lunedì 2 ottobre 2017

Personae, Elliot Erwitt - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri
Nel mondo della fotografia non si può ignorare un personaggio come Elliott Erwitt. Di lui amo i ritratti, sempre singolari e fuori dall'ordinario perché, per sciogliere il ghiaccio presente tra fotografo e fotografato, era solito far suonare una trombetta che portava sempre con sé. Ovviamente i suoi ritratti mostrano volti stupefatti, o scomposti da risate sguaiate, o ancora divertiti, comunque sempre originali. Di lui il mondo ama le foto con i cani, animali che probabilmente amava, ma che sapeva inquadrare in modo unico, anche in questo caso, perché cercava con loro un feeling che in pochi osano, addirittura abbaiando loro... E si dice che sia molto bravo, Erwitt, ad abbaiare.

L'esposizione di Forlì ci propone un viaggio confuso - ovvero privo di un ordine ben preciso - tra i suoi scatti più interessanti, prima i bianco e nero, e poi il colore, e infine anche un angolo dedicato al suo Alter Ego, André S. Solidor, che 'usava' per mettere in ridicolo la fotografia moderna, tutta Photoshop e senz'anima, un mezzo per promuovere più che un mezzo per comunicare.

E così si apre con uno scatto costruito che ha fatto scuola, con una Parigi rappresentata dai suoi elementi fondamentali, come la Torre Eiffel, l'amore, e la pioggia. Camminando tra gli stretti corridoi dell'esposizione si incontra lo scatto di un bacio rubato attraverso lo specchietto retrovisore di un'auto. 

Si incontrano volti famosi, tra cui la bellissima Marilyn, ma anche un giovane muscoloso Schwarzenegger, un raro Castro sorridente, le lacrime di Jackie Kennedy al funerale di suo marito, Nixon che punta il dito contro il petto di un Kruscev attonito... Scatto, quest'ultimo, che ha fatto storia nella fotografia per come fu travisato e sfruttato fuori dal suo contesto, perché Nixon ne fece un simbolo della sua campagna elettorale, come fosse un monito della sua forza nei confronti del Comunismo, ma che in realtà fu uno scatto rubato in una fiera, a Mosca, dove di confrontavano le tecnologie americane e russe, e i due uomini di stato discutevano animatamente di cose futili, non di massimi sistemi... 

Non mancano ovviamente i cani, che Erwitt usava soprattutto quando lavorava per la moda, quando faceva servizi sulle scarpe, perché - diceva lui - i cani ne vedono davvero tante di scarpe dal loro punto di vista. Ma non solo i cani sono al centro della sua attenzione. Anche i gatti - famosa fu la sua richiesta di realizzare uno shooting di moda durante una gara di bellezza felina - e i cavalli - altrettanto famoso è il suo scatto di un'auto in mezzo a cento cavalli, scatto che fu realizzato per 'raccontare' la potenza del motore di quella vettura, che era per l'appunto di cento cavalli - e addirittura un leone.

Una mostra davvero affascinante dove si trovano sicure emozioni, e tutto ciò nonostante il fotografo fosse uno molto attento ai dettagli, e spesso costruiva ad arte i suoi scatti, istruendo chi vi compariva, o studiando alla perfezione l'ambientazione e la situazione che voleva immortalare. 
Ma è ovvio che nella sua vita fu anche un fotografo che riuscì a cogliere l'attimo e a catturare momenti fuggevoli con la sua fotocamera, per l'appunto, come nello scatto di Nixon, ma come in molte altre occasioni che gli si presentarono nella sua lunga carriera.

Carriera che attraversa l'intero pianeta. Di origine francese (n.d.r. nacque a Parigi), nato da genitori russi, fu costretto a fuggire dalla Francia a causa delle persecuzioni naziste sugli ebrei, crebbe in Italia, e poi emigrò negli Stati Uniti. Egli è solito dichiarare che è grazie a Mussolini se lui è un americano vero. E dobbiamo ringraziare l'America se è diventato fotografo, perché il padre era un architetto che però non poté più praticare il proprio mestiere in seguito alla sua fuga dall'Europa. Erwitt raccolse così gli insegnamenti del padre e li ricondusse nella fotografia, tanto che nei suoi scatti è spesso presente una componente architettonica.

Conobbe Capa, fondatore della Magnum Press, da giovane. Forse è sotto la sua guida che Erwitt trova il suo percorso da fotografo, perché le sue origini sono legate al cinema, visto che era regista. Annì più tardi ne sarà presidente nonché guida artistica... 
Ci sarebbe da raccontare ancora molto su questo grande della fotografia mondiale, ma lo spazio di questo blog è per forza di cose limitato. E poi il mio non detto può essere fonte di ispirazione per quanti di voi sono interessati alla fotografia, e magari, intenzionati a recarsi a Forlì per una visita alla bellissima mostra organizzata dal gruppo museale San Domenico.

Qui di seguito potete ammirare qualche scorcio del museo, dell'esposizione, in un breve video trovato su youtube.


L'esposizione è aperta al pubblico dal 23 di settembre scorso, fino al 7 gennaio 2018.

Maggiori info: qui e qui.


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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