venerdì 31 maggio 2019

Il Lago Maggiore (Parte 4) - #Viaggi #Fotografia

Glauco Silvestri
Eccoci giunti al termine del nostro viaggio. E' mattina, il cielo è nuovamente coperto di nuvole. Il sole compare ogni tanto. Cosa facciamo? Rimaniamo a Stresa per visitare Villa Pallavicino o... Ci mettiamo in marcia e facciamo tappa sul Lago d'Orta? Visto che Orta San Giulio è considerato uno dei più bei borghi d'Italia, la scelta è avvenuta facile facile...
Saltiamo in auto. C'è circa un ora di viaggio, prima si sale sul Mottarone, poi si scende verso il lago d'Orta. Arrivamo in prossimità del lago che è quasi ora di pranzo (n.d.r. Tra fare colazione, le valigie, saldare ciò che c'è da saldare e qualche lacrimuccia con sguardi languidi verso il Lago Maggiore... Ce la siamo presa comoda!). I parcheggi sono tutti straripanti. Bisogna inventarsi qualcosa...

Villa Crespi

Decidiamo di pranzare subito, a Villa Crespi... Magari! Quanto costerà pranzare nel castello arabeggiante, hotel e ristorante dello chef Cannavacciuolo? Ma proprio di fronte c'è un locale per motociclisti che hanno anche la cucina, e un bel parcheggio tutto vuoto. Ci fermiamo lì. Lasciamo l'auto nel parcheggio, ci mettiamo d'accordo col proprietario del locale, pranziamo - anche benino, vi dirò la verità - e poi via, a piedi, verso il centro di Orta San Giulio.

View

Dovendo rientrare a Bologna non possiamo fare moltissimo. Ci tocca rinunciare alla visita dell'isola di San Giulio, e del convento Francescano che ospita, ma il borgo è davvero accogliente, affascinante, e sa rubarci diverse ore del pomeriggio (n.d.r. Nel frattempo è spuntato un bel sole caldo, anche se all'ombra si gela!).

Isola di San Giulio

La passeggiata che porta in paese ci dona scorci del lago davvero affascinanti, e ci permette di ammirare i giardini, coloratissimi e decorati con statue bizzarre, delle ville che si affacciano vero le acque.

Ombrello

Il paese è davvero incredibile. Totalmente pedonalizzato, le sue strade sono strettissime, al punto che se si sta affiancati si impedisce il passaggio di chi arriva dall'altro senso di marcia. Niente è dritto in questo paesino. E' difficile avere linee di riferimento. I palazzi si ergono piegandosi verso l'interno, le strade sono curve per far defluire meglio la pioggia, magari esagero un pochino ma, sembra quasi di vivere in un quadro di Dalì.

Vicoli e Terrazzini

Bisogna guardare ovunque, in alto, sui muri, i dettagli appaiono all'improvviso, quando meno te lo aspetti. Alcune stradine portano direttamente alle acque del lago, altre si arrampicano verso una chiesa, o un piccolo hotel.

Walking

Cancellata

Il Lago

Poi, all'improvviso, ecco la Piazza. Piazza Motta è ampia e si affaccia sul lago. E' da qui che partono i battelli per l'Isola di San Giulio. In fondo alla piazza risalta una costruzione davvero peculiare. E' sorretta da un porticato a base quadrata, e vi si accede attraverso una scaletta. E' il Palazzo della Comunità, detto anche Broletto.

Piazza Motta

Click

Anche il palazzo Comunale ha il suo fascino, ma ammetto che ho passato più tempo a godermi il sole su una delle panchine del suo giardino, piuttosto che a fotografare le sue linee. E poi è stato bello vedere un reportage fotografico del matrimonio di due bikers. Persino la bimba, immagino avrà avuto tre o quattro anni, aveva il giubottino di pelle nero!

Pittore

Flags

Il tempo sembra scorrere lento, e così decidiamo di accomodarci vista lago, per un aperitivino, nel bar di un hotel davvero elegante. Fortunatamente il bar ha prezzi popolari... E il panorama è davvero unico.

Rema Rema

Giunge però il momento di tornare. Ci aspetta un viaggio lungo per raggiungere Bologna. I ricordi ci faranno compagnia durante le ore da trascorrere in auto. A voi lascio il link dedicato a Orta San Giulio, qui, e quello dedicato al Lago Maggiore, qui.

Buona visione e... Speriamo arrivi presto una nuova occasione per viaggiare e, soprattutto, fotografare.




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giovedì 30 maggio 2019

Il Lago Maggiore (Parte 3) - #Viaggi #Fotografia

Glauco Silvestri
Eccoci al terzo giorno. Finalmente c'è il sole, un bel sole caldo, per cui il nostro itinerario si concentra sulle isole (n.d.r. Quelle che non abbiamo ancora visto). Invece che prendere i battelli di linea, su consiglio di chi sul lago c'è già stato, abbiamo preferito acquistare un biglietto cumulativo per le isole proposto dai mototaxi che ormeggiano poco distante dalle 'fermate' ufficiali.

Blossom

Tulipani

Il percorso prevede che la nostra prima sosta sia sull'Isola Madre. E' la più grande dell'arcipelago, 220 metri di larghezza per oltre 300 di lunghezza. Ospita un giardino all'inglese davvero affascinante, ricco di piante esotiche e di pavoni... Nonché di pappagalli. Sull'isola sorge anche un palazzo, Palazzo Borromeo, costruito sulle fondamenta di una chiesa con l'abside a pianta quadra e dedicata a San Vittore.

Strange Flowers

Saggezza

Ovviamente, una volta giunti all'isola, il percorso obbligato è quello che conduce alla biglietteria. Da qui si entra nel giardino, e nel biglietto è inclusa la visita al palazzo, davvero ben conservato, e con una bella sala panoramica che guarda il lago in ogni direzione. Il mio consiglio, se non amate le file, è quello di acquistare i biglietti online, e soprattutto, se si è intenzionati a visitare tutte le isole, a prendere il biglietto cumulativo...

Meraviglia

Pavone

Si risparmia tanto, sia in tempo, sia in denaro. Noi, ovviamente, non abbiamo fatto così. Un po' a causa del meteo, che ci ha costretti a scegliere giorno per giorno, e un po' perché... be' immagino che non vi interessi più di tanto.

Pavoneggiarsi

I'm calling you

Tornando all'isola, l'esplorazione del giardino avviene attraverso un percorso che prima gira attorno al suo perimetro, e poi vi fa salire verso il centro. Ovviamente ci sono anche dei sentieri che permettono di attraversare e incrociare il percorso principale in ogni direzione, ma di primo acchito viene istintivo seguire la gente, e la gente che segue la gente che segue la gente, fa quel tipo di percorso.

Flying

Colors

Fiori, cespugli profumati, tulipani, canneti, strane piante mai viste, pavoni... C'è davvero tanto da vedere su quest'isola, e la meta ultima è ovviamente il palazzo.

Giardino

Davanti a esso, però, si rimane stupiti da un albero enorme, un Cipresso proveniente dal Cashmir, che se non ricordo male è uno degli alberi più grandi d'Europa. Peccato solo che nel 2007 (n.d.r. Vado a memoria, forse potrei sbagliare di un anno o due) una violenta tromba d'aria ha attraversato l'isola da parte a parte, e ha abbattuto l'albero, oltre a fare ovviamente molti altri danni. L'albero non è morto. E' stato tirato su nuovamente, e oggi è sostenuto da dei tiranti, nella speranza che si riprenda e possa stare in piedi - nuovamente - da solo.

Il Cipresso del Kashmir

Il nostro giro, però non ci offre sufficiente tempo per poter vedere anche l'interno del palazzo, che sarebbe incluso nel biglietto, perché dobbiamo ancora pranzare e visitare l'Isola dei Pescatori (n.d.r. Certo, se avessimo saputo prima che i mototaxi sarebbero passati con un'ora di ritardo rispetto agli orari indicatici, avremmo visto anche il palazzo, piuttosto che stare fermi, in fila, alla banchina, ad attendere un motoscafo fantasma... Ma tant'è!).

Una Gomma, due Legni

E' l'unica isola del lago ad essere abitata stabilmente. Ed è una sorta di ristorante galleggiante, visto il numero di localini che si incontrano girando per le viuzze strette che la caratterizzano. Anzi... A parte un paio di negozietti normali, e i soliti negozi per turisti, praticamente abbiamo incrociato solo ristoranti e alberghi.

La Chiromante

Si tratta di un piccolo centro abitato, con tanti vicoletti stretti, porticati, e una piazzetta molto suggestiva che si affaccia al lago. C'è anche una piccola chiesa, un tempo una cappella, anch'essa dedicata a San Vittore, che si trova sul lato opposto dell'isola rispetto alla piazzetta con il belvedere. Il suo campanile è visibile anche dalla terraferma, e ovviamente, anche da Isola Bella.

Insegne

Cuori

Sull'erba

Blu tra le palme

E' su questa isola che, finalmente, vediamo il primo gatto. Ci è parso davvero strano non vedere un gatto per tre giorni di fila, specie in un posto dove il pesce non manca mai. Per cui l'ho voluto immortalare mentre riposa placido sul tavolino di... be' non poteva che essere un ristorante.

Il Gatto

Cammina e cammina, ovviamente, alla fine si fa come tutti gli altri. Un bel gelatone non ce lo toglie nessuno. Ci gustiamo il gelato, il lago, i passerotti che circondano i turisti in cerca di briciole, e la convivialità di chi vive sull'isola - se non sbaglio sono circa 35 persone a viverci stabilmente - come il gestore del bar in cui ci siamo fermati, che allegro e sorridente cantava a squarciagola Parlami d'amore Mariù (n.d.r. Ok, forse non era un piemontese D.O.C.).

Ho fame

L'ultimo motoscafo è quello delle sei e mezza, per cui non si può restare troppo spaparanzati nella spiaggetta a godere del bel Sole caldo che - finalmente - illumina le nostre giornate. Bisogna infatti tenere conto che i motoscafi portano una ventina di persone alla volta, e l'isola è strapiena di turisti, di conseguenza bisogna essere previdenti e non presentarsi all'imbarco all'ultimo momento.

La Madonnina

E' tempo di tornare in albergo, una bella doccia, un po' di relax, e la cena a Stresa, è l'ultima, ed è l'ultima passeggiata lungo il lago prima della partenza, prevista per la mattina dopo.

Belvedere

Qui potete trovare il mio album Flickr dedicato all'Isola Madre. Qui invece c'è quello dedicato all'Isola dei Pescatori. Questo è l'album cumulativo di tutte le foto scattate al Lago Maggiore.
Manca ancora una puntata a questo reportage fotografico, ma non sarà dedicato a questo lago, bensì... Lo scoprirete molto presto.



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mercoledì 29 maggio 2019

Esiste, a parità di prezzo, qualcosa di meglio del #Tello? - #Droni #Dji #Tello #MicroDrone

Glauco Silvestri
Il Tello
Esiste qualcosa di meglio del Tello, oggi? I tempi in cui un prodotto poteva dominare il mercato per oltre 10 anni senza alcun aggiornamento (n.d.r. vedi il Commodore 64) sono finiti da parecchio. Ora ci si aspetta aggiornamenti ogni anno, se non ogni sei mesi, e di solito i produttori rispondono a queste richieste con prontezza.
Al momento in cui sto scrivendo l'articolo il Tello ha ormai più di un anno di vita. Fu presentato al CES 2018 e la nuova edizione del CES è già avvenuta da parecchi mesi senza novità - riguardo al Tello - da parte di Dji e Ryze.

Certo, a parità di prezzo, ancora oggi non c'è nulla di paragonabile a quanto offre questo piccolo drone, ma la concorrenza incalza, e al CES 2019, è apparso il Microdrone 4.0.

Il Microdrone 4.0
Il drone è finanziato da una campagna Indiegogo, campagna che già da parecchio tempo ha raggiunto il suo target, e che al momento della scrittura di questo articolo era ancora aperta per finanziare il telecomando, e le funzioni avanzate che l'intelligenza artificiale presente nel cuore di questo drone potrebbe eseguire in un futuro prossimo.
La produzione del drone dovrebbe essere ormai prossima, e non so se oggi (n.d.r. La data in cui state leggendo questo articolo) sia ancora possibile acquistarne uno in anteprima.
Ma è davvero il 'Tello Killer'?
Sulla carta direi proprio di sì. Il prezzo dovrebbe essere di poco superiore, ma le caratteristiche sono di tutto rilievo:

  • Fotocamera con sensore Sony 1080p
  • Stabilizzazione meccanica dell'immagine con Gimbal a 2 assi, ed elettronica sul terzo asse.
  • Volo stabilizzato con autohovering.
  • Funzione Follow me.
  • Funzione Return home.
  • Eliche pieghevoli per ridurre gli spazi nel trasporto.
  • Slot microSD Card integrato sul velivolo.
  • Intelligenza Artificiale per le funzioni avanzate.
Eccetera eccetera... Trovate tutto quanto sul sito. Ma già tre fattori sarebbero determinanti per vincere sul Tello, ovvero:
  • Lo slot per la microSD a bordo del velivolo, così da poter salvare foto e video sulla SD e non dover sfruttare la connessione wifi per fare il download in tempo reale sullo smartphone (con perdita di qualità a causa della compressione più o meno spinta a seconda della forza del segnale wifi);
  • La presenza di un Gimbal, e di conseguenza, di una fotocamera orientabile;
  • Il raddoppio della qualità delle immagini con un sensore.
Del Tello mantiene alcune debolezze:
  • Gli manca il GPS (n.d.r. La stabilizzazione avviene tramite un sensore ottico posto sulla pancia del drone, più la fotocamera frontale, più sensore barometrico, etc etc).
  • I motori sono a spazzola (n.d.r. Più piccoli e semplici da pilotare, soprattutto meno costosi), per quanto non abbiano più le eliche fissate direttamente sull'albero motore.
Ovviamente queste debolezze sono legate al limite di prezzo che si erano imposti per questo drone così da renderlo appetibile sul mercato.


Per cui, a meno di sorprese da parte di Dji, e a meno che il Microdrone non raggiunga mai il mercato di massa (n.d.r. Ma perché non dovrebbe? Il Microdrone 3.0, ma anche gli altri suoi predecessori lo hanno fatto), abbiamo trovato il vero Tello Killer.

Ovvio che bisognerà vederlo dal vivo per poter fare un paragone serio tra i due prodotti.

Nel frattempo... Io ho preparato il mio piccolo Tello per la battaglia.




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martedì 28 maggio 2019

L'inferno

Glauco Silvestri
It comes as a surprise to find that hell is the same house you’ve lived in these nine years.



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lunedì 27 maggio 2019

Anthropocene - #Mostra #Fotografia #Ambiente

Glauco Silvestri
Devo ammettere che sono un po' disgustato. Disgustato perché oltre il 2% dei visitatori alla mostra di cui sto per parlarvi, è scettico sulle tematiche esposte dalla mostra stessa, oltre il 4% è addirittura indifferente.
Sembrano valori bassi, ma questi valori sono quelli rilevati il giorno in cui sono andato all'esposizione, ed era il giorno di esordio dell'esposizione stessa, per cui non possono che aumentare, e se teniamo conto anche di chi non ha per nulla votato, o di chi non è neppure interessato a visitare la mostra...

Le Cave di Marmo, a Carrara
Ma andiamo per gradi. Cos'è l'Antropocene? E' l'epoca geologica in cui noi viviamo. E' iniziata ormai un paio di secoli fa, quando l'uomo, con l'agricoltura, ha cominciato a modificare l'ambiente per le proprie esigenze, e ha avuto una improvvisa accelerazione agli inizi del secolo scorso, con l'industrializzazione, e una seconda spinta in avanti negli anni sessanta del novecento, con i primi test nucleari, e ancora oggi, con l'ingegneria genetica.

Una piantagione di Palme (per la produzione di Olio), in Malesia
Oggi l'uomo non è più parte della natura, l'uomo è esterno ad essa, e la manipola a suo piacimento, ma ahimè, non sempre con la consapevolezza di ciò che sta facendo, visto che un cambiamento fatto oggi, produce effetti molto lentamente, e questi si possono vedere solo dopo un centinaio di anni, o più. L'innalzamento delle temperature, l'inasprimento del clima, e tutti i fenomeni che oggi registriamo e subiamo con preoccupazione, sono frutto di scelte fatte agli inizi del novecento, con l'industrializzazione, e con la nascita di un legame imprescindibile tra la nostra società e i combustibili fossili. Figuratevi quali impatti avranno le scelte nostre, quelle di oggi, nel prossimo secolo.

Un centro di stoccaggio (per il riciclo) della Plastica, in Kenya
Cosa fare ora? L'esposizione parla chiaro. Nessuno ha una risposta a questa domanda. Coloro che studiano approfonditamente il fenomeno si dividono principalmente su due percorsi molto differenti. Si può tentare di limitare i danni, cercare di essere consapevoli, ridurre le emissioni, concentrarci su un comportamento più consapevole, e studiare nuove soluzioni che possano ridurre il nostro impatto sull'ambiente. L'altra strategia è quella di accettare il fatto che ormai non si può più tornare indietro, e che conviene sfruttare la scienza, le nostre conoscenze, e ciò che verrà dagli studi in corso d'opera, e futuri, per continuare a manipolare l'ambiente, ma questa volta, con consapevolezza, così da evitare il collasso. 

Una miniera a cielo aperto per l'estrazione di Carbone, in Germania
Due strade ostiche per tanti motivi, perché se le grandi menti sono in grado di ipotizzare un codice di comportamento che potrebbe essere d'aiuto, qualunque sia la strategia intrapresa, il mondo è comunque pieno di individui che - come ho detto prima - sono indifferenti, o addirittura sono diffidenti. E anche coloro che sono preoccupati, nel loro piccolo, sono pressoché impotenti, perché il nostro modo di vivere è talmente incasellato su sistemi economici basati sul consumo, che è difficile fare le cose giuste perché non ci vengono dati gli strumenti per poterlo fare.
Non a caso, l'Antropocene, spesso, viene anche chiamato Capitalocene.
E poi siamo tanti, tantissimi, davvero troppi. Per passare dai sette miliardi di individui del secolo scorso ai quasi otto di questo secolo ci abbiamo messo solo 12 anni. Oggi, per sopravvivere, si utilizza il 30% della superficie del pianeta per la coltivazione. Si calcola che entro il 2050 sarà necessario il 70% della superficie. Dovremo dire addio alle foreste, agli ambienti naturali, a tutto quanto, per poter sostenere un tasso di crescita così elevato.

I sobborghi su case galleggianti di Lagos, in Nigeria
Nel frattempo, ovviamente, inquiniamo le acque con i residui sia della produzione industriale, sia di quella agricola. A volte siamo persino 'sfortunati', perché magari crediamo di risolvere un problema cambiando comportamento, usando prodotti differenti, ma dopo una ventina d'anni, i miglioramenti nella scienza ci portano a scoprire che quel comportamento, o quei prodotti, non sono poi così efficaci come credevamo, se non addirittura, sono più dannosi dei loro predecessori.

Un impianto solare a specchi, in Spagna
Per cui il quadro non è così roseo... E se avessi dei figli, comincerei a non essere poi così diffidente, o indifferente, a quanto esposto nella mostra di cui vorrei parlarvi. E se avessi un cuore, e amassi il pianeta in cui vivo, comincerei a non essere poi così diffidente, o indifferente.

Le Serre a El Ejido, nel Sud della Spagna
Le Serre ad Almeria, in Spagna
Ed è per questo che sono davvero disgustato. Perché messi di fronte al problema, c'è comunque tanta gente che decide volontariamente di credere che non esista. Un po' come accadde durante la seconda guerra mondiale, quando la popolazione tedesca era talmente convinta di quanto veniva raccontato loro dalla propaganda nazista che, pur vivendo a pochi passi dai campi di concentramento, non sapevano cosa realmente stesse accadendo al loro interno.
In questo caso, però, dentro quel campo di concentramento ci siamo tutti, compresi gli scettici e gli indifferenti.

La distruzione delle zanne di Elefante sottratte ai contrabbandieri, in Kenya
A ogni modo, ormai vi ho raccontato tutto quanto sulla mostra, se non che è una esposizione fotografica, multimediale e interattiva. Essa vi mostra con le immagini le devastazioni subite dal nostro pianeta. A partire dalla distruzione del suolo a causa delle miniere e delle cave, passando per la distruzione degli habitat a causa dell'agricoltura, proseguendo con l'inquinamento mostrandoci raffinerie, aree dedicate al fracking, e oleodotti, non dandoci respiro con immagini delle grandi discariche normalmente ben nascoste ai nostri occhi, eccetera eccetera eccetera.

Una segheria, in Nigeria
L'esposizione è completamente gratuita. E' iniziata il 16 maggio, e proseguirà fino al 29 settembre. La trovate alla fondazione MAST, qui a Bologna.

Maggiori informazioni le trovate qui, qui e qui. Questo è il sito ufficiale relativo all'iniziativa.

Qui di seguito vi lascio un video che vi può raccontare meglio l'esposizione, anche se non è proprio ambientato al MAST di Bologna.




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Il Clan delle Penne (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Attendo seduto sulla bianca e consunta gradinata di San Petronio. Il cielo è ormai scuro e solo il bagliore delle vetrine illumina la piazza addormentata. Poche anime camminano solitarie attraversando il Crescentone. Un piccione prende il volo pigolando proprio di fronte a me. È freddo, un freddo penetrante che abbraccia le ossa e le stritola tra le sue maglie sfibranti. La giacca di lana non mi protegge, neppure il cappello consumato dal tempo, nemmeno la sciarpa che mia mamma fece ormai quarant'anni fa, pensando che il mio futuro sarebbe stato ben diverso da quello reale. Il Nettuno osserva statuario il campanile del palazzo comunale, lo indica svogliatamente sollevando un dito al cielo. Piccoli putti lo circondano desiderosi di affetto. L'acqua scroscia gelida e incessante. Otto rintocchi. Mi alzo per andare a confondermi tra la folla di Via Indipendenza. Lì, la vita sembra non aver mai cessato di essere. Anime umane avanzano rumorosamente tra vetrine chiassose e autobus brontolanti. Mi faccio strada tenendo le mani ben protette in tasca. Ho dimenticato i guanti e la circolazione non è più quella di un tempo. Raggiungo Via Goito. Sogno già il tepore, un bicchiere, le calde risate degli amici di sempre. Ma ecco quel grido straziante che attira la mia attenzione. Un mezzo corre veloce lungo la via principale, i lampeggianti squarciano la notte, accecano le vetrine, attirano gli sguardi. Poi eccomi di nuovo nel corpo di sempre. Sdraiato al suolo. Due ragazzi vestiti di arancione cercano di rianimare il mio povero cuore. Lo spirito fatica a credere di essere uscito dalle sue membra. Un battito, due... il sorriso compare su quei volti. Mi afferrano e mi adagiano su una lettiga. Una corsa verso il veicolo dalla croce blu dipinta sulle fiancate. Le porte si chiudono dietro a me, lasciando fuori la piazza, la città, mentre la sirena riprende a urlare e l'ambulanza a correre verso la salvezza. 

*

La Mercedes color argento prese l'ingresso della tangenziale in zona San Lazzaro. Sfrecciava a oltre centosessanta chilometri orari. Max, alla guida, osservava nervoso lo specchietto retrovisore. Il figlio, legato dalle cinture di sicurezza sul sedile posteriore, lo guardava spaventato. Gli occhi dell'uomo guardavano oltre il piccolo viso atterrito, erano puntati sul Qashqai grigio appena apparso dietro a lui.
Era notte fonda. La luna piena, pallida e grande, osservava l'inseguimento con la sua solita e annoiata espressione. La tangenziale era vuota. I bagliori della città le donavano un aspetto lugubre e minaccioso. Le due auto correvano urlando mentre i motori imballati le costringevano a oltrepassare ogni limite della loro stessa meccanica. Luca bestemmiava e tirava pugni al volante. Gli era scappato per un soffio. Erano mesi che lo tallonava. L'aveva visto uscire dall'osteria. L'aveva visto mettere il figlio sul sedile posteriore, quindi entrare nell'abitacolo e mettere in moto. Doveva fermarlo prima che raggiungesse l'aeroporto. Se partiva un'altra volta per l'Austria non l'avrebbe più ripreso. Pestava sui pedali e osservava la sua Beretta 92 appoggiata sul sedile del passeggero.
La Mercedes si muoveva rapida come una saetta. Il SUV gli stava dietro ma non riusciva ad affiancarla. Max si sentiva tranquillo. Doveva solo trovare il modo di seminare lo sbirro. Doveva rientrare su strade trafficate. Ma prima preferiva avvicinarsi all'aeroporto. Non voleva rischiare di perdere l'aereo.
Passò un camion illuminato a giorno. Vide il Qashqai compiere la stessa manovra. I cartelli indicavano l'uscita per il quartiere Lame. Si avvicinò allo svincolo senza ridurre la velocità. Con la coda dell'occhio controllò che il figlio fosse ancora legato dalle cinture. Ora sembrava divertirsi. 
Si infilò nello svincolo. Una stretta curva sulla sinistra, quindi la rotonda. Lasciò l'acceleratore. Strinse il volante e fece urlare le gomme per mantenere l'aderenza in quella manovra.
Il Qashqai apparve subito dopo. Luca, pistola alla mano, esplose due colpi. Max vide sbriciolarsi lo specchietto di sinistra, quindi sentì lo scoppio di uno dei pneumatici. La Mercedes si imbizzarrì subito dopo. Roteò su sé stessa. Il bambino emise un grido di terrore. Max manovrò con il volante e i pedali. L'auto sbandò pericolosamente e fece un testacoda.





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domenica 26 maggio 2019

Il Lago Maggiore (Parte 2) - #Fotografia #Viaggi

Glauco Silvestri
Eccoci al secondo giorno sul Lago Maggiore. Piove, tanto per cambiare, e in programma abbiamo una visita su Isola Bella, e nel pomeriggio Verbania (n.d.r. Soprattutto il Giardino Botanico di Villa Taranto). Ci riusciremo? Il tempo non è dei migliori ma ci si può provare, no?

Prendiamo il Battello, e in men che non si dica eccoci sull'isola Borromea più famosa, quella che ospitò per una notte Napoleone Bonaparte, quella che si vede dal lungo lago di Stresa (n.d.r. Ricordate?) e... La pioggia peggiora.

Ombrelli

La breve passeggiata tra i vicoli del porticciolo ci porta subito all'ingresso del palazzo.

Verso il Palazzo Borromeo

Una costruzione imponente, realizzata pensando all'isola come a una sorta di nave da crociera, con a prua il palazzo, e a poppa il giardino. Prima di entrare tentiamo qualche scatto a prua, ehm, sulla punta dell'isola, quella che guarda l'Isola dei Pescatori. Ma è una impresa titanica, ve lo confesso, tanto che io e la mia compagna dobbiamo alternarci a tenere l'ombrello mentre l'altro scatta.

Guardando l'isola dei pescatori

Dopo la pioggia

A ogni modo anche il mal tempo offre spunti interessanti, così qualche foto carina riusciamo a portarla a casa.
Quando però il tempo diventa davvero cattivo, con addirittura grandine e vento forte, decidiamo di entrare a palazzo. Paghiamo il biglietto, e ci perdiamo in questa meraviglia dove, tra le altre cose, ha pranzato anche Lady D.

Quadri

Il Trono

La visita è affascinante, tra sale dedicate alle arti, camere da letto completamente arredate (n.d.r. Compresa quella in cui dormì Napoleone), e sotterranei realizzati con conchiglie, coralli, e ciottoli, e ancora la sala dei giochi, e ancora e ancora e ancora... Non c'è mai stata fine alla meraviglia.

Il Salotto

Sotterranei

Alla fine siamo rimasti al coperto fintanto che la tempesta ha infuriato. E' stato piacevole e istruttivo, ma poi eccolo, il lungo corridoio che porta all'esterno... E vi confesso che questo corridoio non è stato ammirato come si doveva, perché tanta era la voglia di uscire che...

Red and Blue

Ma fuori spiovicchia ancora, anche se in lontananza c'è qualche scampolo di sole. Speriamo bene. Usciamo. Facciamo qualche foto, sempre sotto l'ombrello, o accettando qualche goccia di pioggia addosso. Poi il vento, e infine le nuvole si diradano.
Che spettacolo!

Portrait

Gocce e Tulipani

Persino i pavoni escono dai cespugli in cui si riparavano per stendere le penne al sole, e al vento, così da asciugarle.

Tulipani

Incanto

Falling Water

E' il momento buono per godersi il giardino. Visto il brutto tempo della mattina, ci sono pochi turisti, e fare foto è un vero piacere. Rimaniamo ad ammirare questo giardino, tra tulipani, pavoni, papere, pappagalli, fiori di ogni tipo, le fontane, l'arte, gli alberi di limone... Non ci accorgiamo proprio che il tempo scorre, e solo la fame ci fa notare che si è fatta una certa ora... Anzi! Abbiamo proprio sforato con i nostri progetti. Difficile che riusciremo a vedere Villa Taranto.

Oltre l'orizzonte

Pappagalli

Sedia

Nuvole

Avendo già il biglietto per il battello, a Verbania ci siamo andati ugualmente, ovviamente dopo aver pranzato in riva al lago, sull'isola, ma siamo stanchi, il clima ci ha davvero spossati, e son già passate le quattro del pomeriggio. Per quanto il sole cali tardi la sera, non ce la facciamo proprio ad affrontare un secondo giardino botanico.

Cigni e Piccioni

Statua

Per cui facciamo quattro passi lungo il lago. Peccato che, come anche a Stresa, tutto il traffico sia sulla arteria che sta fra il lago e la città, per cui lo smog è davvero fastidioso... Il ricordo del bel pomeriggio passato a Isola Bella ci spinge a tornare in anticipo al porto. Qui prendiamo il battello per Carciano.

Navigando...

Poi, in albergo, dopo una bella doccia, mi son goduto un buon libro in terrazza, vista lago, ovviamente!

Come al solito, le foto che avete potuto vedere in questo mio breve resoconto sono solo una minima parte di quelle realmente scattate. Qui potete trovare una collezione più ampia di quanto ho scattato a Isola Bella, e qui trovate le poche scattate a Verbania. Qui, invece, trovate tutto il Lago Maggiore.

Nella prossima "puntata" vi mostrerò le altre due Isole Borromee, ovvero Isola Madre e l'Isola dei Pescatori.





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