mercoledì 13 novembre 2019

Walter Breveglieri, fotografo - #mostre #fotografia

Glauco Silvestri
In questi giorni, a Palazzo d'Accursio, è allestita una interessante mostra fotografica dedicata a Walter Breveglieri, un fotografo, che fu anche operatore della RAI, ma anche collaboratore con Il Resto del Carlino, ma soprattutto la memoria storica della nostra città.

L'esposizione ci porta alcuni tra i migliori scatti dell'autore, che ci ha lasciati di recente, nel 2000, ed è divisa in quattro tematiche principali, così da coprire i temi principali che il fotografo ha sempre amato rappresentare con i suoi bianco e neri davvero efficaci.

Parliamo di personaggi famosi, attori, registi, personaggi politici... Persino Hitchcock, che venne nella nostra bella città ad ammirare la collezione Etrusca conservata nel museo medievale.

Parliamo anche di sport, e ovviamente, tra le corse motociclistiche, i ritratti di Agostini, i grandi successi di Ferrari e Lamborghini, l'eterna competizione tra Coppi e Bartali non può mancare.

La cronaca, la politica cittadina, ma anche del nostro paese, ha sempre visto il fotografo nelle prime file degli eventi.

Infine, Bologna e la sua provincia sono ovviamente il soggetto principale degli scatti di questo bravissimo fotografo. La città è immortalata durante le politiche dei primi anni cinquanta, durante le grandi nevicate, le alluvioni, e anche in normali attimi quotidiani, come un semplice viaggio a San Luca, in funivia.

Gli scatti coprono un periodo che va dal 1944 al 1972. E' un lungo viaggio nella memoria, e un lungo viaggio tra immagini significative e appassionanti.


L'esposizione è gratuita, e sarà accessibile al pubblico fino al 29 novembre prossimo. Se passate per Bologna, ve la consiglio vivamente.

Maggiori informazioni, qui e qui.




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martedì 12 novembre 2019

Non solo abbiamo inventato un creatore

Glauco Silvestri
Non solo abbiamo inventato un creatore che vive nei cieli, ma pecchiamo talmente tanto di presunzione da avergli dato la nostra faccia.


Nove vite come i gatti (Hack Margherita)



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lunedì 11 novembre 2019

Due parole su uno dei miei #ebook #Amazon

Glauco Silvestri
Due crimini a metà tra reale e paranormale… Ciclo Alex Volpi.
Disponibile in ebook.

Maggiori info: qui.



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domenica 10 novembre 2019

Palazzo Albergati

Glauco Silvestri
Palazzo Albergati si trova non molto lontano dal centro storico di Bologna, in un area rurale dal suggestivo paesaggio, proprio sul confine di Zola Predosa, ed è considerato una delle più importanti e originali opere architettoniche del Barocco Europeo. 
Costruito nel XVII secolo, il palazzo fu centro vivissimo di vita mondana e culturale, tanto che vi furono ospiti innumerevoli personaggi illustri, tra cui Carlo Goldoni (n.d.r. Che per il teatro della villa scrisse sei commedie), Voltaire, Juan Carlos di Spagna, e più recentemente, anche Luciano Pavarotti. Del palazzo sono da ammirare soprattutto gli affreschi, gli arredi originali, i mobili, i quadri, tutto quanto capace di raccontare i gusti, la cultura, e la vita segreta di chi lo ha abitato. 
Oggi il palazzo è centro di eventi culturali, e di convegni espositivi importanti. Un paio di volte ci sono persino andato... E una volta o l'altra avrei voglia di partecipare a uno dei loro brunch, e magari visitare più approfonditamente il palazzo, che - ve lo assicuro - è più bello dentro che fuori.

Maggiori informazioni sul palazzo e sugli eventi che organizza sono disponibili a questo indirizzo.

E dopo le canoniche chiacchiere, potete godervi il mio sorvolo del palazzo, ovviamente col mio caro Parrot Anafi, cliccando su play nel video sottostante.


Come sempre, se vi piacciono i miei video, vi suggerisco di iscrivervi al mio canale youtube (n.d.r. Basta un account Google) e cliccare sulla campanella per rimanere aggiornati sulle mie pubblicazioni.



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sabato 9 novembre 2019

NOS4A2 - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Parliamo di NOS4A2. tratto dai romanzi di Joe Hill, questa serie mi ha catturato sin dal primo episodio... Anche se devo ammettere che, prima di convincermi a dargli una occasione, ci ho messo parecchio tempo.

Era presentata come l'ennesima variante di film di vampiri... Ma non è una vampire story. E' evidente che i 'mostri' con i denti a punta, con le unghie lunghe, praticamente immortali, che vestono un po' démodé... Sì, ammetto che si può fare un po' di confusione.
Del resto la vicenda non brilla per l'immaginazione, e molti sono gli elementi colti dal passato, strizzando l'occhio a Stephen King, e forse non solo a lui. Però la narrazione è solida, i personaggi hanno spessore da vendere, e il ritmo è incalzante, ben pensato, magnetico.

Tutto ruota attorno a un caso di bambini scomparsi. Tutto ruota attorno a una poco più che adolescente - Vic McQueen - che vive in un sobborgo, da una famiglia povera, separata, con un talento artistico incredibile, ma impossibilitata a seguire i propri sogni per via della sua condizione sociale.
Il fatto è che Vic ha un talento nascosto, oltre a quello dell'arte. Riesce a creare un ponte, una sorta di connessione, che gli permette di trovare sempre ciò che cerca. Questo suo potere fa sì che Vic venga identificata da Charlie Manx, il colpevole dei rapimenti di bambini, altrettanto dotato di poteri speciali, che però alimenta proprio con le anime dei bambini che sequestra.
Ovviamente, Vic rimane coinvolta, e i suoi poteri diventano la chiave per poter trovare i bambini, per poter trovare Manx, per poter chiudere una vicenda che dura troppo a lungo.
Ma non è così facile... Manx è pressoché immortale, e la sua vita è strettamente legata al destino di una rarissima Rolls Royce Spettro, che lui guida e cura maniacalmente (n.d.r. E chi mai potrebbe dargli torto?)

A tenere in piedi la solita caccia al mostro, la solita storia di immortali, di mostri, e di paladini problematici, è la capacità degli interpreti a tenere alta la tensione, la passione, l'hype, tutto! Sono i personaggi a mandare avanti la vicenda. Ognuno con la sua storia, con i suoi drammi, con le sue speranze... Lo stesso Manx, bravissimo Zachary Quinto a vestire i suoi panni, per quanto 'mostro', ha un suo trascorso drammatico, e un suo lato che potrebbe indurre alla... Comprensione.

Una bella serie. Si sviluppa bene, e finisce con qualche porticina aperta per il futuro. Ma temo che venga annacquata tirando troppo a lungo l'intera narrazione. Speriamo bene. Nel frattempo... Ve la consiglio.




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venerdì 8 novembre 2019

Brisighella

Glauco Silvestri
Brisighella è, per me, una meta fissa. La conosco sin da teenager, quando con gli amici sognavo di poter trascorrere qualche giorno tra le sue mura durante la famosa festa medievale (n.d.r. Che all'epoca durava due settimane, mentre oggi occupa giusto un weekend, proprio come tante altre sagre di queste zone). E' sugli Appennini romagnoli, a circa 115 metri sul livello del mare, ed è caratterizzata da tre pinnacoli rocciosi che la contornano e la proteggono. Su ognuno di essi c'è una costruzione caratteristica. La Rocca Manfrediana (del XIV secolo), il santuario del Monticino (XVIII secolo) e la torre dell'Orologio, ricostruita nell'ottocento sulle rovine di un precedente insediamento difensivo del XII secolo. 

E' un luogo meraviglioso, che già ho fotografato più e più volte (n.d.r. Qui potete trovare il mio album Flickr dedicato a Bridighella), e in questa occasione ho voluto sorvolarlo con il mio Anafi. Sfortuna ha voluto che io non abbia tenuto conto del cambio di orario, e sia stato sorpreso dal tramonto. 

Visti gli ISO alti tenuti dall'Anafi (n.d.r. Ammetto di non aver avuto la prontezza di riflessi, mentre ero in volo, di andare a correggere manualmente i parametri della fotocamera), per attenuare un pochino il rumore nelle immagini, ho applicato un filtro 'notturno' in fase di post-produzione, per cui - a voi che guardare - vi parrà che ho volato al buio... Ma non è così!

Bando alle chiacchiere, eccovi il video.


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giovedì 7 novembre 2019

Potere Assoluto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi voglio parlare di una pellicola che - all'epoca - mi piacque particolarmente. Il cast è di prim'ordine. Abbiamo ovviamente Eastwood, come protagonista e regista; abbiamo un ottimo Gene Hackman nei panni del Presidente degli Stati Uniti, e infine abbiamo Ed Harris nei panni di... Ma vi devo svelare tutto? Ebbene, forse dovrei dirvi almeno qualcosa al riguardo della trama di Potere Assoluto!

Luther è un ladro professionista. Vuole ritirarsi dalla professione, ma prima di dire addio alla propria attività, decide di compiere un ultimo grande colpo... Giusto per chiudere la propria 'carriera' in bellezza. Accade però l'imprevedibile. Dopo tutta la preparazione del caso, Luther non può immaginare che la padrona della villa che ha deciso di svaligiare abbia deciso di non partire assieme al marito per il weekend.
In pratica viene 'colto sul fatto', e per evitare di essere notato, il ladro rimane nascosto nel caveau della villa, a cui si accede attraverso un finto specchio nella camera da letto, in attesa che si presenti una buona occasione per battersela.
Solo che Luther non può immaginare che la donna - Christy Sullivan - abbia una storia di passione con il Presidente degli Stati Uniti d'America. Chiuso nel caveau, il ladro assiste al rapporto amoroso tra i due, assiste allo sfociare di una violenta lite, e infine assiste all'omicidio della donna - per mano degli uomini di scorta al presidente - quando questa tenta di accoltellare l'uomo con un tagliacarte.
Sconvolto, ma freddo come un iceberg, Luther rimane chiuso nel caveau finché gli uomini della sicurezza non abbiano ripulito alla perfezione la stanza. Poi, finalmente rimasto solo, esce dal caveau e tenta la fuga, non prima di raccogliere il tagliacarte dalla stanza, dimenticato per sbaglio da uno degli agenti di sicurezza.
La sua fuga dura poco, visto che viene scoperto dagli stessi agenti che erano tornati a prendere il tagliacarte. Riesce a scamparla ma... Da quel momento diventa un bersaglio mobile, nonché l'unico testimone di un crimine commesso dall'uomo più importante degli Stati Uniti.

E di nuovo... Qui smetto di raccontare la trama perché altrimenti perdereste il gusto di vedere la pellicola. Pellicola che è tratta dall'omonimo romanzo di David Baldacci, e che ha diviso parecchio la critica quando fu presentata. Di sicuro la regia è all'altezza della reputazione di Eastwood, e allo stesso modo lo sono le performance degli attori che si occupano di vestire i panni dei personaggi principali. Qualche dubbio potrebbe nascere dall'incongruenza con l'età degli attori, e l'età che dovrebbero avere i personaggi, ma ciò non dovrebbe sconvolgere più di tanto, visto che è fiction, e visto che il prodotto è comunque di buon livello e sa intrattenere senza cadute di tensione e/o stile.

A me è sempre piaciuto. Voi l'avete visto, lo conoscete? Ditemi la vostra. 




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mercoledì 6 novembre 2019

Botero - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri
Botero arriva finalmente a Bologna. Palazzo Pallavicini ospita 50 opere, un mix interessante di disegni realizzati a tecnica mista e di alcuni acquerelli a colori su tela. I lavori dell'artista sono divisi per tematica, seguendo anche la vita dell'uomo, la sua formazione (n.d.r. Quanto è evidente l'influenza di Piero della Francesca nelle sue opere, e soprattutto, nelle opere esposte), ma soprattutto le argomentazioni a lui più care.


Botero nasce a Medellìn nel lontano 1932. La sua formazione è quella del torero. Inizia a 12 anni, e per due anni studia per dedicarsi a questa attività, finché la vocazione artistica non prevale, e abbandona la scuola per dedicarsi completamente alla pittura.
E' ancora adolescente, ma già dipinge ispirandosi all'arte precolombiana. Dopo il trasferimento a Bogotà l'artista apre gli occhi su un mondo ancora più vasto. Migliora e diventa davvero bravo. Un premio in danaro ricevuto per una sua opera gli permette di venire in Europa, di studiare i più grandi artisti europei, e italiani. E' in questa occasione che scopre Piero della Francesca, ed è in Italia che impara a dipingere con la tecnica della pittura 'a fresco'. Siamo negli anni cinquanta, e Botero comincia finalmente a sperimentare la dilatazione dei corpi, e ad acquisire quello stile che lo renderà noto in tutto il mondo.
Nel 1960 torna in America, a New York. La sua arte comincia ad affermarsi. Viaggerà spesso, tra la Colombia, l'Europa, e la sua New York. Ma andrà anche oltre, persino in Giappone e in Russia, tanto che già dagli anni ottanta il suo stile diventa un simbolo, e l'autore diventa uno dei principali rappresentanti artistici della contemporaneità.

La mostra conduce in un percorso che segue idealmente lo sviluppo dell'artista, ci propone quindi, per primi, i suoi primi disegni. Un mendicante che chiede denaro per strada, due cantautori con la chitarra, una ragazzina su un cavallo a dondolo. Prosegue con il suo desiderio di rappresentare la sacralità, e di conseguenza troviamo immagini di suore, preti, e vescovi.


Poi si salta al nudo, un salto violento, forse, ma necessario, perché i nudi di Botero non sconvolgono, bensì avvolgono, con le loro forme, la loro grazia sgraziata. E poi l'ambientazione circense, le nature morte, e persino i toreri.


Quando però si giunge al bookshop si rimane delusi, perché cinquanta opere paiono poche, e soprattutto, le stanze appaiono particolarmente spoglie. Non c'è un accenno artistico alla scultura, quando invece, questa è un elemento importante della sua vita, e della sua evoluzione, artistica. Scoperta negli anni ottanta, o forse già novanta, la scultura è diventata un elemento preponderante dell'attività dell'artista. Ma qui, nell'esposizione, manca completamente. E forse appaiono troppi disegni, e poche opere di grandi dimensioni, per cui il senso di delusione viene sottolineato dalla velocità con cui si passa tra una sala e l'altra.


L'artista non viene raccontato in toto, e per quanto la visita all'esposizione sia un evento da non perdere, è comunque un evento che non soddisfa la sete di chi paga 13 euro (n.d.r. più il costo dell'app da scaricare sullo smartphone e che funge da audioguida) per poter assistere all'allestimento. Un vero peccato, perché l'esposizione è interessante, ma lascia una sensazione di vuoto.  





Maggiori informazioni le potete trovare cliccando qui.




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martedì 5 novembre 2019

Gran parte della nostra vita è fondata su un brutto vizio

Glauco Silvestri
Gran parte della nostra vita è fondata su un brutto vizio: la presunzione.


Nove vite come i gatti (Hack Margherita)



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lunedì 4 novembre 2019

Due parole su uno dei miei #ebook #Amazon

Glauco Silvestri
Un agente segreto dalle capacità discutibili: Gli Uomini in Bianco.
Disponibile in ebook.

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domenica 3 novembre 2019

Bronco Billy - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo aver parlato di tre western memorabili, sempre seguendo la scia della collezione 'Clint Eastwood', è giunta l'ora di citare Bronco Billy. Forse non il più fortunato tra i film prodotti nella lunga carriera dell'attore regista, ma è presente nel mega cofanetto, per cui, l'ho visto, e ora eccoci qui a raccontarne le vicende.

E' un western moderno, una sorta di operazione nostalgia che però funziona il giusto. La trama non è molto originale. Mi ha ricordato un vecchio film sulla storia di Buffalo Bill, del suo lavoro in un circo a inscenare le lotte contro gli indiani per raccontare l'epopea della conquista a chi non l'aveva mai vissuta. Mi ha ricordato - per certi versi - anche le vicende di Carabina Quigley, o quelle di Hidalgo. E di altri film simili ce ne sono sicuramente in giro, perché, come già ho detto, il déjà-vu è assicurato.

Siamo negli anni ottanta. La vicenda ruota attorno al Bronco Billy Wild West Show, una sorta di piccolo circo ambulante in cui si esibisce uno spericolato, cavallerizzo, sedicente cowboy, nonché pistolero, da quattro soldi. Lui è Bronco Billy, e la sua assistente è una ragazza che continuamente si lamenta di dover fare da bersaglio a un cowboy dalla mira piuttosto imprecisa. Dopo l'ennesimo errore, la ragazza abbandona il circo, e lo show ha bisogno di una nuova stella da mostrare al pubblico.
L'occasione arriva quando il circo si piazza poco fuori dall'ennesima città dove lo show attirerà i soliti quattro spettatori svogliati. Mentre Bronco Billy cerca di ottenere i permessi per esibirsi, poco distante dal circo, la giovane Antoinette Lilly alloggia in un motel assieme al suo futuro marito, John Arlington. Per quanto questa non sia convintissima di sposare l'uomo, lo deve fare perché - per via di una clausola sulla sua eredità - lei potrà avere il patrimonio di famiglia solo se si sposa prima dei trent'anni.
I due si sposano, e poco dopo il matrimonio, il marito fugge con tutti i soldi della ragazza, lasciandola senza neppure i soldi per tornare a casa con la coda tra le gambe. Ma dall'altro lato della strada c'è il circo, e il circo sta cercando una nuova soubrette... 

Ciò che più piace di questa storia è il rapporto tra Bronco Billy e Antoinette Lilly. Quest'ultima è una ragazza selvatica, non obbedisce, fa di testa sua, e il cowboy è un uomo burbero, dal passato travagliato, e con la mente sempre annebbiata dall'alcool. Le scintille che producono questa coppia sono il motore del film. Il loro rapporto è raccontato con maestria, e Clint è sempre stato un asso nel mostrare caratteri complicati, nel far immedesimare gli spettatori in questa tipologia di personaggi. Per cui gira tutto attorno a questo. Il resto è banale, qualcosa di già visto più e più volte. E in effetti il film non ebbe un grande successo. Però c'è chi dice che dietro a Bronco Billy ci sia molto del vero Clint Eastwood. Chissà...





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sabato 2 novembre 2019

Gli Spietati - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Undici nomination agli Oscar. Quattro Oscar conseguiti. Cast stellare (n.d.r. Clint Eastwood, Morgan Freeman, Gene Hackman e Richard Harris). Di quale film sto parlando?
Gli spietati è un western del 1992. La vicenda non è originalissima, tutt'altro, ha un certo nonsoché di Déjà vu. A ogni modo... E' un gran bel film, e merita di essere stato incluso nella National Film Registry della Biblioteca del Congresso Americano.

Ed eccoci proiettati nuovamente nel lontano 1880. Siamo a big Wiskey, nel Wyoming. Due cowboy, in una notte di baldoria, sfregiano la prostituta Delilah Fitzgerald. Lo sceriffo della città, Little Bill Daggett, anziché arrestarli come viene chiesto dalle prostitute, decide in una semplice ammenda. Cinque cavalli da consegnare al proprietario del bordello in qualità di risarcimento. E' evidente che le prostitute non accettano la sentenza, per cui decidono, spinte dalla grinta di Alice Strawberry, di mettere una taglia di 1000 dollari sulla testa dei due cowboy. 
La taglia attira l'attenzione di quattro amici, ognuno con un passato differente e un presente assai difficile da sopportare. Schofield Kid è un giovane pistolero. Munny è il suo mentore, che però ha abbandonato la professione per allevare bestiame, e vivere nel ricordo della donna che lo ha redento, e lo ha lasciato solo a causa del Vaiolo, con due figli e qualche maiale malato da allevare. Ned Logan, altro ex pistolero ormai redento, anch'esso con un presente da dimenticare, decide di aggregarsi all'amico ed ex collega. Bob l'inglese chiude il gruppo. Anziano Bounty Killer, arriva in paese assieme a un biografo francese, il quale sta scrivendo la vita e le avventure del suo compagno di viaggio.
Questa accozzaglia di disperati riuscirà abbastanza facilmente a compiere metà dell'impresa, ma poi la situazione precipita, tra ripensamenti, crisi di coscienza, frustate, rapimenti, e solo alla fine si potrà ottenere un lieto fine... Che tanto lieto, però, non sarà.

Sembra il solito western, ma in realtà è una storia di uomini. Del resto il West d'autore ha sempre sfruttato la solitudine e la selvaticità dell'ambiente per raccontare le vicende di persone con grandi fardelli da trasportare. Cavalli stanchi, sole assassino, mancanza d'acqua, tanti rimorsi, clima ostile e psiche ostile hanno sempre cavalcato di pari passo in questo genere di pellicole. E qui, Eastwood, non è da meno. Abbiamo quattro amici, quattro disperati, che accettano una causa persa nella speranza nella illusione di redimere i propri incubi, i propri peccati, i propri tormenti, e poter riprendere a vivere serenamente. Tutto ciò, portando giustizia attraverso i loro metodi... Che fino a quel giorno, con la giustizia, poco avevano a che fare.
Il film riesce bene a raccontare la psiche dei personaggi, e la regia è maestra a mostrare introspezione ed estroversione attraverso le immagini, i dialoghi a volte stringati, gli sguardi intensi, e anche la violenza. In tutto ciò si percepisce il profumo dei grandi maestri del western. Non a caso, nei titoli di coda si trova una piccola dedica: a Sergio e Don. Piccola dedica ai due registi (n.d.r. Sergio Leone e Don Siegel) che lanciarono la carriera di Eastwood, e che tutti noi dovremmo ringraziare per il lavoro svolto, e per il discepolo tanto talentuoso che ci hanno donato.


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venerdì 1 novembre 2019

Jonas Fink, una vita sospesa - #Comics #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo No Pasaràn, eccomi a parlare nuovamente di un autore bolognese che ho apprezzato immediatamente sin dal primo riquadro delle sue opere. Lui, ingegnere elettronico che ha abbandonato la carriera tecnica per il fumetto, è riuscito a creare opere davvero immense, capaci di intrattenere e - allo stesso tempo - ricordare fatti storici da non dimenticare assolutamente. 
Con la trilogia di Jonas Fink, Vittorio Giardino ci proietta in una Praga che differisce parecchio da quella che possiamo ammirare oggi.

Jonas ha solo 12 anni quando il padre, un onesto ebreo borghese, medico, viene arrestato con l'accusa di cospirazione contro il regime comunista. Siamo in Cecoslovacchia, e il paese è sotto il giogo del regime dal termine della seconda guerra mondiale. Per il ragazzo è un incubo. Nulla gli è più concesso, neppure proseguire gli studi, nonostante sia più meritevole di altri ragazzi. Per ciò eccolo costretto ad andare a lavorare, prima in un cantiere, poi per un idraulico, e infine - fortuitamente - come garzone in una libreria dove suo padre si recava spesso. L'amicizia col libraio fa sì che l'animo di Jonas trovi il suo equilibrio, per lo meno fin quando non conosce un gruppo di ragazzi, contestatori, che si riuniscono di nascosto per leggere libri proibiti e poco altro. E' in questo gruppo che Jonas conosce l'amore, Tatiana, ed è con questo gruppo che Jonas - finalmente - prende una posizione politica. Siamo nel 1968, e finalmente qualcosa sembra muoversi nel paese. Solo che la ragazza di cui è innamorato è figlia di un alto funzionario sovietico, per cui - come solitamente accade in questi casi - viene rispedita in Russia nella speranza che si dimentichi di Jonas.
Passano gli anni, dodici per la precisione, e gli scampoli del sessantotto convincono la politica locale ad aprire un po' le maglie delle catene. E' la primavera di Praga, un momento magico dove tutto sembra possibile, anche che Jonas - ora proprietario della libreria - e la ragazza, giornalista per una testata moscovita, si rivedano. Ma tutto dura davvero poco... Lo sappiamo! Arrivano i carri armati sovietici e...

Fumetto crudo, e allo stesso tempo gentile. Il racconto di quegli anni terribili, attraverso gli occhi di un giovane che vuole solamente vivere la propria vita, avviene con un ritmo che permette la riflessione, qualche sorriso, momenti di lieve distrazione, ma mai senza dimenticare eventi che hanno segnato enormi cicatrici nella storia dell'Europa dell'est. L'autore bolognese è maestro in tutto questo, e i disegni sono davvero dettagliati, espliciti, capaci di far immergere il lettore in quegl'anni. Non mancano, ovviamente, piccole concessioni che l'autore offre ai più acuti, come il piccolo omaggio a Francesco Guccini, che con la sua chitarra, in una osteria, compare improvvisamente e ci canta l'Avvelenata, un brano che sarà scritto dal cantautore 10 anni più tardi rispetto ai fatti narrati, ma che in questo caso ben si adatta alla situazione.


Un altro omaggio è rivolto al giornalista Vincenzo Mollica, che qui è direttore di una radio che continua a trasmettere clandestinamente anche dopo l'invasione sovietica.


Insomma... Jonas Fink è uno di quei fumetti che va conservato nella propria libreria, e che a mio modesto parere, non potrà assolutamente deludervi. Le tavole di quest'opera vi faranno riflettere sugli eventi storici, sulla giustizia, sulla politica... Ve lo consiglio vivamente.




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mercoledì 30 ottobre 2019

La Rocchetta Mattei vista dall'alto - #Viaggi #Droni

Glauco Silvestri
Torno a parlare della Rocchetta Mattei, dopo l'escursione a cui dedicai un articolo nella primavera dell'anno scorso, perché qualche giorno fa - giusto per sgranchire le eliche al mio Parrot Anafi - ho pensato di tornare a Riola per fare qualche video di questa splendida costruzione.

Sapete quanto io sia legato a questa piccola rocca. Sarà che da bambino mi divertivo tra i suoi corridoi, sarà che da adulto mi sono appassionato alle vicende di colui che la volle costruire, e della sua famiglia, sarà che - più semplicemente - è un luogo splendido da moltissimi punti di vista... Il fatto è che ogni occasione è buona per andare a vederla.

In questa occasione, il cielo era meraviglioso, il vento soffiava forte, la giornata era mite nonostante si sia già a ottobre. Ho dovuto prenderci un po' la mano per manovrare nel vento con un drone che pesa poco più di trecento grammi, ma è bastato alzarmi di quota per trovare una zona placida e perfetta per consentire il volo attorno alla rocchetta.
Ho dovuto anche affrontare la visita inaspettata di uno stormo di rondini... Periodo strano per le rondini, ma magari stavano migrando, e il drone le ha incuriosite. Quando volavo attorno ai 40 metri d'altezza, le rondini non hanno mai smesso di girarmi attorno, ma una volta alzatomi attorno agli 80 metri, si sono placate. Certo... La normativa prevede che non si vada più su di 70 metri, ma... Ero in montagna, lontano da tutto e da tutti, e le future norme consentiranno il volo fino a 120 metri. Chiudiamo un occhio. Ci tenevo molto a non fare del male a quegli uccelli, o a perdere il drone a causa loro, e 10 metri di differenza non fanno certo la differenza se si sta attenti.

Buona visione.


Se cercate maggiori informazioni sulla Rocchetta Mattei, o sugli strumenti con cui ho realizzato il video, troverete tutto in descrizione al video stesso, sul mio canale Youtube.

Come sempre, se il video vi è piaciuto, se avete un account Google, iscrivetevi al mio canale e cliccate sulla campanella per rimanere aggiornati sulle mie future pubblicazioni. Ovviamente... Cliccate su mi piace al video!


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martedì 29 ottobre 2019

Così mi è stato ripetutamente assicurato

Glauco Silvestri
«Dio è buono, eh?» «Così mi è stato ripetutamente assicurato, signore»

Gli Dei di Mosca (Vaporteppa) (Italian Edition) (Swanwick, Michael)




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lunedì 28 ottobre 2019

Midnight Lullaby (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Quando entrai in quell’ambiente angusto, dall’aria antica, i miei occhi ebbero difficoltà nel mettere a fuoco ciò che mi circondava. Sembrava di essere entrato in uno di quei vecchi bar di periferia, e in fondo, io, mi trovavo davvero in un ‘vecchio bar di periferia’. Il fatto che dall’esterno mi fossi fatto un’idea molto diversa di ciò che avrei dovuto trovare all’interno era del tutto ininfluente. 
Superai con passo lento i due tavolini di linoleum unti all’inverosimile, e raggiunsi l’unico cliente presente in quel luogo. Era seduto su un vecchio sgabello, di fronte al banco del bar, riflesso da uno specchio che sicuramente aveva avuto giorni migliori. Accanto a quell’uomo c’era un secondo sgabello, con la seduta in finta pelle rovinata in più punti, che probabilmente attendeva solamente che vi appoggiassi sopra le mie stanche natiche. 
L’uomo, che ancora mi dava le spalle, era piegato su sé stesso come fosse un anziano signore al banco del bar sotto casa. Anche in questo caso, per certi versi, mi trovavo realmente in un cosiddetto ‘bar sotto casa’. 
Decisi di sedermi. 
L’uomo, che difatti era davvero un vecchio, aveva davanti a sé un bicchiere d’acqua con ghiaccio. Il bicchiere era adagiato con attenzione su un sottobicchiere da birra bisunto. Con le dita malferme giocava con il tappo di un barattolo di pillole medicinali. Il barattolo non aveva etichette. Non era trasparente. Per quanto ne potevo sapere, poteva persino essere vuoto. 
L’uomo aveva l’aria stanca. I suoi occhi, che potevo studiare attraverso il riflesso dello specchio, erano contornati da un fitto strato di rughe che poteva essere scambiato come la rappresentazione artistica del suolo arido che circondava il ‘bar di periferia’. 
«Lei è qui per l’intervista?», mi chiese con voce roca. Non muoveva un muscolo. Roteava solo le dita per giocare con quel dannato barattolo. 
Feci un cenno positivo col volto. Mi chiesi se in quel locale ci fosse anche un barista, giusto per ordinare qualcosa con cui inumidire la bocca. 
«Se cerca Sam - disse l’uomo interpretando i miei pensieri - è andata un attimo di sotto a prendere una nuova botte di birra alla spina». 
Sam, ebbi modo di scoprirlo durante l’intervista, era il diminutivo di Samantha. Donna sui 35, fisico prestante, viso stanco. 
 «Mi chiamo Juan Rodriguez - mi presentai - scrivo per...». 
«Non è importante il nome del foglio di carta per cui scrive». 
“Meglio”, pensai estraendo un piccolo registratore «Le spiace se registro l’intervista?». 
«Faccia come diavolo le pare». 
Spinsi ‘play’ sull’apparecchio e cominciai a porre le mie domande. L’uomo, però, parve intenzionato a raccontare la sua storia senza essere interrotto, così lasciai perdere e mi misi ad ascoltare. 

*

Arthur J. Bonneville, classe 1943, come dite voi: Super. 
Oggi tutti mi chiamano col nome in codice di Midnight Lullaby. All’epoca degli esperimenti Teleforce, era il 1973 se non sbaglio, ero un semplice tecnico elettronico, e lavoravo in sala controlli nei laboratori privati della Salazar Enterprises. Avevo trent’anni. Ero fidanzato con Stella Ramirez, una tipina tutto pepe, se mi capite. L’avevo conosciuta in una fumetteria. Io ho sempre avuto la passione dei fumetti, in particolare i super-eroi. Stella lavorava nella fumetteria che frequentavo. Era divertente, gentile, e sapeva tutto sui fumetti. Per me era una fonte inesauribile di scoperte, e non potevo non innamorarmene. Dovevamo sposarci entro la fine dell’anno, ma quel giorno, lo sapete, le cose cambiarono radicalmente per tutti quanti, ma soprattutto per me, un banalissimo tecnico di laboratorio. 
Quando ricevetti l’ordine di avviare la procedura non feci altro che eseguire gli ordini. 




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domenica 27 ottobre 2019

Il Cavaliere Pallido - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi parlo di un altro western che conservo con affetto nel cuore. E' Il Cavaliere Pallido, ovviamente è presente nel cofanetto di cui vi ho già parlato più e più volte, e... be', per quanto non sia originalissimo, visto che in esso si notano componenti degli Spaghetti Western di cui - tra l'altro - Eastwood è stato protagonista assoluto, e visto anche che, probabilmente, il film omaggia un western precedente, Il cavaliere nella valle solitaria, realizzato nel 1959, e di cui non ricordo un bel nulla se non il titolo.

Il film è ambientato durante la corsa all'oro. Siamo nel nord degli Stati Uniti, Barret e i suoi uomini stanno cercando oro nel proprio terreno. Ciò disturba il ricco Coy Lahood, che possiede più o meno tutta la zona, tranne il piccolo appezzamento di Barret, e che cerca l'oro con metodi molto più organizzati del sistema artigianale del "vicino di casa".
Coy vorrebbe sbarazzarsi di Barret, e per questo assolda una banda di delinquenti, che compie scorrerie e pesta violentemente i pacifici cercatori d'oro che disturbano il magnate. La situazione diventa insostenibile quando, all'improvviso, uno strano tipo, un uomo solitario, a cavallo, mezzo predicatore e mezzo pistolero, arriva nella zona e prende le difese del povero cercatore d'oro.
Ovviamente il misterioso salvatore viene accolto dalla piccola comunità, e in breve viene amato e rispettato da tutti quanti, uomini e donne, presenti nell'accampamento di Barret.
Meno amato è, ovviamente, dagli uomini di Lahood, per ciò scoppia una vera guerra tra cercatori d'oro. Lahood prima prova ad acquistare il terreno di Barret, poi fa deviare il fiume in modo che inondi le loro baracche e distrugga l'accampamento. Per quanto il piccolo gruppo di cercatori non voglia cedere alle pressioni, è evidente che non possono resistere a lungo senza che avvenga il miracolo.
E il miracolo avviene. Viene trovato l'oro...

Potete immaginare ciò che avviene in seguito: L'invidia, la rabbia, la follia, e il cavaliere pallido che risolve i problemi alla sua maniera. Un film denso di emozioni, di scene epiche, e di momenti drammatici. Qui si nota la bravura di Eastwood, che per sette anni aveva abbandonato il genere, e con questa pellicola si presenta sia in veste di protagonista, sia in veste di regista. E... Non a caso, questo è il film western di maggior successo di quegl'anni.

Bello! Davvero bello!




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sabato 26 ottobre 2019

Il Verdetto (The Children Act) -#Film #Recensione

Glauco Silvestri
Se siete facili alle lacrime, allora Il Verdetto è un film che vi commuoverà davvero. Tratto da La ballata di Adam Henry, la pellicola ci pone di fronte a un terribile dilemma.

Fiona Maye è un giudice severo, ma stimato, che si trova ad affrontare il caso di Adam Henry. Il ragazzo, essendo nato in una famiglia di Testimoni di Geova, è ricoverato in ospedale, e non vuole accettare una trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita.
Per Fiona è una causa scottante: La religione contro la legge. E in mezzo c'è la vita di un ragazzo. E' per questo motivo che, contrariamente a quanto previsto dalle procedure giudiziarie, il giudice decide di andare in ospedale per conoscere il ragazzo, e per capire cosa sia giusto fare. Una volta giunto in ospedale, il giudice scopre che Adam, seppure a parole sia deciso ad accettare il proprio destino, nell'intimo abbia ancora tanta voglia di vivere. Tornata in aula, Fiona Maye decide di applicare il Children Act, e di far effettuare comunque la trasfusione.
Il ragazzo sopravvive, ma perde la fede, e perde anche il proprio legame con i genitori, Testimoni di Geova, che pur essendo felici che il proprio figlio sia ancora vivo, non riescono ad accettare che abbia violato - suo malgrado - i dogmi della loro religione.
Adam si trova improvvisamente solo, e altrettanto improvvisamente scopre un intero mondo che prima gli era precluso. Nella gioia del momento cerca di contattare il giudice per ringraziarlo, ma una volta stabilito il contatto, si lega ad esso in modo morboso, considerando Fiona colei che ha distrutto la sua vita, ma che allo stesso tempo gli ha donato una esistenza tutta nuova.

Sfortunatamente la vicenda non finisce bene, ma non starò a rivelare il 'come va a finire' perché sarebbe meglio che lo scopriste guardando la pellicola. La regia è buona, anche se senza sorprese, e Emma Thompson è davvero perfetta nei panni del giudice Maye. Buona anche l'interpretazione di Fionn Whitehead, che abbiamo già visto in Dunkirk, di Christopher Nolan. Ottimo anche Stanley Tucci, nei panni del marito della Maye... Non rivelo nulla sul suo ruolo, ma è forse l'elemento che mantiene l'equilibrio in un film che - altrimenti - diverrebbe troppo melenso. E' bello anche il contrasto tra la vita privata e quella pubblica del giudice, e buono è anche il ritmo della narrazione.

Un bel film. Ve lo consiglio.



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venerdì 25 ottobre 2019

I Kill Giants - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era parecchio tempo che volevo vedere I Kill Giants. Vi ricordate? In questo blog avevo già parlato del fumetto da cui è tratto questo film e... Be', finalmente eccomi qui a dirvi cosa ne penso.

Film egregio, fedele al fumetto, con una ambientazione perfetta e una drammaticità palpabile. Tutti i personaggi sono ben rappresentati, la CGI è impeccabile, e la regia sa giocare benissimo con le emozioni, perché è di emozioni che questa pellicola - e il fumetto - parlano.
Forse, il film, è addirittura più cupo e drammatico rispetto a quanto vissuto nella lettura del fumetto. Occhio... Sto quasi per dire che il film è meglio del fumetto ma, mi trattengo. I due prodotti sono entrambi perfetti. Godibili, capaci di far riflettere, di catturare il cuore di chi legge, o guarda.

Ma vi ho parlato della trama? Barbara è una ragazzina. Vive con sua sorella e suo fratello, entrambi più grandi di lei. E' una bambina strana. Fa fatica ad essere accettata dalle sue compagne, a scuola, e anche a casa è solamente tollerata. Nel suo cuore è nascosto un grande segreto. Se nella quotidianità, lei, è solamente una bambina, in tutto il resto è invece una sorte di super eroe. Si sta preparando per l'arrivo dei giganti. Lei li percepisce, lei li vede, lei è l'unica che può combatterli e sconfiggerli. Per questo sta preparando trappole, per questo costruisce schermi che possano proteggere le persone che ama. 
Però il resto del mondo non la capisce. Viene bullizzata dagli altri ragazzini della scuola, viene mandata dal preside spesso e volentieri, e frequenta costantemente lo psicologo della scuola. A casa non va meglio, visto che non riesce a stabilire un vero contatto con il suo fratello e sua sorella, e passa ore e ore nel seminterrato a studiare strategie, ad ascoltare vecchie cassette di incontri di baseball, partite dei Giants, le grandi imprese di Coveleski, detto Killer Giants. Per di più non va mai al piano di sopra, dove stanno le stanze da letto, ha un terrore inarrivabile di quel luogo. Cosa vi sarà mai nascosto? E perché suo fratello e sua sorella non hanno paura?

Tutto verrà spiegato nel corso della pellicola, lentamente, col giusto ritmo, mantenendo così il mistero, il pathos, il dramma, e l'aura fantasy della vicenda. Tutto funziona a meraviglia. I dialoghi sono brevi, sono pochi, e molto è lasciato alle immagini, alle scene, all'espressività degli attori, che vestono i panni dei loro personaggi in modo davvero magistrale.

Bello! Davvero Bello.




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giovedì 24 ottobre 2019

Dozza, la galleria d'arte a cielo aperto - #Droni #Viaggi

Glauco Silvestri
Vi ho mai parlato di Dozza? E' un borgo medievale tra Imola e Bologna, forse uno dei borghi più affascinanti della zona, sia per la sua struttura, che si inerpica su un colle che domina le valli circostanti, sia per il castello sforzesco - in perfette condizioni e con una bella collezione al suo interno - sia per l'enoteca, ospitata nelle cantine del castello, sia per i sui vicoli, e le mura delle abitazioni, che non sono semplici muri, bensì delle vere e proprie opere d'arte.

A Dozza, sin dal 1965, si tiene una biennale espositiva di Pittura sul Muro. Da quei tempi a oggi vengono artisti di tutto il mondo, ogni due anni, per abbellire i muri del borgo con opere d'arte uniche nel loro genere. Ciò trasforma il borgo medievale in una galleria d'arte a cielo aperto. Camminare per i vicoli, per le strade, di Dozza, è una esperienza unica, e non c'è angolo che non attiri l'attenzione all'occhio di chi ama l'arte, ma anche di chi ne è solamente incuriosito. Dozza è davvero un luogo unico nel suo genere, e merita di essere visitato.

In questa occasione vi voglio mostrare un video che ho girato qualche giorno fa, sia in volo su Dozza con il mio Parrot Anafi, sia passeggiando per le sue strade, filmandone l'esperienza, così che possiate vivere una esperienza virtuale nel piccolo borgo medievale.


Ovviamente, se i miei video vi piacciono, vi consiglio di iscrivervi al mio canale, e di cliccare sulla campanella per essere aggiornati su ogni mia nuova pubblicazione.

Maggiori informazioni su Dozza le potete trovare su Wikipedia, ovviamente. Qui trovate invece il mio album Flickr dedicato a questo borgo.

Se volete soggiornare in queste zone - ci sono dei B&B molto carini anche all'interno di Dozza - e ricevere uno sconticino, tramite Booking, potete cliccare qui.





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mercoledì 23 ottobre 2019

Spiderman Homecoming - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Spiderman Homecoming si piazza in coda a Civil War, quando gli Avengers finiscono per scindersi in due correnti, e i due leader - Capitan America e Tony Stark - giungono allo scontro.
Una volta tornato a casa dal 'conflitto', Spiderman non riesce più a contenere la sua attività al semplice eroismo di quartiere, e vuole fare qualcosa di più, solo che gli Avengers, e soprattutto Tony Stark, non lo vedono ancora pronto per il grande passo. Viene tenuto d'occhio da vicino, Happy lo segue come un'ombra, anche se sembra proprio il contrario, per cui il suo raggio d'azione è davvero limitato.
Nonostante ciò, Peter Parker finisce per trovare la sua 'avventura'. Un gruppo di mercanti d'armi sta spacciando nel suo quartiere degli strumenti di morte di derivazione aliena. Lui investiga, e ciò lo mette in guai seri, anzi... serissimi. Non è pronto per agire da solo, e neppure conosce a pieno le potenzialità della tuta che Stark gli ha regalato (n.d.r. specie le funzioni che riesce a sbloccare dopo un piccolo hack del software che la controlla), e gli avversari sono agguerriti e senza scrupoli. Insomma... Finisce che combina dei gran danni, a venir messo in cattiva luce agli occhi di Stark, a perdere fiducia persino in sé stesso... Riuscirà ad uscirne vincitore?

Ora che la saga degli Avenger ha raggiunto un epilogo, o per meglio dire un punto di svolta, ho trovato giusto il dare spazio anche a Spiderman, uno dei personaggi di cui non avevo ancora visto il film 'in solitaria'. Spiderman Homecoming non è capace di sostenere un livello di qualità paritetico alla trilogia di Raimi, che ho sempre amato (n.d.r. Nonostante anch'essa fosse non priva di difetti), ma ben si colloca nella struttura voluta da Marvel, e ben si allinea allo stile narrativo, che mantiene sempre un certo livello di ironia, anche nei momenti più tragici. Certo! Il Peter Parker adolescente non vuole proprio entrare nelle mie corde, ma non posso negare che i personaggi siano tutti ben costruiti ed interpretati. E il cast presenta anche alcune stelle di prim'ordine, come la bella Marisa Tomei nei panni di una giovane Zia May, e Micheal Keaton nei panni di Avvoltoio.

E', forse, un film più adatto ai giovani piuttosto che ai fan di vecchia data. Del resto sia lo stile narrativo, sia i personaggi, sia il contesto, si allontanano di parecchio da quanto la storia classica ci ha sempre narrato. E' una pellicola fresca, divertente, all'acqua di rose, mai cupa e/o capace di far provare qualche brivido. Un buon popcorn movie, ma di sicuro non uno dei migliori film dedicati a Spiderman, e neppure uno dei migliori film dell'universo Marvel.



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martedì 22 ottobre 2019

Sebbene non fosse un moralista

Glauco Silvestri
Sebbene non fosse un moralista quando si trattava di sostanze stupefacenti, si era fatto un punto d’onore di non assumere niente che avrebbe diminuito la sua lucidità mentale, fosse anche solo un sorso di vino, quando dei maniaci omicidi erano sulle sue tracce. Il che, doveva ammetterlo, se non altro a se stesso, gli accadeva più spesso di quanto fosse strettamente giustificato dalla mera casualità.


Gli Dei di Mosca (Vaporteppa) (Italian Edition) (Swanwick, Michael)



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lunedì 21 ottobre 2019

Carillon (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Luci soffuse. Confusione. Una ragazza corre con le tette al vento gridando al nulla, o forse a chiunque, che rovinerà i connotati a chi le ha fregato il suo mascara preferito. Quattro lampade da cento watt illuminano il volto scavato, dalla carnagione malsana, di Carillon. Lei ha l’occhio fisso e concentrato sul trucco che coprirà i mille difetti di quella faccia riflessa. 
Ha freddo. Si domanda perché diavolo Massimo non accenda il riscaldamento. I camerini sono un vero disastro. La ragazza ritorna, ancora nel panico, le prende contro sbadatamente e la matita traccia una riga bordeaux sulla guancia. Per poco Carillon non ci perde un occhio. Ma è inutile perdere le staffe. Ogni giorno è la stessa storia. Se non è Rita che cerca il mascara, è quella scema di Simona che indossa solo perizoma dorati. Come se ai clienti interessi il colore del suo perizoma. 
Roberto grida «Carillon, tu sei la prossima». 
Lei molla la matita. Si guarda. Sbuffa. Tanto fa schifo lo stesso. 
Si alza dallo sgabello con un mezzo colpo di reni. Lo specchio riflette un corpo che somiglia più a un insetto stecco che al corpo di una spogliarellista. Si affretta a salire la scala di metallo. I riflettori sono puntati sul classico palo. Poco distanti, a bordo del palco, i soliti maschi affamati, o assetati, o entrambe le cose. Tutti con gli occhi puntati sulle tende dietro cui lei è nascosta, tutti con la bava alla bocca, tutti con un boccale di birra tra le mani. 
Parte il brano e Carillon si butta sotto i riflettori. Non avrà il fisico di una pin-up, ma grazie ai suoi trascorsi da Kick-Boxer si può permettere evoluzioni che le altre ragazze neppure sognano. Ovviamente il pubblico non apprezza. I suoi movimenti non sono sinuosi come quelli di una pantera, sembrano piuttosto meccanici come quelli di un sofisticato robot intento a montare un’automobile. Fischi e battutacce. Lei, del resto, non è dotata di avvenenza. Deve attendere che il battito cardiaco acceleri. Il suo corpo è già pronto a usare l’arma segreta. È così che la chiama, lei. L’arma segreta. L’odioso fardello che la Teleforce ha affibbiato al suo corpo da insetto. 
Si avvinghia al palo e cambia ritmo, seguendo il nuovo brano che il deejay ha messo sù in base alla scaletta dello spettacolo. 
Ruota lentamente sul metallo e si ferma con il palo che si adagia tra le natiche. Scivola lentamente con il busto, si piega in avanti fino a toccare con le dita le punte dei piedi. È il momento. La pelle è lucida di sudore. Si alza di scatto. Si aggrappa al palo, fa una torsione su sé stessa per ritrovarsi capovolta, e divarica le gambe in una spaccata davvero scenografica. I feromoni vengono rilasciati dai pori della pelle. I suoi movimenti calcolati li diffondono verso le prime file, poi le seconde file, e ancora oltre, fino al bancone del bar. 
Carillon li sente allontanarsi dal corpo come emissari dei suoi desideri. La Teleforce le ha affibbiato il ‘dono’ di potersi scegliere l’uomo da portare a letto, e di essere sicura che questi non si rifiuterà, nonostante l’aspetto repellente del suo corpo. 
Carillon si muove ora più lentamente. I fischi sono cessati. Gli occhi degli uomini hanno perso fierezza. Ognuno di loro vede qualcosa di differente in lei. Neppure Carillon conosce l’effetto che i feromoni hanno sui maschi. Si immagina che ognuno di quegli stronzi trovi qualcosa di attraente, ma diverso l’uno dall’altro, in lei. Ogni notte, quando balla, spera che il suo potere si fissi su un uomo, e che vi rimanga per sempre, così che possa mollare quel merdoso lavoro senza perdere l’opportunità di frequentare un uomo, e di farsi una sana scopata ogni tanto. 
Ma non accade mai. 
La mattina, quando loro aprono gli occhi e la vedono, è sempre la stessa storia. Si alzano spaventati. Si chiedono quanto alcol abbiano messo in corpo per finire a letto con un rospo come Carillon. Raccolgono i propri stracci e se ne vanno via a gambe levate, senza neppure salutare. 
Del resto, lei, non ha ereditato dai propri genitori un corpo sinuoso come quello della cara amica Libby. Anche lei è una Super. La Super con la esse maiuscola. Strafica, sensuale, forte, e veloce come un battito di ciglia. Per di più se la fa con Capitan America... bé, lui si fa chiamare American Dream, ma non cambia molto. A lei è andata la Super-figosità e un Super-macho per moroso. A Carillon è andato solo un cassonetto dell’umido bello pieno in cui tuffarsi dalla mattina alla sera. 
Gli occhi di Carillon si fissano sulle prede più appetibili. Non le va di passare la notte con un gorilla. 



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domenica 20 ottobre 2019

L'Ultima Notte di Aurora - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Terzo capitolo della saga di Aurora Scalviati, L'ultima Notte di Aurora è un romanzo che sembra voler chiudere un ciclo narrativo importante, magari per aprire le porte a una nuova vita, sia per il personaggio che determina, e ci guida passo passo, nelle vicende narrate nel libro, sia per la saga, che potrebbe proseguire sotto una nuova luce, e di certo non vedere la propria conclusione con il romanzo di cui stiamo per parlare.

Lei è Aurora. Vi ricordate? All'inizio mi stava persino antipatica. Era arrogante, pretestuosa, non rispettava i superiori, e faceva fatica a legare con chi le stava attorno, con i propri colleghi, con i propri superiori, e soprattutto con i propri fantasmi interiori. A sua difesa, il primo romanzo, ci offre la possibilità di conoscerne il passato, i traumi, gli errori, e le cicatrici mai risaldate completamente. Ed è così che - piano piano - Aurora ha conquistato la mia stima, e quella dei suoi colleghi. Ed è così che - piano piano - Aurora ha conquistato la mia simpatia, e quella dei suoi colleghi. Ma il suo carattere non è certo facile da gestire, e così eccoci in questo terzo capitolo della sua storia, e sin da subito ci troviamo in mezzo a un suicidio, un omicidio brutale, e a una brutta gatta da pelare (n.d.r. T-Rex mi perdoni per questa espressione) per la nostra profiler.
Aurora si butta a capofitto nell'indagine, e subito pretende di riunire i Reietti, la sua 'vecchia squadra'. Solo che la vecchia squadra non esiste più. Bruno, segnato dagli eventi accaduti nel precedente romanzo, ha preso un periodo di aspettativa. Silvia si è allontanata dal distretto di Sparvara per trovare finalmente la sua 'vera' strada, nella forestale. Tom è probabilmente l'unico che non vede l'ora di tornare all'azione, visto che il suo nuovo incarico alla Polizia Postale è frustrante e non conduce ai risultati che vorrebbe. Ma Tom non è un operativo, e alla prima occasione di pericolo, anche il ragazzo si mette di traverso nei confronti delle intenzioni della vecchia amica.
Aurora si trova costretta a lavorare da sola, non avendo accettato il consiglio dei superiori di cercare collaborazione nel personale operativo della centrale di Sparvara, e l'unico appoggio che gli rimane è quello dell'enigmatico Curzi, ancora rinchiuso nell'istituto psichiatrico ove si era consegnato spontaneamente, e ovviamente l'amico, nonché mentore, Isaak Stoner, profiler americano ora residente in Italia. 
La caccia al criminale sembra una missione impossibile. E' abile nel nascondere le tracce, e il legame tra i due fatti che hanno sconvolto Aurora, l'omicidio e il suicidio, è tanto sottile che solo l'intuito della ragazza riesce a evidenziarlo. Sarà poi Stoner a far riavvicinare il gruppo di Amici, a far sì che la squadra torni veramente a lavorare come un sol uomo, e sarà questa nuova indagine a saldare - finalmente - dei legami che fino a un attimo prima sembravano solidi, ma che in realtà avevano tante fragilità a minacciarlo.

Lo stile di Barbara, in questo romanzo, si affina e si avvicina ancora di più ai ritmi dei thriller di fattura statunitense, tanto che anche la sua forma espressiva, il comportamento dei personaggi nei momenti d'azione, alcuni dialoghi, ricordano molto i romanzi dei grandi novelists americani. Narrazione e musica sono un connubio immancabile nei romanzi di Barbara. In questa occasione - lo ammetto - mi è stata indotta dalle vicende narrate. Il suicidio della ragazza dalla torre dell'orologio, non so per quale motivo, mi ha ricordato Amy Lee (n.d.r. Evanescence) che cade nel vuoto nel video di Bring Me To Life. Non so... Il ritmo di quel brano mi ha seguito per tutta la lettura del romanzo, forse a causa del testo di questa canzone, nel cui ritornello si prega, si supplica, di essere risvegliati dall'oscurità e di essere condotti a nuova vita, a uscire dai propri incubi interiori... E di incubi interiori si parla in questo romanzo. Non solo quelli che tormentano da sempre la detective, ormai incapace di relazionarsi col prossimo in modo normale; non solo i tormenti delle vittime con cui Aurora si relaziona e di cui vuole assolutamente salvare lo spirito; non solo le profondità in cui annaspano i criminali, che mai sono persone lineari, malvagie in assoluto, ma che solamente scelgono la strada sbagliata nel tentativo di risolvere le proprie sofferenze. 
Leggendo il romanzo non ho potuto fare a meno di pensare ad Al di là dei Sogni, film interpretato da Robin Williams e ispirato all'omonimo romanzo di Richard Matheson. Un plof cinematografico, visto che incassò meno di quanto fu speso per realizzarlo, ma che affronta un tema profondo e discusso lungamente sia dalle religioni, sia dalla psicologia, sia dalla sociologia. Il luogo dove si va dopo la morte, la sopravvivenza dell'anima dopo la dipartita, la reincarnazione... Nel film troviamo riferimenti alla Divina Commedia, al mito di Orfeo ed Euridice, e ovviamente ci si avvicina al famoso monologo dell'Amleto di Shakespeare (n.d.r. Prima scena, Atto Terzo). 
Nel romanzo viene chiamato spesso l'Uroboro, un simbolo di origini molto remote che raffigura un serpente, o un drago, o un coccodrillo - a seconda della cultura che lo osserva e lo raffigura - che si morde la coda. Un simbolo di immobilità ed eterno movimento al tempo stesso, idea di potere che divora e da origine a sé stesso, di energia che si consuma e si rinnova senza mai fine. E' un simbolo che nel romanzo viene richiamato per indurre all'idea che lo spirito possa sopravvivere alla carne, che non vi sia fine, bensì un nuovo inizio, in un circuito che si autoalimenta in un eterno ritorno... Una forma molto sofisticata e tutt'altro che banale di immortalità.
Se l'Uroboro è forse la chiave di violino di una sinfonia incompiuta da parte delle entità malvagie del libro, osservando invece il romanzo nel suo insieme, il simbolo ci conduce a un ciclo che si chiude e si rinnova, e che funziona egregiamente se si prende in esame non il singolo romanzo, bensì l'intera trilogia. Aurora è al centro di questo cerchio, è la protagonista, la vittima, l'anima che viene trascinata nel baratro, e poi risollevata verso la luce. Lei compie il cerchio completo, e si rinnova in un processo di sofferenza, disperazione, speranza, e gioia. E' come il ciclo quotidiano del nostro Sole, che ci scalda quando compare al mattino, ci offre speranza e vita, ma poi se ne va al calare della notte, lasciandoci al buio, al freddo, ai nostri incubi, e con l'unica speranza che - dopo la notte, prima o poi, torna la luce e il giorno.
Ed eccoci quindi all'ultima notte di Aurora... Che nel buio ha vissuto parecchio, ha sofferto parecchio, ha perso parecchio, e finalmente ora, con l'epilogo di questo terzo thriller ricco di emozioni, può godere dei primi raggi di luce che brillano, e scaldano, il suo volto.

In conclusione, la trilogia di Aurora non è una semplice trilogia di romanzi thriller, benché - volendo - potrebbe essere letta e goduta a pieno anche e solamente su questo livello, bensì propone un percorso molto profondo e ricco di spunti, con innumerevoli riferimenti a culture, a miti, a forme di pensiero, e a spirali psicologiche davvero interessanti. E' un romanzo, una serie di romanzi, che propone più livelli di approfondimento, più strati interiori, più messaggi interconnessi tra loro. E' un po' come - giusto per banalizzare un esame che è tutt'altro che banale - in Inception, o nel già citato Al di là dei Sogni. Fermarsi al primo strato può già essere sufficiente per apprezzare il romanzo, ma scavare negli strati sottostanti può regalare emozioni molto più importanti, e un grado di consapevolezza ancora più significativo.

Buona lettura e... State attenti a tutto ciò che si nasconde nel buio!





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