mercoledì 4 marzo 2020

Kill Switch, la guerra dei mondi - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Mi ci sono imbattuto e ho voluto vederlo. Sfortunatamente la pellicola non è valsa il tempo trascorso a guardarla. Kill Switch avrebbe anche una idea di base interessante... E' questa idea che ha attirato la mia attenzione, ed è un vero peccato che il suo sviluppo, la regia, l'insieme che ne è venuto fuori sia da dimenticare.

Siamo in un futuro non troppo lontano dal nostro. Siamo ad Amsterdam. Una grossa società privata ha trovato il modo per risolvere i problemi energetici del pianeta. Una idea semplice, rivoluzionaria, che per certi versi sfrutta al massimo le nozioni della fisica fino a qui conosciute. Nella pratica, questa azienda ha trovato il modo di duplicare il nostro universo, e di sfruttare questo duplicato per ottenere energia senza così danneggiare il nostro.
L'idea è intrigante, e la maggior parte della popolazione mondiale la appoggia, ma è ovvio che c'è sempre qualche ambientalista, qualche attivista, che deve puntare il dito sulla piaga e cercare i risvolti negativi di ogni cosa positiva.
Fortunatamente questa società ha previsto anche una scappatoia, una sorta di scatola capace di far collassare l'universo duplicato, così da evitare problemi in caso che il sistema perda il controllo della situazione. Questa scatola va messa - però - in un dispositivo analogo, una torre, che è presente nell'universo copia. Il compito di questa importante missione è affidato a un ex astronauta, ex fisico quantistico, Will Porter, che è stato assunto per viaggiare attraverso il flusso quantico, andare 'di là', mettere la scatola al suo posto, premere un tasto, e tornare indietro.
E ovviamente qualcosa va storto... E ovviamente Will parte per la sua missione... E ovviamente, giunto dall'altra parte, trova un bel po' di ostacoli da superare, non ultimo una sorta di ribellione civile contro la società che ha creato la torre, eccetera eccetera... Ma, l'universo parallelo, conosciuto come echo, non doveva essere privo di forme di vita? Qualcosa deve essere andato davvero storto!

Premesso che se avessimo l'energia per costruire una copia del nostro universo, non avremmo bisogno di crearne uno per il nostro sostentamento, tutto il resto della pellicola si trasforma in una sorta di 'videogame' in prima persona sullo stile di Doom, o di Quake, giusto per intenderci, ove noi spettatori vediamo solo ciò che vede Will attraverso una sorta di casco che - non si toglie mai - neppure quando è ferito, neppure quanto lo catturano e lo interrogano, mai e poi mai. Un po' assurdo, vero? Per di più, quando gli altri vengono colpiti, muoiono, lui ansima, sente ovattato per qualche minuto, è un po' più rallentato, e gli compare sul visore una scritta che gli suggerisce di trovare un medico... Proprio come nei videogame. E proprio come nei videogame, mentre si muove nel mondo parallelo, trova a terra oggetti che possono essergli utili, incontra persone che lo guidano per tratti del suo percorso... Sembra davvero di giocare alla playstation.
La narrazione è così lineare, nonostante i flashback di Will, che si perde interesse in fretta, tanto sappiamo dove deve arrivare, cosa deve fare, e cosa accadrà alla fine. L'unico lato positivo dell'intera pellicola è che i dettagli di tutta la storia ci vengono raccontati col contagocce, per cui un briciolo di interesse rimane.

Peccato perché il film è ben fatto, anche se suppongo sia stato realizzato con un budget bassino, ma proprio non ci siamo. Mille volte meglio è Doom... Almeno ci sono i mostri, e la trama è più consistente.




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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