domenica 13 gennaio 2019

Made in Italy - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Film di Luciano Ligabue. In Made in Italy abbiamo perso la spensieratezza delle prime pellicole - anche se Radio Freccia era spensierato per modo di dire - e affrontiamo un mondo molto più crudo e attuale. Alcuni dicono che questo film sia una dichiarazione d'amore verso il nostro paese, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma chissà... Forse è solo la storia di persone comuni, vite complicate dove #maiunagioia non è il classico hashtag annoiato che i teenager scrivono sui social.
Riko è il nostro personaggio. Uomo onesto, lavora in uno stabilimento dove si producono salumi, dove si lavora la carne. C'è la crisi, e uno a uno i suoi colleghi spariscono, e magari appaiono degli interinali quando c'è bisogno, perché costano meno, e magari sono pure immigrati, e chissà... A ogni modo Riko ha una bella moglie, una amante, una casa, il figlio che va all'università, buoni amici. Poi, il fulmine a ciel sereno:
La lettera di licenziamento.
La vita crolla in un attimo, e Riko si trova a dover ricominciare da capo, tra lo sconforto, i problemi di sempre, e un futuro che improvvisamente si fa più nebuloso.

Pellicola interessante, che fa riflettere, ma anche no, e che mostra l'Italia con gli occhi di un italiano medio che poi sono i nostri occhi. Ci butta in faccia la realtà, questo film, e se probabilmente noi non siamo Riko, ciò non ci protegge dalla possibilità che ogni certezza crolli improvvisamente. E' un film maturo, e ciò lo penalizza rispetto alla pellicola del suo esordio, perché manca di freschezza e di ingenuità. Qui si lavora sui primi piani per spremere emozioni, e sia Accorsi, sia la Smutniak, sono ottimi protagonisti, ma anche tutti gli altri si dimostrano all'altezza. Ma la visione perde di profondità, di campi aperti, di inquadrature estese, di viste dall'alto, di punti di vista multipli. La regia è più pacata, e forse piatta, concentrata a concentrare l'attualità italiana, la vita a cui gli italiani sono costretti, e la quotidianità spalmata su eventi che segnano il mondo degli operai, di chi ha il proprio futuro legato a poche certezze che certezze non sono più.
Da un lato è un punto di vista coraggioso, dall'altro il film diventa prevedibile e forse troppo concentrato, e ci sono scene che spiazzano, come quella in cui Riko, fuggito dai propri confini per raccapezzarsi, si ritrova improvvisamente in un corteo per l'articolo 18. Forse questo è un po' troppo... ed è un po' troppo al di fuori dai confini che invece il film vorrebbe imporre a chi lo guarda.

Si intuisce, potrei concludere, il desiderio di voler rappresentare la 'vita da mediano'. Il problema è che questa vita è condensata, troppo condensata, e finisce per non convincere al cento per cento.




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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