mercoledì 22 novembre 2017

USS Indianapolis - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che in giro ho letto molte recensioni poco lusinghiere in relazione a USS Indianapolis. All'epoca in cui uscì al cinema non riuscii ad andare a vederlo, e solo di recente ho avuto occasione di poterlo vedere con calma.

Il film è tratto da una storia vera. La USS Indianapolis,era un incrociatore statunitense della classe Portland a cui - nel 1945 - fu dato incarico di trasportare le componenti della prima bomba atomica da Pearl Harbor a Tinian. Essendo una missione segreta, l'incrociatore fu costretto ad attraversare l'Oceano Pacifico senza scorta, sia durante l'andata - durante la quale non accadde nulla - sia al ritorno, ove invece incrociò un sottomarino nipponico, che la attaccò e la affondò senza che questa potesse difendersi. L'affondamento provocò 880 vittime. I superstiti rimasero in mare per ben quattro giorni, sotto gli attacchi degli squali, senza che nessuno mandasse soccorsi. Quelli che sopravvissero furono avvistati da un bombardiere in volo nella zona, e in seguito soccorsi prima da un idrovolante di sorveglianza, poi da navi americane.
La vicenda, coperta da segreto per ovvi motivi, vide il comandante sotto indagine come capro espiatorio, il quale nonostante si fosse comportato con coraggio e senza commettere errori, fu comunque tenuto responsabile dell'affondamento per non aver seguito delle manovre a zig-zag tali da confondere eventuali sommergibili. Solo negli anni 90 fu rivelata la verità. Il comandante dell'u-boat giapponese dichiarò che anche la manovra a zig-zag non sarebbe servita, visto che erano molto vicini alla corazzata. La marina rivelò di aver ricevuto e ignorato tre richieste di soccorso dalla Indianapolis, e di non aver avvisato il comandante dell'incrociatore, al momento di salpare l'ancora da Tinian, che in quei mari era stato notato un sottomarino giapponese proprio in quei giorni, sottomarino che aveva già attaccato altri vascelli senza successo prima dell'arrivo della Indianapolis. Ma il dado era ormai tratto. Non potendo più sopportare il peso della responsabilità, abbandonato da tutti, il comandante della USS Indianapolis si tolse la vita. Nell'ottobre 2000 il Congresso degli Stati Uniti pose fine alla questione approvando una risoluzione secondo la quale sullo stato di servizio del capitano McVay dovesse essere riportato che "egli era prosciolto dalle accuse per la perdita dell'Indianapolis". Il presidente Bill Clinton stesso firmò la risoluzione.

Un film onesto, di quelli che raccontano la guerra senza troppi eccessi, senza effetti spettacolari, ma che si concentrano sulla storia da raccontare, dipingendo gli uomini coinvolti, costruendo una forte empatia tra chi guarda la pellicola e i personaggi. E' evidente che coloro che cercano forti emozioni rimangano delusi, visto che nonostante la tragicità della vicenda, i momenti peggiori sono comunque raccontati con tatto, senza squartamenti, senza roboante tragedia. Eppure la pellicola riesce a mostrare la tragicità degli eventi... E Nicolas Cage indossa bene i panni del capitano risoluto che però rispetta il proprio equipaggio. Forse non c'è un leader nel cast. I tempi sono ben divisi tra tutti i membri dell'equipaggio. La storia ci racconta le vicende dei due marinai amici per la pelle e innamorati della stessa persona; quella dei due galletti - uno bianco e uno nero - che colgono ogni occasione per incrociare i pugni; del primo ufficiale che crede di dover governare la nave con il pugno di ferro; del capellano, che morirà in mare pur di dare l'estrema unzione a tutte le vittime dell'affondamento; e del capo-macchina della Indianapolis, un uomo tutto d'un pezzo ma dal cuore generoso. 
Sì, è vero, chi pagò per tutti fu il capitano McVay, e il film forse non è troppo generoso con questa figura eroica, ma credo che giustamente il regista e lo sceneggiatore abbiano voluto raccontare una storia di uomini, e non la tragica vicenda di un eroe.

A me il film è piaciuto molto.  




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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