sabato 16 novembre 2019

I Medici - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo l'ultima nostra escursione in Toscana - avvenuta ormai un bel po' di tempo fa - visto che eravamo andati a visitare proprio le location in cui la Fiction italiana era stata girata, ed aver incrociato per caso i set per le riprese della nuova stagione, io e la mia morosa abbiamo deciso di guardare i Medici, per rivivere le nostre esperienze vacanziere, e... Per vedere se era un bel prodotto.

E in effetti questa serie, che è disponibile su Prime Video (n.d.r. qui), è capace di catturare l'attenzione dello spettatore, e da tenerlo legato alle vicende dal primo all'ultimo episodio.
Certo, come tutte le serie, I Medici ha pregi e difetti, ma prevalgono i primi sui secondi, e alla fine, si può dire che come prodotto italiano, finalmente, è stato fatto qualcosa capace di competere con le serie straniere.

Siamo ovviamente a Firenze, è il 1429, il duomo non è ancora stato completato, e Giovanni de' Medici, grazie ai suoi accordi stipulati con il Papato, ha trasformato la sua banca in una grande potenza economica, e la sua famiglia in una delle più influenti all'interno della Signoria. Ovviamente Giovanni de' Medici, con il suo operato, si è lasciato molti nemici alle spalle, e ha creato anche malumori all'interno della famiglia, allontanando le donne di cui erano innamorati i due figli (n.d.r. Lorenzo e Cosimo) perché non degne di far parte della famiglia stessa. E' uno di questi nemici che lo uccide, avvelenando la vigna da cui Giovanni era solito strappare qualche grappolo d'uva per assaggiarne i frutti.
Morto lui, la banca passa in mano a Cosimo, che - appena sposatosi forzosamente con Contessina De Bardi - si trova costretto ad abbandonare il suo amore per l'arte e diventare banchiere a tutto tondo. 
Passano gli anni, e i rivali dei Medici non calano di sicuro, per cui Cosimo si trova ad affrontare una miriade di difficoltà, e allo stesso tempo, cerca di risolvere l'enigma ancora insoluto dell'assassinio di suo padre.  Questo sarà ovviamente il filo conduttore dell'intera vicenda, e sarà svelato solo alla fine, in modo velato, e senza lieto fine disneyano...

I fatti narrati sono pressoché legati a eventi storici realmente accaduti, ma dentro sono stati inseriti parecchie deviazioni necessarie alla fiction. A grandi linee la vicenda appassiona. Nel dettaglio fa sorridere l'estrema volubilità del popolo, che è in grado di cambiare completamente bandiera (n.d.r. Pro o contro i Medici) passando da una scena alla successiva della fiction. E' ovvio che i tempi televisivi costringono a una compressione dei tempi, e che alcune scritte in sovraimpressione ci indicano lo scorrere dei mesi tra una scena e l'altra, ma alla fine, queste situazioni non si fanno digerire benissimo da chi guarda la televisione.

Bravi gli interpreti, forse in certi momenti un po' teatrali, ma comunque capaci di sostenere il personaggio che caratterizzano, e di proporlo in modo credibile. Strano ma vero, è Dustin Hoffman quello più a disagio nei panni di Giovanni de' Medici. E' vero che muore subito, ma la sua figura ricompare spesso in forma di ricordi e flashback, per cui il ruolo è importante ma non ben rappresentato.
In generale, ambientazione e regia convincono, e la fiction funziona bene dall'inizio alla fine.

E funziona davvero bene... Perché mi è venuta voglia di andare a rivangare i miei studi di storia, per ricostruire le vicende dei Medici. E' una bella cosa, perché oltre al divertimento, si regala allo spettatore un po' di curiosità verso il nostro passato... E che passato!



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venerdì 15 novembre 2019

Fino a prova contraria - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Torniamo a parlare di Clint Eastwood. Tratto dal romanzo di Andrew Klavan (n.d.r. Prima di Mezzanotte), Fino a Prova Contraria ci racconta le vicende di un condannato a morte per un omicidio. Siamo ormai a tiro dell'esecuzione, e il cronista Steve Everett - appena uscito dall'alcolismo - si ritrova a dover scrivere un articolo sull'esecuzione, visto che la cronista incaricata è improvvisamente morta in un incidente stradale.
Il condannato a morte è Frank Beechum, un uomo di colore di trent'anni accusato di aver ucciso una donna bianca. Il giornalista, nel raccogliere informazioni sul condannato per scrivere l'articolo, scopre che la polizia ha eseguito indagini piuttosto superficiali, che sul luogo del delitto era presente un altro giovane, bianco, e che questo non è mai stato preso in esame. Scava e scava, ecco comparire il ragionevole dubbio, e mentre la vita del giornalista va a rotoli per via della sua nuova ossessione, ecco spuntare le prove che Beechum è innocente.
A quel punto Everett tenta di salvare la vita all'uomo di colore, si rivolge addirittura al Governatore, e...

Ecco un altro bel film, buona regia, tema non delicato, e dramma interiore. I personaggi tormentati sono una sorta di tormentone per il nostro regista dagli occhi di ghiaccio, e il tormento assume molti risvolti. Dal desiderio che sia fatta giustizia, che una vita sia salvata, alla lotta contro l'alcool, a una famiglia disastrata sull'orlo del divorzio... Fino alla voglia di riscattarsi anche nel mondo del lavoro, dove Everett è ormai considerato un peso morto.
E il riscatto arriverà... Ma la vita non è un film Disney, per ciò questo riscatto lascerà comunque molte vittime sul suo cammino, e molta sofferenza.
E' una pellicola onesta, ben fatta, e ben raccontata. Forse non il miglior film del regista, visto che la storia è tutt'altro che originale, e nel magazzino dei miei ricordi confusi emerge qualche déja vù di troppo con altri film (n.d.r. Che ammetto di non saper citare, proprio perché i miei ricordi sono confusi...), ma è comunque tratto da un romanzo, da un testo bello corposo, e per questo motivo dimostra solidità, e si fa guardare bene.




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giovedì 14 novembre 2019

Segreto di Famiglia - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
"Libro dell'Anno"
"Best Seller Svedese diventato un caso mondiale"
"Thriller al quale si rimane inchiodati dalla prima all'ultima riga"
"Un altro romanzo come questo non c'è"

Bei titoloni altisonanti, vero? Son tutti nella quarta di copertina, o nella fascetta, o nella pagina di presentazione negli store online, di Segreto di Famiglia, romanzo - thriller - scritto da Mikaela Bley, scrittrice di Stoccolma. Peccato che, a mio parere, questi titoloni non sono poi così meritati. 

Il libro è ambientato a Stoccolma. Fa freddo nonostante sia maggio. La piccola Lycke, otto anni d'età, viene lasciata dai genitori davanti al tennis club dove lei fa un corso per imparare a giocare. Solo che il tennis club è chiuso per restauri, e la bambina scompare.
Ovviamente la famiglia va nel panico. La polizia indaga. E anche la TV indaga. A TV4 è l'inviata di cronaca nera Ellen Tamm ad occuparsene. Le domande sono tante. La famiglia di Lycke è tutt'altro che una famiglia perfetta, e sia il padre, sia la madre, sia la matrigna, sia la tata, tutti hanno qualcosa da nascondere. Lycke è un bimba solitaria, silenziosa, intelligente. Sfortuna vuole che i suoi genitori sono separati. Separazione dovuta al fatto che ognuno di loro pensa troppo a sé stesso. Lui ha trovato una ragazza più giovane con cui stare, e con cui avere un altro figlio. Lei è troppo impegnata nel suo lavoro immobiliare. La bimba è quasi un optional scomodo, che solo con la tata trova un attimo di gioia, visto che anche a scuola nessuno se la fila.
Ma chi può essere stato a fare del male alla bimba? Un maniaco? Il maestro di Tennis di Lycke calza bene questo ruolo, ma forse è solo un pavido, viscido, ragazzo privo di talento e incapace di qualunque gesto, sia esso lodevole, sia esso deplorevole.
Eppure la polizia, per quanto faccia sforzi 'notevoli', appare sempre fuori strada. E' Ellen a seguire le tracce giuste, e il suo capo Jimmy la sprona per avere sempre notizie fresche, per mantenere il proprio canale sulla cresta dell'onda, e in cima alle classifiche dell'audience svedese.
Però anche Ellen ha un passato burrascoso. La sorella gemella morta affogata, una famiglia con cui riesce solo a litigare, pochissimi amici e tutti conosciuti nell'ambiente di lavoro, e una travagliata storia sentimentale col suo capo...

Ce n'è di carne al fuoco, eh? Peccato che il romanzo rimanga sempre concentrato sulle questioni personali di Ellen Tamm, e soprattutto, sul rapporto sentimentale col suo capo. Il thriller, la scomparsa della bimba, il caso da svelare, sono sempre in secondo piano. Ci sono interviste fatte ai genitori, alla tata, al maestro di tennis. Tutte svolte da Ellen, ovviamente. E poi ancora il poliziotto che passa notizie alla giornalista. E poi pagine, e pagine, e pagine sulla sorella gemella di Ellen, e ancora sui litigi con la madre, e sul padre assente, e il mantra che la giornalista ripete continuamente: morte, morte, morte... Che pare gli serva a superare le crisi psicologiche a cui spesso e volentieri cede le redini a causa di tutti i suoi problemi personali. Non mancano banalità imbarazzanti, come le mail 'anonime' provenienti da account Gmail sempre diversi, ma scritte tutte dalla stessa persona... Va be', forse la scrittrice avrebbe dovuto approfondire un po' le proprie conoscenze informatiche, e soprattutto i metodi - anche quelli più banali, per quelli basta googlare un pochino - per rendere anonime le email. E il caso di Lycke è tanto interessante che il focus finisce per concentrarsi sulle minacce ricevute alla giornalista, sui propri problemi, che spesso saltano fuori anche mentre si parla direttamente della povera bimba di otto anni, che per la cronaca, non rivedrà mai la luce del sole. Ma poco importa, perché il destino di questa piccola è solo un pretesto per parlare di Ellen Tamm, e di conseguenza, oltre che a essere stata poco amata dai genitori, a non aver avuto amici, a non aver avuto attenzioni da nessuno... Non le riceve neppure da chi dovrebbe scrivere un romanzo sulla sua scomparsa.

Per l'amor di Dio... Il libro è scritto molto bene, è scorrevole, e le emozioni femminili sono ben caratterizzate, mentre forse gli uomini sono poco più che manichini mossi dall'autrice nelle scene dove una figura maschile era necessaria. Questi sono pochi, marginali, e quasi evanescenti per quanto siano di poco spessore. Tutto ruota attorno alla Tamm, punto!

Quindi? No! Non è un Thriller. No! Non è un giallo. No! Non è un romanzo che parla della scomparsa di una bambina di otto anni. E' la storia di una giornalista di cronaca nera con grossi problemi di famiglia, e grossi problemi sentimentali. Punto.





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mercoledì 13 novembre 2019

Walter Breveglieri, fotografo - #mostre #fotografia

Glauco Silvestri
In questi giorni, a Palazzo d'Accursio, è allestita una interessante mostra fotografica dedicata a Walter Breveglieri, un fotografo, che fu anche operatore della RAI, ma anche collaboratore con Il Resto del Carlino, ma soprattutto la memoria storica della nostra città.

L'esposizione ci porta alcuni tra i migliori scatti dell'autore, che ci ha lasciati di recente, nel 2000, ed è divisa in quattro tematiche principali, così da coprire i temi principali che il fotografo ha sempre amato rappresentare con i suoi bianco e neri davvero efficaci.

Parliamo di personaggi famosi, attori, registi, personaggi politici... Persino Hitchcock, che venne nella nostra bella città ad ammirare la collezione Etrusca conservata nel museo medievale.

Parliamo anche di sport, e ovviamente, tra le corse motociclistiche, i ritratti di Agostini, i grandi successi di Ferrari e Lamborghini, l'eterna competizione tra Coppi e Bartali non può mancare.

La cronaca, la politica cittadina, ma anche del nostro paese, ha sempre visto il fotografo nelle prime file degli eventi.

Infine, Bologna e la sua provincia sono ovviamente il soggetto principale degli scatti di questo bravissimo fotografo. La città è immortalata durante le politiche dei primi anni cinquanta, durante le grandi nevicate, le alluvioni, e anche in normali attimi quotidiani, come un semplice viaggio a San Luca, in funivia.

Gli scatti coprono un periodo che va dal 1944 al 1972. E' un lungo viaggio nella memoria, e un lungo viaggio tra immagini significative e appassionanti.


L'esposizione è gratuita, e sarà accessibile al pubblico fino al 29 novembre prossimo. Se passate per Bologna, ve la consiglio vivamente.

Maggiori informazioni, qui e qui.




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