giovedì 6 febbraio 2020

Il vento fa il suo giro - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Il vento fa il suo giro è un film triste. Triste perché racconta l'uomo così come lui è, nelle sue bassezze, nelle sue eccellenze, e soprattutto, nella sua mediocrità.

Siamo in Piemonte, in un piccolo paesino morente nelle valli occitane. Un ex professore francese decide di trasferirsi in questo piccolo paese per via dell'imminente costruzione di una centrale nucleare in prossimità della sua vecchia abitazione. E' da molto che non fa più il professore. Ora allega capre, e produce formaggio di alta qualità. I pochi abitanti del paese, dopo una diffidenza iniziale, decidono di accogliere il professore e la sua famiglia. Volti nuovi, giovani, in un paese che muore, possono essere l'ultima speranza prima che anche le ultime case vengano abbandonate del tutto.
All'inizio tutto sembra andare nel migliore dei modi. Philippe e sue moglie vengono bene accolti, aiutati a sistemare la casa, a iniziare la propria attività, e gli viene persino offerto l'uso gratuito di alcuni terreni per far pascolare i suoi animali.
Poi - lentamente - iniziano i primi dissapori. Philippe è abituato a vivere liberamente, e non riesce ad amalgamarsi con le abitudini di chi lo ha accolto. Lasciando sempre liberi gli animali, questi finiscono per andare a mangiare i fiori nei giardini dei vicini, a lasciare i loro escrementi ovunque, a dare fastidio. Anche gli atteggiamenti libertini della moglie, che spesso si lava mezza nuda nella fontana del paese, attira indignazione negli anziani del paese.
Gli avvertimenti bonari ci sono, e sono soprattutto il sindaco del paese, e un cantante che cerca un po' di relax in quelle valli, a mediare tra la popolazione locale e i nuovi venuti. Ma i francesi continuano a fare come pare loro, e i vecchi del villaggio cominciano a infastidirsi veramente. Cominciano i primi dispetti, poi vere e proprie ritorsioni, fino all'uccisione delle capre che hanno sconfinato, a liti furibonde.
Potete immaginare come va a finire... No, non è un film horror, è una storia verosimile. Sia il sindaco, sia il cantante (n.d.r. Che decide di tornare in città perché la vita di paese comincia a stressarlo più di quella della metropoli), smettono di fare da mediatori, soprattutto perché da entrambe le parti non c'è più voglia di confronto pacifico. 
Alla fine vincono gli abitanti del paese. Philippe lascia il paese. E a farne le spese è solamente il figlio down di una coppia che vive tra quelle valli. Questo si era ben inserito nella famiglia francese, ed era felice di giocare con i loro bambini... Dopo la partenza di questi, il ragazzo down si suicida, quasi fosse un monito al destino segnato del paese occitano, le cui case, di stagione in stagione, sono sempre più vuote.

Film tosto, dal ritmo lento, senza mai alti o bassi. Riflessivo, ma anche estremamente emotivo. Sembra più un documentario, tanto che molte parti dei dialoghi sono in dialetto stretto, se ne capisce il senso, ma si fa fatica a comprenderne le sfumature.
Molto bello!


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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