzini della scuola, viene mandata dal preside spesso e volentieri, e frequenta costantemente lo psicologo della scuola. A casa non va meglio, visto che non riesce a stabilire un vero contatto con il suo fratello e sua sorella, e passa ore e ore nel seminterrato a studiare strategie, ad ascoltare vecchie cassette di incontri di baseball, partite dei Giants, le grandi imprese di Coveleski, detto Killer Giants. Per di più non va mai al piano di sopra, dove stanno le stanze da letto, ha un terrore inarrivabile di quel luogo. Cosa vi sarà mai nascosto? E perché suo fratello e sua sorella non hanno paura?

Tutto verrà spiegato nel corso della pellicola, lentamente, col giusto ritmo, mantenendo così il mistero, il pathos, il dramma, e l'aura fantasy della vicenda. Tutto funziona a meraviglia. I dialoghi sono brevi, sono pochi, e molto è lasciato alle immagini, alle scene, all'espressività degli attori, che vestono i panni dei loro personaggi in modo davvero magistrale.

Bello! Davvero Bello.




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giovedì 24 ottobre 2019

Dozza, la galleria d'arte a cielo aperto - #Droni #Viaggi

Glauco Silvestri
Vi ho mai parlato di Dozza? E' un borgo medievale tra Imola e Bologna, forse uno dei borghi più affascinanti della zona, sia per la sua struttura, che si inerpica su un colle che domina le valli circostanti, sia per il castello sforzesco - in perfette condizioni e con una bella collezione al suo interno - sia per l'enoteca, ospitata nelle cantine del castello, sia per i sui vicoli, e le mura delle abitazioni, che non sono semplici muri, bensì delle vere e proprie opere d'arte.

A Dozza, sin dal 1965, si tiene una biennale espositiva di Pittura sul Muro. Da quei tempi a oggi vengono artisti di tutto il mondo, ogni due anni, per abbellire i muri del borgo con opere d'arte uniche nel loro genere. Ciò trasforma il borgo medievale in una galleria d'arte a cielo aperto. Camminare per i vicoli, per le strade, di Dozza, è una esperienza unica, e non c'è angolo che non attiri l'attenzione all'occhio di chi ama l'arte, ma anche di chi ne è solamente incuriosito. Dozza è davvero un luogo unico nel suo genere, e merita di essere visitato.

In questa occasione vi voglio mostrare un video che ho girato qualche giorno fa, sia in volo su Dozza con il mio Parrot Anafi, sia passeggiando per le sue strade, filmandone l'esperienza, così che possiate vivere una esperienza virtuale nel piccolo borgo medievale.


Ovviamente, se i miei video vi piacciono, vi consiglio di iscrivervi al mio canale, e di cliccare sulla campanella per essere aggiornati su ogni mia nuova pubblicazione.

Maggiori informazioni su Dozza le potete trovare su Wikipedia, ovviamente. Qui trovate invece il mio album Flickr dedicato a questo borgo.

Se volete soggiornare in queste zone - ci sono dei B&B molto carini anche all'interno di Dozza - e ricevere uno sconticino, tramite Booking, potete cliccare qui.





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mercoledì 23 ottobre 2019

Spiderman Homecoming - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Spiderman Homecoming si piazza in coda a Civil War, quando gli Avengers finiscono per scindersi in due correnti, e i due leader - Capitan America e Tony Stark - giungono allo scontro.
Una volta tornato a casa dal 'conflitto', Spiderman non riesce più a contenere la sua attività al semplice eroismo di quartiere, e vuole fare qualcosa di più, solo che gli Avengers, e soprattutto Tony Stark, non lo vedono ancora pronto per il grande passo. Viene tenuto d'occhio da vicino, Happy lo segue come un'ombra, anche se sembra proprio il contrario, per cui il suo raggio d'azione è davvero limitato.
Nonostante ciò, Peter Parker finisce per trovare la sua 'avventura'. Un gruppo di mercanti d'armi sta spacciando nel suo quartiere degli strumenti di morte di derivazione aliena. Lui investiga, e ciò lo mette in guai seri, anzi... serissimi. Non è pronto per agire da solo, e neppure conosce a pieno le potenzialità della tuta che Stark gli ha regalato (n.d.r. specie le funzioni che riesce a sbloccare dopo un piccolo hack del software che la controlla), e gli avversari sono agguerriti e senza scrupoli. Insomma... Finisce che combina dei gran danni, a venir messo in cattiva luce agli occhi di Stark, a perdere fiducia persino in sé stesso... Riuscirà ad uscirne vincitore?

Ora che la saga degli Avenger ha raggiunto un epilogo, o per meglio dire un punto di svolta, ho trovato giusto il dare spazio anche a Spiderman, uno dei personaggi di cui non avevo ancora visto il film 'in solitaria'. Spiderman Homecoming non è capace di sostenere un livello di qualità paritetico alla trilogia di Raimi, che ho sempre amato (n.d.r. Nonostante anch'essa fosse non priva di difetti), ma ben si colloca nella struttura voluta da Marvel, e ben si allinea allo stile narrativo, che mantiene sempre un certo livello di ironia, anche nei momenti più tragici. Certo! Il Peter Parker adolescente non vuole proprio entrare nelle mie corde, ma non posso negare che i personaggi siano tutti ben costruiti ed interpretati. E il cast presenta anche alcune stelle di prim'ordine, come la bella Marisa Tomei nei panni di una giovane Zia May, e Micheal Keaton nei panni di Avvoltoio.

E', forse, un film più adatto ai giovani piuttosto che ai fan di vecchia data. Del resto sia lo stile narrativo, sia i personaggi, sia il contesto, si allontanano di parecchio da quanto la storia classica ci ha sempre narrato. E' una pellicola fresca, divertente, all'acqua di rose, mai cupa e/o capace di far provare qualche brivido. Un buon popcorn movie, ma di sicuro non uno dei migliori film dedicati a Spiderman, e neppure uno dei migliori film dell'universo Marvel.



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martedì 22 ottobre 2019

Sebbene non fosse un moralista

Glauco Silvestri
Sebbene non fosse un moralista quando si trattava di sostanze stupefacenti, si era fatto un punto d’onore di non assumere niente che avrebbe diminuito la sua lucidità mentale, fosse anche solo un sorso di vino, quando dei maniaci omicidi erano sulle sue tracce. Il che, doveva ammetterlo, se non altro a se stesso, gli accadeva più spesso di quanto fosse strettamente giustificato dalla mera casualità.


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lunedì 21 ottobre 2019

Carillon (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Luci soffuse. Confusione. Una ragazza corre con le tette al vento gridando al nulla, o forse a chiunque, che rovinerà i connotati a chi le ha fregato il suo mascara preferito. Quattro lampade da cento watt illuminano il volto scavato, dalla carnagione malsana, di Carillon. Lei ha l’occhio fisso e concentrato sul trucco che coprirà i mille difetti di quella faccia riflessa. 
Ha freddo. Si domanda perché diavolo Massimo non accenda il riscaldamento. I camerini sono un vero disastro. La ragazza ritorna, ancora nel panico, le prende contro sbadatamente e la matita traccia una riga bordeaux sulla guancia. Per poco Carillon non ci perde un occhio. Ma è inutile perdere le staffe. Ogni giorno è la stessa storia. Se non è Rita che cerca il mascara, è quella scema di Simona che indossa solo perizoma dorati. Come se ai clienti interessi il colore del suo perizoma. 
Roberto grida «Carillon, tu sei la prossima». 
Lei molla la matita. Si guarda. Sbuffa. Tanto fa schifo lo stesso. 
Si alza dallo sgabello con un mezzo colpo di reni. Lo specchio riflette un corpo che somiglia più a un insetto stecco che al corpo di una spogliarellista. Si affretta a salire la scala di metallo. I riflettori sono puntati sul classico palo. Poco distanti, a bordo del palco, i soliti maschi affamati, o assetati, o entrambe le cose. Tutti con gli occhi puntati sulle tende dietro cui lei è nascosta, tutti con la bava alla bocca, tutti con un boccale di birra tra le mani. 
Parte il brano e Carillon si butta sotto i riflettori. Non avrà il fisico di una pin-up, ma grazie ai suoi trascorsi da Kick-Boxer si può permettere evoluzioni che le altre ragazze neppure sognano. Ovviamente il pubblico non apprezza. I suoi movimenti non sono sinuosi come quelli di una pantera, sembrano piuttosto meccanici come quelli di un sofisticato robot intento a montare un’automobile. Fischi e battutacce. Lei, del resto, non è dotata di avvenenza. Deve attendere che il battito cardiaco acceleri. Il suo corpo è già pronto a usare l’arma segreta. È così che la chiama, lei. L’arma segreta. L’odioso fardello che la Teleforce ha affibbiato al suo corpo da insetto. 
Si avvinghia al palo e cambia ritmo, seguendo il nuovo brano che il deejay ha messo sù in base alla scaletta dello spettacolo. 
Ruota lentamente sul metallo e si ferma con il palo che si adagia tra le natiche. Scivola lentamente con il busto, si piega in avanti fino a toccare con le dita le punte dei piedi. È il momento. La pelle è lucida di sudore. Si alza di scatto. Si aggrappa al palo, fa una torsione su sé stessa per ritrovarsi capovolta, e divarica le gambe in una spaccata davvero scenografica. I feromoni vengono rilasciati dai pori della pelle. I suoi movimenti calcolati li diffondono verso le prime file, poi le seconde file, e ancora oltre, fino al bancone del bar. 
Carillon li sente allontanarsi dal corpo come emissari dei suoi desideri. La Teleforce le ha affibbiato il ‘dono’ di potersi scegliere l’uomo da portare a letto, e di essere sicura che questi non si rifiuterà, nonostante l’aspetto repellente del suo corpo. 
Carillon si muove ora più lentamente. I fischi sono cessati. Gli occhi degli uomini hanno perso fierezza. Ognuno di loro vede qualcosa di differente in lei. Neppure Carillon conosce l’effetto che i feromoni hanno sui maschi. Si immagina che ognuno di quegli stronzi trovi qualcosa di attraente, ma diverso l’uno dall’altro, in lei. Ogni notte, quando balla, spera che il suo potere si fissi su un uomo, e che vi rimanga per sempre, così che possa mollare quel merdoso lavoro senza perdere l’opportunità di frequentare un uomo, e di farsi una sana scopata ogni tanto. 
Ma non accade mai. 
La mattina, quando loro aprono gli occhi e la vedono, è sempre la stessa storia. Si alzano spaventati. Si chiedono quanto alcol abbiano messo in corpo per finire a letto con un rospo come Carillon. Raccolgono i propri stracci e se ne vanno via a gambe levate, senza neppure salutare. 
Del resto, lei, non ha ereditato dai propri genitori un corpo sinuoso come quello della cara amica Libby. Anche lei è una Super. La Super con la esse maiuscola. Strafica, sensuale, forte, e veloce come un battito di ciglia. Per di più se la fa con Capitan America... bé, lui si fa chiamare American Dream, ma non cambia molto. A lei è andata la Super-figosità e un Super-macho per moroso. A Carillon è andato solo un cassonetto dell’umido bello pieno in cui tuffarsi dalla mattina alla sera. 
Gli occhi di Carillon si fissano sulle prede più appetibili. Non le va di passare la notte con un gorilla. 



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domenica 20 ottobre 2019

L'Ultima Notte di Aurora - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Terzo capitolo della saga di Aurora Scalviati, L'ultima Notte di Aurora è un romanzo che sembra voler chiudere un ciclo narrativo importante, magari per aprire le porte a una nuova vita, sia per il personaggio che determina, e ci guida passo passo, nelle vicende narrate nel libro, sia per la saga, che potrebbe proseguire sotto una nuova luce, e di certo non vedere la propria conclusione con il romanzo di cui stiamo per parlare.

Lei è Aurora. Vi ricordate? All'inizio mi stava persino antipatica. Era arrogante, pretestuosa, non rispettava i superiori, e faceva fatica a legare con chi le stava attorno, con i propri colleghi, con i propri superiori, e soprattutto con i propri fantasmi interiori. A sua difesa, il primo romanzo, ci offre la possibilità di conoscerne il passato, i traumi, gli errori, e le cicatrici mai risaldate completamente. Ed è così che - piano piano - Aurora ha conquistato la mia stima, e quella dei suoi colleghi. Ed è così che - piano piano - Aurora ha conquistato la mia simpatia, e quella dei suoi colleghi. Ma il suo carattere non è certo facile da gestire, e così eccoci in questo terzo capitolo della sua storia, e sin da subito ci troviamo in mezzo a un suicidio, un omicidio brutale, e a una brutta gatta da pelare (n.d.r. T-Rex mi perdoni per questa espressione) per la nostra profiler.
Aurora si butta a capofitto nell'indagine, e subito pretende di riunire i Reietti, la sua 'vecchia squadra'. Solo che la vecchia squadra non esiste più. Bruno, segnato dagli eventi accaduti nel precedente romanzo, ha preso un periodo di aspettativa. Silvia si è allontanata dal distretto di Sparvara per trovare finalmente la sua 'vera' strada, nella forestale. Tom è probabilmente l'unico che non vede l'ora di tornare all'azione, visto che il suo nuovo incarico alla Polizia Postale è frustrante e non conduce ai risultati che vorrebbe. Ma Tom non è un operativo, e alla prima occasione di pericolo, anche il ragazzo si mette di traverso nei confronti delle intenzioni della vecchia amica.
Aurora si trova costretta a lavorare da sola, non avendo accettato il consiglio dei superiori di cercare collaborazione nel personale operativo della centrale di Sparvara, e l'unico appoggio che gli rimane è quello dell'enigmatico Curzi, ancora rinchiuso nell'istituto psichiatrico ove si era consegnato spontaneamente, e ovviamente l'amico, nonché mentore, Isaak Stoner, profiler americano ora residente in Italia. 
La caccia al criminale sembra una missione impossibile. E' abile nel nascondere le tracce, e il legame tra i due fatti che hanno sconvolto Aurora, l'omicidio e il suicidio, è tanto sottile che solo l'intuito della ragazza riesce a evidenziarlo. Sarà poi Stoner a far riavvicinare il gruppo di Amici, a far sì che la squadra torni veramente a lavorare come un sol uomo, e sarà questa nuova indagine a saldare - finalmente - dei legami che fino a un attimo prima sembravano solidi, ma che in realtà avevano tante fragilità a minacciarlo.

Lo stile di Barbara, in questo romanzo, si affina e si avvicina ancora di più ai ritmi dei thriller di fattura statunitense, tanto che anche la sua forma espressiva, il comportamento dei personaggi nei momenti d'azione, alcuni dialoghi, ricordano molto i romanzi dei grandi novelists americani. Narrazione e musica sono un connubio immancabile nei romanzi di Barbara. In questa occasione - lo ammetto - mi è stata indotta dalle vicende narrate. Il suicidio della ragazza dalla torre dell'orologio, non so per quale motivo, mi ha ricordato Amy Lee (n.d.r. Evanescence) che cade nel vuoto nel video di Bring Me To Life. Non so... Il ritmo di quel brano mi ha seguito per tutta la lettura del romanzo, forse a causa del testo di questa canzone, nel cui ritornello si prega, si supplica, di essere risvegliati dall'oscurità e di essere condotti a nuova vita, a uscire dai propri incubi interiori... E di incubi interiori si parla in questo romanzo. Non solo quelli che tormentano da sempre la detective, ormai incapace di relazionarsi col prossimo in modo normale; non solo i tormenti delle vittime con cui Aurora si relaziona e di cui vuole assolutamente salvare lo spirito; non solo le profondità in cui annaspano i criminali, che mai sono persone lineari, malvagie in assoluto, ma che solamente scelgono la strada sbagliata nel tentativo di risolvere le proprie sofferenze. 
Leggendo il romanzo non ho potuto fare a meno di pensare ad Al di là dei Sogni, film interpretato da Robin Williams e ispirato all'omonimo romanzo di Richard Matheson. Un plof cinematografico, visto che incassò meno di quanto fu speso per realizzarlo, ma che affronta un tema profondo e discusso lungamente sia dalle religioni, sia dalla psicologia, sia dalla sociologia. Il luogo dove si va dopo la morte, la sopravvivenza dell'anima dopo la dipartita, la reincarnazione... Nel film troviamo riferimenti alla Divina Commedia, al mito di Orfeo ed Euridice, e ovviamente ci si avvicina al famoso monologo dell'Amleto di Shakespeare (n.d.r. Prima scena, Atto Terzo). 
Nel romanzo viene chiamato spesso l'Uroboro, un simbolo di origini molto remote che raffigura un serpente, o un drago, o un coccodrillo - a seconda della cultura che lo osserva e lo raffigura - che si morde la coda. Un simbolo di immobilità ed eterno movimento al tempo stesso, idea di potere che divora e da origine a sé stesso, di energia che si consuma e si rinnova senza mai fine. E' un simbolo che nel romanzo viene richiamato per indurre all'idea che lo spirito possa sopravvivere alla carne, che non vi sia fine, bensì un nuovo inizio, in un circuito che si autoalimenta in un eterno ritorno... Una forma molto sofisticata e tutt'altro che banale di immortalità.
Se l'Uroboro è forse la chiave di violino di una sinfonia incompiuta da parte delle entità malvagie del libro, osservando invece il romanzo nel suo insieme, il simbolo ci conduce a un ciclo che si chiude e si rinnova, e che funziona egregiamente se si prende in esame non il singolo romanzo, bensì l'intera trilogia. Aurora è al centro di questo cerchio, è la protagonista, la vittima, l'anima che viene trascinata nel baratro, e poi risollevata verso la luce. Lei compie il cerchio completo, e si rinnova in un processo di sofferenza, disperazione, speranza, e gioia. E' come il ciclo quotidiano del nostro Sole, che ci scalda quando compare al mattino, ci offre speranza e vita, ma poi se ne va al calare della notte, lasciandoci al buio, al freddo, ai nostri incubi, e con l'unica speranza che - dopo la notte, prima o poi, torna la luce e il giorno.
Ed eccoci quindi all'ultima notte di Aurora... Che nel buio ha vissuto parecchio, ha sofferto parecchio, ha perso parecchio, e finalmente ora, con l'epilogo di questo terzo thriller ricco di emozioni, può godere dei primi raggi di luce che brillano, e scaldano, il suo volto.

In conclusione, la trilogia di Aurora non è una semplice trilogia di romanzi thriller, benché - volendo - potrebbe essere letta e goduta a pieno anche e solamente su questo livello, bensì propone un percorso molto profondo e ricco di spunti, con innumerevoli riferimenti a culture, a miti, a forme di pensiero, e a spirali psicologiche davvero interessanti. E' un romanzo, una serie di romanzi, che propone più livelli di approfondimento, più strati interiori, più messaggi interconnessi tra loro. E' un po' come - giusto per banalizzare un esame che è tutt'altro che banale - in Inception, o nel già citato Al di là dei Sogni. Fermarsi al primo strato può già essere sufficiente per apprezzare il romanzo, ma scavare negli strati sottostanti può regalare emozioni molto più importanti, e un grado di consapevolezza ancora più significativo.

Buona lettura e... State attenti a tutto ciò che si nasconde nel buio!





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sabato 19 ottobre 2019

Il texano dagli occhi di ghiaccio - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Di sicuro vi avrò già accennato varie volte che possiedo una cofanetto dedicato ai primi 40 anni di carriera di Clint Eastwood. Da questo cofanetto ho già attinto spesso per le mie recensioni, e oggi sono di nuovo qui a proporvi uno dei miei preferiti, un western, al quale non so per quale motivo sono molto legato.

Parlo de Il texano dagli occhi di ghiaccio. Vicenda classica del West, dove Clint impersona i panni del 'cavaliere solitario', l'archetipo del pistolero senza nome. Ma il nostro eroe ha un nome: Josey Wales. Lui non è un vero pistolero. E' un uomo dedito al lavoro e alla propria famiglia. Vive serenamente nel Missouri. E nonostante sia riuscito a sfuggire alle maglie della Guerra di Secessione, questa non esita ad entrare nelle maglie della sua vita. Un gruppo di nordisti sfuggiti al fronte arriva al suo villaggio, compie razzie, e arriva anche alla sua piccola fattoria, dove distrugge tutto, e stermina i suoi cari. Josey, creduto morto, viene lasciato sui resti fumanti della sua proprietà. 
Ovviamente il cowboy non può che essere travolto da una terribile sete di vendetta. Si unisce a un gruppo di suddisti per dare la caccia agli uomini che hanno ucciso la sua famiglia. Il suo nome diventa famoso per la sua abilità con le armi, ma nonostante ciò, il destino vuole che la guerra finisca prima di riuscire a ritrovare i colpevoli dello sterminio. Li troverà al momento della resa, quando con la promessa di amnistia, tutti i combattenti suddisti si radunano in un forte nordista per cedere le armi. Qui vengono sterminati un gruppo alla volta, ma per fortuna Josey non cade nel tranello, e riesce a compiere la vendetta che cercava (n.d.r. Pur non eliminando il gruppetto che fece strage al suo paese), liberando la propria anima da un peso incredibile, e alcuni suoi compagni d'arme da morte certa.
Tutto ciò ha però un costo. Sono 5000 dollari di taglia sulla sua testa. Josey diventa un ricercato, un fuorilegge, e la sua vita diventa un continuo errare tra i deserti del sud, in compagnia di un indiano incontrato sul suo cammino, un ragazzo fuggito assieme a lui dal campo nordista, una ragazza indiana, e un cane. La strana famiglia acquisita di Josey dovrà affrontare diversi cacciatori di taglie, e qualche bandito. Troveranno rifugio in un villaggio semi abbandonato, ma la quiete non durerà a lungo, perché l'ennesimo cacciatore di taglie, e poi l'esercito nordista, si farà vivo per eliminarlo. In questa occasione Josey si troverà faccia a faccia con coloro che uccisero la sua famiglia, e finalmente sarà la resa dei conti...

Questo non è uno spaghetti western. E' un western puro americano. Eastwood l'ha voluto fortemente perché era stanco della mediocrità dei western made in USA. E il film piacque, piacque tantissimo, tanto che nel 1996 fu scelto come pellicola da conservare nella biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Una curiosità? Fu fatto un seguito: Il Ritorno di Josey Wales. Ma in Italia non arrivò mai.





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venerdì 18 ottobre 2019

Nightmare before Christmas - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Un vero gioiellino, vero? Nightmare Before Christmas è un film di animazione di Tim Burton, tutto realizzato in stop motion, che in poco tempo si è preso di diritto il titolo di 'film di Natale', ma noi, che col calendario facciamo a pugni spesso e volentieri, ne parliamo oggi nonostante Natale sia ancora molto, ma molto, lontano.

La storia è piuttosto semplice. Nel paese di Halloween vivono tutti i mostri legati alla famosa festa del 31 Ottobre. A capo del paese c'è Jack Skeletron, che però sembra stanco di ripetere ogni anno le stesse cose. Per una volta vorrebbe non essere un personaggio pauroso, e invidia Babbo Natale, che è amato da tutti, porta i doni ai bambini, ed è considerato da tutti un simbolo di bontà e pace.
Per questo motivo, nonostante gli abitanti del suo paese non riescano a comprendere ciò che muove l'animo di Jack, questi decide comunque di tentare - almeno per una volta - di cambiare registro.
Ovviamente tutto ciò viene fatto alla 'maniera dei mostri'. Così, mentre tutto il villaggio si anima per preparare i doni - mostruosi - da portare ai bambini, fa rapire il vero Babbo Natale. L'unica a tentare di far rinsavire il povero Jack e Sally - che è segretamente innamorata di Jack - ma i suoi tentativi sono vani.
La notte di Natale la slitta di Jack decolla alla volta del mondo reale, ma i regali che porta non paiono piacere ai bambini. Anzi, il povero mostro viene considerato un criminale, ed entra in gioco persino l'esercito per fermare le sue gesta.
La situazione, ovviamente, fa rinsavire Jack, [Spoiler]il quale decide di rimettere a posto, per quanto è possibile, il disastro che ha provocato. Assieme a Sally affrontano il Bau Bau, mostro che tiene in custodia Babbo Natale, e una volta liberato, lasciano che il mondo abbia il suo corso... Ma il dispiacere di Jack sarà comunque ricompensato dall'amore rivelato di Sally e il lieto fine è assicurato comunque[Spoiler].

Oddio! Vi ho raccontato proprio tutto tutto! E adesso come facciamo? Ok, torno indietro e segno come spoiler le poche righe del finale del film, così mi metto l'animo in pace e posso proseguire parlando di questa pellicola.

Pellicola di cui c'è poco da dire. Ha vinto parecchi premi, è fatta davvero bene, e di recente è stato prodotta anche una versione 3D per chi non può proprio fare a meno degli effetti speciali. Io preferisco la versione 2D, ve lo dico, perché il 3D è ancora lungi dall'essere quello che dovrebbe, per me, essere. Dobbiamo soprattutto ringraziare Burton di aver avuto l'illuminazione di trasformare in film una storia illustrata che aveva scritto proprio per il periodo di Natale. E soprattutto dobbiamo ringraziare Disney che, nonostante fosse poco convinta del prodotto, decise di realizzare comunque il film dividendo i rischi con la Touchstone Picture.
Una pellicola stupenda, da collezionare.
Ma non è finita qui! In occasione dell'uscita del film in 3D, è stato pubblicato un CD con i brani della pellicola interpretati da vari artisti punk rock americani. Tra questi, il brano principale è This is Halloween (n.d.r. Ovviamente!) ed è cantato da Marylin Manson. Adoro questo brano!





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giovedì 17 ottobre 2019

Chioggia

Glauco Silvestri
In occasione del patrono della mia città, io e la mia compagna abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno, un weekend lungo, fuori porta. La nostra destinazione è stata la laguna veneziana, ma - per una volta - abbiamo tradito Venezia per dedicare un pochettino del nostro tempo alla piccola e accogliente Chioggia.

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Circa 50000 abitanti (n.d.r. Poco meno), ai confini della laguna, ma davvero affascinante da parecchi punti di vista, Chioggia è una città importante per il nostro paese. Possiede la flotta di pescherecci più grande d'Italia, e come quantità di pescato è seconda solamente alla flotta siciliana. Il suo mercato del pesce è noto in tutta Europa e serve tutta Europa. 

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Chioggia è anche una città turistica. Nella vicina Sottomarina è presente una spiaggia lunga ben sette chilometri, ed è forse, per una singola località, la spiaggia più lunga dell'Adriatico.

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E' qui che noi abbiamo deciso di alloggiare, a Sottomarina. Il primo giorno l'abbiamo voluto dedicare alla spiaggia, che nei primi giorni di ottobre si presenta con gli stabilimenti chiusi, i trattori che radunano la sabbia per evitare che il vento la spinga verso l'abitato, e il bagnasciuga è frequentato da chi ama lo sport, da chi fa lunghe passeggiate col cane, dai turisti come noi, e ovviamente, dai gabbiani.

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Una spiaggia pulita, con però tante alghe, e spugne, lì dove si forma il confine tra il regno del mare e quello della terra. Una spiaggia un po' diversa dalle 'nostre', che invece su quel medesimo confine mostra montagne e montagne di conchiglie.

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Poi c'è la diga, che consente il primo accesso alla laguna veneta, percorribile a piedi partendo proprio dalla spiaggia, per finire proprio in mezzo al mare. Dal quel piccolo faro è possibile vedere un muro parallelo a quello percorso da noi, è l'altro capo della diga Sull'isola, nonché riserva naturale, di Ca' Roman. E sott'acqua c'è il 'mini Mose', che protegge Chioggia e sottomarina dall'acqua alta. 

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Poco oltre, lo vedremo durante una escursione in barca, tra Ca' Roman e l'isola di Pellestrina (le due isole sono collegate da un altro muro della diga) sono ancora in corso i lavori per il 'vero' Mose.
Sempre nei pressi della diga è presente il Forte San Felice, raggiungibile a piedi, ma che noi abbiamo visto via acqua, sempre durante la medesima escursione in barca.

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Chioggia è connessa a Sottomarina dal Ponte dell'Unione, un lungo ponte con una isoletta al centro in cui sono concentrati campi sportivi e aree attrezzate per accogliere gli eventi agonistici della zona. Mentre eravamo in città ci è capitato di assistere a una corsa di beneficenza, il traffico era chiuso, i vigili regolavano persino il movimento dei pedoni, così abbiamo potuto godere di qualche breve istante di gara, anche se - lo ammetto - mi son lasciato sfuggire l'occasione di qualche buon scatto a causa della calca che si era formata accanto a me.

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La città è piccolina, il suo cuore è Corso del Popolo, una lunga via che funge da spina dorsale dell'intero centro storico, dal Porta Garibaldi, l'ingresso medievale che permetteva l'accesso in città via terra, proprio a pochi passi dal Duomo, fino alla Piazzetta Vigo, da cui accedevano in città i Dogi e i personaggi importanti, ovviamente via mare.

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E' in questa piazzetta che è possibile ammirare il 'Gatto di Chioggia', ovvero un piccolo leone che sovrasta la città da una splendida colonna di marmo... Peccato che rispetto alla colonna il leone sia davvero piccolo, e poco visibile, tanto che si è beccato questo 'poco lusinghiero' nomignolo.

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Qui è presente anche il Ponte di Vigo, bello ed elegante, in marmo, che scavalca il Canale Vena - il più bel canale di Chioggia, e che 'conduce' alla Chiesa di San Domenico, sull'omonima isola. In questa chiesa è conservato un crocifisso in legno alto quattro metri... Davvero imponente!

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Ai lati di Corso del Popolo si diramano a lisca di pesce, da un lato le trentasette calli che vanno a incontrare il Canale Lombardo, oltre al quale si nota ancora oggi il vecchio porto della città (n.d.r. Ora in disuso, e a breve riqualificato in una nuova zona residenziale), e dall'altro lato le quarantadue calli che, passato il Canale Vena, si dirigono verso il Canale San Domenico, ovvero il canale più largo, quello dove attraccano i pescherecci, e che collega la città all'Isola dei Cantieri, dove risiedono ancora alcuni cantieri adibiti alla riparazione, alla pulizia a secco delle navi, e al mercato ittico all'ingrosso della città.

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Il vero difetto di questa città è il traffico, che sfortunatamente arriva fino a Corso del Popolo, e che per metà della sua lunghezza lo domina. In effetti le auto possono giungere fino alla chiesa di San Giacomo, dove abbiamo potuto assistere a due matrimoni in due giorni di visita, e da lì svoltare verso la porta medievale, dove si trovano i parcheggi. Rimane pedonale solo il piccolo tratto tra la chiesa sopra citata e la Piazzetta Vigo, e ovviamente le calli, dove le auto faticano a passare...

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I luoghi di interesse sono innumerevoli. A partire dall'affascinante Mercato del Pesce, quello popolare, destinato alla cittadinanza, e non alla vendita all'ingrosso, che si trova sull'Isola dei Cantieri. Il mercato si trova proprio alle spalle del Palazzo Granaio, che durante la nostra visita era in restauro, e non abbiamo potuto né visitare, né ammirare. L'accesso al Mercato del Pesce avviene attraverso una porta in pietra con intarsi in marmo. Alle sue spalle i tendaggi rossi fanno risaltare gli innumerevoli gabbiani in attesa di un boccone prelibato, che di tanto in tanto i venditori offrono loro lanciando qualche scarto di lavorazione in acqua.

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Anche il Palazzo del Municipio merita attenzione, altisonante, bianco, con una iscrizione che ricorda uno dei momenti importanti della storia del nostro paese, quando Garibaldi si affacciò a una finestra di questo palazzo per parlare ai cittadini e risvegliare gli animi durante il risorgimento.
E poco distante - a Chioggia tutto è molto vicino - c'è la Torre di Sant'Andrea, che ospita l'orologio più antico al mondo. Questa torre, un tempo, faceva parte di una rocca militare, oggi scomparsa, e sostituita dalla omonima chiesa, di cui la torre è il campanile.

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E ci sarebbe ancora tanto da raccontare, e tanto da visitare, ma questo spazio ha dei limiti, e non posso dilungarmi troppo a descrivere i bei palazzi in stile veneziano, gli scorci affascinanti tra le calli (n.d.r. Quelle non invase da auto parcheggiate, scooter, e Apecar), e dei bei localini accoglienti che si incontrano lungo il percorso.

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Vorrei infatti dedicare un po' di spazio all'escursione fatta con un battello, che ci ha portati a sfiorare l'Isola del Buon Castello, ove sorgeva un castello in legno, oggi scomparso e sostituito da dei cantieri per la riparazione delle imbarcazioni. Escursione che ci ha permesso di osservare il relitto di fronte all'Isola di Ca' Roman, che ci ha fatto ammirare le mura del Castello San Felice, che ci ha permesso di visitare le coltivazioni di Cozze, che ci ha fatto assaggiare un briciolo di vita di mare, andando per madonnine, gli ottagoni, strutture difensive poste in mezzo alla laguna dalla Repubblica Veneziana, quando doveva difendersi dalle invasioni dei pirati turchi, eccetera eccetera eccetera.

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Si giunge così alla fine del nostro soggiorno, e di questo breve percorso sul mio modesto blog. Nel caso voleste provare una esperienza di questo tipo, vi consiglio di cliccare qui per la prenotazione con Booking, così avrete un piccolo sconto sul prezzo della stanza che avrete scelto.

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Ovviamente vi consiglio anche di cliccare qui per vedere il mio album fotografico dedicato a Sottomarina di Chioggia, e qui per l'album fotografico di Chioggia.

Per chi, infine, ha voglia di una immersione ancora più completa in ciò che vi ho descritto fotograficamente, non può mancare un bel video girato col mio caro e affidabile Parrot Anafi. In questa occasione ho persino temuto per la sua salute, visto che al rientro da uno dei miei voli, è stato circondato da un paio di gabbiani abbastanza nervosi... Dato che online ho visto video di droni aggrediti e abbattuti da uccelli, be', son stati momenti in cui ho sudato freddo.
Ma è andato tutto bene, per cui, sedetevi comodi, mettete il video a tutto schermo (n.d.r. è a 4K, per chi ha la fortuna di avere un televisore, o un monitor, con queste capacità visive), e cliccate su play.


Se il video vi è piaciuto, come sempre, vi consiglio di iscrivervi al mio canale e a cliccare sulla campanella per rimanere aggiornati.





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mercoledì 16 ottobre 2019

Una luna chiamata Europa - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E' difficile inquadrare Una luna Chiamata Europa. E' fantascienza? E' fantasy? Che cosa è veramente? Sicuramente è una occasione per parlare di immigrazione clandestina, di rifugiati di guerra, di muri, e di confini.

Qui siamo in Ungheria, i confini di questo paese, lo sappiamo, sono ben presidiati e i rifugiati provenienti dalla Siria vengono rimbalzati non sempre con le buone maniere. Tra essi c'è un ragazzo, Aryan, e suo padre, che tentano di abbandonare un paese in guerra per poter continuare a vivere la loro vita. Sfortuna vuole che il loro gruppo viene scoperto dalla polizia. E' un fuggi fuggi generale, in molti muoiono affogati nel fiume che in quel punto del territorio, delimita il confine tra guerra e pace, altri invece ce la fanno. Ma per Aryan è molto diverso. Mentre tenta la fuga incrocia un poliziotto. Non c'è colluttazione. Solo confusione. E il poliziotto spara, tre volte, al petto del ragazzo.
Il ragazzo cade a terra esanime, sta spirando. Poi... Poi accade qualcosa di strano. Si solleva da terra, levita e attorno a lui la gravità comincia a comportarsi in modo strano. Poi cade nuovamente a terra. Le ferite sono rimarginate. E' svenuto, ma è vivo.
In un centro di accoglienza, un medico - il dottor Stern - che cerca di redimere i suoi peccati facendo entrare clandestinamente chi può pagarlo (n.d.r. Strano modo per redimere i peccati, vero? Eppure lui cerca il perdono per aver ucciso, durante una operazione chirurgica in cui ha operato nonostante fosse ubriaco, il figlio di una famiglia importante ungherese. E spera con i soldi accumulati di comprare il loro perdono...), scopre il ragazzo. Lo sottrae ai controlli, se lo porta a casa con la promessa di trovare suo padre e di introdurre entrambi in Europa. Il ragazzo, è dotato di poteri speciali. Stern crede sia un angelo. Quando levita è in grado di guarire le persone, di assorbire i loro mali, e di espellerli. Stern spera di usare le facoltà del ragazzo per riuscire a raggiungere la folle cifra che - non viene spiegato bene - dovrebbe comprare il perdono della famiglia a cui ha ucciso il figlio.
Ovviamente, le mosse di Stern non passano inosservate, e la polizia si mette sulle sue tracce...

Più di avanti di così non vado. Il film, nonostante la sua aura fantastica, parla di problemi che nel quotidiano influenzano le politiche di tutta Europa. I confini sono pressati da gente disperata. E sono pressati anche da gente che si approfitta della disperazione. Le forze dell'ordine sono nel caos, spesso non hanno neppure le risorse per fare ciò che gli viene chiesto, e altrettanto spesso la coscienza si intromette di fronte a tanta disperazione, paura, e speranze disattese.
Il film è ben realizzato, ma non spiega dettagliatamente le problematiche dei vari personaggi. Credo lo faccia volontariamente. L'idea è quella di spingere lo spettatore nel bel mezzo di una vicenda confusa, e di vedere l'effetto che fa.
A mio parere il film riesce perfettamente a trasmettere l'idea di caos e disperazione. Dipinge una realtà che ai nostri occhi, che la leggiamo con i filtri dei media, e spesso con i filtri delle idee politiche che ci vengono inculcate nostro malgrado, appare per la prima volta molto diversa da quanto i nostri occhi vorrebbero vederla e immaginarla.
Siamo costretti a pensare con l'inganno. Ci viene promesso un film di fantasia, di fantascienza, o forse fantasy, ma in realtà veniamo proiettati in un mondo che rispecchia una realtà che conosciamo a parole, ma che non abbiamo mai vissuto veramente.

Ve lo consiglio vivamente.



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martedì 15 ottobre 2019

La prima volta è fortuna

Glauco Silvestri
«Be’, sapete come si dice. La prima volta è fortuna, la seconda volta è una scelta sbagliata, la terza volta è amore. Sono stato fortunato e stanotte speravo di far progredire la relazione.»


Gli Dei di Mosca (Vaporteppa) (Italian Edition) (Swanwick, Michael)



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lunedì 14 ottobre 2019

Hiroshi (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Una luce abbacinante colpì le sue pupille intorpidite. Era disorientato. Non ricordava nulla: chi fosse, dove si trovasse, perché fosse completamente nudo, sdraiato, e mezzo sepolto nella sabbia. 
Aveva ripreso conoscenza dopo un lungo sonno. Le sue membra erano intorpidite e solamente con grande fatica riusciva a muovere le dita delle mani. Respirava lentamente, muovendo la testa per quanto gli fosse consentito dalla sostanza che teneva avvolto il suo intero corpo. 
Cominciava a prendere coscienza di sé. Allungò un braccio verso la superficie, lo osservò emergere da quello strato bianchiccio di terra finissima. Alzò il secondo braccio, sorrise; percepiva tra le dita una leggera brezza proveniente da nord-est. 
Fu un breve istante di gioia. Un dolore lancinante lo colpì alla base della nuca. Gridò disperato e si issò dal delicato abbraccio del terreno con una energia che neppure aveva creduto di possedere. 
Un dolore intenso, pulsante, lo aggredì e si impadronì dei suoi arti. L'intero sistema nervoso del suo corpo era andato in cortocircuito. Vedeva frammenti di immagini inesistenti, udiva grida provenienti da voci assenti, percepiva il dolore di milioni di persone, tutti in una volta. Il suo cuore cominciò a battere all'impazzata. Si sollevò da terra, ancora disorientato. Ruotò su sé stesso, a scatti, come a cercare l'origine di quel dolore che gli attanagliava la testa, il cervello, tutti i suoi sensi. Cercò di mantenere la calma ma si sentiva aggredito dall'interno e non sapeva cosa fare per difendersi. 
Gridò nuovamente. 
Cadde in ginocchio. 
Le sue dita si immersero in quella strana sabbia dal colore del latte. Chiuse gli occhi perché anche la luce proveniente dal Sole lo faceva soffrire. 

*

Cosa gli stava accadendo? Dove si trovava? Perché soffriva a quel modo? 

*

Le immagini continuavano a martellare la sua mente. Volti sofferenti. Morti, feriti, disperati, bambini urlanti. E ancora piante devastate dalle fiamme, insetti, animali stremati al suolo, rocce liquefatte, cascate d'acqua evaporate in un istante. Era come se tutti i dolori del mondo si fossero concentrati sulla sua mente e si stessero sfogando come mai avevano fatto dall'inizio dei loro giorni. 
Sollevò una mano osservando la sabbia che scivolava tra le sue dita screpolate. Aveva sete. Aveva fame. Aveva paura. Percepiva quella sofferenza, quella richiesta di aiuto, e senza rendersene conto fu cosciente di quale fosse la fonte di tutto quanto. 
Si alzò in piedi. Fece il suo primo passo. Guardò verso il cielo. Se si distraeva, se si muoveva, il dolore si alleviava abbastanza da permettergli di respirare. Fece qualche passo in direzione del mare. Come facesse a sapere dove cercare il mare era per lui inspiegabile, ma l’istinto diceva di seguire quella direzione e lui obbediva senza discutere. 
Camminava lento. Ancora non ricordava chi fosse. Non indossava abiti e men che meno possedeva documenti. Non poteva neppure specchiarsi in una pozza d’acqua per vedere il riflesso del proprio volto. 
Il Sole, la brezza, nient'altro lo circondava se non una distesa infinita di sabbia bianca leggerissima. 
Camminava lentamente ma proseguiva inesorabile. Aveva bisogno di risposte e credeva che camminando in quella direzione le avrebbe trovate. Il Sole era alto, quasi allo zenit. 

*

Per quanto aveva dormito? Perché si trovava in quel deserto? Chi ce lo aveva portato? Perché era completamente nudo? 



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domenica 13 ottobre 2019

Mezzogiorno e mezzo di Fuoco - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Subito sotto a Frankenstein Junior, nella scala dei migliori prodotti di Mel Brooks, c'è Mezzogiorno e mezzo di fuoco. Che non è la parodia del famoso western di Fred Zinneman (n.d.r. Mezzogiorno di Fuoco) - visto che il titolo in lingua originale è Blazing Saddles (n.d.r. Selle fiammeggianti) - , ma che comunque non lascia davvero il tempo di respirare tra una risata e l'altra. E' un periodo d'oro per Gene Wilder, ottimo attore in ogni occasione in cui l'ho visto all'azione, ma bisogna ammettere che sotto la guida di Mel Brooks offre davvero qualcosa in più rispetto alle sue performance tradizionali.

Il film ci proietta nel lontano 1874. La ferrovia deve passare per la sonnolenta cittadina di Rock Ridge, e già c'è qualcuno che si frega le mani in cerca di business assicurati. La terra dove passerà la ferrovia acquisterà sicuramente valore, varrà una vera e propria fortuna, e il procuratore di stato Hedley Lamarr vorrebbe comprare tutte le terre in questione. Le terre appartengono però alla comunità di Rock Ridge, e per ottenerle - visto che non vogliono vendere - è costretto ad assoldare una banda di criminali, per spaventare i cittadini della città e farli fuggire dalle loro proprietà.
Solo che i piani del procuratore non vanno come questi vorrebbe. I cittadini decidono di difendere i propri interessi, e chiedono la nomina di un nuovo sceriffo. Grazie alle ingerenze di Lamarr, viene scelto un uomo di colore, Bart, sperando che gli abitanti, spinti dall'indignazione razzista, abbandonino la propria casa. Ma anche in questo caso i piani del procuratore falliscono. Il nuovo sceriffo riesce a conquistare la comunità di Rock Ridge, e assolda Jim Waco Kid - un pistolero alcolizzato - per fungere da vice sceriffo, e da simbolo, così da riuscire a organizzare la difesa della cittadina, convincendo i cittadini a combattere, mentre la banda di criminali di Rock Ridge si avvicina per lo scontro finale.

Per apprezzare questo film è necessario avere una buona cultura cinematografica americana. I riferimenti al cinema degli anni settanta è pressoché continuo, e le gag si basano spesso su scene che richiamano i famosi film western di quegl'anni. Ma Brooks non vuole lasciarci in quell'ambiente violento per lungo tempo, e nel gran finale accadrà di tutto, anche il viaggio nel tempo non viene escluso, e... be', non è che posso raccontare ogni singolo dettaglio del film, vero?

Sulla produzione ci sarebbe molto da dire. Forse si sarebbe avuta la storica accoppiata Pryor-Wilder se gli astri sarebbero stati più favorevoli, o forse addirittura avrebbero potuto non essere presenti entrambi. Alla fine abbiamo avuto il primo dietro alle telecamere, ad assistere Brooks, e il secondo davanti alle telecamere, come protagonista. 
Il film, oggi, è un grande classico ed è da tutti ricordato con affetto, ma quando uscì nelle sale cinematografiche diede parecchio scalpore. Ebbe parecchie recensioni negative, sia per la volgarità eccessiva, sia per il fatto che le gag apparivano montate assieme senza un vero e proprio filo logico, una armonia narrativa. Ma come spessissimo accade, se i critici bocciano, il pubblico ama. E il film conquistò tutti, sia negli States, sia in Europa.

Se non l'avete mai visto... Dovete recuperarlo.



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