martedì 27 ottobre 2020

Chi dorme male...

Glauco Silvestri
Chi dorme male vive male, e viceversa.

Arma Infero II (Fabio Carta)



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lunedì 26 ottobre 2020

La metamorfosi di Lena (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
È caldo. I grilli si lamentano incessantemente, si nascondono tra i filamenti d'erba del giardino, cercano refrigerio tra deboli refoli di vento incapaci di smuovere anche il petalo più leggero. Lena e Red sono nascosti dietro alla vecchia rimessa. Nessuno ci va mai, alla vecchia rimessa. È una vecchia costruzione a due piani. All’interno sono contenuti solo rottami di vecchie imbarcazioni, alcune sono appese a corde ormai mangiate dalla muffa, altre sono accatastate al suolo, rotte, abbandonate. Il lago è inaccessibile sin dalla primavera appena conclusa. Nessuno osa neppure sostare sulla piccola spiaggia antistante il molo, magari per prendere il Sole, o per godersi il panorama. Nessuno si avvicina più all'acqua. In piena estate può essere pericoloso. Chi potrebbe mai dimenticare cosa accadde al piccolo Chat, solo due anni prima? 
Eppure Lena e Red fanno finta di non sapere. Hanno bisogno di un posto tutto loro per sfogare la passione che li prende, per consumare il loro amore. 
Sono sdraiati a pochi passi dal pontile. Sentono l’acqua agitarsi svogliatamente attorno ai pali di legno consunto che lo sorreggono. Nessuno sa che loro si trovano alla vecchia rimessa. Non devono saperlo. Verrebbe loro proibito di andarci, specialmente a lei, che è prossima alla metamorfosi, e che non dovrebbe neppure stare troppo vicina Red, per il bene di quest'ultimo, s'intende. 
Ma chi può resistere al richiamo dell'amore? È rischioso, ma il gioco vale la candela. Red ne è consapevole e il fatto non lo spaventa. C’è la sua vita in discussione. Ma c’è anche il suo amore per la ragazza. E la bilancia è sicuramente piegata in direzione di Lena. Per lei farebbe tutto, anche morire dilaniato tra le fauci del mostro. 
Già! Il mostro. Ma quale mostro? Qualcuno l’aveva mai visto, il mostro? Chat era scomparso. Le sue grida avevano agghiacciato tutti quanti, quel giorno, tanti anni prima, in città. E pensare che la città dista una decina di chilometri dal lago. La loro fattoria, invece, è a pochi passi. Una corsa nei campi e già si intravede l’azzurro pallore delle acque. Potrebbe essere loro, il lago. Nessuno l’ha mai rivendicato. Non ha neppure un nome. Il sindaco preferisce far finta di non sapere della sua esistenza. È uno specchio d’acqua abbandonato. Lena e Red lo considerano un po’ loro; è loro, ma anche di Chat, che ci è morto dentro, forse. 
Il mostro è una fantasia di coloro che ancora credono a certe leggende. Anche la metamorfosi fa parte di queste leggende. È forse l’unica a cui tutti ancora credono. Le altre, per lo più, sono diventate favole da raccontare la sera, dopo una bottiglia di buon vino, per ravvivare le nottate noiose in osteria. 
Red e Lena sono sdraiati su una cerata color khaki. Lei è sopra di lui. Indossa solo degli short striminziti. La pelle chiara brilla alla luce del Sole. I capelli lunghi, annodati in una treccia che le cade sulla spalla destra, sono scuri come la pece. Sorride attraverso quelle piccole labbra a forma di cuore. Gli occhi stretti, aperti appena per proteggersi dal riverbero che il lago proietta contro la parete della rimessa, guardano Red. Lui è nudo, completamente nudo. I suoi abiti sono adagiati contro la parete. Ha il fisico tozzo, tipico degli uomini che vivono nella valle. Muscoli forti e infaticabili si gonfiano sulle sue braccia di giovane guarda-boschi. Una pancia leggermente pronunciata dimostra quali sono i suoi vizi, ma chi potrebbe mai resistere alle delizie della cucina locale? Red ha gli occhi chiari come le acque del lago. Sono fissi sulla sua donna. Anche lui sorride, ma è un sorriso frammentato, perché lei sta giocando col suo corpo, e lui non può fare finta di nulla, non può nascondere i messaggi che giungono dai centri del piacere. La sua passione si erge tra le gambe di lei. Piccole dita affusolate alimentano il fuoco sulla vetta, con movimenti esperti e stuzzicanti. Lei gioca. Si lecca le labbra. Sorride. Lascia che Red tenti di sfiorarle i seni. Ha bisogno di tempo per raggiungere l'apice, per cui dedica ogni attenzione all'oggetto dei suoi desideri. Lei non ha fretta, nessuno lì verrà a cercare prima che faccia sera. Ci sono solo loro, il loro amore, e le acque del lago. 
Il ragazzo attira Lena verso di sé prendendola per le spalle. Lei oppone resistenza, ma solo per qualche istante, poi si lascia tirare vicino alle labbra di Red. Accenna un bacio, poi si ritira di scatto. Lui si solleva. Il gridolino divertito di Lena lo eccita. La stringe. La bacia. Le mani esplorano lentamente ogni centimetro di pelle della sua compagna. 





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venerdì 23 ottobre 2020

Rio Ramato e i Calanchi d'Africa

Glauco Silvestri
Nuova passeggiata in quel di Monteveglio, seguendo le tracce del Rio Ramato, fino a congiungerci a Via Africa, che è costeggiata di calanchi davvero meravigliosi.
Tutto ciò condurrà al borgo in cima al colle e, ovviamente, alla bellissima Abbazia di Monteveglio.




Il percorso parte dal parcheggio Ca' Vecchia, segue sin da subito il piccolo Rio, così che si possa vedere la Ca' Vecchia, e dopo un breve passeggiata a fianco di orti privati, si immerge in un tunnel scuro in cui la natura regna sovrana.




Qui bisogna camminare con attenzione. Si sentono cadere piccoli sassi, accade di continuo, e ogni tanto ne arriva anche uno un po' più grande. Bisogna fare attenzione, ma non è un percorso pericoloso... Tutt'altro! E' affascinante.




E se avete fortuna, potrete notare alcune sorgenti del piccolo Rio, con degli accumuli di ferro, che solitamente si scioglie nell'acqua mentre questa scorre nel sottosuolo. E poi c'è tanta natura, alberi, alcuni ciliegi divenuti selvatici, e prati favolosi.




Si arriva infine al bivio con il percorso del Colle Cucherla, di cui vi ho già parlato, e da lì si scende verso Via Africa e i Calanchi. E' un momento magico quando si arriva in un punto panoramico, il primo punto panoramico, da cui si possono ammirare i calanchi.


Il percorso è quindi giunto al suo termine, visto che si cammina a fianco dei calanchi, e si ritorna verso l'Abbazia. Percorso emozionante davvero.




Il rientro - come nostro solito - l'abbiamo fatto attraverso i Prati di San Teodoro, e da lì, seguendo un breve tratto della Piccola Cassia, al parcheggio.


Qui di seguito trovate il video girato durante l'escursione.


Le immagini sono state catturate dalla piccola TZ90, il video è stato girato dal Fimi Palm.





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giovedì 22 ottobre 2020

Punta Marina

Glauco Silvestri
Domenica. Sole. Voglia di evasione. Perché non tornare al mare finché il tempo regge? E in questa occasione abbiamo deciso di cambiare destinazione, anche se di pochi chilometri, ovvero Punta Marina.












Mare. Sole. Fotografie. Come dimenticare la mia passione per la fotografia? E così la TZ90 diventa protagonista. Le foto qui sopra sono solo alcuni scatti della splendida giornata trascorsa lo scorso weekend.



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martedì 20 ottobre 2020

Ciò che dissi era in parte vero...

Glauco Silvestri
Ciò che dissi era in parte vero; perduto nel limbo tra la felicità e la disperazione, incapace sia di vivere che di morire, una parte di me sperava realmente che in guerra avrei potuto affidarmi a un assassino pietoso tra le schiere del nemico, in grado di liberarmi dalla pena del mio vivere inquieto.



Arma Infero II (Fabio Carta)



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lunedì 19 ottobre 2020

La Guerra di Linda (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«Abitavo in quella casa». Simone aveva messo il fucile a tracolla e osservava un rudere di mattoni che si ergeva ancora faticosamente sul terreno coperto di macerie «Proprio lì c'era un pino. Era alto almeno dieci metri. Ricordo che arrivava fino alla finestra della mia camera. Non era la mia camera. Ci dormivo con tutti i miei fratelli, chissà dove sono ora...». 
John osservava il suo compagno mentre riviveva piccoli frammenti di un passato ormai lontano. La guerra imperversava da dieci anni. Gli americani la chiamavano Terza Guerra Mondiale, World War III, WW3. In Europa invece, veniva chiamata Guerra Intercontinentale. Entrambi i termini erano corretti, il conflitto coinvolgeva tutte le nazioni del mondo e allo stesso tempo vedeva i due continenti l'uno contro l'altro. America contro Eurasia. 
«Lì tenevamo gli attrezzi per il campo. Mio padre era un contadino, sai?».
Simone aveva poco più di trent'anni. Due anni in meno di John. Si erano conosciuti al centro addestramento reclute di Oxford. Erano stati assegnati alla stessa camerata e avevano fatto parte della stessa squadra per tutti i quindici mesi di preparazione al conflitto. Poi erano stati separati. John era stato assegnato alle truppe scelte della Brigata Meccanizzata Fox-trot. Simone era tornato in patria ed era stato assegnato al Quinto Battaglione Alpini Corazzati. Nomi importanti, all'epoca, quando ancora erano ventenni. Ora erano privi di significato. Non esistevano più brigate e battaglioni. Non esisteva più un esercito Eurasiatico. Non esisteva più nulla, se non la vita di ogni singolo uomo, la propria terra, e un odio estremo per gli invasori americani. 
«Mio padre deve essere morto da almeno sei mesi. Il settore dove combatteva è stato bombardato da quei bastardi. Hanno usato armi genetiche. Ormai le sue molecole saranno diventate parte di qualche pianta o... chissà cos’altro». 
La voce di Simone era fredda e distaccata. Si era seduto su una roccia che poggiava proprio dove un tempo sorgeva il pino, quello dove lui si arrampicava ogni pomeriggio, quando tornava da scuola, per non farsi vedere da suo padre che lo chiamava a lavorare nei campi. 
«Simone, non possiamo rimanere fermi a lungo. I Traccianti ci troveranno se non riprendiamo a muoverci». John si guardava attorno con circospezione. Qualcosa non andava. Il vento non soffiava più, l'aria era più pesante. Nessun rumore. Guardò il cielo color grigio topo « Simone, dobbiamo andare», chiamò nuovamente. 
«Sì, arrivo». Simone si sollevò lentamente e imbracciò il fucile. Anche lui si accorse delle piccole differenze nell'aria. «John?». 
«Lo so. Non dovevamo abbandonare i Cybs. Qui siamo allo scoperto». 
«Corri». 
Non ci fu abbastanza tempo. Un'ombra metallica piombò dal cielo proprio sopra il corpo di John, schiacciandolo col suo peso. Simone fece fuoco. I piccoli proiettili rimbalzarono sulla corazza di energia del Cyb americano senza fare danno. Poteva vedere lo yankee ai comandi, mentre faceva sollevare i piedi dell'esoscheletro in un passo di almeno cinque metri. Fece fuoco nuovamente. 
L'americano sorrise. 
Il braccio destro del Cyb puntò il proprio Vulcan sul soldato inerme. Una pioggia di proiettili esplose all'unisono. Simone smise di esistere una frazione di secondo più tardi. 

*

Caro Papà, cara Mamma,

Mi sono appena imbarcato sulla Alessandro Volta per raggiungere l'Inghilterra. È il mio primo viaggio in nave, lo sapete, e sono molto emozionato. A bordo ci sono molti ragazzi come me. Non sono tutti italiani. Alcuni vengono dall'Africa, altri dalla Slovenia. Ci sono anche due Albanesi, ma nessuno li avvicina. Hanno una brutta faccia, quelli. 
Quando sono salito a bordo mi hanno subito registrato all'ufficio reclute. Mi hanno assegnato un numero di matricola, il numero della mia branda e un badge con cui poter ritirare l'attrezzatura che mi spetta. Si sono presi lo zaino. 





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venerdì 16 ottobre 2020

OUTDOOR EXPERIENCE: La Passeggiata dei Bassotti (Bologna - 11/10/2020)

Glauco Silvestri
L'11 Ottobre ha avuto luogo, in Piazza Maggiore, a Bologna, il primo raduno dei bassotti bolognesi. Ovviamente non potevamo mancare, anche se temevamo l'assembramento e, soprattutto, nonostante il tempo inclemente.

L'incontro ha avuto successo, eravamo una trentina di bassotti, e qualche altro cane che fungeva da accompagnatore. E' stata l'occasione per vedere bassotti a pelo lungo e bassotti arlecchino, nonché i chocolate, che non si vedono tanto spesso. E' stata fatta una bella sfilata, partendo dalla piazza, percorrendo Via Farini fino alle Due Torri, risalendo per Santo Stefano, per poi virare in Via Farini, in Via d'Azeglio, e infine ritornare in Piazza Maggiore.

La nostra esperienza è condensata nel video sottostante, girato, come sempre, col piccolo Fimi Palm.









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mercoledì 14 ottobre 2020

MAVIC MINI FLIGHT: The River

Glauco Silvestri
Un nuovo volo in pausa pranzo, ancora una volta con il piccolo Mavic Mini, un po' per rilassarmi, un po' per divertirmi, un po' per sperimentare. Difatti, questo volo è stato realizzato a 30fps, e poi ridotto in post a 24fps, il tutto per rendere ancora più morbide le riprese del piccolo drone.

Il risultato dovete valutarlo voi... Buona Visione!














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martedì 13 ottobre 2020

Sono i sogni, il coraggio e la volontà...

Glauco Silvestri
«Sono i sogni, il coraggio e la volontà – quanto di meno esista nell’agire umano che sia obiettivamente ponderabile – ad aver sempre spinto l’uomo a sfidare l’ignoto della scienza. Mai si è andati avanti solo per deduzione, lasciando che dall’esperienza cadesse su di noi quello che solo era oggettivamente dimostrabile, ché invece v’è sempre stata l’impulso di una mente sognante dietro a colui che ha osato il primo esperimento, uno spirito che sulla base di niente di obiettivo se non un sogno, fu così coraggioso da voler con tutte le sue forze estrarre dall’esperienza materiale il primo concetto astratto. Senza il cuore di coloro che osano, nessuna misurazione oggettiva ha valore. È solo un’approssimazione, come tante altre.»



Arma Infero II (Fabio Carta)



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lunedì 12 ottobre 2020

Justice (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Lo schiaffo scagliò Patrizia contro lo specchio a figura intera appeso alla parete. L’immagine riflessa della ragazza si chiazzò di rosso sangue, poi scivolò lentamente fino a terra, dove i primi singhiozzi cominciarono a rivelare lacrime trattenute troppo a lungo.
L’uomo non le diede tregua. Aggirò una pianta ornamentale e raggiunse Patrizia, ancora rannicchiata al suolo, tremante, e incapace di guardare in faccia il suo persecutore. 
Il calcio arrivò all’improvviso. Patrizia non percepì dolore, sentì il corpo sussultare per la violenza, poi un calore insopportabile prese a divampare dalle reni, a espandersi all’addome, e lungo la schiena, fino ai glutei. Il secondo calcio fu molto più doloroso. Il male nacque all’interno, dai suoi organi martoriati. Patrizia lasciò scivolare dalle labbra tumefatte un fiotto di sangue misto a bile.
Tentò di sollevarsi, puntellò la mano destra sul pavimento scivoloso. Spinse con tutte le sue forze. Una fitta la piegò in due quando il terzo calcio la colpì proprio sotto il costato. Crollò nuovamente al suolo.
Patrizia rimase distesa, esanime. L’uomo la guardò con freddezza. Il petto nudo della ragazza si muoveva lentamente a ogni respiro gorgogliato. I segni del lungo pestaggio cominciavano a evidenziarsi sulla pelle chiarissima. L'aggressore decise che quanto aveva fatto poteva bastare. Andò alla sedia dove ancora giaceva la borsa di Prada e cominciò a rovistare al suo interno.
Prese il portafogli.
Sfilò le banconote, quattrocentocinquanta euro, e le infilò nel taschino interno della giacca. Prese la carta d’identità e la patente, quindi gettò a terra il resto. Controllò i documenti. Nome, cognome, origine, professione. Annuì soddisfatto. Mise tutto nella taschino della giacca e tornò a rivolgere le proprie attenzioni alla ragazza.
Era sveglia, fingeva di aver perso conoscenza, ma non tanto bene da ingannare quell'uomo.
Lui la sollevò da terra tirandola per i capelli corvini. Lei strillò e si dibatté per quanto le forze ancora le permettevano.
«Guardami! - la voce roca dell’aggressore costrinse Patrizia a serrare le labbra e prestare attenzione - Tu sei Patrizia Gelosi, vivi a Modena in Via Sant’Agostino 14/b. Vivi ancora con i tuoi genitori. Hai 19 anni. Loro credono che sei iscritta a Medicina, qui a Bologna, e invece passi le giornate prostituendoti in questo... - l’uomo osservò rapidamente il piccolo appartamento - buco!».
Lei deglutì.
«So tutto di te, tutto quello che c’è da sapere - disse con calma - Se vuoi che non accada nulla di... male a nessuno... da questo momento mi darai la metà dei tuoi incassi, hai capito?».
Patrizia batté velocemente le palpebre. Avrebbe voluto ribellarsi ma il dolore cominciava a spandersi in ogni angolo del suo corpo, si sentiva fiacca, incapace anche del più semplice movimento. Rimase zitta. 
«Hai capito?», l’uomo la strattonò violentemente. A Patrizia parve che i capelli volessero staccarsi tutti in una volta dal cuoio capelluto.
«Sì», sussurrò.
«Bene - l’uomo annuì soddisfatto - Io passerò tutte le sere a prendere quanto mi spetta. Se tu non dovessi esserci, se tu non avessi denaro da darmi, se tu mi pianti dei casini, io... farò qualcosa di molto brutto. Ti tengo d’occhio, hai capito?».
«Sì», la voce rotta dal pianto di Patrizia era a malapena udibile.
L’uomo la lasciò cadere a terra «Nel caso pensassi di chiedere aiuto alle forze dell’ordine - aggiunse - Sappi che non andresti lontana», si chinò e piazzò davanti allo sguardo della ragazza il proprio distintivo.
Lei si sentì cadere il mondo addosso. Chiuse gli occhi e si rannicchiò in posizione fetale sperando che quello fosse solo un brutto sogno. Pregò che lo fosse. Promise di non praticare mai più quel lavoro schifoso, se fosse stato solo un brutto sogno. Aveva sempre creduto di essere furba, di fare soldi facili, e di diventare ricca al punto da potersi mantenere senza lavorare quando sarebbe giunto il giorno in cui nessuno avrebbe più voluto scopare con lei. 





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venerdì 9 ottobre 2020

La prima volta di Sansone a Marina di Ravenna...

Glauco Silvestri
Cogliamo l'occasione di una bella giornata per andare al mare prima che arrivi l'inverno (n.d.r. Per la cronaca siamo a fine settembre, nonostante questo post esca parecchio più tardi a causa del tempo che ho impiegato a montare il video). E' la prima volta di Sansone, è la prima volta della TZ90 come fotocamera da viaggio. E' anche la nostra prima volta al mare, quest'anno, perché il 2020 è stato un anno molto strano.




Tante prime volte e tante fotografie; anche se in lontananza si vedeva arrivare l'ennesimo temporale; anche se Marina di Ravenna era già stata colpita da un altro temporale; il mare era mosso e agitato, la spiaggia era ricca di conchiglie e detriti, i gabbiani erano nervosi...






Noi abbiamo camminato, camminato tanto, Da Marina di Ravenna a Punta Marina. Abbiamo fatto giocare Sansone. Abbiamo assaporato l'aria di mare. Ci siamo rilassati... Che questo non è un periodo facile per nessuno, ma è normale che ognuno guardi sé stesso e i propri problemi prima di quelli di tutta l'umanità che lo circonda.






Camminato e fatto chiacchiere. Sansone sa sempre attirare l'attenzione. E' un giocherellone, e noi lo lasciamo sempre libero, se possibile, perché lui è più contento, più ubbidiente, e più felice di godere della bella giornata.




Tanti soggetti interessanti, come sempre la spiaggia offre. Dagli ultimi turisti che si godono il sole, la sabbia, e l'acqua; passando per chi ci abita, al mare, e coglie ogni momento per una passeggiata, foss'anche per spostarsi da un lato all'altro della città, perché non farlo camminando sulla sabbia, piuttosto che sul marciapiede? E persino altre persone che, come noi, hanno colto l'attimo per andare a vedere il mare.


E Sansone? Lui si è divertito tantissimo. Ha corso, sgranocchiato conchiglie, giocato con i bambini, è scappato via dalle onde, ha conosciuto tanti altri cani...


E' stata una bella giornata, sì, per tutti. Ma che sfacchinata fare avanti e indietro in giornata... Forse forse sto invecchiando.

Qui sotto trovate il video della bella giornata, ovviamente realizzato con il piccolo e insostituibile Fimi Palm.





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mercoledì 7 ottobre 2020

Colle Cucherla

Glauco Silvestri
A Monteveglio ci lavoro da quasi trent'anni. Ci sono venuto spesso per la tradizionale festa medievale. Ci ho fatto qualche escursione. Ci ho volato col drone... E ancora ci sono luoghi da scoprire, e percorsi da esplorare.





Oggi vi propongo una escursione breve, svolta in uno stanco pomeriggio di qualche weekend fa, sempre a Monteveglio.





Percorso che ci ha condotti, partendo dal parcheggio Ca' Vecchia, prima a Monteveglio Alta, all'Abbazia, alla Rocca, e di seguito in cima a Colle Cucherla, per poi ridiscendere tra i calanchi, girare attorno al colle e risalire al fianco del borgo medievale.





Occasione, la nostra, anche per visitare nuovamente il Borgo, sempre affascinante e meritevole di essere visitato.




Il ritorno è stato altrettanto interessante, cambiando direttrice, per attraversare i Prati di San Teodoro, e poi richiudere l'anello lungo il sentiero, parte della Piccola Cassia, che conduce nuovamente al parcheggio.





Questa occasione è stata utile anche per collaudare la mia nuova fotocamera, la Panasonic TZ-90, di cui parlerò più ampiamente nei prossimi giorni, e il fidato Fimi Palm, da cui ho tratto il video che segue.







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