lunedì 20 maggio 2019

Nomade Pastoralis (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il vento soffiava graffiante sul volto del giovane viandante. Il suo mezzo arrancava tra le dune del deserto turco. Sabbia arida lo colpiva rabbiosamente, soffocando ogni poro inutilmente coperto da un semplice foulard di seta, dono di un ricchissimo mercante delle tribù orientali. 
Occhi di ghiaccio scrutavano l'orizzonte. La via conduceva dove egli si ostinava a voler andare, ma gli elementi gli erano contrari. Eppure il contratto era stato stipulato, e lui doveva solamente raggiungere le tende variopinte del ricco emiro, così che lo scambio potesse concludere il patto d'onore. 
Il motore Ford ruggiva nonostante le ruote non facessero presa sulle dune. Avanzare era difficile. La distanza però non era molta; ed ecco infatti spuntare tra le dune le bandiere dell'accampamento. 
Ancora poca fatica, tra il caldo e il clima avverso. Presto il titolo di Qashqai, di nomade dei deserti, gli sarebbe stato concesso assieme a un nuovo mezzo con cui navigare quei mari aridi. 
Giunse all'accampamento che il Sole cominciava a calare oltre gli ori dell'orizzonte. 
La temperatura scemava rapidamente. 
 Il giovane si avvolse negl'abiti inadatti, e discese dal mezzo che per anni lo aveva condotto in ogni sua peregrinazione. Lo vide adagiarsi, come suo solito, su dune sabbiose, stanco e ormai privo di vigore, a causa del lungo peregrinare e dell'età ormai venerabile. 
Oltrepassò la tenda madre. Grande e luminosa quanto un palazzo reale. Fu accolto con i migliori intenti. Inchini, petali di rose, sorrisi e dolci ballerine che lo accarezzavano lascive. Seguì il percorso che gli fu consigliato e giunse dall'emiro. 
 Un inchino reciproco, un semplice gesto a indicare sontuosi cuscini, quindi si accomodarono attorno a una allegra fiammella, a riposar le membra su superfici morbide quanto la pelle di una giovane vergine. 
Si scambiarono i documenti, si strinsero nuovamente la mano, quindi si baciarono tre volte per suggellare il patto. 
Il giovane cedette le chiavi della vetusta Ford all'emiro. 
Questi ringraziò, quindi gli accennò di un piccolo contrattempo. Sarebbe rimasto appiedato per due tramonti per via di un servo che era fuggito nottetempo, senza terminare i propri compiti, e lasciando incompiuto la nuova vettura, il mezzo con cui lui avrebbe dovuto allontanarsi. 
Il giovane temette la truffa. Fu rassicurato, coccolato, quasi venerato. Venne comunque e docilmente messo alla porta. 
Due tramonti assicurava l'emiro; due tramonti e il patto sarà suggellato. 
Il giovane raccolse i propri bagagli dal vecchio mezzo, ormai ceduto al mercante turco, e si decise a lasciare l'accampamento. Dentro di sé avvampava di rabbia e sconforto. Chiese aiuto agli Dèi, che lo assistettero solamente in parte, facendogli incontrare un viandante di ritorno dai mercati, che lo riconducesse alla sua dimora. 
Così accadde, ma non bastò a calmare l'anima inquieta, non gli elargì la pace interiore che lui sperava tanto di recuperare, durante l'attesa. 





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domenica 19 maggio 2019

Goldrake, il Grande Mazinga e...

Glauco Silvestri
Chi mi segue da molto - ma molto - tempo, sa che mi è rimasta una certa fissa per i robot creati da Go Nagai. Non è un caso che abbia scritto alcune Fan-Novel su questi robot (n.d.r. questa, questa, e anche questa), e di recente sono nuovamente caduto in tentazione... Forse a qualcuno di voi ho spiegato cos'è la Voglia Secca, forse no, a ogni modo ecco che lo stimolo si è presentato nuovamente. Amazon, ovviamente, mi ha indotto in tentazione con prezzi davvero appetibili, e sono bastati pochi click per ottenere soddisfazione.

Ora, in casa, ho due modellini in acciaio brunito. Il primo che ho acquistato è ovviamente lui, l'inarrivabile, il mio mito personale, Grandizer, altrimenti noto nel nostro italico stivale come Goldrake



Si tratta di un modello superaccessoriato, snodabile, capace di assumere qualunque posizione, e perfettamente realizzato in scala. Non è grandissimo. E' alto circa 17 cm, ma è perfetto in ogni dettaglio. Lo potete vedere anche dalle foto che vedete in questo post.



L'altro modello è invece il Grande Mazinga. Anche questo in acciaio brunito, con moltissimi accessori, e realizzato in scala. E' alto un po' meno di Goldrake, ed è più 'mingherlino', proprio come deve essere.


I due robot, assieme, fanno davvero un bel figurone. Manca solo il Mazinga Z ma, il suo prezzo non vuole proprio calare, e io attendo pazientemente che ciò accada. Nel frattempo vi presento un altro modellino, anch'esso un mito intramontabile, e su cui ho pure scritto una Fan Novel. Ovviamente parlo di Jeeg.


Quest'ultimo modello è un po' più plasticoso degli altri due, a causa della sua struttura, che è parecchio flessibile così che possa assumere tutte le posizioni che il robot assumeva nel cartone animato. Anche Jeeg è in scala, ed è il più piccolino tra tutti, come è giusto che sia.

Qui di seguito vi lascio altre foto, fatte con una lente macro e un flash filtrato per ottenere effetti un po' particolari. Che ne dite?




E come gran finale... Eccoli tutti e tre assieme!




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sabato 18 maggio 2019

Le Salse di Nirano - #Fotografia #Viaggi #Natura

Glauco Silvestri
Nirano è un piccolo borgo del modenese - a pochi minuti da Fiorano, per intenderci - e completamente immerso nella natura. Questo luogo è famoso per la sua riserva naturale, e per le "salse", che non sono intingoli a base di aceto balsamico, bensì dei fenomeni naturali davvero incredibili.
Nirano è uno dei centri più importanti per quanto riguarda questi fenomeni geologici, forse il più grande in Europa, e... Ma cosa sono queste Salse di Nirano?

Nel Bosco

Sono dei fenomeni vulcanici argillosi che si generano spontaneamente a causa di una fuoriuscita di gas idrocarburi dal sottosuolo. La particolarità di questi 'vulcani' nasce dal fatto che tra i depositi di idrocarburi e gli strati argillosi del terreno sono presenti delle sacche d'acqua salata (n.d.r. da qui il termine Salsa) di origine antichissima, che venendo spinta in superficie dai gas, bagna l'argilla trasformandola in fango, e fuoriesce dal sottosuolo sotto forma di piccoli (mica tanto) coni argillosi da cui poi erutta come avverrebbe in un vulcano normale.

Tra i fiori

La riserva naturale di Nirano offre quindi l'occasione, camminando all'aria aperta, di ammirare questi strani fenomeni. L'area è ben strutturata, e i camminamenti sono circoscritti perché il terreno non sempre sicuro. Ci sono zone in cui l'acqua emerge formando laghetti salati, zone in cui si formano i vulcani argillosi, e tutto ciò è spesso coperto da piante alte e molto fitte, tipiche di questo tipo di clima e terreno, che rendono davvero difficile capire cosa si calpesta e dove si stia veramente andando.

Vulcano

Colata argillosa

L'esperienza è davvero indescrivibile, perché questi vulcani si riservano uno spazio tutto loro. La vegetazione tradizionale viene completamente coperta di argilla, e attorno ad essi sorge una sorta di anello di piante del tutto differenti da quanto ci si aspetterebbe, piante capaci di sopravvivere in terreni argillosi con un alto tasso di salinità. Piante davvero strane, sembrano quasi secche, ostili, e ben si adattano a questi incredibili fenomeni naturali.

Farfalla

La cosa più affascinante è proprio l'osservare i vulcani. Alcuni sono ormai spenti, il che può avvenire sia per l'esaurimento della sacca di gas, sia per l'esaurimento della 'cisterna d'acqua salata'. Altri invece sembrano inerti, ma se li si guarda con attenzione, si può notare che lentamente, dalla loro bocca, fuoriesce un fango più liquido, che lento, a volte lentissimo, altre volte invece più spedito, cola sul fianco del cono.

Bolle


E poi, magari, proprio di fianco a un cespuglio, ecco che compare una piccola pozzanghera che, ogni tanto libera qualche bolla di gas, e sotto sotto, sta spingendo fuori l'argilla, e lo si nota dal fatto che l'acqua non è limpida, bensì torbida, densa, fangosa.

L'area è ovviamente aperta al pubblico, e oltre ai vulcani argillosi, offre percorsi affascinanti che permettono di camminare nella natura, tra i calanchi, e gustare un ambiente incontaminato in tutta tranquillità. Sono presenti anche alcune strutture di accoglienza, un centro informazioni, diversi centri didattici, che possono diventare un diversivo, una fonte di informazioni per adulti e piccini. E per finire, ovviamente, sono possibili anche visite guidate.

Maggiori informazioni le potete trovare qui, qui e qui. Le mie foto sono invece disponibili qui, su Flickr.



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venerdì 17 maggio 2019

Karate Kid - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo aver visto Cobra Kai, serie di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, non potevo che aver nostalgia di Karate Kid. E' per questo motivo che sono andato a rispolverare il vecchio film dalla mia collezione, e visto che fino a oggi non ne avevo mai parlato su questo blog, eccomi qui a dire due parole sulla pellicola.
Karate Kid è un film degli anni ottanta, e si vede. 
E' un film dedicato ai teenager, e si vede. 
E' però un film interessante perché è una di quelle pellicole che - come si dice - hanno l'intenzione di offrire un percorso di formazione.
Danny e sua madre si trasferiscono in una piccola cittadina dal New Jersey. Per Danny è un bel trauma. Ha abbandonato tutti i suoi amici, e nella nuova città sembra che la separazione poveri/ricchi sia molto sentita. A ogni modo, sin dal primo giorno, fa amicizia con alcuni ragazzi che, già da subito, lo invitano a una festa sulla spiaggia. Ottimo, no? Se poi pensiamo che sulla spiaggia Danny fa amicizia con una bella ragazza, Ali, cosa si potrebbe desiderare di più? Peccato che Ali abbia appena troncato una relazione con un altro ragazzo, Johnny Lawrence, cintura nera di Karate, con il carattere piuttosto vendicativo. E ovviamente, vedendo Danny e Ali che flirtano, Danny viene subito preso in strino dal campione di Karate.
Scoppia la prima rissa, e Danny le busca, ma riesce anche a difendersi, perché un briciolo di karate l'aveva imparato nel New Jersey.
La storia però non finisce qui. Il gruppo di di Lawrence, tutto appartenente alla scuola Cobra Kai, comincia a perseguitare Danny, il quale è disperato perché non riesce a terminare una giornata senza procurarsi qualche livido. E' il tutto fare del comprensorio dove vive che gli viene in soccorso, Kesuke Miyagi, il quale lo aiuta ad affinare le sue tecniche di karate, e lo porta a sfidare il Cobra Kai intero sul loro stesso terreno, ovvero il torneo di All Valley.

Dài la Cera, togli la Cera. Un tormentone con cui tutti quanti siamo cresciuti. Eppure le parole del maestro Miyagi ci sono venute incontro a tutti quanti noi che, negl'anni ottanta, eravamo adolescenti. Con gli ormoni a mille, ancora incapaci di comprendere il mondo per quello che è, le parole del maestro, su come conquistare l'equilibrio, ci hanno sicuramente fatto riflettere. Il film regge bene lo scorrere del tempo, e per quanto si noti che ha origini remote, si guarda volentieri ancora oggi, e non annoia mai... Ma forse il mio giudizio è annebbiato dalla nostalgia, voi cosa dite?

Guardatelo!



Con un abbonamento Amazon Prime, potete guardarlo via web con un click qui, oppure direttamente su una Fire Tv Stick.

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giovedì 16 maggio 2019

I Vasi di Ariosto - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Entri in libreria, giusto per curiosare, e a volte capita di essere avvicinati da un autore esordiente che è lì presente per promuovere la sua pubblicazione. In passato è capitato anche a me di farlo... A Bologna, a Milano, a Roma... Si parla di una vita ormai passata, un ricordo che mischia sempre più spesso la nostalgia con il rammarico, ma mai col rimorso, perché certe scelte sono state indotte da determinate situazioni che...

Torniamo alla libreria. Entriamo e c'è lei, Lorena, che subito si avvicina a me e alla mia compagna per proporci il suo libro. Ha un approccio gentile, quasi timido, si vede che non vuole disturbare il nostro vagare tra i libri. Facciamo due chiacchiere, e alla fine - vi confesso - in questi casi do sempre una occasione agli autori che incontro. Ci propone la sua ultima fatica, I Vasi di Ariosto, un giallo, un thriller, un romanzo della detective Stella Spada. Non è il primo romanzo della saga, ma lei ci assicura che il libro si può leggere anche senza conoscere i precedenti capitoli della storia di questo detective. 
E così, alla fine, compriamo il romanzo, con dedica dell'autore, ovviamente!

La promessa di Lorena si avvera. Il romanzo si legge bene anche senza conoscere quanto avvenuto nei precedenti libri. Certo... Ci sono riferimenti al passato, e ammetto che questi riferimenti fanno nascere un po' di curiosità nei confronti dei libri precedenti, ma si può proseguire con la lettura senza avere la sensazione che ci manchi qualcosa di fondamentale.
Lei, Stella, sta uscendo da una brutta influenza. E' un po' che non lavora, sia a causa della malattia, sia a causa di certi eventi accaduti a Comacchio che - per certi versi - l'hanno scossa al punto di tentare un cambio di registro.
E' però ovvio che non si può vivere di sola aria, e le rate dell'affitto non pagate spingono il detective a esaminare alcune richieste di lavoro. Tra le tante c'è quella di un certo Andrea Ariosto, che vive poco fuori dalle mura cittadine (n.d.r. Bologna), e che ha un problema con la propria terrazza. Lui è un maniaco dell'ordine, e ogni notte i suoi vasi da fiore vengono leggermente spostati. Vuole scoprire chi è il colpevole, ed è disposto a pagare profumatamente un detective per scoprirlo.
Stella decide che questo è il caso che fa per lei. Semplice, poco impegnativo, ben remunerato... Una bella boccata d'aria fresca per il suo conto in banca. Solo che appena si reca nella villetta dove vive Ariosto, scopre che proprio lì, pochi giorni prima, è avvenuto un crimine efferato davvero difficile da digerire. Quattro morti, tre adulti, un bambino piccolo. Tutti uccisi in modo davvero crudele. La polizia indaga, ma brancola nel buio, e Stella è ovviamente più attratta da quanto accaduto al quarto piano della villetta piuttosto che dai vasi del Sig. Ariosto.
E alla fine i suoi desideri si 'realizzano' perché dopo il primo colloquio con il suo nuovo cliente, la detective si scontra e si incontra con le forze dell'ordine, e in un certo qual modo, le viene chiesto - diciamo pure imposto - di collaborare con le autorità per risolvere il caso di omicidio.
Le indagini di Stella, non quelle sui vasi bensì quelle sulla famiglia uccisa al piano di sopra, conducono al mondo della droga. E piano piano ecco che i primi sospettati si fanno avanti. Nel frattempo il caso sui vasi mossi non riesce a imboccare la strada maestra in quanto gli altri condomini sembrano non voler collaborare più di tanto.
Tutto - come è prevedibile - andrà a convergere verso a fatti sempre più macabri ma... Non sarò io a svelare i risvolti più torbidi dell'indagine della detective. Dovrete acquistare il libro.
La scrittura è davvero fresca, fluida, capace di trascinare il lettore di pagina in pagina senza che se ne accorga. 
Non è un thriller di quelli che ti mandano il cuore in palpitazione. No, tutt'altro. Il romanzo ha quasi un risvolto da commedia, forse a causa di alcuni personaggi secondari che appoggiano la detective, forse anche per il comportamento un po' particolare che questa ha con sé stessa, e col mondo che la circonda. Ho apprezzato il pizzico di misticità che circonda Stella Spada. Lei parla con un fantasma, una ragazza che appare e scompare non sempre nei momenti più appropriati. Anche il processo investigativo è molto all'acqua di rose, e la soluzione del mistero avviene quasi per caso, a sorpresa, ma di sicuro - mi ripeto - non vi svelerò chi muoveva i vasi di Ariosto.

Di questo romanzo mi piace anche la location, ovviamente la mia città, ma nel dettaglio è il luogo in cui si trova lo studio di Stella Spada, in Via dell'Inferno, probabilmente non molto distante dagli uffici del mio detective Mauro Bianchi... Anche lui un detective con uno strano passato, e con un rapporto piuttosto particolare sia con il paranormale, sia con le forze dell'ordine. Chissà se, nelle loro vicissitudini, Stella Spada e Mauro Bianchi si siano mai incontrati. Chissà...

Tornando a I Vasi di Ariosto: Ne vale la pena? Certo! Perché no! Magari non è uno di quei thriller che non riesci a leggere di notte per paura che accada qualcosa, ma è sicuramente un romanzo che sa intrattenere, che diverte e incuriosisce.



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mercoledì 15 maggio 2019

Accessori indispensabili, o quasi, per il #Drone #Dji #Tello

Glauco Silvestri
In questo terzo articolo ho pensato di radunare tutti gli accessori che non dovremmo farci mancare nel caso volessimo volare con il Tello.

Davvero indispensabili, lo abbiamo visto la scorsa settimana, sono il Wifi Extender e il PowerBank.

Assieme a questi due strumenti, molto utili per aumentare la portata del nostro drone, e per migliorare la qualità del segnale, aggiungerei qualche pacchetto batteria al nostro kit. 
Il drone ha una autonomia di circa 13/15 minuti se usato in condizioni ideali, e magari senza le protezioni delle eliche (n.d.r. Ricordiamoci però che i nostri motori sono vulnerabili), per cui l'acquisto di un paio di batterie aggiuntivo ci regalerebbe una bella mezz'ora di volo.

Avere più batterie implica però un piccolo problema. Il Tello, per quanto abbia le batterie estraibili, prevede che esse siano caricate attraverso il connettore USB del drone stesso. Se può andare bene con una sola batteria, quando se ne hanno più di una - volendo continuare a volare - bisogna procurarsi un caricabatterie, magari alimentabile con porta USB, così che possa essere collegato al PowerBank già in nostro possesso.

Altro accessorio importante è il telecomando. Il Tello può volare benissimo con il solo uso dello smartphone ma il telecomando permette di pilotare con maggiore sensibilità il nostro drone. Del resto è sicuramente più congeniale premere tasti e muovere levette dell'agire su uno schermo touch da cui non si ha alcun ritorno fisico di quanto stiamo facendo. E poi... Be', lo vedremo tra poco, per certe funzioni il telecomando è fondamentale.

Il telecomando per il Tello è prodotto da GameSir, che in catalogo propone il T1, il T1d e il T1s. 
Quello 'ufficiale' è il T1d, funziona via bluetooth, e con l'iPhone va che è una meraviglia.
Il T1 e il T1s sono due alternative 'non ufficiali' che possono funzionare anche con altri dispositivi, e che con il Tello, su smartphone Android (n.d.r. Se ho capito bene), sono in grado di funzionare via cavo, connettendo telecomando e smartphone assieme. Questa opzione - ho letto in giro - è preferibile per evitare interferenze tra bluetooth e wifi (n.d.r. Le frequenze sono molto vicine) specie quando non si usa il wifi extender.
Il mio consiglio è di informarsi attentamente prima di fare l'acquisto...

Che altro serve? Perché già ci dobbiamo portare dietro parecchia roba nel caso si voglia volare con il Tello. Io direi che serve una valigetta. Quella che vi propongo è già predisposta per contenere sia il drone, sia il telecomando (n.d.r. In realtà lo spazio previsto è strettino e bisogna scavare un po' nel neoprene per allargare gli spazi), sia le batterie di scorta, e ha un pratico scomparto dove poter mettere tutto il resto. E' compatta, robusta, ed ha anche una pratica tracolla.

Adesso basta, vero? Sì. In effetti sì. Con questo abbiamo proprio preso in considerazione tutto quanto. Forse...

Vi avevo detto che il Tello permette di volare in FPV, ovvero in First Person View. E' una esperienza interessante, sembra di essere a bordo del drone e di guardare fuori... Sembra di volare, anche se alcuni - dopo averla fatta - soffrono per qualche istante di disorientamento.
Per poter volare in questa modalità l'applicazione del drone splitta in due l'immagine sullo schermo, così che mettendo lo smartphone in un apposito Occhiale per Realtà Virtuale - e indossando l'occhiale - è possibile vedere ciò che è inquadrato dalla telecamera del drone proprio come se fossero i nostri occhi a guardare.
E' in questo caso che il telecomando diventa indispensabile, altrimenti, con lo smartphone nell'occhiale, come lo pilotiamo il drone?

Qui di seguito vi propongo un video che ho girato appositamente per mostrarvi come funziona il volo in FPV.


E con questo è proprio tutto...

Quasi!

Se avete voglia di giocare, di sentirvi sciocchi, ecco l'accessorio must have a cui non potrete rinunciare. E' una clip 'lego' da agganciare al piccolo drone. Ciò vi permette di attaccare al dorso del drone una minifigure, qualche pezzetto di lego, dopo tutto sta alla vostra fantasia.


A questo punto ho davvero concluso con gli accessori per il Tello. La prossima volta vi parlerò di una caratteristica speciale del drone... Ma non vi anticipo nulla.



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martedì 14 maggio 2019

La Poesia è lenta

Glauco Silvestri
Diversamente dal lavoro idraulico e da quello dentistico, però, la poesia è lenta, un lavoro frustrante e scarsamente ricompensato che fallisce piú spesso di quanto abbia successo ed è quindi intrapreso prevalentemente da uomini e donne che lavorano con un senso di quasi religiosa vocazione, enorme illusione o una combinazione di entrambe.



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lunedì 13 maggio 2019

Un Pacco, tre ragazze, e un ginseng (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Quant’è veloce un proiettile? So che è una domanda troppo generica. Dovrei specificare l’arma da fuoco che esplode il colpo, come a esempio la mia Beretta F-92, ma in fondo, è veramente così importante sapere a che velocità un proiettile esce dalla canna di una pistola? Del resto, se voi vi trovaste nella mia situazione, probabilmente vi chiedereste quanti minuti vi restano ancora da vivere, e per calcolare quel tempo è fondamentale sapere a che velocità viaggia un proiettile. 
Se il tizio alle mie spalle avesse tra le mani la mia Beretta, saprei la risposta: trecento metri al secondo. 
In pratica potrei essere già morto prima ancora di poter udire lo sparo. È una consolazione. Non sentirei dolore. Come un interruttore della luce, passerei da acceso a spento. Fine. Buio assoluto. Forse. 
Sì. Non avrei via di scampo. Un colpo alla nuca, preciso, sparato da poca distanza. Se penso che mi trovo in questa situazione per un semplice caso, allora è ovvio che io sia incazzato nero, non credete anche voi? 
Mi sarebbe bastato fare finta di nulla. Andare avanti per la mia strada ignorando ciò che accadeva nei vicoli laterali. Il lavoro e l’esperienza mi hanno insegnato a sopire certi tipi di curiosità. Il mio lavoro non consente leggerezze di questo tipo, ma che io sia dannato! Quelli la stavano stuprando. Avevo notato qualcosa per terra. Brillava. Mi trovavo poco distante da qui, in Via Righi. Stavo tornando su Via Indipendenza, per poi raggiungere l’auto e tornare a casa. Quell’oggetto che brillava era un anello, d’oro, molto semplice e piuttosto usurato; forse era una fede. 
L’ho raccolto ed è successo il finimondo. 
Se non mi fossi fermato per raccogliere quell’anello non avrei mai visto quei tre stronzi mentre tentavano di tenere ferma Irina. 
Lei, una bionda da paura, si dimenava come una tigre. Gridava, ma non c’era molta gente in giro a quell’ora. C’era solo quel gran coglione di Mauro Bianchi, ovvero quella testa di cazzo che sono io. 
Il gruppetto di molestatori era nascosto in una di quelle viuzze laterali che passano sempre inosservate. Sghignazzavano. Erano già riusciti a stendere la bionda sul marciapiedi. Uno dei tre si stava già calando le brache, così gli ho apostrofato contro. 
«Vattene affanculo!», ha detto uno dei tre. 
Avrei dovuto obbedire. E invece sono proprio andato a ficcarmi in quella viuzza. L’anello, chi se lo ricordava più, era finito in una delle tasche del mio trench. 
Cazzo! Quei tre stavano tentando di stuprare Irina proprio sotto la finestrella di Via Piella. Io li ho raggiunti e ho detto loro, educatamente, di levarsi dal cazzo. 
Ovviamente mi hanno riso in faccia. Tre contro uno. Io ero disarmato. La Berta, coglione che sono, l’avevo lasciata nel portaoggetti dell’auto. Loro, giusto per correttezza, hanno subito estratto tre coltelli a serramanico. 
«Benessum!», mi sono lasciato scappare sbuffando. 
«Ora ti caghi addosso, vero?». 
In realtà mi preoccupavo per il trench nuovo di zecca che indossavo, frutto di dodici rate ancora da pagare e di quella cretina di mia sorella che voleva solo farmi un regalo. Ma non diedi loro il tempo di sapere cosa frullasse veramente nella mia testa. 
Ho afferrato il braccio di quello al centro. Forse il capo. L’ho tirato verso di me, e con la giusta torsione, gli ho spezzato l’arto senza troppe esitazioni. Quando la lama ha tintinnato sul pavimento del portico ho rivolto la mia attenzione agl’altri due cacasotto. Difatti erano veramente dei cacasotto. Due contro uno e se la sono svignata a gambe levate. Il terzo è rimasto lì, inebetito, a guardarmi con un viso da cane bastonato. Quasi quasi me lo portavo a casa per dargli una ciotola ricolma di latte, e invece ho preferito sdraiarlo al suolo con un calcio ben piazzato sullo sterno. 
Poi ho soccorso la bella sovietica. Irina. Pianista. 





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domenica 12 maggio 2019

Cobra Kai - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
A chi, come me, è cresciuto a suon di 'metti la cera' e 'togli la cera', non sarà potuta sfuggire la pazza idea di Google di produrre un telefilm (n.d.r. Su Youtube Premium), ambientato ai giorni nostri, e dedicato al Cobra Kai.

La serie, come ho detto, è ambientata ai giorni nostri. Daniel LaRusso è un venditore d'auto di successo, un uomo ben voluto dalla comunità, e ancora segue gli insegnamenti del suo sensei Miyagi. E' sposato, con un figlio maschio e una figlia femmina, vive una bella vita.
Johnny Lawrence ha avuto invece un destino nefasto. Sposato, divorziato, con un figlio che lo odia, un lavoro che a stento lo fa sopravvivere e ancora completamente immerso nei suoi fantasmi, soprattutto, la scottante sconfitta al torneo di All Valley, e ovviamente incolpa LaRusso di tutti i suoi problemi.
Il destino di Lawrence è però intenzionato a mutare a ogni costo. Una sera, un gruppo di bulli da fastidio a un ragazzo che abita vicino a casa sua. Lui interviene e li stende tutti grazie al karate. Il ragazzino vede in Lawrence una sorta di eroe, e per ciò comincia a perseguitarlo chiedendogli di insegnargli le arti marziali. All'inizio Lawrence cerca di allontanare il ragazzo, ma poi, avendo appena perso il lavoro, ecco che gli viene in mente la folle idea di fondare nuovamente la sua vecchia scuola: il Cobra Kai.

Come potrete ben immaginare, le vite di Lawrence e di LaRusso torneranno a incrociarsi e a scontrarsi. Tanto che il gran finale si avrà al torneo di karate di All Valley, la 50 edizione, e sarà un finale che vi sorprenderà.


Bello, ben fatto, con i medesimi protagonisti dell'epoca. Cobra Kai è un telefilm che ti cattura e non ti molla fino a che non si è giunti - troppo in fretta - all'ultima puntata. E c'è subito voglia di seconda stagione... (n.d.r. Qui trovate il trailer). E c'è subito voglia di comprare una maglietta del Cobra Kai, o del Miyagi Do.

Favoloso. Google permette di vedere le prime due puntate in chiaro, poi bisogna pagare qualche euro per poter vedere tutta la serie. 

Datemi retta: Se avete amato Karate Kid, non potrete non amare questa serie.



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sabato 11 maggio 2019

Lui è Tornato - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Prima o poi ci dovevo cadere su questo libro. Ho visto la sua trasposizione cinematografica italiana, ho letto il fumetto, sempre della sua trasposizione italiana, perché allora non leggere l'origine di questa idea geniale?

Lui è Tornato è un libro tedesco, scritto ormai qualche anno fa, in cui si immagina il ritorno inaspettato di Adolf Hitler. Il 'tiranno' si sveglia all'improvviso, nella periferia di Berlino, dopo oltre sessant'anni trascorsi dalla sua morte. Il mondo è cambiato parecchio, ma sin dai primi istanti in cui riprende coscienza Hitler si rimette subito in marcia per compiere il proprio destino. Il suo motore è il fato, che ha voluto il suo inaspettato ritorno, e il suo obiettivo, come sempre, è quello di una Germania migliore, che domini il mondo, e che non debba sottostare alle idee, all'economia, ai preconcetti delle razze inferiori.
Attorno a se non ha più i suoi fedelissimi, ovviamente, ma ciò non smuove la sua determinazione. Aveva cominciato da zero nel lontano 1923, poteva benissimo ricominciare da capo nel 2011. E così, a piedi, si dirige verso il centro città, dove fa conoscenza con un edicolante, e grazie a questi, riesce a stringere addirittura un contratto per una trasmissione televisiva di satira politica.
Il successo è immediato. La gente lo acclama, e la politica tedesca non può ignorare un fenomeno televisivo che mina il suo potere mettendo in evidenza tutte le debolezze che esso cerca di nascondere. In breve tempo il nome di Adolf Hitler è nuovamente sulla bocca di tutti, e ovviamente, il suo potere mediatico comincia a trasformarsi in potere politico.

Questo è il romanzo d'esordio di Timur Vermes. Un testo di narrativa che si avvicina alla satira, e che con un umorismo sottile è capace di mettere in mostra i difetti di una politica ormai non più pura, contaminata dalle necessità contingenti, incapace di guardare avanti, e soprattutto, incapace di ascoltare la voce del popolo. Attraverso uno strumento, un personaggio che in Germania è una sorta di Lord Voldemort, sfruttando la consapevolezza che nessuno può credere a un suo ritorno in carne e d'ossa, l'autore ci mostra un quadro poco lusinghiero del suo paese, e soprattutto, ci induce a sospettare che la situazione è tale che un nuovo nefasto futuro potrebbe avverarsi se - con sapienza - certe corde venissero sollecitate a dovere.
Ma anche senza discorsi di dietrologia, questo romanzo è un vero e proprio gioiellino, fa sorridere, solletica le idiosincrasie della società odierna, e lo si apprezza davvero dalla prima riga all'ultima. 
Ovviamente, da italiani, specie se non interessati alla politica internazionale, non riusciremo a cogliere tutti i dettagli citati nel romanzo, ma sarà sufficiente un briciolo di curiosità per riempire le lacune, e apprezzare ancora di più ciò che si sta leggendo.

Davvero un bel libro.




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venerdì 10 maggio 2019

Red 2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Il successo di RED ha portato la DC Comics a riprovarci, e così, dopo qualche anno, ecco arrivare RED 2, stesso cast, anzi persino arricchito, stessa verve, ma senza sorprese. In questa occasione Frank Moses si trova di nuovo nei guai per colpa di Wikileaks. Sul noto portale appaiono dei documenti segreti in cui si rivela il progetto 'Notte Fonda', e in cui compare il suo nome tra i partecipanti. Riassumendo, Notte Fonda era un progetto davvero ambizioso, in piena guerra fredda, ove si pianificava di portare una bomba nel centro di potere sovietico per destabilizzarlo.
Ebbene, Frank si trova di nuovo al centro del mirino. Le agenzie governative americane lo vogliono morto perché sa troppo. Le agenzie anglosassoni lo vogliono morto perché potrebbe rivelare il loro coinvolgimento. I russi lo vogliono morto perché - ovviamente - è implicato in una missione che avrebbe potuto danneggiare l'intera Unione Sovietica.
Nel bel mezzo di tutto ciò, la situazione si arricchisce di un paio di colpi di scena. La bomba è ancora pronta ad esplodere, e lo scienziato che la sviluppò non è morto come si credeva. E manca ancora qualche ingrediente per rendere la storia più esplosiva ancora.

Il film è un continuo crescendo di azione, esplosioni, complicazioni e... Scene divertenti. Sfortunatamente la vicenda non è abbastanza solida per distrarre dal 'già visto', per cui RED 2 diventa il solito film action che mixa sapientemente la commedia agli effetti speciali. E' una sorta di precursore dei Mercenari, altra serie cinematografica che ha basato molto il suo successo su attori di grosso calibro un po 'passatelli', azione a go-go, e battute con doppi sensi sull'età eccetera eccetera.
Se però manca l'effetto sorpresa, il resto è comunque di alto livello. La regia è ottima, la fotografia e gli effetti speciali sono all'altezza della situazione, e le interpretazioni sono tutte eccezionali.

RED 2 è quindi un sequel capace di reggere il confronto con il precedente episodio, ma che non riesce a mantenere la capacità di sorprendere lo spettatore. Chi lo guarda conoscendo già il primo film, qui non troverà nulla che già non abbia visto nella pellicola precedente. Chi lo guarda senza aver visto il primo - addirittura - potrebbe perdere qualche filo sottile che collega i personaggi. Ciò comunque non toglie che il film sia divertente, e sia un ottimo popcorn movie da guardare in famiglia tutti assieme.




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giovedì 9 maggio 2019

Red - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco un bel prodotto DC Comics; per una volta non ombroso, non cupo, non drammatico... Red è davvero una sorpresa, ed è per questo che si trova nella mia collezione, ed è per questo che ne parlo oggi, qui, sul blog.

RED è un acronimo CIA. Significa Retired Extremely Dangerous, ovvero, Agente Estremamente pericoloso in Pensione. E tutto ha inizio con la morte di una giornalista d'assalto che sta facendo un po' troppe domande su una missione in Guatemala. Muore lei, e cominciano a morire una serie di personaggi coinvolti in questa missione. Chi sa qualcosa, finisce nel mirino, e non si salva.
Paul è un ex agente CIA in pensione, è un RED, e passa le sue giornate telefonando a una impiegata del servizio pensioni, per godere della sua gentilezza, della sua bella voce, dei suoi sogni a occhi aperti, e lo fa perché ciò gli fa credere di poter vivere una vita normale.
Sfortunatamente Paul è sulla lista che vi dicevo, e una notte, un gruppo armato fa irruzione nella sua abitazione. Ovviamente non colgono Paul impreparato. Li elimina, e - essendo convinto che le sue telefonate siano state tracciate - corre subito a salvare la ragazza, anche lei divenuta bersaglio.
Nella fuga Paul torna in contatto con alcuni ex compagni di attività. Decide di fare chiarezza sulla faccenda e... Viene a scoprire dei fatti inquietanti che non vi rivelerò assolutamente!

Divertente, con un grande cast, ottima interpretazione, una trama ben costruita, tanta azione, un briciolo di mistero, dialoghi perfetti, una regia molto action bel realizzata e... Davvero pochi difetti, anzi, nessun difetto!
Il film si presta a una visione adatta a tutta la famiglia, intrattiene meravigliosamente, affascina, e incuriosisce. Il merito non è ovviamente solo della trama, ma soprattutto di Bruce Willis, di Morgan Freeman, di John Malcovich, e di Hellen Mirren... Tutti perfettamente nella parte, tutti a proprio agio nei loro ruoli, tutti... Che altro posso aggiungere? Un cameo di Ernest Borgnine?

E' un bel popcorn movie! Ve lo consiglio assolutamente.




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mercoledì 8 maggio 2019

Dji Tello, pregi e difetti #Droni #Dji #Tello

Glauco Silvestri
Eccomi nuovamente a parlare del Dji Tello. Se l'altro giorno non ho potuto che tessere lodi per questo drone, oggi è il giorno di tornare con i piedi per terra e affrontare nel dettaglio quelli che sono i pregi e i difetti.

Pregi:
Per quanto riguarda i pregi, ne abbiamo già discusso nella precedente occasione, dobbiamo mettere in primo piano il rapporto qualità prezzo. A oggi non esiste drone nella fascia di prezzo del Tello capace di ottenere quanto il Tello ha dimostrato di fare. E' molto stabile in volo, scatta ottime foto, e i video non sono davvero niente male. Così come niente male è l'automonia, viste le dimensioni ridotte del drone, e il suo peso.

Difetti:
Nonostante ciò il Tello presenta anche alcuni difetti che vanno tenuti in conto, ed eccoci qui a discuterne, ed eventualmente capire cosa fare per ovviare a essi.
  • Dove sono conservate le foto? Il Tello non ha uno slot per le microSD. Foto e video vengono trasmessi in tempo reale, via connessione wifi, allo smartphone. Queste vengono salvate all'interno della applicazione che pilota il Tello, da lì è possibile scegliere se tenerle, e spostarle nell'album fotografico dello smartphone, o cancellarle.
    Se da un lato questo sistema consente di non perdere foto e filmati in caso di incidente grave al drone, dall'altro introduce dei limiti dovuti alla potenza del segnale wifi che tiene connessi drone e smartphone. Peggiore è il segnale, peggiore è la qualità dei file multimediali prodotti.
  • Il raggio d'azione del drone è davvero quanto Dji dichiara? Oddio, in condizioni ottimali sì. Ma quando mai si verificano le condizioni ottimali? Per di più il segnale wifi non dipende solo dal trasmettitore (n.d.r. Ovvero il Tello) ma anche dallo smartphone a lui connesso. Peggiore è quest'ultimo, minore è la distanza che potremo gestire nel pilotare il drone. A ciò si aggiungono eventuali interferenze, wifi limitrofi, segnali radio di altra natura, e persino rumore elettronico prodotto da dispositivi presenti nell'ambiente.
    Alla fine questa distanza va quasi dimezzata...
Non dovete spaventarvi. 
Per un uso ludico la portata del wifi non sarà mai un problema, anche perché il Tello è davvero piccolo, e per il volo a vista le distanze che riuscirete a coprire con la connessione disponibile sarà più che sufficiente. Però alla massima distanza i video non saranno proprio fluidissimi... Per cui, bastano davvero pochi euro per sistemare il problema.
Basta acquistare un repeater wifi, e connetterlo al vostro Power Bank (n.d.r. Non avete un Power Bank, questo non costa molto e potrà fare al caso vostro in mille occasioni).
E' sufficiente collegare il repeater al wifi prodotta dal Tello, e poi collegare lo Smartphone al wifi replicato dal repeater. A questo punto non dovrete più preoccuparvi di nulla e potrete volare con più serenità.
  • Il sistema di posizionamento ottico è davvero un colpo di genio della Ryze/dji. Il Tello, pur non avendo il GPS a bordo, ha un volo davvero stabile grazie a questo sistema. In pratica, sotto al Tello sono disposti dei sensori capaci di rilevare il suolo, ciò gli consente di determinare la propria posizione e di evitare il proprio spostamento in ogni asse. 
    Il sistema è molto furbo ed efficiente, ma ha alcuni limiti.
    • Meglio non sorvolare superfici dal colore uniforme, o con figure geometriche che si ripetono, il Tello potrebbe confondersi e perdere stabilità all'improvviso.
    • Meglio non sorvolare superfici che si muovono, tipo l'acqua, perché il sistema sarebbe ingannato dal moto ondoso, e il Tello potrebbe seguire le onde invece che rimanere nella sua posizione.
    • Meglio non volare in situazioni di bassa luminosità, il sistema potrebbe non rilevare correttamente il suolo.
In questo caso non ci si può fare nulla. Non c'è modo di ovviare a questo problema, del resto non è un problema vero e proprio, è un limite del dispositivo dovuto alle tecnologie usare per farlo volare.
Ma cosa potrebbe accadere? Il Tello potrebbe allontanarsi da voi fino a perdere il segnale wifi. In quel caso - normalmente - il Tello si fermerebbe sul posto per attendere che noi ci si possa avvicinare, ma se il sistema di posizionamento viene ingannato, allora il Tello non si ferma perché 'crede' di essere già fermo... E addio Tello.
E' sufficiente un po' di consapevolezza e conoscenza di ciò che si sta usando per evitare situazioni pericolose.

  • I motori! Sì, pure i motori hanno un difetto. Non sono motori brushless. Ciò li espone a eventuali rotture e a una vita relativamente breve. La scelta di motori con le spazzole è condivisibile. Per mantenere il prezzo basso si doveva scendere a compromessi pur senza rinunciare alla qualità. I motori sono potenti, e il drone si comporta davvero bene in volo, ma avere motori con le spazzole espone a pericoli di rottura a cui i brushless (n.d.r. I motori senza spazzole) sono meno esposti. Già... I motori con le spazzole soffrono parecchio quando il loro albero si blocca improvvisamente. Ciò non accade durante un volo normale, ma se il drone urta con un'elica un oggetto solido, anche se non precipita, causa un trauma non indifferente al motore. Anche le cadute possono essere dannose.
Anche in questo caso c'è poco da fare. Un Tello con motori brushless sarebbe costato molto di più, e forse non l'avremmo preso, perché - a quel punto - con un minimo sforzo economico superiore avremmo potuto arrivare a un Dji Spark.
Non bisogna preoccuparsi. I motori del Tello costano poco ed è facile sostituirli...

Ora però cerchiamo di distrarci e di non pensare troppo a cosa potrebbe accadere se siamo sfortunati durante il volo. Qui sotto vi riporto un bel video dove porto il Tello fino alla sua quota massima, ovvero 30 metri. Il video è stato girato riprendendo quanto mostrato dallo schermo del mio smartphone. Ciò vi consente di poter consultare anche i dati telemetrici di volo e... Vivere a pieno l'intera esperienza. Buona visione e, buon volo.





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martedì 7 maggio 2019

Lavoriamo da soli nell’oscurità

Glauco Silvestri
Lavoriamo da soli nell’oscurità, guidati da minuscole candele che non condividiamo, sudando per dare alla luce pianeti di sostituzione dove accadono le cose che non accadono.

Il cavallo parlante e la ragazza triste e il villaggio sotto il mare (Super ET) (Italian Edition) (Haddon, Mark)


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lunedì 6 maggio 2019

The N.D.E. (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il vento urlava violentemente come a protestare contro le intenzioni di Nerio. Lo spingeva contro la parete azzurrina che stava alle sue spalle. Lo sbatteva con rabbia per convincerlo a cambiare idea. Nerio però era determinato e non aveva alcuna voglia di tornare a torturarsi come nel suo più recente passato. Aveva deciso e non sarebbe tornato indietro per alcun motivo al mondo. 
Il Ceylan InterContinental si affacciava direttamente sul Bosforo. Da quell’altezza era possibile ammirare la bellezza mistica di Istanbul e gustare l’odore di antico che proveniva dai quartieri vecchi della città. L’aria salmastra friggeva sulla pelle di Nerio come acqua minerale. Erano dieci minuti che attendeva l’istante perfetto. 
Aveva scavalcato la ringhiera del balconcino della sua suite. Si era spostato lentamente alla sua sinistra, fino a raggiungere la facciata dell’hotel. Sotto di lui, il vuoto; sopra la sua testa, l’insegna illuminata dell’hotel; alle sue spalle, il lusso e la solita quotidianità; davanti ai suoi occhi, la povertà e la vita di tutti i giorni. 
Nerio respirava lentamente, sentiva i battiti del proprio cuore e guardava avanti a sé. Le luci della città erano ipnotiche. I suoni che provenivano dalla vita corrompevano l’anima. Lui non poteva cedere. Aveva una missione. 
Aveva bisogno di sapere. 
Nessuno era riuscito a svelare i suoi dubbi, a rispondere alle sue domande. Aveva cercato su internet, contattato ricercatori, scavato tra pubblicazioni scientifiche, esoteriche, filosofiche. Nessuno rispondeva all’unica domanda che lo tormentava, neppure la religione. 
Lui doveva sapere. 
La sua ragazza gli aveva dato l’out out. L’aveva mollato così, senza remore. Gli aveva detto che era pazzo, che non voleva seguirlo in quell’impresa «È un suicidio!», aveva detto «Non voglio essere tua complice in questa follia». 
Nerio aveva atteso che la porta sbattesse portandosela via prima di scivolare a terra e lasciarsi tormentare da mille fantasmi. L’amava. Vederla andare via a quel modo lo aveva ferito più di ogni altra cosa. Ogni solidità a cui si era appoggiato era svanita. I suoi genitori lo avevano lasciato qualche anno prima. Gli amici erano in realtà conoscenze superficiali. Se non le cercava lui, loro non si facevano mai vive. Solo Viola aveva un significato profondo nella sua vita. Viola se ne era andata in lacrime. L’aveva lasciato perché non poteva fermarlo. L’aveva lasciato perché credeva che quella fosse l’unica arma in suo possesso per fermarlo. 
Lui doveva sapere. 
Aveva atteso un paio di giorni. Riflettuto a fondo. Aveva creduto profondamente in ciò che l’aveva convinto a esplorare quella via. Ricerche di anni e anni avevano portato tutte quante in un luogo geografico ben preciso. La Turchia, Istanbul. L’area geografica prendeva per lo più le acque del Bosforo, ma uno spicchio di terra era comunque compreso. Per sua fortuna, all’interno di quello spicchio c’era il Ceylan InterContinental Hotel. Perfetto per i suoi scopi. Enorme, lussuoso, asettico, pieno di cortese indifferenza e comodità tali da rendere impossibili da immaginare certe intenzioni; ovvero le sue intenzioni. 
Radunati i soldi, era partito con un bagaglio minimo. Non doveva destare sospetti. Sapeva che altri stavano seguendo la sua stessa pista. Sapeva anche che i loro scopi erano ben diversi da quelli che si prefissava. 
Lui voleva sapere. 
Gli altri volevano qualcos’altro. La rete era piena di accenni a possibili cambiamenti. Persino i Maya avevano intuito che qualcosa sarebbe successo. Dicembre 2012. Aveva scelto quella data non per caso, ma nemmeno per questioni legate a ciò che stava per fare. Avrebbe potuto farlo tranquillamente all’inizio del mese, o anche nel gennaio successivo. Gli piaceva l’idea di utilizzare quella data, per simpatia, per gioco, per scherzo. Senza contare che poteva mascherare le sue intenzioni con delle semplici vacanze natalizie. 
Attendeva l’alba. Il cielo si stava rischiarando. Mancava veramente poco e la città già fremeva di vita. 





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domenica 5 maggio 2019

Johnny English Colpisce Ancora - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
C'era bisogno di un terzo capitolo della saga di Johnny English? Sinceramente, quando ho avuto notizia dell'uscita del film, ero entusiasta. Poi l'ho visto e... va be'!

In Johnny English Colpisce Ancora siamo giunti ai giorni nostri. English è un agente in pensione, insegna in una scuola, e sotto sotto cerca nuove reclute per l'MI7. I servizi segreti britannici sono molto cambiati da quando lui era un operativo, a ogni modo English spera sempre di poter tornare sul campo, e inaspettatamente, ecco che l'occasione arriva.
L'Inghilterra è sotto attacco hacker. Il primo attacco ha rivelato l'intera lista di agenti segreti dell'MI7. Il secondo ha bloccato il traffico cittadino di tutte le città, eccetera  eccetera. Non essendo possibile mandare agenti sul campo, i servizi sono costretti a rivolgersi agli agenti pensionati. English viene ovviamente preso in considerazione perché gli altri sono... Ehm, hanno superato i limiti d'età e sono in condizioni fisiche precarie.
E mentre English investiga, il primo ministro cerca una soluzione per tamponare la falla, chiedendo supporto a un Magnate dell'informatica americano.
Sfortuna vuole che English scopra che lo stesso magnate è coinvolto negli attacchi hacker, e che i suoi scopi siano...

Fermi tutti! Stavo per raccontarvi l'intera trama del film, ma dovrete scoprirla da soli, non credete pure voi? Sappiate però che il film ripercorre un po' le tracce del primo film. Lui passa da impiegato a operativo, viene assistito da Bough proprio come nel primo film, e incontra una bellissima spia che collaborerà con lui alle indagini (n.d.r. Olga Kurylenko, ve la ricorderete sicuramente per Oblivion, per L'uomo che uccise Don Chisciotte, eccetera eccetera). 

Per quanto il film giochi sempre sulla goffagine dell'agente MI7, su coincidenze, e puri colpi di sfortuna, oramai non convince più. L'effetto sorpresa è perso. Le interpretazioni sono sempre all'altezza della situazione, giusto Jack Lacy è poco convincente come 'super-cattivo' Jason Volta. Il film si guarda volentieri, ma non si ride più, al massimo si sorride. E alla fine, l'unica scena davvero surreale, è quella in cui english studia la villa di Volta in realtà virtuale...

Occasione persa? No, forse semplicemente gli sceneggiatori non hanno osato ad andare oltre i cliché già sperimentati in passato.



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sabato 4 maggio 2019

Sneaky Pete - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Ecco una serie che non dovete perdere... Specie se vi piacciono i film sulle truffe. Sneaky Pete è una serie che incalza lo spettatore di puntata in puntata, rendendo sempre più complessa la trama, e facendo distrarre l'attenzione dallo scopo principale di tutta la vicenda... Che poi è lo scopo del truffatore, no? Distrarre la vittima da ciò che gli sta a cuore per poi soffiarglielo nel momento giusto.

Al momento di scrivere questo articolo io e la mia compagna ci siamo pappati tutta la prima stagione, e a breve cominceremo con la seconda. 

Tutto ha inizio in carcere. Marius Josipovic è in carcere per rapina, e gli mancano pochi giorni da scontare dietro alle sbarre. Il suo compagno di cella è Pete Murphy, è dentro per omicidio, ed è uno che parla parecchio, e soprattutto, racconta del suo passato, della sua infanzia dorata trascorsa con i nonni.
Marius è però inquieto. Fuori dalle sbarre lo aspetta il pericolo. Il gestore di una bisca clandestina lo cerca per farlo fuori. Con lui ha un debito di centomila dollari, e anche qualche conto in sospeso che va al di fuori della cifra mancante nelle casse della bisca.
E' per questo che, non appena fuori dal carcere, Marius abbandona la città e si rifugia in un paesino sperduto nel bel mezzo degli Stati Uniti, vestendo i panni del suo compagno di cella, e ripresentandosi dopo tanti anni dai nonni come Pete Murphy.
Peccato che la famiglia Murphy si occupi di cauzioni. Suo cugino è un poliziotto, e la figlia di sua cugina è una furbetta che sfila contanti dai portafogli uso ridere.
Bella famigliola, eh? Il problema è che questa famiglia è al verde, e Pete ha assolutamente bisogno dei centomila per ripresentarsi da Vince Lonigan, il gangster a cui deve il denaro. E forse si farebbe di nebbia se Vince non avesse in mano suo fratello, e la sua donna, e minacci di togliere un dito a settimana al fratello se Marius non salda il debito.
E qui comincia la nuova vita di Pete. 
Ed è solo la premessa di una vicenda ben più complessa, che nasce tre anni prima quando Marius decise di truffare Lonigan soffiandogli il denaro, ed essendo seguito da un poliziotto corrotto, decise di farsi arrestare per rapina piuttosto che essere ucciso e seppellito in una fossa anonima.

Intrighi di famiglia si mescolano con gli affari di Pete, che suo malgrado, si affeziona alla folle famiglia Murphy. Ogni puntata mescola le carte, le muove in modo furbo, non offre mai tutti gli indizi, e alla fine spiazza. Non c'è mai un momento di quiete, ed è sempre una sorpresa, tanto che non si vorrebbe mai interrompere la visione del telefilm... Eppur bisogna dormire, mangiare, lavorare, e anche vivere nel mondo reale.
Bravissimo Giovanni Ribisi, volto che avrete già notato in moltissimi film famosi. Bravi tutti quanti. I personaggi di questa serie non sono per nulla semplici da interpretare. Ottima anche la regia, che riesce sempre a sorprendere nonostante non si inventi mai nulla di particolare per narrare la vicenda.

Davvero una serie intrigante. Ve la consiglio.



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venerdì 3 maggio 2019

Johnny English, la Rinascita - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Sulla scia di successo della prima pellicola, ecco che nel 2011 compare sul grande schermo Johnny English la rinascita. Il film ci proietta cinque anni avanti rispetto agli eventi di cui abbiamo già parlato in un precedente post. English è nuovamente caduto nell'oblio dopo una mesta figura in Mozambico. Ritiratosi in Tibet per ritrovare sé stesso e ricostruire la propria autostima, l'improbabile agente segreto si dedica allo studio di arti marziali e al training autogeno, ovviamente in attesa dell'occasione per scendere in pista. 
E l'occasione si presenta inaspettata. Voci di un possibile attentato a un leader cinese presente in Inghilterra per un incontro ufficiale, fanno sì che English venga richiamato in madrepatria. Lui è l'unico a conoscere i probabili attentatori in quanto le voci ricollegano tutto quanto agli eventi accaduti in Mozambico.
A English viene affidata una spalla, un giovane che ambisce a diventare agente operativo MI7, ma che per ora è ancora acerbo per agire da solo sul campo.
Le indagini paiono proseguire leste, ma qualcuno è sempre avanti ai due agenti, e ogni indizio finisce per sparire sempre all'ultimo momento. A ogni modo English riesce a ricucire i ricordi della propria debacle con quanto sta accadendo ora, e...

Non vi svelerò chi si nasconde dietro al complotto. Sappiate comunque che questo film è meno goffo del precedente, è ben costruito, e per condurre a momenti ilari viene sempre sfruttata una comicità molto british... In particolare, in questo caso, compare un tormentone che vi sorprenderà a ogni occasione. Tenete gli occhi puntati sulla 'donna delle pulizie' se volete saperne di più.

Sempre bravo Rowan Atkinson, il suo volto e la sua espressività valgono più di mille parole. Il film perde ovviamente un po' dell'effetto sorpresa, ma nonostante ciò mantiene alta la capacità di divertire. La regia è ben fatta, anche se di rado sorprende, mentre tra le guest star c'è una convincente Gillian Anderson, sempre in forma ed efficace nel coprire il suo ruolo.

Molto carino. Ve lo consiglio.





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giovedì 2 maggio 2019

Il Ciclone - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quale film ha condotto Pieraccioni nell'olimpo della commedia all'italiana? Il Ciclone, ovviamente.

Settantacinque miliardi di vecchie lire d'incasso! Quale altro film (n.d.r. Italiano) ha raggiunto un record simile? Credo che si possano contare sulla punta delle dita. 

Il Ciclone è un film perfetto nella sua semplicità. Siamo nella campagna toscana. La famiglia Quarini vive in un casolare immerso nel verde. Lui, Levante, lavora in città, fa il ragioniere, ma in casa condivide gli spazi con la sorella 'Selvaggia', con il fratello, Libero, eterno disfattista che dipinge e si pone domande teologiche (n.d.r. Dio c'è?), e il padre Osvaldo... E tutto pare avere un suo equilibrio quasi bucolico. Poi arriva un pulmino con cinque ballerine di flamenco. Sono arrivate per uno spettacolo in città e, per un caso fortuito, si perdono, non trovano l'agriturismo dove avevano prenotato, e chiedono loro ospitalità.
Ovviamente Osvaldo accetta immediatamente, e quando Levante torna a casa dopo una dura giornata di lavoro, trova la sua vita completamente rivoluzionata.

Oltre a ciò non c'è nulla da dire. Lo abbiamo visto tutti questo film, ci ha fatto ridere, ci ha fatti innamorare della bella Lorena Forteza, e ci ha fatto strabuzzare gli occhi durante il sensuale ballo di Natalia Estrada nella cucina dei Quarini.

Ogni tanto merita di essere rispolverato, e rivisto.


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