domenica 8 luglio 2018

Altered Carbon - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Lessi Bay City (n.d.r. Oggi tornato in circolazione con il titolo... Indovinate? Altered Carbon) molto, ma molto tempo fa. E' probabile che l'abbia persino recensito sul vecchio 31Ottobre (n.d.r. Il mio vecchio blog, pace all'anima sua), ma di quel romanzo mi era rimasto davvero poco, se non questa storia dei backup della coscienza fatti appositamente per semplificare i viaggi spaziali (n.d.r. Visto che mai si è riusciti a superare la velocità della luce).

La serie televisiva proposta da Netflix ispirata a questo romanzo ci racconta una storia di famiglia, per certi versi, una storia di corruzione, per altri, e - detta brutalmente - è riconducibile a una specie di gangster story sci-fi hard boiled con un briciolo di misticismo.

Per raccontare la vicenda è però necessario fare un bel preambolone in stile info-dump, altrimenti non ci capirete nulla. Siamo nel 2384. La tecnologia permette di backuppare la coscienza e i ricordi di una persona. Lo scopo di questa tecnologia è quello di ovviare al problema di andare da un pianeta abitato a un altro, che essendo molto distanti, e non avendo sistemi di propulsione capaci di superare la velocità della luce, non sarebbe possibile se non attraverso navi generazionali. L'idea del backup permette di ovviare a questa faccenda, e i corpi umani diventano delle semplici custodie intercambiabili. In pratica, se io devo andare da A a B, viene tolta la 'pila' dal mio corpo, spedita con 'DHL' sull'altro pianeta, e una volta arrivata, impiantata in un'altra custodia umana. Idem per il rientro da B ad A. 
Ovviamente questa tecnologia è nata principalmente per scopi militari, ma poi si è diffusa e tutti gli esseri umani ne sono dotati. A tutto ciò bisogna aggiungere che chi è ricco può permettersi di scegliere la custodia di suo gusto, e di riservarsele per le proprie esigenze, chi è povero si becca quella che capita, e così magari può capitare che una bambina sia reimpiantata nel corpo di un vecchio, una donna in un uomo, eccetera eccetera... E poi ci sono i 'Mat', che sono personaggi ricchissimi che possono permettersi persino di clonare il proprio corpo, di fare un backup remoto della propria 'pila', e in caso di incidente, risvegliare un proprio clone, scaricare al suo interno il backup, e continuare a vivere come se nulla sia successo. Questi ultimi sono molto potenti, quasi delle divinità, perché praticamente immortali (n.d.r. Neppure la distruzione della 'pila' li farebbe morire davvero), ed è per questo che vengono chiamati Mat, che è poi un diminutivo di Matusalemme. In tutto questo contesto le religioni tradizionali hanno dichiarato forfait, e nuove religioni sono nate: Ci sono quelli che credono che i Mat siano delle divinità simili ai vecchi dèi dell'Olimpo, e ci sono i Neo-Cat, che rinnegano la reincarnazione attraverso il reinnesto della propria pila, e che vogliono morire 'una volta sola'... In questo caso si parla di 'vera morte'.

Detto ciò, la nostra vicenda comincia quando un miliardario di Bay City, Laurens Bancroft, si suicida. Al suo risveglio nel corpo di uno dei suoi cloni si ritrova con la memoria priva di ricordi degli ultimi due suoi giorni, e di conseguenza non crede al proprio suicidio. Visto che la polizia brancola nel buio, e poco si interessa visto che non ci sono stati danni evidenti e Bancroft è vivo e vegeto, il Mat decide di risvegliare dal suo torpore di 250 anni in ibernazione, uno 'Spedi', un soldato speciale per renderla semplice, e di offrirgli una nuova vita in cambio della risoluzione del caso.
Questo è Takeshi Kovacs, padre slavo, madre asiatica. Al suo risveglio i ricordi dell'ultimo conflitto - dove morì - gli riportano alla mente il dolore per la 'vera morte' di tutto il suo team, compresa la donna che amava. Lui è l'unico sopravvissuto a quella strage, e lo fu per miracolo. A ogni modo, Kovacs si ritrova nel corpo di un poliziotto corrotto Elias Ryker, e gli tocca risolvere il caso dell'omicidio di Bancroft... Indagine non facile perché, oltre ai complotti sotterranei che si svelano di volta in volta, gli tocca fare i conti con la bassa delinquenza che aveva conti in sospeso con il poliziotto, con la sua donna, e non solo... Perché in questi casi c'è sempre qualche fantasma che riemerge dal passato.


Se il contesto su cui si basa la vicenda è affascinante, il telefilm si rivela una sorta di gangster movie, con sangue ovunque, squartamenti, cambi di identità, Mafia immischiata ovunque, Yakuza che si intromette, follia omicida, una sorella che ricompare dal passato... Insomma, c'è poca fantascienza di fondo - a parte l'hotel I.A. con personalità legata ad Edgar Allan Poe - e molto hard boiled inframmezzato a mezzi sentimenti ed emozioni. La serie funziona e tiene incollati allo schermo, del resto sono solo 10 episodi e si bevono abbastanza velocemente, ma si ha la sensazione che i personaggi in gioco siano poco tridimensionali... Mi capite? Ognuno ha un suo scopo e si sviluppa in quella sola direzione, non c'è spazio per approfondimenti e divagazioni dal tema, e mi tocca ribadire che forse la personalità più interessante è proprio la I.A. dell'albergo.
Gli effetti speciali sono davvero notevoli, e forse mi sarebbe piaciuto di più avere un quadro migliore di Bay City, che è sicuramente una ambientazione affascinante, che ricorda le ricostruzioni di città futuristiche viste ne Il Quinto Elemento e in Blade Runner, ma anche qui non c'è spazio per divagare. Alla fine gli impianti scenici sono pochi, la casa dei Bancroft, la centrale di polizia, qualche strada che viene inquadrata sempre uguale, e l'isola della perdizione. 

Tanta carne al fuoco e poco tempo per approfondire: una storia ricca di intrecci che però si districano troppo velocemente; dialoghi che non risaltano; personaggi poco credibili, o per lo meno costruiti con un po' troppa fretta. La vicenda non ha un briciolo di emotività, di pathos, di drammaticità, nonostante racconti una vicenda che sulla carta sarebbe davvero intensa, e probabilmente tutto ciò accade sia a causa dei pochi episodi a disposizione, sia perché il jolly dell'immortalità rende  lo spettatore pressoché indifferente a qualunque violenza, anche estrema, a cui assiste. E difatti viene rimarcato il più spesso possibile la differenza tra morte e 'vera morte', come se gli stessi sceneggiatori facessero fatica a mantenere un contatto con il dramma raccontato. Ecco qual è il problema: questa serie ricorda  più un videogame da giocare piuttosto che una vera storia da raccontare.

Bello? Vi dirò, nonostante tutti i difetti, la fruizione è piacevole, anche perché non dura molto - altrimenti diverrebbe ripetitiva e noiosa - ma soprattutto per via degli effetti speciali, e della curiosità di sapere come viene districata la matassa. Però non è certo il capolavoro che veniva annunciato a gran voce al suo lancio.




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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