sabato 8 dicembre 2018

Tomb Rider (quello nuovo) - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ci casco sempre... Sono un eterno ottimista, sapete, e alla fine finisco per essere deluso. Deluso di me stesso perché sapevo che non sarebbe andata come speravo, e comunque ci ho provato. Mi capita con gli esseri umani, con i libri, e ora anche con Tomb Rider, un reboot che... Che tristezza!

Ispirato al videogame del 2013, che è a sua volta un reboot della serie videogames che tanto ha appassionato la mia generazione, questo film aveva davvero poco da regalare allo spettatore, a partire dalla interprete, che proprio non calza i panni della Lara Croft che ho imparato a conoscere negl'anni, e a seguire con la trama, che non ha nulla di nuovo, e che sembra ammiccare un po' troppo a Indiana Jones, più che a Tomb Rider.
Perché rifarlo allora?
Eccoci a parlare del film. Il sipario si alza con Lara che affronta sul ring un'altra ragazza, le busca di brutto ma non si arrende, e se chiudiamo gli occhi, possiamo udire i classici ansimi che accompagnano il videogame da sempre. Va be', Lara è una ragazza competitiva, ma c'è qualcosa di strano... E' squattrinata, non è mai andata all'università, e fa il Pony Express per vivere.
Che succede? Presto viene svelato l'arcano. Lei non ha mai accettato l'eredità del padre perché ciò siglerebbe definitivamente la sua morte. Lui è scomparso sette anni prima dell'inizio del film. L'aveva lasciata per un suo viaggio archeologico, l'aveva lasciata che tirava con l'arco a una mela, senza prenderla mai, e non è più ritornato.
A ogni modo, la tutrice di tutti i beni riesce a convincere Lara a firmare le carte, ed ecco che le viene dato in mano un rompicapo. Lo risolve, e ci trova dentro una chiave con un indovinello... Da qui parte il videogam... il film vero e proprio.
Lara scova subito cosa apre la chiave nascosta, e trova il vecchio laboratorio del padre, con una videocamera contenente un messaggio per lei. Lui dice a lei di distruggere tutto quanto. Ovviamente lei fa il contrario e si mette sulle tracce del padre.
Ma cosa stava cercando il papà prima di morire?
La tomba della regina Himiko, capace di portare la morte col suo tocco, e sepolta sull'isola Yamatai per far sì che non possa fare del male al popolo. Himiko, Yamatai... All'improvviso ho sperato che arrivasse Hiroshi e Jeeg Robot a salvare capra e cavoli.

Non vado oltre, perché sinceramente da qui in avanti è stato uno sbadiglio continuo. Tutto accade come nel plot di un videogame. Gli oggetti sono al punto giusto, i rompicapi sono di immediata comprensione per Lara, gli avversari sono spietati con tutti tranne che con lei, così da darle sempre una seconda possibilità (n.d.r. Visto che alla prima le busca sempre), e soprattutto, si sentono in continuazione i versetti che erano tipici del videogame. Non si capisce mai se la ragazza stia facendo uno sforzo o avendo un momento molto piacevole dal punto di vista intimo.
E poi i piagnucolii, le ferite pressoché mortali che un attimo prima la costringono a terra sofferente, e un attimo dopo vengono ignorate bellamente perché lei deve correre da un punto all'altro, eccetera eccetera... E che dire del potere mortale della regina Himiko, che è fatale in pochi secondi se ad essere esposti sono gli antagonisti di Lara, mentre se sono gli alleati... Be' allora c'è tutto il tempo per salutarsi, darsi qualche consiglio, farsi coraggio, eccetera eccetera.
E non vi ho detto tutto...


Bah! Mi sembrava davvero di guardare uno che giocava a un videogame. Noioso davvero, e devo dire che il talento di Alicia Amanda Vikander (n.d.r. Ex Machina e The Danish Girl, giusto per fare qualche esempio), è stato sprecato di brutto! Qui sembra un burattino... No, sembra il personaggio di un videogame.





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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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