giovedì 31 maggio 2018

The Belko Experiment - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo ringraziare Bollalmanacco per aver scoperto The Belko Experiment, aver ri-scoperto il titolo di una pellicola che mi aveva affascinato ma che non riuscivo più a recuperare (n.d.r. Severance, di cui vi parlerò prossimamente), e aver allargato la mia collezione di film dedicati agli esperimenti psicologici su noi poveri comuni mortali (n.d.r. Tra quelli che vi ho già recensito potrei ricordare The Hole, The Experiment, e perché no, H2Odio).

In questo caso le nostre 'cavie' sono inconsapevoli di ciò che sta per accadere. Siamo in Bolivia, ed è una giornata qualunque. I dipendenti della Belko si recano tutti quanti al lavoro ma, all'ingresso, scoprono una intensa attività dei servizi di sicurezza interna. I dipendenti locali vengono tutti rimandati a casa, quelli stranieri possono invece entrare. Visto che la Bolivia non è uno dei posti più sicuri al mondo - i dipendenti stranieri sono tutti dotati di GPS sottocutaneo per garantire la loro sicurezza e un facile ritrovamento in caso di rapimenti a scopo di ricatto - le persone a cui è stato garantito l'accesso non si scompongono più di tanto, a parte forse un po' di disappunto per il ritardo accumulato durante i controlli di documenti, vetture, eccetera eccetera.
Una volta dentro allo stabile la vita riprende come al solito: ci sono le tresche tra capi e segretarie, c'è chi lavora anche per gli altri, c'è chi viene vessato, chi va sul tetto a fumarsi una canna, le solite cose quindi.
Però, ecco che all'improvviso tutte le paratie di sicurezza del palazzo calano implacabili su porte e finestre: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Nessuno entra, nessuno esce. Sarà una esercitazione? Forse. Ma poi arriva una voce dall'interfono: Se entro due ore non verranno uccise due persone, vendetta terribile vendetta. I dipendenti rimangono un po' sorpresi dall'avviso. Cercano il burlone. Pensano sia un semplice test psicologico... Ma poi passano le due ore, e il cranio di una decina di persone scelte a caso esplode improvvisamente. E' il microchip impiantato alla base del collo... Che oltre al GPS contiene una piccola bomba. Sorpresa!
Tutto pare surreale, e ci vuole un po' affinché il panico si plachi. Ma il gioco non smette... Se non verranno uccise 30 persone entro altre due ore, allora ne moriranno 60. All'interno dello stabile si comincia a temere il peggio. Alcuni fanno conti razionali su chi sacrificare. Altri provano a realizzare degli striscioni da appendere fuori dall'edificio per chiedere aiuto. Ovviamente i sistemi di telecomunicazione non funzionano. Non va internet, i telefoni tradizionali, e persino i cellulari. Sono tagliati fuori dal mondo, e la costruzione si trova ben fuori dalla città e dalla sua periferia! Che fare? E' evidente che il gruppo di superstiti si divide in prede e predatori... Ma sfortunatamente allo scadere delle due ore sono morte solo 29 persone. Il massacro si ripete, e il conto delle vittime sale a dismisura. La voce però è implacabile! Questa volta vuole che ne rimanga solo uno: Chi ucciderà più degli altri si salverà, solo uno potrà uscire vivo dallo stabile...
Film divertente, che non manca di momenti simpatici, ma che in breve tempo diventa un macello sanguinolento.
I risvolti psicologici dei personaggi non sono sempre prevedibili, e questo è un bene, perché altrimenti l'intrattenimento diverrebbe noia piuttosto in fretta... Anche perché l'escalation avviene parecchio velocemente, e a differenza di altre pellicole di questo genere, c'è meno spazio tra il comportamento civile e il ritorno agli istinti primordiali. Alcuni punti fermi rimangono, e i personaggi chiave, quelli con lo sguardo da predatore, saranno in effetti un punto di riferimento per lo sviluppo della trama, e come sempre, ci saranno due leader che dovranno confrontarsi e scontrarsi: uno pragmatico e pronto ad adattarsi alla nuova situazione, l'altro più ricco di principi morali, e meno incline a lasciarsi trascinare nel mattatoio.
Eppure il sangue, la lotta per la sopravvivenza, le ingenuità, la disperazione, la paura, e la sorpresa, tutto ciò farà parte di questa pellicola che può essere letta da più angolazioni.

Regia onesta, sceneggiatura ben congegnata di James Gunn (n.d.r. Avete presente i Guardiani della Galassia?), e interpretazioni convincenti e coinvolgenti. Vedrete molti volti noti in questa pellicola, e non vi dispiacerà scoprire i ruoli di ognuno di loro. L'unico difetto che ci ho visto è una certa fretta nella linea narrativa a condurre lo spettatore verso il massacro... Del resto il film dura solo 88 minuti (n.d.r. E come non citare il film 88 minuti, anche se non c'entra nulla?) e non si può star lì a cincischiare rischiando di tirare poi il fiato sul finale. Il ritmo è un po' concitato, ma alla fine va bene così.

Se non vi disturbano film di questo genere, ve lo consiglio.



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mercoledì 30 maggio 2018

Robin Hood, il principe dei ladri - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Robin Hood è un film che guardo sempre volentieri. Ci sono affezionato, sarà per la colonna sonora di Bryan Adams, sarà perché all'epoca avevo una cotta per Mary Elizabeth Mastrantonio, perché c'era un ottimo Morgan Freeman, perché la storia di Robin Hood è affascinante... Insomma, ci sono parecchi motivi per cui sono affezionato a questo film.

Film che non è una pellicola per bambini. Qui la storia è stata resa adulta, sanguinaria, romantica, e soprattutto drammatica. Non è un film Disney, per intenderci.

Lui, Robin, è appena tornato da Gerusalemme, dove è andato a combattere per l'ennesima crociata, ed è finito imprigionato in seguito a un combattimento dai risvolti tragici. E' la terza crociata, ed è il 1194 quando Robin torna a casa accompagnato dall'amico d'infanzia Peter, e da un arabo - Azeem - che ha promesso di essere sempre al suo fianco dopo che Robin gli ha salvato la vita.
In Inghilterra, però, i tre militari trovano una situazione inimmaginabile. I beni di Robin si sono volatilizzati. Lo sceriffo di Nottingham si è impadronito di tutto quanto, e ha ucciso tutta la sua famiglia. Lui stesso è tornato in patria ricercato e considerato un delinquente... A tutto ciò si aggiunge la morte di Peter, il suo più caro amico, e la promessa di proteggere la sorella Marian, che li mette in guardia di ciò che sta accadendo a Nottingham. E' per questo motivo che i due fuggiaschi si rifugiano nella foresta di Sherwood, dove incontrano e si scontrano con una banda di manigoldi che sopravvive saccheggiando i viandanti.
E come la legenda vuole, Robin riuscirà a conquistare questa banda e a convincerli a seguirlo nella sua battaglia per la giustizia, e per ridare pace e prosperità a Nottingham, dichiarando guerra al malvagio sceriffo che la sfrutta per i propri interessi personali.
Scoppierà l'amore tra Marion e Robin, e... Non vi dico altro... Tanto la storia già la conoscete.

Bello, ben interpretato, con ambientazioni meravigliose, e una colonna sonora davvero notevole. Un cult movie che si scosta parecchio da tutte le versioni precedenti... E che fornì parecchio materiale per la parodia di Mel Brooks, che uscì al cinema pochi anni più tardi.

Da vedere!



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martedì 29 maggio 2018

Credevo fosse scoppiata una bomba

Glauco Silvestri
Benjy versò tre centimetri d’aceto nella grossa vaschetta di plastica. – Adesso, – disse Richard, – riempi il portauovo di bicarbonato. – Evvai. – Benjy lo riempí malamente. – Lo facevi anche tu da bambino, zio Richard? – Ero decisamente troppo educato. – Cercò di non pensare ai figli che avrebbe potuto avere. – Dai, adesso lascia fare a me. – Credi che arriverà fino al tetto? – Vediamo –. Con cautela, mise il portauovo nell’aceto. Il bordo emerse appena dal liquido. Perfetto. Lo spinse giú. – Posso farlo io? – chiese Benjy. – Dai una scrollata e poi allontanati in fretta. – Dieci, nove, otto… – Benjy si accovacciò… – due, uno… Fuoco –. Scrollò la vaschetta, ci mise sopra il suo orsacchiotto di pezza e si dimenticò di farsi da parte, cosí Richard lo afferrò per la spalla e lo trascinò via. E non accadde niente. – Forse dobbiamo riprovare, – disse Benjy, ma Richard vide il coperchio di plastica gonfiarsi sotto l’orsacchiotto. – Aspetta –. Si sentí uno scricchiolio, come di una nave incastrata nel ghiaccio, un pop molto piú forte di quanto si aspettasse Richard, poi la schiuma gli schizzò sui pantaloni e nell’aria si diffuse un odore flatulento (acetato di sodio?) e anche se l’orso non finí proprio sul tetto rimase impigliato nella rosa rampicante sotto la finestra del primo piano. Benjy urlava trionfante e Richard vide tutto dal suo punto di vista, ed era davvero la cosa piú divertente a cui assisteva da molto tempo. Benjy ripeteva: – Ancora, ancora, ancora, – e fu a quel punto che sulla porta comparve Angela. – Credevo fosse scoppiata una bomba.

La casa rossa (Supercoralli) (Italian Edition) (Haddon, Mark)

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lunedì 28 maggio 2018

Ecco uno dei miei #ebook su #Amazon #Kindle

Glauco Silvestri
Sei racconti da brivido ambientati a Bologna: Bologna Trema
E' disponibile sia in Paperback, si in eBook.

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domenica 27 maggio 2018

Castro - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Sarà che è da poco che mi son rivisto I diari della Motocicletta, ma quando ho visto Castro nella libreria della mia morosa, non ho potuto fare a meno di chiederlo in prestito per poterlo leggere. Ero curioso, lo sapete, di come una storia così complessa potesse essere raccontata a fumetti. Ero davvero curioso.

La voce narrante è quella del giornalista Karl Mertens, giunto a Cuba negli anni sessanta per una intervista, e mai più ritornato in patria. Il fumetto ci racconta della vita del giornalista, dei primi momenti esaltanti a fianco di Castro, delle idee illuminate del Leader Maximo, dei suo (del giornalista) amore per una ragazza del luogo. Ci racconta anche delle difficoltà, dell'embargo degli Stati Uniti, del Che che abbandona la causa perché non più in accordo con Castro sulle politiche estere, e sull'amicizia troppo stretta con i sovietici... Racconta di quei tredici giorni che quasi annientarono il mondo. E ancora racconta delle ristrettezze economiche, della fuga dall'isola da parte di molti cubani, anche di chi era appartenuto alla ribellione sin dalla prima ora. Parla dei rastrellamenti, delle libertà che lo erano solo a parole, soprattutto per le minoranze, per i gay, per chi osava ancora esprimersi liberamente e criticare un sistema rivoluzionario che, lentamente, si stava amalgamando all'autoritarismo che inizialmente aveva combattuto. 
Racconta anche della vicinanza di Castro con il popolo, del suo essere in mezzo al popolo, al punto di lavorare nei campi assieme ai contadini, di far sì che istruzione e cure mediche fossero alla portata di tutti, di far sì che tutti avessero diritto di poter accedere alle risorse del paese, alla sua lotta contro le multinazionali e i latifondisti. Racconta del viaggio di Castro in America, del suo incontro con il vicepresidente Nixon.
L'immagine di Castro, in questo fumetto è tale che il lettore può cominciare a corrugare la fronte.
Castro era un personaggio complesso, e il fumetto lo dimostra non riuscendo a tradurre l'uomo in immagini. C'è bisogno di un lavoro più fino e approfondito per comprendere le sfumature di questo incredibile rivoluzionario, e di un altissimo personaggio politico capace, dal basso, di tenere in scacco Russia e Stati Uniti.
Si, il fumetto fallisce, e appare piuttosto frettoloso nel raccontare tutto ciò che accadde durante la vita di Fidel Castro. E come potrebbe fare altrimenti? C'è troppo materiale, troppa carne al fuoco. E anche i disegni non riescono a convincere a pieno. Forse ci sarebbe voluto un formato più grande, o un taglio della narrazione divisa in più volumi... 

Il fatto è che a volte è persino faticoso tenere il passo di questo fumetto... Sembra avere fretta di giungere ai giorni nostri, ma sono 40 anni di storia da raccontare, e sono anni davvero fitti di eventi e intrighi politici. Peccato.




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sabato 26 maggio 2018

La Luna

Glauco Silvestri
Non c'è niente da fare... La Luna è un soggetto fotografico che mi affascina. Per una volta non l'ho voluta immortalare quando è pienamente visibile, e l'effetto è davvero meraviglioso. I crateri sono così dettagliati che... Eccovi la foto.

Moon




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venerdì 25 maggio 2018

The Place - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The Place mi è piaciuto. A partire dall'idea (n.d.r. Mutuata da una serie tv statunitense di successo), passando per il cast (n.d.r. Si, anche la Ferilli), e infine come prodotto finito, confezionato, e distribuito nelle sale.

Tutto avviene in una tavola calda. In un angolo, dalla mattina alla sera, è presente un uomo. Quest'uomo è in grado di esaudire i desideri, tutti i desideri, anche le cose impossibili, ma perché ciò avvenga, quest'uomo chiede in cambio un compito da svolgere. E non si tratta di compiti semplici, o magari umanitari... Spesso sono cose terribili, atroci, violente, gravi, definitivamente malvagie, al di là di ogni principio etico e morale. Ma se li si svolge alla lettera, allora il desiderio si avvera.
E' una questione di libera scelta: Sei disposto a fare 'questa' cosa per vedere il tuo desiderio avverato?
Ettore, un poliziotto, ha bisogno di ritrovare il denaro sottratto in una rapina, e in cambio gli viene chiesto di pestare a sangue una persona qualunque. Chiara, una suora, ha perso la fede e vuole ritrovarla, ma per ottenere ciò gli viene chiesto di rimanere incinta. Odoacre, meccanico, desidera una notte di sesso con una ragazza copertina, e in cambio gli viene chiesto di proteggere una bambina. A un altro uomo viene invece chiesto di uccidere quella bambina. All'anziana Marcella viene chiesto di mettere una bomba in un luogo pubblico, e tutto ciò per avere una completa guarigione del marito dall'Alzheimer. A Marina viene chiesto di fare una rapina di centomila euro e cinque centesimi (precisi) per poter diventare più bella. Fulvio vuole riacquistare la vista, ma per farlo deve violentare una donna. Azzurra vorrebbe riavvicinarsi al marito, ma per farlo deve distruggere l'amore di un'altra coppia. E dulcis in fundo, Alex, figlio di Ettore, un giovane spacciatore autore della rapina di cui il poliziotto cerca la refurtiva, chiede all'uomo misterioso che suo padre lo lasci in pace per sempre, che smetta di cercarlo, ma in cambio dovrà...

Più il film si sviluppa, più l'intrico delle parti trova un suo sbroglio naturale, dove i vari personaggi finiscono per influenzarsi a vicenda. Nulla pare ciò che sembra, e a nulla serve tentare di comprendere come proseguirà la vicenda. E' un gioco a rincorrersi che però conduce a un interrogativo ancora più alto: Chi è l'uomo misterioso? Perché agisce in questo modo? Chi gli da tutto questo potere? La chiave di ogni domanda si nasconde nei dialoghi, e nel gioco di sguardi, che durante il film avvengono tra l'uomo, e la cameriera che lavora nel locale. E di più non posso dire...

Ottima regia, ottime interpretazioni, bella fotografia... E' uno di quei film che crea tensione senza troppi sforzi, dove tutto si complica a vista d'occhio e lo spettatore... Be', lo spettatore finisce per trovarsi in balia delle onde. 

Da vedere assolutamente.



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giovedì 24 maggio 2018

Smetto quando voglio: ad Honorem - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Finalmente posso parlare del terzo capitolo di questa saga che, per certi versi, mette in luce le capacità del nostro cinema, e dimostra ancora una volta che se ce la si mette tutta, anche con i bassi budget a disposizione del mondo cinematografico italiano, si possono fare dei prodotti di qualità che non hanno nulla da invidiare alle produzioni straniere.

Smetto quando voglio: ad Honorem è il terzo capitolo di una saga davvero originale. Riguardo ai due film precedenti ho parlato abbondantemente in passato, è di conseguenza sufficiente che vi faccia una piccola premessa per introdurre questo ultimo capitolo. Abbiamo un gruppo di universitari, laureati con lode, con pubblicazioni di merito in ambito accademico internazionale, che nel nostro bel paese sono costretti a vivere di espedienti. Stanchi di tutto ciò, decidono di fondare una banda, e di guadagnare qualche soldo, producendo e smerciando una smart drug di nuova generazione. I loro primi passi in questo mondo nebuloso sono subito pieni di pericoli, si dovranno scontrare con il racket del Murena, e dovranno schivare le indagini della polizia, che non ha molta voglia di farsi prendere in giro tanto facilmente.
Eccoci quindi all'ultimo capitolo di questa saga, quando - a un anno dell'arresto della banda - Pietro Zinni scopre che la smart drug più diffusa nel mercato altro non è che una copertura sofisticata alla produzione di gas nervino. In pratica, chi sta vendendo la smart drug, in realtà, sta preparando un attacco terroristico in vasta scala. Zinni è l'unico ad aver capito il pericolo, e ad avere le capacità per risalire all'autore di questo terribile progetto; per questo motivo decide di rimettere insieme la banda, fuggire dalla prigione, e dare la caccia al criminale... E per fare ciò riuscirà ad avere l'aiuto da un vecchio avversario...

Ovviamente questo terzo capitolo manca della sorpresa. Ora abbiamo già in mente il quadro generale della storia e, bisogna chiudere i conti col passato, e risolvere i problemi del presente, sperando che il futuro sia migliore. Le interpretazioni sono sempre all'altezza della situazione. Le scene mantengono l'ironia a cui ci siamo abituati e a cui non rinunceremmo per nulla al mondo. La regia è davvero ben curata. C'è persino spazio per i colpi di scena.
Il film non delude e, anche se neppure sorprende, è la giusta conclusione di una trilogia a dir poco epica.

Detta in soldoni: a me è piaciuto davvero, per cui vi consiglio di vederlo. Non ve ne pentirete.


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mercoledì 23 maggio 2018

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E' difficile parlare di questo film. Tre Manifesti a Ebbing ci racconta la frustrazione di una madre - Mildred Hayes - che ha visto scomparire sua figlia nel modo più atroce che si potrebbe immaginare. La ragazza, uscita di casa dopo un terribile litigio con la madre perché quest'ultima non le aveva prestato l'auto - con tanto di augurio di venire stuprata etc etc - finisce davvero per essere stuprata e arsa viva. Passano sette mesi e la polizia non ha fatto nulla... Non è che brancoli nel buio, no, non ha proprio fatto nulla. Lo sceriffo è una brava persona, ma è alle prese con un tumore che non può essere guarito, e nel bene e nel male, ha anche altri problemi sul groppone. La sua spalla è un ragazzo che lavora in polizia perché non è in grado di fare altro... E forse non è neppure in grado di fare il poliziotto, visto che vive ancora con la madre, è cresciuto alla maniera 'del sud', e preferisce pestare i barboni, i neri, i gay, e magari fare il gradasso con qualche ragazzino che schiamazza la sera, piuttosto che occuparsi di cose serie. Gli altri dello staff? Si occupano del traffico.
Insomma, Mildred sa che ciò che sta per fare è sbagliato, ma sa altrettanto bene che se non fa qualcosa il suo caso non sarà mai risolto come si deve. Per cui da fondo a tutti i suoi risparmi e affitta tre manifesti sulla strada dove la figlia fu stuprata... E su questi affigge un chiaro messaggio per la polizia di Ebbing. E quest'ultima che fa? Si riscuote dal suo torpore e riprende in mano le indagini? No... Comincia una guerra personale con Mildred.

Il film è crudo, cupo, e pieno di sentimenti contrastanti. Non ci sono né buoni, né cattivi, bensì persone per bene che loro malgrado sono travolte da tragedie personali e... Cercano di barcamenarsi in una vita che da poche soddisfazioni. I gesti cruenti, la violenza gratuita, gli sfoghi, i pestaggi, in questo film vengono tutti perdonati, in un modo o nell'altro, perché Ebbing è un luogo 'di sofferenza', dove sulla superficie sembra tutto rose e fiori, ma sotto sotto, non c'è nessuno che sia veramente felice. E queste frustrazioni si ripercuotono su chi diventa vittima, o su chi va fuori dalle righe, o su chi... be', non ci sta e si ribella.

Ottime le interpretazioni - tutte - i personaggi sono la chiave di questa pellicola, perché il film non ha capo né coda, e soprattutto non ha ambizione di svelare chi abbia ucciso e stuprato la figlia di Mildred. Il film racconta di una guerra tra disperati, e forse l'omicidio è solo la goccia che fa traboccare il vaso scatenando una sorta di reazione a catena incontrollabile.

Da vedere.


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martedì 22 maggio 2018

Elezioni

Glauco Silvestri
A nessuno di loro interessavano particolarmente le elezioni, che consideravano alla stregua di una soap opera nazionale in cui l’incertezza del risultato finale era piú interessante dell’identità del vincitore.

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domenica 20 maggio 2018

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E' sui rumors di un quinto episodio della saga di Indiana Jones (n.d.r. L'ultima con Harrison Ford, almeno sembra...) che vi voglio parlare del quarto episodio della saga, dove il nostro archeologo incontra per la prima volta suo figlio (n.d.r. Di cui ignorava l'esistenza), e ha un contatto ravvicinato con degli UFO veri e propri. 

Ok, vi ho già svelato tutto quanto, per cui quale scopo avreste di continuare a leggere questa recensione? Dai, fate un piccolo sforzo e proseguite a leggere questa recensione su Indiana Jones e il regno del Teschio di Cristallo... Vi prometto qualche altra sorpresa alla fine di questo breve post.

Son passati vent'anni dall'ultima avventura di Indiana Jones. Ora insegna bello tranq... No, ci avevate creduto, eh? Siamo nel 1957, in piena guerra fredda, e Jones compare sullo schermo con un fucile puntato in fronte. Si trova di fronte all'Area 51, e un manipolo di agenti del KGB vuole trafugare qualcosa all'interno del magazzino, e solo Jones può recuperarlo senza perdere tempo nelle ricerche.
Tutto gira attorno a un manufatto di cristallo, un teschio che si dice sia la chiave per raggiungere Eldorado, la mitica città d'oro della civiltà Maya, mai scoperta dagli esploratori ma ben citata in tutte le legende locali... E difatti sono molti i personaggi che ruotano attorno a questa ricerca, compreso il piccolo 'shorty', un teenager che ricorda un po' Fonzie e che è stato incaricato dalla madre di trovare Indiana per convincerlo a indagare sulla scomparsa del professor Oxley, un suo caro amico, e un archeologo, ovviamente impegnato a cercare il teschio di cui abbiamo già discusso.

Quindi abbiamo i russi, un agente FBI doppiogiochista, il figlio di Jones, un teschio di cristallo, e il mito di Eldorado, tutto nello stesso film.

Il divertimento è assicurato, in questa pellicola, dove il brand viene rivitalizzato e attualizzato. Vedere questo film è come vedere la prima pellicola di Indiana Jones, e un po' ci si dimentica dei due 'seguiti' che sì, ci hanno divertito, ma no, non ci hanno entusiasmato al 100%. Del resto qui abbiamo il ritorno di alcuni vecchi personaggi della saga, tra cui la bella Marion, incontrata per l'appunto nel primo film, e a cui Jones non ha mai smesso di pensare.

Ed è giunto il momento di mantenere la promessa da mantenere... Che vi posso dire di particolare? Ebbene, sappiate che per quanto a me sia piaciuto più dei due sequel - come già vi avevo detto - la critica fu piuttosto varia su questo film. Se in molti lo accolsero a braccia aperte, molti altri non gli diedero giudizi lusinghieri, tanto da vincere il premio come Peggior Sequel ai Razzie Awards del 2009. Però (n.d.r. C'è sempre un però) nel 2008 - al momento dell'uscita nelle sale - Indiana Jones batté Il Cavaliere Oscuro e Iron Man nella classifica dei film più attesi del 2008. E a tutto ciò bisogna aggiungere che Spielberg era piuttosto restio a lavorarci... Lucas e Ford dovettero fare un bel lavoro di convincimento per riuscire a coinvolgerlo nella produzione del film.




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sabato 19 maggio 2018

Indiana Jones e L'ultima crociata - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Con L'Ultima Crociata George Lucas decide di giocare il Jolly. Siamo nel 1938 e finalmente conosciamo il padre di Indiana Jones. Anche il padre è archeologo (n.d.r. Interpretato da Sean Connery), e in questo terzo capitolo della saga Shorty, ovvero Jones figlio, viene a scoprire che il padre è stato rapito mentre cercava il Santo Graal. Anche Jones figlio lo sta cercando, per conto del miliardario Walter Donovan, per cui le loro strade sono destinate a incrociarsi dopo tanti anni in cui i due non si erano parlati.
Jones toccherà Venezia, per poi andare al castello di Brunwald, in Austria, dove il padre è prigioniero. Sarà aiutato dalla avvenente assistente del padre, l'archeologa austriaca Elsa Schneider, di cui quasi si innamora, per lo meno fintanto che ella non si rivela per quella che è, una cospiratrice che collabora con il miliardario Donovan, il quale, ovviamente, vuole il Graal tutto per sé, e per i suoi alleati nazisti, che sperano di trovare nel cimelio un arma onirica capace di sconfiggere qualunque nemico (n.d.r. Un po' come accadde nel primo film della saga).

In questa pellicola, che ormai non sorprende più perché segue il filone dei film che lo hanno preceduto, per effetti speciali, azione, avventura, e divertimento, ciò che attira l'attenzione dello spettatore è il rapporto tra padre e figlio, i quali non smettono mai di stuzzicarsi, anche nel bel mezzo delle azioni più concitate. L'abbinamento tra Connery e Ford è perfetto, e nonostante tra i due ci siano solo 12 anni di differenza, gli attori riescono perfettamente a disegnare un rapporto conflittuale tra padre e figlio. Del resto, la figura di Connery è perfetta per il ruolo di Henry Jones Senior, visto che sia Lucas, e sia Spielberg, sono convinti che il padre putativo di Indiana Jones sia James Bond.

Altra chicca che si viene a scoprire in questa pellicola è l'origine del soprannome di Henry Jones Junior: Indiana era il nome del cane che aveva da piccolo... Ma nella realtà era il nome del cane di George Lucas.



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venerdì 18 maggio 2018

Indiana Jones e il Tempio Maledetto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Secondo capitolo della saga di Indiana Jones, Il Tempio Maledetto, mantiene le aspettative e gioca al rialzo con questo personaggio che non può far altro che suscitare simpatia. In questo caso ci troviamo in Cina, è il 1935, e Jones ha appena recuperato un antico cimelio per un personaggio potente di Shangai, Lao Che, che però ha ben altre intenzioni e decide di sbarazzarsi dell'archeologo piuttosto che pagarlo per i suoi servizi. Jones viene avvelenato, ma riesce comunque a scamparla e a fuggire su un piccolo aereo assieme a Willie Scott, una cantante di cabaret locale che, detta tra noi, è anche la donna del gangster, e il piccolo Shorty, un ragazzino cinese che fa loro da guida.
I piloti dell'aereo sono però al soldo di Lao, e questi abbandonano il velivolo mentre è in volo, lasciandolo precipitare sulle montagne tibetane con i nostri eroi a bordo.
I tre si salvano miracolosamente e raggiungono un villaggio morente dove i Thugs, crudeli seguaci della dea Kali, prelevano tutti i giovani per sacrificarli alla loro divinità. E' cercando di aiutare questo povero villaggio che Indiana scoprirà l'ennesimo tesoro... Ma le cose non saranno così semplici, ovviamente, come ci si aspetterebbe.

L'avventura ad alto tasso di adrenalina e divertimento. Le fughe rocambolesche, la giungla, i personaggi improbabili, tutto questo fa parte degli ingredienti principali di questo secondo Indiana Jones, che se non brilla di originalità come nel primo film, di sicuro non annoia mai, e ancora è capace di sorprendere.

Tra le curiosità di questa pellicola, possiamo notare la presenza di piccoli cammei in cui compaiono George Lucas e lo stesso Spielberg. In aggiunta a ciò, è proprio sul set di questo film che il regista conosce la sua futura moglie, ovvero giovane attrice Kate Capshaw, che nel film interpreta Willie Scott.



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giovedì 17 maggio 2018

Fiori sul lago

Glauco Silvestri
Come tutti gli anni, il Lago di Garda è stato, anche in questo 2018, meta rilassante di uno dei ponti a cavallo tra aprile e maggio. Non so se sia una cosa comune, ma per noi, il Lago di Garda fa lo stesso effetto del deserto del Sahara. Visto una volta, non riesci più a dimenticarlo e ci vuoi ritornare. Il fenomeno è noto come Mal d'Africa... be', io e la mia morosa siamo affetti da Mal di Lago di Garda.

Il clima del lago è talmente particolare da essere un territorio sempre contornato da fiori. In passato vi ho proposto immagini floreali provenienti dalla zona 'bassa' del lago: Peschiera, Sirmione, Desenzano, Garda, Bardolino, Lazise (n.d.r. Forse vi proposi anche Salò, soprattutto il Vittoriale di D'Annunzio, se non ricordo male), e di sicuro i tulipani e le rose l'hanno fatta da padrone.
Quest'anno abbiamo cambiato zona. Siamo saliti, saliti, saliti fin quasi in cima, e così ecco che i fiori son diventati più montanari.

Io non sono un esperto in questo campo (n.d.r. Campo... Di Fiori? Scusate il gioco di parole), sono attratto dai colori più che altro, ma vi assicuro che, nelle immagini che seguono, non troverete neppure un tulipano... E per la prima volta, in questo genere di scatti, vi proporrò anche qualche frutto!

Partiamo con Malcesine, paesino arroccato tra il Monte Baldo e il Lago, con una bella Rocca, tanti vicoletti affascinanti, e dedito allo sport (n.d.r. Montagna e Lago).

Yellow

Pink

Violetto

Passiamo a un paesino poco distante da Riva del Garda, Varone, dove sono presenti delle cascate sotterranee che siamo andati a visitare.

Margherita

All Together

Yellow but not only yellow

Stand up!

Yellow

E infine Limone sul Garda, un paesino magico, che nel passato era completamente dedito alla coltivazione di limoni, mentre oggi è più attento ai turisti (n.d.r. I limoni sono ora coltivati in luoghi differenti e con tecnologie più moderne).

Yellow Lemon Tree

Colori

Mandarini

Fior di Limone

Come mio solito, queste foto sono solo un assaggio di quanto io abbia trovato affascinante - in campo floreale - nella zona nord del Lago di Garda. Se volete approfondire potete cliccare qui per accedere a un album temporaneo dove sono raccolti tutti gli scatti fatti sul lago nei tre giorni del mio soggiorno 2018. E' un album temporaneo... Alla mia prossima escursione lo aggiornerò con le foto nuove e non legate al Lago di Garda.
Nel caso arriviate un po' lunghi... Potete trovare tutti i miei scatti del Lago di Garda in quest'altro album... Che invece non è temporaneo, tutt'altro, di volta in volta diventa sempre più ricco di immagini.



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mercoledì 16 maggio 2018

Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta

Glauco Silvestri
Chi non ha mai visto Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta alzi la mano. Come? Vedo in ultima fila due persone con la mano alzata? Sembra quasi incredibile. Però è concedibile, no? Son passati tanti anni da quando uscì al cinema, e magari le nuove generazioni non hanno mai avuto l'opportunità di vederlo... Chissà!

A ogni modo io l'ho visto, e l'ho visto talmente tante volte che ormai lo conosco a memoria, e faccio pure fatica a guardarlo ancora. Com'è che si dice in questi casi? Il primo Indiana Jones non si scorda mai. Eppure, visto che sto parlando di questo film, dovrò - per dovere di cronaca - scrivere due righe sulla trama, no?

Per cui eccolo, Indy che fugge da una tomba peruviana dopo averla violata. Certo che i peruviani si divertivano con le trappole, eh? Eppure la storia non è legata al manufatto che Indiana Jones preleva dalla tomba, bensì - udite udite - l'Arca dell'Alleanza. Lo sapete vero, cos'è l'Arca dell'Alleanza? E' una sorta di contenitore in cui sono custoditi i Dieci Comandamenti. E si dice che chi ne sia in possesso acquisisca poteri inimmaginabili... E' per questo che le SS la stanno cercando. E' per questo che i servizi segreti inglesi la stanno cercando. Ed è in questa avventura che Indiana Jones viene coinvolto... Tanto che dal Perù, passando per le nebbie di Londra, il nostro eroe raggiungerà il Nepal, e finirà per scavare nelle sabbie africane. 

Esilarante, ben realizzato, con una grande regia e attori all'altezza della situazione. Un film per tutti, dove c'è azione, guerra, thriller, e anche divertimento. E' un grande classico. Un mix perfetto per intrattenere tutta la famiglia, e non posso che consigliarvelo.



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martedì 15 maggio 2018

L’Enciclopedia dei Ragazzi

Glauco Silvestri
Quando parli con qualcuno piú grande di te, – disse Alex, – fatti vedere ben sveglio e giustamente attento a quello che ti stanno dicendo. – Che roba è? – Dominic aprí la bottiglia d’acqua frizzante. – L’Enciclopedia dei Ragazzi.

La casa rossa (Supercoralli) (Italian Edition) (Haddon, Mark)


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domenica 13 maggio 2018

Notte di Stelle - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Margherita Hack non è stata solamente una grande scienziata, è stata anche una grande divulgatrice scientifica, e Notte di Stelle è forse una delle pubblicazioni che potrebbe trascinarvi più facilmente nel complesso, ma affascinante, mondo dell'astronomia.

L'idea è semplice. Parlare delle costellazioni attraverso tre contesti molto distanti tra loro, ma comunque connessi inesplicabilmente perché parte della nostra evoluzione, del nostro modo di guardare le stelle. 
A proposito: Voi le guardare le stelle? Rivolgete lo sguardo verso il cielo? O rimanete sempre incollati allo schermo del vostro smartphone?
Tornando al libro, l'argomento sono le costellazioni. Esse ci vengono descritte attraverso tre punti di vista molto differenti, come vi avevo anticipato, ovvero: la scienza, la storia, il mito.
Ogni costellazione del nostro emisfero, ma non solo, ci vengono raccontate proprio in questo modo. Prima avviene una descrizione scientifica, indicandoci le stelle più importanti della costellazione, quali ricerche si sono svolte su di essa, quali scoperte sono avvenute grazie ad essa. Poi si parla di archeologia: quali popoli l'hanno descritta per prima; come si è tramandata da una popolazione all'altra; come veniva vista dai popoli antichi. Infine si parla del mito: Quali storie sono legate a quella costellazione; Cosa raccontarono i Fenici, i Babilonesi, i Greci, i Romani... Cosa è passato da una cultura a un'altra e quali tradizioni sono giunte fino a noi.

E' affascinante scoprire quanto si nasconde dietro a un disegno in cielo. Poche stelle luminose, neppure vicine tra loro, vengono unite assieme da un mito, passano di popolazione in popolazione attraverso la cultura, e la scienza, e oggi sono fonte inesauribile da cui trarre insegnamenti sull'Universo che ci circonda, sulla nostra galassia, sul nostro sistema solare, su chi ci è vicino e chi ci è lontano. E' interessante scoprire che le stelle un tempo faro dei navigatori sono ancora oggi fonte di scoperte e di studio. E' magico il legame tra mito, storia, e scienza.

Il libro è interessante, scritto con una dialettica comprensibile anche ai non addetti ai lavori, anche se è ovvio che qualche termine scientifico scappa, e alcune tematiche possono sembrare più complesse di altre. Per ottenere tutto ciò la pubblicazione è stata scritta a quattro mani, dove è Viviano Domenici l'ottimo narratore di miti e legende. Tutto è contornato da affascinanti illustrazioni... In poche parole: Un libro da leggere tutto d'un fiato!




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sabato 12 maggio 2018

Annientamento - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
C'è stato parecchio battage pubblicitario su Annientamento, film prodotto da Netflix e ispirato dalla trilogia dedicata all'Area X di Jeff VanderMeer. Bisogna dire che diversi siti che seguo ne hanno parlato bene, e di principio, anche gli argomenti trattati dalla trilogia mi incuriosiscono (n.d.r. Tanto che il libro è finito nella mia wish list di lettura). Però, quando l'altra sera ho avuto modo di vederlo...

Trama: Qualcosa di sconosciuto cade sul nostro pianeta e colpisce un faro sulla costa del Pacifico, in un punto imprecisato degli Stati Uniti. Dal faro scaturisce uno strano fenomeno, che molto lentamente comincia ad avvolgere il territorio circostante. All'interno accadono cose strane, è come se il dna delle cellule venisse rimodulato, animali diventano piante e viceversa, e ancora piante si mescolano tra loro, e animali si mescolano tra loro... Tutto muta, in modo inaspettato, e per certi versi spaventoso, visto che questa area si allarga lentamente ma inesorabilmente.
Ovviamente il governo USA non rimane con le mani in mano, e invia sul luogo un gruppo di ricercatori, e altrettanto ovviamente, l'esercito.
Le prime missioni di esplorazione sono militari. I soldati entrano, e spariscono, non tornano più... La cosa va avanti da anni, in silenzio stampa, eppure non si riesce a venire a capo di nulla. Poi uno dei soldati ricompare misteriosamente a casa di sua moglie. Si sente male, e mentre è su una ambulanza diretto verso l'ospedale più vicino, viene intercettato dal governo e portato nell'area in cui viene studiato il fenomeno misterioso.
Ovviamente, con lui, anche la moglie viene prelevata.

Fin qui tutto bene, no? La trama vi intriga? E' solo il prologo, e apre a un mondo di aspettative, ma poi tutto crolla miseramente, perché non ha proprio senso... Ma andiamo per gradi: Moglie e marito vengono condotti nel centro dove si studia lo strano fenomeno, e mentre il marito sta sempre peggio, la moglie comincia a chiedere in giro cosa sta succedendo. A capo dell'intero reparto è... una psicologa? Già! Una psicologa! E' lei a raccontare tutto alla donna, Lena, che guarda caso è una biologa, ed ha persino avuto un addestramento militare.
Lena capita a proposito, visto che nessuno - fino a quel momento - ha mai pensato di analizzare il fenomeno dal punto di vista scientifico. Già! Però il fatto che ci sia Lena mette in moto una serie di meccanismi per cui la 'nuova squadra' non sarà composta da militari, bensì da scienziati... Giusto, no? Solo che non ha senso... Perché sin dal primo momento - magari - si sarebbero dovute fare delle spedizioni con militari e scienziati assieme, non vi pare? E invece qui si fa tutto in modo strano. Prima solo militari, poi solo scienziati... E tra questi solo uno di loro sa maneggiare un'arma automatica (n.d.r. Oddio, le altre ci provano, ma con risultati piuttosto discutibili e un po' fuori dalle righe). Scienziati... Abbiamo una psicologa, un fisico, un paramedico (n.d.r. Un paramedico!?), una geomorfologa, e ovviamente Lena. Lo scopo della missione è ovviamente raggiungere il faro per capire cosa è successo. 
Durante l'intera esplorazione i cinque scienziati non fanno altro che guardarsi attorno ammirati, senza la minima precauzione, e molto di rado, facendo qualche osservazione, o tentando di studiare ciò che accade. Per lo più si concentrano sui propri problemi personali. Lena ovviamente è lì per 'vendicare' il marito (n.d.r. Il resto del gruppo non lo sa, ovviamente... Ognuno tiene per sé i propri problemi mettendo a rischio l'integrità del gruppo); la psicologa ha un tumore inguaribile e quindi non ha paura di morire, e allo stesso tempo non gli importa proprio nulla del gruppo di esplorazione che comanda (n.d.r. Tanto che lo abbandona per proseguire in solitaria...); il fisico e/o la geomorfologa (n.d.r. I personaggi sono così ben costruiti che dopo qualche minuto non ci si ricorda più di chi è chi) è autolesionista; e via dicendo... Non voglio rovinarvi la sorpresa raccontandovi proprio tutto. Basti pensare che dalla prima all'ultima esplorazione, chi ha selezionato gli equipaggi pare gli abbia scelti in modo da avere la certezza di fallire...

Il film, come avrete capito, non mi è piaciuto. Gli effetti speciali sono davvero ben realizzati. Il cast raccoglie un faro per le allodole, la brava Natalie Portman, che deve sostenere sulle sue spalle l'intera baracca. I personaggi sono però tratteggiati a matita, e hanno davvero poca profondità. I momenti che più catturano sono gli istanti di terrore, che però si contano sulle dita. Molte sono le scene discutibili, come il punto di guardia completamente illuminato nel bel mezzo dell'oscurità... E poi le guardie si sorprendono di venire aggredite da animali feroci! Strano, vero? Eppure lo sapevano di addentrarsi in un luogo da cui nessuno era mai uscito!
E' tutto molto superficiale, anche se la fotografia è notevole, così come la coreografi... Ehm, be' sul finale la Portman ha una sorta di ballo con una creatura che la vuole emulare in tutto e per tutto. Scena stupenda anche se un po' fuori contesto se si considera quanto mostrato poco prima.

Per cui, sì, il film non mi è piaciuto, ho visto di meglio su tematiche simili (n.d.r. The Astronaut's Wife, e L'invasione degli Ultracorpi, per citarne due). Però ci voleva, ha attirato la mia attenzione verso il romanzo...



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venerdì 11 maggio 2018

I Diari della Motocicletta - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quanto tempo è trascorso dall'ultima volta in cui mi sono visto I diari della Motocicletta? Sarà che in questo periodo sto leggendo un fumetto su Castro, ma l'altra sera mi è capitata l'occasione di ritirare fuori questo vecchio film, e di gustarmelo tranquillamente davanti alla televisione come da tempo non riuscivo a fare.

La vicenda è tratta dal diario di Alberto Granado, biochimico, grande amico di Ernesto quando ancora questo studiava medicina. Alberto è prossimo ai trent'anni, e prima di diventare 'adulto' vuole compiere un'ultima avventura, un giro in moto - la 'poderosa' - una vecchia Norton che sta in piedi con il fil di ferro - che attraversa tutto il Sud America, dall'Argentina al Venezuela, passando per il Cile e il Perù. Sono 15000 chilometri da percorrere in sei mesi circa (n.d.r. Sforeranno con i tempi ma sarà un'avventura epica) così da arrivare alla meta per il compleanno di Alberto.
Ernesto Guevara all'epoca era un ragazzo pieno di ottimismo, con una bella ragazza, una famiglia affettuosa e chiassosa, tanti tra fratelli e sorelle, e genitori comprensivi. Nessuno avrebbe mai detto che Ernesto Guevara sarebbe divenuto il Che, sarebbe divenuto un guerrigliero. Ma è durante questo viaggio che nel ragazzo comincia a incunearsi l'idea di dover fare qualcosa per risolvere le ingiustizie, per rendere il popolo latino-americano un unico popolo che non si lasci soggiogare dagli interessi delle multinazionali americane, e dalla politica stessa americana.

E il film, nonostante ci mostri un Guevara che pian piano comincia a focalizzare quella che sarà la sua vocazione, si presenta come un road movie davvero eccellente. Un viaggio epico, con momenti divertenti, momenti drammatici, momenti intensi... Tante tante emozioni in questo racconto che è realizzato con una regia pressoché perfetta, con attori capaci di raccontare anche con le sole espressioni facciali, con la gestualità, con gli sguardi. Un grande film capace di raccontare un popolo, le sue difficoltà, il suo carattere, la sua energia.

Un film che tutti dovrebbero vedere, magari anche più di una volta. Qui lo trovate con il libro allegato, mentre cliccando qui lo trovate senza libro... 



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giovedì 10 maggio 2018

Nick mano fredda - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Nick Jackson non è un delinquente, è solo una persona dallo spirito ribelle, che non sopporta l'ordine costituito, e soprattutto, non sopporta ogni tipo di costrizione, tanto da reagire istintivamente, e non sempre in modo consono. E' una sorta di irriducibile, non si piega davanti a nessuno. E' per questo che viene condannato a due anni di prigione, ai lavori forzati.
E non appena è all'interno del carcere, ecco che si scontra con un detenuto che fa il bello e il cattivo tempo all'interno di quelle mura... E alla fine poco conta quale sia il risultato di questa scazzottata. Nick Mano fredda non solo conquista il 'boss' dei detenuti, ma si guadagna anche l'appellativo di Nick Mano Fredda, e la stima - ovviamente - di chi l'ha affrontato e non piegato.
Ma se il rapporto con gli altri carcerati diventa di rispetto, se non addirittura di venerazione, Nick trova subito un nuovo ostacolo. Non accettando di piegarsi davanti a nessuno, i suoi problemi con i guardiani del carcere non possono che lievitare di istante in istante, fino a che non tenta di fuggire.

Amo questo film. Ha tanti anni sulle spalle e si vede, però è comunque un film affascinante. Newman è perfetto nei panni di Nick. Il belloccio indomito che si scontra con il duro del campo di prigionia (n.d.r. George Kennedy, qui maggiori info su Wikipedia). Due premi Oscar (n.d.r. Kennedy lo riceverà proprio per il ruolo impersonato in questo film) che danno il meglio di sé in una storia che racconta di primedonne, di spiriti che non si piegano, di anime che non vogliono farsi soffocare dalla quotidianità e dalla mediocrità.

Ci sono tanti modi per emergere, è vero, e senza bisogno di violare la legge, o le regole costituite per il quieto vivere, ma non sempre le persone hanno la possibilità di esprimersi come vorrebbero, sia perché nascono in un contesto che non gli permette di esprimersi, sia perché a volte la società è davvero un muro di gomma, crudele, e indifferente. Nick Mano Fredda lotta contro il sistema, o meglio lotta per avere lo spazio che merita. E' un incompreso, e scalcia impotente di fronte a una macchina abituata a schiacciare tutto ciò che ha davanti.

Be', probabilmente è per questo motivo che questo film mi piace tanto... E poi è davvero ben fatto, e tiene bene il tempo che porta sulle sue spalle. Ve lo consiglio.



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mercoledì 9 maggio 2018

Caprica - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi parlo del figliol prodigo di una serie che ha davvero battuto ogni record nella sci-fi moderna. Parlo di Caprica, ovvero del prequel di Battlestar Galactica, una saga a cui sono molto legato e di cui vi ho già parlato parecchio tempo fa (n.d.r. Qui).

Caprica è una serie complessa, e forse per questo motivo non è piaciuta. Mentre Battlestar Galactica mette lo spettatore di fronte a un conflitto in pieno svolgimento, l'ambizione di Caprica è quella di raccontare cosa ha portato alla nascita dei Cylon, e al successivo scontro con gli umani. Il problema è che la storia è piuttosto complessa, e forse molti l'hanno trovata noiosa, per quanto le tematiche fossero affascinanti.
Si parla di intelligenza artificiale. Si parla di conflitti religiosi. Si parla di terrorismo. Si parla di problemi di famiglia.
Magari i tempi non erano maturi, o forse lo erano troppo... Chissà! A ogni modo vediamo di svelare un pochino l'antefatto di questa serie che non è riuscita a varcare la soglia di una seconda stagione. Il tempo è stato riavvolto a 58 anni prima del secondo conflitto tra Cylon e umani, conflitto che ha portato alla sconfitta totale degli umani, e alla loro quasi estinzione, salvo una piccola flotta in fuga dal sistema solare e in cerca di una nuova casa dove poter ricominciare.
All'epoca le dodici colonie erano floride, il legame tra di esse era complicato - ovviamente - ma la pace regnava un po' ovunque, a parte su Tauron, pianeta di grandi tradizioni legate alla terra e dove clan famigliari si sono sempre scontrati per il potere. L'unico vero problema è un problema religioso. Se le dodici colonie sono da sempre politeiste, di recente devono scontrarsi con una nuova religione che si sta facendo largo tra la popolazione, anche su Caprica, la capitale delle dodici colonie. Ovviamente la nuova religione è monoteista, ed essendo tale, non accetta l'esistenza di altri déi all'infuori del loro.
Risultato? Attacchi terroristici, eccetera eccetera eccetera... Un qualcosa che conosciamo bene anche sulla nostra vecchia e amata Terra, no?
Il momento topico della vicenda avviene quando un attacco terroristico a un treno sopraelevato fa una strage. Muoiono in tanti, ma nel dettaglio, muore Zoe, la figlia ribelle dei Greystone, una famiglia ricca e potente su Caprica. Essendo la ragazza un membro della religione monoteista, essa viene subito accusata di essere la colpevole. Greystone vede quindi la sua immagine messa in cattiva luce, e dovendo anche sopportare un dolorosissimo lutto, comincia a commettere errori che...
Ebbene, la Greystone Corporation sta progettando un soldato robotico per l'esercito capricano. Il problema è che, se i robot sono perfetti, l'intelligenza artificiale al loro interno non lo è altrettanto. Al momento dell'attentato Zoe si era creata un alter-ego virtuale, un avatar talmente sofisticato da avere una vita propria, una coscienza propria. In un qualche modo, la ragazza, grazie a questo alter-ego, non è veramente morta nell'incidente. E il padre di Zoe decide di tentare una follia, inserire l'alter-ego di Zoe nella mente di un Cylon. L'idea è quella di riavere indietro la figlia - in un qualche modo - sperando un giorno di poterle ridare un corpo umano in cui vivere, ma nella pratica si scatenano una serie infinita di catastrofi.
I cylon, con la mente di Zoe installata, diventano finalmente all'altezza delle aspettative. Per quanto Greystone non voglia realmente lanciare la produzione, ne è costretto per non vedere la sua società divorata dai debiti in seguito al crollo in borsa dopo le notizie sull'attentato.
I Soldati dell'Unico, anche loro in possesso del software di Zoe per creare gli avatar, immaginano di creare una sorta di paradiso artificiale per i loro martiri, e così progettano nuovi attentati, e organizzano un esercito in cui riescono a inserire dei Cylon comprati al mercato nero. E anche Tauron è interessata ai Cylon, perché essi potrebbero risolvere il conflitto eterno che regna sul loro pianeta.
Ciò che nessuno immagina è che i Cylon sono dotati di una coscienza, grazie all'avatar di Zoe, e...

Pregi: La trama è intricata e affascinante. I personaggi sono solidi, gli intrighi sono ramificati, e mano a mano che si guardano le puntate si vedono i Cylon sempre più protagonisti.

Difetti: La ricostruzione di Caprica lascia a desiderare. Se da un lato la tecnologia è a livelli incredibili, da altri punti di vista è anacronistica. Difficile non sorridere quando la polizia osserva filmati su banali VHS. Incomprensibile che la popolazione di Caprica usi automobili a benzina degli anni cinquanta e sessanta, ed è inutile che vengano prese vetture europee e mischiate a quelle americane. Senza contare le armi: Nelle dodici colonie si usano ancora i proiettili? Siamo parecchio lontani da una ricostruzione solida di un futuro prossimo venturo.

Ciò che penalizza troppo la serie è il ritmo blando, fatto di intrecci complessi, di storie di famiglia, di affetti traditi, di religioni che nascono, di mafia, di corruzione, di sgambetti industriali... Sembra un mix sapiente tra i Soprano, The Young Pope e Dallas... Ma la sci-fi dove sta?

A ogni modo è un peccato che la vicenda non sia stata raccontata per intero. Mi sarebbe piaciuto conoscere i dettagli della ribellione Cylon, anche perché le anteprime della seconda stagione parevano interessanti... Pazienza!


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martedì 8 maggio 2018

Magari non sarà stata arte vera e propria

Glauco Silvestri
...perché magari non sarà stata arte vera e propria, ma era un’attività creativa ed era sua e per lei era preziosa e non voleva che gli altri ci ficcassero il naso.

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domenica 6 maggio 2018

Deutschland '83 - #Serie #Recensione

Glauco Silvestri
Da quando ho poco tempo da dedicare al cinema è nata in me una certa curiosità verso i telefilm. Non è mistero che di questi tempi le produzioni in 'serie' hanno raggiunto una qualità davvero sorprendente, e vista la scarsità di tempo libero, diciamo che - e la cosa mi rammarica parecchio - è più facile trovare un'oretta da dedicare a un episodio di una serie, piuttosto che due ore e mezza per un film intero.

E' curiosando tra le serie offerte da Amazon che ho scovato questa chicca, ovvero Deutschland '83 (n.d.r. Qui, su Amazon Prime), dedicata alla guerra fredda. Sarà che in quel periodo io stavo sfiorando l'adolescenza, che la musica di allora alimenta il nostalgico che è in me, che tante cose di quegl'anni (n.d.r. Per me spensierati) mi mancano un pochino, mi sono messo a guardarla con curiosità... E devo dire che mi è piaciuta parecchio, ed è stato un peccato scoprire che son solo otto episodi.

Come ho anticipato, parlando della trama, siamo in piena Guerra Fredda, e siamo in Germania dell'Est. 
Martin Rauch è un ragazzo giovane, orfano di padre, con la madre malata di diabete, guardia di frontiera, e... con una zia facente parte della STASI. E' quest'ultima che lo recluta per una missione di spionaggio nell'ovest. Lui somiglia molto a un militare che assiste un importante generale della NATO, e visto che siamo in pieno periodo di tensione, con gli USA che premono per installare i missili Pershing 2 sul confine tra le due germanie, c'è bisogno di avere un infiltrato di primo livello nelle fila del nemico. Ovviamente, come premio di questa missione, c'è la possibilità di mettere la madre in prima fila nella graduatoria per un trapianto. Ciò spinge il giovane a trovare il coraggio per abbandonare la famiglia, e la morosa incinta, e partire per la Germania Ovest.
Una volta nell'ovest Rauch viene travolto dalle differenze tra i due mondi, e viene affascinato da quanto sia disponibile a pochi passi da casa sua, ma al di là del muro. La storia si divide quindi tra il giovane che assapora una vita più ricca e colorata, e il militare che assolve i suoi compiti con precisione nonostante la sua inesperienza. In breve tempo Colibrì, questo è il suo nome in codice, diventa una pedina chiave per comprendere le mosse del nemico, ma nell'est c'è chi preme per attaccare a ogni costo prima che gli americani installino i missili sul confine, e di conseguenza i rapporti di Colibrì vengono presentati ad arte in modo tale che una esercitazione in grande stile della NATO diventi una minaccia reale di guerra... Conducendo il mondo a un filo dallo scoppio della terza guerra mondiale.

Ottima serie, con tanta tensione, momenti concitati, una colonna sonora affascinante, eventi storici ben narrati, e interpretazioni davvero ben riuscite. 
Perfetta anche la regia, che non si piega a moralismi fuori luogo, ed è capace di raccontare le cose come stanno, senza far pendere la bilancia verso i 'buoni', chiunque essi siano. L'intreccio è efficace, e in certi momenti si vorrebbe una narrazione più a lungo respiro. Sì... Otto episodi sono davvero pochi, ma sono davvero godibili, dal primo all'ultimo, senza cali né di qualità, né di stile. 



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sabato 5 maggio 2018

La Mia Africa - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi parlo di un film a cui sono affezionato per vari motivi, tra cui il fatto che esso sia stato il primo film visto in inglese senza bisogno di sottotitoli. E' La mia Africa, e magari in tempi non sospetti ve ne ho già parlato in uno dei miei vecchi blog, ammetto di non ricordarlo chiaramente.

La storia è interessante. Siamo nel 1913, Karen è una ragazza danese che sta partendo per raggiungere il Kenia, ove si sposerà con Bror Blixen (fratello del suo - nobile ma rozzo - ex amante). Non si tratta di un matrimonio dettato dall'amore, bensì dalla convenienza. Lui ci guadagnerà i soldi della famiglia di Karen, lei il titolo nobiliare di Bror, e otterrà una rinnovata onorabilità (dopo gli scandali in Danimarca a causa dei suoi rapporti col suo ex amante).
In Africa i due novelli sposi acquistano una fattoria, ma ben presto si comprende che è solo lei a impegnarsi nel tenere in piedi il loro rapporto. Lui non è molto diverso dal fratello, tanto che le attaccherà una malattia venerea, e la costringerà a tornare in Europa per farsi curare.
Al suo rientro in Africa, Karen si dedica anima e corpo alla fattoria, inimicandosi la comunità bianca locale per i suoi rapporti amichevoli con gli indigeni, e ritrova l'amore in Denys Finch Hatton, una vecchia conoscenza amante della caccia, dell'Africa, e della natura. I due cominciano a convivere prima ancora che Bror chieda il divorzio (per sposare un'altra sfortunata ereditiera), e la loro storia d'amore sembra finalmente regalare a Karen una parvenza di serenità... Solo una parvenza, però...

E non vado oltre con la trama, visto che il rapporto tra Karen e Denys sarà tutt'altro che semplice. E invece bisogna concentrarsi su una pellicola la cui fotografia è sublime, la cui trama rasenta l'epopea, dove dramma, passione, avventura e carattere sono gli ingredienti principali. Lei, Meryl Streep, è perfetta come sempre. Robert Redford è all'apice della sua carriera, e nei panni di Denys calza come il piede in un calzino (n.d.r. Perdonate il paragone forse poco lusinghiero, ma credo efficace). La regia di Pollack è tradizionale ma molto curata e perfetta in ogni dettaglio. 

E' un grande classico, da vedere assolutamente (n.d.r. E magari vale la pena anche leggere l'autobiografia da cui è tratto).



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