martedì 11 agosto 2020

Più rigoroso è lo Stato, più libero è l’individuo

Glauco Silvestri
«Più rigoroso è lo Stato, più libero è l’individuo. In uno Stato senza governo l’individuo è indifeso e non libero. In una democrazia i diritti vostri e miei trovano un limite nei diritti di altri cittadini. È nel riconoscimento di questa semplice, elementare verità che si basa la legge, la legge condivisa e rispettata da tutti.»




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lunedì 10 agosto 2020

Elah (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Un demone spazzino razzolava rumorosamente tra le carcasse di anime già depredate. Le sue zampe artigliate scavavano tra ossa e organi fumanti. Un forte odore di zolfo proveniva dalle sue membra ambrate, coperte da un liquido viscoso simile alla bava delle lumache. Scavava, affamato, delirante, speranzoso. Ansimava come un cane in preda agli spasmi della fame, ma il terreno era arido, privo di frutti, privo di qualunque forma di cibo, e lui continuava a scavare, inutilmente.
Gli occhi a palla del demone controllavano tutta l’area. Il riverbero proveniente dal Padre illuminava tutta la valle. Non c’erano pericoli, al momento, nessun predatore si aggirava nella zona.
Le braccia artigliate si muovevano rapide. Dita sottili afferravano la melma fumante e la sottraevano al suolo per portarla in prossimità delle larghe narici del demone. L’odore dolciastro era sinonimo di veleno. Le dita lanciavano allora il brandello oltre la schiena e riprendevano a cercare. 
La coda oscillava nell’aria. Centinaia di ricettori saggiavano l’etere in cerca di ogni possibile pericolo, ma anche di qualche potenziale preda. 
Ogni tanto il demone interrompeva il proprio lavoro, sollevava lo sguardo, studiava l’ambiente. Poi tornava a scavare, a cercare, ad ansimare. 
Attorno a lui, in un’area vasta quanto un campo da calcio, altri piccoli demoni spazzini perlustravano la loro fetta di terra. Tutti quanti erano devastati dai morsi della fame. Cercavano spiriti freschi, appena giunti, ancora incapaci di difendersi in quel terribile mondo alieno e poco accogliente. Erano ormai mesi che non arrivavano più anime fresche e i demoni cominciavano a essere impazienti, aggressivi, intolleranti.
Il piccolo demone spazzino, forse l’ultimo tassello della catena evolutiva dei demoni, aveva il pregio di non demordere mai. Era immortale, come tutti i demoni. Era affamato, come tutti i demoni. La sua unica speranza di placare i dolori provenienti dal suo stomaco veniva dalla scoperta di un seppur piccolo brandello di cibo.
Alcuni suoi simili avevano persino tentato di attaccare demoni più grandi e potenti. Alcuni si erano alleati in branchi e avevano cominciato a cacciare ciò che sino a qualche tempo prima li aveva intimoriti. La fame era il motore più potente che poteva esistere. La fame rendeva temeraria anche la creatura più pavida.
Il piccolo demone continuava a scavare, a sperare, a sognare di trovare anche solo un piccolo filamento di cibo, ma la ricerca non stava portando da nessuna parte.

*

«Non vedo la cancellata».
Adamo appariva confuso. Eva, al suo fianco, lo osservava divertita. Erano tornati sul confine, nella speranza di percepire la presenza di loro figlio, ma qualcosa di diverso e incredibile si stava mostrando ai loro occhi. Il confine si era completamente dissolto.
«Credo che non ci siano più limiti invalicabili», commentò Eva osservando l’incredibile vastità che si mostrava al suo sguardo. Sabbia color oro, appiattita sull’intero orizzonte, brillava alla luce del Sole al tramonto. Davanti ad Adamo ed Eva c’era solo sabbia. Entrambi la vedevano. Entrambi la sfioravano con i propri piedi nudi.
«Che cosa significa?».
«Non lo so». 
Adamo si chinò al suolo e immerse le dita in quel tessuto impalpabile «Sembra tutto così artificiale», commentò lasciando filtrare i granelli dorati tra le dita aguzze «è... strano».
Eva annuì «Come dovrebbe essere, secondo te?».
Adamo chiuse gli occhi. Cercò Elah in profondità ma non trovò alcun segno della sua essenza «Tu lo senti?», chiese alla propria compagna.
Lei fece un cenno negativo.
«Non è come viene descritto...». Adamo rifletteva su come avrebbe dovuto essere quel luogo. I testi sacri avevano rappresentato molto fedelmente gli inferi. 





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mercoledì 5 agosto 2020

Rupe di Campotrera

Glauco Silvestri
Qualche giorno fa vi ho portati a visitare il borgo di Rossena e la sua Rocca. In quella occasione vi avevo raccontato della 'passeggiata' nel Parco Naturale della Rupe di Campotrera e, vi avevo anticipato che sarebbe giunto anche questo post.


Eccomi quindi a parlarvi di questa mia escursione... Un viaggio iniziato come una passeggiata di famiglia, e tramutatosi in un vero e proprio trek. Per fortuna che avevo con me la fascia per il ginocchio... Altrimenti non ce l'avrei mai fatta ad arrivare in fondo.



Tutto inizia dall'agriturismo Melograno. Il percorso inizia proprio da lì. E' uno sterrato ampio, ricco di cartelli, di informazioni sul territorio, la conformazione del terreno, delle piante, degli animali. Si scende dolcemente verso valle, è normale, per circumnavigare la rupe. E noi non stiamo nella pelle per poterla ammirare, tanto che a ogni apertura della vegetazione, puntiamo subito la fotocamera verso il costone di roccia per immortalarlo da ogni angolazione.




Il percorso, però, muta drasticamente. Non al primo bivio, che condurrebbe a un percorso geologico, bensì al secondo, quando il nostro 'anello' viene raggiunto da un sentiero che arriva dal paese a valle, in riva al fiume Enza.
Da qui il sentiero si fa impervio, stretto, invaso dalle piante, e disseminato di sassi, piccoli e grandi. Fortuna che - almeno - avevo gli scarponi ai piedi... Ma le mie gambe nude hanno sofferto parecchio per colpa di sterpi e vegetazione bassa irta di spine.



Si prosegue, mai tornare indietro! Ed eccola la rupe, in tutta la sua magnificenza. E di sicuro, nonostante il caldo, il percorso difficile, e un Sansone irrequieto e per la prima volta in difficoltà, arrivare in quel punto ne era valsa la pena in tutto e per tutto.
La parete è enorme, imponente, e il solo pensare che poco prima eravamo là sopra, fa venire i brividi. E poi è roccia basaltica, lava raffreddata, il suo colore incute timore.




Proseguiamo e torniamo nel bosco. Per lo meno il sole non ci aggredisce più, e tra le piante giunge un discreto refrigerio. Anche il sentiero si fa un po' più facile, o per lo meno, nei punti più ostici offre qualche appiglio, anche artificiale.
La rupe è sempre al nostro fianco, e se guardiamo 'di sotto', ci rendiamo conto che non siamo proprio sul fondo vero e proprio. 


Poi... Ecco che si apre davanti a noi un vero e proprio anfiteatro roccioso. Una paretona verticale a forma d'arco. Noi, siamo lì, piccoli piccoli, ad ammirarla. E dobbiamo stare attenti anche agli inghiottitoi, che sono segnalati, ma non si sa mai.



Il tempo passa e il sentiero ci riconduce verso la cima. Di nuovo il paesaggio cambia, si sale velocemente, e si attraversa un prato incredibile. All'orizzonte, ecco l'agriturismo che ci attende. Peccato solo che fosse tutto prenotato. Per cui... Per cenare, ci tocca abbandonare il parco e scendere nell'abitato, dove comunque saremo ricompensati lautamente delle fatica.


Il video qui sopra vi immergerà nel viaggio che vi ho appena raccontato. Se invece cercate maggiori informazioni, potete partire da qui.

Se cercate altre escursioni di questo tipo, vi consiglio di consultare la mappa che ho preparato, cliccando qui.



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martedì 4 agosto 2020

Come vi sentite nelle tenebre?

Glauco Silvestri
«Come vi sentite nelle tenebre?» aveva urlato Putin. «Possiamo resistere, e lei come si sente?» aveva risposto qualcuno. «Siamo abituati alle tenebre» aveva concluso il presidente.




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