lunedì 14 agosto 2017

We Were Soldiers - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
In occasione della recensione ad Hamburger Hill, commentando il post dedicato a quel film, è stato menzionato We Were Soldiers come film rappresentativo della guerra del Vietnam, da unire giustamente al trittico universale formato per l'appunto da Hamburger Hill, da Platoon, e da Full Metal Jacket (n.d.r. Apocalypse Now è un'altra storia a sé stante).

Il film è liberamente tratto dal libro-memoria scritto a quattro mani dal colonnello Hal Moore e dal fotoreporter Joseph Galloway (n.d.r. We Were Soldiers Once... And Young), e se la narrazione è abbastanza fedele per buona parte della pellicola, sul finale tutto viene rivoltato a favore degli USA, visto che non si ebbe mai l'attacco al cuore del comando Vietnamita, e invece ci fu una ritirata che avvenne in modo brutale, tale da quasi annientare il battaglione del colonnello Moore (n.d.r. Proprio come predetto nel film prima dello scontro finale). Tutto si svolge nella valle di Drang, è il novembre del 1965, ed è il primo impiego ufficiale in battaglia della cavalleria elitrasportata. Il 7 reggimento, quello di Custer, 400 effettivi in totale, si trova ad affrontare più di duemila uomini rintanati nei tunnel scavati sul monte limitrofo alla valle di Drang. E' forse uno degli scontri più cruenti della guerra in Vietnam, durato tre giorni, dove nessuna delle due parti riuscì a prevalere.

Il film, oltre al lato eroico, agli effetti speciali davvero convincenti, a una crudezza a cui Randall Wallace ci ha abituati (n.d.r. Gli script di Braveheart e Pearl Harbor, regia de La maschera di Ferro), è interessante per i tre punti di vista differenti con cui viene raccontata questa vicenda: c'è il punto di vista delle mogli lasciate a casa ad attendere un terribile telegramma che nessuno vorrebbe leggere mai; c'è il lato eroico di un colonnello che non vuole abbandonare i suoi uomini, che combatte con loro e ne subisce le sorti, senza mai cedere all'istinto di preservarsi, e di obbedire all'ordine del suo generale di tornare al campo base e dirigere il conflitto da lì, nonché la capacità degli uomini a seguire il proprio capo, l'uomo a cui ripongono tutta la loro fiducia, fino al sacrificio estremo; c'è marchiato a sangue la profonda futilità della guerra, di cui abbiamo già parlato con Hamburger Hill (n.d.r. Ricordate? Un numero incalcolabile di vittime per conquistare una collina, e per poi abbandonarla dopo pochi giorni perché poco utile tatticamente), e della terribile incapacità da parte dell'alto comando di gestire al meglio le risorse, sia umane, sia di mezzi e materiali.
Tre elementi che rendono questo film più interessante rispetto a molti altri dedicati a uno dei conflitti più terribili a cui l'esercito americano abbia mai partecipato, e a vicende che ancora oggi ci segnano visto che gli attriti tra Vietnam del Nord e Stati Uniti si sono riaccesi e proprio in questi giorni minacciano nuovi venti di guerra.

E' un film da vedere, ovviamente assieme agli altri titoli sopra menzionati.

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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

1 commenti:

  1. Un film che davvero racconta la brutalità insensata della guerra.

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