giovedì 30 novembre 2017

Il Pianeta delle Scimmie, the War - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The War è un film che mi ha messo un po' di difficoltà, specie nella recensione che sto per fare... E forse è per questo che ho atteso così tanto per parlarne, per riguardarlo, per pensarci un po' su... Insomma, eccomi qui con più dubbi che certezze, perché se da un lato è un prodotto magistrale, dall'altro è davvero deludente.

Il film è ambientato qualche anno più tardi rispetto al secondo capitolo della saga. Gli uomini stanno cadendo come foglie a causa del virus che li rende 'stupidi'. Le scimmie non se la cavano tanto meglio, perché dopo la guerra scatenata da Kobe, son costrette a una fuga continua e a essere braccate da una forza militare a cui possono giusto opporre resistenza, ma che certo non possono sopraffare. 
Cesare è ancora al comando delle scimmie, e sta facendo di tutto per calmare gli animi e trovare un luogo dove poter vivere in pace. Sul fronte umano c'è però il 'Colonnello', ormai accecato da una furia assassina implacabile, e che vuole vedere morto Cesare a tutti i costi.
Terzo incomodo è ovviamente quel che rimane dell'umanità, che 'forse' ha trovato una cura per il virus, ma che non può permettere al 'Colonnello' di fare ciò che gli pare con le forze militari a sua disposizione.
In pratica ci si sta giocando la sopravvivenza delle relative specie, e lo si fa come si può, giocando d'astuzia, seguendo l'istinto, e spinti dai propri sentimenti e dalle emozioni. E se Cesare è ben disposto a deporre le armi, il Colonnello invece no. E così arriva fin nel suo nascondiglio, gli uccide la moglie e il figlio maggiore... E Cesare non riesce più a essere diplomatico. Manda il suo popolo lontano dalla foresta, e poi si avvia, da solo, a caccia del Colonnello. Forse è una missione senza ritorno, ma 'va fatta'.
[Spoiler]Tutto si complica quando Cesare trova veramente il Colonnello... E scopre che l'intero suo popolo è stato catturato, e costretto a lavorare per costruire una sorta di fortezza inespugnabile.
A questo punto, per farla breve, mentre le scimmie cercano di fuggire dal giogo del Colonnello, arriva la cavalleria e mettere a ferro e fuoco la fortezza del Colonnello, e infine una bella valanga fa piazza pulita di tutti. E vissero felici e contenti[Spoiler].

Diciamocelo, se le scimmie son ben realizzate, sia in CGI, sia come personaggi, gli uomini sono dei manichini mossi ad hoc per gli scopi della trama. Tutti bidimensionali, senza spessore, soldatini di plastica da disporre sul set e ammazzare nei modi più scenografici. E così, come Lemmings, marciano tutti uniti e muoiono tutti assieme senza mai mostrare una propria personalità. Anche il Colonnello, forse l'uomo meglio rappresentato nella pellicola, non va oltre a certi stereotipi che... Lasciamo perdere, va! E infine, mentre le scimmie sono una comunità vera, con maschi, femmine, e cuccioli, nel mondo 'umano' ci sono solo maschi e una bambina, nata da un soldato e... Boh, non si vedono donne da nessuna parte! Ok, il virus miete parecchie vittime, ma senza donne la specie è bella che estinta a priori. La valanga è poi la 

Superficiale da molti punti di vista, il film intrattiene comunque bene, visto poi che è pressoché tutto incentrato su Cesare, ma non si può certo gridare al capolavoro, o all'epilogo perfetto.



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mercoledì 29 novembre 2017

Macerie Prime - #Recensione #Fumetti

Glauco Silvestri
Attendevo da parecchio tempo l'uscita di Macerie Prime. Ormai sono un affezionato lettore di Zerocalcare e non potevo evitare di avere 'subito' una copia del suo nuovo lavoro. Lavoro che - sappiatelo - è diviso in due volumi e... Be', oggi parliamo della prima parte, che la seconda parte uscirà nella primavera dell'anno prossimo, e... Ci toccherà attendere pazientemente.

Con Macerie Prime l'autore torna a parlare di sé stesso e della sua quotidianità. E' una sorta di esame di coscienza, un valico che tutti prima o poi devono oltrepassare, quello che porta una persona a diventare adulta, e a lasciarsi alle spalle l'innocenza della propria adolescenza. E così, Zerocalcare si scopre un fumettista di successo, con impegni lavorativi - accolli, come direbbe lui - di ogni tipo che lo costringono lontano dalle sue vecchie amicizie, e soprattutto dalla sua vecchia vita.
Si rende conto di tutto ciò quando 'cinghiale' si sposa, e a malapena riesce ad andare al matrimonio senza mai aver conosciuto la donna che diventerà la sua compagna di vita. Il matrimonio è l'occasione per rivedere tutti quanti, e per scoprire che tutti hanno un po' preso le distanze da lui perché - ovviamente - lui è sempre irreperibile, o mai disponibile alle loro proposte.
Nel tentativo di sistemare le cose Zerocalcare decide di aiutare gli amici per un bando a cui vogliono partecipare, e a cui la sua presenza potrebbe rappresentare un jolly per far sì che possano vincere il concorso... Le varie riunioni diventano però una sorta di rodeo e... Ma vi devo proprio svelare tutto?

E' evidente che per dare un giudizio complessivo dell'opera bisogna attendere il suo secondo atto... Ma è evidente che ci sia una nota di malinconia in questa pubblicazione. La brillantezza di Zerocalcare è sempre presente, ma non si riesce a ridere con la solita spensieratezza. No, non è una storia triste, ma è evidente che le vicende che racconta, oltre al sorriso, portano alla riflessione. Una storia matura che apre le porte a un nuovo personaggio, e alla improvvisa scomparsa di un personaggio storico.

Ora ci tocca attendere solo l'uscita del secondo volume per comprendere meglio dove ci voglia portare Zerocalcare con questa storia...




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martedì 28 novembre 2017

Sul Pericolo...

Glauco Silvestri
È risaputo che la paura del pericolo è più snervante del pericolo stesso, proprio come il desiderio è più eccitante della sua realizzazione.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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domenica 26 novembre 2017

Caliban - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Garth Ennis è uno degli autori di fumetti che più apprezzo. Immagino che molti di voi lo conoscano per ciò che ha realizzato per i fumetti americani, per Hellblazer, per il suo Punisher; immagino che altri lo conoscano per i suoi lavori più importanti, tra cui Preacher, Crossed e Boys; ovviamente non starò a citare tutta la sua produzione ma... Quanti di voi sanno che Ennis ha scritto anche storie di fantascienza?

Caliban è apparso davanti ai miei occhi come un fulmine a ciel sereno, mentre visitavo una fiera del fumetto piuttosto annoiata e davvero poco promettente. Un racconto di fantascienza scritto da Garth Ennis e illustrato da Facundo Percio... Ammetto che la scoperta mi ha sorpreso parecchio.

Sorpreso parecchio alla sua scoperta, e deluso un pochetto alla sua lettura. Già! Perché la storia narrata non brilla certo di freschezza e originalità come accaduto in molte altre sue produzioni, e probabilmente questo mi ha messo un po' di traverso nei confronti di Caliban. Posso dirlo? Forse è uno dei peggiori lavori che abbia mai letto di Ennis! 
Ecco, l'ho detto.
Ma ciò non prescinde dal fatto che si tratti comunque di una storia che si legge bene, che intrattenga, che diverta. Semplicemente manca quel quid a cui Ennis mi aveva abituato. Tutto qui. Per ciò mi son sentito deluso nella sua lettura. I disegni di Percio sono notevoli, in computer grafica, con una tridimensionalità notevole. Forse i volti dei personaggi risultano poco espressivi, quasi dei manichini, e devo dire che alcuni personaggi maschili si confondono facilmente. [Spoiler]Fortunatamente muoiono tutti abbastanza in fretta...[Spoiler] Va molto meglio con la costruzione dei personaggi femminili, il cui spessore è meglio delineato, anche se c'è quel briciolo di artificialità che ancora la computer grafica non è riuscita a far sparire.

Detto ciò, immagino si debba raccontare un pochino anche la trama di questo fumetto, non credete pure voi? La Caliban è una nave mineraria. Il suo compito è quello di setacciare la galassia in cerca di materiali preziosi per la Terra, la quale non è mai riuscita a sfuggire al consumismo sfrenato e ha visto vaporizzare completamente tutte le sue risorse minerarie. Durante la navigazione warp accade un bizzarro incidente. In pratica la nave finisce per scontrarsi con un mezzo alieno anch'esso impegnato in una navigazione warp. Tornati nello spazio reale la Caliban e la nave aliena sono pressoché fuse in un unico oggetto. L'equipaggio è ovviamente nel panico. Da un lato l'incidente è il primo incontro che la razza umana ha con una specie aliena. Da un altro lato la Caliban è praticamente incapace di muoversi perché i suoi motori sono scomparsi, e al loro posto che la poppa della nave aliena. Da un altro lato ancora... La gente comincia a morire, e non solo a causa di evidenti perdite d'aria dallo scafo, c'è qualcosa di violento che si aggira per i ponti delle due navi... Qualcosa di molto violento!

La lettura di questo fumetto ricorda vagamente La Cosa e Alien. Ci sono poche sorprese, ma la narrazione è ben costruita e i personaggi reggono bene. Come avevo anticipato, niente di speciale, ma una Caliban è un fumetto che non annoia.



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sabato 25 novembre 2017

Nerve - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto da questo romanzo, Nerve è un film interessante se preso da un certo punto di vista. Certo, lo ammetto, si tratta di una pellicola Young Adult, e probabilmente semplifica estremamente i temi trattati per focalizzarsi principalmente sulla storia affettiva tra Ian e Vee, ma...

Nerve è un gioco online che spopola tra i giovani. Si può partecipare in due modi: da giocatore, cercando di raggiungere un obiettivo - che viene suggerito dagli spettatori - e vincere un premio in denaro; da spettatore (pagante), per poter assistere alle imprese dei giocatori, scegliere le sfide, e ovviamente contribuire al montepremi.  Vee e Sydney sono amiche da una vita. La prima è timida, intelligente, amante della fotografia. La seconda è esuberante, cheerleader, nonché più bella della scuola. Sydney è iscritta come giocatrice a Nerve, e durante una chiacchierata tra amici in un fast food, le due amiche cominciano a punzecchiarsi, al punto che Vee si sente punta nel vivo, e decide a sua volta di iscriversi. La prima sfida di Vee è una sorta di 'rompi taboo', e la ragazza è costretta a baciare per 5 secondi uno sconosciuto. Lei accetta la sfida, e il bacio la porta a fare conoscenza di un altro ragazzo, Ian, che scoprirà essere un altro partecipante di Nerve. Da quel momento i due ragazzi diventano inseparabili, e sfida dopo sfida, arrivano in vetta alle classifiche, creando una gelosia cieca in Sydney e alla rottura della loro storica amicizia.
Ma non solo... Le sfide diventano sempre più pericolose... E tutto comincia a degenerare verso un qualcosa fuori dal controllo degli stessi partecipanti, che rimangono imbrigliati in una maglia da cui difficilmente possono uscire.

L'idea del gioco è interessante e probabilmente molto efficace per raccontare la dipendenza dei giovani da internet e dai suoi contenuti. Basta guardarsi in giro per capire che i ragazzi di oggi hanno sempre gli occhi puntati sullo schermo del loro smartphone e... E' un bene? Non sono certo qui per parlare male della rete, o per criticare quanto oggi si sia dipendenti da essa, bensì sul fatto che - per quanto internet sia un mezzo - è evidente che da internet si possano ottenere tanti vantaggi, ma anche tanti svantaggi, a seconda dell'uso che se ne fa. E non è un caso che sui giornali ci siano 'storie' di giochi online finiti male, a partire dal Cyberbullismo, dalla diffusione involontaria di materiale osé, dal furto di identità, eccetera eccetera.
Nerve vuole toccare questo tasto, e lo fa con un linguaggio che di sicuro è capace di raggiungere i giovani. Si tratta però di un film efficace a metà perché il lieto fine è forzato, è fuori luogo, e rischia persino di cancellare tutto il lavoro costruito durante la narrazione.

Preso così com'è, il film ha pregi e difetti. La favola di Ian e Vee è convincente. L'idea del gioco è intrigante. Gli attriti tra Sydney e Vee funzionano egregiamente. La componente hacker è invece una roba inguardabile, finta, per certi versi fuori luogo (n.d.r. Guardatevi Mr. Robot se volete sapere come lavorano gli hacker), e come ho detto, finisce per rovinare tutto ciò che si era costruito nella narrazione. 
Alla fine la pellicola diventa una sorta di commedia romantica su sfondo moderno, ed è un peccato perché, senza perdere nulla, avrebbe potuto essere un film di maggior spessore.

A ogni modo si guarda volentieri, per cui ve lo consiglio.




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venerdì 24 novembre 2017

Mr. Robot - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Finalmente sono riuscito a dedicare parte del mio tempo a una serie televisiva che ha preso ben due Golden Globe. Parlo di Mr. Robot, una vicenda dedicata agli Hackers, alle multinazionali, ma soprattutto alle psicosi di un ragazzo, Elliot Alderson, che un vero e proprio genio dei computer.

Elliot lavora di giorno alla AllSafe, una azienda che si occupa di sicurezza informatica, mentre di notte vigila la rete come hacker. E' un antisociale, ha un passato tremendo, con il padre morto a causa di scelte sconsiderate di una multinazionale (n.d.r. La E-Corp, che lui chiamerà costantemente Evil-Corp), una sorella persa chissà dove, una psicologa che non ascolta, delle medicine che non prende, la droga, e un'unica amica con cui ancora riesce a parlare... Più o meno.
Elliot va a caccia di piccoli criminali, li studia in rete, raccoglie informazioni, e poi passa tutto in forma anonima alle autorità. Un bel giorno, però, ecco che gli capita l'occasione della vita. Viene contattato da un gruppo di altri hacker che hanno fondato la f-society (n.d.r. La 'F' sta per freedom), e hanno in programma di colpire e affondare la E-Corp, e il mondo bancario, annullando tutti i debiti esistenti al mondo, e azzerando quindi l'intera economia globale. Galvanizzato dall'idea, Elliot entra nel gruppo e... La sua vita cambia per sempre.

Questa serie TV è davvero precisa. Il mondo informatico viene rappresentato per ciò che è, e di conseguenza non vedrete gente che batte a caso dei tasti ed entra in tempo reale in sistemi inviolabili, e neppure vedrete il cyberspazio 'alla Tron'. Qui ci vogliono ore, giorni, mesi, per violare un sistema. Si deve interagire nel mondo reale, si usano strumenti che esistono davvero, e... Insomma, il realismo è l'elemento chiave dell'intera serie.
Realismo da un certo punto di vista, e surrealismo per tutto il resto, perché - ragazzi - sin dalla prima puntata capirete che vi state immergendo nel mondo di uno schizofrenico, e non potrete più avere certezze su nulla. 

In pratica: Dovete guardare questa serie!



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giovedì 23 novembre 2017

Insospettabili Sospetti - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi voglio parlare di una commedia agrodolce che può essere un bel film per tutta la famiglia. Insospettabili sospetti è costruito su una trama semplice, e poi gioca su sentimenti come l'amicizia, la famiglia, e tutti i valori che la società di oggi calpesta senza troppi problemi.

Will, Joe a Al sono tre amici di vecchia data. Sono anziani, vessati dalla società, e annoiati. Quando la società per cui hanno lavorato tutta la vita decide di spostare il lavoro all'estero, e di chiudere tutti i fondi pensionistici, i tre si trovano in una inaspettata bancarotta. I debiti si affacciano immediatamente, il conto corrente va in rosso, le bollette non vengono pagate, e persino mangiare diventa difficile... Tutto ciò scatena loro una voglia incredibile di rivalsa nei confronti di chi li sta mettendo al tappeto, e così decidono di rapinare una banca... Be', non una qualsiasi... Decidono di rapinare la banca che li ha defraudati dei loro stessi soldi.

Film delicato, divertente, mai sguaiato. Bravissimi Morgan Freeman, Michael Caine e Ala Arkin nei ruoli di Will, Joe e Al. Bravissimo il regista, Zach Braff, nel raccontare una storia di questo tipo mantenendo sempre il giusto equilibrio tra commedia, dramma, e sentimento. Ottimo il ritmo del film che nasconde persino qualche colpo di scena curioso. 

E' un film che vale la pena di vedere... Che magari vi farà anche riflettere sul nostro sistema pensionistico, che non sarà perfetto, ma che di sicuro non ha nulla da invidiare a quello americano.






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mercoledì 22 novembre 2017

USS Indianapolis - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che in giro ho letto molte recensioni poco lusinghiere in relazione a USS Indianapolis. All'epoca in cui uscì al cinema non riuscii ad andare a vederlo, e solo di recente ho avuto occasione di poterlo vedere con calma.

Il film è tratto da una storia vera. La USS Indianapolis,era un incrociatore statunitense della classe Portland a cui - nel 1945 - fu dato incarico di trasportare le componenti della prima bomba atomica da Pearl Harbor a Tinian. Essendo una missione segreta, l'incrociatore fu costretto ad attraversare l'Oceano Pacifico senza scorta, sia durante l'andata - durante la quale non accadde nulla - sia al ritorno, ove invece incrociò un sottomarino nipponico, che la attaccò e la affondò senza che questa potesse difendersi. L'affondamento provocò 880 vittime. I superstiti rimasero in mare per ben quattro giorni, sotto gli attacchi degli squali, senza che nessuno mandasse soccorsi. Quelli che sopravvissero furono avvistati da un bombardiere in volo nella zona, e in seguito soccorsi prima da un idrovolante di sorveglianza, poi da navi americane.
La vicenda, coperta da segreto per ovvi motivi, vide il comandante sotto indagine come capro espiatorio, il quale nonostante si fosse comportato con coraggio e senza commettere errori, fu comunque tenuto responsabile dell'affondamento per non aver seguito delle manovre a zig-zag tali da confondere eventuali sommergibili. Solo negli anni 90 fu rivelata la verità. Il comandante dell'u-boat giapponese dichiarò che anche la manovra a zig-zag non sarebbe servita, visto che erano molto vicini alla corazzata. La marina rivelò di aver ricevuto e ignorato tre richieste di soccorso dalla Indianapolis, e di non aver avvisato il comandante dell'incrociatore, al momento di salpare l'ancora da Tinian, che in quei mari era stato notato un sottomarino giapponese proprio in quei giorni, sottomarino che aveva già attaccato altri vascelli senza successo prima dell'arrivo della Indianapolis. Ma il dado era ormai tratto. Non potendo più sopportare il peso della responsabilità, abbandonato da tutti, il comandante della USS Indianapolis si tolse la vita. Nell'ottobre 2000 il Congresso degli Stati Uniti pose fine alla questione approvando una risoluzione secondo la quale sullo stato di servizio del capitano McVay dovesse essere riportato che "egli era prosciolto dalle accuse per la perdita dell'Indianapolis". Il presidente Bill Clinton stesso firmò la risoluzione.

Un film onesto, di quelli che raccontano la guerra senza troppi eccessi, senza effetti spettacolari, ma che si concentrano sulla storia da raccontare, dipingendo gli uomini coinvolti, costruendo una forte empatia tra chi guarda la pellicola e i personaggi. E' evidente che coloro che cercano forti emozioni rimangano delusi, visto che nonostante la tragicità della vicenda, i momenti peggiori sono comunque raccontati con tatto, senza squartamenti, senza roboante tragedia. Eppure la pellicola riesce a mostrare la tragicità degli eventi... E Nicolas Cage indossa bene i panni del capitano risoluto che però rispetta il proprio equipaggio. Forse non c'è un leader nel cast. I tempi sono ben divisi tra tutti i membri dell'equipaggio. La storia ci racconta le vicende dei due marinai amici per la pelle e innamorati della stessa persona; quella dei due galletti - uno bianco e uno nero - che colgono ogni occasione per incrociare i pugni; del primo ufficiale che crede di dover governare la nave con il pugno di ferro; del capellano, che morirà in mare pur di dare l'estrema unzione a tutte le vittime dell'affondamento; e del capo-macchina della Indianapolis, un uomo tutto d'un pezzo ma dal cuore generoso. 
Sì, è vero, chi pagò per tutti fu il capitano McVay, e il film forse non è troppo generoso con questa figura eroica, ma credo che giustamente il regista e lo sceneggiatore abbiano voluto raccontare una storia di uomini, e non la tragica vicenda di un eroe.

A me il film è piaciuto molto.  




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martedì 21 novembre 2017

La malattia Inglese

Glauco Silvestri
Non per nulla la superbia è considerata una “malattia inglese”.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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domenica 19 novembre 2017

The Interview - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The Interview è un film che mi ha incuriosito sin dai primi rumor che ne annunciavano l'uscita nelle sale. L'idea è geniale, e le potenzialità per una commedia di successo c'erano tutte, peccato che da quella idea si è creato un film demenziale... E voi lo sapete cosa penso di questo tipo di pellicole, vero?

A ogni modo la trama incuriosisce, per cui eccomi qui a parlarne, sia per far piacere a chi ama questo genere di pellicole, sia per mettere in guardia chi, come me, non le apprezza. Siamo ai giorni nostri. Skylark Tonight è un talk show di successo. Si tratta di una trasmissione trash che affronta tematiche superficialissime e che è sempre in caccia di scoop nel mondo dello spettacolo. La star dello show è ovviamente Dave Skylark, e il suo producer Aaron è la mente che rende la trasmissione uno dei programmi televisivi più guardati in America... Ovviamente nel mondo del giornalismo Dave e Aaron sono derisi e considerati meno di zero, ma i due hanno una persona che li apprezza tantissimo: Kim Jong-un, il leader supremo della Corea del Nord.
I due, per dimostrare di non essere dei gossippari di bassa lega, ottengono una intervista esclusiva con il dittatore e... Per cogliere la palla al balzo, la CIA li ingaggia per farlo fuori una volta per tutte.

Letta sulla carta non è così male, vero? Però il film si dimostra eccessivo in tutte le sue parti, al punto che la surrealità batte il divertimento, e alla fine viene a noia. Le citazioni fuori luogo de Il Signore degli Anelli sono un semplice assaggio di quanto accade nel film, dove il sessismo viene sconfitto da ridicole azzuffate in cui si fa a gara per strappare a morsi più dita dalle mani dell'avversario. E c'è pure il cucciolo da salvare, mi capite? 

No, non posso proprio consigliarvelo.


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sabato 18 novembre 2017

Una Spia e Mezzo - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dai trailer sembrava divertente, lo ammetto, e qualcuno me l'aveva pure consigliato. Peccato che poi le cose si siano rivelate proprio opposte a quanto mi aspettavo. Una Spia e Mezzo è uno di quei film demenziali che dopo un po' ti stancano, che offrono scene sempre più surreali, e se anche all'inizio ridi, e dopo un po' sorridi, alla fine ti annoi e - almeno nel mio caso - neppure arrivi fino in fondo.

La storia parte con una premessa indietro nel tempo, quando i due personaggi principali andavano ancora al college. Un ragazzo piuttosto grasso che fa cose strane - tipo fare la doccia usualmente negli spogliatoi scolastici invece che a casa - è preda di bullismo dalla mattina alla sera. L'unico che lo aiuta è la stella dell'intero college, che sembra proprio il ragazzo prodigio, alto, bello, atletico, fidanzato con la più bella della scuola, e davvero bravo in tutte le materie. Un flashback veloce che poi ci riporta ai nostri giorni, dove il ragazzo prodigio è diventato un contabile fiacco e annoiato, e il matrimonio con la più bella della scuola è in crisi perché lei è una donna di successo, mentre lui viene prevaricato in continuazione dai colleghi di lavoro perché è troppo buono. In occasione del raduno scolastico dopo 20 anni dal diploma, l'ex prodigio incontra l'altro ragazzo... Che è diventato un bestione di due metri per uno, tutto muscoli e fisico scultoreo, nonché agente CIA.
Potete immaginare che cosa succede... L'ex prodigio viene coinvolto forzatamente dall'amico nei suoi traffici top secret e la situazione degenera tra gag, scene paradossali, eccetera eccetera.

Mi è piaciuto talmente tanto da non ricordare neppure i nomi dei due personaggi, e neppure da spingermi a cercarli su internet. Lasciate perdere... A meno che non siate amanti di questo tipo di film. Peccato perché sulla carta prometteva bene.



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venerdì 17 novembre 2017

#Amazon Fire Stick TV - #Recensione

Glauco Silvestri
Qualche tempo fa ho pubblicato un post in cui si faceva un rapido confronto tra la Cromecast, la Apple TV, e un tvbox Android (n.d.r. Qui). Grande assente di quel confronto era la Amazon Fire TV, che in Italia non era ancora distribuita... E visto che da qualche giorno anche nel nostro bel paese è possibile comprarla, mi è parso corretto aggiungere qualche riga riguardo a questo apparecchio.

Ovviamente ne ho comprata una, e altrettanto ovviamente non l'ho fatto per scrivere questo post, bensì perché volevo rendere smart un secondo tv a casa (n.d.r. Senza spendere tanto quanto costa una Apple TV).

Andando nel dettaglio, la Amazon Fire TV è oggi disponibile solo nel formato Stick, ovvero in un formato che ricorda una chiavetta usb... Ma ovviamente non è una chiavetta usb. Essa va innestata nella porta DVI del televisore, si alimenta via usb, e viene pilotata con un telecomando.
Il tutto costa un centesimo in meno di 60 euro, e per chi ha già un abbonamento Prime, un centesimo in meno di 40 euro.

La Fire TV può essere usata anche senza abbonamento Prime, ma è comunque necessario avere un account Amazon (lo si può creare anche in fase di installazione della chiavetta). Se si è in possesso di un abbonamento Prime si potrà accedere a tutta la programmazione televisiva di Amazon, altrimenti bisognerà appoggiarsi a servizi di terze parti... E sì! C'è anche Netflix! E c'è anche Spotify!
Detta in Soldoni, è una sorta di TVbox con Android a bordo, solo che è gestita da Amazon. 
Si possono installare applicazioni di qualunque tipo, non dal Play Store di Google, ma dallo Store di Amazon. C'è pressoché tutto ciò che uno può desiderare, anche i giochi... Ma visto che il dispositivo è in vendita nel nostro paese da pochi giorni, non è ancora possibile trovare App come RaiPlay, Infinity, e tutti gli altri servizi in abbonamento che sono esclusivi del nostro paese (n.d.r. Non è che mi sia speso tanto per cercare nello store di Amazon, per cui correggetemi pure se sbaglio). Immagino sia solo questione di tempo e di accordi commerciali.

Diciamo che un must have per le mie esigenze era VLC, e l'ho trovata subito. Grazie a questa applicazione posso accedere ai miei drive di rete e godere dei miei contenuti personali.

Esperienza d'uso: 
La Fire TV funziona bene, per lo meno non ho riscontrato grandi problemi in questa prima settimana di utilizzo. L'accesso ai drive di rete è sufficientemente veloce da evitare dei lag, e anche lo streaming da internet va via liscio come l'olio. 
Non è molto comoda la ricerca delle App disponibili, che sì sono divise per categoria, ma no non hanno un sistema di ricerca in base al nome (n.d.r. Per lo meno non l'ho trovato tra i pochi menù che ho navigato). 
Io ho alimentato la Fire TV dalla usb del televisore e sembra funzionare bene anche se al primo avvio ho ricevuto un avviso in cui mi si notificava che la tv non forniva energia a sufficienza. Da quanto ho letto in giro, su alcuni tv non funziona proprio, su altri fa come da me (n.d.r. Si dice che comunque vada meglio se attaccata a una presa di corrente col suo alimentatore, che sia più rapida in risposta etc etc), e su altri ancora non ci sono notifiche di bassa tensione.
Durante l'installazione chiede di memorizzare la password del vostro network locale su Amazon. E' sicuramente utile in un futuro in cui dobbiate configurare altri dispositivi Fire, ma allo stesso tempo mettete online la chiave di accesso della vostra rete... Valutate voi se è una cosa furba. A ogni modo se dite di no a questa opzione, la chiavetta funzionerà ugualmente.

In definitiva è un buon apparecchio. Ha un buon rapporto qualità-prezzo; fa ciò che deve; ha un buon hardware in dotazione, e offre molti servizi interessanti. Ovviamente da il meglio di sé quando abbinata a Prime Video e a Prime Music, ma potete tranquillamente utilizzarla senza bisogno di questi abbonamenti.



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giovedì 16 novembre 2017

August Macke - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
La biografia di August Macke è capitata tra le mie mani mentre curiosavo tra i libri in offerta al Libraccio. Si tratta di una pubblicazione molto vecchia, che sono riuscito a portare a casa con poco più di un euro, che da molto stavo cercando. Be', forse non la stavo proprio cercando, però Macke era uno di quegli autori che avevo visto di sfuggita negli anni scorsi a qualche collettiva, e mi aveva incuriosito parecchio. Per ciò, quando ho trovato il libro, l'ho subito preso senza pensarci troppo.

August Macke
Ma chi è August Macke? Si tratta di un pittore tedesco nato alla fine del 1800. In quel periodo l'arte tedesca era rimasta legata al gusto classico e/o neoclassico, e gli artisti che volevano sperimentare qualcosa di nuovo erano visti in cattiva luce dal mondo accademico. Macke ebbe la capacità di rompere questa barriera grazie alla sua curiosità, e allo stesso tempo alla sua voglia di - perdonatemi l'espressione - fare le cose come pareva a lui.
Cresciuto con una istruzione classica che gli andava stretta, si illuminò letteralmente quando ebbe l'occasione di ammirare cosa stava accadendo nel resto d'Europa. 
landschaft mit kirche und weg
In quegl'anni era esploso l'impressionismo, e i quadri di Monet furono per Macke una vera rivelazione. La pittura dell'autore tedesco, fortemente sostenuta da un mecenate facoltoso, nonché zio di Elizabeth, ragazza che diventerà la moglie del pittore, riesce a fondere la razionalità dell'arte teutonica con la fusione di colori che invece imperversa nel resto d'Europa. L'impressionismo, ma anche il cubismo, il futurismo, vanno a influenzare a tal punto il pittore che riuscirà, anche grazie ad altri artisti suoi amici (n.d.r. Tra cui Kandinsky, Klee, Molliet, e il tedesco Marc), a risvegliare il torpore artistico della Germania.

Frau mit Sonnenschirm vor Hutladen
Macke rimane comunque il principale esponente di questa nuova corrente perché ha una visione tutta sua di queste nuove correnti artistiche. Non si lascerà trascinare dall'astrattismo puro, per quanto lo vada a sperimentare in alcuni suoi dipinti, perché la realtà rimane sempre un fattore essenziale nelle sue rappresentazioni. E così le nuove correnti verranno asservite a rappresentare la vita reale, e non a focalizzare le visioni e l'immaginazione degli artisti. 
L'arte di Macke è una sorta di 'spin-off' di quanto accade in Europa, ma allo stesso partecipe come esponente principale di un periodo davvero luminoso per l'arte, che forse per la prima volta è in grado di proporre lavori che son frutto della spensieratezza, della gioia, della pace e dell'allegria.
Abschied
Un momento davvero solare che non è destinato a durare a lungo. La vita stessa di Macke viene stroncata molto presto, per via della prima guerra mondiale, e della sua chiamata alle armi. Il pittore verrà chiamato nell'esercito nell'agosto del 1914 e morirà al fronte nel settembre dello stesso anno a soli 27 anni d'età.
Prima di morire, Macke, quasi fosse consapevole del proprio destino, produrrà un enorme numero di tele, una più bella dell'altra, ognuna di esse carica di solarità e colore... Tutte tranne una, intitolata Commiato, rimasta incompiuta ma che sembra anticipare la cupezza che l'arte incontrerà in seguito alle due guerre mondiali, e forse anche il sentore di essere prossimo alla fine della propria vita.

Libro molto interessante, e artista davvero potente. Lo consiglio.



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mercoledì 15 novembre 2017

Borgia - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
E' evidente che dalla mostra di Milo Manara non si possa uscire a mani vuote. E l'integrale de I Borgia non mi poteva scappare, così come un altro fumetto, di cui però vi parlerò più avanti.

Partiamo subito sottolineando che la sceneggiatura di Jodorowsky non è proprio accuratissima, anzi... Ci sono parecchi voli di fantasia, con tanto di alcune scene in cui Cesare Borgia utilizza armi fantascientifiche ideate da Leonardo da Vinci (n.d.r. Tra cui l'elicottero) per condurre il suo esercito a vittoria certa. La trama compie un sapiente mix tra legenda e fatti storici. Il racconto è crudo, violento, passionale, e davvero ben scritto; solo verso la fine pare correre un po' troppo per raggiungere la conclusione della vicenda, quasi come se l'autore avesse avuto un limite sul numero di tavole da scrivere... Chissà!

Ma a sopperire questa piccola mancanza ci pensa l'abile mano di Manara. Ogni immagine è un'opera d'arte che andrebbe ammirata per ore. I disegni sono dettagliati, appassionati, quasi reali. Le immagini si perdono su più livelli, acquistando dettagli giungendo in primo piano, e seducendo il lettore grazie alle prorompenti bellezze, non solo femminili, che si presentano durante la vicenda. Impossibile non lasciarsi sedurre dalle donne che compaiono in questa novel, ma è altrettanto impossibile non farsi trascinare all'interno di una vicenda che sa appassionare a ogni capitolo della narrazione. Il Borgia ancora cardinale che manipola i poteri temporali per ottenere ciò che desidera, si fonde velocemente con l'uomo potente che - una volta divenuto Papa - comincia a fare progetti per dominare l'intero mondo, partendo da un sogno quasi irrealizzabile di una Italia unita sotto il potere della chiesa. Per ciò i suoi figli diventeranno la chiave di volta dei suoi progetti, perché una famiglia unita non può essere spezzata, ma nello scorrere delle pagine sarà proprio lui ad alimentare la separazione di ogni membro della famiglia, a far nascere invidie e gelosie, e a far crollare il suo impero, proprio manipolando i propri figli, relegandoli a ruoli di marionette all'interno dei suoi piani, e non assecondando mai le ambizioni di ciascuno di loro, ormai cieco dalla sua brama di potere.

Il fumetto è realizzato in maniera davvero ottima. Bellissima copertina cartonata, pagine di ottima fattura con una grammatura elevata, colori luminosi capaci di esaltare i singoli disegni, tutte queste sono le caratteristiche di un fumetto di ampio formato dove nulla è lasciato al caso.

Ovviamente è adatto a un pubblico adulto, ma è davvero bello!



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martedì 14 novembre 2017

E' Sintomatico dell'età moderna

Glauco Silvestri
È sintomatico dell’età moderna che una curiosa anomalia abbia assunto grande fama: la tregua di Natale.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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domenica 12 novembre 2017

Yamato 2199 - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Il box con le prime 13 puntate della serie
Come ben sapete, Starblazers fu uno dei miei cartoni animati preferiti quando ero fanciullo. Non è un caso che, molti anni più tardi, ho trovato anche l'occasione di scrivere una short-novel dedicata a quel cartoon (n.d.r. La trovate gratis qui, o la potete scaricare direttamente cliccando qui, ovviamente per Kindle, ma senza DRM, e di conseguenza convertibile in qualunque formato grazie a Calibre)... E non è un caso che oggi torni a parlare di questo cartone animato, perché - nel 2012-  uscì nuovamente la prima serie in versione completamente ridisegnata, e da qualche tempo questa serie è disponibile su Amazon Prime Video... 
Figuratevi se non me la sono guardata tutta dalla prima all'ultima puntata!
La saga, come ho già detto, è stata ridisegnata completamente. Integra in modo molto convincente i disegni bidimensionali classici con rendering tridimensionali dei mezzi meccanici. La ricerca del dettaglio, dei funzionamenti, di ogni componente tecnica è davvero sopraffino, ma ciò che più colpisce è che questo progetto, è che la trama è stata raffinata, resa più adulta, più pulita, ed estremamente godibile sia da chi conosce le origini di questa saga, sia da chi vi si approccia per la prima volta.

Per dovere di cronaca, è necessario che vi spieghi cosa accade in questa serie di 26 episodi. Siamo nel duemilacentoqualchecosa, il pianeta Terra vive un periodo abbastanza sereno ove tutte le nazioni collaborano pacificamente tra loro per la colonizzazione del sistema solare. Serenità che però non è destinata a durare, perché sui confini dell'orbita di plutone compare una flotta di navi sconosciute. Sono navi provenienti dall'impero di Gamilas, navi pesantemente armate, e ovviamente scocca la scintilla. Il primo scontro vede distrutta completamente la flotta terrestre. La guerra diventa intensa, e le colonie terrestri crollano l'una dopo l'altra. E' solo con grandi sacrifici che la Terra riesce ad arrestare l'avanzata di Gamilas all'altezza di Marte. Ma se gli scontri nello spazio trovano un equilibrio difficile da rompere, ecco che il pianeta Terra comincia a subire un bombardamento di meteore radioattive. Bastano pochi mesi affinché il suolo terrestre diventi inabitabile. I pochi superstiti si rifugiano disperatamente nel sottosuolo, ma nessuno crede più che il conflitto tra Terra e Gamilas possa avere un esito positivo.
Il box contenente le altre 13 puntate
E' in questo frangente che arriva un insperato messaggio da un lontano pianeta Iscandar. Questo messaggio arriva dalla regina di Iscandar, Starsha, la quale offre ai terrestri una tecnologia per poter raggiungere il pianeta amico, e poter prendere un potente dispositivo capace di ripristinare la vita sulla Terra. Di nascosto, i terrestri cominciano a lavorare alla costruzione di una nave che possa affrontare il viaggio, e che possa resistere agli attacchi delle truppe di Gamilas, visto che viaggerà completamente da sola. Le risorse rimaste sono poche, ma tutti i paesi fanno enormi sacrifici affinché la nave possa vedere la luce. Alla base di questa nave c'è la struttura di una antica corazzata giapponese, la Yamato, ma all'interno viene allestito un mix tra il meglio della tecnologia umana e ciò che viene fornito da Iscandar, tra cui un motore in grado di permettere i salti nell'iperspazio, e di fornire sufficiente energia per un cannone capace addirittura di distruggere un pianeta intero.
E' nel 2199 che la Yamato comincia il suo viaggio, un viaggio che dovrà durare meno di un anno, perché ormai le risorse umane sono al limite, e la sopravvivenza della specie non potrà resistere più di altri 365 giorni terrestri.

Come ho anticipato, la vicenda viene raccontata in modo più maturo e meno stereotipata. I terrestri non sono assolutamente buoni, Gamilas non è assolutamente cattiva, e Iscandar non è così angelica. Molto della serie classica è stato tagliato, e ora la narrazione è più lineare e ben costruita. C'è persino spazio per approfondire le vite di molti membri dell'equipaggio, e di conseguenza per non focalizzare interamente l'attenzione su Susumu Kodai, che comunque rimane la figura di riferimento di tutta la vicenda. Non voglio ovviamente fare spoiler eccessivi, ma è interessante il nuovo approccio, e credetemi, c'è da rimanere sorpresi su alcune rivelazioni che vengono svelate durante il lungo viaggio della Yamato, nonché su alcuni eventi che potrebbero - ipoteticamente - modificare totalmente quanto è già stato scritto su questa storia.

C'è solo un piccolo difetto in tutto questo castello. Parlo di castello perché l'elemento spirituale non è assente da questa vicenda. Ai giapponesi deve piacere molto l'inserimento di fattori che esulino dall'epopea umana, dalla realtà, e dalla fisicità degli elementi. E così, sia all'andata, sia al ritorno, le carte vengono mescolate un pochino troppo con l'aggiunta di questi fantasmi, o spiriti, che seppur siano integrati nella narrazione in modo armonico, fanno un po' cadere la credibilità di un costrutto estremamente plausibile.

Nell'insieme, però, questa serie è davvero un gioiellino! Ve la consiglio di cuore.

Qui trovate i blueray/dvd: box 1, box 2.


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sabato 11 novembre 2017

The Constant Gardener - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto da un romanzo di John Lee Carré, The Constant Gardener ci racconta una vicenda intricata che riguarda il mondo delle case farmaceutiche. A differenza di altre narrazioni di questo tipo, in questo caso tutto avviene con una delicatezza a dir poco sopraffina, in quanto l'intera vicenda ruota attorno a due persone molto diverse tra loro, innamoratissime, che finiscono per essere coinvolte in fatti da cui non riusciranno a uscire indenni.

Justin è un diplomatico inglese con la passione del giardinaggio. Tessa è una ragazza dal carattere battagliero e con un grande senso di giustizia. Il loro primo incontro è a dir poco scoppiettante, a una conferenza dedicata all'intervento britannico nella guerra del golfo, dove Justin - il relatore - viene aggredito dalla passionalità di Tessa che, ovviamente, non accetta le scuse ufficiali del governo per giustificare l'intervento armato.
Questo primo incontro è però un elemento scatenante della scintilla che scocca tra i due. Due caratteri estremamente differenti che finiscono per attrarsi senza via di scampo. E così tra loro nasce una relazione appassionata, un matrimonio, e... E arriva il giorno in cui Justin viene mandato in Kenya per relazionarsi con le autorità locali. E' qui che Tessa scopre una sorta di complotto delle case farmaceutiche. Con la scusa di fornire medicinali gratis al terzo mondo, la Three Bee sperimenta sulle popolazioni keniote un nuovo farmaco contro la tubercolosi, farmaco che funziona perfettamente, ma che ha un tasso un po' troppo alto di mortalità tra gli effetti collaterali. Tessa, sapendo che il diplomatico Justin non approverebbe mai le sue gesta, agisce di nascosto dal marito, ottiene informazioni confidenziali, scrive una relazione e la invia direttamente al governo britannico chiedendo di intervenire... Ciò che accade, ovviamente, è che Tessa muore in modo piuttosto misterioso, anche se ufficialmente si parla di incidente.
Justin all'inizio appare credere all'incidente, ma poi scopre che ci sono stati furti, che sono sparite tutte le carte della moglie, che anche il suo computer è stato 'toccato'... E i sospetti diventano sempre più solidi non appena comincia a fare qualche domanda, e immediatamente viene rimandato in patria.

Una storia intricata, raccontata con maestria e delicatezza, dove la violenza è sempre in secondo piano, mentre le terribili inquadrature fanno aprire gli occhi su come l'Africa sia diventato un paese alla mercé delle multinazionali. Bravissimi gli interpreti, Ralph Fiennes e Rachel Weisz, che credo non abbiano bisogno di presentazioni; e altrettanto bravi tutti i comprimari, tutti interpreti di grosso calibro e sempre all'altezza della situazione. Anche la regia è notevole, per quanto in certi momenti sembri virare verso il Docu-film, immagini, inquadrature, e stile narrativo sono di prim'ordine.

Un film che consiglio vivamente.



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venerdì 10 novembre 2017

Enemy - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che il finale di Enemy mi ha spiazzato... E' una cosa che non capita spesso, e del resto non capita spesso un film come questo, perché - per certi versi - ricorda un po' le origini di Jake Gyllenhaal, che di sicuro è capace di mettersi in gioco in ogni pellicola in cui decide di comparire.

Tratto da L'uomo duplicato, di José Saramago, il film ci racconta la storia di un professore di filosofia - divorziato senza capirne il motivo, con una relazione freddina con una nuova ragazza, e incapace di instaurare dei veri e propri rapporti umani - che scopre improvvisamente un sosia. Quest'ultimo è un attore di medio successo, sposato con una donna incinta di 6 mesi, e con una vita misteriosa in cui... Be', devo ancora capirci qualcosa io, figuratevi se riesco a spiegare ciò che combina questo attore quando esce da solo la notte. A ogni modo il film gioca sulla dualità dei due personaggi, che si incontrano, e a un certo punto finiscono persino di scambiarsi la donna senza che questa ne sia a conoscenza. Un gioco di specchi in cui il sesso è solo uno dei tanti livelli di riflessione, perché nella realtà il percorso è completamente introspettivo, e neppure troppo semplice da comprendere, se non dopo lunga riflessione.

Film davvero ben interpretato. Bravissimo lui, in un ruolo duale tutt'altro che semplice, e brave le donne, che si son trovate a dipingere ruoli davvero complessi. La regia è perfetta, lineare, fumosa, grigia, così come lo sono le ambientazioni, che rispecchiano gli stati d'animo dei personaggi, e dipingono così un assieme davvero uniforme.

Il film mi è piaciuto molto ma, lo ammetto, ho appena comprato il romanzo, perché ci sono alcuni elementi che mi sfuggono, e spero che il testo da cui ha avuto origine mi sappia aiutare.



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mercoledì 8 novembre 2017

Utagawa Kunisada a #Bologna - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri
Utagawa Kunisada è famoso per le sue Xilografie dedicate ai 47 Ronin, anche se probabilmente la sua arte è sempre stata sottovalutata rispetto ad altri artisti asiatici a lui contemporanei... E dire invece che in Giappone era ammirato, e la sua fama superava addirittura quella di Hokusai, che probabilmente tutti conoscono per via delle Onde che ha sapientemente riprodotto nelle sue opere più famose. 

L'esposizione bolognese nasce per festeggiare il trentesimo anniversario della fondazione del Centro Studi d'arte Estremo Orientale di Bologna. Si tratta di una esposizione divisa in tre parti, di cui la prima è già visitabile a Palazzo Poggi, dal 14 di ottobre 2017 al 15 dicembre prossimo.

Kunisada fu un artista prolifico, forse il più prolifico in assoluto, dell'arte giapponese. Si contano più di 40000 opere, tra stampe, dipinti, e libri. Le più rappresentative del suo lavoro sono sicuramente quelle dedicate al teatro kabuki, ma non si possono ignorare le sue raffigurazioni di bellezza e femminilità giapponese.

Storie di uomini giusti, leali e virtuosi: Horibe Yasubei
(1844)
La collezione esposta in questa occasione conta di 250 opere, che però vengono esposte - come già accennato - in tre distinte esposizioni che si susseguiranno l'una all'altra. Le opere vengono presentate in ordine cronologico, per comprendere meglio l'artista e la sua evoluzione, per cui in questa prima mostra, sono disponibili i suoi primi lavori, tra cui fotografie acquerellate, e ovviamente xilografie.

L'arte della xilografia dell'Ukiyo-e (n.d.r. Immagini del mondo fluttuante), va detto per comprendere meglio il lavoro di questo artista, è un qualcosa di particolare per noi occidentali abituati a considerare arte i pezzi unici, e arredo le riproduzioni. Le xilografie erano opere minuziosissime, di altissimo livello e qualità, ma al contrario dei capolavori occidentali, potevano essere riprodotte in grande scala senza perdere nulla. E ognuna di queste 'stampe' (n.d.r. Perdonatemi il termine, che non è proprio correttissimo) mantiene il medesimo valore di tutte le sue altre riproduzioni gemelle.

Il Pittore Matahei e sua Moglie
(1808)
Questa esposizione è piuttosto ricca nonostante occupi una sola stanza dello spazio museale di Palazzo Poggi. 
Va tenuto conto che solitamente le xilografie avevano le dimensioni di una pagina A4 circa, anche se poi - in alcuni casi - la rappresentazione completa voluta dall'artista doveva riunire più di una 'pagina'. Come avviene nella toccante scena de Il Pittore Matahei e sua Moglie che, come potete notare dalla foto qui accanto, è composta da due tavole affiancate in cui è rappresentata la moglie che incita il marito a dipingere sull'acqua contenuta in una bacinella di pietra per infondergli coraggio e far sì che creda nelle proprie capacità.

Particolarità dell'esposizione è la presenza di un QR-Code su ogni opera. Se si è interessati, è sufficiente inquadrare il codice con un cellulare abilitato e poter leggere sullo schermo del dispositivo delle informazioni aggiuntive legate all'opera d'arte. In questo modo, una visione distratta di 90 opere disposte all'interno di una sala (n.d.r. Che può essere vista in una mezz'oretta), diventa uno studio approfondito di ogni singola immagine esposta, e una visita che può catturare la vostra attenzione per davvero molto più tempo di quanto ci si potrebbe immaginare.
Questa è una bella iniziativa dell'Università di Bologna, in collaborazione con gli organizzatori della mostra, che hanno reso disponibili contenuti informativi in rete, e hanno trasformato una esposizione molto distante dalla nostra cultura, in un qualcosa di accessibile, moderno, e accattivante.

Il calendario delle tre esposizioni è il seguente:
  • Prima esposizione: 14 ottobre 2017 - 15 dicembre 2017
  • Seconda esposizione: 16 dicembre 2017 - 2 marzo 2018
  • Terza esposizione: 3 marzo 2018 - 3 giugno 2018

Il biglietto costa 5 euro per esposizione, oppure 12 per uno cumulativo che permette l'ingresso a tutte e tre le esposizioni.

Per maggiori informazioni: qui, e qui.



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martedì 7 novembre 2017

Un Talento inquietante

Glauco Silvestri
A nessuno sfuggiva il fatto che, dimessosi Bismarck, lo Stato tedesco aveva sviluppato un talento inquietante per farsi nemici potenti.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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sabato 4 novembre 2017

I rivoluzionari del 900 - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri
Quando ho visto il Castello dei Pirenei di Magritte nella locandina della mostra, non ho potuto fare altro che desiderare di entrare a Palazzo Albergati... E questo pur sapendo che non era una esposizione monografica, bensì un percorso tra autori differenti, per raccontare il novecento dal punto di vista artistico, partendo dal Dadaismo, passando per l'astratto e il cubismo, toccando il futurismo e il surrealismo.
Però c'era il Castello dei Pirenei... E io volevo vederlo dal vivo. 
La Stanza di Mae West
(Dalì)
La mostra è divisa fisicamente in due parti, e devo dire che la suddivisione è ben costruita in quanto evidenzia una sorta di evoluzione tra ciò che nacque agli inizi del novecento, quasi a volersi distaccare da ciò che l'arte aveva rappresentato fino ad allora, e ciò che divenne con il raffinarsi di cultura, idee, scopi, e prospettive.
Donna sulla Spiaggia
(Picasso)
Si parte quindi dal piano terra, dove Dalì e Duchamp dominano con il prorompere del Dadaismo. Diciamo che non è sicuramente un momento storico che abbia prodotto opere di mio gusto, per quanto qualcosa di veramente creativo lo riesco ad apprezzare, e soprattutto, ne stimo comunque il desiderio di rompere le frontiere e di rivoltare il concetto stesso di arte, dove all'improvviso viene espressa la visione dell'artista, e non più una rappresentazione di ciò che circonda l'artista. 

Ormai è arrivato il 1900, e l'impressionismo, ma anche l'espressionismo, stanno pian piano giungendo al tramonto. E' un periodo strano in cui il corpo della donna diventa ancora più oggetto di quanto sia stato in passato, e l'eroticità è percepibile in ogni opera, è sezionata nella sua fisicità, e all'improvviso i sentimenti scompaiono per diventare pezzi... Per esprimere una visione mai completa di ciò che nei primi del novecento è il rapporto tra uomo e donna.

Coppia di Grembiuli da Lavandaia
(Duchamp)
Qui è possibile vedere un Picasso, sedere sul divano a bocca della Stanza di Mae West (n.d.r. Dalì), e sorridere osservando la coppia di Grembiuli da Lavandaia di Duchamp. C'è anche un piccolo Klee in un angolo...

Dipinto
(Yves Tanguy)
Il Sognatore Portico
(De Chirico)
Salendo al primo piano la faccenda diventa più interessante e più affine ai miei gusti. Scopro Yves Tanguy, con le sue figure astratte che vivono in un ambiente sterile, grigio, che mi ricorda parecchio il nostro mondo inquinato e morente. Sono i primi passi verso il surrealismo, che si mostra in tutta la sua potenza nelle sculture di Jean Arp.

Il cammino nel mondo surreale si amplifica di opera in opera, e in questo cammino compare anche De Chirico con il suo Sognatore Portico. E la metafisica è bella che servita. Manca solo l'incontro con Magritte, che troveremo solo nell'ultima sala, dopo aver ammirato opere interessanti e capaci di incantare per la loro capacità di collegare la realtà a una surrealità visionaria. E insomma... Io ero entrato per vedere il Castello, per cui eccolo!

Il Castello dei Pirenei
(Magritte)
E siamo così giunti al termine di questo viaggio nell'arte moderna, quella che da poco più di un decennio è già divenuta arte del 'secolo scorso' e non è più contemporanea come uno della mia età potrebbe pensare.
Non può mancare il solito video che vi permetterà di comprendere meglio l'esposizione, meglio di quanto io possa fare, viste le mie scarse conoscenze artistiche.


Nel caso foste interessati a visitare l'esposizione, come ho già accennato, si trova a Palazzo Albergati, a Bologna, e proseguirà fino all'11 febbraio prossimo.

Per maggiori informazioni: qui, qui e qui.



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