giovedì 31 gennaio 2019

I Tudor - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Dei Tudor ho visto la prima stagione, spinto un po' dall'esperienza avuta guardando I Medici, e un po' dalla curiosità su una vicenda storica a cui persino Shakespeare ha dedicato tempo e sudore (n.d.r. l'Enrico VIII).


Mai tanta fiducia in una serie fu mal riposta... Ok, forse esagero, ma devo ammettere che guardare l'intera prima stagione è stata una agonia. All'inizio facevo fatica a trovare empatia per i personaggi, poi - quando finalmente gli ingranaggi avevano cominciato a girare - l'intera narrazione si è tramutata in una sorta di soap opera narrante le passioni tra il giovane Re Enrico, la bella, e ritrosa a tempi alterni, Anna Bolena (n.d.r. interpretata da Natalie Dormer). 
A nulla sono valsi gli intrighi alle spalle del Re, visto il carattere di quest'ultimo, per mettere mistero e curiosità alla narrazione. E' tutto - sempre - alla luce del sole. I nuovi nobili che sperano di sostituirsi al cardinale Wolsey nella gestione dei beni del Re, la regina che lotta strenuamente per non essere spodestata dalla giovane Bolena, la stessa Anna, che in alcuni momenti appare realmente innamorata del Re, mentre in altri sembra semplicemente una donna ambiziosa che mira al potere e basta. In tutto ciò il personaggio più affascinante è proprio il cardinale Wolsey, che si trova attaccato da tutte le direzioni, che deve assecondare i voleri del Re, che deve badare ai propri stessi interessi, e ovviamente continuare a mandare avanti l'amministrazione del paese (n.d.r. Visto che il Re trascorre il suo tempo in battute di caccia, in seduzione delle ancelle, in giochi con i suoi giovani amici e nobili, eccetera eccetera). E' il personaggio con più sfaccettature, più profondità, e meglio interpretato all'interno dell'intera serie, Wolsey, del resto l'interpretazione di Sam Neill è praticamente perfetta.


Insomma... Se non vi interessano gli intrighi amorosi, allora lasciate perdere. E' vero che alle spalle di tutto ciò gira la ruota che porta l'Inghilterra a rifiutare la sovranità del Papa sul cattolicesimo e a proclamare il Re d'Inghilterra quale capo della chiesa Anglicana, ma... Il ritmo è blando, sancito più che altro dai ritmi della corte, e a lungo andare ci si annoia.
Buona invece la fotografia, e la crudezza della regia, mentre forse i costumi paiono un po' troppo - come dire - teatrali, per quanto a sfarzo, probabilmente, alla corte d'Inghilterra non si badava davvero a spese.



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mercoledì 30 gennaio 2019

Don Camillo (la collezione completa) - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Parecchio tempo fa, era ancora l'epoca dei vhs, fu regalato a mio babbo un cofanetto contenente tutti i 'sei' film dedicati a Don Camillo e Peppone. Sei film, perché in esso era presente anche l'ultima pellicola, dove Gino Cervi e Fernandel vengono sostituiti dagli ottimi Gastone Moschin e Lionel Stander... Ma che però non riesce a sostenere l'aura che la saga originale aveva creato. E per fortuna in questa collezione non è stato incluso il remake con Terence Hill... Dimenticabile tentativo di ravvivare la saga arrivato proprio fuori tempo massimo.

Chi sono Don Camillo e Peppone lo sappiamo bene. Lui è il parroco di Brescello, un paesino nella bassa vicino alla riva del Po', l'altro è il sindaco, un comunista fervente, sempre in guerra col parroco per via della sua ideologia chiusa e rivolta al Cremlino.
L'epoca è ormai lontana, si parla degli anni cinquanta, un'Italia molto differente da quella che conosciamo oggi, più ingenua, più genuina.

Visto che si affrontano sei pellicole, cercherò di essere breve nel descrivervele. Il primo film ci presenta ovviamente i due contendenti. Mentre Peppone festeggia la vittoria del partito comunista alle elezioni, il parroco suona a morto le campane della chiesa del paese. Lo scontro è acerrimo sin dall'inizio e giunge al confronto diretto quando il sindaco annuncia - e avvia - i lavori per la costruzione di una nuova casa del popolo, mentre il parroco non riesce a mettere a posto neppure il vecchio oratorio. Lo scontro giungerà al punto che entrambi otterranno la loro vittoria personale. Don Camillo convincerà Peppone a donare parte del denaro del partito per il ripristino dell'oratorio, ma il prete dovrà allontanarsi da Brescello per una 'vacanza forzata' richiesta dal vescovo.
Si giunge quindi alla seconda pellicola, ove Don Camillo sarà chiamato a Brescello dallo stesso Peppone per avere una mano nel risolvere una disputa territoriale con un grosso latifondista locale. La pace tra i due sarà però sancita ufficialmente da un disastro climatico, il Po' straripa, e la cittadina finisce in uno stato di calamità tale da far dimenticare, per qualche tempo, ogni disputa politica.
Disputa che riprende nel terzo film, ove Peppone ambisce alla carica di Onorevole, ma ovviamente non vi può riuscire senza una istruzione. Qui interviene Don Camillo, che seppur di facciata non fa altro che schernirlo, di nascosto gli fa lezione, e lo porta a conseguire il diplomino di quinta elementare.
Peppone riesce quindi nell'intento e diventa onorevole, si prepara a partire per Roma... Ma all'ultimo momento decide di rinunciare e di rimanere a Brescello come sindaco.
Quarto film, ed è tempo di promozione per entrambi i nostri personaggi. Il cuore cristiano di Don Camillo viene eletto alla carica di Monsignore. Peppone, seppur rinunciatario del proprio posto a Roma, riesce a diventare comunque senatore. Gli scontri non mancano, anche perché è il matrimonio del sindaco a riportare in auge i vecchi ardori... Già, perché il ragazzo, pur essendo comunista, e figlio di un comunista fervente come Peppone, vuole sposarsi in chiesa. E sarà proprio Don Camillo a celebrare le nozze!
Il gran finale non può che concludersi in Russia. Il paese si sta preparando al gemellaggio con Brezwyscewski, un paesino russo, ove Peppone è diretto con una stretta cerchia di compagni per la celebrazione. Don Camillo riesce ad aggregarsi al viaggio con la coercizione, e ovviamente sarà un elemento di disturbo per il momento di gloria del sindaco. Quest'ultimo, però, riuscirà a vendicarsi infiltrandosi in una crociera di giovani sacerdoti che Don Camillo, tornato a Brescello, avrà l'incarico di accompagnare negli Stati Uniti.

Gran finale che viene rovinato da un sesto film, fatto qualche anno più tardi, quando ormai Cervi e Fernandel non potevano più apparire sullo schermo. Una commedia che vede Peppone e Don Camillo alle prese con le nuove generazioni. Il sindaco con il figlio scavezzacollo (n.d.r. Ma non si era sposato nel quarto film?), il parroco con una nipote contestatrice, e con il giovane Don Francesco, arrivato a Brescello per aiutare Don Camillo, ma desideroso di riformare lo status quo per rendere tutto più moderno. Noiosetto e blando tentativo di mantenere viva una saga che - più che per le vicende - aveva successo per le interpretazioni di Fernandel e Cervi.

Recuperate i primi cinque film... Son dei gioielli!



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martedì 29 gennaio 2019

Vivere seguendo le regole o violandole, consapevolmente o meno

Glauco Silvestri
Il vecchio sa che la morale dell’uomo individuale non è che uno strumento per rendere duraturo e funzionale il gruppo sociale, renderlo vivibile e ordinato, e per questo viene insegnata fin da piccoli come verità assoluta, al punto che il singolo, crescendo, non possa vivere se non seguendo quelle regole o violandole, consapevolmente o meno.


Arma Infero (Fabio Carta)



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lunedì 28 gennaio 2019

Dopo la Polvere (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il villaggio di Talmud era avvolto nel silenzio più completo. La luna piena dominava la volta celeste come un Dio pallido intento a osservare le proprie creature. Il campanile aveva appena scoccato i dodici rintocchi e anche le acque del Lago Bianco sembravano essersi calmate dopo la lunga giornata ventosa. A una a una, le finestre delle piccole casette di pietra si erano serrate disperdendo le ultime luci notturne del villaggio. Le risate provenienti dalle locande si erano sopite, mentre le fiamme dei lampioni a gas rimanevano orfane della compagnia degli ultimi tira tardi.
Jehuda osservava quella notte dalla piccola finestra della sua stanza. Erano giunti nel villaggio nel primo pomeriggio. Avevano scelto la locanda dell'Orsa perché si affacciava sul molo; era vicina al punto d'imbarco e alla rimessa dove il carro, con sopra ben camuffato il Meyrink, era stato alloggiato e assicurato grazie a una lauta mancia al custode.
La donna lo osservava non vista già da diversi minuti. Era entrata silenziosa dalla porta lasciata inavvertitamente aperta. Lo osservava e attendeva il momento giusto per rivelarsi. Nel frattempo assorbiva le immagini che provenivano dalla mente aperta dell'uomo. Immagini che si perdevano nel passato e che richiamavano il presente. Non era la prima volta che si infiltrava in quel flusso inquieto di ricordi e pensieri. Di Jehuda conosceva tutte le paure così come ne conosceva i desideri più intimi. Per quel motivo si trovava nella sua stanza. 
Lei, di ricordi, non ne aveva. Assimilava quelli dell'uomo per colmare un vuoto altrimenti ingestibile. Si era risvegliata così: nuda sia nel corpo, sia nell'anima. Ricordava solo il proprio nome. Ricordava che i suoi bianchi capelli un tempo erano stati rossi come il fuoco. Ricordava di aver avuto un passato felice, ma non riusciva a focalizzarne i dettagli, gli istanti, neppure i volti delle persone che avrebbero dovuto essere presenti nella sua vita. Si era risvegliata come fosse una lavagna completamente vuota, e il primo volto che aveva notato era stato proprio quello dell'uomo che stava osservando. Jehuda Loew, mercenario, pilota di Mechan, dal passato ricco e burrascoso.
Da quel primo contatto la sua mente si era come sintonizzata con quella dell'uomo. Un legame unico e indivisibile da cui traeva nutrimento, ricordi, emozioni. Lentamente la desolazione della sua anima aveva cominciato a dissiparsi per dare consistenza al suo essere. La necessità spingeva il suo corpo a cercare quello di Loew, il desiderio la spingeva a varcare i confini del suo intimo. Sapeva però che nel cuore di Jehuda Loew non avrebbe mai trovato sentimenti a lei rivolti. 
Lui, quei sentimenti, li aveva già bruciati a causa di un passato ormai sepolto in profondità. Ma ciò non la riguardava. I suoi scopi erano ben altri e nessuno doveva conoscerli fino al momento in cui si sarebbero rivelati autonomamente.
Ellie fece un semplice passo in avanti e subito il suo volto ovale fu rivelato tra i riflessi del vetro attraverso cui Jehuda guardava l'esterno. Un lieve sorriso si dipinse sulle labbra serrate dell'uomo «Mi stavo chiedendo se saresti venuta anche oggi», commentò girandosi lentamente verso di lei.
«La mia presenza di disturba?».
«Affatto», Jehuda si alzò e coprì la breve distanza che lo separava da lei. La corporatura imponente dell'uomo mise in ombra il volto della ragazza. Gli occhi indugiarono su quella pelle diafana, i capelli candidi, gli occhi profondi come i fondali delle Acque Oscure. Una mano si mosse lenta per accarezzare quel volto algido «Cosa si nasconde in questo corpo privo di ricordi?», chiese sussurrando.
Ellie inspirò profondamente, chiuse gli occhi e si lasciò coccolare da quel tocco delicato.
«Mi piacerebbe poter esplorare i meandri della tua mente così come tu fai con la mia», Jehuda avvicinò le proprie labbra a quelle di lei. Le sfiorò delicatamente, quindi si ritrasse per tornare alla finestra.
La ragazza lo guardò stupita. Rimase immobile, in piedi, ritta al centro della stanza «Sai bene che non ho ricordi. Altrimenti potresti leggerli così come io leggo i tuoi».
L'uomo annuì «Ricordo il giorno in cui ti trovammo nella Foresta del Silenzio».
Lei fece un passo indietro, spaventata da quel nome pieno di significati per la sua vuota coscienza «Non amo parlare di quel luogo..».
Jehuda annuì pensieroso.





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domenica 27 gennaio 2019

Gli Incredibili 2 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Fermo immagine... Torniamo indietro di qualche anno. La talpa erutta dal parcheggio di un centro sportivo e minaccia la città. Gli Incredibili sono lì per la corsa podistica del piccolo flash, e decidono di intervenire.
La città è salva, e incredibilmente, per una volta i supereroi non vengono trattati come feccia, tutt'altro, vengono applauditi e accolti con calore. Che stia cambiando qualcosa?

Gli Incredibili 2 comincia così, proprio dagli ultimi minuti del primo film, e ci proietta in un mondo nuovo dove qualcuno - il magnate Winston Deavor (da sempre fan dei Super) e la sorella Evelyn - progettano un rilancio in grande stile dei supereroi.
La frontman, o forse sarebbe più corretto dire frontgirl, o meglio ancora frontwoman, di questo nuovo lancio 'promozionale' è Elastigirl. Improvvisamente ci troviamo di fronte a ruoli invertiti rispetto a quelli visti nella prima pellicola. A casa rimane Mr. Incredibile, e da solo dovrà occuparsi della figlia - che finalmente è riuscita a rivelare i propri sentimenti per il belloccio della scuola - di flash, e del piccolo Jack Jack, di cui ancora nessuno conosce di preciso i poteri. Nel frattempo, Elastigirl, dotata di telecamera incorporata al proprio costume, mostrerà al mondo le difficoltà vissute dai Super, la loro lotta al crimine, e ogni dettaglio che fino al giorno prima era sconosciuto alla gente comune.
Però... Siamo sicuri che sia tutto così rose e fiori? In effetti l'Ipnotista è un nemico con i controfiocchi, e sembra conoscere in anticipo le mosse dei Super, e non solo le loro. Contro di lui nulla sembra funzionare, e i piani di questo supercriminale sono ancora criptici, anche se la minaccia è reale e davvero pericolosa.
Chi sarà l'ipnotista? Quale motivo lo muove a colpire i super nei loro punti deboli? Riusciranno i nostri eroi a batterlo? 
Questo lo scoprirete solo guardando il film.

Tralasciando la questione qualitativa - ormai sempre eccelsa - devo dire che Gli Incredibili 2 mi ha stupito. Quando lo vidi per la prima volta ero titubante, temevo in un seguito che avrebbe rovinato 'la storia' (n.d.r. vedi la trilogia di Cars, giusto per fare un esempio), e invece non è successo. Nonostante la pellicola ricalchi il percorso del film precedente, e non stupisca più per la novità, mantiene comunque un certo grip sullo spettatore, e cerca persino di trasmettere un messaggio. Non è forse vero che stiamo troppo con gli occhi piantati sullo schermo, sia esso un monitor, un televisore, o uno smartphone? Qui viene sottolineato il problema, e viene amplificato proponendo un antagonista che sfrutta proprio questa situazione per soggiogare persone e popoli.
Mica male, no? E tutto ciò avviene senza spiegoni, senza falsi moralismi, senza idee di lanciare nuovi comportamenti più salutari... Tutto ciò avviene in modo sottile, facendoci divertire, proponendoci i nostri cari e amati Super in una situazione che neppure loro sono in grado di gestire.

Be', alla fine, non posso che dire 'Brava Pixar', e 'Brava Disney'. Gli Incredibili 2, per me, è promosso a pieni voti.



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sabato 26 gennaio 2019

Thor - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Nell'universo cinematografico Marvel, lo devo ammettere, Thor è il personaggio che meno ha catturato la mia attenzione. Non è un caso che al cinema abbia visto solo il primo capitolo della trilogia, mentre è curioso che di recente mi sia venuta voglia di vedere questi tre film.

Il fatto è che il lato ironico di queste pellicole, improvvisamente, mi attira più di un tempo. Era il lato ironico a non piacermi... Se la vicenda narrava di una famiglia in cui i tradimenti erano all'ordine del giorno, di sentimenti delusi, di fratelli che lottano l'uno contro l'altro, io proprio non riuscivo a digerire che humor e dramma potessero convivere. Anche gli agenti Shield, qui, e loro malgrado, appaiono quasi come macchiette. Sono super professionali, ma le buscano come fossero gli ultimi arrivati. tutto ciò accade sempre con inquadrature a volti impassibili e seriosi, come se lo humor non facesse parte della narrazione.
Magari sono solo sensazioni mie, eh, eppure... Ma ultimamente ho cominciato a incuriosirmi a questo contrasto, così come fosse una salsa agrodolce, per cui eccomi qui a parlare del primo film di questa trilogia, pellicola che - ovviamente - ha il compito di presentare il personaggio, il suo antagonista, la sua famiglia, e il suo legame con la Terra.

Tutto avviene in modo condensato. Sappiamo che Odino ha portato la pace nell'universo sconfiggendo un popolo guerriero che domina i ghiacci (n.d.r. Perdonatemi, ma in questo momento non mi viene il nome di questo popolo). A quest'ultimo trafuga la fonte del suo potere, così che non possa più essere una minaccia, ma è evidente che la situazione non può durare per sempre. Al momento dell'incoronazione del figlio Thor, il palazzo reale di Asgard viene violato dagli uomini di ghiaccio. Questi tentano di trafugare l'antica fonte del loro potere, ma non ci riescono. Il fatto è sufficientemente grave per interrompere la cerimonia di incoronazione, e Thor - in un impeto di rabbia - mostra al proprio padre di non avere ancora il controllo degno di un sovrano.
Qui entra in gioco Loki, il fratello di Thor, che con astuzia spinge il futuro Re a un gesto folle: partire con i suoi più fedeli compagni di venture per andare sul pianeta di ghiaccio e capire come sia stato possibile che i suoi guerrieri abbiano violato i confini di Asgard. E' evidente che il gesto di Thor non sfugge agli occhi del padre, il quale accorre a salvare il figlio e i suoi compari, ma poi lo bandisce da Asgard privandolo di tutti i suoi poteri.
Thor viene quindi spedito sulla Terra, mentre Loki, a causa della debolezza del padre, conquista il trono del regno.
E' evidente che il suo complotto viene svelato rapidamente agli occhi di Thor, il quale si trova però inchiodato sulla Terra, senza poteri, e vulnerabile. Loki cerca di approfittarne, e invia una macchina per uccidere l'ex Dio del Tuono. Errore gravissimo. Per difendere i terrestri da questa macchina inarrestabile, Thor sacrifica sé stesso, e col sacrificio riacquista i poteri che il padre gli aveva tolto. E da questo momento, per Loki, sono grossi, ma grossi, guai... 

Incantevole Natalie Portman. Bravissimo Anthony Hopkins. Nella parte tutti quanti gli altri interpreti. Sugli effetti speciali c'è poco da dire, ormai sono perfetti. Per quanto riguarda il resto ho già espresso la mia opinione.
Il film diverte. E in questo periodo il contrasto tra humor e dramma mi ha catturato. Per cui ve lo consiglio. Ma non aspettatevi un capolavoro.




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venerdì 25 gennaio 2019

Tosca dei Boschi - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Il legame con la Toscana continua a rinverdire in ogni occasione. Tra le mie mani ho Tosca dei Boschi, una favola medievale narrata con immagini davvero curate e affascinanti, con uno stile che sempre altalena tra l'azione, il complotto, e l'ironia, e dove ogni dettaglio è curato, e non sfugge all'attenzione del lettore.

Siamo in Toscana, la storia si divide in tre atti, e la trama è più o meno la solita dei drammi trecenteschi. La piccola Castelguelfo è sede di un regno fedele a Siena. Il condottiero che la governa è un grande soldato, il Duca Granito Fieramosca, da sempre temuto in battaglia, ma di altri principi e con animo nobile. La figlia Lucilla è in età da matrimonio, ed è stata promessa a Caio Monteforte, figlio del reggente di una provincia vicina, questa però fedele a Firenze. L'unione dei due giovani potrebbe sancire la pace tra le due città toscane, ma qualcuno - ovviamente - trama in gran segreto per riuscire a mettere fuori gioco Granito Fieramosca, e ottenere quindi un vantaggio militare per Firenze, città pronta a muovere le armi verso l'acerrima nemica Siena. Ed è ai festeggiamenti per il fidanzamento di Lucilla e Caio che Granito subisce diversi attentati alla sua vita. Fortunatamente è la stessa Lucilla a scoprire il complotto, e a impedire che il padre sia ucciso.
Ciò porta i Monteforte al bando dalla città, e a un infame rientro in patria. Ma Firenze non si arrende e progetta di catturare la figlia del condottiero per far sì che egli non intervenga nella ormai guerra tra le due città stato.
Fortunatamente Lucilla non è sola, e può godere dell'amicizia di due trovatelli che ha conosciuto per caso, solo pochi giorni prima. Lui - Rinaldo - è un cantastorie affascinato dagli scritti di Dante e Petrarca. Lei - Tosca - è invece una ragazza avventuriera, ladruncola, ed estremamente intelligente. I tre ragazzi si incontrano e fanno amicizia proprio quando - durante il ricevimento di fidanzamento - Tosca tenta di rubare qualche oro e argento dalle stanze del castello.

E non starò ad addentrarmi troppo nella vicenda per non rovinare la lettura di questo bel racconto. E il mio consiglio è di fare molta attenzione alle illustrazioni, perché in esse riconoscerete molti luoghi che si sono offerti volontari per rappresentare il ducato di Fieramosca, e quello di Monteforte. Vedremo quindi scorci di Urbino, di Monteriggioni, di... Di tantissimi luoghi magici che la nostra bella Toscana sa offrire a chi la visita. E non mancheranno i cinghiali, la Cinta Senese, e piccoli dettagli che inseriranno momenti di humor molto sottili... Come lo scontro tra Granito Fieramosca e la piccola Tosca, dibattito animato che sarà mimato altrettanto animatamente dai due animali da compagnia dei personaggi, ovvero il falchetto di Tosca, e il falcone di Fieramosca.

Storia davvero indimenticabile, magicamente illustrata, che fa immergere il lettore in una legenda medievale affascinante e divertente.

Da leggere assolutamente.




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giovedì 24 gennaio 2019

Oceania - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Forse alcuni di voi hanno nostalgia delle ferie, del mare, della spiaggia... Altri, invece, sono in ufficio, e le vacanze le hanno già dimenticate. Forse c'è bisogno di evadere dal grigio inverno che sta per arrivare, per cui... Forse, questo è il momento buono per parlare di Oceania, non credete pure voi?

Film di animazione Disney, produzione Pixar, questo lungometraggio ci vuole proiettare nel mondo dei miti e delle leggende provenienti da quel meraviglioso continente. Vaiana è una giovane Maori, con un carattere forte, una attitudine speciale dedita ad aiutare il prossimo e... Una grande attrazione per il mare. Vive su un'isola, sotto la protezione del padre, che è anche il capo villaggio, ma passa più tempo con la nonna, che ama viaggiare con l'immaginazione, e che gli rivela un segreto fino ad allora inviolato: i Maori erano grandi navigatori, viaggiatori irriducibili, poi qualcosa li ha allontanati dalle loro avventure nell'Oceano Pacifico, e nessuno sa perché ora temano così tanto il mare.
Ovviamente... Tutti temono il mare tranne Vaiana, che decide di costruirsi una barca e allontanarsi dalla costa, oltre la barriera corallina, limite imposto dal capo villaggio di generazione in generazione. I suoi tentativi falliscono tutti quanti, per lo meno finché non si accorge che il mondo, il suo mondo, sta lentamente morendo, e che qualcuno deve fare qualcosa per risolvere la situazione, visto che gli Dèi latitano. Ed è con l'ultimo dei suoi tentativi che Vaiana riesce a prendere il mare, forse perché è assistita da un semidio egocentrico ma decaduto, forse perché questo stesso semidio ha un compito da svolgere, ma non ha il coraggio di svolgerlo.
E una volta in mare, Vaiana e il suo compagno di viaggio, tra un litigio e una avventura, otterranno tutto ciò che desiderano e risolveranno i problemi del villaggio, e del mondo, riportandolo a una nuova primavera.
Ok, vi ho detto che la pellicola ha un lieto fine, ma cos'altro ci si può aspettare da un film Disney?
Del resto non ho neppure spoilerato troppo, perché non ho rivelato nulla del viaggio che Vaiana e Maui intraprendono nel bel mezzo dei mari della Polinesia.
Diciamocelo... Ormai non si può più criticare i film di animazione. La perfezione delle immagini è impeccabile, e ogni dettaglio è curato alla perfezione. Ottime le riproduzioni dei tatuaggi di Maui, che mutano in base a ciò che accade, al suo umore, alle sue imprese. Divertente il polletto fuori di testa. Vaiana ricorda un po' troppo - come tipologia di personaggio - la principessa Merida di The Brave, ma possiamo perdonare queste similitudini per via dell'originalità di Maui, che forse forse merita ben di più del ruolo di comprimario.
La storia è avvincente, divertente, affascinante. Il mix è ben realizzato e... be', non saprei proprio cos'altro aggiungere se non che sia un film davvero ben riuscito.

Ve lo consiglio.



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mercoledì 23 gennaio 2019

L'isola dei Cani - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Per motivi che non sto a spiegare, quando L'isola dei cani uscì al cinema non ebbi l'occasione di vederlo. Ho dovuto attendere fintanto che non fosse disponibile in home video per poterlo vedere, e finalmente eccomi qui a parlarne.

Devo dire che mi aspettavo qualcosa di differente, ma allo stesso tempo, devo dire che mi è piaciuto molto questo film di animazione. Ma forse è meglio partire dall'inizio, e dirvi di cosa parla.
Siamo in Giappone. Generazioni e generazioni or sono ci fu uno scontro tra amanti dei cani e amanti dei gatti. Vinsero questi ultimi, che affidarono il governo del paese alla dinastia Kobayashi, la quale fece di tutto per allontanare dal paese, e/o sterminare, i cani dal paese. Fu un ninja bambino a salvare i cani dallo sterminio e a riportare la normalità... E così eccoci nel 2037, sempre in Giappone. Al governo c'è un membro della dinastia Kobayashi, e in occasione di una malattia canina incurabile, ecco che coglie l'occasione per riprendere la sua politica di sterminio. Mentre alcuni scienziati lavorano a una cura, lui decide e decreta che tutti i cani debbano essere messi in quarantena su un isola usata in passato come deposito di rifiuti. Tra essi viene mandato anche Spot, il cane di Atari Kobayashi, il pupillo del governatore. Questi, non appena dodicenne, decide di rubare un aereo e di recarsi sull'isola per ritrovare il suo cane. Qui ha un incidente con l'aereo, ma i cani del luogo lo salvano, e decidono di aiutarlo nella sua ricerca.
Ovviamente tutto ciò mette in cattiva luce il governatore, che dapprima cerca di salvare il ragazzo, ma in seguito decide di accelerare i tempi con la sua politica di sterminio.

Non so voi... Ma a me le pellicole in stop motion affascinano sempre. Qui la narrazione è piuttosto piatta, quasi glaciale, ma la ricostruzione è davvero fenomenale. Se all'inizio si rimane un po' straniti alla visione di questa pellicola, poi tutto comincia ad apparire normale, e a piacere.
Giusto per darvi un'idea della qualità di questa pellicola, vi riporto qui sotto una delle scene più belle... La preparazione del sushi (avvelenato) che andrà servito a uno degli scienziati che lavora all'antidoto della malattia che ha colpito i cani.


Per quanto riguarda il mio consiglio: Questo film è da vedere!



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martedì 22 gennaio 2019

Fuori c'è sempre qualcosa che ci spaventa

Glauco Silvestri
Credo che, come razza, non facciamo altro che passare da una caverna a un'altra caverna più grande, da un fuoco a un altro fuoco più grande. E fuori c'è sempre qualcosa che ci spaventa.


Los Alamos (Martin Cruz Smith)



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lunedì 21 gennaio 2019

L'albero dei Corvi (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Sono le quattro e mezza del mattino. Ovviamente non riesco a dormire. Frate Tac ha preparato assieme agl'altri cervelloni un piano di battaglia. Io mi domando che razza di piano di battaglia si possa preparare in questa situazione... Perdonatemi... Del cazzo!
Loro dovranno solo 'intrattenere' i vampiri mentre io andrò alle radici abbrustolite dell'Albero dei Corvi per sgozzarmi con la Lama Arrugginita. Mi guardo allo specchio, con un intimo improponibile ai minori, le gambe secche, le braccia insulse, un fisico da tavola da surf, sodo, con muscoli ben torniti ma non esuberanti. Potrei fare la modella. Dicono che ho un volto significativo... Dicono... Ma chi cazzo è che lo dice davvero? So che piacevo ad Alex, che piacevo a Jake, che piaccio ad Angel e... Forse anche a Tommy. Ma al resto del mondo faccio ribrezzo!
Non so cosa mettermi. Dovrei passare da Marisa per farmi i capelli? Già! Anche lei è diventata una vampira del Primo.
Ho rivoltato l'armadio. Tutta la roba è sparsa sul pavimento, sul letto. La calpesto mentre osservo quegli insulsi indumenti. Se fuori non facesse meno tre gradi, uscirei così come sono. Con un perizoma color carne e un reggiseno a pois che mi ha regalato Meddy al mio quindicesimo compleanno.
Scelgo la tuta da motociclista di Alex. Non l'avevo mai indossata prima. Ha ancora il suo odore. È scura come la notte, con cuciture verdi, proprio come la Ninja. Io e Alex avevamo più o meno la stessa corporatura. Mi calza a pennello.
Mi guardo allo specchio. Io non riesco più ad aspettare.
Infilo gli anfibi. Ora esco e vado al campo. So perfettamente che loro sono già là ad aspettarmi. Li sento. Mi chiamano. Non ha senso che metta in pericolo i miei unici amici. Li affronterò da sola. Tanto che possono farmi di male? Uccidermi?
Se tutto andrà come deve andare non scriverò mai più su questo blog. Se tutto andrà come deve andare io morirò e il mondo sarà salvo. Però non dimenticatevi di queste pagine. Sono la mia vita. Sono l'unica testimonianza della mia esistenza su questo sporco mondo. Mi sacrifico per voi, cazzo! Per cui mi dovete qualcosa. Continuate a leggere queste pagine, ad ascoltare le canzoni che sono le mie canzoni.
Poi... Se le cose dovessero andare in modo differente, chissà, tra qualche giorno potrei essere di nuovo qui a scrivere stronzate.
Vi lascio con When Tomorrow comes, degli Eurythmics. Sono le cinque del mattino. Io esco a fare il mio dovere. Voi dovete soltanto rimanere sintonizzati...

*

Walmer aprì gli occhi di scatto. La stanza buia lo circondava silenziosamente mentre un abbraccio di inquietudine lo aveva costretto a svegliarsi.
Osservava il soffitto invisibile. Ombre su ombre. Gli occhi stentavano ad abituarsi a tale mancanza di luce. Doveva essere molto tardi, o troppo presto. L’uomo giaceva nel letto senza osare muoversi più del minimo necessario. Contava i propri respiri, continuava a chiedersi cosa lo tormentasse così tanto.
Lo sapeva, in realtà. Ma non voleva ammettere che il motivo fosse proprio quello.
Si alzò lentamente, appoggiò la schiena alla spalliera del letto. Rimase a contemplare l’assenza di luce, a misurare il proprio respiro.
Dunque era quello il giorno.
Sbuffò. 





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domenica 20 gennaio 2019

Star Whores - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
A volte bisogna rivangare nel passato per trovare film come questo. Torno a un'epoca dove la fibra era utopia, e dove internet ancora era un luogo dove, per scaricare qualcosa, bisognava tenere acceso il computer per notti e notti. Star Whores nasce in questo lontano passato, dalla mente geniale di Carletto FX, nonché membro dei Gem Boy, e... 

La trama ricorda un po' quella di Star Wars, e così anche i personaggi, e così anche le scene del film, e così anche tante altre cose, ma poi, non è poi cosi simile, vero? 

Siamo in un futuro prossimo venturo. L'universo è vessato dalla SIAE, che ormai ha le mani in pasta su tutto e nessuno è più libero di fare la musica che vuole. Solo la resistenza si oppone alla SIAE, e di nascosto ancora riesce a distribuire la musica dei Gem Boy - che ovviamente non è la formazione originale, ma altrettanto ovviamente ne mantiene lo spirito e l'irriverenza - a fare concerti di nascosto, a diffondere ciò che la SIAE vorrebbe mantenere nell'oblio.
Le forze della SIAE stanno però braccando la principessa Leiladà, che è in possesso dei brani inediti dei Gem Boy. E' per questo che una coppia di droni viene lanciata nello spazio alla ricerca di O.B. one per Hobby, il quale - grazie al potere della scamorza - è l'unico capace di salvare lei e la Resistenza. I droni finiscono però nelle mani del giovane Suk, che coglie l'attimo per lasciare gli zii e partire all'avventura, trovare  O.B., e magari diventare un cantante importante tanto quanto i Gem Boy. La trama si infittisce quanto O.B., i droni, e Suk convincono Ian Sboro ad aiutarli nella loro segreta missione. Tutti quanti finiranno per essere catturati da una stazione SIAE, dove - colpo di fortuna - scopriranno essere prigioniera anche la principessa Leiladà...

Ok! E' un film demenziale. Però dovete ammettere che è divertente, e se pensiamo al fatto che è stato interamente doppiato da una sola persona...







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sabato 19 gennaio 2019

Appunti per una storia di Guerra - #Fumetto #Recensione

Glauco Silvestri
Dopo anni e anni che mai avevo preso in mano un fumetto di Gipi, ecco che ne leggo due uno dietro l'altro? Strano, vero, eppure è proprio così. Gipi è entrato nella mia biblioteca con una spallata, e si è già guadagnato lo spazio per due suoi lavori.

Con Appunti per una Storia di Guerra l'autore affronta una strana vicenda. E' una narrazione senza capo né coda. Che ci proietta in nessun dove, in un luogo molto simile a quella che potrebbe essere casa nostra, ma in cui imperversa una sorta di guerra. Non abbiamo maggiori informazioni. Sappiamo solo che tre ragazzi, tutti di diciassette anni, Christian, Stefano e Giuliano, vivono ai margini del conflitto cavandosela come possono. Sono molto amici, anche se hanno estrazione sociale molto diversa, e farebbero di tutto l'uno per l'altro... Anche se forse Giuliano non è accettato completamente dagli altri, perché lui ha una famiglia, e di conseguenza, ha anche una scappatoia se dovesse vedersela davvero brutta. E a nulla valgono i sacrifici che Giuliano compie, lui rimane sempre quello con le spalle coperte.
A ogni modo i tre ragazzi sembrano ben affiatati. La guida è nelle mani di Stefano, noto come killerino, e forse il più spregiudicato del gruppo. Il racconto ce li mostra diretti verso San Giuliano, un paesotto che sembra sia baciato dalla fortuna perché non toccato dal conflitto. San Giuliano è in mano ai miliziani, è presidiato, ma all'interno delle sue 'mura' la vita scorre come se non fosse mai scoppiata la guerra. E' per questo che i ragazzi sono attratti dal centro abitato, perché lì c'è cibo, soldi, e la possibilità di trovare rifugio. Ed è a San Giuliano che i tre incrociano Felix, un miliziano senza scrupoli che li prende in simpatia, e li aggrega alla sua cricca per addestrarli e farli diventare miliziani al suo seguito. L'influenza di Felix sui tre è pressoché immediata. Soprattutto su killerino, e anche su Christian. Giuliano è forse quello meno attratto dalle attività di Felix, che oltre a combattere per la sua fazione, si comporta come boss mafioso verso le famiglie che vivono nei territori che lui controlla.

La voce narrante di questa vicenda è quella di Giuliano. Lui è quello diverso, quello accettato suo malgrado, e quello che... Meno viene influenzato dalla tragedia che lo circonda. Gli altri due ragazzi cresceranno in fretta, accetteranno la nuova realtà in cui vengono spinti a forza, e si adattano rapidamente. Il racconto lavora molto di psicologia sulle menti ancora malleabili dei giovani. Ci mostra l'influenza che un momento di difficoltà può avere su chi non ha basi solide su cui contare, e ci mostra anche come un evento catastrofico come la guerra possa davvero modificare il comportamento delle persone.
Gipi è molto bravo in questo, e il suo tratto essenziale aiuta a concentrarsi sulla storia, sui personaggi, sul dramma che ci viene raccontato dalla sua penna. Un fumetto affascinante, che se ho capito bene, ha anche portato - inaspettatamente - al successo l'autore di cui stiamo parlando.

Non è un fumetto banale... E non posso evitare di consigliarvelo. Molto bello!


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venerdì 18 gennaio 2019

Il Professionista - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi parlo di un Grisham che non ha nulla a che fare con i Legal Thriller. Lui è lui... Ma come ben sapete, pur essendo famoso per i suoi romanzi di genere, ogni tanto se ne esce con qualcosa di diverso. In passato abbiamo parlato de La Casa Dipinta, di Fuga dal Natale, e di altri titoli che non sto a citare, ma oggi parliamo de Il Professionista, parliamo di football Americano in... Italia!
Già! Mentre Grisham si trovava in Italia per Il Broker, sembra abbia scoperto che da noi esiste una lega di Football Americano, e che ci sia davvero un Super Bowl, per quanto in piccolo, visto che nella lega giocano giusto otto squadre. Da qui è nata l'idea per il romanzo di oggi, in cui seguiamo le imprese di Rick Dockery, un quarterback in disgrazia che decide di accettare un ingaggio per i Panthers di Parma pur di continuare a giocare.
La vicenda è semplice, molto scorrevole, e con un occhio attento alla cultura culinaria italiana. Il football è al centro della narrazione, ma c'è ampio spazio per approfondire il personaggio di Dockey, una vera promessa della NFL precipitato all'inferno dopo una serie di performance discutibili, se non assolutamente terribili. In fuga dai giornalisti, in fuga dai tifosi, in fuga da una ex cheerleader che dice di aspettare un figlio da lui, Rick si trova alle strette ed è costretto a migrare in un paese che a stento ha sentito nominare un paio di volte in tutta la sua vita. E l'Italia diventa il suo rifugio, un luogo dove ricaricare le pile, dove tornare a giocare con quella verve e passione che aveva respirato solo ai tempi del collage, e dove tentare di rimettere assieme i pezzi della sua vita. E se tutto ciò è raccontato superbamente, gli italiani vengono ritratti sempre a suon di stereotipi, e rimangono sempre nella vista periferica del lettore visto che Dockery mai si concentra a instaurare un vero rapporto con 'gente del luogo' se non ai pranzi e alle cene luculliane a cui partecipa, la sua vicenda sarà raccontata attraverso l'amicizia con gli altri due americani della squadra, una cheerleader, e l'allenatore Sam.
Nel romanzo si trovano quindi molti degli elementi già visti ne Il Broker. 
Il paese è raccontato più fedelmente attraverso il cibo che attraverso gli occhi dei personaggi. Parma, il Teatro Regio, i castelli del Parmense, le chiese, nonché Venezia, e altri luoghi ove Rick si reca, saranno sempre raccontati attraverso il pensiero di un americano che non ha interessi oltre a quello del football, e forse alle belle gambe tornite di Livvy, una ex cheerleader che incontrerà casualmente a Firenze, e che non lascerà più nonostante la profonda differenza culturale tra lei e lui.

Bello? Forse non il miglior Grisham, ma il libro è leggero e intrattiene molto volentieri. E poi c'è un po' di sport italiano - NON IL CALCIO - e di passione sportiva, che arricchisce la narrazione e tiene l'interesse incollato alle pagine del romanzo.





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giovedì 17 gennaio 2019

Osiride, il 9 pianeta - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era un po' che non mi capitava... Chi fa i titoli dei film si deve essere bevuto qualcosa di troppo quando ha tradotto The Osiris Child in Osiride il 9 pianeta.

La storia narrata ci porta in un futuro prossimo, su una delle tante colonie terrestri, dove - oltre alla fondazione di nuove città, nuove società, eccetera eccetera, è presente un carcere, i cui detenuti vengono usati per i lavori pesanti nella 'fondazione' di questo nuovo mondo. 
La gestione di tutto ciò è in mano alla Exor, una multinazionale che si occupa sia della terraformazione, sia della colonizzazione dei pianeti. E quando c'è di mezzo una multinazionale, la storia del cinema ci racconta che c'è anche del marcio nascosto.
E difatti, la Exor sta compiendo strani esperimenti all'interno del carcere. Sono incroci genetici tra creature extraterrestri estremamente adattabili, e l'essere umano (n.d.r. Ovvero alcuni detenuti 'volontari'). L'idea è quella di creare una creatura - perdonate il gioco di parole - che possa spazzare via le forme di vita, intelligenti o meno non è importante, incontrate durante l'esplorazione di nuovi mondi terraformabili. Creature spietate, intelligenti, che si adattano bene a ogni tipo di ambiente, e che siano particolarmente difficili da abbattere.
Tutto - comunque - sembra essere sotto controllo, se non che alcuni carcerati trovano il modo per evadere. L'evasione crea il disastro. Assieme ai carcerati, anche i prototipi delle creature vengono liberate. E visto che son state sviluppate per distruggere, e moltiplicarsi sfruttando una dote nascosta capace di mescolare il proprio dna con quello di altre creature (n.d.r. Che avrebbero dovuto essere gli alieni da sottomettere al volere della Exor), l'evasione diventa una sorta di pandemia incontrollabile.
In tutto questo contesto apocalittico abbiamo un ufficiale della Exor, Kane Sommerville, ex militare, che viene a sapere dei piani della compagnia per contenere il disastro. Il pianeta deve essere nuclearizzato, sterilizzato. Ovviamente sulla superficie vivono tutti i famigliari dei dipendenti Exor ma... E' un sacrificio da sostenere mestamente per evitare il peggio.
Ovviamente Kane non ci sta. Sulla superficie c'è la sua unica figlia, per cui decide di ribellarsi, rubare un caccia, scendere sulla superficie, e cercare di portare la figlia in un rifugio anti atomico. Per riuscirci troverà alcuni personaggi disposti ad aiutarlo, ovviamente, in cambio di un posticino al sicuro nel rifugio. Ma non è sicuramente un'impresa facile, e di sicuro non vi svelo come va a finire...

Già! Perché il lieto fine disneyano non c'è. Però la storia regge bene il ritmo. C'è una buona colonna sonora. La CGI è buona (n.d.r. A parte forse le creature). La regia è curata. Gli attori interpretano bene i loro ruoli. Là dove non arriva il budget, ci pensa un po' di vecchia scuola e di ingegno, ma nel complesso il film è godibile, intrattiene bene, non annoia, e diverte.



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mercoledì 16 gennaio 2019

Space Walker - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Space Walker è un altro di quei film che raccontano l'epopea della conquista dello spazio dal punto di vista orientale. Siamo in URRS, in piena guerra fredda. Con lo Sputnik e l'incredibile missione svolta da Gagarin i sovietici hanno un vantaggio tremendo nei confronti dell'occidente. E ovviamente le alte sfere vogliono mantenere tale vantaggio. Gli americani, per cercare di colmare il gap, annunciano la prima passeggiata spaziale per il 1967... Ed è per questo che in Russia si decide di prendere qualche rischio, e di anticipare i loro esperimenti, al 1965.
Vengono selezionati i due piloti, il veterano Beljaev e il giovane e spericolato collaudatore Leonov. Tutti e due ottimi piloti. La navetta Voshod è pressoché pronta, anche se mai collaudata. La tuta spaziale è in fase di studio. Tutti i tempi vengono accelerati al massimo, Vengono prodotte due Voshod. La prima viene lanciata 'vuota', per provare i sistemi, ed esplode in orbita. La seconda parte ugualmente con i due eroi a bordo.
E tutto sembra andare bene, per lo meno all'inizio. Il primo EVA della storia umana avviene con successo, ma a un certo punto, a telecamere spente, ecco che cominciano i guai. Il sistema di controllo della pressione della tuta di Leonov impazzisce, e quasi uccide il pilota. 
Una volta recuperato, e placati gli animi, quando già si comincia a festeggiare per l'annunciato rientro, ecco una seconda complicazione. Lo sgancio di un modulo dalla Voshod 2 produce una insolita rotazione della capsula. Niente di male... Ci sono i sistemi automatici, e al momento del rientro sistemeranno la cosa da soli... Ma funzioneranno? E ci manca pure un micro meteorite, e ancora una volta il sistema di compensazione della pressione interna alla capsula dà di matto...

La storia ci rivela come andrà a finire questa vicenda, il successo russo è annunciato e meritato, ma i due piloti devono sudare ogni secondo della loro gloriosa missione. Il film è ben costruito, per quanto forse il budget non sfiori neppure le cifre hollywoodiane spese per Apollo 13
Il film convince anche dal lato della CGI, che appare credibile in ogni scena, a parte forse quando si crea la microfrattura nella capsula, dove il ghiaccio si forma in modo un po'... be', diciamo che quella scena fa un po' sorridere. 
La regia e la sceneggiatura sono dannatamente buoni, funzionano, ritagliano i momenti epici con eventi familiari, e con i sogni di Leonov, che in giovane età era già spericolato e attratto dalle stelle. Lui, il regista, lo abbiamo già visto all'opera nell'equipe che girò Wanted e Apollo 18.

E' un film da vedere!




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martedì 15 gennaio 2019

In tutta la mia vita ho avuto una sola idea intelligente

Glauco Silvestri
«Capo, in tutta la mia vita ho avuto una sola idea intelligente. Vuoi sentirla? Non abbiamo fabbricato questa bomba per i giapponesi, ma per i rossi. E non abbiamo ancora incominciato a combatterli.»


Los Alamos (Martin Cruz Smith)


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lunedì 14 gennaio 2019

Il Cacciatore di Uomini (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Mercurio osservava le onde. Il Sole aveva appena fatto capolino oltre la linea dell’orizzonte. L’acqua schiumava impaziente, spingeva contro i frangiflutti, ruggiva in saluto della nuova giornata, nebulizzandosi nell’aria per cadere tra i suoi capelli. Era appena giunto sull’isola. Indeciso, attendeva il momento buono per fare una telefonata. 
Ancora non era convinto di fare la cosa giusta. Chiudere con il lavoro, fuggire con Nadia, esporre i suoi pochi amici al pericolo di una ritorsione. Eppure ciò che un tempo amava era diventato ingombrante, difficile da gestire, un peso di cui sbarazzarsi a ogni costo.
Voleva fuggire, ma non poteva fare a meno di tornare a pensare al passato. Alla sua primissima missione, nell’ormai lontano 1995, quando appena sapeva maneggiare qualche arma automatica.
Era in Toscana, perso tra i boschi secchi e allo stesso tempo seducenti della Garfagnana. Una missione congiunta, una caccia al fuggitivo organizzata da un canile privato, dove però si faceva di tutto tranne che portare assistenza ai cani abbandonati. I bersagli erano due uomini di colore, nigeriani, immigrati clandestini, entrambi impiegati in nero nel canile, e non solo.
Il canile era la facciata di una attività ben differente, e soprattutto illegale: scommesse su combattimenti clandestini tra cani e uomini. I fuggitivi erano due ‘gladiatori’. Entrambi malconci, feriti dai denti aguzzi degli avversari che erano stati costretti ad affrontare notte dopo notte.
Ovviamente, il cliente non voleva che la notizia trapelasse. I due gladiatori non dovevano raggiungere i centri abitati e contattare le autorità; lo status quo andava rispettato a ogni costo. Se era possibile, dovevano riportarli indietro vivi. Altrimenti dovevano perire.
La posse era divisa in due gruppi. Sei uomini in tutto.
Quattro battevano le tracce fresche come segugi. Erano armati con fucili narcotizzanti. Il loro compito era spingerli a fuggire verso zone prive di abitazioni, fermarli con le buone e riportarli all’ovile.
Due erano i ‘Cacciatori di Uomini’, la risorsa estrema. Invece che inseguire, erano disposti in modo strategico davanti alle prede, così da impedire che prendessero contatto con la civiltà. Erano armati con fucili di precisione. Dovevano terminare la corsa dei fuggitivi, a qualunque costo.
Mercurio era uno dei cacciatori. Era appostato dietro alcune rocce, al di là dell’arteria principale che conduceva a Castelnuovo di Garfagnana. L’altro cacciatore, che conosceva solo di fama, era invece piazzato in modo tale da coprire i collegamenti per San Carlo, Pianacce e Monterotondo. 
I cani abbaiavano, i predatori spingevano i gladiatori verso le canne dei loro fucili. Se non fossero riusciti a fermarli per tempo, lui, o l’altro cacciatore, avrebbero avuto il compito di far cessare in maniera definitiva quella fuga.
Ricordava la paura. Gli tremavano le mani. Non aveva mai ucciso un uomo prima di allora. Si era allenato sparando a dei bersagli, aveva fatto pratica con gli animali, e con finti appostamenti in città, ma mai si era spinto a tal punto da sparare veramente a un essere umano. Era consapevole che sarebbe dovuto succedere prima o poi. Tutti temevano quel momento. Era il momento fatidico, quello che avrebbe decretato l’inizio di una carriera, o la propria morte. 
Non poteva assolutamente lasciar passare la sua preda. Per certi versi sperava che i due nigeriani si fossero diretti verso i paesi più piccoli, lasciando quindi tranquilla la sua posizione. Se non avesse avuto il coraggio di fare fuoco, o se avesse fallito il bersaglio, allora la condanna sarebbe caduta sulla sua testa. Sapeva troppo, e se non riusciva ad assolvere il proprio compito per questioni di coscienza, o di carattere, allora sarebbe stato un inutile spreco di tempo e denaro, e l’avrebbero eliminato senza indugiare oltre.
Per cui era una questione in stile squisitamente americano: o lui, o loro. Ed era meglio che cadessero loro sotto i suoi proiettili, che lui sotto il fuoco di un altro novellino della caccia all’uomo.
Per cui, quando sentì i primi passi, il respiro affannato, e l’afrore della paura proveniente dal bosco, si concentrò sulla propria arma. Controllò l’allineamento del dispositivo di mira, verificò che la sicura fosse tolta, inspirò per tranquillizzare le sue mani nervose, e attese che gli occhi pallidi e terrorizzati dei suoi bersagli comparissero dai cespugli di fronte a sé.
Non ci volle molto. Il primo sbucò nello stesso istante in cui il primo proiettile fuggì dalla canna del suo fucile.





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domenica 13 gennaio 2019

Made in Italy - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Film di Luciano Ligabue. In Made in Italy abbiamo perso la spensieratezza delle prime pellicole - anche se Radio Freccia era spensierato per modo di dire - e affrontiamo un mondo molto più crudo e attuale. Alcuni dicono che questo film sia una dichiarazione d'amore verso il nostro paese, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma chissà... Forse è solo la storia di persone comuni, vite complicate dove #maiunagioia non è il classico hashtag annoiato che i teenager scrivono sui social.
Riko è il nostro personaggio. Uomo onesto, lavora in uno stabilimento dove si producono salumi, dove si lavora la carne. C'è la crisi, e uno a uno i suoi colleghi spariscono, e magari appaiono degli interinali quando c'è bisogno, perché costano meno, e magari sono pure immigrati, e chissà... A ogni modo Riko ha una bella moglie, una amante, una casa, il figlio che va all'università, buoni amici. Poi, il fulmine a ciel sereno:
La lettera di licenziamento.
La vita crolla in un attimo, e Riko si trova a dover ricominciare da capo, tra lo sconforto, i problemi di sempre, e un futuro che improvvisamente si fa più nebuloso.

Pellicola interessante, che fa riflettere, ma anche no, e che mostra l'Italia con gli occhi di un italiano medio che poi sono i nostri occhi. Ci butta in faccia la realtà, questo film, e se probabilmente noi non siamo Riko, ciò non ci protegge dalla possibilità che ogni certezza crolli improvvisamente. E' un film maturo, e ciò lo penalizza rispetto alla pellicola del suo esordio, perché manca di freschezza e di ingenuità. Qui si lavora sui primi piani per spremere emozioni, e sia Accorsi, sia la Smutniak, sono ottimi protagonisti, ma anche tutti gli altri si dimostrano all'altezza. Ma la visione perde di profondità, di campi aperti, di inquadrature estese, di viste dall'alto, di punti di vista multipli. La regia è più pacata, e forse piatta, concentrata a concentrare l'attualità italiana, la vita a cui gli italiani sono costretti, e la quotidianità spalmata su eventi che segnano il mondo degli operai, di chi ha il proprio futuro legato a poche certezze che certezze non sono più.
Da un lato è un punto di vista coraggioso, dall'altro il film diventa prevedibile e forse troppo concentrato, e ci sono scene che spiazzano, come quella in cui Riko, fuggito dai propri confini per raccapezzarsi, si ritrova improvvisamente in un corteo per l'articolo 18. Forse questo è un po' troppo... ed è un po' troppo al di fuori dai confini che invece il film vorrebbe imporre a chi lo guarda.

Si intuisce, potrei concludere, il desiderio di voler rappresentare la 'vita da mediano'. Il problema è che questa vita è condensata, troppo condensata, e finisce per non convincere al cento per cento.




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sabato 12 gennaio 2019

Ferdinando Scianna - #Mostre #Recensione #Fotografia

Glauco Silvestri

Arrivo fuori tempo massimo per parlarvi della mostra organizzata dal complesso museale San Domenico di Forlì, visto che l'esposizione si è ormai conclusa. Mi spiace parlarvene solo ora ma, l'ho visitata proprio l'ultimo giorno, e di conseguenza, non ho proprio avuto il tempo materiale per illustrarvela, se non ora.

Pazienza! Scianna è un fotografo molto prolifico, e i suoi libri non sono solamente libri da guardare, bensì sono libri da leggere e guardare, visto che le sue foto hanno sempre un accompagnamento, una narrazione, una storia di cui ne illustrano i passi. Scianna è un ottimo narratore. E la mostra a lui dedicata era accompagnata da una audioguida da prendere assolutamente, perché essa - a seconda della stanza in cui ci si trovava, si attivava da sola, e la voce del fotografo stesso illustrava le immagini, i momenti, e la parte della sua vita legata al periodo descritto nella sala.

Sei sale. Si va dalle sue origini, Bagheria, in Sicilia. Si passa per i primi reportage nei paesi del terzo mondo. Poi si va negli Stati Uniti. Poi si parla dei suoi fotoritratti a personaggi famosi, a partire dal suo caro amico Leonardo Sciascia, passando per uno dei suoi maestri, ovvero Bresson, e poi una giovane e ammaliante Monica Bellucci, e altri ancora. 
La mostra prosegue con una sala dedicata alla sua avventura nel mondo della moda, momento rivoluzionario per un fotografo abituato a scattare immagini così come gli si presentavano, a raccontare il momento. Ed è con i suoi primi lavori per Dolce e Gabbana che Scianna tradisce i suoi principi e i suoi maestri, per buttarsi in un mondo preimpostato, in posa, mai naturale al cento per cento... Ed ecco che si scopre bravo a trovare la naturalezza anche in quell'ambiente patinato, e a trovare un modo di esprimersi tutto suo, originale, e diverso da quanto solitamente si vede sulle riviste.

Immagini incredibili, capaci di raccontare, trasmettere, ammaliare, scaldare i cuori, e proiettare chi le osserva nel mondo che illustrano.

Quanto ci sarebbe ancora da dire su Scianna? Eppure mi devo fermare. Lasciatemi dire che è un grande fotografo, un grande narratore dell'odierno, e un uomo da cui prendere esempio.

Qui potete trovare il catalogo dell'intera esposizione.
Qui e qui potete trovare maggiori informazioni sull'esposizione.

E poi non manca anche un bel video che vi permette di fare un giro tra le sue opere. Lo trovate qui di seguito.




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venerdì 11 gennaio 2019

Figli di un Dio minore - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Figli di un Dio Minore è uno di quei film che si fissa nella memoria e non se ne va più. Pellicola tratta da un romanzo meraviglioso, che per una volta non delude le attese di chi ha letto il libro - ovviamente - con la dovuta accettazione che su pellicola è necessario condensare la vicenda, e adattarla ai tempi e ai ritmi cinematografici.

La vicenda è ricca di emozioni, amore, dramma, disperazione, speranza. Siamo in un istituto per audiolesi. James è un nuovo insegnante. Sulle prime i suoi metodi di insegnamento non piacciono molto al direttore, ma la sua capacità di ottenere ottimi risultati, e di avere un feeling speciale con i pazienti, fanno cambiare presto idea a chi dirige l'istituto. Sarah è una paziente. Sordomuta dalla nascita, accolta durante l'infanzia, non se ne è mai andata per via del fatto che la madre la incolpa della 'fuga' del marito. Vive nell'istituto e si occupa delle pulizie. E' una donna intelligente, bella, e... Non c'è da sorprendersi se tra James e Sarah scatta la scintilla. Vanno a vivere assieme, ma la donna ha un carattere non molto facile da gestire, e la scintilla scoccherà non solo per amore, ma anche per rabbia e frustrazione. Tra i due il rapporto non è facile, al punto che lei fuggirà persino da casa per tornare dalla madre...

Ma come andrà a finire la storia d'amore tra James e Sarah? Dovrete guardare il film per scoprirlo. La regia è forse convenzionale, ma la vicenda si racconta bene così, e non è un caso che nel 1986 questo film ebbe 5 nomination agli Oscar. Bravissimo Hurt nei panni di James, e Marlee Matlin interpreta bene il ruolo di Sarah (n.d.r. Lei è realmente sordomuta). Poi c'è la colonna sonora... Eccezionale davvero!

Guardatelo, non ve ne pentirete.



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giovedì 10 gennaio 2019

Dogman - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Al cinema me l'ero perso. Dogman è un film che mi ha colpito come un pugno nello stomaco. Mi aspettavo qualcosa di differente, lo ammetto, e all'inizio, guardando i primi minuti di pellicola, non riuscivo a capire dove volesse andare a parare. Visto il mio interesse per questa pellicola, sono riuscito a evitare di leggere recensioni, commenti, eccetera eccetera. Sono arrivato 'puro' davanti allo schermo e...

Marcello è un uomo mite e minuto. Ama i cani, e ama tantissimo sua figlia. Lavora nel suo piccolo salone di toelettatura, e nel quartiere tutti gli vogliono bene. E' una zona grama della città, e tutti quanti tirano a campare barcamenandosi tra l'illegale e il legale. Nessuno fa sgarri a nessuno, ci si rispetta, e la sera tutti quanti vanno a giocare a calcetto assieme.
L'unico elemento che stona è Simone, un ex pugile che terrorizza l'intero quartiere per via del suo carattere instabile. Un attimo prima è gentile, un attimo dopo è violento. E vista la sua mole, tutti lo assecondano sperando che prima o poi incontri qualcuno più grosso di lui...
Il fatto è che Simone si mette in testa di rapinare il negozio a fianco a quello di Marcello, e per farlo chiede la complicità di quest'ultimo. Chiede... E ottiene con la coercizione e un po' di violenza. 
E' evidente che la mattina successiva la polizia va da Marcello e lo preleva, e visto che questo non parla, lo incrimina per complicità. Si fa un anno di prigione, e quando esce il quartiere non lo vuole più, lo rifiuta, lo disprezza... Marcello si sente solo, ha perso tutto, e per di più Simone non gli vuole dare la sua parte. Per questo decide di vendicarsi... Ma non sarà facile.

Dogman è un film gramo, perché ha un'aura di tristezza che aleggia dal primo all'ultimo minuto. E' recitato con maestria, guidato da una regia cruda e incisiva, raccontato con dialoghi stringati e immagini che segnano l'anima. E' davvero un film tosto, di quelli che vogliono raccontare la vita vera, e che non hanno lieto fine, non riscattano il personaggio principale, bensì che si arrendono alla fatalità degli eventi.

Davvero un gran bel film. Ve lo consiglio.




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mercoledì 9 gennaio 2019

Courbet e la Natura - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri

Arrivo tardi a parlare di Courbet, e della sua esposizione dedicata alla natura che è stata ospitata a Palazzo dei Diamanti, Ferrara, fino a qualche giorno fa.

Al momento in cui sto scrivendo questo post non so se l'esposizione sia stata prolungata, a ogni modo, devo dire che Courbet mi ha davvero affascinato. I paesagisti sono artisti che non sempre vengono ben raccontati all'appassionato d'arte occasionale (n.d.r. A meno che non si parli degli Impressionisti), ma l'artista di oggi merita una menzione speciale perché è colui che da una bella spallata a tutto ciò che faceva struttura nel mondo dell'arte. Non che non esistessero i paesagisti prima di lui, ma in linea di principio, il paesaggio era considerato lo sfondo su cui raccontare qualcosa... Courbet invece desidera raccontare proprio il paesaggio, trasmettere le sensazioni che si provano quando ci si trova in un certo ambiente, e praticamente trasportare su tela le emozioni del mondo naturale.

Nel fare ciò egli si tira addosso la critica dei ben pensanti, ma dalla sua parte ha la fortuna di essere un benestante, di non dover vivere con la propria arte, e di poter bellamente ignorare le voci contrarie, considerandole addirittura un incentivo, perché - come scrive egli stesso alle sue sorelle - nel momento in cui le critiche si spegnessero, lui sarebbe un pittore privo di fama.
Courbet prosegue quindi per la sua strada, una strada che sconvolgerà i ben pensanti, ma che aiuterà a introdurre gli Impressionisti, visto che il sentiero da loro battuto sarà in parte già tracciato da Courbet. E così le sue opere partono dal nero, dall'assenza di luce, per poi ricostruire gli ambienti e i paesaggi con una maestria tale da produrre opere quasi fotografiche. Egli - come gli impressionisti - riproporrà spesso gli stessi paesaggi nei suoi dipinti, ma al contrario della futura corrente espressiva, non per rappresentarli con le differenti tonalità di luce dovute alle differenti ore del giorno, o alle differenti stagioni, bensì perché quei posti gli piacciono, e vuole rappresentarli per fa sì che tanti altri possano conoscerli, se non dal vero, almeno attraverso le sue opere.

Proporrà la natura in formati importanti, quelli che fino ai suoi giorni erano stati riservati a tematiche sacre, storiche, o legate ai temi più classici. E così avremo scene di caccia rappresentate su tele enormi, o dame rilassate su una spiaggia mentre attendono il loro amante, o ancora una coppia di levrieri che osservano con eleganza chi si trova davanti al quadro.
La sua sicurezza è poi rappresentata negli innumerevoli autoritratti, con cui egli non vuole alimentare il proprio ego, bensì raccontare la propria storia.

Gustave Courbet si trova a proprio agio a metà tra il romanticismo e l'impressionismo, e le sue opere inneggiano al realismo per la accuratezza con cui la natura viene rappresentata e, osannata.

Davvero un peccato che l'esposizione si sia già conclusa.

Qui potete trovare qualche informazione sull'esposizione, mentre qui di seguito troverete un video che vi permetterà di assaporarla pur non essendoci stati.






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