venerdì 20 aprile 2018

La teoria del Tutto - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ho sempre voluto vedere La Teoria del Tutto, ma il destino ha sempre fatto sì che dovessi rimandare la visione. Con la morte di Stephen Hawking, il desiderio di vedere questo film (n.d.r. Che poco ha a che vedere con questo libro), si è nuovamente fatto impellente, e finalmente, qualche tempo fa, ho potuto ritagliarmi qualche ora da dedicare a questo film... E altrettanto finalmente posso parlarvene in questa sede; immagino non stiate nella pelle per l'emozione.

Chi è Stephen Hawking lo sappiamo tutti, vero? Un grande scienziato che sin dai tempi del suo dottorando era ossessionato dal Tempo, dai suoi misteri, e che ha toccato la fisica e l'astronomia in modi che prima di lui nessuno aveva fatto. Lui ha teorizzato i principi che tutti - oggi - diamo per validi sull'origine dell'Universo, sulla sua conformazione, sulla struttura dei Buchi Neri, la loro funzione, la loro origine, eccetera eccetera. Il suo libro più famoso è - come ben tutti sappiamo, e probabilmente molti di noi hanno letto - Dal Big Bang ai Buchi neri. Ovviamente non è la sua unica pubblicazione, visto che fino alla fine dei suoi giorni lo scienziato non ha mai smesso di studiare l'universo.
Ma quanti di noi conoscono la vita di Hawking, il suo dramma personale, la sua enorme forza di volontà, il suo spirito da eterno teenager, e il suo grande cuore? Questo film ci racconta la persona, non lo scienziato, per quanto probabilmente è difficile scindere le due 'persone' in modo così netto.

Hawking era già affetto dalla sua malattia quando frequentava il college. Piccoli tremolii, una andatura leggermente dinoccolata, un viso che mai stava perfettamente dritto sulle spalle. Nessuno però sapeva che quei lievi sintomi fossero una campanella d'allarme verso ciò che sarebbe accaduto negli anni a venire. Studiava fisica, andava alle feste, e frequentava una ragazza, di cui si era innamorato perdutamente.
Il matrimonio, il manifestarsi della malattia, il legame con amici e professori che mai lo hanno abbandonato al suo destino, sono elementi davvero toccanti della sua vita. Ma ciò che risalta nel racconto è la sua forza, la sua voglia di non arrendersi, e di continuare i suoi studi nonostante la malattia incurabile.
Due anni di vita, questo è il pronostico dei medici di allora. E invece sappiamo tutto fin dove è arrivato, grazie alla sua volontà, alle persone che gli stavano vicino, e - diciamolo - alla tecnologia a cui lui si è affacciato sempre con grande interesse.

Il film è delicato, affascinante, molto profondo. Non sempre - di un uomo - si raccontano le vicende private. Si preferisce mostrare le sue imprese, i suoi successi, i risultati che ha raggiunto. Qui, in questa pellicola, per certi versi si raccontano le imprese, i successi, e i risultati... Ma della sua vita privata. La sua lotta con la malattia, il suo grande amore per la moglie e i figli, il suo desiderio di non farli soffrire, e di amarli anche 'lasciandoli andare' quando il peso diventa troppo da sopportare. E la scena finale è emblematica, nel parco della residenza privata della regina d'Inghilterra, quando con la ex moglie guardano i figli giocare.
Ottima, ottimissima, eccezionale è l'interpretazione di Eddie Radmayne, che di nuovo darà prova di sé in The Danish Girl. Bravi, molto bravi tutti gli altri. La regia è pulita, precisa, attenta ai dettagli. La fotografia è perfetta sin nei piccoli dettagli.
Il film è lungo, ma scorre davvero molto in fretta, e pare addirittura correre quando, durante la visione, ci si scopre a voler assistere ai particolari, e non veder solamente citati dei momenti - storici - senza troppo arringare sul contorno di questi eventi. Eppure il quadro disegnato attorno alla figura dello scienziato è ben delineato.

E' davvero un bel film. Ve lo consiglio.



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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