venerdì 31 luglio 2020

Fuori Scena - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Quarantotto anni suonati e ancora 'lui' riesce a strapparmi qualche risata dalla grama esistenza di questi strani tempi. Duilio Pizzocchi, cabarettista, grande umorista, e personaggio iconico della mia giovinezza, ha pubblicato di recente un libro con diversi racconti presi dalla sua esperienza di vita, fuori dalle scene, ma comunque, non privi di ironia. Il titolo è ovviamente Fuori Scena, e mi piace pensare che in alcune storie da lui raccontate, là, in mezzo al pubblico, ci fossi pure io.
Del resto arriva addirittura dal mio quartiere, e parla persino di un luogo che era frequentato da mio nonno, e da me, in estate, quando i miei genitori mi affidavano ai nonni mentre erano al lavoro. Anni differenti, forse, ma forse neppure troppo... E magari lui era adolescente, e io ero un pischello appena consapevole di quanto mi accadeva attorno.
E anche io avrei da raccontare quante risate mi ha strappato questo comico, questo personaggio, ma... E' del libro che bisogna parlare, e del libro parleremo.
In queste pagine Pizzocchi si racconta a modo suo. Alterna la sua giovinezza con le esperienze da uomo fatto. Storie di adolescenti, storie della sua esperienza durante la Naja, ma anche strani episodi accaduti nei retroscena dei suoi spettacoli, o degli strani promotori che ha incontrato durante la sua carriera. E ancora brevi raccontini, uno dedicato al suo piccolo cane, Tito, uno dedicato a un gatto. C'è davvero tanto da leggere, e da scoprire tra le righe, dell'uomo che per tanto tempo mi ha fatto divertire. Sia nelle tv locali, sia col suo Costipanzo nei vari locali che lo ospitavano in giro per la regione, sia sul palco, nei suoi spettacoli all'aperto. E persino a un capodanno... Nel libro si parla anche degli ingaggi per le feste di capodanno, e... Lo so! E' la sua vita, sono le sue esperienze, e ancora una volta, leggendo quelle pagine ho riso e mi sono divertito. Però ho anche ricordato, bei momenti, attimi di vita che forse erano stati seppelliti da troppi pensieri e troppi anni sulle spalle. E' stato come rivangare le mie esperienze, i momenti di spensieratezza, le serate con gli amici, e con lui, sul palco, a farci divertire tutti quanti.

Bel libro... Da leggere assolutamente.

Alcuni riferimenti extra: qui e qui.


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giovedì 30 luglio 2020

Flatliners - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
L'abbonamento ad Amazon Prime, con l'aggiunta di un po' di pigrizia, e di un paio d'ore libere, mi ha portato a guardare un film che mai sarei andato a vedere al cinema, e che si è dimostrato proprio ciò che già credevo del film.

Parlo di Flatliners, remake di Linea Mortale, un film di cui vi ho parlato ormai diversi anni fa, ma che ancora regge benissimo rispetto alla sua versione rimodernata, young adult adattata, e... senza vere e grosse novità.

La protagonista è una studentessa di medicina che, da molto giovane, ha perso la sorella in un incidente stradale. Essendo lei alla guida, si sente responsabile della perdita e, per certi versi, è ossessionata da tutto ciò che parla di vita dopo la morte.
E' per questo che la ragazza coinvolge alcuni amici e studenti nella sua folle ricerca. Vuole far fermare il proprio cuore, registrare tutti i dati cerebrali durante la sua morte, e poi farsi rianimare. E fin qui non c'è molta differenza con il film originale, se non l'atmosfera un po' troppo easy e alla Grace Anatomy. Tutto avviene all'interno dell'ospedale, dove la ragazza ha scoperto che nei sotterranei è stata attrezzato un'intero settore medico, comprensivo di macchinari di ultima generazione, e viene tenuto tutto vuoto e coperto da teli per... boh! Poi ci si lamenta delle file all'accettazione, di liste d'attesa interminabili, di costi proibitivi della sanità... Si tengono reparti modernissimi in naftalina a posta! Va be', sorvoliamo su facili polemiche e concentriamoci sui ragazzi, che tentano l'esperimento, e che va a buon fine quasi per caso... Per cui, subito dopo aver resuscitato l'amica, tutti in discoteca a festeggiare. E da un'esultanza all'altra, ecco che altri due volontari vogliono ripetere l'esperienza... Senza attendere neppure il tempo necessario a comprendere i dati raccolti, e/o a vedere se l'amica si sia veramente ripresa o se ci siano effetti collaterali. Ma no... Loro sono i migliori studenti di medicina, e della ricerca non importa più a nessuno, visto che la loro amica, all'improvviso, migliora negli studi e nei risultati in corsia.
Ma... Ecco che arrivano gli 'effetti collaterali'.

Se la prima parte del film sembra una pellicola all'acqua di rose, la seconda si tramuta in un horror con tutti i classici cliché di queste pellicole. Con cambi di inquadratura improvvisi accompagnati da effetti sonori che fan saltare dalla sedia, ombre in secondo piano, nuvole maligne che inghiottono tutto quanto, radio che si accendono da sole... I ragazzi parlano persino di spiriti maligni risvegliati dai loro esperimenti! Per fortuna l'ipotesi viene rigettata e si torna sulla trama originale, ma se nel film originale c'era dramma, pathos, thriller, e tensione, qui... La svolta avviene velocemente e, ancora una volta, senza grossi ostacoli. A farne le spese è solo colei che ha iniziato tutto, perché finisce vittima prima che si sveli l'arcano, e gli amici la salutano con un bel brindisi sui titoli di coda.

Evitabile. E no! Non è un sequel, anche se è presente Kiefer Sutherland, non impersona neppure lo stesso personaggio del film precedente. Il problema fondamentale di questo film è sempre il solito: poco approfondimento sui personaggi, zero dramma, tanti effetti speciali, zero spiegazioni, scene fuori luogo, finale ricco di banalità.





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mercoledì 29 luglio 2020

PARROT ANAFI FLIGHT: Torre di Gazone (o Torre Gazzone)

Glauco Silvestri
Le ferie si avvicinano e cominciano i preparativi per le escursioni estive. Quest'anno ho voluto volare attorno a una struttura la cui segnalazione è comparsa all'improvviso, vicino a dove lavoro. La Torre di Gazone è un piccolo complesso rurale che ha origini attorno al XIII secolo. Non ho trovato molte informazioni al riguardo, se non che fosse uno dei tanti mulini che sorgevano, in quei tempi, nella zona, visto che è percorsa da due torrenti. 
Oggi il corso dei torrenti è mutato vistosamente, e la Torre di Gazone, e un altro mulino in centro al paese, sono 'stranamente' lontani dal corso d'acqua. E se l'ultimo che ho citato è diventato un buon ristorante, la Torre di Gazone è in restauro proprio in questo periodo. Non ho però capito cosa diventerà... Un agriturismo forse?

Tutte le riprese sono state fatte col mio fido Parrot Anafi. Buona visione. 








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martedì 28 luglio 2020

È inutile che i terroristi si nascondano

Glauco Silvestri
«È inutile che i terroristi si nascondano, li inseguiremo ovunque fuggano, ovunque si vadano a nascondere. Anche nel cesso. E li ammazzeremo nel cesso».




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lunedì 27 luglio 2020

Adamo (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
L'auto corre a fari spenti.
Il nastro bruno della Raticosa si arrampica serpentino avvolgendo il colle con il viscido asfalto notturno. Il motore ruggisce. La radio spenta. La mano rapidamente scala i rapporti e costringe i cavalli della vettura a gridare per lo sforzo. Lo sguardo è fisso nel vuoto. 
Il cielo plumbeo, privo di stelle, è stato abbandonato anche dalla pallida Luna. Una notte estiva fuori dal comune. I pensieri si avvolgono, si stringono in un abbraccio che pare essere l'ultimo di questa vita. I ricordi bussano alle porte dell'ipotalamo. Il cervello non apre. Il cuore spia di nascosto.
I denti stretti. 
Le labbra serrate. 
La gola secca. 
Il cuore non batte più un colpo. 
Il sangue scorre di sua iniziativa, attraversa arterie irrigidite dalla sofferenza, gorgoglia facendo rimbalzare detriti mai deposti. Trasporta veleno, globuli rossi, rabbia e frustrazione. Vene tagliate di netto arrossano fasce un tempo candide. 
I piedi si alternano sui pedali. Una sterzata brusca verso il vuoto, quindi la controsterzata, l'auto che si intraversa, il pedale schiacciato a fondo, i pneumatici che mordono il terreno. Il tornante è passato, il rettilineo è futuro. 
L'auto prosegue, urla, si dispera. 
La strumentazione illumina tenue un volto serio e aggrottato. A governare il mezzo non è la ragione; è il sentimento. Un abbraccio mai ricevuto, un bacio rubato e volato via, un pensiero che tormenta l'anima e inchioda il cervello.
Pelle chiara, occhi castani, capelli brizzolati dal tempo. 
Jeans e maglietta. Un paio di tennis che governano i pedali dell'auto con scatti nervosi. 
Sul lato del passeggero, un arma di piccolo calibro giace distrattamente, riversa sul tappetino macchiato di sangue. Il suo sangue, il suo spirito, entrambi giacciono al suolo intrisi di polvere da sparo.
Una frenata brusca, il volante che orbita attorno alle mani rapide dell'uomo, il cambio di rotta a seguito di un vento bizzarro. La randa si gonfia, tronfia e obesa, del vento mattutino. Il mezzo sobbalza, frange i flutti e taglia come un rasoio le acque della notte.
Un campanaccio segna l'ora. Oltrepassa l'abitacolo, colpisce i timpani e li costringe a vibrare. Una disattenzione, un calo di potenza, una indecisione. Poi l'immagine, il ricordo, per un solo istante, rinvigorisce di fronte al paraurti e conduce il timoniere alla realtà; e di nuovo il motore ruggisce di disperazione. 
Poche curve, la vetta è prossima, poi l'altro mondo, oltre il confine, dove il Sole brucia l'orizzonte col suo nascere. 
La lavagna si cancella con un colpo di spugna. L'aria fresca colpisce il capello sudato. Un gesto disperato scala un rapporto, il mezzo sobbalza, vira furibondo, aggira la boa che svetta in cima al mondo, oltrepassa il limite. Il baratro si presenta di fronte agl'occhi dell'anima perduta. Il sorriso si dipinge macabro sul volto dell'uomo. Il piede calpesta violentemente l'amico acceleratore. L'urlo di dolore si tramuta in velocità; in fondo, un guardrail sorride con i suoi denti cariati. 
Le mani lasciano il timone. La rotta è stabilita. La palla rossa di fuoco appare lontana, sembra volerlo accogliere come la fornace di un inceneritore. 
L'ultimo balzo. 
Il vuoto. 
Il soffiare del vento. 
Il silenzio. 
Il rosso vivace delle fiamme avvolge il metallo, il corpo, l'anima. Il demonio accoglie la sofferenza, dissipa i dolori del corpo, ammanetta i tormenti dell'anima. 
Poi di nuovo... 
Il silenzio.





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sabato 25 luglio 2020

Sassi di Rocca Malatina (Itinerario 3)

Glauco Silvestri
Sono a meno di un'ora di macchina da casa, eppure non ci ero mai andato! Il Parco dei Sassi di Rocca Malatina è davvero uno splendido luogo dove trascorrere una bella giornata immersi nella natura.



Ci sono molti percorsi, diverse attrazioni nel bosco, punti panoramici, e i Sassi... Che hanno fascino da vendere!






Noi abbiamo parcheggiato a Pieve di Trebbio, dove è possibile anche ammirare una bella chiesetta - che abbiamo trovato chiusa - e un'area pic nic ben attrezzata e protetta dal sole grazie a un piccolo boschetto che tiene al fresco tavoli e panche. Da lì, ci siamo avviati verso il parco, scegliendo l'itinerario nr.3, della durata di 2 ore e mezza... Che noi, con cane al seguito, e macchine fotografiche sempre in azione, e pausa caffè, abbiamo percorso in più di tre ore e mezza.






Primo approdo, dopo aver attraversato un bosco che ci ha condotti ai piedi dei Sassi, e che ci ha illuminato - tramite cartelli - con aforismi di personaggi famosi dedicati alla natura - al Borgo dei Sassi (Rocca di Sopra).
Qui abbiamo scoperto che per salire sui sassi - causa Covid 19 - è necessario prenotare. La salita non è difficile, ma il cane sarebbe comunque un problema.
Ci siamo consolati con una bibita al bar del piccolo e affascinante borgo, e poi abbiamo ripreso il cammino...





Lungo il percorso abbiamo incontrato degli esempi di Carbonaie antiche. Una piccola sorgente. Un mulino in disuso... attorno al quale hanno attrezzato una bella area per le grigliate e i pic-nic.



Poi è cominciata la salita verso Colle Santa Apollonia. Da lassù, ve lo giuro, c'è una vista fantastica. E lungo il percorso, osservando i Sassi, prima sembrano un uomo sdraiato sul fianco, e poi un dinosauro (un Triceratopo) che si allontana tra le colline.



Dalla cima del Colle, dove è presente anche un bell'agriturismo, comincia la discesa. Si attraversano campi coltivati, poi un po' di foresta, e si arriva a un altro agriturismo, un bel locale che affianca il torrente - lo stesso dei mulini, credo - e di nuovo siamo ai piedi dei Sassi.



Ora tocca risalire per tornare alla Pieve. Ancora qualche rudere ci sorprende, ma poi il percorso si fa asfaltato, e il sapere che la meta è vicina ci distrae dal fare fotografie.


Una bella passeggiata che consiglio a tutti. La potete anche vivere assieme a noi, in questo breve video.


Per maggiori informazioni: Qui.



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venerdì 24 luglio 2020

1917 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era tanto che volevo vedere questa pellicola. Me la sono persa al cinema, e ammetto che mi dava un po' fastidio. Per certi versi, sono sempre stato interessato ai due conflitti mondiali. Portai persino una tesina relativa a questo argomento all'esame delle scuole medie... Per cui potete immaginare quanto fossi incuriosito dal film.

1917 segue un filo narrativo un po' abusato ma che funziona sempre. Come raccontare gli orrori della guerra? Prendiamo un soldato, gli diamo una 'missione impossibile' da compiere da solo (n.d.r. o quasi), e sfruttiamo la situazione per mostrare le brutture della guerra. E' accaduto in Salvate il Soldato Ryan (n.d.r. Seconda Guerra Mondiale), è accaduto in Behind Enemy Lines (n.d.r. Bosnia), è accaduto davvero in tanti film... E come ho già detto, è un metodo narrativo che funziona sempre.
E funziona anche qui. Siamo sul fronte occidentale. Dopo una lunga guerra di trincea, l'esercito tedesco sembra ritirarsi, per cui le forze inglesi decidono di incalzare l'arretramento scatenando un poderoso attacco. L'intelligence si accorge però che si tratta di una trappola, di un tentativo tedesco di sbloccare la situazione a loro vantaggio, ma le linee telefoniche alleate sono state tagliate, per cui bisogna mandare una staffetta. E visto che in prima linea c'è il tenente Blake, il colonnello Erinmore decide di inviare il fratello, il caporale Tom Blake, e l'amico d'arme William Schofield, ad avvisare il generale Mackenzie e impedire l'attacco e la caduta nell'imboscata tedesca.
Ce la faranno?
Non vi svelo come va a finire, ma non sarà - visto che siamo in guerra - un lieto fine a tutto tondo. Ma poco importa. Durante il viaggio dei due commilitoni, il fronte viene ben raccontato, con i suoi orrori, i suoi ancor più terribili momenti di quiete, gli alberi in fiore in un terreno devastato, gli animali morti in putrefazione, i corpi dei soldati dilaniati, i mezzi distrutti, il filo spinato, le trincee, i topi... Film che sa raccontare l'atroce con la giusta pacatezza, e che non dimentica i due personaggi, che si racconteranno a vicenda, e per quanto già amici, lo diverranno ancora di più. Le interpretazioni sono notevoli, la regia è perfetta, semplice, immediata, e comunicativa. La fotografia è altrettanto notevole. Gli effetti speciali, tutto, tutto gira perfettamente. E' un film che merita i premi ricevuti, e che... Va assolutamente visto.



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giovedì 23 luglio 2020

Sentenza Artificiale - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
E' arrivato come un fulmine a ciel sereno! Devo ammettere che non seguo più con attenzione le nuove uscite editoriali nel nostro paese - per mancanza di tempo; per i troppi interessi; per il cumulo di titoli che ancora devo leggere e che affollano il mio Kindle, e il mio comodino; per colpa soprattutto della quotidianità - e che, quando devo acquistare un libro, mi limito a curiosare in libreria, o su Amazon, in cerca di ispirazione. 

Sentenza Artificiale è quindi apparso all'improvviso alla mia attenzione. E tutto grazie all'autrice stessa, che lo ha annunciato sui social, e che ho notato nonostante sui social, io, ci vada sempre meno spesso.

Il tema è intrigante... Ma allo stesso tempo mi ha messo un po' in allerta, perché creare un thriller tecnologico è una sorta di campo minato, specie se a leggere il romanzo è uno nell'ambiente, è uno che scrive codice, che lavora con i computer, che sviluppa sistemi elettronici, che si diverte con i droni, che ama e si informa approfonditamente su tutto ciò che la tecnologia sforna e sta pensando di sfornare. 
Fortuna che è un thriller, e se l'autore ha abbastanza lungimiranza da non approfondire troppo la componente tecnologica, magari c'è la possibilità che ne esca fuori vincitore.
Barbara ci è riuscita?
Facciamo un lungo respiro, creiamo un po' di suspense,  e seguiamo le regole di una buona recensione! 

La trama del romanzo è la prima cosa di cui bisogna parlare, e in questo caso ci troviamo a leggere una vicenda ambientata in un futuro prossimo, nel nostro bel paese, e nell'ennesima mossa di un governo incapace di governare. L'idea è quella di riformare la giustizia una volta per tutte, affidando tutto quanto a una intelligenza artificiale. La AI in questione non è però un progetto sviluppato con sovvenzioni pubbliche, bensì il prodotto di una attività privata capitanata dal manager visionario Aristotile Damanakis.
Ovviamente la scelta ha creato parecchi dissapori. Ci sono manifestazioni un po' ovunque, e non sempre le manifestazioni sono pacifiche. E' in una di queste che il manager della LegTech viene ucciso. Nel frattempo, Cassia Niro, per conto del Ministero di Giustizia, analizza il codice della AI per verificare che sia tutto a posto, che non siano presenti bug pericolosi, eccetera eccetera, in attesa che arrivi il grande giorno del debutto di LexIA.
E' proprio Cassia a identificare nel codice della macchina una sorta di anomalia. Non riesce a comprendere di cosa si tratti, ovviamente, ma fa rapporto ai suoi responsabili, che - ovvio - da burocrati radicati quali sono, a pochi giorni dalla inaugurazione vogliono evitare imbarazzi inopportuni, insabbiano tutto quanto prontamente ed efficacemente.
Mentre Cassia non si da pace per ciò che ha scoperto, il mondo attorno a lei subisce una svolta improvvisa. L'assistente domotico di casa fa saltare in aria l'appartamento, mettendo a rischio la vita della sua coinquilina. Uomini in nero la seguono ovunque. E' costretta a darsi alla macchia, e a chiedere aiuto ai pochi amici 'fidati' che la circondano. Fortuna vuole che uno di questi sia - sotto mentite spoglie - un famoso hacker, e che questi, assieme al suo gruppo, decida di dargli una mano a fare chiarezza. 

Trama intrigante, ben tracciata, e dallo sviluppo forse un pochino frettoloso, specie nel finale, dove avrei preferito una conclusione più ad ampio respiro, scoprendo gli intrecci sotterranei un po' alla volta, vivendoli assieme ai personaggi, piuttosto che [spoiler] assistere impotente a qualche pagina di infodump da parte di Umberto (n.d.r. Uno dei personaggi), e a un altrettanto rapido scontro tra droni cattivi e hacker buoni, come in una seconda Alamo[spoiler].

I personaggi sono meno corposi del solito. Di alcuni viene raccontato poco nonostante siano al centro della vicenda. Altri sono giusto ritagliati superficialmente, e anche Cassia racconta davvero poco di sé. Non è un male, il ritmo concitato della vicenda lascia poco spazio agli approfondimenti, ma devo ammettere che Barbara mi aveva abituato troppo bene, i suoi personaggi erano sempre complessi e affascinanti, approfonditi, e strettamente legati a storie interessanti. Cassia è sicuramente - e come giusto che sia, visto che è la protagonista - quella meglio sviluppata. Umberto subisce giusto una infarinata di background. Pug e Rain sono giusto accennati... Mi è mancato qualcosa!

Alcune recensioni di questo romanzo lo descrivono come distopico... Ma ne siamo proprio sicuri? La stessa Barbara, sul suo blog, accenna al fatto che negli USA vengono già utilizzati degli algoritmi complessi per decidere sulla libertà vigilata dei detenuti. Forse, più che distopia, è una anticipazione del futuro inevitabile a cui stiamo convergendo velocemente, ed è ciò che normalmente fa la fantascienza, unire scienza e fantasia, tracciando un racconto che potrebbe rappresentare un probabile futuro. La distopia è qualcosa di un po' differente, è una contro-utopia, una visione distorta del futuro cogliendone solo le componenti negative ed amplificandole. Il romanzo distopico per eccellenza è Fatherland, una detective story pura e semplice, ambientata però in un mondo dove la Germania nazista ha vinto la guerra mondiale. 

Le tecnologie narrate sono frutto di una cultura cinematografica - e i cliché sono evidenti. Hacker che vivono in casali abbandonati, e 'irrintracciabili' nonostante abbiano tutte le utenze attive, tra cui internet a banda larga e array di computer piuttosto costosi su cui, tutti i giorni, da colazione a cena, lavorano battendo tasti forsennatamente... E ovviamente più il computer è grosso e illuminato da led blu, più schermi sono a disposizione, più il kung-fu dell'hacker è potente! E' perdonabile... Ma è comunque il classico cliché di chi fa narrativa e deve raccontare la tecnologia. Visto che i lettori non sono esperti, il metodo migliore per catturare l'attenzione è mostrare le cose come la gente se le aspetta. E visto che la cultura pop è predominante, si raccoglie a man bassa da serie televisive (n.d.r. Mr. Robot, Person of Interest, per citarne un paio), dal cinema (n.d.r. Tron2001 Odissea nello SpazioTerminator, Pianeta Rosso, Mission Impossible, Matrix, Il tredicesimo piano, Nome in codice Broken Arrow... Ce ne sono mille in cui gli hacker si mettono in bella mostra).
Quindi?
Mi spiace molto parlare in questo modo di un romanzo scritto da uno dei miei autori preferiti, nonché, da una persona che considero amica. Lo stile narrativo è il suo. La magia c'è. I paragoni sono eleganti. La narrazione è ben ritmata, con capitoli brevi che sanno tradursi in piccoli racconti che potrebbero vivere anche da soli. Ci sono colpi di scena, momenti di riflessione, momenti concitati, e tanta adrenalina. L'autrice non si smentisce ed è brava, non smetterò mai di dirlo.
Ma... Io non credo sia un difetto - credetemi - ma questo romanzo è una lettura estiva, una lettura meno impegnativa rispetto ad altre storie che Barbara ci ha raccontato in passato. E' un sospiro... Sì, di sollievo! A volte ci vuole anche un po' di leggerezza, di avventura, di spensieratezza. E' un bel romanzo di avventura da leggere sotto l'ombrellone, e in questo periodo di timori e incertezze, di rischi, e di dubbi verso il futuro... perché no? Questo è un romanzo che leggo volentieri.
Mi ha divertito. L'ho letto velocemente, e per una volta, senza quell'angoscia interiore che i romanzi di Barbara sono capaci di scavare nell'animo umano. E' il romanzo giusto per il contesto storico in cui tutti viviamo.

In conclusione...
Sì! Barbara ci è riuscita.



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mercoledì 22 luglio 2020

Santuario della Beata Vergine del Castello

Glauco Silvestri
Fiorano modenese, noto ai più per il vicino tracciato dove la Ferrari collauda le sue vetture, è un piccolo paese che vive grazie alle ceramiche, e gli stabilimenti dominano ormai le sue campagne, al punto che dal piccolo monte ove sorge il Santuario di cui vi voglio parlare oggi, non si riconosce più il paesaggio impresso nei cartelloni messi appositamente per i turisti intorno agli anni settanta.



Il monte in cui sorge il santuario era sede di un castello costruito attorno al 900 per difendere le popolazioni della zona dagli attacchi barbarici.


Il Santuario nacque parecchio tempo dopo, nel 1300 il castello fu messo a ferro e fuoco dopo un lungo assedio, e distrutto definitivamente. Al suo posto - parecchi secoli più tardi - arrivò la costruzione di cui parliamo oggi, in ringraziamento per la protezione della peste in seguito alle preghiere rivolte alla Vergine del Castello.



Eretto nel 1634, il Santuario ha un aspetto barocco, con una bella cupola centrale e due torri campanarie. L'interno è riccamente decorato... Mi spiace solo di non potervelo mostrare perché non ho potuto scattare foto per rispetto alle funzioni religiose in corso al momento della mia visita.
Ovviamente, al suo interno è conservata l'immagine della Vergine del Castello, attorniata da una ricca collezione di ex-voto, a testimonianza dei tanti miracoli a lei attribuiti.



E' una costruzione davvero affascinante, e dal piccolo colle si domina tutto il territorio circostante. Si dice che da lì, nelle giornate più terse, si possa vedere il duomo di Modena.
Bella anche la piazza dedicata a Papa Giovanni Paolo II, peccato solo che durante le funzioni diventi un parcheggio vero e proprio. Attorno al santuario è presente anche un bel giardino... Luogo davvero desiderabile in questi giorni afosi.


Il video che segue l'ho potuto girare grazie al permesso ottenuto dal parroco, a cui gentilmente ho mandato una copia 'personalizzata' così che possa usarlo per le sue necessità di promozione delle attività ecclesiastiche.

Carina anche la piazza di Fiorano, ovviamente deserta in questi giorni di afa, ma davvero ampia, con il teatro da una parte, e il municipio dall'altra... E anche un po' di verde, che non guasta mai.




Per maggiori info: qui e qui.




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martedì 21 luglio 2020

Quando avrai la mia età, sarà diverso

Glauco Silvestri
«Quando avrai la mia età, sarà diverso. Anch'io la pensavo come te: le donne, a che servono? Ma poi cominci a chiacchierare con una, ed è molto piacevole. Vedrai.» Kenyon ne dubitava; non poteva concepire di arrivare mai a desiderare di buttare via un'ora con una ragazza quando poteva trascorrerla con fucili, cavalli, attrezzi, macchine o perfino con un libro.





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lunedì 20 luglio 2020

Il Contributo (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Loris Bardoni lavorava come macellaio da ormai cinque anni. Era stanco di quel mestiere ingrato, tutto il giorno chiuso dentro a un frigorifero a trasportare carcasse animali da un settore a un altro. Aveva smesso di mangiare carne proprio per quel motivo. Aveva visto milioni di volte le mucche che arrivavano stipate su un camion. Aveva trasportato milioni di volte le loro carcasse. Aveva visto milioni di volte i camion che portavano via container pieni della loro la carne già preparata per la vendita. Uno scenario terribile che avrebbe fatto raccapricciare ogni uomo qualunque. Eppure, lui sembrava essere l'unico ad avere una sorta di coscienza in quell'azienda. 
Loris aveva un sogno. Loris voleva fuggire da quella realtà inumana, e diventare uno scrittore. Aveva scritto un romanzo, un horror. Un'opera d'arte. Tutti quelli che lo avevano letto gli avevano fatto i complimenti. Un bel libro, innovativo. Mai letto nulla del genere. Complimenti di ogni genere e forma. Tutti gli amici, i parenti, e anche i colleghi lo avevano incitato a contattare un editore. 
Così, una mattina, sfogliando un giornale di inserzioni di lavoro, ecco che vide apparire la sua occasione. 
Cinque righe, solo cinque righe nascoste in mezzo a migliaia e migliaia di inserzioni. 
"Nota casa editrice cerca nuovi talenti per la pubblicazione di romanzi..." 
Loris non credeva ai suoi occhi. Si segnò l'indirizzo e il numero di telefono. Incredibile, erano pure della sua città. Per la prima volta aveva lavorato di buon grado, senza lamentarsi. Osservando spesso e volentieri l'orologio perché, al grido della sirena, sarebbe subito corso a casa per preparare il plico da spedire. 
La fortuna stava girando, ne era certo. Quella sarebbe stata la sua grande occasione, lo sentiva nel profondo, fin dentro alle viscere. 

*

Marco lasciò cadere sulla scrivania l'ennesimo manoscritto. Sbuffò annoiato. Prese una scheda di valutazione e la compilò con la solita formula standard. Un giudizio sommario, una sinossi, le eventuali potenzialità. Un paio di croci sulle caselline che avrebbero inquadrato il romanzo come un'opera rischiosa da proporre per la pubblicazione. Quindi spillò la scheda alla copertina del manoscritto. Raccolse il tutto e lo mise nella pila dei manoscritti da girare alla redazione. 
Si sollevò dalla scrivania per andare in cucina. Aprì il frigo e prese una bottiglia di birra. La stappò e ne trangugiò un sorso. Guardò l'orologio. Le sei del mattino. Mancavano ancora due manoscritti da leggere. Due romanzi brevi, per fortuna. 
Chiuse lo sportello del frigo e tornò nel suo studio. Il fascio luminoso della lampada a pantografo colpiva la superficie rovinata della scrivania. Sulla sinistra i libri da leggere, sulla destra i libri già valutati. 
Prese il primo dei due manoscritti. Lesse il titolo: Luna, primo quarto. Scorse le pagine velocemente e si fermò sulle note lasciate dall'autore. Un giovane, probabilmente. Nelle note accennava al suo desiderio di rinnovare il genere horror e di creare uno stile che avrebbe fatto dimenticare i grandi del passato.
Marco rise tra sé e sé.
Questo era un ragazzino, probabilmente aveva letto solo gli ultimi titoli di King, della robaccia in confronto alle sue opere giovanili. Decise di guadagnare un po' di tempo e di compilare direttamente la scheda di valutazione. Un giudizio sommario e indecifrabile, una sinossi presa dalla lettera di presentazione, le "grandi" potenzialità. Un paio di croci sulle campi che avrebbero inquadrato il libro come un'opera di nicchia e rischiosa da pubblicare. Sorrise soddisfatto e spillò la scheda di valutazione alla copertina del manoscritto. Mise il tutto nella pila dei libri esaminati e prese l'ultimo testo. 
Lesse la copertina dell'ultimo libro: Io vi odio tutti. Un thriller. Lesse la prima pagina. 





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domenica 19 luglio 2020

Onward - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Onward è praticamente uscito subito in homevideo. Al cinema non si è visto, e col #lockdown temo non si vedrà proprio mai. A ogni modo, qualche modo per vederlo è possibile, anche se la versione italiana non è ancora in commercio (n.d.r. Ma quella inglese, quella ceca, e quella tedesca, hanno la traccia italiana).

Ormai è evidente... Pixar, facendo parte del mondo Disney, ha dovuto adeguarsi a chi finanzia per poter continuare a lavorare. Onward è un buon prodotto, ma è un prodotto pensato per bambini, con una trama semplice, e priva di grande profondità. E difatti, come già era accaduto ai tempi di Inside Out, che vide l'uscita poco pubblicizzata de Il viaggio di Arlo, anche in questo caso il film di cui parliamo oggi fu pubblicizzato quasi in parallelo a un altro prodotto Pixar, questa volta più adulto, che però ancora adesso non è disponibile (n.d.r. Soul).

Onward ci proietta in un mondo di magia... con Elfi, Unicorni, Minotauri, Folletti, e chi più ne ha, più ne metta. Un mondo di magia dove la magia è stata dimenticata perché non tutti sapevano padroneggiarla, e di conseguenza, per far sì che tutti stessero comunque bene, si è preferito sostituirla con la tecnologia.
Ian e Barley sono due fratelli, due folletti, cresciuti senza il padre. Ian, il più piccolo, è pieno di paure. Barley è un casinista metallaro appassionato dei giochi di ruolo fantasy.
Ian ha appena compiuto 16 anni, e la loro madre gli da un pacco che il padre aveva voluto fosse dato ai suoi figli solo dopo aver raggiunto la maggiore età.
Nel pacco c'è un bastone magico e l'incantesimo per far riapparire il padre per 24 ore...
Barley, appassionato di queste cose, prova sin da subito l'incantesimo. Ma non funziona. Ian - deluso - si chiude nella propria stanza a riflettere sulle sue paure, e sul suo desiderio di emanciparsi e diventare come il padre. Sovrappensiero pronuncia l'incantesimo, e questo si scatena senza controllo... Tanto che la gemma incastonata nel bastone magico va in pezzi, e il padre ricompare solo a metà!
Barley scopre cosa è accaduto, ed eccitatissimo, decide di coinvolgere il fratello in una folle ricerca di una seconda pietra magica, missione da compiere entro 24 ore, per far sì che il padre ricompaia per intero.
Ci riusciranno?
Lo scoprirete solo vedendo il film...
Film davvero ben fatto, ben caratterizzato, ma non troppo di spessore. Alla fine è una lunga caccia al tesoro, con tante gag divertenti, il finale con la morale, e il ritorno della magia a Onward. Un bel prodotto, ben proposto e ben confezionato, come tanti già visti - specie Dreamworks - e che evidentemente è dedicato ai più piccoli.

Bello è bello! Ma rivoglio la vecchia Pixar!


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sabato 18 luglio 2020

OUTDOOR EXPERIENCE: Da Villa Spada a San Luca (Passando per i 300 Scalini)

Glauco Silvestri
Oggi facciamo una bella passeggiata sopra Bologna. Partiamo da Villa Spada e saliamo verso i prati dei 300 scalini, per poi seguire il sentiero CAI 914 e raggiungere la Basilica di San Luca, che già in altre occasioni avete avuto modo di ammirare, sia qui sul blog, sia sul mio canale youtube.

Il video è stato girato interamente con il piccolo e sorprendente Fimi Palm. Ormai è diventato un oggetto insostituibile per me!



Prima di lasciarvi al video, vi ricordo la mappa dei luoghi che ho visitato negli ultimi anni, qui in regione. Il link è questo.









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venerdì 17 luglio 2020

La Cometa Neowise

Glauco Silvestri
In questi giorni, e fino al 23 luglio, se non ricordo male, sui nostri cieli è visibile (n.d.r. Anche a occhio nudo, se la luce ambientale lo consente) la cometa NEOWISE.
Questa cometa passa vicino alla Terra ogni - circa - 6000 anni, ed è stata scoperta il 27 marzo dal telescopio spaziale Neowise. E' la prima volta che un oggetto del genere non è identificato da astronomi in carne e ossa, e di conseguenza alla cometa è stato dato il nome dello strumento che l'ha vista per primo.

Scatto a 1200mm F2.8 2"1600 ISO)
La strana luce sotto la cometa è un aereo in fase di atterraggio...
Il punto più vicino alla Terra lo raggiungerà il 23 luglio, ma già ora è ben visibile a occhi ben allenati, e ancora meglio, a occhi dotati di un semplice binocolo.
Si trova a Nord Ovest, poco sopra l'orizzonte (n.d.r. Circa 30° sopra l'orizzonte), sotto l'Orsa Maggiore, e - ovviamente - subito dopo il tramonto.
Martedì scorso ho finalmente avuto occasione di vederla dal vivo, e di tentare di fotografarla.

F2.8 1/3.2" 1600ISO
Le premesse per le foto non erano ottimali. Ero sul tetto del mio palazzo, con la luce di fondo della città, il tramonto che abbacinava lo sguardo, un cavalletto minacciato dalla curiosità di Sansone... E il mio strumento fotografico era la FZ300. Una bridge! Ma con un'ottica a fuoco fisso 2.8 su tutta l'estensione dello zoom (n.d.r. 600mm ottico, 1200mm, quasi lossless, riducendo i megapixel), ma con poca resistenza agli ISO alti (n.d.r. Solo 3200, e io li ho bloccato a 1600 massimo). E' stato un bell'esercizio, lo ammetto, e molte delle foto scattate erano troppo mosse per essere tenute. Ma due sono venute bene. In una, è possibile addirittura distinguerne la forma!
Le foto che vedete in questo post arrivano da una elaborazione del Jpeg prodotto dalla camera, che ha già un buon sistema di riduzione del rumore. Il Raw è in attesa di elaborazione, e mi ci vorrà un po', perché sto lavorando all'editing di un video, e ho altre cosine da finire prima di potermi dedicare al 100% sul file grezzo delle foto alla cometa.
Però... Niente male davvero! E già che c'ero... 

F2.8 1" 1600 ISO
Ho tentato anche con Giove, e... Si vedono persino le lune galileiane! 



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giovedì 16 luglio 2020

Villa Ghigi

Glauco Silvestri
Era dai tempi della scuola che non andavo al parco di Villa Ghigi. La villa è in uno stato pietoso, bisogna ammetterlo, ma il parco è meraviglioso. 


Si parte da Porta San Mamolo. Si risale la via fino a una baracchina dei gelati, lì si devia verso una strada chiusa che conduce ad alcuni condomini, si oltrepassa un cancello che indica l'inizio del parco, si superano un paio di tornanti asfaltati che conducono agl'ultimi palazzi che - fortunati loro - sorgono nel bel mezzo della natura - e poi ecco che ci si trova nel verde. 



Da lì si sale ancora. La strada non è più asfaltata, ha un manto di ghiaia, ed è circondata dal verde. Si superano alcune costruzioni note come 'Il Becco', dove un tempo si poteva toccare con mano la vita contadina, visitare L'orto del Becco, gli animali tipici dell'aia, eccetera eccetera. Si sale ancora e all'improvviso, il sentiero principale esplode in una serie pressoché illimitata di altri percorsi nel verde. 



Si può salire diretti a Villa Ghigi. Si può andare ad ammirare alcuni punti panoramici spettacolari, sia su San Luca, sia su Bologna.



Si può andare ad ammirare il meraviglioso Cedro dell'Himalaya, piantato nell'ottocento e oggi alto più di trenta metri.



Si può girare tra le fronde dello splendido frutteto. Godersi un po' aria fresca nei prati circostanti. Si può persino prendere il percorso CAI 904 e raggiungere l'Eremo di Ronzano, e la splendida Villa Aldini (n.d.r. Un giorno ci dedicheremo anche a questo percorso... Ma in questa occasione, eravamo lì per rilassarci e riposare (n.d.r. E comunque abbiamo fatto 13 km a piedi nel parco...).



Si può anche sorseggiare qualcosa nel piccolo bar della Casa del Custode!

Le foto sono state realizzate, sia col mio iPhone, sia con la FZ300, che ammetto di aver portato solamente per fotografare la cometa NEOWISE... Ma è destino che non ci riesca, è già la seconda volta che mi sfugge per motivi vari... 

Posto splendido... Mi domando perché ho aspettato tanto per tornarci!



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