giovedì 8 novembre 2018

Black Panther - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Al cinema non l'ho visto, è una premessa necessaria, perché la visione di questo film viene dalle lodi che ho udito e letto un po' ovunque, persino provenienti da Michelle Obama... Insomma, chi sono io per non dare ascolto a tutte queste voci?

Ebbene... Sarà che non mi meraviglio facilmente, ma Black Panther non mi è parso tutto questo 'eccezionale' che si legge in giro. Il cast è tutto di colore, a parte il primo villain e un agente CIA - il cui carattere ha uno spessore talmente piatto da apparire quasi semplici comparse - e la trama non fa che rispecchiare una politica 'basic' a cui si arriva senza tanti studi, ovvero la divisione e il conflitto continuo tra tribù che fanno fatica anche a guardarsi in faccia se non per lottare l'una contro l'altra, e che evidentemente non ha mai portato l'Africa a diventare un continente, una nazione vera e propria (n.d.r. E se lo fosse diventata, viste le sue risorse, oggi dominerebbe guiderebbe il mondo al posto degli Stati Uniti). Giusto il finale apre uno spiraglio verso il futuro, ma è lo spiraglio giusto? [Spoiler]Perché fare la prima sede ufficiale del Wakanda negli Stati Uniti - anche se in un ghetto - e non in Africa? Ah, già, la Marvel è americana![Spoiler]

Tralasciando queste inutili disquisizioni, il film si presenta agli occhi dello spettatore come un qualunque altro film Marvel. Tanti combattimenti, trama che si riduce al conflitto tra due personaggi di primo piano, i comprimari prima titubanti, e poi fedelissimi dell'eroe di turno. Non manca un colpo di scena a tre quarti del film, [Spoiler]che poco impressiona, perché se muore l'eroe, come prosegue il film?[Spoiler]
Buona la regia, meravigliosa la fotografia - l'Africa dev'essere un luogo fantastico da fotografare, osservare, godere esteticamente - mentre lo script è prevedibile e poco entusiasmante. Tutto gira sui binari di un treno che porta il giovane principe T'Challa a diventare Re del Wakanda. Le iperboli ovviamente si sprecano nel descrivere questo stato fantasma nel bel mezzo dell'Africa, ma alla fine - stringi stringi - la CGI e l'azione fanno il grosso del lavoro.

La trama è talmente complessa che su Amazon viene riassunta efficacemente in tre righe, dovrebbe bastarvi questo:
Dopo la morte di suo padre, mostrata in Captain America: Civil War, il giovane principe T'Challa torna a casa per salire sul trono di Wakanda, un'immaginaria nazione nel continente africano, isolata ma tecnologicamente avanzata, e ricca di giacimenti di vibranio. Quando due pericolosi nemici cospirano per portare il regno alla distruzione, T'Challa è pronto a raccogliere l'eredità di suo padre e a indossare gli artigli di Black Panther.
A ogni modo non è un film da bocciare in toto. E' un film godibile, ben realizzato, a livello di altri Marvel, forse non uno dei migliori, ma sicuramente non uno dei peggiori.
Dal punto di vista politico avrebbe potuto fare di più... Se l'intento era quello di ispirare i giovani di colore verso un futuro differente da quello che è stato il passato del loro popolo, allora l'occhio del regista avrebbe dovuto concentrarsi sui problemi del continente Africano, sempre devastato da guerre, con governi che cadono come pere mature da un albero, scalzati di volta in volta dall'ennesimo signore della guerra che parla di popolo libero, ma vuole mettere le mani sulle ricchezze del sottosuolo. E invece il Wakanda è uno di questi stati, ricchissimo, ma che tiene tutto per sé, si nasconde, agli occhi dei paesi limitrofi, e agli occhi del mondo, sfruttando la sua superiorità per far sì che gli altri non possano mettere le mani sui suoi tesori. L'unica apertura avviene verso i quartieri neri negli Stati Uniti, si cita superficialmente la tratta degli schiavi, si mostra qualche scorcio di sobborghi americani con un gruppo di ragazzi di colore che giocano a basket. Tutto qui?

Anche il Cameo di Stan Lee mi è parso un po' sotto tono. Boh!


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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