domenica 15 settembre 2019

Vacanze Estive: Il lago di Bolsena

Glauco Silvestri
Sul Lago di Bolsena ci siamo stati due giorni. E' un lago di origine vulcanica, e se non ricordo male è il più grande della regione, e uno dei più grandi d'Italia. In effetti ha persino due isole... Dei due giorni trascorsi sul lago, uno l'abbiamo dedicato a visitare Bolsena, e l'altro per rilassarci un po' prima di lasciare il Lazio, a Marta.

Bolsena è un luogo affascinante. Se il lungo lago somiglia a una riviera marittima, con locali, passeggiate, spiagge, bar, piazzette con la musica, ed è un vero e proprio punto di ritrovo estivo, il centro città ha l'aspetto tipico di un borgo medievale, con le mura, i vicoli stretti, la rocca difensiva, eccetera eccetera.

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La nostra permanenza si è dovuta quindi dividere in due fasi, quella di distensione e rilassamento sul lungo lago, con tanto di pranzo a base di pesce, e quella turistica, muniti di tutto punto per ammirare ogni angolo nascosto del borgo storico della città.
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Qui trovate l'album flickr dedicato a questa città dai due volti. 

Per quanto riguarda Marta, il luogo è più tranquillo, meno turistico, anche se il lungo lago è comunque accogliente e ricco di attrattiva, specie il porto dei pescatori.

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E anche qui c'è un centro storico interessante, che si inerpica fino a una torre con l'orologio, che se non ricordo male, un tempo faceva parte delle mura difensive della città.

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Qui trovate il link all'album dedicato a Marta. Il lago di Bolsena è davvero un luogo incantevole, e un ambiente molto differente rispetto tutto quanto altro abbiamo visto durante il nostro viaggio nell'alto Lazio. Merita davvero una visita, e ve lo consiglio vivamente.

Ci vediamo alla prossima puntata per... Non vi svelo nulla, è una vera chicca!



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sabato 14 settembre 2019

Il Mistero delle tre Querce - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
A volte capita che trovi un libro per strada. A volte capita che questo libro faccia parte di una catena di book crossing. Lo prendi, lo leggi, e poi lo lasci per strada di nuovo, ricordandoti però di andare a scrivere sul sito indicato nel libro poche informazioni fondamentali, ovvero che l'hai raccolto in un determinato posto, che l'hai letto, e che lo hai lasciato in un altro posto.

Nel mio caso, il libro in questione è una edizione del 1991 de Il Mistero delle tre Querce, di Edgar Wallace che...

Ma, un momento: Edgar Wallace è un nome che vi dice qualcosa, vero? Però lo ricordate legato a un romanzo - per la verità una sceneggiatura - che non è un giallo... Bé, Sì! E' Proprio lui! L'autore della sceneggiatura originale di King Kong. Fu il suo ultimo lavoro prima di abbandonare questo mesto pianeta, e non riuscì neppure a vedere il film, perché se ne andò prima che fosse ultimato (n.d.r. Wallace morì nel febbraio del 1932, King Kong uscì nelle sale solamente nel 1933).

Edgar Wallace fu uno degli autori più prolifici di romanzi gialli. Assieme ad Agatha Christie e a Conan Doyle. Scrisse 175 romanzi, 24 drammi e numerosi articoli giornalistici. Oltre 160 film hanno preso spunto dalle sue storie. Era un personaggio particolarmente nervoso, gran fumatore, e - a differenza di altri scrittori di gialli - i suoi racconti, pur avendo spesso il medesimo protagonista, erano completamente scollegati tra loro. Fu, inoltre, il primo scrittore di gialli che scelse come protagonisti dei detective della polizia, e non degli investigatori 'dilettanti'.

Ma di cosa parla Il mistero delle tre Querce? La vicenda è ambientata nelle campagne inglesi, dove i due cari amici John Mandle, ispettore si Scotland Yard in pensione, e Robert Stone, detective di Scotland Yard - sempre in pensione - vivono la loro vita lontano dal crimine, godendo di una fortunosa rendita ottenuta giocando in borsa. Mandle vive con la figlia Molly, e all'improvviso, dopo un periodo di lungo silenzio, invita un vecchio amico, il brillante Socrates Smith, anche lui ex investigatore, e ora antropologo, ad andarlo a trovare.
Socrates si presenta alla villa dell'amico con il giovane fratello Lex, ma la visita di cortesia si trasforma in una vicenda tenebrosa. A poca distanza da Mandle vive un certo Jetherho, scrittore di articoli scientifici, giunto di recente dopo molti viaggi all'estero, e il vecchio Mandle sembra spaventato, terribilmente spaventato. La sua villa è piena di congegni anti intrusione, tratta male la figliastra, che invece prova una naturale simpatia per Jetherho, ed è diffidente persino con il vecchio amico Bob, ovvero Robert Stone.
I timori di Mandle si dimostrano corretti, tanto che, poco dopo l'arrivo di Socrates, Mandle viene trovato morto appeso a un albero.
Le indagini sono complesse, e sembrano ruotare attorno allo strano legame tra la giovane Molly, che nel frattempo si infatua di Lex, Jetherho, e di Stone. La ragazza, a sua insaputa, si trova al centro di un triangolo amoroso da lei mai desiderato. Ma questo triangolo non pare essere il motivo per cui Mandle è stato ucciso. Nel passato di Jetherho si nasconde qualcosa, così come nel passato di Mandle e Stone... Ma di più non posso raccontare.

E' tanto tempo che non leggo gialli. Non ne sono mai stato un divoratore, devo ammettere che ho sempre preferito i Thriller, sia per il loro ritmo più incalzante, sia perché la loro struttura è più onesta con il lettore. Nella lettura dei gialli, specie quelli di Conan Doyle, ho sempre avuto la sensazione che lo scrittore tenesse qualcosa per sé, che non fosse onesto con il lettore, che non raccontasse tutto quanto per poter permettere al suo personaggio di chiudere la vicenda con un bel colpo di scena. E poi non amo gli spiegoni finali, cosa che spesso avviene nei gialli. Il Thriller è un format in cui il lettore è immerso nella vicenda, spesso con gli occhi rivolti sull'assassino più che sull'investigatore, e sa tutto, ma viene comunque sorpreso sul finale perché gli eventi convergono quasi sempre dove lui non si aspetta. E nel mezzo tra le due tipologie c'è il Noir, romanzi capaci di attrarre sia i lettori della prima tipologia di romanzi, sia quelli della seconda, perché - pur avendo una narrazione più lenta - hanno ambientazioni cupe e peccaminose, spesso controverse, e mostrano il lato oscuro di ciò che solitamente è rappresentato come limpido.

A ogni modo, pur avendo intuito chi potesse essere il colpevole - questo giallo è stato scritto nel 1924, e pur avendo molti elementi che distraggono l'attenzione del lettore, ha comunque una struttura riconoscibile ai lettori forti - la narrazione è coinvolgente e intrigante. I personaggi sono ben costruiti e hanno un discreto spessore. Anche i comprimari, per quando a malapena tratteggiati, hanno il loro contegno. Lo stile narrativo è piacevolissimo nonostante l'età del testo, e bisogna fare i complimenti a Fiorello per la traduzione davvero ben fatta. Il ritmo non è male, e accadono parecchi fatti 'strani' che vanno ricollegati. Wallace è bravo in tutto ciò. Fornisce gli indizi del caso e non tiene qualcosa per sé, da mostrare con un colpo di scena. Tutt'altro. Saranno i colpevoli a svelarsi da soli per... paura? La vita isolata nelle campagne e le coscienze sporche fanno brutti scherzi.
Ho avuto difficoltà solo nelle ultime pagine, a indagine finita, quando i dettagli vengono chiariti, quando tutto salta agl'occhi di tutti, e l'autore si prende la briga di spiegare in modo molto approfondito perché tutto ha avuto inizio, eccetera eccetera... Insomma, lo spiegone di cui parlavo prima!

Si legge volentieri, come dicevo, ed è un giallo che intriga. Per chi ama il genere, consiglio l'autore. Merita attenzione!


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venerdì 13 settembre 2019

Vacanze Estive: Vitorchiano

Glauco Silvestri
Per chi, come me, ricorda con affetto l'Armata Brancaleone, la visita al borgo di Vitorchiano è un must imprescindibile.

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Il borgo, come molti altri nella Tuscia, si erge su un colle di Tufo, ed è connesso al mondo moderno da una sola strada, che conduce alla Vitorchiano moderna. Ma è la parte antica che ci interessa, e bisogna ammettere che si tratta di un borgo medievale dal grande fascino, che si visita in un'oretta comoda, e che offre tanti scorci interessanti, oltre a un percorso a piedi che consente di ripercorrere il cammino dell'armata quando entra in città

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Sarebbe stato bello offrirvi una bella visione della città con gli occhi del mio Parrot Anafi, ma ahimè quel giorno non avevo avuto il senno di portarmelo dietro, visto che in giornata avevamo programmato come visita principale il parco dei mostri di Bomarzo... E' stato davvero un peccato non poter volare attorno a questo piccolo borgo.

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A ogni modo le foto non mentono. Gli angoli affascinanti sono tanti, e affascinanti sono le pareti naturali che sorreggono il paese... 

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E' da qui che l'Armata Brancaleone entra in città...


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Vitorchiano va visitata anche per un altro motivo... Un motivo che giunge da molto lontano, dall'Isola di Pasqua e che pochi conoscono. Qui a Vitorchiano sorge un Moai originale, l'unico Moai fuori dall'Isola di Pasqua, costruito di recente, nel 1990, da undici indigeni Maori invitati dalla RAI per la trasmissione 'Alla ricerca dell'Arca', in occasione di un gemellaggio culturale per la salvaguardia dei Moai dell'Isola di Pasqua, che lentamente si stanno rovinando a causa degli eventi atmosferici. 
Il Moai fu costruito a Vitorchiano perché qui fu trovata una pietra molto simile a quelle delle cave dell'Isola di Pasqua. Fu realizzato manualmente, con asce e pietre taglienti, proprio come vennero realizzati i Moai originali.

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Come spiegarono i Maori durante la trasmissione, il Moai è una scultura sacra: porta prosperità al luogo che osserva, a patto che non venga mai spostato. Se viene mosso dal punto in cui viene scolpito, provoca grandi sciagure. L'unico vero peccato è che questo Moai è stato realizzato in un'area sosta per i Camper. Va be'!

Qui trovate il mio album flickr con le foto scattate a Vitorchiano. Buona visione e... Alla prossima puntata.



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giovedì 12 settembre 2019

Vacanze Estive: Il parco dei mostri di Bomarzo

Glauco Silvestri
Prima escursione fuori porta? Il parco dei mostri di Bomarzo. Non è molto distante dalla città di Viterbo, e merita assolutamente di essere visitato. Risale alla metà del cinquecento, quando il proprietario delle terre in cui sorge oggi il parco, il principe Pier Francesco Orsini, volle creare un parco da dedicare alla moglie - che chiamò Sacro Bosco - in cui sarebbero state riprodotte, scolpite nella roccia, figure mitologiche, strutture surreali, e architetture impossibili. 

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Le rocce utilizzate per la realizzazione delle opere erano già presenti nel terreno del parco, emerse dal sottosuolo per via di smottamenti, frane, e terremoti. Per il principe fu quindi un gioco da ragazzi creare un percorso attraverso queste rocce, e creare una sorta di enigma da risolvere, percorrendo e ammirando le creazioni volute per il parco.

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I mostri, in effetti, hanno tutti delle scritte. Dei messaggi da comprendere, interpretare, e collegare l'uno con l'altro. Il visitatore è libero di muoversi come desidera all'interno del parco, ma alla biglietteria viene comunque fornita una mappa con le indicazioni da seguire per compiere il percorso pensato in origine.

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E' un viaggio davvero affascinante. A seconda di quanto vi lasciate trasportare, il parco è visitabile in un tempo che varia tra l'oretta scarsa e le due, tre ore abbondanti. Ovviamente ci sono aree attrezzate per i picnic, aree verdi dove potersi rilassare, e anche un piccolo bar all'interno della struttura in cui si fanno i biglietti.

Qui trovate il mio album dedicato a Bomarzo... La prossima puntata vi parlerà di un altro bel luogo dove si possono ammirare oggetti inaspettati.




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