lunedì 27 maggio 2019

Anthropocene - #Mostra #Fotografia #Ambiente

Glauco Silvestri
Devo ammettere che sono un po' disgustato. Disgustato perché oltre il 2% dei visitatori alla mostra di cui sto per parlarvi, è scettico sulle tematiche esposte dalla mostra stessa, oltre il 4% è addirittura indifferente.
Sembrano valori bassi, ma questi valori sono quelli rilevati il giorno in cui sono andato all'esposizione, ed era il giorno di esordio dell'esposizione stessa, per cui non possono che aumentare, e se teniamo conto anche di chi non ha per nulla votato, o di chi non è neppure interessato a visitare la mostra...

Le Cave di Marmo, a Carrara
Ma andiamo per gradi. Cos'è l'Antropocene? E' l'epoca geologica in cui noi viviamo. E' iniziata ormai un paio di secoli fa, quando l'uomo, con l'agricoltura, ha cominciato a modificare l'ambiente per le proprie esigenze, e ha avuto una improvvisa accelerazione agli inizi del secolo scorso, con l'industrializzazione, e una seconda spinta in avanti negli anni sessanta del novecento, con i primi test nucleari, e ancora oggi, con l'ingegneria genetica.

Una piantagione di Palme (per la produzione di Olio), in Malesia
Oggi l'uomo non è più parte della natura, l'uomo è esterno ad essa, e la manipola a suo piacimento, ma ahimè, non sempre con la consapevolezza di ciò che sta facendo, visto che un cambiamento fatto oggi, produce effetti molto lentamente, e questi si possono vedere solo dopo un centinaio di anni, o più. L'innalzamento delle temperature, l'inasprimento del clima, e tutti i fenomeni che oggi registriamo e subiamo con preoccupazione, sono frutto di scelte fatte agli inizi del novecento, con l'industrializzazione, e con la nascita di un legame imprescindibile tra la nostra società e i combustibili fossili. Figuratevi quali impatti avranno le scelte nostre, quelle di oggi, nel prossimo secolo.

Un centro di stoccaggio (per il riciclo) della Plastica, in Kenya
Cosa fare ora? L'esposizione parla chiaro. Nessuno ha una risposta a questa domanda. Coloro che studiano approfonditamente il fenomeno si dividono principalmente su due percorsi molto differenti. Si può tentare di limitare i danni, cercare di essere consapevoli, ridurre le emissioni, concentrarci su un comportamento più consapevole, e studiare nuove soluzioni che possano ridurre il nostro impatto sull'ambiente. L'altra strategia è quella di accettare il fatto che ormai non si può più tornare indietro, e che conviene sfruttare la scienza, le nostre conoscenze, e ciò che verrà dagli studi in corso d'opera, e futuri, per continuare a manipolare l'ambiente, ma questa volta, con consapevolezza, così da evitare il collasso. 

Una miniera a cielo aperto per l'estrazione di Carbone, in Germania
Due strade ostiche per tanti motivi, perché se le grandi menti sono in grado di ipotizzare un codice di comportamento che potrebbe essere d'aiuto, qualunque sia la strategia intrapresa, il mondo è comunque pieno di individui che - come ho detto prima - sono indifferenti, o addirittura sono diffidenti. E anche coloro che sono preoccupati, nel loro piccolo, sono pressoché impotenti, perché il nostro modo di vivere è talmente incasellato su sistemi economici basati sul consumo, che è difficile fare le cose giuste perché non ci vengono dati gli strumenti per poterlo fare.
Non a caso, l'Antropocene, spesso, viene anche chiamato Capitalocene.
E poi siamo tanti, tantissimi, davvero troppi. Per passare dai sette miliardi di individui del secolo scorso ai quasi otto di questo secolo ci abbiamo messo solo 12 anni. Oggi, per sopravvivere, si utilizza il 30% della superficie del pianeta per la coltivazione. Si calcola che entro il 2050 sarà necessario il 70% della superficie. Dovremo dire addio alle foreste, agli ambienti naturali, a tutto quanto, per poter sostenere un tasso di crescita così elevato.

I sobborghi su case galleggianti di Lagos, in Nigeria
Nel frattempo, ovviamente, inquiniamo le acque con i residui sia della produzione industriale, sia di quella agricola. A volte siamo persino 'sfortunati', perché magari crediamo di risolvere un problema cambiando comportamento, usando prodotti differenti, ma dopo una ventina d'anni, i miglioramenti nella scienza ci portano a scoprire che quel comportamento, o quei prodotti, non sono poi così efficaci come credevamo, se non addirittura, sono più dannosi dei loro predecessori.

Un impianto solare a specchi, in Spagna
Per cui il quadro non è così roseo... E se avessi dei figli, comincerei a non essere poi così diffidente, o indifferente, a quanto esposto nella mostra di cui vorrei parlarvi. E se avessi un cuore, e amassi il pianeta in cui vivo, comincerei a non essere poi così diffidente, o indifferente.

Le Serre a El Ejido, nel Sud della Spagna
Le Serre ad Almeria, in Spagna
Ed è per questo che sono davvero disgustato. Perché messi di fronte al problema, c'è comunque tanta gente che decide volontariamente di credere che non esista. Un po' come accadde durante la seconda guerra mondiale, quando la popolazione tedesca era talmente convinta di quanto veniva raccontato loro dalla propaganda nazista che, pur vivendo a pochi passi dai campi di concentramento, non sapevano cosa realmente stesse accadendo al loro interno.
In questo caso, però, dentro quel campo di concentramento ci siamo tutti, compresi gli scettici e gli indifferenti.

La distruzione delle zanne di Elefante sottratte ai contrabbandieri, in Kenya
A ogni modo, ormai vi ho raccontato tutto quanto sulla mostra, se non che è una esposizione fotografica, multimediale e interattiva. Essa vi mostra con le immagini le devastazioni subite dal nostro pianeta. A partire dalla distruzione del suolo a causa delle miniere e delle cave, passando per la distruzione degli habitat a causa dell'agricoltura, proseguendo con l'inquinamento mostrandoci raffinerie, aree dedicate al fracking, e oleodotti, non dandoci respiro con immagini delle grandi discariche normalmente ben nascoste ai nostri occhi, eccetera eccetera eccetera.

Una segheria, in Nigeria
L'esposizione è completamente gratuita. E' iniziata il 16 maggio, e proseguirà fino al 29 settembre. La trovate alla fondazione MAST, qui a Bologna.

Maggiori informazioni le trovate qui, qui e qui. Questo è il sito ufficiale relativo all'iniziativa.

Qui di seguito vi lascio un video che vi può raccontare meglio l'esposizione, anche se non è proprio ambientato al MAST di Bologna.




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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