domenica 20 gennaio 2019

Star Whores - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
A volte bisogna rivangare nel passato per trovare film come questo. Torno a un'epoca dove la fibra era utopia, e dove internet ancora era un luogo dove, per scaricare qualcosa, bisognava tenere acceso il computer per notti e notti. Star Whores nasce in questo lontano passato, dalla mente geniale di Carletto FX, nonché membro dei Gem Boy, e... 

La trama ricorda un po' quella di Star Wars, e così anche i personaggi, e così anche le scene del film, e così anche tante altre cose, ma poi, non è poi cosi simile, vero? 

Siamo in un futuro prossimo venturo. L'universo è vessato dalla SIAE, che ormai ha le mani in pasta su tutto e nessuno è più libero di fare la musica che vuole. Solo la resistenza si oppone alla SIAE, e di nascosto ancora riesce a distribuire la musica dei Gem Boy - che ovviamente non è la formazione originale, ma altrettanto ovviamente ne mantiene lo spirito e l'irriverenza - a fare concerti di nascosto, a diffondere ciò che la SIAE vorrebbe mantenere nell'oblio.
Le forze della SIAE stanno però braccando la principessa Leiladà, che è in possesso dei brani inediti dei Gem Boy. E' per questo che una coppia di droni viene lanciata nello spazio alla ricerca di O.B. one per Hobby, il quale - grazie al potere della scamorza - è l'unico capace di salvare lei e la Resistenza. I droni finiscono però nelle mani del giovane Suk, che coglie l'attimo per lasciare gli zii e partire all'avventura, trovare  O.B., e magari diventare un cantante importante tanto quanto i Gem Boy. La trama si infittisce quanto O.B., i droni, e Suk convincono Ian Sboro ad aiutarli nella loro segreta missione. Tutti quanti finiranno per essere catturati da una stazione SIAE, dove - colpo di fortuna - scopriranno essere prigioniera anche la principessa Leiladà...

Ok! E' un film demenziale. Però dovete ammettere che è divertente, e se pensiamo al fatto che è stato interamente doppiato da una sola persona...







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sabato 19 gennaio 2019

Appunti per una storia di Guerra - #Fumetto #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo anni e anni che mai avevo preso in mano un fumetto di Gipi, ecco che ne leggo due uno dietro l'altro? Strano, vero, eppure è proprio così. Gipi è entrato nella mia biblioteca con una spallata, e si è già guadagnato lo spazio per due suoi lavori.

Con Appunti per una Storia di Guerra l'autore affronta una strana vicenda. E' una narrazione senza capo né coda. Che ci proietta in nessun dove, in un luogo molto simile a quella che potrebbe essere casa nostra, ma in cui imperversa una sorta di guerra. Non abbiamo maggiori informazioni. Sappiamo solo che tre ragazzi, tutti di diciassette anni, Christian, Stefano e Giuliano, vivono ai margini del conflitto cavandosela come possono. Sono molto amici, anche se hanno estrazione sociale molto diversa, e farebbero di tutto l'uno per l'altro... Anche se forse Giuliano non è accettato completamente dagli altri, perché lui ha una famiglia, e di conseguenza, ha anche una scappatoia se dovesse vedersela davvero brutta. E a nulla valgono i sacrifici che Giuliano compie, lui rimane sempre quello con le spalle coperte.
A ogni modo i tre ragazzi sembrano ben affiatati. La guida è nelle mani di Stefano, noto come killerino, e forse il più spregiudicato del gruppo. Il racconto ce li mostra diretti verso San Giuliano, un paesotto che sembra sia baciato dalla fortuna perché non toccato dal conflitto. San Giuliano è in mano ai miliziani, è presidiato, ma all'interno delle sue 'mura' la vita scorre come se non fosse mai scoppiata la guerra. E' per questo che i ragazzi sono attratti dal centro abitato, perché lì c'è cibo, soldi, e la possibilità di trovare rifugio. Ed è a San Giuliano che i tre incrociano Felix, un miliziano senza scrupoli che li prende in simpatia, e li aggrega alla sua cricca per addestrarli e farli diventare miliziani al suo seguito. L'influenza di Felix sui tre è pressoché immediata. Soprattutto su killerino, e anche su Christian. Giuliano è forse quello meno attratto dalle attività di Felix, che oltre a combattere per la sua fazione, si comporta come boss mafioso verso le famiglie che vivono nei territori che lui controlla.

La voce narrante di questa vicenda è quella di Giuliano. Lui è quello diverso, quello accettato suo malgrado, e quello che... Meno viene influenzato dalla tragedia che lo circonda. Gli altri due ragazzi cresceranno in fretta, accetteranno la nuova realtà in cui vengono spinti a forza, e si adattano rapidamente. Il racconto lavora molto di psicologia sulle menti ancora malleabili dei giovani. Ci mostra l'influenza che un momento di difficoltà può avere su chi non ha basi solide su cui contare, e ci mostra anche come un evento catastrofico come la guerra possa davvero modificare il comportamento delle persone.
Gipi è molto bravo in questo, e il suo tratto essenziale aiuta a concentrarsi sulla storia, sui personaggi, sul dramma che ci viene raccontato dalla sua penna. Un fumetto affascinante, che se ho capito bene, ha anche portato - inaspettatamente - al successo l'autore di cui stiamo parlando.

Non è un fumetto banale... E non posso evitare di consigliarvelo. Molto bello!


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venerdì 18 gennaio 2019

Il Professionista - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi parlo di un Grisham che non ha nulla a che fare con i Legal Thriller. Lui è lui... Ma come ben sapete, pur essendo famoso per i suoi romanzi di genere, ogni tanto se ne esce con qualcosa di diverso. In passato abbiamo parlato de La Casa Dipinta, di Fuga dal Natale, e di altri titoli che non sto a citare, ma oggi parliamo de Il Professionista, parliamo di football Americano in... Italia!
Già! Mentre Grisham si trovava in Italia per Il Broker, sembra abbia scoperto che da noi esiste una lega di Football Americano, e che ci sia davvero un Super Bowl, per quanto in piccolo, visto che nella lega giocano giusto otto squadre. Da qui è nata l'idea per il romanzo di oggi, in cui seguiamo le imprese di Rick Dockery, un quarterback in disgrazia che decide di accettare un ingaggio per i Panthers di Parma pur di continuare a giocare.
La vicenda è semplice, molto scorrevole, e con un occhio attento alla cultura culinaria italiana. Il football è al centro della narrazione, ma c'è ampio spazio per approfondire il personaggio di Dockey, una vera promessa della NFL precipitato all'inferno dopo una serie di performance discutibili, se non assolutamente terribili. In fuga dai giornalisti, in fuga dai tifosi, in fuga da una ex cheerleader che dice di aspettare un figlio da lui, Rick si trova alle strette ed è costretto a migrare in un paese che a stento ha sentito nominare un paio di volte in tutta la sua vita. E l'Italia diventa il suo rifugio, un luogo dove ricaricare le pile, dove tornare a giocare con quella verve e passione che aveva respirato solo ai tempi del collage, e dove tentare di rimettere assieme i pezzi della sua vita. E se tutto ciò è raccontato superbamente, gli italiani vengono ritratti sempre a suon di stereotipi, e rimangono sempre nella vista periferica del lettore visto che Dockery mai si concentra a instaurare un vero rapporto con 'gente del luogo' se non ai pranzi e alle cene luculliane a cui partecipa, la sua vicenda sarà raccontata attraverso l'amicizia con gli altri due americani della squadra, una cheerleader, e l'allenatore Sam.
Nel romanzo si trovano quindi molti degli elementi già visti ne Il Broker. 
Il paese è raccontato più fedelmente attraverso il cibo che attraverso gli occhi dei personaggi. Parma, il Teatro Regio, i castelli del Parmense, le chiese, nonché Venezia, e altri luoghi ove Rick si reca, saranno sempre raccontati attraverso il pensiero di un americano che non ha interessi oltre a quello del football, e forse alle belle gambe tornite di Livvy, una ex cheerleader che incontrerà casualmente a Firenze, e che non lascerà più nonostante la profonda differenza culturale tra lei e lui.

Bello? Forse non il miglior Grisham, ma il libro è leggero e intrattiene molto volentieri. E poi c'è un po' di sport italiano - NON IL CALCIO - e di passione sportiva, che arricchisce la narrazione e tiene l'interesse incollato alle pagine del romanzo.





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giovedì 17 gennaio 2019

Osiride, il 9 pianeta - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era un po' che non mi capitava... Chi fa i titoli dei film si deve essere bevuto qualcosa di troppo quando ha tradotto The Osiris Child in Osiride il 9 pianeta.

La storia narrata ci porta in un futuro prossimo, su una delle tante colonie terrestri, dove - oltre alla fondazione di nuove città, nuove società, eccetera eccetera, è presente un carcere, i cui detenuti vengono usati per i lavori pesanti nella 'fondazione' di questo nuovo mondo. 
La gestione di tutto ciò è in mano alla Exor, una multinazionale che si occupa sia della terraformazione, sia della colonizzazione dei pianeti. E quando c'è di mezzo una multinazionale, la storia del cinema ci racconta che c'è anche del marcio nascosto.
E difatti, la Exor sta compiendo strani esperimenti all'interno del carcere. Sono incroci genetici tra creature extraterrestri estremamente adattabili, e l'essere umano (n.d.r. Ovvero alcuni detenuti 'volontari'). L'idea è quella di creare una creatura - perdonate il gioco di parole - che possa spazzare via le forme di vita, intelligenti o meno non è importante, incontrate durante l'esplorazione di nuovi mondi terraformabili. Creature spietate, intelligenti, che si adattano bene a ogni tipo di ambiente, e che siano particolarmente difficili da abbattere.
Tutto - comunque - sembra essere sotto controllo, se non che alcuni carcerati trovano il modo per evadere. L'evasione crea il disastro. Assieme ai carcerati, anche i prototipi delle creature vengono liberate. E visto che son state sviluppate per distruggere, e moltiplicarsi sfruttando una dote nascosta capace di mescolare il proprio dna con quello di altre creature (n.d.r. Che avrebbero dovuto essere gli alieni da sottomettere al volere della Exor), l'evasione diventa una sorta di pandemia incontrollabile.
In tutto questo contesto apocalittico abbiamo un ufficiale della Exor, Kane Sommerville, ex militare, che viene a sapere dei piani della compagnia per contenere il disastro. Il pianeta deve essere nuclearizzato, sterilizzato. Ovviamente sulla superficie vivono tutti i famigliari dei dipendenti Exor ma... E' un sacrificio da sostenere mestamente per evitare il peggio.
Ovviamente Kane non ci sta. Sulla superficie c'è la sua unica figlia, per cui decide di ribellarsi, rubare un caccia, scendere sulla superficie, e cercare di portare la figlia in un rifugio anti atomico. Per riuscirci troverà alcuni personaggi disposti ad aiutarlo, ovviamente, in cambio di un posticino al sicuro nel rifugio. Ma non è sicuramente un'impresa facile, e di sicuro non vi svelo come va a finire...

Già! Perché il lieto fine disneyano non c'è. Però la storia regge bene il ritmo. C'è una buona colonna sonora. La CGI è buona (n.d.r. A parte forse le creature). La regia è curata. Gli attori interpretano bene i loro ruoli. Là dove non arriva il budget, ci pensa un po' di vecchia scuola e di ingegno, ma nel complesso il film è godibile, intrattiene bene, non annoia, e diverte.



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