venerdì 19 luglio 2019

Benvenuti a Premilcuore - #Viaggi #Fotografia

Glauco Silvestri
Con il bel tempo, ogni occasione è buona per una gita fuori porta. Il weekend scorso siamo stati a Premilcuore, un piccolo paesino in provincia di Forlì, poco dopo Predappio, che offre davvero spettacoli inimmaginabili a chi ama la natura. Non c'è moltissimo da camminare, giusto un paio di chilometri nel verde, una mezz'oretta, ma di sicuro molto tempo lo si perde ad ammirare la natura.

La Torre dell'Orologio

Ma andiamo per gradi e partiamo da Premilcuore. Il paese è piccolo, e il suo centro storico lo è ancora di più, circondato dalle mura di una rocca davvero minuta, con due torri, e due ingressi, ovviamente.


La Porta

Tra le due porte c'è una piazzetta tutta in salita. Da essa si distribuiscono piccole stradine, tutte in salita - ovviamente - che vanno a nascondersi tra le case di chi popola il centro storico. Ci sono un paio di bar, un ristorantino, una fontana, tanti fiori... Pensate che il municipio è subito fuori dalla torre dell'orologio, ovvero fuori dalle mura!

Torre con Orologio

La Piazza

Cat

Il fiume scorre proprio di fianco alle mura del paese. Basta seguirlo per addentrarsi subito nel verde, un bel parco attrezzato per il camping e gestito dall'Agriturismo Ridolla. Non è che voglia fare pubblicità a questo agriturismo, eh, ma è il punto di riferimento per coloro che vogliono scoprire le cascate, perché non ci sono tante indicazioni, e se chiedete a chi vive nel paese, vi diranno di seguire i cartelli per l'agriturismo.

Two Boys

Dal parco si può scendere sul fiume. Siamo ancora lontani dalle vere attrazioni, ma già qui possiamo notare una bella spiaggetta, e acque limpidissime.

Proseguiamo il nostro cammino verso l'agriturismo, come da istruzioni ricevute da un simpatico signore incontrato sulla spiaggetta. Lui lavora per la pro-loco, e ci intrattiene per una bella mezz'ora, raccontandoci, oltre ai dettagli necessari per il nostro cammino, anche molte info sulle sagre previste in paese... E peccato che la cena medievale sia stata rinviata per rischio pioggia, altrimenti la sera avremmo potuto godere anche di questo bell'evento. Magari torneremo... Ora conosciamo tutto il programma della stagione!

Cascate della Sega

Arrivati all'agriturismo, si scende lungo un percorso ghiaioso, e si attraversa un ponticello che scavalca un piccolo torrente. Da lì c'è una diramazione in tre direzioni diverse. Quella più a destra porta alle Cascate della Sega. Credo che si chiami così perché la loro forza alimentava qualche strumento da taglio. Non a caso, attaccate alle cascate, c'è una costruzione - ora ristrutturata dall'agriturismo per soggiornarvi, che avrebbe potuto essere una segheria ad acqua, una sorta di mulino.

She Jump!

She's flying in the water

Splash

A ogni modo, a noi interessano le cascate, e anche a una miriade di giovani, che qui prendono il sole, nuotano nelle vasche naturali, e si tuffano da qualche metro d'altezza.

Road in the wood

Dopo esserci goduti il paesaggio, l'acqua fresca, i girini che nuotano nell'acqua limpida, i ragazzi che si divertono, è tempo di proseguire il nostro viaggio. Ci inoltriamo nel verde e... sbagliamo strada. Quella giusta è sulla sinistra, quella che sale, e non quella al centro, che sembra seguire il fiume.
Il percorso è lastricato. E' un antico lastricato romano che veniva usato per collegare Firenze agli agglomerati urbani della romagna. Condurrà anche a un ponte romano a schiena d'asino e a un borghetto oggi disabitato. E' lì che siamo diretti, perché sotto quel ponte, c'è la Gola Urlante.

La Gola Urlante

Turn Around Again

Clear Waters

Qui le acque del torrente si incanalano in una stretta ansa di roccia, vengono compresse, e proiettate verso un bacino d'acqua limpidissimo. Nelle stagioni giuste, quando c'è molta acqua, la corrente è talmente forte che si sentono come delle urla provenire da questa gola di roccia.

Ponte romano

E sopra di essa c'è il Ponte Romano.

Ponte Romano

Come avrete notato, attorno al bacino della Gola Urlante c'era qualche ragazzo che si godeva il fresco. Abbiamo tentato anche noi di raggiungere quel bacino. A metà percorso, infatti, prima di arrivare al ponte, è presente una deviazione che porta al fiume, e da lì, al bacino della gola. Sfortuna vuole che c'è da guadare le acque del fiume per un piccolo tratto. E' sufficiente avere delle scarpe da scogli... Ma noi non avevamo nulla di simile, e ci siamo dovuti fermare.

Acqua tessuta dal fiume

Però abbiamo potuto ammirare questa piccola cascatella... Che è poi stato l'epilogo della nostra bella gita.

Se volete vedere tutte le foto scattate in questo viaggio, potete cliccare qui - come sempre - al mio album Flickr.



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giovedì 18 luglio 2019

The Day After Tomorrow - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Sicuramente The Day After Tomorrow non è un capolavoro. E' un film a cui sono legato più che altro perché quando i miei pensieri si rivolgono a esso, be' non posso che sorridere.
Lo andai a vedere... Oddio, parecchio tempo fa. Ricordo che fuori faceva caldo, molto caldo, un caldo torrido, ed eravamo tutti vestiti ai minimi termini, ma in sala il climatizzatore era al massimo. Non eravamo in molti a guardare quel film, quel giorno, ma tutti quanti patimmo un freddo inimmaginabile... Il che si abbinava benissimo con il film che stavamo guardando. 
Sì! Lo devo ammettere. Quella fu la prima volta che ebbi l'opportunità di vivere una esperienza fisica mentre guardavo un film. Sullo schermo tutti morivano per una glaciazione improvvisa, e io mi stavo surgelando mentre guardavo la pellicola in sala con gli altri spettatori.

Ma di cosa parla questo film? Il tema è piuttosto attuale. Riscaldamento globale, inquinamento, poco rispetto dell'ambiente, tutte cause che - unite a fenomeni straordinari - scatenano una improvvisa glaciazione. Cicloni, bufere, tempeste, L'intero emisfero nord del pianeta diviene preda di una glaciazione, e l'unico ad aver previsto tutto è il climatologo Jack Hall... ovviamente inascoltato fino a che non è troppo tardi. A ogni modo, mentre gli States organizzano un esodo verso i paesi caldi limitrofi (n.d.r. Il Messico sarà generosissimo nell'accogliere i compagni meno sfortunati... E qui la politica americana attuale dovrebbe riflettere sull'alzare muri e mettere dazi), Jack si trova costretto a tornare a New York, dove il figlio Sam, e alcuni suoi amici, sono rimasti intrappolati. E' una missione quasi impossibile per il climatologo, ma non può esimersi dal fare un tentativo. Nel frattempo Sam cerca di sopravvivere come può. Si rifugia nella biblioteca pubblica della città, e per tenersi caldo, ha la brillante idea di bruciare i libr... Sì! I libri contabili dell'agenzia delle entrate.

La cosa bella di questo film è l'ironia. Gli effetti speciali sono eccezionali, ma cadono nei soliti cliché che portano lo spettatore a ridere, e non a spaventarsi. Già, perché se in E venne il giorno i superstiti correvano in un prato per sfuggire al vento che arrivava... Qui abbiamo i superstiti che corrono per sfuggire al gelo assassino che arriva. Un po' paradossale, vero?
Del resto è difficile descrivere con immagini l'arrivo di una glaciazione fulminante capace di uccidere tutti tranne i protagonisti della vicenda. Bisogna dare il beneficio del dubbio a chi ha realizzato il film, altrimenti non ci sarebbe stato il film.
E come ho detto, alla fine, il film è divertente, e intrattiene a go-go, per cui non me la sento proprio di bocciarlo. Certo! Ora che me lo sono riguardato a casa non ho potuto provare le sensazioni di quella prima volta... Ma lo sapete come dice il proverbio, vero?
La prima volta non si scorda mai!



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mercoledì 17 luglio 2019

USB Persistente (Lesson 06) - #Domotica #Domoticz #Homebridge #Corso

Glauco Silvestri
Nella scorsa lezione abbiamo installato il nostro dongle zWave sul Raspberry e caricato tutti i sensori nella Dashboard di Domoticz. Per farlo abbiamo prima impostato la chiavetta come hardware sul nostro dispositivo, poi abbiamo staccato la chiavetta e abbinato i sensori uno a uno, quindi reinserito la chiavetta sul nostro Raspberry.

Durante la procedura vi avevo avvisati di un piccolo problema dovuto a come funziona Linux. In pratica, ogni volta che un dispositivo viene inserito nelle porte usb del Raspberry, l'indirizzo seriale delle porte stesse cambia, per cui Domoticz non riesce più a trovare il nostro dongle sull'indirizzo che gli avevamo indicato.
Ebbene, non è vero che ciò accade ogni volta, specie se al nostro Raspberry è connesso solo un device usb, e specie se il nostro Raspberry non viene spento e riacceso mentre il dongle non è inserito. Però può accadere, e vi assicuro che è una cosa che può dare fastidio.

Per questo motivo, oggi, vi spiegherò come rendere persistente l'indirizzo seriale della porta usb in cui inseriamo il nostro dongle. Una volta eseguita questa procedura, dovremo solamente ricordarci di infilare il dongle sempre nella stessa porta usb.

Siete pronti a lavorare?

Connettiamoci al Raspberry via ssh, come nostro solito. Inseriamo userid e password. Assicuriamoci che il dongle sia inserito in una porta usb del nostro Raspberry (n.d.r. Per semplicità, inseriamo solo il dongle così da evitare confusione tra il dispositivo che ci interessa e gli altri, tipo la tastiera e il mouse), e digitiamo il seguente comando:
sudo lsusb -v | grep 'idVendor\|idProduct\|iProduct\|iSerial'
Prendiamo un foglietto e segnamo le seguenti informazioni:
idVendor

idProduct
iSerial 
Se iSerial è uguale a zero possiamo anche ignorarlo.

Ora digitiamo il seguente comando:
dmesg
Sullo schermo apparirà l'elenco dei dispositivi connessi alle porte usb. Per ognuno di essi saranno indicati i campi sopracitati. Cerchiamo la nostra chiavetta (n.d.r. I dati che seguono sono relativi al dongle Aeotec che è in mio possesso, ma non sarà molto diverso per il vostro dispositivo, specie se - come vi avevo suggerito - avete connesso al Raspberry solo il dongle):
idVendor      0x10c4 Cygnal Integrated Products, Inc. 
idProduct    0xea60 CP210x UART Bridge / myAVR mySmartUSB light
Segnamo i numeri che seguono allo 0x, sia per iVendor, sia per iProduct. Ovviamente i numeri indicati in questo post sono solo un esempio e non è detto che siano uguali a quelli che compaiono sul vostro schermo, per cui fate attenzione a copiare correttamente i valori che leggete a schermo.

Ora prepariamo il set di regole che diranno a Linux di non modificare l'indirizzo seriale della porta usb della nostra chiavetta. Digitiamo:
sudo nano /etc/udev/rules.d/99-usb-serial.rules
Si apre il solito editor di testo. Andiamo ad aggiungere quanto segue in coda al file che abbiamo aperto. Ovviamente dovremo mettere gli indirizzi che ci eravamo segnati rispettivamente alla voce idVendor e idProduct.
SUBSYSTEM=="tty", ATTRS{idVendor}=="10c4", TTRS{idProduct}=="ea60", SYMLINK+="ttyUSB-ZStick-5G"
L'indirizzo seriale della nostra usb sarà quello indicato in neretto alla voce SYMLINK.

Ora salviamo tutto quanto premendo contemporaneamente CTRL e O, premendo Enter, e usciamo con CTRL e X.

Riavviamo il sistema:
sudo shutdown -r now
Entriamo nella pagina di Domoticz col nostro browser, andiamo nella configurazione dell'hardware, e identifichiamo la nostra chiavetta usb. Il pulsante Configurazione dovrebbe essere rosso. Ciò significa che non trova il dongle nella porta usb. Clicchiamo su di esso e andiamo a sistemare la faccenda.


Alla voce Porta Seriale, se scorriamo la lista, dovrebbe essere apparso un nuovo indirizzo - ttyUSB-ZStick-5G - ovvero quello indicato nel file di regole che avevamo scritto poco prima. 
Selezioniamolo e premiamo il tasto Aggiorna. Diamo il tempo a Domoticz di riordinare le idee, e il tastino Configurazione dovrebbe tornare verde, e tutti i nostri sensori dovrebbero tornare online. 

Da questo momento in poi non avremo più problemi di indirizzi di porta seriale sul nostro dongle, ma dobbiamo ricordarci di inserirlo sempre nello stesso slot usb in cui si trovava al momento in cui abbiamo reso persistente la porta USB.





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martedì 16 luglio 2019

Della fantascienza

Glauco Silvestri
Ma, agli esordi, della fantascienza mi lasciavano insoddisfatto i due temi principali: lo spazio esterno e il lontano futuro. Così, tanto a fini emblematici quanto a fini teorici o programmatici, battezzai il nuovo terreno che desideravo esplorare spazio interno, intendendo per tale quel territorio psicologico (manifesto, per esempio, nella pittura surrealista) nel quale s’incontrano, fondendosi, il mondo interiore dello spirito e il mondo esteriore della realtà.

Crash (Italian Edition) (Ballard, James Graham)



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lunedì 15 luglio 2019

E se al museo trovassi un #ebook?

Glauco Silvestri
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domenica 14 luglio 2019

Bohemian Rhapsody - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ok, le necessità cinematografiche hanno fatto sì che la storia raccontata in Bohemian Rhapsody non sia proprio proprio precisa. 
Mercury era un genio musicale, e sin dai sette anni teneva concerti, eccetera eccetera. Ma questo è un film, e più che raccontare gli eventi come furono come un documentario, preferisce raccontare l'uomo attraverso le sue emozioni, le sue capacità, le sue debolezze, e le sue virtù.

In questo film c'è la musica, che quando la senti ti vien voglia di alzarti e ballare. E c'è l'emozione di rivivere eventi storici, e di godere della nascita di alcuni brani che alcuni produttori consideravano improduttivi (n.d.r. Tipo il brano da cui prende il titolo il film). E poi c'è il dramma, quando Freddy si perde e finisce per essere colpito da quella maledetta, terribile, malattia... E cosa dire di Rami Malek
Lo abbiamo conosciuto, qui sul blog, con Mr. Robot. Una eccezionale interpretazione, quella di Freddy Mercury, che gli è valsa l'oscar come migliore attore.

Per cui pazienza se la narrazione non è precisissima, e alcune scene sono state costruite ad hoc per aumentare la tensione, il dramma, e l'emozione. Ci si dimentica tutto quando si sale sul palco assieme a Mercury e si osserva una folla oceanica che non attende altro che vederlo. E a quel punto si chiudono gli occhi, e parte la musica, ed eccoci proiettati nel lontano 1985, a Wembley, tutto il resto non conta.

Un mio spassionato consiglio? Guardatelo in lingua originale. E' ancora meglio!


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sabato 13 luglio 2019

Infarinatura di regole per volare... - #droni #enac #norme

Glauco Silvestri
In diverse occasioni, parlando di Droni, ho parlato di normative, regole da seguire con attenzione, perché volare può essere divertente, ma può essere anche pericoloso. Forse qualcuno potrebbe credere che quanto dico sia una esagerazione ma... Mettiamo che per un guasto tecnico il mio drone, che pesa 320 grammi circa, e vola a - diciamo - 15 km/h (n.d.r. 5m/s circa) vi cadesse sulla testa da un'altezza di 100 metri... Che effetto farebbe ricevere un proiettile di questo tipo sulla testa? Vi assicuro che non sarebbe piacevole per nulla. Ecco il motivo per cui è necessario seguire delle regole ben precise. 

Una infografica delle 'vecchie regole' presa dal video di Quadricottero News
Ma quali sono queste regole? Sfortunatamente, in questo momento preciso, le regole stanno mutando in modo abbastanza rapido. Entro il luglio del 2020 il nostro paese dovrà uniformarsi a una normativa europea appena approvata il cui scopo è quello di rendere più uniforme la regolamentazione in tutti gli stati membri. Fino a oggi, difatti, ogni nazione ha le sue regole, e non sempre queste regole si somigliano. 
Per questo motivo bisogna stare con le antenne dritte, gli emendamenti ai regolamenti attuali vengono varati di mese in mese, creando non poca confusione, visto poi che mirano a raggiungere un punto fisso che è quanto stabilito in Sede Europea. Tanto varrebbe fare subito il salto, no? Pare di no.

Ma bando alle ciance. Vediamo qual'era la situazione prima che cominciasse la procedura di adeguamento. Parlo di droni per uso non professionale, ovviamente, che è l'ambito in cui attualmente mi inserisco con il mio Tello e il mio Anafi.

Una infografica delle regole che andranno in vigore nel luglio 2020, presa dal video di Quadricottero News
Le vecchie regole sono semplici: Bisogna stare lontani dalle aree urbane, dalle zone proibite (n.d.r. Per motivi militari, strategici, di sicurezza dal terrorismo, o anche per salvaguardia dell'ambiente, come i parchi naturali), dalle ATZ (n.d.r. Zona Traffico Aeroportuale) e dalle CTR (n.d.r. Zone di Controllo, ovvero aree vicine alle ATZ e che servono a garantire la sicurezza delle operazioni di atterraggio/decollo degli aerei), dagli assembramenti di persone, e più in generale, dalle persone. Il volo è consentito solo a vista (n.d.r. VLOS) e in un'area massima attorno all'operatore con un raggio di 200 metri, e una altezza di 70 metri.

Le regole che dovrebbero entrare in vigore entro il 1 luglio 2020 sono più lasche, ma pretendono qualche onere in più: L'area di volo si allarga ai 500 metri, con una altezza di 120 metri. Si può volare in aree urbane, evitando però gli assembramenti di persone, e tenendo una distanza di sicurezza di 30 metri da eventuali persone che attraversano la nostra area di volo. Sarà possibile volare anche di notte... Sempre che il drone sia dotato di luci che permettano di vederlo, e di capirne l'orientamento (n.d.r. Anche se non conformi alle norme aeronautiche). 
I droni saranno divisi in due categorie, quelli che pesano fino a 249 grammi, e quelli che pesano di più, fino ai 500 grammi. Per tutti c'è l'obbligo di una assicurazione (n.d.r. Controllate la vostra assicurazione sulla casa, nelle responsabilità civili potrebbe già essere prevista la copertura sull'uso dei droni per uso ludico). Per quelli che pesano più di 250 grammi è necessaria la registrazione sul portale d-flight, portale gestito da ENAC, in cui è possibile vedere gratuitamente la cartografia con le aree interdette al volo, o con limitazioni al volo, nonché eseguire corsi per l'abilitazione al volo, e la preparazione e la segnalazione di piani di volo per operazioni professionali non critiche. E' inoltre obbligatorio eseguire un corso, e un test online, per l'abilitazione al volo. Infine, è obbligatorio portare con sé i manuali di volo, con il piano 'missione'. Per chi vola per hobby sarà sufficiente il manuale d'istruzioni del drone.

Una infografica delle regole che andranno in vigore nel luglio 2022, presa dal video di Quadricottero News
Dal 2022 ci sarà una ulteriore rivoluzione: I droni dovranno essere dotati di transponder. Per quelli già in commercio, il dispositivo sarà da aggiungere esternamente al drone. Per quelli di nuova produzione, il dispositivo sarà integrato. Questi ultimi avranno anche una nuova marcatura CE, che li distinguerà dai vecchi droni. I vecchi droni saranno declassati e potranno volare non più in ambito urbano come nel periodo intermedio, ma solamente a una distanza minima di 150 metri da edifici, persone, eccetera eccetera.

Per maggiore chiarezza, vi riporto qui di seguito il video da cui ho tratto le infografiche soprastanti.


Consiglio inoltre di seguire con attenzione gli articoli di Quadricottero News, in quanto la questione legislativa, come ho già accennato, è in fermento e in continua mutazione.

Riferimenti:
Qui trovate un link a tutti gli articoli dedicati alla normativa EU.
Qui trovate un link a tutti gli articoli dedicati alle normative Italiane.


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venerdì 12 luglio 2019

Gran Torino - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Per la mia, e la vostra, gioia, oggi rispolvero Gran Torino dalla mia collezione, e ve lo propongo come film da guardare in una serata ove le emozioni e i sentimenti devono prevalere. Una storia drammatica, ma comunque non strappalacrime, per lo meno se non si è dei cuori molto sensibili, e per lo meno fintanto che non si raggiungono gli ultimi minuti di pellicola.

Kowalski è un uomo anziano. Ha perso la moglie da poco. I figli vivono lontani. E il suo quartiere non è più un posto tranquillo. Il parroco lo perseguita con le sue richieste di confessione, e Walt lo stuzzica, presentandosi a messa, facendo domande impertinenti, divertendosi a giocare con la fede, e allo stesso tempo, interrogandosi sulla propria vita, le proprie esperienze, le proprie perdite. E' veterano della guerra di Corea, ed è in costante conflitto con i suoi vicini... La sua vita di uomo solo è delimitata da poche passioni: l'amore per il suo cane, la buona birra, e ovviamente una Ford Gran Torino, che conserva nel garage, e che tiene sempre a punto grazie a una continua manutenzione.
La vita di Kowalski muta quando la gang locale convince Thao, il figlio del vicino di casa, a tentare il furto della Gran Torino. Ovviamente viene beccato e fugge. Ciò provoca uno scontro tra il vecchio e la gang, scontro durante il quale riesce a far rinsavire il figlio dei vicini, e a guidarlo verso un futuro onesto.
Ovviamente questo voltagabbana non piace al leader della gang, e si scatena così una sorta di guerra di quartiere.

Eastwood è il vecchio incartapecorito, uomo tutto d'un pezzo, che vive più nel suo passato che nel presente, che da molto valore alla parola, alle proprie gesta, al rigore che l'esercito gli ha insegnato, alla disciplina, e al cuore puro. E' un vecchio ma non è un debole, anche se nella vecchiaia ha subito molti brutti colpi, e la perdita della moglie è forse quello più duro. Lui, come gli altri personaggi che compaiono nella pellicola, hanno uno spessore straordinario. Forse solo i figli di Kowalski appaiono poco approfonditi, ma alla fine sono poco importanti per la vicenda. La storia è tosta, una storia di quartiere, l'eterno conflitto tra i giovani e i vecchi, conflitto razziale, conflitto tra onesti e disonesti. In una sola vicenda si offre uno spaccato interessante di quella che è la società americana, e forse non solo quella americana, dove i valori si stanno via via affievolendo per dare spazio a singoli individui chiusi nel loro mondo, e incapaci di vedere, reagire, interagire, affrontare ciò che gli sta attorno. La regia aiuta molto in questo caso, perché è pulita, diretta, semplice, e lascia alla storia tutto il tempo di raccontarsi da sola. I ritmi non sono sicuramente da action movie, del resto qui non abbiamo davanti un film d'azione... Le emozioni, come in molti film di Eastwood, dominano e guidano la narrazione. Ciò non significa che sia un film lento e noioso... No, è un film pieno, ricco, e affascinante.

Il film ha qualche anno sulle spalle, ma è ancora attuale. Affronta tematiche interessanti, e i personaggi, per quanto granitici, sono capaci di creare una buona affinità con gli spettatori.

Lo adoro!



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giovedì 11 luglio 2019

Oasi di Manzolino - #Fotografia #Natura #Viaggi

Glauco Silvestri
Qui vicino a Bologna, tra Castelfranco Emilia e San Giovanni in Persiceto, tra i paesini di Manzolino e Tivoli, è presente un'oasi faunistica davvero affascinante. E' nata da una necessità pratica, ovvero quella di avere delle casse di espansione che riuscissero a compensare eventuali esondazioni dei corsi d'acqua della zona ed evitare - ovviamente - esondazioni indesiderate.

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Una Nitticora in volo sul primo bacino dell'oasi
L'area era inizialmente dotata di alcune postazioni fisse per la caccia a uccelli acquatici, come anatre e oche, ma con il passare degl'anni è passata in disuso. E solo di recente è stata ripristinata, sostituendo i punti di caccia con aree di osservazione per amanti della fotografia e dell'osservazione dei comportamenti degli uccelli in habitat liberi dall'influenza umana.

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Una Gallinella d'acqua
Sono tre bacini, ognuno con le sue caratteristiche, sia dovute al tipo di vegetazione, ai pesci che ci vivono, e ai livelli delle acque. Ciò consente di poter osservare molte tipologie di fauna interessante: gli uccelli tuffatori, come il Martin Pescatore; i trampolieri, come il Cavaliere d'Italia; e ovviamente gli anatidi, tra cui anche il Germano Reale. Non mancano ovviamente i predatori, i falchi, anfibi di vario tipo, e persino le tartarughe (n.d.r. Ne abbiamo incontrata una sul nostro cammino, ma era schiva, e ci ha mostrato solo la sua coda).

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Alcune foto in sequenza di un bisticcio tra un Airone Maggiore e una Nitticora
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Pur essendo vicino a casa, il weekend scorso è stata la primissima volta in cui ho visitato questo luogo. Pur non avendo più una attrezzatura adatta alla fotografia naturale - l'attrezzatura della reflex è stata venduta, e con la mirrorless ho un kit di obiettivi più adatto alla street agli scatti naturalistici in close-up - io e la mia compagna abbiamo deciso di fare un giretto per capire cosa potesse offrire quest'oasi.

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Una Pavoncella
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Non avendo voglia di fare levatacce, abbiamo optato per il tramonto, ovvero il momento in cui gli uccelli 'cenano' e poi cercano un riparo sicuro per coricarsi in attesa della notte.
E comunque, il Samyang 300mm l'avevo con me!
Il primo bacino che abbiamo visitato è stato complicato per la mia attrezzatura. Ho giusto inquadrato in lontananza qualche Germano Reale. Foto venute non troppo bene sia a causa del sole contro, sia a causa della forte umidità, difficile da contrastare viste le distanze tra il punto di osservazione e gli animali.
Sono riuscito giusto a catturare una Nitticora in volo. Lo potete osservare qui sopra.
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Il Cavaliere d'Italia
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Il secondo bacino è stato anch'esso scevro di scatti. Colpa anche del caldo, che - sinceramente - non ci ha spinto ad avere pazienza e attendere che qualcosa comparisse di fronte ai nostri occhi.

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Alcuni Aironi Cenerini che si godono il tramonto
Il terzo bacino, però, ci ha premiati. Qui ho potuto catturare un bisticcio animato tra un Airone Maggiore e una Nitticora. Ho avuto la possibilità di immortalare un Germano Reale che stendeva le ali al sole per asciugarsi dopo un tuffo in acqua in cerca di cibo. Ho avuto la possibilità di immortalare tantissimi Cavalieri d'Italia. Tante Oche, ovviamente, e anche qualche anatra, stavano sul lago a fare da contorno mentre il tramonto ci regalava un bellissimo effetto dorato.

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Alcuni scatti al tramonto con dei Cavalieri d'Italia 
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Sono persino riuscito a catturare uno scatto in cui compaiono i due asinelli che si occupano di rasare l'erba attorno ai bacini.

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Un gruppo di Oche che si rinfresca
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Gli Asinelli
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Una Nutria
Per vedere la collezione completa delle immagini catturate in questa mia breve visita all'oasi (n.d.r. circa 3 ore), potete cliccare qui, su Flickr.




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mercoledì 10 luglio 2019

Registriamo i nostri sensori su #Domoticz (Lesson 05) - #Corso #Domotica #Homebridge

Glauco Silvestri
Con l'ultima lezione abbiamo predisposto il nostro Raspberry in modo tale da diventare una vera e propria centralina domotica, tutto ciò grazie a Domoticz e a Homebridge. Ora però dobbiamo popolare Domoticz con i dispositivi in nostro possesso.

Il dongle z-wave della Aeotec
In questo caso io parlerò di dispositivi z-wave, visto che in casa ho apparecchiature che parlano con questo protocollo, ma la procedura sarà analoga anche per gli zigbee, e anche tutti gli altri. 
Visto che il nostro kit Raspberry non prevede una radio z-wave (n.d.r. Che potete trovare qui), io ho deciso di acquistare un dongle radio da connettere a una delle sue porte usb (n.d.r. Questo).

Inseriamo il dongle in una porta usb del Raspberry. Accediamo a Domoticz con il browser del nostro computer. Andiamo nella sezione Configurazione e clicchiamo su Hardware.
Note: La scelta è caduta su un dongle per motivi di praticità. Avrei potuto tranquillamente usare la scheda GPIO z-wave che vi ho indicato poco fa, ma con il dongle posso avvicinarmi ai singoli dispositivi e controllare meglio la procedura di abbinamento senza dover continuamente correre da un angolo all'altro della casa. Vi spiegherò meglio tra poco cosa intendo.
Ci verrà mostrata una finestra in cui compare una tabella vuota, che nel tempo si popolerà dei dispositivi installati. Sotto di essa è presente una serie di campi che ci permette di aggiungere i dispositivi che vogliamo. 


Compiliamo i campi come segue:

  • Abilitato: Permette di Abilitare e/o Disabilitare il dispositivo. Impostiamolo su Abilitato.
  • Nome: Scegliamo un nome per il nostro dongle;
  • Modello: Viene proposto un elenco di modelli. Andiamo a cercare OpenZWave USB;
  • Timeout Dati: Possiamo tenerlo di disabilitato, o impostare un timeout di qualche ora, giusto per essere sicuri che la chiavetta non si sia impallata. In pratica, se nell'intervallo di tempo che abbiamo impostato la chiavetta non ha ricevuto dati, si riavvia in automatico per verificare che tutto sia a posto.
  • Porta seriale: In linea di principio Domoticz dovrebbe proporre già l'indirizzo giusto. 
Cliccate su Aggiungi, e il dongle comparirà nella tabella soprastante.


Se il pulsante Configurazione è contornato di rosso vuol dire che Domoticz non riesce a comunicare con il dongle. Probabilmente il problema è legato alla porta seriale impostata.
Attendiamo qualche secondo prima di fare modifiche, ma se il colore non cambia, allora bisogna intervenire manualmente. 
Le possibilità sono due:
  1. Tentiamo a caso con uno degli altri 3 indirizzi che Domoticz propone, e proseguiamo nei tentativi fintanto che Domoticz non ci da soddisfazione;
  2. Andiamo a interrogare il Raspberry attraverso il terminale.
In questo secondo caso dobbiamo aprire una finestra Terminale (n.d.r. o Putty se usiamo un computer con Windows). Ci colleghiamo al Raspberry al solito modo:
ssh pi@"indirizzo ip"
Inseriamo la password e non appena il cursore è disponibile, scriviamo quanto segue:
lsusb
Il comando ci permette di avere la lista dei dispositivi USB connessi e il nome delle porte corrispondenti. Avendo solo il dongle, sarà facile identificare la porta che ci interessa, e poi andarla a sistemare in Domoticz. Per fare ciò, selezioniamo la riga della tabella in cui compare il dongle. Vedremo che i campi sottostanti si popoleranno con le impostazioni inserite in precedenza.
E' sufficiente andare a cambiare la Porta Seriale, e premere il tasto Aggiorna.

Se tutto va come deve, il tasto Configurazione dovrebbe cambiare di colore.

Ora possiamo finalmente cliccare su Configurazione per aggiungere i sensori. Apparirà una nuova finestra, con una tabella non molto differente da quella già vista, e alcuni pulsanti nuovi che serviranno al nostro scopo.

Nella Tabella dovrebbe comparire solamente il dongle. Per aggiungere i sensori dobbiamo cliccare su Gestione Nodo e di seguito cliccare su Aggiungi Nodo.


Per far sì che il sensore sia visto da Domoticz, dovremo andare dove il sensore è installato e premere il tasto in modo che esso diventi visibile e 'abbinabile' a un controller z-wave (n.d.r. Consultate il manuale dei vostri sensori per la procedura esatta).

Se tutto va bene, dopo poco tempo, il nuovo sensore comparirà nell'elenco. Ripetete l'operazione per ogni sensore.
Nota: Fino a qui la procedura è identica sia che abbiamo acquistato un dongle usb, sia che abbiamo una schedina direttamente collegata alla porta GPIO del Raspberry. Come motivare la mia scelta di acquistare un dongle piuttosto che la più pratica schedina da inserire sul Raspberry?
Il motivo è legato al fatto che il dongle ha una sua procedura di abbinamento. Essendo dotato di batteria interna (n.d.r. Per lo meno quello da me acquistato), ho la possibilità di fare gli abbinamenti in modo più rapido staccando il dongle dal Raspberry, e passando in rassegna tutti i sensori più comodamente, tutti in una volta, per poi reinserire il dongle sul Raspberry e... vedere tutti i nodi in elenco senza dover ripetere la procedura che ho descritto poco fa più e più volte.
C'è però un inconveniente in tutto ciò. Il Raspberry (n.d.r. Linux) cambia indirizzo seriale della porta usb ogni volta che si inserisce e si toglie un dispositivo, per cui non è detto che quando il dongle viene reinserito nella sua porta sarà visto immediatamente. E' probabile che debba essere settata nuovamente la Porta Seriale. C'è ovviamente modo di sistemare il problema, ma ne parleremo in una prossima lezione.
Come avrete notato, oltre alla possibilità di aggiungere dei Nodi, c'è anche la possibilità di toglierli.


La procedura è analoga alla precedente, se non per il tasto premuto, per cui non mi dilungherò nel descriverla.

Proseguiamo con la nostra installazione. Se clicchiamo su ognuno dei nodi identificati in precedenza potremo dargli un nome, e decidere se attivarne il polling o meno (n.d.r. Quest'ultima funzione serve a verificare che il sensore funzioni veramente. In pratica Domoticz chiederà al dongle di svegliare il sensore di tanto in tanto per controllarne le condizioni. Ogni informazione sarà registrata sul file Log, che è facilmente consultabile dal menù di Domoticz).
Il mio consiglio è quello di dare un nome caratteristico ad ogni sensore, così che sia facilmente riconoscibile, e di registrarlo premendo il tasto Update.

Fatto ciò abbandoniamo il menù Hardware per passare al menù Dispositivi. La schermata che compare ci propone l'ennesima tabella con indicati tutti i sensori che abbiamo abbinato al nostro dongle.


Come potete notare ogni sensore è identificato per nome, tecnologia, tipologia (lampadina, interruttore, sensore, etc). Di esso sono indicati anche il livello di batteria e lo stato attuale. Poi è presente una freccina verde che indica fuori dallo schermo

Cliccando su di essa andremo a definire veramente un dispositivo, e ad inserirlo nella dashboard di Domoticz, così che possa essere controllato in modo comodo e immediato.
Con il click compare una finestrella:


Ancora una volta possiamo definire il nome, e possiamo indicare se il dispositivo è un dispositivo primario o se sarà un dispositivo secondario. Questi ultimi non compaiono in Dashboard, perché sono dispositivi legati ad altri dispositivi (n.d.r. Quelli primari). In Dashboard compaiono solo i dispositivi primari. In base al comportamento di questi, i dispositivi secondari opereranno in base alle loro caratteristiche. Io - sinceramente - ho solo dispositivi primari! Tanto è possibile creare un legame tra dispositivi anche attraverso le Scene, dove con un solo click è possibile - per esempio - accendere più luci contemporaneamente, o regolarne la luminosità.

Clicchiamo su Aggiungi Dispositivo e siamo a posto. 

Ripetiamo l'operazione per ogni sensore e andiamo a cliccare sul tasto Dashboard.

Perché è vuota?

Domoticz organizza i sensori in base alle loro caratteristiche. Gli switch sono visibili cliccando su Switch, I sensori di Temperatura in Temperature, e così via. La Dashboard è pensata per raccogliere i 'nostri dispositivi preferiti', ed è per questo che è ancora vuota. Non abbiamo ancora definito quali sono i nostri dispositivi preferiti.

Per cui andiamo su Switch, o sul tasto in cui vedrete comparire i vostri sensori. Cosa vediamo? La pagina è popolata di finestrelle, ognuna dedicata a un sensore.


Se clicchiamo sulla Stella, immediatamente il sensore diventerà un sensore preferito, e comparirà nella Dashboard.
Ripetiamo l'operazione per ognuno dei sensori che vogliamo tenere sempre sott'occhio e avremo finito.

Ma è davvero finita? No.

Come potete notare la finestrella presenta altri tasti, vediamo di descriverli brevemente, poi magari ci torneremo in futuro per i dettagli:
  • Log: E' il registro di questo sensore. Cliccando il tasto si potrà vedere quante volte è stato attivato, eventuali errori, eccetera eccetera.
  • Edit: Cliccando questo tasto è possibile modificare il nome del sensore, l'icona, e specificare eventuali operazioni che Domoticz può compiere quando questo si attiva o meno.
  • Timers: E' possibile impostare dei timer che attivino e disattivino in automatico il dispositivo (n.d.r. Per fare un esempio: Le luci del cortile possono essere accese e spente a seconda dell'orario).
  • Notification: E' possibile fare in modo che l'attivazione del sensore invii una notifica via mail, o un messaggio su cellulare, eccetera eccetera.
Penseremo a questi setup in un prossimo capitolo, soprattutto per quanto riguarda le notifiche, il resto è piuttosto intuitivo e non ci dovrebbero essere problemi ad agire in autonomia. Ciò che mi preme in questo momento è che, se controllate Apple Home, pur avendo già fatto l'abbinamento con Homebridge, i sensori non sono ancora visibili. Perché?

Vi ricordate il file json che avevamo preparato nella scorsa lezione? Era rimasto un parametro da settare, ovvero il roomid. Vediamo di sistemare questo dettaglio.
Andiamo nel menù Configurazione, cerchiamo Più Opzioni, selezioniamo Piani, e Planimetria.


La finestra mostra due tabelle. La prima indica i 'piani' dell'ambiente che vogliamo automatizzare. La seconda indica i dispositivi legati al piano selezionato.
Sotto a tutto ciò trovate una casella in cui sono elencati tutti i sensori installati su Domoticz.

La prima cosa da fare è cliccare su Aggiungi Piano. Verrà chiesto di inserire il nome di questo 'piano'. Facciamo ciò che ci viene chiesto. Chiamiamolo, per esempio, 'Appartamento' e premiamo Enter.

Nella tabella compare la voce Appartamento. La selezioniamo e, ovviamente, notiamo che la tabella sottostante è vuota.

Andiamo sulla finestrella più in basso. Selezioniamo un sensore, e clicchiamo su Aggiungi. Il sensore andrà a popolare la tabella soprastante. Proseguiamo in questo modo per tutti i nostri sensori.

Quando abbiamo finito di inserire i sensori, torniamo ad osservare la prima tabella, quella dei 'piani'. Cerchiamo la riga relativa al nostro 'Appartamento', e segnamoci il numero indicato alla voce idx.

Ora torniamo al nostro Terminale. Se non siamo più collegati facciamo nuovamente il login.
Apriamo il file json col solito editor.

sudo nano ~/.homebridge/config.json
Scorriamo il file fino a trovare la voce roomid e correggiamo la riga con il codice idx che ci siamo segnati.
"roomid": idx,
Ricordatevi la virgola dopo il numero, altrimenti il file json non verrà letto correttamente.

Salviamo premendo contemporaneamente CTRL e O, premendo Enter, e usciamo con CTRL X.

A questo punto facciamo ripartire il Raspberry.
sudo reboot
Quando il sistema è nuovamente a regime, andiamo a verificare su Apple Home.  Attendiamo qualche secondo e... I vari sensori compariranno nella medesima Stanza in cui è presente l'icona di Homebridge. Essi saranno tutti identificati secondo la loro natura, ovvero come lampadine, switch, termometri, eccetera eccetera.
Tenendo premuta l'icona di ogni sensore, si può accedere alle sue impostazioni, scegliere in quale stanza metterlo, e attivare o meno le notifiche.

Ora siamo davvero a regime. Ricordatevi solamente che su Apple Home saranno presenti solo i sensori connessi al piano 'Appartamento' definito in Domoticz. Se in futuro doveste aggiungere altri sensori, nel caso decideste di metterli in altri 'piani', questi non saranno visibili, e usabili, attraverso Apple Home e Siri.






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