martedì 30 aprile 2019

Quando morirò!

Glauco Silvestri
Sono un disastro, Dio. Tutto ciò che tocco diventa spazzatura. Sarà così anche quando morirò?

Wetware - Uomini e robot (Urania) (Italian Edition) (Rucker, Rudy)


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lunedì 29 aprile 2019

Storie con le Ali (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il vento soffiava forte sul volto di Icaro. Era colpa della velocità. Si era buttato ad ali spiegate verso il suolo lontano, con gli occhi stretti, attento alla giovane acacia che appariva in mezzo al boschetto di pioppi come una foglia di salvia su un piatto di pasta al burro. 
Su un ramo di quell’albero era appollaiata Cecilia. Una giovane, bella e colorata passerotta che era arrivata al parco poche settimane prima. 
Icaro si era innamorato di lei sin dal primo momento. Cecilia rideva sempre di lui: si divertiva ad ascoltare le spacconate che lui le raccontava per mettersi in mostra. Icaro amava la sua risata sincera. Se lei non avesse avuto un interesse per lui, in quel momento, non sarebbe stata a osservarlo mentre tentava di suicidarsi in quella folle impresa. 
Era colpa sua se, ora, stava sfrecciando a una velocità indicibile diritto contro il tronco dell’acacia. Aveva raccontato la solita panzana «Nessuno può farlo», aveva detto «salire fino alle stelle e lasciarsi cadere come un sasso. Però io l’ho fatto, chiedilo pure in giro, se non ci credi». 
Non poteva immaginare che Cecilia gli rispondesse, con uno sguardo ammirato e pieno di sentimento «Lo faresti per me?». 
Come poteva dire di no. 
L’unico problema era che lui, per quanto fosse bravo con le parole, non aveva mai tentato nessuna delle imprese di cui si vantava. Pensava in ogni caso di farla franca. Magari adducendo una scusa, rinviando a un giorno lontano, troppo lontano per rimanere a mente. 
Lei però era stata più furba di lui «Lo faresti anche adesso?», aveva chiesto innocentemente. 
Icaro si era guardato attorno. Il cielo era azzurro, nemmeno una nuvoletta bianca: quale scusa poteva inventare per rinviare l’impresa? 
«Certo», aveva detto con le spalle al muro.
Cecilia aveva battuto le ali con eccitazione «Dài, forza...». 
Così, poco convinto, Icaro aveva spiccato il volo. Era salito in alto, più di quanto non avesse mai fatto in vita sua. Sentiva il cuore scoppiargli per la fatica, le ali erano pesanti come piombo, era sicuro di essere vicino alla sua fine. Giunto al proprio limite si era chiuso in un piccolo batuffolo di piume e si era lasciato cadere. 

*

Da principio tutto era sembrato lento. Come se la sua impresa fosse ripresa da una telecamera e vista con la moviola. Poi, un po’ alla volta, il vento aveva cominciato a spingere sulla pelle come se volesse togliergli tutte le penne, una a una. 
Aveva aperto gli occhi, per un istante. La terra sembrava lontanissima. Gli alberi erano un puntino verde nel bel mezzo del grigio scuro del terreno. Desiderava essere in un altro luogo. Voleva aprire le ali, frenare, planare e scappare in un altro giardino. Questa volta l’aveva fatta veramente grossa. Però non voleva arrendersi di fronte agl’occhi pieni di ammirazione di Cecilia. Stoico, aveva continuato a cadere e cadere, fino a che gli alberi non diventarono più grandi e riconoscibili. A quel punto doveva aprire gli occhi, se voleva avere una speranza di sopravvivere. 
Cecilia era proprio sotto di lui. Si stava dimenando, come se volesse attirare la sua attenzione, poi, all’improvviso, un urto con qualcosa di molto grosso. Gli occhi si chiusero per l’impatto, perse l’orientamento, sentì il proprio corpo ruotare su sé stesso. Non sapeva più dove fosse il cielo e dove fosse la terra. Sentiva la testa pesante «È finita», pensò. 
Cadde al suolo malamente. Il suo corpo rimbalzò sulla terra umida di rugiada per tre o quattro volte. Cominciò a ruzzolare come una palla. Picchiò contro un albero e rimbalzò su di un sasso. 
Cecilia gridò spaventata. Icaro si era fermato contro una piccola montagna di terra e non si muoveva. Con un salto si era tuffata dal ramo e si era avvicinata a lui con piccoli balzi. 
Tentò di punzecchiarlo con il becco «Icaro, svegliati, ti prego». 
Il povero Icaro era svenuto. Era rimasto appallottolato come fosse una pallina da tennis. Tutti i tentativi della piccola Cecilia sembravano vani. Gli occhi della passerotta erano ormai colmi di lacrime, temeva il peggio. 





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domenica 28 aprile 2019

Johnny English - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
L'altra sera avevo voglia di fare due risate. Tra le pellicole che colleziono, spiccava un vecchio film del 2003, Johnny English, con Rowan Atkinson nei panni del più improbabile degli agenti segreti. Un film leggero, pulito, mai volgare, divertente, che strizza l'occhio all'azione, e... be', c'è Natalie Imbruglia!

La vicenda è intrigante. Dopo un colpo di mano da parte di criminali sconosciuti, l'agenzia di spionaggio inglese MI-7 si ritrova senza agenti operativi. Il paese è però in pericolo, e c'è bisogno di uomini addestrati che possano investigare al caso. E' qui che Johnny English viene scelto come nuovo agente operativo. Addetto ad incarichi amministrativi, goffo, borioso, poco affidabile, English ha comunque ricevuto un addestramento da operativo, ed è quindi il candidato ideale, se non unico, a coprire l'incarico vacante.
E basta poco per capire che l'Inghilterra non è in buone mani. I gioielli della corona vengono trafugati durante la sua sorveglianza, e un terribile complotto porta la Regina ad abdicare, in favore di un lontano parente della famiglia reale, ovvero Pascal Sauvage, imprenditore francese nel campo delle carceri, e che sogna da sempre la corona sul suo capo.
Ma Sauvage ha un piano segreto, e English è l'unico che - nonostante tutto - abbia intuito gli affari loschi del futuro Re d'Inghilterra, e...

E più in là non oso andare. Il film è intelligente. Rivanga gli antichi dissapori tra Inghilterra e Francia, e allo stesso tempo reclama le lontane parentele che legarono a doppio filo le sorti di questi due paesi. E poi c'è l'idea geniale di portare un agente improbabile nei panni di un James Bond goffo e quasi incapace. Ma non è incapace davvero, è la sua boria che lo pone in situazioni scomode e che lo portano a compiere errori fatali. E c'è persino la bella di turno, una doppiogiochista, affascinante, e intrigante, che alla fine aiuterà English nel portare a termine il suo compito.
Si ride, ci si diverte nelle scene d'azione, e alla fine si chiude la serata con il botto. 
Ma non posso svelare il finale della pellicola. Vi basti che la regia funziona, che gli interpreti calzano bene i panni dei loro personaggi (n.d.r. Menzione d'onore per il sempre eccezionale John Malcovich), e che a fronte di 40 milioni di dollari di costo, il film ne ha incassati ben oltre 160.


Un vero mito! Da vedere.



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sabato 27 aprile 2019

A star is Born - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Terzo remake di un film del lontano 1937 (n.d.r. I primi due remake furono dei musical), A star is born è una storia capace di abbinare la musica, una storia romantica, e le solite vicende umane di sfortune e fortune che tutti conosciamo. 

Tutto ruota attorno a Jackson Maine, una star del Rock dal passato turbolento, dal presente asservito all'alcolismo, e dal futuro minacciato da un terribile acufene che - a causa del mestiere che fa - rischia di renderlo sordo.
Ally è una artista squattrinata. Ha una grande voce, ma proprio non riesce a sfondare. Lavora come cameriera, canta nei locali dopo il lavoro, conta i centesimi nelle tasche per riuscire a pagare l'affitto e magari anche qualcosa da mangiare.
Una sera, di ritorno dall'ennesimo concerto, Jackson chiede all'autista di fermarsi in un bar di periferia. Finisce nel locale dove Ally canta e - perdonatemi il gioco di parole - viene incantato dalla ragazza.
Tra i due nasce una rapidissima empatia. Jackson la aiuta a sfondare, e si innamora follemente di lei, che ovviamente ricambia. Ma come sempre accade, la carriera dei due cantanti li porta lentamente a separarsi, impegni, i demoni interiori, i percorsi differenti... La solita love story che finisce male? Non ve lo svelo!

Film davvero impressionante, davvero ben realizzato con una Lady Gaga quasi irriconoscibile e dalla voce potente e penetrante. Lui, Bradley Cooper, non l'avrei mai immaginato nel panni di un cantante rock, e invece funziona alla grande. Film davvero ben riuscito - lo ripeto - e nonostante le continue interruzioni e i cambi di programma. La regia doveva essere di Eastwood, ma i problemi nell'identificare il giusto cast lo convinsero a lasciare il lavoro, e di passarlo a Bradley Cooper stesso. I panni di Jackson avrebbero dovuto essere vestiti da Tom Cruise, e quelli di Ally da Beyonce. Ma entrambi, per un motivo o per l'altro, hanno declinato... E così i tempi si sono allungati, e qualcuno pensava persino che la pellicola non avrebbe mai visto la luce. E invece... Eccola qui. E che film meraviglioso!

E' il secondo film - dopo Guardia del Corpo - nella classifica incassi delle pellicole con cantanti come protagonisti. Di riconoscimenti ne ha raccolti parecchi, e non solo nei festival del cinema. E devo ammettere che, nonostante si noti un cambio di ritmo piuttosto repentino tra il primo e il secondo tempo, la narrazione cattura lo spettatore e non lo molla fino alla fine.

Ve lo consiglio.



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venerdì 26 aprile 2019

Tra le cave di gesso di #Brisighella - #Fotografia

Glauco Silvestri
Brisighella è una dei luoghi in cui torno sempre volentieri. Il borgo è meraviglioso, la natura circostante è ricca e invitante, la cordialità della gente del luogo è invidiabile, si mangia bene e... Che altro devo aggiungere? E' anche una meta fotografica sempre nuova e aperta a punti di vista originali.

Paesaggio

In questa occasione, durante il giorno di Pasqua, io e la mia compagna abbiamo deciso di tornare in questo ameno paesino romagnolo per fare due passi nel Parco naturale della Vena del Gesso, e del museo geologico del Monticino a cui si può accedere facilmente partendo dal parcheggio sottostante al Santuario del Monticino.

Castello

Il parco offre diversi percorsi lungo vene ormai esaurite delle cave di gesso che circondano la zona. Per chi è amante della geologia, qui c'è da spalancare gli occhi di fronte alle variazioni geologiche esposte al nostro sguardo.

Farfalla

Si può notare anche con occhi profani il cambio di terreno, i tagli tra uno strato e l'altro, le strutture argillose, quelle ricche di cristalli di gesso, e il terreno più recente.

Colors

Soprattutto, si notano le grotte... Un tempo piene d'acqua, oggi vuote ma 'non visitabili' perché pericolose e pericolanti.

Roccia

E parte del percorso è persino chiuso a causa di smottamenti recenti, mentre altre parti del percorso conducono ad 'aree sicure' da cui ammirare alcuni inghiottitoi, ovvero dei veri e propri buchi nel terreno che conducono a delle grotte sotterranee, buchi nascosti dalla vegetazione e... Davvero pericolosi se non si sta attenti.

Ancient Animals

Percorso adatto a tutti, dove anche i bambini possono divertirsi ad ammirare le ricostruzioni di animali preistorici (n.d.r. No, non i dinosauri, ma un mammut c'è!) che ben si adattano al territorio che si percorre a piedi.

Croccodile

Il parco geologico è adatto proprio a tutti, sono percorsi facili, che si possono affrontare senza particolari accorgimenti. Si diramano a stella da un punto 'di raccolta' dove potete trovare diversi cartelloni esplicativi e delle panchine, e ognuno di essi vi porta in un luogo interessante dell'intero parco. Ed è sempre da qui che è possibile allungare il cammino per raggiungere il Rifugio Carné, un luogo dove poter trovare ristoro, un centro visitatori, e da cui partire per altre escursioni geologiche nel territorio.

Foglie

Per poter vedere l'intero album fotografico dedicato a Brisighella, potete cliccare qui. In questo album troverete sia le foto scattate durante la mia ultima escursione, sia quelle più vecchie, in paese, al castello, e sulla torre dell'orologio.
Buona visione!


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giovedì 25 aprile 2019

Sicario - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Vista la recente uscita di Soldado, non ho potuto fare a meno di ripescare Sicario così da riesumare vecchi ricordi e prepararmi al meglio per vedere la nuova pellicola. E devo dire che ho fatto bene... Perché non mi ricordavo proprio nulla del film.

La trama è una di quelle che sorprende. Tutto ha inizio quando, durante una delicata operazione per catturare un boss della droga, l'agente FBI Kate Macer si trova nel bel mezzo di una trappola esplosiva. Risultato? Nessuna cattura, due agenti morti, un sacco di scartoffie da compilare, e un bel buco nell'acqua da collezionare assieme a tutti i precedenti.
La determinazione di Kate la porta in contatto con le alte sfere, le quali le consentono di entrare in una speciale task force creata appositamente per distruggere il narcotraffico al confine tra USA e Messico. La task force sembra una sorta di società segreta, dove solo Matt Graver sembra sapere esattamente cosa stanno facendo, e dove il misterioso Alejandro pare il vip con le conoscenze giuste per far muovere le cose come gli agenti desiderano.
Kate si trova così intrappolata in un ambiente senza regole, dove per ottenere il risultato ci si dimentica delle regole e... gran finale [Spoiler], dove si cospira non per abbattere il narcotraffico, bensì per controllarlo mettendo un uomo fidato al suo comando[Spoiler].

Devo dire che film di questo tipo non sono una novità. Può essere interessante la sua crudezza, ma per il resto ci si trova di fronte a una pellicola con personaggi tagliati col macete, privi di sfumature, ed estremamente caratterizzati, una trama per certi versi prevedibile, ma raccontata in modo da confondere le idee, e con artisti del calibro di Benicio del Toro ed Emily Blunt a sostenere l'intero palcoscenico.

Sono temi già visti e rivisti, forse raccontati con l'ispirazione di produrre qualcosa di realistico, ma che alla fine non esce mai dai binari canonici che ci si aspetta in questo genere di pellicole. E' un bel film, con un ritmo oscillante tra dramma e azione, ma con una tensione crescente dovuta a una Emily Blunt capace di vestire alla perfezione i panni della confusa Kate Macer.


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mercoledì 24 aprile 2019

La Domotica

Glauco Silvestri
Si è appena concluso il mio mini corso per dare a Siri quello che non è di Siri e, come promesso, eccomi ad affrontare il tema Domotica per chiarirne gli aspetti, l'utilità, e la futilità.
Apple Home come appare su un iPhone

Se facciamo una ricerca banale su Amazon, l'elenco di prodotti che ci viene offerto è davvero vario. Il fatto è che sotto questo termine si racchiude un mondo che accoglie sia dispositivi 'stupidi', sia dispositivi intelligenti. Questo perché per Domotica si intende tutto ciò che permette di sviluppare degli automatismi nelle abitazioni. 

I sistemi domotici Amazon Alexa
Facevano parte della Domotica i prodotti che negl'anni ottanta spopolavano, come gli accenditori delle luci col battito delle mani, o gli interruttori crepuscolari, che accendevano la luce solo quando nell'ambiente c'era poca luce. Fanno parte della Domotica quei sensori di presenza che accendono le luci quando ci si passa davanti; i dispositivi che chiudono il gas quando rilevano una perdita; i dispositivi che avvisano in caso di fumo in cucina; i dispositivi che chiudono in automatico le tende da giardino quando soffia troppo vento. L'elenco è lungo, e per lo più riguarda prodotti con cui ormai abbiamo a che fare da anni, e con cui siamo abituati a vivere senza problemi.

I dispositivi Google Assistant

Oggi però la Domotica è diventata 'intelligente'. I dispositivi di un tempo ora li possiamo pilotare a voce, chiedendo a Siri, Alexa, o a Google, di premere un pulsante per noi. Tutto ciò può sembrare superfluo, e forse lo è, ma non è altro che la logica conseguenza di un processo - lento - di evoluzione dei prodotti di automazione domestica.

Ma è davvero tutto qui? 

La Domotica è un mondo che ha diviso le persone. C'è chi se ne è innamorato, e c'è chi invece pensa siano dei gingilli per persone pigre. E sotto sotto, questi ultimi, pensano che chi se ne è innamorato - per proprietà transitiva - è anche una persona pigra. Forse è vero! 

Ma non è che ci stiamo perdendo qualcosa di interessante?

Perché la Domotica non è solo accendere e spegnere le luci in automatico, o aprire e chiudere le tapparelle, o le tende, il televisore, il frullatore, gli elettrodomestici in generale, sempre in automatico. Queste sono funzioni utili, alcune forse futili, molte sicuramente superflue.

Un crono-termostato tradizionale
per la regolazione della caldaia
La Domotica può controllare la temperatura degli ambienti, e di conseguenza regolare i termosifoni in modo che si consumi il giusto senza sprechi, pur mantenendo gli ambienti confortevoli e di nostro gusto. La domotica può occuparsi della nostra sicurezza, controllando la qualità dell'aria, verificando che non ci siano fughe di gas e/o incendi mentre noi dormiamo. La domotica può persino aiutarci a salvaguardare la casa dai furti, ed eventualmente proteggerci dalle aggressioni nel caso in cui dei malintenzionati riescano a intrufolarsi a casa nostra con l'inganno.
E se tutto ciò si poteva già fare con prodotti che un tempo erano a sé stanti, perché nulla di nuovo si è veramente creato di nuovo, oggi lo si può fare con sistemi centralizzati, più furbi (n.d.r. La parola intelligente è spesso usata di sproposito), e comodi da gestire (n.d.r. Grazie allo smartphone).

A questo punto potrebbe avere un senso, vero?

Un sistema di controllo della temperatura intelligente
con le sue valvole termostatiche pilotabili da remoto
Io, con la Domotica, ci ho a che fare sin da quando ho iniziato a lavorare. Nella mia ditta ho sviluppato assistenti vocali, sensori di gas, rilevatori di fumo, antifurto, attuatori per chiudere valvole remote (n.d.r. Gas e Acqua), sistemi di assistenza medica, ma anche impianti luce controllabili a distanza, eccetera eccetera. A forza di fare prodotti di questo tipo, un po' di curiosità mi è venuta, è normale, e in casa hanno cominciato a comparire sin da subito alcuni di questi dispositivi.

Erano gli anni novanta quando installai un crono-termostato capace di regolare la temperatura della casa in base alle ore del giorno e al giorno della settimana, nonché della stagione. E nello stesso periodo apparve nella mia cucina un sensore di gas.

Arrivano i primi smartphone, e visto che mi ero stancato di svegliarmi la mattina con un suono assordante, o con le pubblicità alla radiosveglia, misi su due lampadine bluetooth comandate dal cellulare, che all'ora della sveglia simulavano il sorgere del sole, illuminando gradualmente l'ambiente e facendomi svegliare con più morbidezza.

Passa il tempo, e nel mio quartiere comincia a tirare brutta aria, è un periodo buio che dura poco, per fortuna, la banda viene sgominata, ma alla fine decido per acquistare anche un piccolo antifurto, anche questo capace di parlare col mio cellulare, di mandarmi avvisi, e di controllare anche alcuni dispositivi remoti. E visto che la fame vien mangiando, e che la lavatrice mi fece un brutto scherzo proprio in quel periodo, misi su anche due sensori di allagamento.

Arrivano gli assistenti vocali. Anche qui in ditta cominciamo a lavorarci. Visto che ho un Mac, e che ho un iPhone, non posso far altro che sposare Siri (n.d.r. In senso metaforico).
La Apple TV

Visto che son stanco della tv generalista, della pubblicità sempre più invadente, e della sempre più scarsa qualità della programmazione televisiva, decido di provare a staccarmi da essa. Compare in casa una Apple TV, tramite la quale mi guardo l'intero contenuto del mio NAS, su cui tengo i film a cui sono più affezionato (n.d.r. Travasati dalla mia collezione di DVD, che ormai aveva occupato mezza casa, mentre l'altra metà era occupata dai libri, e l'altra metà dai CD), da cui accedo ad Amazon Prime Video (n.d.r. Visto che ho un abbonamento Prime per le spedizioni dal noto store online, perché non approfittare degli altri servizi acclusi?). E in cucina, visto che la fame vien mangiando, installo una più economica Fire Stick TV, che ammetto funziona davvero molto bene nonostante costi un infinitesimo rispetto alla Apple TV.

Le lampadine bluetooth vanno in pensione di conseguenza, anche perché i led fanno una luce fastidiosa troppo fredda, e nonostante le regolazioni non si arriva mai a ciò che si vorrebbe veramente, mentre le nuove lampadine led sono davvero migliorate dal punto di vista del comfort visivo, ed ecco apparire due nuove lampadine comandabili con Siri, eccetera eccetera eccetera...

Arriviamo quindi ai giorni nostri, in casa ho dispositivi diversi, alcuni di una famiglia, altri di un'altra famiglia, e alcuni che vivono per i fatti loro. E' in questo momento che scopro Homebridge, e grazie ad esso riesco a far convergere tutto quanto in un unico ambiente di controllo.

Il cerchio si chiude? Apparentemente sì.

Di sicuro avrete compreso, da questo lungo, spero non noioso, articolo, che la Domotica può offrire sia servizi superflui, sia servizi utili. In genere il percorso più intelligente è quello di sfruttarne le potenzialità per i servizi utili (n.d.r. La sicurezza, il risparmio energetico) e non cadere nella trappola dei servizi superflui. In questo modo si possono ottenere dei veri vantaggi da ciò che la domotica può offrire.

E no! Quando sono in casa non vado in giro parlando con Siri ogni momento. Preferisco controllare i dispositivi domotici con degli automatismi, o direttamente dal tablet, o dallo smartphone. Non riesco ancora a parlare con gli assistenti virtuali come fa Tony Stark col suo Jarvis.





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martedì 23 aprile 2019

Il pregiudizio

Glauco Silvestri
Nulla alimenta il pregiudizio più dell’ignoranza.

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lunedì 22 aprile 2019

Starship Journal (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Diario di Bordo. 

Nome del Vascello: Nave da ricerca “Magellano” 
Ufficiale redattore: Ing. Civile Di Maria Stefano 
Data Terrestre: Sconosciuta 
Ora solare: 15,30 

Alle ore 12,00 odierne, l’intero organico della nave è stato risvegliato dalla stasi criogenica a causa di alcune anomalie riscontrate dell’elaboratore centrale CC-1001. 
Secondo i dati registrati dai sensori ambientali, il vascello ha attraversato un potente campo elettromagnetico che, per motivi non ancora ben definiti, ha destabilizzato le celle di contenimento del propulsore. 
La perdita del campo di contenimento ha contribuito al decesso di tutte le coltivazioni bioenergetiche. I licheni hanno subito notevoli sollecitazioni e hanno cessato la loro attività nelle due ore successive all’evento cosmologico. Inutili sono stati tutti i tentativi di rivitalizzare le celle immagazzinate nei campi di contenimento ausiliari. 
L’attuale potenza motrice della nave è ridotta al minimo. La spinta massima ottenibile dal propulsore di servizio, alimentato a energia atomica, non è sufficiente al raggiungimento del pianeta Terra in un periodo di tempo accettabile. 
L’equipaggio ha il morale alto, ma le possibilità di tornare a casa sono praticamente nulle... 

End of Data. 

*

Amia era sdraiata fuori dalle mura della città. Si era scelta un grosso macigno levigato, simile per la forma a una sdraio anatomica. Osservava il cielo, silenziosa, mentre Antares, il suo cavallo, brucava qua e là piccoli ciuffi d'erba. 
Agl'occhi di Amia il cielo di Torkan non era mai stato così bello. L'azzurro candido di quando era bambina si era mischiato con i gas tossici che la città aveva scaricato indisciplinatamente nell'aria. Ora, grazie a questi gas, gli occhi della ragazza potevano vedere uno spettacolo tale che nemmeno un proiettore laser avrebbe potuto disegnare in cielo. 
L'aurora era uno spettacolo stupefacente. Milioni di colori mescolati tra loro, brillanti e accesi, spinti dalle correnti d’aria come fossero le acque di un grosso fiume. Erano corpi che si abbracciano in una sinfonia lenta, piena di agonia, come se facessero l'amore, come se fossero disperati, come se fosse l'ultima volta, per loro. 
In realtà, quello era solo l'inizio. Un nuovo inizio per il pianeta, oltraggiato per decine di secoli dalla pazzia dell'uomo, incapace di lottare contro il genio della razza umana. Ora Torkan si prendeva la sua rivincita donando alla specie umana un ambiente invivibile, e per sua gioia, condannandola all'estinzione. 
Con la mano ambrata Amia si teneva i capelli dietro la nuca. Amava sentire il soffio del vento sulla pelle, il calore dei raggi solari, e quando fuggiva dalla città per rimanere sola, si liberava da tutto ciò che poteva impedire il contatto con la natura morente. 
Lei faceva parte di Torkan. Era nata su quella terra sterile e non voleva andarsene. Non sarebbe mai salita su uno di quei razzi che venivano sparati nello spazio a ritmi regolari. Là fuori non c'era nulla. Quella gente partiva con la speranza di trovare una nuova casa, e invece, non si rendeva conto di cambiare solo il tipo di bara in cui trascorrere l'eternità. 

*

Lei voleva essere sepolta vicino a quella roccia. 





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domenica 21 aprile 2019

Escape Plan 2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Mi era piaciucchiato il primo capitolo di questa 'saga'. Però Escape Plan 2 è qualcosa di differente... Assurdo, fuori da ogni logica, e con un finale che proietta verso un terzo film. Bah! Andiamo per gradi e...

Vi ricordate di Ray Breslin? Era noto per essere uno dei migliori tester dei sistemi di sicurezza. Nel primo film venne incastrato da gente a cui il suo lavoro dava fastidio, con una scusa fu rinchiuso in un carcere di massima sicurezza  - noto come la Tomba - sperando di non sentire mai più parlare di lui, e invece, ecco che riesce a fuggire, a smantellare l'organizzazione che lo voleva fuori gioco e... Arriviamo ai giorni nostri, dove Breslin ha riavviato la sua vecchia attività, con un nuovo team, e ovviamente il film inizia con una fuga, il salvataggio di alcuni reporter in mano a dei terroristi, e qualche danno collaterale.
Da questo episodio Breslin capisce di dover allontanare un membro del suo team, un ragazzo in gamba ma che pensa troppo in solitaria, e di conseguenza mette tutto il gruppo in pericolo.
Passano i mesi, e un altro membro del suo team scompare. E' stato rapito, assieme al fratello - CEO di una nota ditta di telecomunicazioni - da non si sa bene chi. L'intenzione di questi misteriosi criminali è quella di sottrarre al fratello delle informazioni legate a un nuovo sistema satellitare capace di decrittare qualunque protocollo noto, e di rivoluzionare l'intero settore. Ovviamente - visto il tema di questa storia - i due vengono imprigionati in un nuovo super penitenziario chiamato Ade. Bel posticino Ade. Ogni giorno i detenuti devono sfidarsi a duello. E chi vince ha come premio un paio d'ore in una sala relax dotata di ogni comfort! Boh!
Vabbé! I due chi trovano all'interno del carcere? L'altro membro allontanato da Breslin (n.d.r. Sospetto, vero? Io ho capito subito dove voleva andare a parare tutto questo intricato plot da film di spionaggio di serie B).
E non c'è bisogno di meravigliarsi se, dopo una buona mezz'ora pressoché superflua, Breslin finisce dentro Ade.

Non vi dirò come va a finire, ma avendo già anticipato che c'è un finale aperto, rimane davvero poco per alimentare la curiosità. Il film è assurdo. Ade è tutto automatizzato, con robot che paiono essere riciclati/copiati da altri film di fantascienza (n.d.r. Quelli degli anni sessanta...). Però ci sono le guardie umane! Persino il super computer che gestisce il carcere ha una forma umanoide con dei tubi attaccati a caso, ma poi va riavviato con dei comandi da tastiera... Boh! Ribadisco, assurdo. Senza contare che guardando la pellicola, più e più volte mi è tornato in mente l'Alveare di Resident Evil, e quando i misteriosi 'cattivi' appaiono sullo schermo per pretendere risultati, ecco ancora Resident Evil che mi ronza nella mente. E niente funziona come dovrebbe, senza filo logico, contorcendosi su sé stesso nel pretendere che ci siano più filoni da seguire: la rivalsa del tizio allontanato dal team di Breslin, i brevetti del nuovo sistema satellitare (n.d.r. Come se una cosa così complessa potesse essere tenuta a memoria da una sola persona!), così come l'idea di far combattere i carcerati per avere due ore libere in una saletta dove poter leggere un libro, fare un disegno con le matite colorate, o ascoltare un po' di musica! E che dire dei personaggi? Sono talmente piatti da far concorrenza a qualche fumetto mal fatto. Non c'è pathos, non c'è coinvolgimento, non ci si affeziona ai personaggi, e il finale non aiuta proprio a tenere in piedi questa pellicola.

Peccato!



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sabato 20 aprile 2019

Lupin III, Il castello di Cagliostro - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Qualche giorno fa se ne è andato un altro mito del cinema d'animazione. 81 anni. Aveva iniziato a disegnare Lupin III nel lontano 1967 e... Io sono cresciuto con Lupin che mi faceva compagnia. La scomparsa di Monkey Punch (n.d.r. aka Kazuhiko Kato) era inevitabile. Nessuno è immortale, ma è comunque una ferita aperta che è difficile da rimarginare. Un uomo colto, gentile, che ho avuto modo di conoscere (n.d.r. Superficialissimamente, è ovvio) non solo attraverso i suoi lavori, ma anche in una fiera del fumetto, tanti, ma tanti, ma tanti anni fa.

E' per questo che oggi vi voglio parlare di una delle più belle avventure del mitico Lupin, una di quelle intramontabili, una di quelle che ancora profuma del Lupin delle origini, perché è ovvio che i personaggi così longevi devono adattarsi alle epoche (n.d.r. Non ricordo più, ogni svolta del personaggio era caratterizzato dal cambio di colore della giacca, giusto? Venitemi in aiuto voi che siete più esperti di me). Parlo ovviamente de Il Castello di Cagliostro

Film di animazione del lontano 1979 (n.d.r. Credo di averlo visto decine di volte da allora), diretto da Hayao Miyazaki... Fu il suo esordio nei lungometraggi, pensate!

Tutto ha inizio con una fuga forsennata. Lupin ha appena svuotato il Caveau del Casinò di Monte Carlo. Il denaro è falso, di ottima fattura, e porta la firma del Conte Cagliostro. Deciso di andare alla fonte, per un bottino ancora più ricco, il ladro, assieme al fedele Jigen si reca nell'arciducato. E' qui che incontra Clarisse, e la salva da dei malintenzionati. Peccato che nella fuga finiscono in un dirupo, e al suo risveglio la ragazza è sparita. Di lei rimane solamente un anello prezioso con sopra un sigillo.
La ragazza è nel frattempo tornata al castello, dove dovrà sposare il conte (n.d.r. Ovviamente controvoglia). Lupin è ovviamente intenzionato a realizzare il proprio piano ma quell'anello gli porta parecchi grattacapi. Qualcuno tenta di ucciderlo, e in suo soccorso arriva ovviamente Goemon. Fare due più due è piuttosto facile. Gli assassini volevano recuperare l'anello per conto del Conte. Lupin, eterno romantico, decide quindi di cambiare i suoi piani. Il furto dei tesori del Conte passa in secondo piano. Va salvata la ragazza dalle grinfie di quel mostro... Sempre e comunque con un occhio di riguardo anche per il tesoro!
Fujiko entra in campo proprio a questo punto, anche lei interessata al tesoro, verrà suo malgrado coinvolta nella missione del ladro gentiluomo e...

Be', io ero piccolo quando vidi questo film per la prima volta. In Italia fu proiettato da Italia 1 nel 1984. Da allora l'ho avuto in VHS, poi in DVD, e oggi in formato digitale. Lo adoro. Sono i disegni delle origini. La regia è di un maestro intramontabile. L'avventura è divertente. I personaggi sono miti indiscussi. Di difetti, io, non ne trovo alcuno. Ma forse è solo affetto il mio... 

No, questo film è perfetto. Punto!


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venerdì 19 aprile 2019

Il Gufo Reale - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
E' un vecchio numero di Historica che io e la mia compagna abbiamo acquistato in un mercatino dell'usato. 
Il Gufo Reale è ambientato sul fronte russo della seconda guerra mondiale. E' uno di quei fumetti che piacciono a me, con eroi, tanti aerei, e magari un po' di romance in sottofondo. 

Sul fronte orientale la Luftwaffe domina i cieli, e l'inferiorità tecnologica dei sovietici è evidente. Tra i piloti tedeschi c'è un asso, si fa chiamare Wulf, e pur non apprezzando il regime nazista, combatte per la patria, che ama tantissimo, e combatte per la piccola Romy, sua figlia, così da assicurarle un futuro prospero e felice.
Sul fronte russo sono le 'streghe della notte' a far tremare gli animi tedeschi. Sono donne, sono spietate, e nonostante gli scarsi mezzi, sono micidiali. Tra loro c'è Lilya, la più brava, scaltra, e feroce di tutte. E' talmente brava che in breve tempo viene spostata in un reparto di uomini, e anche lì, sin da subito, si fa apprezzare per la sua bravura nei combattimenti.
Lilya e Wulf si incontrano spesso nei cieli, e mai si riesce a decidere da che parte la fortuna voglia volgere lo sguardo. L'occasione di conoscersi davvero avviene quando la donna viene abbattuta e catturata. Wulf, stanco del comportamento animale dei suoi camerati, prende le sue difese, e le offre persino l'opportunità di fuggire. Finisce nei guai, ma c'è troppo bisogno di piloti abili al fronte perché qualcosa accada veramente. E anche Lilya finisce nei guai, ma in un modo o nell'altro anche sul fronte russo non si può rinunciare a una eroina sovietica.
Per cui, mentre il Reich è sempre più alle strette, senza carburante e mezzi, e mentre la Russia ottiene nuovi velivoli dalla macchina bellica americana, le vicende di questi due piloti continuano a incrociarsi, fintanto che tra loro non scocca qualcosa di più che il semplice rispetto per un avversario di valore...

Disegni accuratissimi, storia avvincente - forse un po' troppo frettolosa - e ambientazione storica davvero perfetta. Il Gufo Reale è una Graphic Novel maiuscola, ricca di dettagli e di risvolti, mai brutale esplicitamente, ma comunque neppure all'acqua di rose. Coinvolge, appassiona, e strattona l'anima quando il destino non ha pietà per nessuno. Non si può certo sperare in un lieto fine, perché alla fine della seconda guerra mondiale, di lieti finali, se ne son visti davvero pochi.

Bello. Davvero Bello. Mi è piaciuto molto. 



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giovedì 18 aprile 2019

L'uomo che uccise Don Chisciotte - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ben otto tentativi di realizzazione nell'arco di vent'anni. Nel cast originale ci doveva essere Johnny Deep. Poi, tra nubifragi, F16 in volo sulle zone in cui si girava, crisi finanziaria, riscrittura, bla bla... Dalle disavventure iniziali fu tratto persino questo docufilm... Dall'idea iniziale del 1998 si è arrivati al 2018. Arrivato nelle sale nel settembre dello scorso anno, io - che lo attendevo ormai da secoli, e di conseguenza mi ero convinto che non sarebbe mai giunto - me lo sono perso.
L'ho recuperato solo di recente e... Ma vi ho già detto di quale film vi sto parlando? Ovviamente sì, l'ho scritto nel titolo di questo post, ovvero L'uomo che uccise Don Chisciotte, di Terry Gilliam.

La storia è ambientata ai giorni nostri. Toby è una sorta di creativo, e sta lavorando con la sua troupe alla realizzazione di un film su Don Chisciotte, solo che la sceneggiatura non lo convince, e il tempo passa senza che neppure qualche metro di girato piaccia al regista. Preso dalla disperazione, Toby decide di staccare la spina, di prendere una moto in prestito e di andare via dal set cinematografico per trovare l'illuminazione. E il viaggio lo conduce in un piccolo villaggio, dove già era stato da giovane, quando sperimentava con i suoi amici di studi, e si trovava in Spagna proprio per girare un film a basso budget su Don Chisciotte. In questo paesino, da giovane, aveva convinto un po' tutti a far parte del cast, tanto che Dulcinea era interpretata dalla giovane figlia del gestore di una locanda, e Don Chisciotte da un vecchio calzolaio.
Son passati anni e anni da quella prima esperienza, e il villaggio appare immutato, ma visitandolo, Toby scopre che il suo primo film ha influenzato definitivamente la gente del luogo. La figlia del locandiere è diventata la schiava/amante di un magnate russo possidente di terre non troppo lontano da quelle zone. Il vecchio calzolaio è impazzito e si crede davvero Don Chisciotte.
Toby lo incontra, e in un modo inimmaginabile, viene coinvolto dalle sue folli avventure, nel ruolo del fedele scudiero Sancho Panza.

Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso. Una favola, una avventura d'altri tempi, una storia che ti trascina nella follia, e nella meraviglia. Ottima la regia, perfette le interpretazioni. Dovete assolutamente vederlo!


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mercoledì 17 aprile 2019

Date a #Siri ciò che non è di Siri (Indice degli Argomenti) - #Corso #Homebridge

Glauco Silvestri

La domotica è l'argomento del momento. Molte aziende tecnologiche vi ci sono buttate, compresa quella per cui lavoro, e a dominare il mercato sono ovviamente i grandi colossi, quali Amazon, Google, Apple e Samsung. In affiancamento alle cosiddette Smart Things sono state create delle intelligenze artificiali a cui, volendo, si può chiedere di tutto (n.d.r. Ma che poi non è detto che facciano sempre proprio quello che chiediamo). Siri, Alexa, e Google Assistant sono i referenti digitali del momento.
Ci si interroga molto sulla domotica.
Serve veramente? Funziona? E' sicura? Ha senso?
Il tempo risponderà a tutte queste domande. Il fatto è che, volenti o meno, in tutte le case questi oggetti stanno comparendo giorno dopo giorno. Magari all'inizio si comincia con qualche lampadina, poi qualche presa comandata, poi l'antifurto, qualche sensore casalingo (fumo, gas, acqua), e magari le tapparelle motorizzate, o il tendone in terrazza... E così via, fino a che non ci si rende conto che 'sarebbe bello poter comandare tutto quanto da una singola App'.

Visto che spesso questi acquisti Smart vengono fatti badando al portafogli, nel momento in cui ci poniamo la fatidica domanda si viene a scoprire che non tutto è raggruppabile sotto lo stesso dominio. Magari alcuni oggetti sono wifi, hanno la loro app, ma non parlano tra di loro. Magari qualche dispositivo funziona via radio con un hub proprietario, magari ancora alcuni dispositivi funzionano con Google, o con Alexa, ma non con Siri.
Homebridge viene in aiuto in questo contesto, e permette di unificare tutto quanto sotto la medesima bandiera, e di farla funzionare sia da un'unica app, sia con i comandi vocali ad un'unica intelligenza artificiale.

Qui di seguito trovate il link a tutte le lezioni di questo corso, nella speranza che possa venire utile a semplificare la vita, o a complicarla, nel caso siate di quelli che si stava meglio quando si stava peggio... Ma forse forse avete ragione voi.

  1. Da dove cominciamo? (Lesson 1)
  2. Installiamo il Sistema Operativo (Lesson 2)
  3. Collegamento da remoto - SSH e VNC (Lesson 3)
  4. Installiamo Homebridge (Lesson 4)
  5. Il file di Configurazione (Lesson 5)
  6. Avvio Automatico di Homebridge (Lesson 6)
  7. Ottenere un IP Statico (Lesson 7)
  8. Bibliografia



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martedì 16 aprile 2019

Era il mito del sé che portava alla noia e all’egoismo.

Glauco Silvestri
Era il mito del sé che portava alla noia e all’egoismo. Tutto il dolore umano proveniva dalla folle credenza degli uomini che un individuo fosse qualcosa di più che una parte integrante dell’Uno-verso circostante. 

Wetware - Uomini e robot (Urania) (Italian Edition) (Rucker, Rudy)




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lunedì 15 aprile 2019

Sogno di Capitano (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
L'oscurità avvolse gli occhi che si erano aperti di scatto. Era stato svegliato da un grido proveniente dall'appartamento sopra il suo. Non poteva vedere attorno a sé ma poteva comunque tendere l'orecchio e apprezzare il tonfo ovattato e martellante che scendeva attraverso le pareti della stanza. Un ritmo preciso, frenetico, accompagnato da gemiti e sospiri. Una sorta di melodia ancestrale che, a intervalli regolari, si sovrapponeva a dei grugniti animaleschi. Rimase qualche istante ad ascoltare e immaginare cosa stava accadendo al piano di sopra. 
Non riusciva a pensare a Nicoletta in quel modo. Lei faceva la maestra delle elementari, una giovane ragazza premurosa e sempre attenta alle esigenze dei bambini. No, non riusciva proprio a immaginarsela nell'intimità con un altro uomo. 
Si mise a sedere, ora riusciva a vedere il debole display fluorescente della sveglia. Mancava giusto una mezz'ora di sonno e non aveva la minima voglia di starsene nel letto a rigirarsi tra le lenzuola, specie con quello che stava accadendo al piano di sopra. Si sollevò, e lentamente, uscì dalla stanza. La luce del pianerottolo investì i suoi occhi ancora intorpiditi. Un lamento, e poi l'oscurità del bagno. 
Aprì il rubinetto dell'acqua fredda. 
Dopo un attimo di esitazione immerse la testa sotto il getto d'acqua gelata. Sicuramente il miglior modo di svegliarsi, o di farsi venire un infarto. 
Una decina di minuti più tardi era in cucina, radio accesa su RTL, latte sul fuoco e biscotti pronti, sul bancone, di fianco a una grande tazza con il castello di Dracula disegnato sopra, comprata in Transilvania l'estate precedente. 
Aveva sollevato la tapparella e ora la casa era illuminata da un debole Sole coperto dalla foschia mattutina. Nella stanza da letto non si udivano più le gesta di Nicoletta. Forse il rumore della tapparella li aveva intimiditi oppure, forse, si stavano crogiolando l'uno sull'altra per riprendersi dall'estenuante amplesso. 
Su RTL, la Benatti rideva di un SMS che era arrivato in studio. Un ragazzo raccontava di essere stato beccato a letto con la sua ragazza dai genitori. Era quello l'argomento della mattina, le peggiori figuracce che erano capitate agli ascoltatori. Lui, nel frattempo, aveva già finito di mangiare ed era tornato in bagno a osservare il suo volto allo specchio. Trent'anni passati, viso giovanile ma con lo sguardo stanco. Barba leggermente accennata, carnagione chiara, capelli corti. Sorrise, fece una linguaccia, si prese in giro, e poi, decise di tenere quel filo di barba da uomo vissuto. Si lavò velocemente e tornò nella stanza da letto. Prese i jeans che la sera precedente aveva appoggiato su una sedia e se li infilò. Aprì l'armadio alla ricerca di un maglione a collo alto. Non aveva voglia di camicie o magliette. Voleva sentirsi libero, sotto i vestiti, come se fosse stato lui ad avere una notte di sesso sfrenato. 
Rifece il letto. Per radio c'era il notiziario. Le solite notizie, politica inconcludente, incidenti stradali, stragi e guerra. Lo sport, ovvero solo il calcio, e poi il meteo. Nebbia su tutta l'Italia con brevi schiarite nel mezzogiorno. Poi l'oroscopo. Spense la radio, infilò gli anfibi, il giaccone e una sciarpa pesante che adoperava sin da bambino. Raccolse le chiavi di casa, quelle della macchina e i guanti di pelle nera. Era pronto per uscire, anche se non ne aveva voglia. 
Si guardò allo specchio posto nel corridoio, si fece coraggio, uscì e chiuse la porta dietro di sé. 

*

L'auto stava percorrendo il solito tragitto. Ormai lo conosceva a memoria, lo faceva da quand'era in suo possesso, ogni giorno, cinque giorni alla settimana, cinquantadue settimane all'anno. Per questo motivo poteva staccare la concentrazione e tentare di prendere coscienza. Facevano tutti così, i suoi compagni di viaggio. Quelli chiusi nel loro universo di latta, in fila indiana, chi davanti e chi dietro alla sua auto. Donne, uomini, gruppetti di persone, tutti in fila, ognuno a pensare, a prepararsi per la giornata di lavoro. 
Nell'altra corsia c'era il solito rappresentante vestito di grigio, una mano al volante, l'altra impegnata a manovrare un piccolo rasoio elettrico. 





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domenica 14 aprile 2019

Lee Miller, Surrealist - #Mostra #Fotografia #Bologna #PalazzoPallavicini

Glauco Silvestri

In questi mesi, a Bologna, presso Palazzo Pallavicini, è presente una mostra fotografica piuttosto interessante. Lee Miller fu una donna davvero eccezionale, e questa mostra è una prima assoluta in Italia... Cosa che, devo dire, mi stupisce un pochino.
Comunque sono davvero felice che sia Bologna a ospitare questa primizia, perché già con le 101 immagini esposte, si può entrare profondamente nella vita di questa donna incredibile.

Autoritratto
Il passato della Miller è triste. Stuprata all'età di sette anni, i genitori faticano parecchio per far superare il trauma alla piccola. Crescerà un po' selvatica, abituata ad avere tutto ciò che desidera, ad essere accontentata, e per questo motivo, non riuscirà mai a inserirsi adeguatamente nel mondo scolastico americano. E' per questo che i genitori le concedono di andare a Parigi a studiare. Ma anche qui, qualcosa nella Miller la spinge a non riuscire nello studio, e il tutto nonostante tutti la reputino molto intelligente. A ogni modo è a Parigi che la sua vita ha una svolta. Viene salvata casualmente da Condé Nast, mentre attraversa la strada distrattamente, e quasi finisce sotto un'auto. L'incontro fortuito con Nast, la sua incredibile bellezza, fanno sì che Lee Miller trovi la sua strada. Diventa modella per Vogue - siamo nel 1927 - e in breve tempo diventa uno dei volti iconici dell'epoca.
Un esempio di solarizzazione
Autoritratto della Miller

Grazie alla moda, la Miller comincia a viaggiare, e mentre il suo volto viene fotografato per la moda, alla ragazza comincia a nascere la curiosità per la fotografia. Sarà l'incontro, e l'amicizia con Man Ray a spingere definitivamente Lee dall'altro lato della macchina fotografica. Diventa fotografa di moda. Impara a giocare con la pellicola e si innamora della tecnica chiamata solarizzazione, che userà piuttosto spesso nei suoi scatti ritrattistici.
Nel suo periodo parigino l'ex modella ha modo di conoscere e stringere una grande amicizia, oltre con il già citato Man Ray, anche con Mirò, con Picasso, con Ernst... l'elenco è lungo. Apre un suo studio a New York, assieme al fratello, che le farà da assistente, e la sua notorietà, specie per i fotoritratti, diventa internazionale. 

La Miller gioca con la prospettiva
Ritratto di Ernst
Ma l'animo della donna è inquieto, e con lo scoppio della guerra si offre immediatamente come fotoreporter. E' forse questo periodo che la rende, concedetemi il termine, immortale. Suo è lo scatto, mentre posa nuda, dentro la vasca da bagno del Führer, sue sono le terribili immagini catturate nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald.
La fotografia della Miller cambia parecchio in questo periodo. Non gioca più con le immagini, ora è più diretta e graffiante. E bisogna dire che ogni foto fa annodare un po' di più lo stomaco.
Dopo la guerra, la Miller abbandona la fotografia per vivere una storia d'amore nel deserto. La sua vita sarà tormentata anche negli affetti, perché incapace a mantenere viva una storia, a rimanere con una sola persona, mentre la curiosità e le passioni la spingeranno a ferire chi la ama, e chi le sta vicino. Ma questo suo carattere impavido la farà comunque apprezzare da tutti coloro che le vogliono bene, e che continueranno ad amarla accettando queste sfaccettature immutabili.
Tornerà alla fotografia solo più tardi, da donna matura, quando scatterà una serie di immagini nella sua casa di campagna, con i suoi amici di sempre. Immagini di quotidianità, di serenità, di piacevolezza. Questo sarà il suo ultimo lavoro.

La famosa foto nella vasca da bagno del Führer
Certo... Di surrealista c'è poco in questa mostra. Forse qualche scatto solarizzato, forse qualche immagine giovanile in cui la Miller impara a sfruttare la fotocamera sotto la guida fantasiosa di Man Ray. I ritratti dominano nella prima parte della sua carriera. Ma ciò che più colpisce è la svolta rapida che la fotografa subisce quando si trova ad affrontare gli orrori della guerra. Questa è forse la sezione più viva e intrigante della Miller, quella dove l'occhio, l'emozione, e il cuore, si manifestano maggiormente nelle immagini. E poi il periodo bucolico della vecchiaia, nella villa in campagna, con gli amici di sempre, che magari fanno qualche lavoretto, o stanno seduti a tavola a mangiare e bere con la loro amica di sempre.

Una gran bella mostra. Ve la consiglio. Sarà aperta al pubblico fino al 9 giugno. Il percorso si può apprezzare senza bisogno di audioguida. I periodi storici sono ben descritti all'inizio di ogni sala, e le foto parlano da sole. Per chi volesse approfondire, è comunque possibile scaricare l'audioguida - è una app per smartphone - e attivarla con un codice fornito alla cassa.

Per maggiori informazioni: qui e qui.

Qui di seguito potete guardare un breve video introduttivo alla mostra.



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sabato 13 aprile 2019

I ponti di Madison County - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
I ponti di Madison County fa - ovviamente - parte della mia collezione dedicata a Clint Eastwood, quella di cui parlai parecchio tempo fa, e che mi regalai in un raptus di follia mentre gironzolavo per un centro commerciale osservando le varie offerte nel reparto dei multimediali.

Il film ha tutti gli elementi per piacere a un cuore romantico. C'è la natura, c'è la fotografia, c'è - per una volta - una vicenda che vive sui sentimenti piuttosto che sulle azioni. Si tratta di una storia ispirata all'omonimo romanzo, in cui viene raccontato l'incontro casuale tra due personaggi molto diversi tra loro, e lo scoccare di una scintilla, di una passione al tempo delicata, e sconfinata.
Lei è Francesca Johnson, italiana giunta in America come sposa di guerra, vive tra le colline dello Iowa, e di tanto in tanto torna a pensare ai suoi sogni di ragazzina, fa comunque una vita serena col marito agricoltore, senza troppi rimpianti.
In una torrida estate, lei si trova sola in casa per qualche giorno, e per puro caso incontra Robert Kincaid, che entra nel cortile di lei per chiedere una informazione.
Robert è un fotografo paesagista. E' un fotografo famoso, e sta preparando un servizio per National Geographic dedicato ai ponti coperti caratteristici di quella contea. Tra i due nasce una magica alchimia. L'amicizia diventa sentimento. Il sentimento diventa amore. Sono solo quattro giorni, ma la loro esperienza diventa così forte e sconfinato che...

Non vorrete che vi racconti tutto quanto, vero? Ciò che colpisce di più, oltre allo spirito romantico di questa vicenda, è la fotografia. Le immagini sono davvero magiche, e guardare il film è anche una scusa per poter ammirare Madison County, i suoi ponti coperti, e un'area rurale che pare quasi incontaminata. Ovviamente il tocco magico viene rafforzato da due colossi come Eastwood e Meryl Streep. 

Il film è semplicemente bellissimo.




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venerdì 12 aprile 2019

Priscilla, la regina del Deserto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Prima di Natale (n.d.r. Sì, lo so... E' stato un po' di mesi fa...) sono stato a tanto così da andare a vedere un musical ispirato al film Priscilla, la regina del deserto. Tanto così dall'andarci, ma un attimo di indecisione, e anche gli ultimi posti erano stati presi.
Non vedevo quel film da ormai decenni, e ne avevo buoni ricordi, per cui, visto che è presente nella mia collezione, perché non guardarlo in una serata che non si ha voglia di uscire?

La vicenda è ambientata in Australia. Bernadette, Mitzi e Felicia sono i nomi d'arte di Ralph, Tick, e Adam. Sono tre travestiti che si esibiscono in un musical karaoke di successo a Sidney. L'ultimo compagno di Bernadette è morto e per distrarsi dal trauma, decide di accompagnare le sue due amiche in una avventura dall'altro capo del continente, ad Alice Springs, dove l'ex moglie di Mitzi vuole organizzare uno spettacolo nel suo hotel/casinò.
Il viaggio potrebbe essere istantaneo, con un volo aereo e una spedizione tramite corriere dei costumi, ma le 'ragazze' vengono travolte dalla folle idea di fare la traversata su ruota. Acquistano un vecchio bus, lo caricano di tutti i loro averi, lo battezzano Priscilla, e partono alla volta di Alice Spring.
Durante il viaggio capiterà di tutto, e incroceranno più volte una donna che sta svolgendo l'attraversamento del continente, a piedi, in solitaria (n.d.r. Sarà un cammeo ricorrente durante la vicenda), ma l'occasione farà sì che le tre amiche comincino a conoscersi veramente in profondità. 

Il film è uno dei più classici road movie della fine del secolo scorso (n.d.r. Il film è del 1994). E' una pellicola geniale, sgargiante, divertente, e con davvero pochi difetti. Tutt'altro, inchioda allo schermo e istiga lo spettatore a scoprire cosa accadrà nella scena successiva, e poi quella dopo, e poi quella dopo ancora. Il paradosso tra il territorio rurale e inospitale dell'Australia e le tre soubrette è davvero effervescente, e la fotografia di questa pellicola incanta sin dal primo sguardo.

Bellissimo!


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giovedì 11 aprile 2019

Arma Infero 3: Il risveglio del Pagan - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Era da tempo che attendevo di poter leggere il terzo capitolo della saga di Fabio Carta

Ne Il Risveglio del Pagan veniamo proiettati verso un conflitto senza confini. Non c'è più spazio per la cavalleria, non c'è più spazio per le guerre etiche su campi di battaglia che non vanno a toccare i civili. E' finito tutto quanto. La guerra imperversa su tutto il confine dei territori della Falange. Le armi nucleari hanno devastato i calanchi, spianandoli; hanno contaminato le acque potabili e l'aria stessa. Morte e desolazione sono ovunque, e la vittoria di una delle due parti non porta certo giovamento a nessuno.
Tranne forse a Lakon, il quale ormai è prossimo al proprio destino, finalmente unitosi al Pagan - non vi svelo come - ed asceso ai cieli come le profezie recitano da sempre.
Eppure non è uno stato di elevazione per il popolo di Muareb che spinge Lakon nei suoi propositi, bensì una vendetta che si rivela nel sangue e nella spietatezza delle sue azioni.
Di più non posso svelare, ovviamente, per non tradire i lettori di questa saga, ma il rapporto tra Lakon e Karan si farà sempre più stretto, al punto che durante la narrazione ci si perderà nuovamente nei loro interminabili scambi di opinioni, idee, sogni, ambizioni, e - ovviamente - il povero Karan altalenerà sempre tra il suo infinito amore per Lakon, e la sua irremovibile individualità. Individualità che forse traballa in alcune occasioni, ma poi si riprende, bruscamente, aggressivamente, a volte persino incomprensibilmente.
E' la lotta interiore di Karan ad affascinare maggiormente e a dominare le vicende di questo terzo tomo. Karan vive una avventura tutta nuova, sia psicologicamente, sia fisicamente, e mentre il suo corpo soffre sempre più di quanto accade e di quanto vive, il suo spirito sembra quasi acquistare vigore ed energia.

Il romanzo è scritto con uno stile che ormai è familiare. Attento a ogni vocabolo, complesso, affascinante, riflessivo, e allo stesso tempo magnetico. Non è un linguaggio immediato e rivolto al momento narrato, bensì un linguaggio che pretende attenzione e concentrazione. Forse non piacerà a tutti, ma se siete arrivati al terzo tomo di questa saga, l'avrete apprezzato al punto da affezionarvici. Perché è sempre più difficile leggere libri così curati da questo punto di vista.

E... Che aggiungere ancora di questo romanzo? Apre nuove porte, ci mostra nuovi luoghi, ci immerge in nuovi conflitti, ci rivela alcuni dei tanti misteri, e forse ci proietta verso nuovi interrogativi che prima non ci saremmo posti. E' sicuramente un punto di svolta. 
Le vicende terrene forse giungono a un bivio, e l'attesa per il quarto capitolo di questa saga diventa subito incalzante, ma ciò dipende dall'autore: Fabio, quand'è che uscirà il nuovo romanzo? I nostri occhi sono rivolti a te come quelli di Karan al suo fido amico e mentore Lakon.



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