martedì 19 marzo 2019

Esplosioni di rabbia repressa

Glauco Silvestri
Temetti quindi che il trauma della malattia e della lunga degenza avesse avviato in me un cambiamento irreversibile, e che quella mia disposizione d’animo così ostile e prevenuta potesse divenire alla lunga la regola nel mio già complesso carattere, che mi ricordavo essere affabile e accomodante, quasi passivo, con cui condivideva solo una sempre più frequente tendenza a improvvisi cambiamenti impulsivi, mutamenti repentini di atteggiamento, spesso connotati da esplosioni di rabbia repressa.

Arma Infero (Fabio Carta)




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lunedì 18 marzo 2019

La metamorfosi di Lena (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
È caldo. I grilli si lamentano incessantemente, si nascondono tra i filamenti d'erba del giardino, cercano refrigerio tra deboli refoli di vento incapaci di smuovere anche il petalo più leggero. Lena e Red sono nascosti dietro alla vecchia rimessa. Nessuno ci va mai, alla vecchia rimessa. È una vecchia costruzione a due piani. All’interno sono contenuti solo rottami di vecchie imbarcazioni, alcune sono appese a corde ormai mangiate dalla muffa, altre sono accatastate al suolo, rotte, abbandonate. Il lago è inaccessibile sin dalla primavera appena conclusa. Nessuno osa neppure sostare sulla piccola spiaggia antistante il molo, magari per prendere il Sole, o per godersi il panorama. Nessuno si avvicina più all'acqua. In piena estate può essere pericoloso. Chi potrebbe mai dimenticare cosa accadde al piccolo Chat, solo due anni prima? 
Eppure Lena e Red fanno finta di non sapere. Hanno bisogno di un posto tutto loro per sfogare la passione che li prende, per consumare il loro amore. 
Sono sdraiati a pochi passi dal pontile. Sentono l’acqua agitarsi svogliatamente attorno ai pali di legno consunto che lo sorreggono. Nessuno sa che loro si trovano alla vecchia rimessa. Non devono saperlo. Verrebbe loro proibito di andarci, specialmente a lei, che è prossima alla metamorfosi, e che non dovrebbe neppure stare troppo vicina Red, per il bene di quest'ultimo, s'intende. 
Ma chi può resistere al richiamo dell'amore? È rischioso, ma il gioco vale la candela. Red ne è consapevole e il fatto non lo spaventa. C’è la sua vita in discussione. Ma c’è anche il suo amore per la ragazza. E la bilancia è sicuramente piegata in direzione di Lena. Per lei farebbe tutto, anche morire dilaniato tra le fauci del mostro. 
Già! Il mostro. Ma quale mostro? Qualcuno l’aveva mai visto, il mostro? Chat era scomparso. Le sue grida avevano agghiacciato tutti quanti, quel giorno, tanti anni prima, in città. E pensare che la città dista una decina di chilometri dal lago. La loro fattoria, invece, è a pochi passi. Una corsa nei campi e già si intravede l’azzurro pallore delle acque. Potrebbe essere loro, il lago. Nessuno l’ha mai rivendicato. Non ha neppure un nome. Il sindaco preferisce far finta di non sapere della sua esistenza. È uno specchio d’acqua abbandonato. Lena e Red lo considerano un po’ loro; è loro, ma anche di Chat, che ci è morto dentro, forse. 
Il mostro è una fantasia di coloro che ancora credono a certe leggende. Anche la metamorfosi fa parte di queste leggende. È forse l’unica a cui tutti ancora credono. Le altre, per lo più, sono diventate favole da raccontare la sera, dopo una bottiglia di buon vino, per ravvivare le nottate noiose in osteria. 
Red e Lena sono sdraiati su una cerata color khaki. Lei è sopra di lui. Indossa solo degli short striminziti. La pelle chiara brilla alla luce del Sole. I capelli lunghi, annodati in una treccia che le cade sulla spalla destra, sono scuri come la pece. Sorride attraverso quelle piccole labbra a forma di cuore. Gli occhi stretti, aperti appena per proteggersi dal riverbero che il lago proietta contro la parete della rimessa, guardano Red. Lui è nudo, completamente nudo. I suoi abiti sono adagiati contro la parete. Ha il fisico tozzo, tipico degli uomini che vivono nella valle. Muscoli forti e infaticabili si gonfiano sulle sue braccia di giovane guarda-boschi. Una pancia leggermente pronunciata dimostra quali sono i suoi vizi, ma chi potrebbe mai resistere alle delizie della cucina locale? Red ha gli occhi chiari come le acque del lago. Sono fissi sulla sua donna. Anche lui sorride, ma è un sorriso frammentato, perché lei sta giocando col suo corpo, e lui non può fare finta di nulla, non può nascondere i messaggi che giungono dai centri del piacere. La sua passione si erge tra le gambe di lei. Piccole dita affusolate alimentano il fuoco sulla vetta, con movimenti esperti e stuzzicanti. Lei gioca. Si lecca le labbra. Sorride. Lascia che Red tenti di sfiorarle i seni. Ha bisogno di tempo per raggiungere l'apice, per cui dedica ogni attenzione all'oggetto dei suoi desideri. Lei non ha fretta, nessuno lì verrà a cercare prima che faccia sera. Ci sono solo loro, il loro amore, e le acque del lago. 
Il ragazzo attira Lena verso di sé prendendola per le spalle. Lei oppone resistenza, ma solo per qualche istante, poi si lascia tirare vicino alle labbra di Red. Accenna un bacio, poi si ritira di scatto. Lui si solleva. Il gridolino divertito di Lena lo eccita. La stringe. La bacia. Le mani esplorano lentamente ogni centimetro di pelle della sua compagna. 





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domenica 17 marzo 2019

La Quinta Onda - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto da una serie di romanzi, La Quinta Onda è l'ennesimo film di fantascienza che strizza l'occhio al settore Young Adult, con i suoi pregi e difetti, e che promette una lunga serie di seguiti in base a quanti libri saranno scritti e a quanti spettatori accorreranno in sala per vederlo.

La vicenda è semplice. Un bel giorno compare una astronave in cielo. Per qualche tempo sa lì senza fare nulla, tanto che la gente si abitua alla sua presenza e continua la sua vita normale, poi - all'improvviso - ecco che avviene l'attacco.
La Prima Onda: E' una vera e propria onda elettromagnetica che spegne tutta la tecnologia terrestre.
La Seconda Onda: E' un innalzamento dei mari, con tanto di disastri eccetera eccetera.
La Terza Onda: E' un terremoto. Altri disastri eccetera eccetera.
La Quarta Onda: E' una epidemia di aviaria molto aggressiva... E qui la razza umana viene realmente decimata.
E la quinta onda? In attesa che questa arrivi, Cassie, Sammy e loro padre vanno in un campo profughi per tentare di tirare avanti. Mentre vivono in questo centro si presentano dei militari che affermano di voler salvare tutti quanti. C'è un momento di distensione, ma ovviamente i mezzi non bastano, per cui - mentre i bambini vengono caricati sugli autobus per portarli al sicuro - gli adulti vengono radunato per aggiornarli su quanto sta accadendo. Cassie e Sammy salgono sull'autobus, il padre va alla riunione. Solo che Sammy ha dimenticato il suo orsacchiotto, per cui Cassie scende per andarlo a prendere, ma quando torna l'autobus è partito, e gli adulti sono stati sterminati dai militari.
Lei si trova da sola, ed è determinata a raggiungere la base militare dove è stato condotto il fratellino, per salvarlo da chissà cosa stiano tramando i militari.
Ovviamente il suo viaggio non sarà facile. Droni alieni pattugliano la superficie del pianeta, e uomini armati asserviti agli alieni sparano su tutto ciò che si muove. Ma la vera minaccia si nasconde dove Cassie non può neppure immaginare...

Oddio, basta essere un po' scafati per intuire dove va a parare la pellicola. Tra l'altro - guardandola - ho avuto spesso una sorta di déjà vu riguardo alcune scene viste nel film. Per di più i personaggi hanno davvero scarso appeal, sono i soliti bellocci, magari ombrosi, con una storia strappalacrime alle spalle, eccetera eccetera. Ed è altrettanto evidente che il romanticismo prevale su tutto il resto, e mi verrebbe voglia di svelare qualche dettaglio in più della trama, ma sappiate che non lo farò per rispetto a chi vuole tentare la sorte guardando il film.

Sappiate che c'è un finale apertissimo... E che i titoli di coda lasciano basiti perché fanno calare il sipario nel bel mezzo della storia.

Bah!



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sabato 16 marzo 2019

Questa è la Stanza - #Fumetto #Recensione

Glauco Silvestri
Ho scoperto Gipi solo di recente. Conoscevo l'autore di fama, ma non avevo mai letto nulla prima d'ora, e Questa è la Stanza è stato il primo suo fumetto che ho letto... Ma che recensisco solo ora per motivi che sicuramente vi annoierebbero. 

Si tratta di un fumetto che cavalca alcune passioni giovanili dell'autore, e che raccoglie alcune sue esperienze, mescolandole in una trama originale, agrodolce, un po' nostalgica, ma molto rock.
Già! Rock! Perché in questo fumetto si parla di quattro ragazzi molto diversi tra loro, con un'unica passione in comune, la musica, e la remota speranza di riuscire ad avere un ingaggio per il loro gruppo. Ma hanno pochi soldi, e non hanno neppure un posto tutto loro per poter suonare... Per lo meno fino a che il padre di uno dei quattro non offre loro 'la stanza'. E' un regalo temporaneo, ovvero hanno a disposizione la stanza finché non combinano qualche casino. La Stanza è in realtà una vecchia stalla piena di rifiuti, topi, e chissà cos'altro. I quattro ragazzi la ripuliscono, la sistemano, ci portano gli strumenti e... Ecco la Stanza. E' la loro prima occasione per suonare, per riuscire a registrare la loro musica e... chissà, puntare lo sguardo verso i loro sogni, le loro speranze, e un futuro molto rock.
Però... Però salta l'amplificatore. E senza amplificatore non si può suonare. E questo disastro accade proprio quando un talent scout pare disposto ad ascoltare qualche loro brano. Come fare? Non ci sono i soldi per riparare l'oggetto, figurarsi per comprarne uno nuovo. Però, vicino al cimitero, in una cantina vicino alla cappella, ci sono un sacco di strumenti nuovi di zecca. Perché non provare a...

E il resto non ve lo racconto. I disegni sono molto semplici, stilizzati, quasi realizzati a penna. Il colore è semplice, ma ben si adatta allo stile dell'autore. Tutto appare abbozzato, ma a uno sguardo più attento, si nota lo studio dei caratteri, le loro espressioni, le loro movenze, e persino i paesaggi cominciano ad acquistare profondità.
E' un fumetto privo di suoni, in cui si parla di musica senza che questa sia rappresentata. Eppure la si percepisce nella gestualità dei personaggi, nella passione che viene espressa dal racconto, e alla fine eccola lì, come nella realtà, c'è ma non si vede, esiste ma è intangibile.

Questa è la stanza è un fumetto interessante, accattivante, e mi è piaciuto molto. Sarà che parla di ragazzi che imparano a suonare, sarà che è impregnato di passioni giovanili, sarà che è un po' nostalgico, visto che anche l'autore si rispecchia nei suoi personaggi... E' per tutti questi motivi, in pratica, che ve ne consiglio la lettura.



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venerdì 15 marzo 2019

Mission Impossible Fallout - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Una missione fallita! Ethan e la sua squadra sono di nuovo nei guai, ed è una corsa contro il tempo per poter sistemare la faccenda. In Fallout tutto sembra sempre andare storto. C'è qualcuno che trama alle spalle dell'agenzia, e c'è qualcuno che vuole davvero sconvolgere l'ordine mondiale... 
Ma c'è sempre qualcuno che vuole sconvolgere l'ordine mondiale nei film di Mission Impossible, vero? 
A ogni modo, Ethan avrebbe dovuto recuperare dei nuclei di Plutonio durante uno scambio tra organizzazioni clandestine. Di mezzo ci sono gli Apostoli, un gruppo apparso all'improvviso dopo l'arresto di Solomon Lane (n.d.r. Vedi Rogue Nation). Il recupero fallisce, e la CIA decide di inserire un supervisore all'interno della IMF per essere sicuri che ciò non accada di nuovo. In pratica la IMF diventa ad amministrazione controllata, e rischia di chiudere baracca e burattini se la faccenda non si sistema. E' quindi il momento di non andare troppo per il sottile. E' per questo che Ethan decide di contattare la Vedova Bianca, una nota mercante di armi senza scrupoli. Qui partono i giochi, i doppi giochi, e anche i doppi giochi carpiati con giravolta a sinistra. Tutti ingannano tutti, e il nome di John Lark - il capo degli Apostoli - viene affibbiato a molti volti noti, tra cui lo stesso Ethan, che da sempre attira i sospetti dei superiori nonostante sia forse l'agente più fedele della storia dei servizi segreti. Insomma... E' caccia a Lark, ed è caccia alle cariche di plutonio, di cui una è recuperata, ma le altre due...

Tante domande in questo Mission Impossible. Tanta azione. Tanto intrigo. Tanti ingredienti. Lo spettatore viene confuso, convinto di qualcosa, e imbrogliato tanto quanto i personaggi della pellicola. Incredibile, se non davvero impossibile, è Tom Cruise, che ha qualche anno più di me e ancora salta da un tetto all'altro come fosse una cavalletta (n.d.r. Anche se in una scena si rompe qualche ossicino... e nella versione finale del film lo si vede, ma lui non molla mai!). La regia è davvero ben fatta, e questo Fallout alterna bene intrigo e azione. Quasi un ritorno al passato (n.d.r. Del resto ricompaiono alcuni volti che agli inizi avevano reso grande questa saga) tanto che probabilmente potrei avvicinarlo, se non affiancarlo, al primo film della saga, per qualità di intrattenimento.

Mi è piaciuto davvero!




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giovedì 14 marzo 2019

Tully - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Spiazzato! Sono rimasto davvero spiazzato da questo film! Non mi aspettavo proprio un finale di questo tipo, e... Sono film come questo che mostrano la qualità degli attori protagonisti. Tully ci racconta la storia di Marlo, una donna sposata con tre figli, uno appena nato.
E' una donna allo stremo delle forze. Complice di tutto ciò è un marito non troppo presente in famiglia - a causa del lavoro per lo più, ma anche perché incapace di accorgersi che la moglie non riesce a stare dietro a tutto - e dal figlio più grande, che presenta un comportamento un po' anomalo, borderline, quasi autistico.
Il fratello di Marlo, benestante, decide di regalare alla sorella una tata notturna, ovvero una tata che viene la sera e si occupa dei bambini di notte, in modo che la madre possa riposare. Per quanto Marlo appaia scettica nei confronti della giovane Tully, alla fine si convince abbastanza in fretta della sua utilità, e all'improvviso torna a rifiorire, ad affrontare la giornata con maggiore serenità, e ad avere più cura di sé stessa.
E tutto sembra perfetto, meraviglioso, fino a che, una sera, Tully insiste per uscire con Marlo, a divertirsi, a parlare. Le due donne vanno a Brooklin, dove bevono, ballano e parlano tantissimo. E' solo a fine serata che Tully rivela a Marlo di doverla abbandonare per dei suoi problemi personali.
Marlo ci rimane male, è distrutta, e mentre rientra a casa subisce un incidente.
E la sorpresa arriva quando si risveglia in un letto di ospedale... Ma non ve lo svelo.

Charlize Theron è magica in questo film. Il film è emozionante. L'insieme è qualcosa di indimenticabile; nonostante sia una storia normale, il film colpisce come un pugno nello stomaco, il dramma viene raccontato con enfasi e sul finale non può che sorprendere lo spettatore. Peccato che il suo maggior pregio sia il suo peggior difetto. Come altri titoli già affrontati su questo blog, un film con un finale di questo genere può sorprendere, colpire, e affascinare solo alla prima visione. Poi, già conoscendolo, l'effetto viene vanificato e il risultato è una pellicola drammatica su una madre con tre figli a cui nessuno da una mano.




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mercoledì 13 marzo 2019

Date a #Siri ciò che non è di Siri (Lesson 4) - #Corso #Homebridge

Glauco Silvestri
Siete pronti a installare Homebridge? Nella scorsa lezione ci eravamo lasciati con una finestra Terminale aperta e connessa al Raspberry. E' giunto il momento di sfruttare questo accesso per portare a casa il risultato.

Innanzi tutto dobbiamo installare una componente chiamata Node.js, e lo facciamo digitando le seguenti stringhe e premendo Enter.
curl -sL https://deb.nodesource.com/setup_8.x | sudo -E bash -
sudo apt-get install -y nodejs
Ovviamente attendete che il Raspberry faccia ciò che deve fare tra una e l'altra stringa.

Ora installiamo Homebridge, digitando questa stringa e premendo Enter.
sudo npm install -g homebridge --unsafe-perm
Infine verifichiamo che tutto sia a posto, lanciamo Homebridge.
homebridge
Se vi viene segnalato un errore, non preoccupatevi, dipende dal fatto che ancora non abbiamo creato un file di configurazione.
Questo file è importante perché mappa gli accessori che vorrete collegare ad Apple Home, per cui... Ecco come crearne uno 'pulito', tanto per cominciare a fare conoscenza del sistema.

Il file si chiama config.json.

Il formato JSON è un formato strutturato in cui è possibile definire le piattaforme di dispositivi che volete integrare (n.d.r. Ad esempio la Philips Hue), i device connessi alla piattaforma, e il tipo di comportamento che questi devono avere quando date un comando a Siri.
Ovviamente all'interno di questo file possono essere definite delle piattaforme (n.d.r. Le Platform), ma anche dei dispositivi singoli (n.d.r. Gli Accessories), a seconda delle vostre esigenze.

Per creare un file di configurazione dovete digitare la seguente stringa.
sudo nano /home/pi/.homebridge/config.json
Questo comando apre il file di configurazione con un editor di testo. In questa situazione il file è ancora vuoto, per cui potete copiare e incollare quanto scritto qui di seguito, giusto per dare a Homebridge un qualcosa da leggere, così che possa avviarsi senza errori.
{
     "bridge": {
           "name": "Homebridge",
           "username": "CC:22:3D:E3:CE:30",
           "port": 51826,
           "pin": "031-45-154"
     },
     "description": "Date a Siri quello che non è di Siri",
     "accessories": [],
     "platforms": []
}
Fate molta attenzione a scrivere tutto come è indicato qui sopra. Basta un carattere errato e non funziona più nulla. Fortunatamente esiste questo sito, dove potete copiare e incollare il vostro file di configurazione, e verificare che esso sia stato scritto correttamente.

Per salvare il vostro file dovete premere assieme il tasto CTRL e la O, e per uscire vanno premuti assieme il tasto CTRL e la X.

Bando alle ciance... Lanciamo nuovamente Homebridge e:


Ecco il codice QR che vi permette di abbinare l'hub alla vostra applicazione Apple Casa.

Prendete il vostro iPhone, lanciate Casa, toccate il + per aggiungere un accessorio, inquadrate il codice, e il dato è tratto.
Apple Casa vi dirà che il codice è abbinato a un dispositivo non riconosciuto. E' normale, non vi preoccupate, confermate e abbinate Homebridge senza paura.

E una volta abbinato?

Per ora non possiamo ancora fare nulla. Il nostro file di configurazione è completamente vuoto. Ma la prossima lezione vi darò alcune dritte per far sì che la vostra casa si popoli dei dispositivi che volete connettere ad Homebridge.




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martedì 12 marzo 2019

Ho sempre camminato senza una meta precisa

Glauco Silvestri
Ho sempre camminato senza una meta precisa, sospinto dai refoli improvvisi di appetiti e desideri transeunti, tenuto in vita solo dal desiderio di dare un senso coerente a tutte le mie pulsioni inconcludenti, alle mie fiammate d’abbrivio, un qualcosa che potesse raccogliere i mille venti e concentrarli verso un punto preciso, una meta lontana, forse irraggiungibile, ma certa.


Arma Infero (Fabio Carta)



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lunedì 11 marzo 2019

La Guerra di Linda (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«Abitavo in quella casa». Simone aveva messo il fucile a tracolla e osservava un rudere di mattoni che si ergeva ancora faticosamente sul terreno coperto di macerie «Proprio lì c'era un pino. Era alto almeno dieci metri. Ricordo che arrivava fino alla finestra della mia camera. Non era la mia camera. Ci dormivo con tutti i miei fratelli, chissà dove sono ora...». 
John osservava il suo compagno mentre riviveva piccoli frammenti di un passato ormai lontano. La guerra imperversava da dieci anni. Gli americani la chiamavano Terza Guerra Mondiale, World War III, WW3. In Europa invece, veniva chiamata Guerra Intercontinentale. Entrambi i termini erano corretti, il conflitto coinvolgeva tutte le nazioni del mondo e allo stesso tempo vedeva i due continenti l'uno contro l'altro. America contro Eurasia. 
«Lì tenevamo gli attrezzi per il campo. Mio padre era un contadino, sai?».
Simone aveva poco più di trent'anni. Due anni in meno di John. Si erano conosciuti al centro addestramento reclute di Oxford. Erano stati assegnati alla stessa camerata e avevano fatto parte della stessa squadra per tutti i quindici mesi di preparazione al conflitto. Poi erano stati separati. John era stato assegnato alle truppe scelte della Brigata Meccanizzata Fox-trot. Simone era tornato in patria ed era stato assegnato al Quinto Battaglione Alpini Corazzati. Nomi importanti, all'epoca, quando ancora erano ventenni. Ora erano privi di significato. Non esistevano più brigate e battaglioni. Non esisteva più un esercito Eurasiatico. Non esisteva più nulla, se non la vita di ogni singolo uomo, la propria terra, e un odio estremo per gli invasori americani. 
«Mio padre deve essere morto da almeno sei mesi. Il settore dove combatteva è stato bombardato da quei bastardi. Hanno usato armi genetiche. Ormai le sue molecole saranno diventate parte di qualche pianta o... chissà cos’altro». 
La voce di Simone era fredda e distaccata. Si era seduto su una roccia che poggiava proprio dove un tempo sorgeva il pino, quello dove lui si arrampicava ogni pomeriggio, quando tornava da scuola, per non farsi vedere da suo padre che lo chiamava a lavorare nei campi. 
«Simone, non possiamo rimanere fermi a lungo. I Traccianti ci troveranno se non riprendiamo a muoverci». John si guardava attorno con circospezione. Qualcosa non andava. Il vento non soffiava più, l'aria era più pesante. Nessun rumore. Guardò il cielo color grigio topo « Simone, dobbiamo andare», chiamò nuovamente. 
«Sì, arrivo». Simone si sollevò lentamente e imbracciò il fucile. Anche lui si accorse delle piccole differenze nell'aria. «John?». 
«Lo so. Non dovevamo abbandonare i Cybs. Qui siamo allo scoperto». 
«Corri». 
Non ci fu abbastanza tempo. Un'ombra metallica piombò dal cielo proprio sopra il corpo di John, schiacciandolo col suo peso. Simone fece fuoco. I piccoli proiettili rimbalzarono sulla corazza di energia del Cyb americano senza fare danno. Poteva vedere lo yankee ai comandi, mentre faceva sollevare i piedi dell'esoscheletro in un passo di almeno cinque metri. Fece fuoco nuovamente. 
L'americano sorrise. 
Il braccio destro del Cyb puntò il proprio Vulcan sul soldato inerme. Una pioggia di proiettili esplose all'unisono. Simone smise di esistere una frazione di secondo più tardi. 

*

Caro Papà, cara Mamma,

Mi sono appena imbarcato sulla Alessandro Volta per raggiungere l'Inghilterra. È il mio primo viaggio in nave, lo sapete, e sono molto emozionato. A bordo ci sono molti ragazzi come me. Non sono tutti italiani. Alcuni vengono dall'Africa, altri dalla Slovenia. Ci sono anche due Albanesi, ma nessuno li avvicina. Hanno una brutta faccia, quelli. 
Quando sono salito a bordo mi hanno subito registrato all'ufficio reclute. Mi hanno assegnato un numero di matricola, il numero della mia branda e un badge con cui poter ritirare l'attrezzatura che mi spetta. Si sono presi lo zaino. 





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domenica 10 marzo 2019

Risvegli - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ogni tanto vale la pena andare a ripescare qualche titolo che non si guarda tanto spesso in televisione. Risvegli è uno di questi, un capolavoro tratto dal romanzo omonimo, e ispirato alle reali esperienze del medico Oliver Sacks durante la sperimentazione di un farmaco usato per il Parkinson, come possibile soluzione per i pazienti di encefalite letargica.

Siamo alla fine degli anni sessanta, e il professor Sacks (n.d.r. Nella finzione è Malcom Sayer) nota una certa riconducibilità tra i sintomi del Parkinson e quelli della Encefalite Letargica. E' per questo che decide di sperimentare l'L-DOPA prima su un solo paziente - Leonard Lowe - poi su altri malati nelle stesse condizioni. L'effetto è dirompente, al punto che Lowe, giorno dopo giorno, migliora fino a quasi ritornare a una vita normale. Lo stesso miracoloso effetto del farmaco si rivela anche negli altri pazienti, tanto che l'euforia è generale.
Sfortuna vuole che però L-DOPA sia facile alla assuefazione, per ciò il medico è costretto ad aumentare sempre di più il dosaggio per mantenere vigili i suoi pazienti, ma ciò non è sufficiente. Dopo un breve periodo in cui la cura sembra funzionare, ecco che i primi sintomi ricompaiono. Tic, movimenti involontari, allucinazioni, cambio di umore repentino, aggressività, delirii... Il primo a essere risvegliato, Lowe, è anche il primo a soffrire di questi sintomi, e fatalmente, a tornare allo stato di catatonia da cui era stato svegliato.

Film carico di emotività, con un grande Robin Williams nei panni di Sayer, e un altrettanto perfetto Robert De Niro nei panni di Lowe. La storia è commuovente, emozionante, carica di pathos ed energia vitale. E' un film tosto, che scuote le interiora, e che fa riflettere profondamente su come viviamo le nostre vite. Lì si assapora la bellezza di essere coscienti anche solo per un minuto, il piacere di riscoprire sensazioni che tutti noi diamo per scontate, e di nuovo si provano una profonda sofferenza interiore quanto tutto ciò svanisce come fosse una delicata carezza del vento.

E' davvero una pellicola memorabile, e tutti dovrebbero averla nella propria collezione. 




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sabato 9 marzo 2019

Una domenica a Brisighella...

Glauco Silvestri
Domenica cosa facciamo? E' una domanda che io e la mia compagna ci poniamo più o meno tutti i weekend, e ogni tanto, o piuttosto spesso, alla domanda rispondiamo con una breve gita fuori porta, anche perché a casa ci stiamo anche troppo spesso.
Così, una delle scorse domeniche, abbiamo fatto una 'capatina' a Brisighella, un borgo a cui siamo affezionati, e che offre tanti spunti naturali per delle belle passeggiate all'aperto.

Torre

Quando andiamo a fare una gita, non manca mai la macchina fotografica, e - per la prima volta dal suo acquisto - del piccolo Tello, giusto per fare qualche scatto al di fuori dell'ordinario (n.d.r. Vedi lo scatto qui sopra, e quello che segue).

La Rocca al Tramonto

Brisighella, per chi non la conoscesse, è famosa per una festa medievale che coinvolge tutta la cittadina. E' un piccolo borgo arroccato tra gli appennini romagnoli, e su di esso dominano una torre con orologio, una piccola rocca, e un santuario.

In Volo

Brisighella famosa anche per i suoi vicoletti, per i negozi artigiani, e per il Portico degli Asini, chiamato così per via di come è fatto, basso e con il pavimento irregolare, con dei su e giù simili alla schiena d'asino.

Madonnina

Il gesso domina ovunque, non a caso attorno a Brisighella hanno prosperato molte cave di questo materiale. Ma domina anche la natura, e attorno al paese esistono diversi percorsi da fare, sia per gli sportivi, sia per chi ama la geologia (n.d.r. Con tanto di fossili visibili a occhio nudo nelle pareti scavate delle ex miniere), sia per chi ama la natura e basta.

Si Vende

In questa occasione, visto che ormai visitiamo questo paese da qualche anno, e ne conosciamo ogni vicolo, ho voluto concentrare l'interesse della mia fotocamera a dettagli che vanno oltre al luogo, ma che probabilmente immortalano di più la quotidianità.

In fiore

E ovviamente non manca qualche fiore, visto che la primavera è arrivata un po' in anticipo, e - lo devo ammettere - mi fa un po' penare con l'allergia.

Giallo

Per fortuna ci sono tanti bei localini dove potersi rinfrancare dopo una lunga giornata in mezzo alla natura, sia con buon cibo, sia con gli ottimi vini della zona.

Se siete interessati ad approfondire la visione di questo bel borgo, oltre ad invitarvi a recarvi sul posto, non posso che indirizzarvi al mio album su Flickr, qui, dove troverete tutti gli scatti fatti durante la gita, e quelli ottenuti gli anni scorsi... Buona visione.




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venerdì 8 marzo 2019

Jack Ryan - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Chi non ha mai letto un romanzo di Tom Clancy? Io, personalmente, ne ho letti diversi, spesso in estate, come lettura di evasione. Anche il cinema si è ispirato a Clancy diverse volte (n.d.r. Caccia a ottobre Rosso, giusto per fare un esempio), e il suo Jack Ryan è diventato un personaggio abbastanza noto nel mondo dell'intrattenimento legato allo spionaggio.

Ed è di Jack Ryan che voglio parlare oggi, e nel dettaglio, della serie televisiva prodotta da Amazon e incentrata attorno a questo personaggio. Qui lo conosciamo da giovane, quando ancora è un analista in erba. Ovviamente lavora per la CIA. Del suo passato sappiamo poco, se non ciò che ci viene rivelato durante la serie, il grave incidente in elicottero mentre si trovava in Afghanistan, poco altro.
Nel suo ufficio c'è un avvicendamento ai vertici, e il nuovo boss si fa subito notare per i suoi modi poco ortodossi. Jack diventerà il suo bersaglio, e il suo pupillo, a causa della sua capacità di iniziativa, del suo spirito puro, del suo addestramento da soldato, e ovviamente per le sue capacità di analista, e di guardare alle informazioni al di fuori dai soliti schemi.
Qui si dà la caccia a un nuovo fondamentalista, noto come Suleiman, e di cui si conoscono solo i movimenti bancari. Jack è l'unico ad essere allarmato dall'enorme giro di capitali, e a buon ragione il suo nuovo capo decide di coinvolgerlo direttamente nelle indagini, anche sul campo.

Da qui non voglio proseguire per non rovinare la sorpresa. La narrazione è costruita in modo tale da offrire spunti a ogni episodio, da regalare informazioni col contagocce, e da porre lo spettatore di fronte a dubbi in continuazione.
E sinceramente... Durante i primi episodi la serie non mi era piaciuta granché! Ho continuato a guardarla solo per capire dove andava a parare, e piano piano sono arrivato fino in fondo, contento.
Però va detto che la serie è troppo breve per essere ben sviluppata. Sono otto episodi. Alcuni personaggi compaiono e scompaiono in fretta, spesso uccisi subito dopo che li si è presi in simpatia. Più in generale, i personaggi sono tagliati col macete. I buoni hanno il cuore puro, i cattivi hanno il cuore guasto. E il nostro Suleiman non è da meno, visto che dietro alle sue azioni si nasconde il rancore per quanto subito da giovane. Verrà svelato col contagocce, ma lo si intuisce sin da subito che non è un vero fondamentalista.
La regia è di ottimo livello, così come la fotografia. Il ritmo è incalzante e la struttura funziona. I dialoghi sono mirati e certe scene 'off topic' sono quasi imbarazzanti.
Pregi e difetti caratterizzano questa serie, che non offre nulla di speciale, ma diverte.
Un po' come le letture di Clancy che, come avevo anticipato, sono ottime per svagarsi nel periodo estivo, anche questa serie è ottima per lo svago senza riflessione. Però si guarda volentieri, dura poco, ci si diverte, il traguardo lo si raggiunge senza rimorsi. 



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giovedì 7 marzo 2019

Il giustiziere della Notte - #film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo ammettere che non ho ricordi freschi della famigerata saga cinematografica con Charles Bronson. Ero piccolo, e quel poco che mi viene in mente era il suo volto sempre imbronciato, lo sguardo gelido, e che quando davano in televisione quei film, mi incollavo allo schermo senza mai battere una palpebra.

Siamo però nel 2018, e Il Giustiziere della Notte torna con un altro volto che ha lasciato il segno nella storia del cinema poliziesco, ovvero Bruce Willis, affiancato per di più da Vincent d'Onofrio, un attore che ho sempre apprezzato sin dai suoi esordi.

Tornando al film: la trama ci proietta in una Chicago in preda alla criminalità. Paul è un medico chirurgo molto stimato nella sua comunità. Vive felice con moglie e figlia, e mai si aspetterebbe una aggressione visto che la sua è una esistenza - per certi versi - circondata da un ambiente protetto. Ma il destino vuole che mentre lui è al lavoro, la sua famiglia venga aggredita da tre delinquenti che erano penetrati nella loro villetta per un banale furto con scasso.
Nella concitazione degli eventi, la moglie viene uccisa, mentre la figlia è ferita gravemente, tanto che nessuno può dire se mai potrà risvegliarsi dal coma.
Paul è sconvolto da ciò che gli è accaduto. Si aggrappa alla polizia, che però è sommersa di casi da risolvere, ed è carente sia di mezzi che di personale. E' per questo motivo che in lui, lentamente, si infiltra l'idea di sentirsi indifeso. Una sera accade che, non riuscendo a dormire, decide di passeggiare per la città, e assiste a una aggressione. Ovviamente si intromette, e i malviventi abbandonano la loro vittima per poi rifarsi su di lui. Viene pestato malamente, e quest'evento scatena la molla... Si procura un'arma, si addestra ad usarla, tutto di nascosto, e comincia a girare armato, specie di notte.
Ovviamente l'occasione di usare la sua pistola arriva velocemente. Un tentativo di furto d'auto in cui degli uomini armati minacciano una coppia. Lui si intromette, scoppia una sparatoria, e li fa secchi tutti e tre. Da una finestra, una ragazza riprende tutta la scena, e improvvisamente Paul diventa il Triste Mietitore, un vendicatore silenzioso, il braccio armato che la legge non osa sfoderare per difendere la città...

Bello. Ben costruito. Con una trama solida, interpreti che conoscono bene il loro mestiere, una fotografia che convince, e un ritmo incalzante. Non è un film estremamente violento, e non lo considererei un action movie. Tutt'altro. C'è molto tempo per riflettere, e la regia si muove agile tra dramma e violenza. E' una sorpresa piacevole, perché sinceramente, Eli Roth dietro alle telecamere non mi pareva una scelta sensata per questo film... E invece sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Se evitiamo i confronti con il passato, questo Giustiziere mi è piaciuto parecchio.



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mercoledì 6 marzo 2019

Date a #Siri ciò che non è di Siri (Lesson 3) - #Corso #Homebridge

Glauco Silvestri
In questa terza lezione entreremo finalmente nel cuore della faccenda. Grazie ai protocolli attivati dal menù preferenze di Raspbian (n.d.r. SSH e VNC) siamo in grado di accedere al nostro Raspberry attraverso il nostro computer. Ciò ci permette di eseguire tutto il lavoro da 'remoto', e di poter avere in parallelo strumenti a cui siamo più congeniali per eventuali dubbi, perplessità ed eventuale consultazione della rete.
Questa esperienza ci viene anche da supporto da quanto dovremo fare in futuro, per mantenere attivo e aggiornato il Raspberry. In pratica, questi primi accessi via SSH ci faranno da scuola guida per il futuro.
Se non l'avete già fatto, staccate monitor, mouse e tastiera dal Raspberry e riattaccateli al vostro computer.
A proposito: Che tipo di computer avete?

Se il vostro computer ha Windows, vi manca un software nativo per connettervi  in SSH al Raspberry. Dovrete scaricarne uno, per esempio Putty, che è gratis, non richiede installazione, e funziona benino.
All'avvio, Putty avrà bisogno di alcune informazioni per potersi connettere al Raspberry.


E' sufficiente inserire l'indirizzo IP nell'apposita finestra, selezionare SSH, e cliccare su Open.
La prima volta in cui accederete al Raspberry, Putty vi segnalerà che vi state collegando a un Host sconosciuto, e vi chiederà conferma. Premete Yes per validare la connessione. Putty si ricorderà di questa scelta e non vi farà più domande.
O meglio... Vi chiederà a quale utenza volete collegarvi. Scegliete pi e inserite la password che il Raspberry vi ha chiesto di creare al primo avvio (n.d.r. con NOOBS, prima di installare Raspbian).
Ora siete veramente dentro! E siete pronti a fare sul serio... 
Ma... E se invece Putty vi segnala un errore? Probabilmente l'indirizzo IP che abbiamo rilevato la volta scorsa non è più valido. Capita quando le connessioni WIFI sono impostate con indirizzo IP dinamico. Nessun panico. Tornate alla lezione 2, ricollegate monitor, tastiera, e mouse al Raspberry, trovate il nuovo IP, quindi ripassate a Windows e compilate correttamente la finestra di Putty.
A questo punto tutto funzionerà a dovere.

Passiamo a coloro che invece hanno un Mac, o usano un sistema operativo Linux. In questo caso è tutto più facile. E' sufficiente aprire una finestra Terminale, e digitare la seguente stringa:
ssh nomeutente@ip
dove nomeutente è pi, e ip è l'indirizzo IP del Raspberry. Ovvero, per fare un'esempio più concreto:
ssh pi@192.168.1.xx
Se tutto va bene, sia nel caso di Putty, sia nel caso abbiate avuto accesso tramite Terminale, avrete una schermata completamente testuale.


la scritta pi@raspberrypi ~ $ testimonia che siamo connessi al Raspberry.
Sappiate che per uscire da questa finestra bisogna digitare
exit
Ma per il momento rimaniamo dentro... Che c'è parecchio da fare!

E se invece volessimo usare VNC?

VNC ha il vantaggio apparente di offrire alla nostra vista una interfaccia grafica a cui siamo già abituati. Una volta scaricata l'applicazione (n.d.r. RealVNC) dal sito ufficiale, non dobbiamo far altro che avviarla, inserire indirizzo IP e nome utente per vedere da remoto l'intero desktop di Raspbian.
A questo punto abbiamo il controllo del Raspberry, col mouse ci spostiamo in alto a sinistra per aprire una finestra di Terminale, ed eccoci pronti a lavorare.

L'unica nota negativa di questo secondo sistema è legata alla velocità di connessione. Se il nostro wifi è poco performante, è possibile avere dei ritardi visivi. Potrebbe accadere che la finestra non si aggiorni in tempo reale quando digitiamo sulla tastiera, o che il mouse vada a scatti. Ciò accade perché VNC mostra l'intero desktop del nostro sistema Raspberry, e di conseguenza deve aggiornare anche le parti grafiche, ogni cosa, oltre che badare a quanto realmente stiamo facendo.
Il protocollo SSH, invece, accedendo a riga di comando, offre una connessione più fluida ed efficace ai nostri scopi.

Ora siamo pronti per installare Homebridge sul Raspberry. Ma ce ne occuperemo alla prossima lezione.



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martedì 5 marzo 2019

Potere!

Glauco Silvestri
Comprendere per prevedere, prevedere per controllare, controllare per ottenere capacità d’agire potenziale, ossia… potere!


Arma Infero (Fabio Carta)


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lunedì 4 marzo 2019

Justice (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Lo schiaffo scagliò Patrizia contro lo specchio a figura intera appeso alla parete. L’immagine riflessa della ragazza si chiazzò di rosso sangue, poi scivolò lentamente fino a terra, dove i primi singhiozzi cominciarono a rivelare lacrime trattenute troppo a lungo.
L’uomo non le diede tregua. Aggirò una pianta ornamentale e raggiunse Patrizia, ancora rannicchiata al suolo, tremante, e incapace di guardare in faccia il suo persecutore. 
Il calcio arrivò all’improvviso. Patrizia non percepì dolore, sentì il corpo sussultare per la violenza, poi un calore insopportabile prese a divampare dalle reni, a espandersi all’addome, e lungo la schiena, fino ai glutei. Il secondo calcio fu molto più doloroso. Il male nacque all’interno, dai suoi organi martoriati. Patrizia lasciò scivolare dalle labbra tumefatte un fiotto di sangue misto a bile.
Tentò di sollevarsi, puntellò la mano destra sul pavimento scivoloso. Spinse con tutte le sue forze. Una fitta la piegò in due quando il terzo calcio la colpì proprio sotto il costato. Crollò nuovamente al suolo.
Patrizia rimase distesa, esanime. L’uomo la guardò con freddezza. Il petto nudo della ragazza si muoveva lentamente a ogni respiro gorgogliato. I segni del lungo pestaggio cominciavano a evidenziarsi sulla pelle chiarissima. L'aggressore decise che quanto aveva fatto poteva bastare. Andò alla sedia dove ancora giaceva la borsa di Prada e cominciò a rovistare al suo interno.
Prese il portafogli.
Sfilò le banconote, quattrocentocinquanta euro, e le infilò nel taschino interno della giacca. Prese la carta d’identità e la patente, quindi gettò a terra il resto. Controllò i documenti. Nome, cognome, origine, professione. Annuì soddisfatto. Mise tutto nella taschino della giacca e tornò a rivolgere le proprie attenzioni alla ragazza.
Era sveglia, fingeva di aver perso conoscenza, ma non tanto bene da ingannare quell'uomo.
Lui la sollevò da terra tirandola per i capelli corvini. Lei strillò e si dibatté per quanto le forze ancora le permettevano.
«Guardami! - la voce roca dell’aggressore costrinse Patrizia a serrare le labbra e prestare attenzione - Tu sei Patrizia Gelosi, vivi a Modena in Via Sant’Agostino 14/b. Vivi ancora con i tuoi genitori. Hai 19 anni. Loro credono che sei iscritta a Medicina, qui a Bologna, e invece passi le giornate prostituendoti in questo... - l’uomo osservò rapidamente il piccolo appartamento - buco!».
Lei deglutì.
«So tutto di te, tutto quello che c’è da sapere - disse con calma - Se vuoi che non accada nulla di... male a nessuno... da questo momento mi darai la metà dei tuoi incassi, hai capito?».
Patrizia batté velocemente le palpebre. Avrebbe voluto ribellarsi ma il dolore cominciava a spandersi in ogni angolo del suo corpo, si sentiva fiacca, incapace anche del più semplice movimento. Rimase zitta. 
«Hai capito?», l’uomo la strattonò violentemente. A Patrizia parve che i capelli volessero staccarsi tutti in una volta dal cuoio capelluto.
«Sì», sussurrò.
«Bene - l’uomo annuì soddisfatto - Io passerò tutte le sere a prendere quanto mi spetta. Se tu non dovessi esserci, se tu non avessi denaro da darmi, se tu mi pianti dei casini, io... farò qualcosa di molto brutto. Ti tengo d’occhio, hai capito?».
«Sì», la voce rotta dal pianto di Patrizia era a malapena udibile.
L’uomo la lasciò cadere a terra «Nel caso pensassi di chiedere aiuto alle forze dell’ordine - aggiunse - Sappi che non andresti lontana», si chinò e piazzò davanti allo sguardo della ragazza il proprio distintivo.
Lei si sentì cadere il mondo addosso. Chiuse gli occhi e si rannicchiò in posizione fetale sperando che quello fosse solo un brutto sogno. Pregò che lo fosse. Promise di non praticare mai più quel lavoro schifoso, se fosse stato solo un brutto sogno. Aveva sempre creduto di essere furba, di fare soldi facili, e di diventare ricca al punto da potersi mantenere senza lavorare quando sarebbe giunto il giorno in cui nessuno avrebbe più voluto scopare con lei. 





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domenica 3 marzo 2019

Si Muore Tutti Democristiani - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
La commedia all'Italiana (n.d.r. Di oggi) mi conquista sempre di più, nonostante i suoi alti e bassi, perché si nota una voglia di affrontare temi nuovi, in modo nuovo, dimenticando quindi la vecchia scuola, le macchiette, le gag, eccetera eccetera.

Si muore tutti Democristiani è una di queste commedie. La storia è quella di tre amici, Stefano, Fabrizio ed Enrico, legati dai medesimi ideali, dagli stessi sogni, e che collaborano assieme in una piccola casa di produzione cinematografica nella speranza di poter 'tornare' a realizzare documentari a tema sociale, pur lavorando su commissioni commerciali per pagare i conti e tenere in piedi l'attività.
Desiderio che sembra arrivare magicamente, assieme a un considerevole guadagno economico, a patto di... dimenticare i principi in cui i tre amici avevano sempre creduto.
E così, al momento della firma, i tre ragazzi si trovano di fronte a un grosso conflitto interiore: Realizzare i propri sogni, ma cedere a compromessi ideologici, o rimanere fedeli alle proprie idee, e veder crollare miseramente la loro attività? 
Meglio fare cose pulite con i soldi sporchi, o fare cose sporche con soldi puliti? 
La decisione non è facile da prendere, e i tre amici arriveranno persino allo scontro. 

La commedia gira attorno a un concetto molto moderno di compromesso. Gli idealisti si scontrano con la realtà, e scoprono che non tutto può essere puro al 100%. E di conseguenza il tormento interiore si arrovella sul concetto di fare i puri di cuore, vedendo però i propri sogni crollare, o viceversa avverare i propri sogni sporcando la propria coscienza.
Bravi gli interpreti a mostrare i vari stati d'animo dei tre personaggi. La regia è piuttosto convenzionale, ma efficace a raccontare la vicenda, e a raccontare il percorso interiore di ognuno dei tre amici. Il finale è intuibile, ma non ve lo rivelo, e forse il percorso che conduce a questo perde qualche colpo in ironicità, per dare spazio a una sorta di riflessione sulla complessità della vita e l'impraticabilità delle ideologie.

Alla fine, guardando questo film ci si diverte. Forse non è così brillante come ci si potrebbe aspettare, e forse ogni tanto appare qualche stereotipo un po' abusato, del resto nel titolo si nasconde una sorta di amarezza di fondo, un commento caustico al mondo di oggi, che costringe tutti al compromesso, e a cedere sulle proprie idee, per poter mandare avanti i propri progetti. Altrettanto fa il film per trasmettere il proprio messaggio.

E' una commedia interessante. Provatela.



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sabato 2 marzo 2019

Ant Man and the Wasp - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quanto tempo è passato da quando vi parlai di Ant Man? Devo ammettere che pure io non me lo ricordavo finché non sono andato a guardare su questo stesso blog. 

Nel 2018, al cinema, è comparso Ant Man and The Wasp, il seguito del precedente film con qualche connessione all'universo Marvel, con particolare riferimento a Civil War. Scott è agli arresti domiciliari per ciò che ha fatto. E non è una cosa terribile, perché nel frattempo riesce a trascorrere più tempo con sua figlia, e dedicarsi a hobby che prima non avrebbe mai immaginato. Solo che di notte è perseguitato da incubi legati alla sua esperienza sub atomica. E' dopo uno di questi incubi che Scott si convince e chiama il professor Pym, perché nel sogno si convince di aver visto sua moglie.
E la chiamata risveglia la speranza nel professore, che con la figlia Hope, comincia a costruire una macchina che gli possa permettere di raggiungere la moglie e salvarla.
Solo che... Be', non può andare tutto liscio, no? Un personaggio 'fuori fase' appare dal nulla e si intromette nei progetti del professore e sua figlia. Sarà Ant Man a dar loro una mano, e a ricostruire la fiducia perduta nei precedenti film.

Trama che non lascia sorprese, ma che diverte. Effetti speciali di cui ormai non si può più discutere perché hanno raggiunto livelli ragguardevoli, personaggi che mantengono quanto già visto nel passato, e ottime interpretazioni da parte degli attori (n.d.r. Douglas e la Pfeiffer sono due comprimari di grandissimo livello).

E' un buon secondo capitolo. Popcorn movie che non delude le attese. Per cui, se il primo vi è piaciuto, allora questo vi piacerà altrettanto. E ammettiamolo... Non vi ho proprio detto tutto nella trama.




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venerdì 1 marzo 2019

Monster - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi dimentichiamoci delle frivolezze e affrontiamo un tema tosto, perché Monster è un film tosto, ed è ispirato a fatti realmente accaduti.

Aileen è una ragazza con tanti sogni, ma è nata nel posto sbagliato, e in una famiglia sbagliata. E' cresciuta un po' alla deriva, come del resto erano i suoi genitori, e il suo destino finisce per portarla sulla strada, a prostituirsi. Triste vita, a cui nulla di buono si aggiunge, perché una notte, un cliente tenta di farle violenza, lei reagisce, e per difendersi lo uccide.
Nella sua esistenza c'è solo un barlume capace di tenerla in bilico tra il bene e il male, tra la vita e la morte (il suicidio). E' l'amore di Selby, una ragazzina incontrata in un locale gay e con cui inizia una tormentata relazione.
Aileen, per amore di Selby, decide di smettere di prostituirsi, ma trovare un lavoro nelle sue condizioni è pressoché impossibile, per cui - dopo essersi confessata con la compagna - decide di riprendere la professione. Una decisione che la conduce verso un destino ancora più cupo, perché mentre si trova con un cliente, i ricordi della precedente aggressione riaffiorano e... scoppia una colluttazione, nella quale lei uccide l'uomo.
A questo secondo omicidio ne seguono altri, e l'identikit di Aileen finisce in televisione, assieme a quello di Selby, vista spesso in sua compagnia. Tentano la fuga, poi - braccate - Aileen consiglia a Selby di tornare a casa sua, di separarsi fino a quando le acque non si saranno calmate. Ma Selby viene catturata, e per salvarla, Aileen decide di consegnarsi alla giustizia e confessare.

Storia triste, drammatica, e vera. Aileen è stata giustiziata il 9 ottobre del 2002, in Florida. La pellicola ricalca le vicende in modo con un sapiente equilibrio tra il dramma, il romantico, e la crudezza. La regia è impeccabile, ma di eccezionale c'è Charlize Theron, che per interpretare Aileen ingrassa più di 15 chili, e imbruttisce al punto da essere quasi irriconoscibile. Ciò le varrà l'Oscar, e un posto assicurato nell'Olimpo delle Star del cinema.

Dovete recuperarlo, e vederlo!




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giovedì 28 febbraio 2019

Un inquilino inaspettato

Glauco Silvestri
Inverno. Brutto tempo. Carenza di cibo. Avete mai messo un piattino con dei semini sul davanzale della vostra finestra? 
Ebbene, io l'ho sempre fatto, giusto per aiutare la comunità di passerotti che viveva attorno a casa mia nei mesi peggiori dell'anno. 
Poi la vita cambia, si va a convivere, si cambia casa... Certe abitudini si perdono perché ce ne sono di nuove che vanno a sostituire le vecchie. Però... Be' questo inverno io e la mia morosa abbiamo deciso di riprovare. 
La sorpresa è stata quando, una mattina, ho sorpreso una cinciallegra mentre prendeva qualche semino dal sottovaso in erano contenuti. Di solito ero abituato a vedere semplici passerotti, ma, be' non è che la cincia sia tanto differente, ma ha colori davvero stupendi, ed è un piacere guardarla.
E' un piacere guardarla... Ma se uno ha la passione per la fotografia, perché non tentare anche di immortalarla?

Impresa quasi impossibile, lo devo ammettere, e forse avrei desistito se non fosse che - parlando con il padre della mia compagna, e imitandolo - alla fine ci siamo convinti a comprare una fototrappola.
E' un apparecchio economico ma ingegnoso. Fotocamera da 20 Mpx, grandangolo a 120°, tre sensori di movimento davvero veloci, illuminatore notturno. Può scattare sia foto che girare video della durata variabile, o fare dei timelapse della intera giornata.
L'unica pecca è che divora quantità industriali di pile AA (n.d.r. Problema risolto con un pannello solare come accessorio...).

L'abbiamo presa negli ultimi giorni del 2018, e... Qui di seguito potete trovare un breve filmato che raccoglie tutte le foto catturate durante il mese di gennaio.

Magari, la prossima volta vi mostrerò un video che raccoglie i migliori filmati catturati da questo prezioso marchingegno. Nel frattempo... Buona visione!





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mercoledì 27 febbraio 2019

Date a #Siri ciò che non è di Siri (Lesson 2) - #Corso #Homebridge

Glauco Silvestri
Ed eccoci giunti alla seconda lezione dedicata all'hub che promette meraviglie. Ci eravamo lasciati la scorsa settimana con una lista della spesa, di cui, fondamentale, al primo punto era indicato il Raspberry.
Il Raspberry

Dando per scontato che abbiate acquistato un kit simile a quello da me segnalato, una volta assemblato il tutto, non rimane che collegare una tastiera, un mouse, e un monitor, e accendere il tutto.
Nella microSD fornita assieme al kit è preinstallato un sistema operativo chiamato NOOBS (n.d.r. Che è l'acronimo di New Out Of the Box Software). Si tratta di un sistema operativo che consente, all'avvio del Raspberry, di fare alcuni settaggi fondamentali al funzionamento dell'apparecchio, quali la localizzazione (n.d.r. Per impostare la tastiera corretta, orario, data, e fuso orario), i parametri di rete (n.d.r. Per connettersi al vostro wifi) e poco altro. Fatto ciò, NOOBS vi propone alcune distribuzioni di sistema operativo che 'vanno per la maggiore'. Si tratta per lo più di varie distribuzioni di Linux, ma c'è anche la possibilità di installare un Windows 10 fatto a posta per questo piccolo computer.

Sebbene Homebridge possa funzionare con un sistema operativo minimalista a riga di comando, io ho preferito installare il Raspbian Stretch completo (n.d.r. Il Raspbian è un fork di Debian preparato appositamente per girare su Raspberry), così da avere sempre a disposizione anche una interfaccia grafica a cui sono più congeniale, e qualche software già pronto così da poter giocare col Raspberry al di fuori da quanto ci siamo prefissati in questo corso.

Una volta selezionato il sistema operativo, si deve attendere che tutto sia installato sulla microSD. Ci può volere qualche minuto, o qualche ora, a seconda della velocità della vostra connessione internet.

Come appare Raspbian al primo avvio
Una volta che Raspbian è installato e funzionante, rimane poco da fare prima di dedicare tutta la nostra attenzione a Homebridge.

Sono cose semplici, non vi preoccupate... 

Prima di tutto dobbiamo scoprire l'indirizzo IP del nostro Raspberry, ovvero l'indirizzo con cui il nostro dispositivo si connette alla nostra rete.

Per fare ciò è sufficiente avviare una finestra terminale (n.d.r. La trovate in alto a sinistra, è un rettangolino nero con qualcosa scritto dentro... Oppure la trovate da menù, cliccando sul lampone in alto a sinistra) e digitare:
sudo ifconfig
a schermo dovrebbe comparire una serie di informazioni di cui a noi interessa solamente l'indirizzo che è indicato alla voce inet addr (n.d.r. Dovrebbe corrispondere a un qualcosa di simile a 192.168.1.xx dove xx è un numero da 1 a 24).

Ora dobbiamo abilitare l'accesso al sistema attraverso SSH e VNC, così che noi si possa accedere al Raspberry da remoto, dal nostro computer, staccando per sempre mouse, monitor e tastiera dal dispositivo.

Chiudiamo la finestra terminale aperta poco fa, e col mouse andiamo sul lampone. Clicchiamo su di esso, ed ecco comparire un menù a tendina. Andiamo a selezionare la voce Preferences, e di seguito Raspeberry Pi Configuration. Nella finestra che compare, attiviamo le voci SSH e VNC, poi premiamo OK.

Il dado è tratto. A questo punto possiamo staccare mouse, tastiera, e monitor dal Raspberry, e riconnetterle al computer.

Accederemo al Raspberry da remoto, attraverso i protocolli che abbiamo appena attivato. Ma di tutto ciò parleremo alla prossima lezione. Per oggi abbiamo già fatto tanto. 




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martedì 26 febbraio 2019

Per stare al mondo

Glauco Silvestri
Per stare al mondo bisogna imparare le regole del mondo, ma non è detto che si debba per forza rispettarle.

Arma Infero (Fabio Carta)



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lunedì 25 febbraio 2019

Guerriero Immortale (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Un vento di ponente soffiava sommesso sul campo di battaglia. Il manto erboso era oramai saturo di sangue e di morte. Decine e decine di cadaveri cominciavano a puzzare mentre nugoli di insetti si riunivano a mezz’aria come se si apprestassero a un banchetto nuziale. Nessun uomo era rimasto in piedi. Nessun cavallo aveva ancora il fiato per nitrire. Bandiere a brandelli sventolavano sospinte dal debole soffio del vento. Sul manto erboso in cui si era svolto lo scontro, ora, si potevano riconoscere solo le lamiere contorte di armature e corazze, le ossa spolpate dagli uccelli, i corpi dei nobili guerrieri divorati dagli insetti.
In mezzo a quel campo di morte e follia, stava eretto un solo uomo. Il suo aspetto era aspetto malandato, indossava abiti dismessi, ottenuti da armature di altri soldati, merci di mercanti vagabondi, abiti di passanti che aveva incontrato, e ucciso, lungo la sua strada.
Quell’uomo se ne stava ritto davanti a quello scempio di vite umane come se stesse contemplando la propria opera; difatti così era. Nelle mani teneva strette ancora una coppia di spadoni macchiati di sangue umano. Il terrore si poteva leggere nei suoi occhi, perché il terrore era la sua condanna.

*

Un grosso corvo scese dal cielo, calò veloce come un fulmine e atterrò a pochi passi dall’uomo che ancora non credeva alle gesta che aveva compiuto «Sei stato tu, Horon, l’artefice di questo massacro?».
«Conosci benissimo qual è la risposta, corvo».
«Cosa ti avevano fatto di male?».
«Nulla», rispose mestamente l’uomo «Quando sono giunto in cima a quel colle, i due eserciti stavano già lottando tra loro».
Il corvo annuì «La maledizione ha colpito ancora?».
«Quella maledizione mi seguirà per sempre».
«Fino alla tua morte», disse il corvo sbattendo le ali «Fino alla tua morte».
Horon vide l’uccello sollevarsi da terra e allontanarsi verso un orizzonte cupo che anticipava il sopraggiungere della notte. Con gesto stanco il guerriero sollevò le due spade e le ripose nel loro fodero. Sospirò mestamente «Perdonatemi, anime guerriere», disse guardando i corpi distesi sul campo di battaglia «Il destino ha voluto che la mia strada si incrociasse con la vostra».

*

Quanti anni erano trascorsi da quando Horon aveva abbandonato la sua terra? La guerra tra il regno di Trainos e la principessa delle tenebre era finita da tempo. Il castello dove il guerriero aveva vissuto tutta la sua giovinezza era diventato ormai un cumulo di macerie e rocce, il Re era morto, e così anche la sua regina. La principessa Ljuba era stata catturata da Morogos durante le prime battaglie nel regno. Horon era stato incaricato di portarla in salvo. Era il miglior cavaliere del regno. Aveva un cuore puro. Il giorno in cui aveva lasciato il castello, ricordava Horon, era stato il giorno del suo maggior trionfo. Essere nominati dal Re in persona quale salvatore della figlia, e del regno intero, significava per ogni guerriero il massimo premio conseguibile per il proprio valore. Horon era uscito dalla porta principale della città con tutti gli onori. Le donne lo acclamavano e i guerrieri lo guardavano con invidia. Il suo cavallo bianco, ornato da una corazza d’oro e argento, si muoveva lento e con passo nobile. 
In quel momento di gloria non poteva neppure immaginare ciò che sarebbe accaduto in seguito. Mentre le forze di Trainos e Morogos si sfidavano sui campi di battaglia, lui perseguiva il suo fine senza cedere mai di un passo. I malefici della strega, però, erano troppo potenti, né la sua spada, né la sua armatura, potevano nulla in confronto. Il castello della strega pareva sempre cambiare posizione. La palude che lo circondava appariva infinita, mefitica, un labirinto senza soluzione. A ciò si aggiungevano i malefici della strega.





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