domenica 29 aprile 2018

Osservatore Oscuro - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Bisogna ammettere che ad Aurora Scalviati non è concessa neppure mezza giornata di tregua. Il suo passato è un tormento che continua a rigirarsi nelle sue ferite, non permettendole mai di abbassare la guardia, di stare tranquilla, di ricostruire la propria vita. E pare che la piccola e 'tranquilla' Sparvara sia invece diventata il centro del mondo...

In Osservatore Oscuro Aurora deve ancora una volta dare il meglio di sé, perché coinvolta suo malgrado in una serie di delitti dove il suo nome continua ad emergere, persino tatuato sul corpo di una vittima, la prima vittima. Tutto ciò non fa altro che spingere la detective ad erigere un muro impenetrabile attorno a sé. I suoi pochi amici, Tom, Silvia, Bruno, finiscono per essere rimbalzati al mittente, visto poi che questi ultimi sono anche loro impegnati a costruire, o forse a ricostruire, le loro vite. Aurora si trova sotto inchiesta, e allo stesso tempo è spinta a investigare da sola, ancora una volta, scavalcando il sistema, non fidandosi del sistema, non accettando l'aiuto di chi si mostra disponibile, andando contro a tutti, compreso il suo nuovo superiore, mostrando una certa incapacità a imparare dal passato, anche quello recente, che la vide sin da subito in contrasto con Piovani, ora in pensione, e sostituito da una arrembante nuova figura che non ama farsi mettere i piedi in testa.
Ironia della sorte, il carattere di Aurora fa il gioco del criminale che la vuole al centro dell'indagine. Un uomo scaltro, senza emozioni, capace di colpire dove l'avversario è più debole.
Verrà colpito Bruno, in modo indelebile, in modo inaspettato. E nessuno riuscirà a collegare il fatto fino a indagini molto avanzate. Verrà colpita l'amica Silvia, con brutalità e spietatezza, un po' alla vecchia maniera, portando Aurora sul filo della disperazione. E lo stesso Stoner, il mentore della ragazza, finirà al centro del mirino. Tutto ruota attorno ad Aurora, e lei è sola, non per colpa delle autorità, bensì del suo carattere, del suo modo di essere.

Il secondo capitolo di questa saga che Barbara Baraldi sta costruendo attorno a un personaggio scomodo è ancora una volta un libro che sa catturare il lettore. Lo stile della scrittrice è sempre più aggressivo e ritmato; mantiene la dolcezza nella descrizione delle emozioni, nel saper ritrarre gli spiriti con pennellate di parole e immagini che permangono sull'iride anche dopo aver voltato pagina; ma acquista una nuova sicurezza, molto moderna e diretta, che ricorda i grandi thriller provenienti da autori d'oltre oceano.
Pare difatti improbabile che la piccola Sparvara sia situata nel bel mezzo dell'Emilia, a due passi da Bologna. I delitti sono cruenti, spietati, privi di calore e umanità. Eppure colpiscono persone dalla personalità complessa, e manipolano lo spirito, gli animi, e i sentimenti. Barbara accosta persone fragili e situazioni infrangibili. E' una sapiente alchimista, una esperta in esplosivi, e le sue parole sono perfette nel costruire i muri emotivi, per poi abbatterli in un attimo. Sa far soffrire. Sa creare speranza. Sa giocare con l'emotività dei personaggi... E con quella dei lettori.

Lo avrete già capito da soli: Osservatore Oscuro è un buon thriller. Si legge bene anche da solo, ma in quel caso vi perdereste metà delle emozioni, metà della profondità del mondo in cui Barbara ha costruito il suo castello... E sfortunatamente, vi trovereste immersi nella metà più profonda, senza conoscere ciò che era stato in superficie, se di superficie si può parlare, rischiando di non comprendere completamente l'opera, i personaggi, la struttura di un mondo che ancora si sta plasmando, e che non promette nulla di buono, nel futuro di Aurora. Per questo motivo vi consiglio di affrontare prima di tutto Aurora nel Buio, e poi di perdervi in Osservatore Oscuro. Non ve ne pentirete.




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sabato 28 aprile 2018

La Rocchetta Mattei - #Reportage #Fotografia

Glauco Silvestri
Finalmente, dopo tanto tempo, sono tornato a visitare la cara Rocchetta Mattei. Ero un bambino piuttosto piccolo e sognatore. I ricordi sono sfumati e lontani, ma ancora ben presenti. Chiedevo spesso ai miei genitori di portarmi a visitare un Castello, e la Rocchetta, all'epoca, era stata 'modificata' appositamente per piacere ai più piccoli. Ricordo il pozzo rasoio, ricordo il ponte levatoio, ricordo le armature... Forse c'era persino una stanza delle torture, forse...

Tra le Fronde

Di anni ne son passati tanti. La Rocchetta è stata lasciata all'incuria per tantissimo tempo. Molta roba è stata rubata, altra danneggiata gravemente, insomma, il restauro è stato immane, ci son voluti 27 milioni di euro, e diversi anni di lavoro, per ripristinare la piccola e meravigliosa Rocchetta Mattei. E non è neppure completamente accessibile. Per ora si può visitare solo l'area che ai tempi di Cesare Mattei, era l'area aperta ai pazienti. L'area privata è ancora tutta da sistemare, ahimè!

Conte Cesare Mattei
Un rosone, all'interno della Rocchetta, in cui è ritratto Cesare Mattei
Cesare Mattei era un personaggio influente nel 1800. Costruì la Rocchetta dopo che la madre morì di cancro, quando perse fiducia nella medicina tradizionale. La Rocchetta era un centro di assistenza medica per tutti coloro che la pensavano come il suo fondatore. Per questo era divisa in due settori, uno aperto al pubblico, uno invece privato, dove Mattei faceva le sue ricerche sulla elettro-omeopatia. E pare che le sue cure funzionassero, il segreto di queste cure è andato perso, non si sa nulla degli ingredienti delle medicine create da Cesare Mattei, se non che fossero basate su acqua che scorreva all'interno delle rocce su cui era stata costruita la Rocchetta, rocce con alto contenuto di ferrite, e un alto potere elettro-conduttivo.

Torri, Colonne e un orologio

La Rocchetta, oltre a un luogo di cura, doveva essere anche un percorso di rigenerazione. La fatica era il perno principale di questa forma di purificazione. Nella rocchetta sono presenti scale ripide, percorsi angusti, e l'accesso alle stanze era tale da somigliare a un labirinto. I pazienti dovevano perdersi per poi ritrovarsi.

Il peso e la purificazione dai mali...
La purificazione dai mali avviene anche con la fatica...
La rocchetta è un inganno visivo, acustico, sensoriale. Un luogo dove le scalette di legno non sono veramente di legno, dove si viene accolti dalla finestra del Papa, in una piazzetta dove si viene battezzati da una fontana, ma poi si viene condotti in luoghi con iscrizioni in arabo che inneggiano Allah.

Scale verso l'Oblio...
Questa scala conduce direttamente alla Stanza dell'Oblio
Se all'inizio la Rocchetta fu pensata con ispirazione alle costruzioni medievali, con torri quadrate, merlate, a imitazione di fortezze inespugnabili (n.d.r. Mattei temeva parecchio per la sua vita, al punto da proteggere le proprie stanze private con un ponte levatoio), è evidente che l'idea virò repentinamente a ispirazione del mondo arabo.

Ricordando la moschea di Cordova
Un dettaglio della Cappella, su ispirazione della Moschea di Cordova.
Sebbene Mattei non uscì mai dall'Italia, nella sua rocchetta furono costruite una cappella a imitazione della Moschea di Cordova, e una corte interna a imitazione dell''Alhambra di Granada.

La fontana dei Leoni...
Un dettaglio del Cortile dei Leoni, ispirato all'Alhambra di Granada
E' un luogo ricco di simboli e significati. Nulla è lasciato al caso, come la fontana all'ingresso della Rocchetta, costruita con una antica fonte battesimale, e studiata in modo che l'acqua fuoriuscisse dalla vasca in modo tale da bagnare chi entrava in rocchetta, come una sorta di battesimo, di purificazione, di 'nuovo inizio'.

I Bianchi negli Scacchi...

Ogni stanza ha un suo significato. La stanza dell'Oblio era in realtà la camera del figlio adottivo di Cesare Mattei, che dopo l'allontanamento della donna che amava, decise di voler dimenticare a ogni costo suo padre (n.d.r. Non a caso è la stanza più lontana dagli appartamenti privati del padre). La stanza della Pace aspirava a voler riunire le tre religioni monoteiste per trovare un punto di compromesso che potesse condurre, ovviamente, alla pace religiosa tra i popoli... Ovviamente non riuscì nell'intento!

Giochi di luci
Un dettaglio della Stanza della Pace
C'erano luoghi dove poter ascoltare musica e risollevare il morale, perché il corpo, oltre che a cure fisiche, ha bisogno anche di cure spirituali capaci di risollevare l'umore e il morale.

Play that song for us...

Il bagno era unico per tutti quanti, anche per il Conte, ed era all'aperto, per quanto c'è chi afferma che in inverno venisse coperto in un qualche modo. E il luogo in cui erano visitati i malati era una stanza insonorizzata, una specie di camera anecoica dove i coni riflettenti erano realizzati in carta pesta, con carta di giornale dell'epoca.

Carta pesta per non udire rumori...

In questa stanza il paziente poteva sentire solo la voce del Conte, che parlava attraverso una tenda, e senza toccare il malato perché non essendo medico, per legge non poteva professare la medicina in modo tradizionale.
C'è davvero tanto da ammirare, e da scoprire, e sempre bisogna ricordare che nulla è come sembra, e che tutto - in quel luogo - è unico ed ha una storia tutta particolare.

Se vi interessa approfondire questo viaggio alla Rocchetta, potete cliccare qui per accedere al mio album su Flickr dedicato a questo luogo. Qualche libro al riguardo della Rocchetta, dell'Elettro-omeopatia, e della Vita del conte Cesare Mattei è disponibile anche su Amazon. Poi c'è l'inestimabile Wikipedia per chi vuole approfondire in modo immediato senza spendere denaro... Ma io vi consiglio di andarla a visitare, è davvero un posto incantevole, e incantato!



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venerdì 27 aprile 2018

Balla coi Lupi - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Avete Ragione! Non c'è bisogno di parlare - ancora - di Balla coi Lupi. E' un film che abbiamo visto tutti, che è piaciuto a tutti, che ha vinto un sacco di Oscar, che dura un botto di ore, e... Che altro ci sarebbe da dire?

La storia è quella di un tenente della cavalleria nordista, John Dumbar, in piena guerra di secessione. 
E' il 1863. John è appena stato premiato per un atto eroico durante uno scontro con i sudisti. Il suo nuovo incarico è quello di raggiungere Fort Sedgewick, un forte di frontiera, l'ultimo avamposto nordista, per scortare un carrettiere col compito di trasportare dei rifornimenti. 
Quando però i due uomini arrivano al forte, lo trovano completamente vuoto, abbandonato, con gli scheletri di chi l'ha difeso sparsi su tutto il terreno circostante. John insiste per rimanere e tenere il forte in attesa di rinforzi, ma il carrettiere, spaventato dalla situazione, decide di tornare subito indietro (verrà poi massacrato dagli indiani).
John rimane solo. Risistema il forte, si fa conquistare dai paesaggi incontaminati, si scontra diverse volte con degli indiani Pawnee che tentano di rubargli il cavallo, e fa amicizia con il famoso 'due calzini' un lupo con le zampe anteriori bianche, come se avesse due calzini. Nel tempo riesce addirittura a stringere uno strano rapporto di amicizia con degli indiani Sioux, e ad innamorarsi di una donna bianca allevata da questi ultimi, Christine, che loro chiamano 'Alzata con Pugno'. Il rapporto con i Sioux diventa sempre più stretto, e quando John si rende conto che presto i suoi amici dovranno scontrarsi con l'avanzare dei bianchi, convince i Sioux a cambiare territorio... Ma prima di seguirli, decide di tornare al forte per riprendere il suo diario, da cui i soldati potrebbero risalire al villaggio Sioux. Ovviamente il suo ritorno al forte non è dei più felici perché viene catturato dai suoi compagni d'arme, considerato un traditore, e condotto in prigione in attesa di processo...


Balla coi Lupi è un film d'amore, è un Western, è un film di guerra. Si tratta di una di quelle pellicole che fanno epoca, come Via Col Vento, o ancora altri classici che Hollywood sforna di tanto in tanto. E' la storia di una grande epopea, di uno scontro tra civiltà, tra culture differenti, tra popoli fieri che mai vorrebbero piegarsi ai nuovi venuti. Ma è anche una storia di sentimenti, di amicizia, di rispetto. 
Costner è perfetto in questa pellicola, così come tutti gli altri membri del cast. La regia è sublime. Tutto gira come dovrebbe in questo film, che si prende i suoi tempi, che non annoia, che affascina, e non invecchia assolutamente mai.

Davvero un ottimo film. Lo consiglio.




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giovedì 26 aprile 2018

Open Range - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Torno sul tema Western e richiamo di nuovo all'appello Kevin Costner a causa di Open Range, un film tutt'altro che banale in cui ci viene posto un tema piuttosto interessante, ovvero il confronto tra una vecchia generazione e il mondo che cambia troppo velocemente. Un film dove due mostri sacri (n.d.r. Kevin Costner e Robert Duvall) di Hollywood rappresentano perfettamente ciò che fu, grazie alla loro esperienza, alla loro pacatezza, al mestiere che hanno nelle ossa.

La vicenda è un classico delle terre di confine. Quattro cowboy - Boss, Charley, Mose e il giovane apprendista Button - stanno conducendo una mandria per le praterie americane. Il loro mestiere sta morendo a causa delle nuove tecnologie, delle nuove abitudini, di una America che non lascia più troppo spazio al selvaggio west. E questi cowboy d'altri tempi sono ormai a ridosso della costa est, e poco manca alla fine della loro 'epoca'. Tutto ciò, ovviamente, non li tocca finché hanno lavoro e possono vivere all'aria aperta, senza legami con nessuno, ma è evidente che non sempre le cose vanno come si vorrebbe. Bloccati a causa del brutto tempo, Mose abbandona il gruppo per raggiungere la città vicina e fare provviste... Solo che non fa rientro nei tempi concordati, e gli altri cominciano a preoccuparsi. Alla fine Button viene lasciato solo a badare il bestiame, mentre gli altri due decidono di andare a cercare l'amico. Scoprono ovviamente che Mose è stato messo in prigione da uno sceriffo despota e prezzolato dall'allevatore della zona. I cowboy sono infatti elementi scomodi per chi ha deciso di fondare degli allevamenti stanziali, per ciò Mose è stato subito preso di mira, costretto alla rissa, e dopo un bel pestaggio, messo dietro le sbarre.
E' evidente che i cowboy - uomini tutti d'un pezzo - non possono cedere alle angherie di uomini corrotti, per cui decidono di non lasciare la zona nonostante il suggerimento degli uomini di legge - per lo meno finché il loro amico non è in grado di stare sulle proprie gambe. Ciò provoca ovviamente delle rappresaglie, e lo scontro si fa di volta in volta più cruento al punto che...

Be'... Questo film è un bel pezzo di narrativa western. Ci mostra il classico west alla John Ford, ma ce lo racconta confrontandosi con i tempi moderni. Dinosauri che si oppongono inutilmente all'inesorabilità della vita. E quest'aria nostalgica si percepisce nei dialoghi, nella fotografia, nelle scene classiche offerte dalla pellicola. Eppure tutto ciò non piega le trame della vicenda, che mostrano ancora una volta dei mandriani liberi contro i proprietari terrieri. Un tema classico che non stona mai nei western, libertà e mandrie al pascolo contro staccionate, terreni delimitati da confini, e quattrini sonanti. 

A chi piace il west, io credo... Questo film piacerà di sicuro.


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mercoledì 25 aprile 2018

Wyatt Earp - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Cosa accadde all'Ok Corral? Immagino tutti lo sappiate. Questa vicenda è stata narrata più e più volte nella storia del cinema hollywoodiano, e di conseguenza appare quasi superfluo dovervi accennare la trama del film di oggi, ovvero Wyatt Earp.

Lui, Wyatt, ha un grande senso della giustizia; gli è stato impartito dal padre sin da quando era bambino, ma la vita - si sa - a volte spinge le persone migliori sui sentieri peggiori. Dopo aver studiato legge nel Missouri, e aver sposato Urilla, una amica d'infanzia, Wyatt viene travolto dalla tragedia peggiore. Lei muore di tifo mentre è incinta. Sconvolto, il ragazzo si da al bere, ruba, finisce in galera, e se non fosse per il padre, finirebbe impiccato come tutti i ladri recidivi. Ma la seconda opportunità regalatagli dal padre è efficace. Diventa cacciatore di bisonti, si sposta a Dodge City, e dopo aver riunito i suoi fratelli, diventa sceriffo della città, e grazie ai suoi trascorsi, diventa persino amico di Doc Holliday.
Però Wyatt è un uomo indurito dalle sofferenze, e la sua rudezza fa sì che non sia ben accetto a Dodge City. Si trasferisce a Tombstone, un villaggio di frontiera dove a dettare legge è la banda dei Clanton e dei McLaury, che allevano bestiame e non tollerano interferenze.
Ovvio che l'arrivo di Wyatt provocherà delle interferenze, e degli attriti, al punto da giungere alla famosa sfida che ho citato all'inizio...

Film lungo, con tempi importanti, e una costruzione storica ben organizzata. La critica lo ha apprezzato parecchio quando uscì, la il mercato lo bocciò clamorosamente. Kevin Costner - nei panni di Wyatt - non piacque al punto da portarlo a vincere il titolo di Peggiore attore Protagonista ai Razzie Award. Però...
Però a me questo film è piaciuto molto. 
Ho amato l'interpretazione di Costner. Ho apprezzato la struttura narrativa, la fotografia, la sceneggiatura, e le interpretazioni di ogni figura presente nella pellicola... E son nomi importanti, a partire da Gene Hackman, passando per Bill Pullman, Isabella Rossellini, e Dennis Quaid. E' curioso che Kostner fosse stato coinvolto in un'altra produzione analoga, Tombstone - un western sempre focalizzato sulla sfida all'OK Corral - a cui rinunciò perché credeva che la storia dovesse incentrarsi sulla figura di Earp, e non sulla sfida tra la legge e gli allevatori della zona. E così in Tombstone fu Kurt Russell a inpersonare lo sceriffo, mentre Kevin si dedicò anima e corpo a quest'altra produzione.
I due film uscirono a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro. Prima Tombstone, poi Wyatt Earp. Il primo ebbe la meglio sul secondo, e il confronto tra i due fu inevitabile, portando disgrazia al titolo di cui stiamo parlando ora.

Wyatt Earp è sicuramente un film adatto agli appassionati, ma non per tutti, perché i tempi sono tutt'altro che fulminei, e di sicuro non ci sono emozioni forti se non nei pochi istanti di concitazione. E' però una pellicola interessante perché sviluppa con maggiore approfondimento il personaggio, la famiglia, e i principi che la tenevano unita. Nulla da togliere a Tombstone, che di sicuro - dalla sua parte - ha anche il fatto di essere più divertente da vedere.




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martedì 24 aprile 2018

L’assenza di tutto quello che a casa lo opprime tanto

Glauco Silvestri
Benjy adora la campagna, non tanto per quello che c’è, i cavalli, i mulini a vento, bastoni belli grossi, panorami, ma piú che altro per l’assenza di tutto quello che a casa lo opprime tanto.

La casa rossa (Supercoralli) (Italian Edition) (Haddon, Mark)


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domenica 22 aprile 2018

Delitto Perfetto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Non è Hitchcock, ma questo remake non sfigura per tensione, dramma, ed emozioni. Parlo ovviamente di Delitto Perfetto, film del 1998 - l'originale è del '54 - regia di Andrew Davis, e con un cast interessante (n.d.r. Douglas, Paltrow, Mortensen).

Steven Taylor si occupa di alta finanza, è sposato con la ricca, giovane e bella Emily, ma il loro rapporto è ormai spento da parecchio tempo. Lei ha una relazione con un artista di talento, David Shaw, e lavora alle Nazioni Unite come interprete per l'ambasciatore americano. Lui ha un carattere forte, ma sta passando un brutto momento finanziario, tanto che rischia la bancarotta, e - pur sapendo del tradimento della moglie - non può permettersi né scandali, né un divorzio, perché perderebbe i fondi necessari a mantenere il suo alto tenore di vita, la sua immagine, e magari un salvagente per il suo personale crack finanziario.
E' però ovvio che la relazione con l'artista non lo lascia indifferente, per cui decide di tentare il colpo gobbo, e in una occasione mondana in cui finisce per incontrare l'artista, si finge interessato alle sue opere e organizza un incontro privato per valutare l'acquisto di qualche quadro.
Solo che all'incontro con Shaw, Taylor scopre le carte in tavola. Rivela al giovane che conosce le sue origini (n.d.r. Ha imparato a dipingere in prigione e ha un passato tutt'altro che raccomandabile) e lo costringe a rivelare che la sua relazione con Emily è più per interesse che per vero amore. A sorpresa, però, invece che minacciare di rivelare tutto alla moglie, propone a Shaw un accordo molto diverso: uccidere la moglie!
Con questa mossa Shaw guadagnerebbe in un solo istante mezzo milione di dollari, e Taylor erediterebbe i beni della moglie, salvando la propria situazione finanziaria. Shaw accetta, ma all'ultimo minuto, non riuscendo a compiere con le proprie mani il delitto, manda un'altra persona al suo posto... E la moglie riesce a difendersi, e a salvarsi...

Pare strano dire quanto segue di un remake, ma ormai anche questa pellicola ha diversi anni sulle spalle, per cui comincia a risentire degli anni. E' genuinamente nostalgico rivedere un Motorola Startac (n.d.r. Io ne possedevo uno...), figurarsi poi la visione delle immagini in 4:3, e le dinamiche di questo thriller sono davvero anni luce da quanto oggi ci viene proposto dal cinema... E ve lo devo dire col cuore, nonostante l'età, questa pellicola funziona ancora egregiamente. I tempi sono scanditi da un metronomo implacabile, la fotografia, le immagini, i dialoghi, sono tutti cadenzati, lenti, intensi, e mentre si guarda il film vien voglia di intervenire perché le pause fanno cresce l'ansia, e la tensione. Il colpo di scena che fa saltare dalla sedia non esiste in questo film, eppure si percepisce un crescendo di... Emozioni... Emozioni che non possono essere fermate senza mettere in pausa il film, e vi assicuro che mettere in pausa questo film è un vero crimine.

Insomma, diciamocelo, questo remake è venuto bene. E' attualizzato rispetto all'originale e immortale film di Hitchcock, ma Andrew Davis è uno con molta carne al fuoco sulle spalle, ha diretto pellicole d'azione, thriller, e non è la prima volta che su questo blog si parla di uno dei suoi film. Il cast ci mette del suo, anche se Douglas appare un po' plastico nella sua figura di magnate della finanza spietato (n.d.r. Ed è strano perché è un ruolo che ha impersonato egregiamente diverse volte nella sua carriera), ma ci pensano la Paltrow e Mortensen a smussare gli angoli dove questi diventano troppo evidenti.

E' per questo motivo che vi consiglio il film. Ne vale la pena.


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sabato 21 aprile 2018

The Good Shepard - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Com'è nata la CIA? Per scoprirlo è necessario tornare indietro nel 1939, e scoprirlo attraverso gli occhi di Edward Wilson, un brillante ragazzo iscritto a Yale, con un passato torbido (n.d.r. Ha assistito al suicidio del padre e ha mentito a tutti dicendo che fu un incidente, sottraendo la sua lettera di addio), con un carattere fermo, e poco incline alla chiacchiera. Edward viene scelto per far parte degli Skull and Bones (n.d.r. Come non citare un film dedicato a questa confraternita? Lo trovate qui), una confraternita piuttosto chiusa che ricorda molto le logge massoniche, dove gli iscritti si proteggono a vicenda e così finiscono nei posti chiave di economia, governo, eccetera eccetera. E' grazie agli Skulls che Edward viene arruolato dall'OSS (Ufficio Servizi Strategici), e siamo allo scoccare della scintilla della Seconda Guerra Mondiale.
Edward si farà strada, e diventerà un agente famigerato e rispettato su tutti i fronti. Noto ai nemici come Mother, è attorno a lui che girerà l'intera Guerra Fredda post conflitto. E ovviamente tutto ciò andrà a influire sulla sua vita privata, che per forza di cose finirà in secondo piano, facendo soffrire sia la moglie, sia il figlio.
E attraverso le imprese di Edward, al suo idealismo, si scopre come la CIA vede la luce, quando l'OSS non ha più ragione di esistere, ma ancora è necessario tenere sotto controllo alcuni fronti 'freddi', come la Germania dell'Est, Cuba, e il terrore dello spionaggio è ormai infiltrato in ogni angolo del paese.

The Good Shepard ci racconta in modo romanzato la storia di James Angleton, un funzionario dei servizi segreti che fu una pedina importante, se non fondamentale, al momento della loro nascita. Il cast è notevole, e il film è ricco di tensione nonostante tutto avvenga con tempi scanditi da un pendolo, e mai ci siano scene concitate o momenti di forte emozione. Bravo Matt Damon nel ruolo di Edward. Sempre bellissima Angelina Jolie nei panni della ragazza che riesce a sedurlo, Margaret, e a sposarlo. Una bella sorpresa è la particina di De Niro, che apparirà e sparirà come è giusto che sia per un membro di altissimo livello dei servizi segreti. La presenza di Alec Baldwin è anch'essa una chicca interessante, quale misterioso collegamento tra la nascente CIA e l'FBI. E che dire della particina del sempre ottimo Joe Pesci? E del tuttofare John Turturro? Ed eccolo di nuovo lì, ne parlavo giusto giusto ieri, Eddie Redmayne, qui presente nei panni del figlio di Edward, e nella sua seconda presenza cinematografica importante. Davvero un astro nascente.

Ottima la regia, la narrazione, la fotografia, con continui flashback e connessioni a filmati d'epoca che costringono lo spettatore a ricordare gli eventi realmente accaduti. Tutto gira come una macchina ben oliata, e difatti questo film ha vinto parecchi premi, e ha ricevuto ancora più nomination.

Da vedere assolutamente.




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venerdì 20 aprile 2018

La teoria del Tutto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ho sempre voluto vedere La Teoria del Tutto, ma il destino ha sempre fatto sì che dovessi rimandare la visione. Con la morte di Stephen Hawking, il desiderio di vedere questo film (n.d.r. Che poco ha a che vedere con questo libro), si è nuovamente fatto impellente, e finalmente, qualche tempo fa, ho potuto ritagliarmi qualche ora da dedicare a questo film... E altrettanto finalmente posso parlarvene in questa sede; immagino non stiate nella pelle per l'emozione.

Chi è Stephen Hawking lo sappiamo tutti, vero? Un grande scienziato che sin dai tempi del suo dottorando era ossessionato dal Tempo, dai suoi misteri, e che ha toccato la fisica e l'astronomia in modi che prima di lui nessuno aveva fatto. Lui ha teorizzato i principi che tutti - oggi - diamo per validi sull'origine dell'Universo, sulla sua conformazione, sulla struttura dei Buchi Neri, la loro funzione, la loro origine, eccetera eccetera. Il suo libro più famoso è - come ben tutti sappiamo, e probabilmente molti di noi hanno letto - Dal Big Bang ai Buchi neri. Ovviamente non è la sua unica pubblicazione, visto che fino alla fine dei suoi giorni lo scienziato non ha mai smesso di studiare l'universo.
Ma quanti di noi conoscono la vita di Hawking, il suo dramma personale, la sua enorme forza di volontà, il suo spirito da eterno teenager, e il suo grande cuore? Questo film ci racconta la persona, non lo scienziato, per quanto probabilmente è difficile scindere le due 'persone' in modo così netto.

Hawking era già affetto dalla sua malattia quando frequentava il college. Piccoli tremolii, una andatura leggermente dinoccolata, un viso che mai stava perfettamente dritto sulle spalle. Nessuno però sapeva che quei lievi sintomi fossero una campanella d'allarme verso ciò che sarebbe accaduto negli anni a venire. Studiava fisica, andava alle feste, e frequentava una ragazza, di cui si era innamorato perdutamente.
Il matrimonio, il manifestarsi della malattia, il legame con amici e professori che mai lo hanno abbandonato al suo destino, sono elementi davvero toccanti della sua vita. Ma ciò che risalta nel racconto è la sua forza, la sua voglia di non arrendersi, e di continuare i suoi studi nonostante la malattia incurabile.
Due anni di vita, questo è il pronostico dei medici di allora. E invece sappiamo tutto fin dove è arrivato, grazie alla sua volontà, alle persone che gli stavano vicino, e - diciamolo - alla tecnologia a cui lui si è affacciato sempre con grande interesse.

Il film è delicato, affascinante, molto profondo. Non sempre - di un uomo - si raccontano le vicende private. Si preferisce mostrare le sue imprese, i suoi successi, i risultati che ha raggiunto. Qui, in questa pellicola, per certi versi si raccontano le imprese, i successi, e i risultati... Ma della sua vita privata. La sua lotta con la malattia, il suo grande amore per la moglie e i figli, il suo desiderio di non farli soffrire, e di amarli anche 'lasciandoli andare' quando il peso diventa troppo da sopportare. E la scena finale è emblematica, nel parco della residenza privata della regina d'Inghilterra, quando con la ex moglie guardano i figli giocare.
Ottima, ottimissima, eccezionale è l'interpretazione di Eddie Radmayne, che di nuovo darà prova di sé in The Danish Girl. Bravi, molto bravi tutti gli altri. La regia è pulita, precisa, attenta ai dettagli. La fotografia è perfetta sin nei piccoli dettagli.
Il film è lungo, ma scorre davvero molto in fretta, e pare addirittura correre quando, durante la visione, ci si scopre a voler assistere ai particolari, e non veder solamente citati dei momenti - storici - senza troppo arringare sul contorno di questi eventi. Eppure il quadro disegnato attorno alla figura dello scienziato è ben delineato.

E' davvero un bel film. Ve lo consiglio.



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giovedì 19 aprile 2018

Ameni Inganni - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Ameni Inganni mi è stato regalato a Natale. L'autore non lo conosco, non avevo mai letto nulla di lui - lo ammetto - per cui questa lettura è stata una sorta di primo contatto.

La scrittura è scorrevole, piacevole, quasi divertente. Lo si legge davvero in fretta. Peccato che la vicenda sia narrata in modo frettoloso, senza mai giungere al dunque, e lasciando molto in sospeso, tanto che il lettore potrebbe non comprendere il focus di questa lettura.

Alberto è il personaggio principale. Vive con la mamma, è più che adulto, ha quarantun'anni, e non ha mai avuto una relazione se non con Letizia, quando ancora andava a scuola. Era bravissimo a scuola, ma al momento di fare sul serio, all'università, non riesce più a dedicarsi allo studio, mente sui risultati, e non si laurea, mai. Finisce per vivere con la mamma, senza un lavoro, mantenuto dai risparmi di famiglia e dalla pensione di lei. Il padre è morto da parecchio, ed è meglio così perché non sarebbe contento di ciò che suo figlio è diventato. Poi la madre muore, e lui rimane solo con sé stesso. Senza un lavoro, calcola che i risparmi della madre gli dureranno per oltre vent'anni - si parla di duecentocinquantamila euro - e a ciò potrebbe aggiungere l'appartamento della madre (n.d.r. Lui vive in mansarda, al piano di sopra) - per cui il problema del lavoro non si pone.
Vive nei suoi hobby. Monta astronavi modello, colleziona riviste porno, segue una fotomodella su Twitter - Olga S. - e basta. Mangia Quattro Salti in Padella a mezzogiorno e sera. Guarda film di fantascienza. Punto.
Certo... E' attratto dalle donne, e ancora non ha smesso di sognare una relazione stabile. E visto che Olga S. è troppo lontana, la sua 'tattica d'ingaggio' è quella di andare a vedere gli appartamenti da single in vendita, senza intermediari, con nome femminile a capo dell'annuncio. Ovvio che alla fine i suoi sono solo voli di fantasia, giusto per 'vedere' qualche donna, senza neppure tentare un vero approccio. Solo che, un giorno, per caso, risponde a un annuncio e... Questo è fatto da Letizia, la sua ex. 

Praticamente il romanzo è costruito su inganni mentali che Alberto costruisce autonomamente. Inganni che non fanno male a nessuno, per lo meno rimangono nelle sue fantasie più recondite, ma che potrebbero diventare pericolosi se il suo, il loro equilibrio venisse spezzato. E difatti l'incontro con Letizia, dopo ventuno anni da un addio burrascoso, provoca una escalation surreale che...

Sinceramente? Boh! Il libro è davvero fluido, scorrevole, ben scritto. Si legge che è una meraviglia. Ma la storia non mi ha convinto proprio. Il romanzo si affaccia a un tema piuttosto attuale, quello degli uomini che non crescono, e delle donne che non vogliono invecchiare. Lo fa con delle figure estremizzate, ma non osa più di tanto, e non scava a fondo... Rimane in superficie, e non conclude.




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mercoledì 18 aprile 2018

Pirati dei caraibi: la vendetta di Salazar - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi parliamo dell'ultimo - in ordine cronologico - episodio della saga Pirati dei Caraibi. E' evidente che Disney stia strizzando fino all'osso un brand che in passato ha funzionato parecchio, ed è altrettanto evidente che - alla storia - oggi si preferisce proporre grandi effetti speciali e una mimica da commedia leggera. 

Ne Pirati dei caraibi: la vendetta di Salazar ripartiamo da dove eravamo rimasti. Sparrow ha perso la Perla Nera ed è caduto in disgrazia al punto da barattare la propria bussola, una bussola magica che conduce sempre dove uno vuole andare, per una banale bottiglia di rum. Quest'ultima, sentendosi tradita dal suo padrone, libera il capitano Salazar - un vecchio nemico di Jack, dall'infernale Triangolo del Diavolo e, be' quest'ultimo torna a fare ciò che sapeva fare meglio prima che Sparrow interrompesse la sua 'carriera' intrappolandolo proprio nel Triangolo. Ovviamente Salazar è intenzionato a vendicarsi, per cui Jack è costretto ad allearsi con Henry Turner (n.d.r. Figlio di Elizabeth e Will), con Barbossa, e con l'astronoma Carina Smyth, per cercare il famigerato Tridente di Poseidone, manufatto che gli consentirebbe di avere il controllo dei mari, e di avere la meglio con Salazar, e riavere con sé la bussola. Certo... Le cose non andranno lisce nemmeno per un po', e la soluzione di un problema porterà allo scatenare altri problemi eccetera eccetera.

La trama sembra complessa, quasi sofisticata, ma come al solito la pellicola non canta quanto la carta. Difatti osservando lo schermo ci si ritrova di fronte a una concatenazione di eventi prevedibile che avvengono in sequenza e... annoiano. Eh sì! Gli effetti speciali roboanti - e davvero ben fatti - nulla tolgono al fatto che tutto andrà come deve andare, e che le pedine sulla scacchiera hanno un destino prestabilito che poco sorprende.
Bravo come sempre Deep nei panni di Sparrow, così come è una bella riscoperta la presenza di Geoffrey Rush nell'interpretare Barbossa. Ottima la regia eccetera eccetera. Ormai questo tipo di prodotti sono abbastanza standardizzati su livelli altissimi, visto anche il budget a disposizione. Però... Stanno allungando un po' troppo il brodo.



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martedì 17 aprile 2018

E' un adolescente

Glauco Silvestri
È un adolescente. Il tuo compito è avere completamente, platealmente torto.

La casa rossa (Supercoralli) (Italian Edition) (Haddon, Mark)


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domenica 15 aprile 2018

Stati d'animo. Arte e Psiche da Previati a Boccioni

Glauco Silvestri
Ultimamente sto cominciando ad apprezzare un approccio un po' diverso all'arte. Se in passato preferivo le esposizioni dedicate a un singolo artista, o a una corrente artistica, oggi comincio ad amare maggiormente le occasioni che permettono di seguire un percorso evolutivo dell'arte, un cammino attraverso gli anni, i decenni, ove - oltre alle opere - viene raccontato il pensiero, la mutazione della visione umana, il legame inscindibile tra lo scorrere del tempo, gli eventi, le scoperte, e le rappresentazioni artistiche.



Stati d'Animo, esposizione attualmente aperta al pubblico a Palazzo dei Diamanti (n.d.r. Ferrara), è una di queste occasioni.

Il cammino proposto da questa esposizione ci racconta il legame a doppio nodo tra la scoperta scientifica e l'arte. E' il periodo dove la mente umana comincia a svelarsi. Sono gli anni in cui i grandi studiosi della psiche cominciano a interrogarsi su determinati comportamenti, sull'isteria, sulla follia, sulla depressione, sulla rabbia... Scienza e arte si legano imprescindibilmente, al punto che alcuni artisti cominceranno a studiare i testi scientifici per poi riversare nelle loro opere i concetti che desiderano mostrare al mondo. 
Giuseppe Pellizza da Volpedo.
Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri)
Siamo alla fine dell'ottocento, ormai non è più tempo di ritrarre uomini di potere, o di rappresentare scene bibliche. Ora è l'essere umano al centro dell'interesse umanistico. E in questo contesto si ha l'avvisaglia dei primi passi che condurranno l'arte verso forme espressive sempre più distanti dalla realtà, e sempre più vicine all'immaginazione, all'astratto, al surreale, fino a giungere all'arte moderna.

L'ingresso a questa esposizione ci pone davanti alla possibilità di attraversare gli stati d'animo più comuni. Si parte con una breve presentazione dell'uomo, e del fatto che le sue emozioni si espongano al mondo attraverso principalmente le espressioni facciali. E' qui che possiamo ammirare un autoritratto di Boccioni, e uno di Segantini.
Giovanni Segantini.
Autoritratto

L'arte, durante questi primi passi nella scoperta dell'uomo, si appoggia ai fatti di cronaca. 

Ci racconta di delitti efferati, dell'uso smodato di oppio per alienarsi dalla realtà, dell'approccio umano al dolore fisico.
E' da qui che si passa alla melanconia, alla sofferenza interiore. Munch ci mostra, tra le varie opere che si incontrano in questa sezione, il dolore di una bambina malata. Bastano però pochi passi per andare oltre, incontrando gli stati di allucinazione, e la discesa nel Maelstrom di Previati ce lo dimostra nella pratica, ispirandosi ai testi di Edgar Allan Poe.
Facendosi trascinare dalle allucinazioni, si cede ai propri istinti, alla voluttà, ai desideri del corpo. E' il periodo dove l'incubo delle malattie veneree aggredisce l'essere umano, che ormai si è lasciato alle spalle i formalismi di una società che pretendeva un certo riserbo, un contegno, e dove lo scandalo non era accettato pubblicamente. La lotta tra i centauri di De Chirico ne è un esempio evidente.

Giorgio de Chirico, Lotta di centauri.
Quando infine il corpo è ormai soddisfatto, ecco che giunge l'estasi, e di seguito l'entusiasmo, e infine una rappresentazione pura degli affetti.
In questa fase comincia la fusione tra le scienze moderne e la pittura che tutti noi conosciamo. Gli artisti cominciano a studiare la fotografia, i raggi X, a cercare nuove forme espressive. Siamo all'alba del futurismo, e già intuiamo ciò che potrebbe accadere in seguito.

Previati Gaetano, La Danza delle Ore
Il percorso offerto da questa mostra ci consente un cammino tra artisti di calibro inestimabile. Se Previati è il nostro cicerone, e lo vedremo attraverso ogni ambito di questa esposizione, ai nostri occhi compaiono il già citato Munch, l'eccezionale Pellizza da Volpedo, l'elegante Segantini, De Chirico, Alberto Martini, il giovane Giacomo Balla, lo sperimentatore Medardo Rosso, fino a giungere - nell'ultima sala - a Boccioni, che assieme al Previati è considerato uno dei precursori del futurismo e dei generi espressivi più moderni.

Umberto Boccioni, La risata
Un percorso intenso e affascinante, che sa sorprendere, e che non solo è legato a opere pittoriche, ma anche a sculture, a immagini, testi, e pensieri. 

L'esposizione è aperta al pubblico fino al 10 giugno prossimo.
Per maggiori informazioni potete cliccare qui e qui.

Come mio solito, in conclusione di questo breve post, vi propongo qui di seguito un breve video introduttivo all'esposizione.




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sabato 14 aprile 2018

Duel - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Duel è un grande classico della tensione. Film di basso costo, prima produzione di Spielberg, se non ricordo male, ma grande pellicola in ogni suo dettaglio.

Un personaggio. Un'auto. Una strada. Un Camion. Ecco gli elementi di questo film. David Mann è un commesso viaggiatore. Si sta recando da un cliente, in auto, quando si trova davanti una grossa autocisterna che procede lentamente. David la sorpassa e prosegue nel suo viaggio, quando nota nello specchietto che l'autocisterna ha accelerato. In poco tempo gli è attaccato al paraurti, e poco dopo lo supera.
David scuote la testa, si ferma a un autogrill per fare una sosta, e nota l'autocisterna parcheggiata davanti alla piccola costruzione. Ancora tutto sembra normale ma non appena rimessosi in strada, ecco che di nuovo la sfida ricomincia, e allora la questione si fa seria...

Davvero un film pieno di tensione. Pochi dialoghi. Pochi interpreti. Solo l'asfalto, lo specchietto, il paesaggio arido. Ottima regia, tutto è perfetto, ed è difficile aggiungere commenti a un prodotto così puro ed efficace. Questo film ha tanti anni sulle proprie spalle, ma è ancora perfetto, e ineguagliato.

Lo consiglio.


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venerdì 13 aprile 2018

The Norby Chronicles - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Era una vita che non leggevo qualcosa di Asimov. E devo dire che probabilmente non avrei avuto questa occasione se, per caso, non avessi scovato per caso The Norby Chronicles. Un romanzo un po' diverso dal solito, scritto a quattro mani con sua moglie e... Si vede.

Lo stile richiama i suoi primissimi romanzi d'avventura nello spazio, quelli di Lucky Star, per intenderci. Tutto ruota attorno a Jeff, un cadetto spaziale che sogna di scoprire il segreto della velocità 'curvatura'. L'esplorazione dello spazio è difatti relegata al sistema solare a causa della mancanza di un sistema propulsivo adeguato, e gli scienziati sono ben lungi dal risolvere il problema.
Jeff, comunque, ha ben altri problemi. E' appena stato cacciato dall'accademia, e se non fosse che l'Ammiraglio conosce suo fratello maggiore, non avrebbe neppure una seconda occasione per tornarvi. Fortunatamente ce l'ha, ma durante il periodo di pausa deve dimostrare di essere maturato e di non fare più di testa propria (la famiglia di Jeff è una famiglia di teste calde, ahimé!).
Jeff si affida a un robot insegnante per rimettersi in riga, ma non potendosi permettere una macchina all'ultimo grido, compra quello che può da un rigattiere... Uno strano robot a forma di botte di birra, che - Jeff lo scoprirà suo malgrado - ha una propria personalità, un ego piuttosto strano, e un mix di tecnologie aliene e terrestri nella sua pancia.
Ed è questo strano robot, di nome Norby, che proietterà il giovane Jeff in avventure inimmaginabili. Perché il robot è dotato di un dispositivo antigravità portatile (la Terra li ha, ma son grandi come automobili), è dotato di un motore a curvatura, e può persino viaggiare nel tempo... Solo che è un po' sciroccato, e non sempre riesce a governare le proprie doti come dovrebbe.

Il romanzo è diviso in due avventure: la prima è incentrata sulla Terra e su un complotto per rovesciare il governo mondiale; la seconda è invece focalizzata su Norby, sulle sue origini, e sulle sue capacità.
E' evidente che lo stile narrativo non è quello a cui si è abituati quando si parla di Asimov. Il tocco femminile della moglie si sente e si sente anche forte. E', sembra, un racconto per ragazzini. E' ironico, spensierato, mai sfiorato da cattivi sentimenti. E nonostante ci siano complotti, minacce, e pericoli di ogni tipo, tutto viene raccontato con una freschezza tale da far pensare a una fiaba della buonanotte.

Mi son divertito a leggere le avventure di Norby. E' qualcosa di diverso dalle solite storie di fantascienza.



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giovedì 12 aprile 2018

Fuori dalla Finestra

Glauco Silvestri
E' primavera. Si sente, vero? Non mi dite che dalla finestra non vi giunge il cinguettio dei passerotti. Magari non siete interessati ai loro rituali amorosi ma... Se amate la fotografia e avete l'equipaggiamento giusto, magari potreste riuscire a immortalarne qualcuno, no? 

E' per questo motivo che, qualche giorno fa, ho inaugurato un nuovo album sul mio account Flickr. Si chiama per l'appunto Fuori dalla Finestra, e... Be', per ora ci sono davvero pochi scatti.

Il primo è questo!

In front of my window

Era sabato, stavo prendendo un caffè e lo vedo proprio davanti a me. Non ho molto tempo per riflettere. Vado a recuperare la Canon e torno alla finestra. A bordo ho il Sigma 18-250mm. Lo tiro al massimo e scatto una raffica. Appena in tempo per avere 12 foto, poi la creaturina se ne è volata via.
Vado al Mac, carico le immagini e... Mamma mia quanto è lontano, piccolino, difficile da identificare. Croppo le foto più che posso, senza rischiare di perdere in risoluzione. Molte foto non sono a fuoco. L'autofocus si è confuso con i rami attorno. Se ne salvano tre o quattro. Questa qua sopra è la migliore tra tutte.

Visto che la fame vien mangiando, decido di cambiare ottica. E' un secolo che non uso il mio caro Sammy, un Samyang catadiotrico da 500mm f/6.3, che con il duplicatore di focale arriva a 1000mm (n.d.r. Anche se perdo due stop in luminosità), e con il fattore di crop diventa 1600mm. Un bel cannone, eh? Solo che una bestia di questo tipo va solo in manuale... Ed è passato parecchio tempo dall'ultima volta che ho scattato una foto tutta in manuale (n.d.r. Sempre con il Sammy) fu per catturare le macchie solari (qui).

Tornando a bomba, l'occasione di immortalare una seconda creaturina mi è offerta la domenica mattina, il giorno dopo. Sono praticamente pronto. La fotocamera ha già il Sammy montato. Il setup è semplice, visto che ho un obiettivo a fuoco fisso, e non ho la possibilità di fare molti tentativi, metto gli ISO automatici e imposto il tempo a 1/250 di secondo.

Anche in scatto diverse foto. Il passerotto è un po' più lontano del precedente, ed è appollaiato in mezzo a un bel groviglio di rami... La foto migliore che è saltata fuori è questa che segue.

Relax

Ovviamente l'ho ritoccata un pochino. C'è un po' di rumore (n.d.r. Tanto!), del resto l'automatismo mi ha sparato gli ISO a 3200, e siamo quasi al limite con la mia EOS. Devo però ammettere che a me  - per certi versi - 'piace' perché ricorda le vecchie pellicole con un alto numero di ISO.

E un paio di giorni fa ho realizzato alcuni scatti prima di venire al lavoro. La mattina presto è il momento ideale, anche se ancora non c'è tanta luce. Come nel caso precedente, ho tenuto gli ISO automatici, ma ho allungato un briciolo il tempo di scatto, a 1/125 per vedere di catturare un po' più di luce e tenere un po' più bassa la sensibilità. Ho anche scattato in RAW, per avere un margine più ampio nel Post Processing delle immagini... Però non ho ancora avuto modo di scaricarle sul Mac. 

Voi, se siete curiosi, tenete sott'occhio il mio album su Flickr... Io lo terrò aggiornato con le nuove immagini scattate di volta in volta.

Aggiornamento dell'ultimo istante:
Ecco la foto scattata in RAW, con tempi più rapidi, ma a un'ora del mattino dove il sole non è ancora alto nel cielo.

Early Morning



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mercoledì 11 aprile 2018

L'aquila d'acciaio - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Con Iron Eagle (n.d.r. L'aquila d'Acciaio) vi proietto in pieni anni ottanta. Si tratta di un film che mi è tornato in mente per caso, ascoltando la colonna sonora di Armada (n.d.r. Ve ne ho parlato qualche giorno fa, ricordate?), dove è presente un brano usato in questo film per ritmare una sfida tra i canyon  - in un percorso chiamato 'Il Serpente' - tra una moto da cross e un Cessna. 

Ricordo che vidi questa pellicola sull'onda di Top Gun. Ero e sono tutt'ora appassionato di aerei da caccia, e quando ero teenager andavo a caccia di tutto ciò che contenesse degli aerei da guerra, dai videogiochi per il Commodore 64, ai film, alle riviste... Insomma, per farla breve, quando un bel giorno vidi il VHS dal Toscano, non potei fare a meno di noleggiarlo e di guardalo la sera stessa.

Son passati tanti anni da allora, e l'altra sera, in un impeto da 'remember the good old times', ho deciso di recuperare il film e di guardarmelo. 

Be', non è che L'aquila d'Acciaio sia migliorato con gli anni. E' una pacchianata assurda, priva di senso e di realismo, ma che di fatto cavalca un qualcosa che in quegl'anni accadde veramente, ovvero un raid a sorpresa compiuto da un paio di caccia americani sul territorio della Libia per - se non ricordo male - bombardare la villa di Gheddafi (n.d.r. Qui).
Qui la vicenda è molto diversa. Due caccia americani violano i confini di un piccolo stato canaglia e vengono intercettati dall'aviazione di quel paese. I due aerei vengono impegnati in un combattimento dove sono in minoranza, e nonostante la superiorità tecnologica degli F16, alla fine vengono abbattuti. Mentre uno dei due piloti viene salvato da una portaerei, l'altro ha meno fortuna e viene catturato dai militari dello stato canaglia. Ovviamente - a questo punto - il pilota viene torturato a sangue per sfilargli una confessione pubblica, e alla fine viene condannato a morte.
Negli States, nel frattempo, il figlio sedicenne di questo pilota - che ispira a diventare cadetto dell'aeronautica statunitense - decide di andare a salvare il proprio padre, visto che le autorità competenti e la diplomazia sembrano impotenti. Assieme ad alcuni suoi amici coinvolgono un vecchio Maggiore dell'aviazione, e penetrano nella rete informatica della base militare vicina a casa loro per ottenere due F16B carichi di armi e pronti per la missione.

Ehm... Lo so! Si tratta di un film quasi imbarazzante. Ma visto con l'ottica giusta, è divertente. Come sono solito dire... E' un film da guardare a cervello spento, magari con una generosa porzione di popcorn a disposizione.


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martedì 10 aprile 2018

È triste dirlo...

Glauco Silvestri
È triste dirlo, ma si tratterà della parola di una persona onesta contro quella di un bugiardo e di un ipocrita.

La casa rossa (Supercoralli) (Italian Edition) (Haddon, Mark)


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domenica 8 aprile 2018

Labirinto della Masone

Glauco Silvestri
Nei pressi di Fontanellato, in provincia di Parma, c'è un labirinto interamente realizzato con piante di Bambù. E' il labirinto più grande nel mondo nel suo genere, Il labirinto della Masone, e pur essendo una proprietà privata, è aperto al pubblico.

In occasione della Pasqua, quest'anno, io e la mia morosa abbiamo pensato di andare a perderci all'interno di questo meraviglioso dedalo, che si divide tra cultura e natura, e vista la bellissima giornata che il clima ci ha regalato, abbiamo avuto occasione di scattare anche qualche foto.

Come tutti i labirinti, c'è una regola per riuscire a sbrogliarli, ma essendo un percorso bello lungo - se non erro sono 3 chilometri, che si percorrono in una quarantina di minuti, se non ci si perde - per fortuna, all'interno sono presenti mappe, panchine, e punti dove poter fare anche un bel pic-nic (n.d.r. All'ingresso preparano anche i panini, se volete).

Al centro del Labirinto

Al centro c'è una piramide, che poi è una cappella, e un bel giardino dove potersi riposare, e ristorare. Lo si può notare da una piccola torre posta all'ingresso del labirinto, dove è consigliabile salire per... Godere del paesaggio!

Percorsi Nascosti

Il percorso non è solo motivo di svago, ovviamente, ma offre anche l'occasione di vedere da vicino il bambù, che come tutte le specie vegetali, si presenta in molte varietà. In pratica, i bambù non sono tutti uguali...

Sua Altezza

Si passa di qui?

It is walking?

A righe

Ma, come dicevo, se si arriva in fondo è possibile godere di un bel punto ristoro, con opere d'arte in stile neoclassico (n.d.r. Suppongo) ad allietare la vista.

Ghosts and Tourists

E' in questa occasione che ho voluto rivangare un vecchio giochino fotografico del passato... In effetti lo eseguivo quando ancora avevo una fotocamera a pellicola. In questo caso ho realizzato una sovrapposizione di fotogrammi tra loro. Lo scopo di questo sistema è quello di ottenere una maggiore gamma dinamica dell'immagine, così da avere ben definiti sia lo sfondo che il primo piano. In questo caso sono montati assieme tre scatti e... Be', abbiamo un bel cielo con qualche nuvoletta, il giardino assolato con tanta gente che riposa, la statua del cavaliere che risalta al centro, e due bei fantasmi che si muovono verso la statua... Sono le uniche due persone in movimento durante il mio scatto... L'effetto mi è piaciuto parecchio, lo ammetto.

Egitto o... Provincia di Parma?

Tornando alla visita, nel biglietto è compresa la possibilità di vedere il museo di Franco Maria Ricci, il proprietario dell'intera struttura, un editore che si occupò di arte in modo molto accurato, e ovviamente un collezionista d'eccezione. Vale la pena visitare anche la sua esposizione, che contiene la collezione privata (n.d.r. Tra cui tre Ligabue).

Busti

Love?

Tra le opere d'arte, all'ingresso del museo, c'è anche una bellissima Jaguar, che ovviamente non potevo ignorare.

Fascino Puro

Una selezione più ampia di scatti dedicati a questa mia gitarella pasquale è presente qui, sul mio spazio Flickr, come mio solito. E se vi capita... Andate a vedere questo labirinto, non ve ne pentirete. E per i bimbi organizzano anche una caccia al tesoro. 



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