martedì 11 dicembre 2018

«Merda»

Glauco Silvestri
«Sergente Stingo, se sapesse di essere in prossimità di materiale radioattivo, si sentirebbe tranquillo, preoccupato, un po' ansioso, molto ansioso?» «Merda» disse Joe.


Los Alamos (Martin Cruz Smith)


Scopri i miei ebook cliccando QUI




lunedì 10 dicembre 2018

Adamo (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
L'auto corre a fari spenti.
Il nastro bruno della Raticosa si arrampica serpentino avvolgendo il colle con il viscido asfalto notturno. Il motore ruggisce. La radio spenta. La mano rapidamente scala i rapporti e costringe i cavalli della vettura a gridare per lo sforzo. Lo sguardo è fisso nel vuoto. 
Il cielo plumbeo, privo di stelle, è stato abbandonato anche dalla pallida Luna. Una notte estiva fuori dal comune. I pensieri si avvolgono, si stringono in un abbraccio che pare essere l'ultimo di questa vita. I ricordi bussano alle porte dell'ipotalamo. Il cervello non apre. Il cuore spia di nascosto.
I denti stretti. 
Le labbra serrate. 
La gola secca. 
Il cuore non batte più un colpo. 
Il sangue scorre di sua iniziativa, attraversa arterie irrigidite dalla sofferenza, gorgoglia facendo rimbalzare detriti mai deposti. Trasporta veleno, globuli rossi, rabbia e frustrazione. Vene tagliate di netto arrossano fasce un tempo candide. 
I piedi si alternano sui pedali. Una sterzata brusca verso il vuoto, quindi la controsterzata, l'auto che si intraversa, il pedale schiacciato a fondo, i pneumatici che mordono il terreno. Il tornante è passato, il rettilineo è futuro. 
L'auto prosegue, urla, si dispera. 
La strumentazione illumina tenue un volto serio e aggrottato. A governare il mezzo non è la ragione; è il sentimento. Un abbraccio mai ricevuto, un bacio rubato e volato via, un pensiero che tormenta l'anima e inchioda il cervello.
Pelle chiara, occhi castani, capelli brizzolati dal tempo. 
Jeans e maglietta. Un paio di tennis che governano i pedali dell'auto con scatti nervosi. 
Sul lato del passeggero, un arma di piccolo calibro giace distrattamente, riversa sul tappetino macchiato di sangue. Il suo sangue, il suo spirito, entrambi giacciono al suolo intrisi di polvere da sparo.
Una frenata brusca, il volante che orbita attorno alle mani rapide dell'uomo, il cambio di rotta a seguito di un vento bizzarro. La randa si gonfia, tronfia e obesa, del vento mattutino. Il mezzo sobbalza, frange i flutti e taglia come un rasoio le acque della notte.
Un campanaccio segna l'ora. Oltrepassa l'abitacolo, colpisce i timpani e li costringe a vibrare. Una disattenzione, un calo di potenza, una indecisione. Poi l'immagine, il ricordo, per un solo istante, rinvigorisce di fronte al paraurti e conduce il timoniere alla realtà; e di nuovo il motore ruggisce di disperazione. 
Poche curve, la vetta è prossima, poi l'altro mondo, oltre il confine, dove il Sole brucia l'orizzonte col suo nascere. 
La lavagna si cancella con un colpo di spugna. L'aria fresca colpisce il capello sudato. Un gesto disperato scala un rapporto, il mezzo sobbalza, vira furibondo, aggira la boa che svetta in cima al mondo, oltrepassa il limite. Il baratro si presenta di fronte agl'occhi dell'anima perduta. Il sorriso si dipinge macabro sul volto dell'uomo. Il piede calpesta violentemente l'amico acceleratore. L'urlo di dolore si tramuta in velocità; in fondo, un guardrail sorride con i suoi denti cariati. 
Le mani lasciano il timone. La rotta è stabilita. La palla rossa di fuoco appare lontana, sembra volerlo accogliere come la fornace di un inceneritore. 
L'ultimo balzo. 
Il vuoto. 
Il soffiare del vento. 
Il silenzio. 
Il rosso vivace delle fiamme avvolge il metallo, il corpo, l'anima. Il demonio accoglie la sofferenza, dissipa i dolori del corpo, ammanetta i tormenti dell'anima. 
Poi di nuovo... 
Il silenzio.





Scopri i miei ebook cliccando QUI



domenica 9 dicembre 2018

Rampage - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Sono abbastanza vecchio per aver giocato ore e ore a Rampage (n.d.r. Da non confondersi con Donkey Kong) senza mai annoiarmi. Potrete ben capire il perché, ora, vi voglia parlare del film omonimo, quello uscito di recente, con Dwayne Johnson, che pur essendo grande e grosso mi ispira tantissima simpatia. 

Rampage non ha molto di più di quanto viene raccontato nel plot del vecchio videogame, anche se ovviamente si è preso alcune libertà. Una sperimentazione scientifica fuori controllo produce tre mostri incattiviti, che si dirigono verso Chicago sotto il richiamo di una stazione a onde medie (n.d.r. Accesa appositamente dalla società che faceva esperimenti per recuperare materiale genetico su cui lavorare per riprendere gli esperimenti). Tra i tre mostri è presente un gorilla albino, che fino a qualche giorno prima era George, il più buono e simpatico dei gorilla allevati in cattività, e molto caro a Davis Okoye, ex militare che dopo aver abbandonato l'esercito ha cominciato a contrastare il bracconaggio e ad aiutare gli animali a rischio di estinzione. Tutto qui! 

Gli ingredienti sono:

  • Due 'cattivi' improbabili. 
  • Tre mostri giganti - di cui uno buono - arrabbiati come la calura estiva. 
  • L'esercito che spara a go-go senza soluzione. 
  • Il protagonista, accompagnato da una bella ragazza, che combatte pressoché a mani nude e vince... 

Questi film vanno presi per quello che sono. Sono divertenti. I dialoghi sono superficiali appositamente; i protagonisti hanno caratteri scolpiti sul granito, ognuno fatto a suo modo, quasi da fumetto, senza mai una esitazione e sempre con la battuta pronta; i mostri sono grossi, brutti, cattivi, e quasi invulnerabili; gli effetti speciali sono perfetti; il finale è solitamente una conclusione a tarallucci e vino con scherzi e battutine gioiose.

Altri film di questo genere mi hanno annoiato dal terzo minuto in avanti... Ma questo Rampage mi ha conquistato, divertito, appassionato, e me lo sono guardato di gusto dal primo minuto all'ultimo. 



Con un abbonamento Amazon Prime, potete guardarlo via web con un click qui, oppure direttamente su una Fire Tv Stick.

Scopri i miei ebook cliccando QUI




sabato 8 dicembre 2018

Tomb Rider (quello nuovo) - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ci casco sempre... Sono un eterno ottimista, sapete, e alla fine finisco per essere deluso. Deluso di me stesso perché sapevo che non sarebbe andata come speravo, e comunque ci ho provato. Mi capita con gli esseri umani, con i libri, e ora anche con Tomb Rider, un reboot che... Che tristezza!

Ispirato al videogame del 2013, che è a sua volta un reboot della serie videogames che tanto ha appassionato la mia generazione, questo film aveva davvero poco da regalare allo spettatore, a partire dalla interprete, che proprio non calza i panni della Lara Croft che ho imparato a conoscere negl'anni, e a seguire con la trama, che non ha nulla di nuovo, e che sembra ammiccare un po' troppo a Indiana Jones, più che a Tomb Rider.
Perché rifarlo allora?
Eccoci a parlare del film. Il sipario si alza con Lara che affronta sul ring un'altra ragazza, le busca di brutto ma non si arrende, e se chiudiamo gli occhi, possiamo udire i classici ansimi che accompagnano il videogame da sempre. Va be', Lara è una ragazza competitiva, ma c'è qualcosa di strano... E' squattrinata, non è mai andata all'università, e fa il Pony Express per vivere.
Che succede? Presto viene svelato l'arcano. Lei non ha mai accettato l'eredità del padre perché ciò siglerebbe definitivamente la sua morte. Lui è scomparso sette anni prima dell'inizio del film. L'aveva lasciata per un suo viaggio archeologico, l'aveva lasciata che tirava con l'arco a una mela, senza prenderla mai, e non è più ritornato.
A ogni modo, la tutrice di tutti i beni riesce a convincere Lara a firmare le carte, ed ecco che le viene dato in mano un rompicapo. Lo risolve, e ci trova dentro una chiave con un indovinello... Da qui parte il videogam... il film vero e proprio.
Lara scova subito cosa apre la chiave nascosta, e trova il vecchio laboratorio del padre, con una videocamera contenente un messaggio per lei. Lui dice a lei di distruggere tutto quanto. Ovviamente lei fa il contrario e si mette sulle tracce del padre.
Ma cosa stava cercando il papà prima di morire?
La tomba della regina Himiko, capace di portare la morte col suo tocco, e sepolta sull'isola Yamatai per far sì che non possa fare del male al popolo. Himiko, Yamatai... All'improvviso ho sperato che arrivasse Hiroshi e Jeeg Robot a salvare capra e cavoli.

Non vado oltre, perché sinceramente da qui in avanti è stato uno sbadiglio continuo. Tutto accade come nel plot di un videogame. Gli oggetti sono al punto giusto, i rompicapi sono di immediata comprensione per Lara, gli avversari sono spietati con tutti tranne che con lei, così da darle sempre una seconda possibilità (n.d.r. Visto che alla prima le busca sempre), e soprattutto, si sentono in continuazione i versetti che erano tipici del videogame. Non si capisce mai se la ragazza stia facendo uno sforzo o avendo un momento molto piacevole dal punto di vista intimo.
E poi i piagnucolii, le ferite pressoché mortali che un attimo prima la costringono a terra sofferente, e un attimo dopo vengono ignorate bellamente perché lei deve correre da un punto all'altro, eccetera eccetera... E che dire del potere mortale della regina Himiko, che è fatale in pochi secondi se ad essere esposti sono gli antagonisti di Lara, mentre se sono gli alleati... Be' allora c'è tutto il tempo per salutarsi, darsi qualche consiglio, farsi coraggio, eccetera eccetera.
E non vi ho detto tutto...


Bah! Mi sembrava davvero di guardare uno che giocava a un videogame. Noioso davvero, e devo dire che il talento di Alicia Amanda Vikander (n.d.r. Ex Machina e The Danish Girl, giusto per fare qualche esempio), è stato sprecato di brutto! Qui sembra un burattino... No, sembra il personaggio di un videogame.





Con un abbonamento Amazon Prime, potete guardarlo via web con un click qui, oppure direttamente su una Fire Tv Stick.

Scopri i miei ebook cliccando QUI




Post Recenti



Powered by Blogger.

Popular Posts

Cerca sul Blog

')