giovedì 29 novembre 2018

L'onda - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto dall'omonimo romanzo, e ispirato a una storia vera, L'Onda ci racconta di un esperimento pedagogico svolto in California nel 1967. 

Nel film ci troviamo in Germania, e in un liceo dove si ha una settimana di insegnamento tematico. Il professor Rainer Wenger deve insegnare ai propri alunni cosa sia l'autoarchia, e per far sì che i propri studenti possano comprendere come sia 'facile' che un situazione del genere possa ancora verificarsi, nonostante la memoria storica del nazismo, decide di coinvolgerli in un vero e proprio esperimento sociologico, e di creare una autoarchia all'interno della medesima classe di studio.
Il primo passo del professore è quello di mostrare agli studenti come sia facile convincerli a ragionare come 'gruppo' piuttosto che come singole identità. Il vantaggio del gruppo si rivela immediatamente, chi è bravo in matematica e scarso in lingue aiuta negli studi chi invece è bravo in lingue e non in matematica, chi si trova in difficoltà fuori dall'istituto ha qualcuno a cui rivolgersi e non rimane isolato. Ci vuole davvero poco per allontanare dalla classe chi non vuole entrare nel gruppo, e l'entusiasmo alimenta questo motore senza più che l'insegnante debba fare altro. Si stabilisce un saluto speciale, una uniforme speciale, e persino un nome - l'onda - e un logo del gruppo stesso. Ovviamente il leader del gruppo è il professore, il quale asseconda inizialmente il volere degli studenti, ma poi - come da esperimento - comincia a guidarli come un vero leader, al punto che i ragazzi neppure si accorgono di essere comandati a bacchetta da chi hanno eletto come loro capo.
Sono in pochi ad opporsi a questa situazione, e più il gruppo diventa forte, più l'opposizione si fa determinata, e più i contrasti diventano violenti.
Al termine della settimana, quando finalmente le carte vengono svelate, e gli occhi degli studenti vengono improvvisamente aperti, non tutti accettano di veder chiudere l'esperimento, e morire l'onda. La violenza diventa incontrollata e...

Il film segue fedelmente il romanzo che racconta degli esperimenti realmente realizzati negli anni sessanta in America. La storia viene spostata in Germania e ai giorni nostri per enfatizzare ancora di più ciò che l'esperimento dimostrò già all'epoca. Per di più l'enfasi si sviluppa ulteriormente sottoponendo i giovani di fronte a una questione che è sempre accesa, ma che spesso viene vista con un'ottica sbagliata. Difatti i giovani appaiono dipinti come stanchi di dover sempre essere messi in discussione per ciò che avvenne nella Germania Nazista. Vorrebbero andare avanti e considerare il nazismo come una cosa chiusa e che non può più accadere di nuovo e, l'esperimento dimostra l'esatto contrario, e mostra come ciò possa essere semplice.
La regia è lineare, per far vivere allo spettatore ciò che accade come se ne fosse coinvolto. Il film dura sei giorni, e chi guarda il film vi partecipa come se quei sei giorni trascorressero veramente. I personaggi non sono caratterizzati a fondo, ci appaiono per come potremmo interpretarli se avessimo occasione di frequentarli in quei soli sei giorni. La narrazione è invece concentrata sullo spirito di gruppo, su come studenti molto eterogenei tra loro siano riusciti a convergere l'un l'altro facendo pressione sui tasti giusti.
Il film è semplice e scontato. I personaggi agiscono spesso come cliché, e forse la sua visione potrebbe portare a ragionamenti semplicistici ma... Se ci riflettiamo attentamente, tutto ciò potrebbe pensare come a una cosa voluta, per evitare che il film, l'esperimento, diventi un documentario pedagogico. Il realismo è evidente, forse banale, ma capace di far riflettere.

Bel film.




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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