domenica 10 dicembre 2017

Cattivissimo Me 3 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Col senno di poi, lo devo ammettere , ho fatto bene a non andare al cinema per vedere Cattivissimo Me 3. Il format ha ormai dato il meglio di sé - per lo meno dal punto di vista di un adulto - e ora sta sfruttando il successo commerciale per fare incassi pur non avendo più quel brio iniziale che le avventure del Cattivissimo Gru avevano dimostrato.

In questo film figurano quattro episodi distinti che si intrecciano in modo non proprio omogeneo. Per i più piccoli c'è l'avventura della piccola Agnes in cerca di un unicorno vero; per quelli che amano i Minions c'è il loro abbandono dei laboratori dopo che Gru è diventato buono (n.d.r. A causa dell'amore per Lucy) e il loro mettersi in proprio per fare cattiverie; per noi grandicelli ci dovrebbero essere addirittura due storie: l'incontro tra Gru 'nero' e il suo gemello Gru 'bianco' dai capelli biondi (n.d.r. Fondamentalmente buono ma che vorrebbe essere cattivo per seguire gli insegnamenti del padre), e il desiderio di Lucy di venire accettata come mamma dalle tre bambine di Gru. E mancherebbe il filo legante di tutte queste vicende... Dove sta il super cattivo da sconfiggere? Eccolo nei panni di Bratt, che da piccolo faceva il super cattivo in una serie televisiva hollywoodiana, e una volta cresciuto è stato sbattuto fuori perché non era più credibile nella parte di cattivo... E per rancore personale Bratt diventa in effetti un super cattivo.

Detto ciò, la trama diventa questa: Bratt ruba il diamante più grande del mondo, Gru lo recupera ma perde comunque il posto di lavoro, incontra il fratello, e con lui tenta di recuperare la pietra.

No, non convince proprio. Sembrano episodi televisivi incollati a forza tra loro. Dell'intero film si salva la qualità dei disegni, sempre di altissimo livello, e la colonna sonora anni ottanta... Peccato solo che i brani vengono tutti tagliati in base alle scene, e non si riesce ad ascoltarne neppure uno per intero.

Evitabile (ahimé!).


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sabato 9 dicembre 2017

Jimi Hendrix, Requiem Elettrico - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
La mia avventura con la chitarra elettrica è durata poco, lo ammetto, ma la passione per questo strumento non si è mai sopita, nonostante sia nata forse un po' tardi. Probabilmente è per questo motivo che qualche tempo fa ho acquistato un fumetto sulla vita di Jimi Hendrix... Be', in effetti l'ha preso la mia morosa, ma gli occhi mi ci erano caduti sopra sin dall'inizio!

Requiem Elettrico non è un fumetto che ci racconta per filo e per segno la vita di James Marshall, bensì una sorta di riflessione, di volo pindarico, di fantasia, sulla vita dell'artista. Si parte dalla sua gioventù, la difficoltà di vivere in un paese dove bianco e nero erano diversi, e per questo motivo non potevano bere dalla stessa fontana, non potevano sedere sulle stesse panchine, non potevano neppure frequentare gli stessi locali... Una infanzia difficile quella di Hendrix, rimasto senza genitori ancora giovane, e salvato dalla musica, da chissà quale destino visto che la sua vita sarebbe mutata quel giorno in cui venne condannato per furto d'auto, e dovette scegliere tra galera o arruolamento in marina. Scelse la marina, conobbe Cox, e compì con lui i primi passi verso il successo... Successo che noi tutti conosciamo.
Una vita comunque difficile, quella di Hendrix, che fu sempre costretto a scegliere tra amicizia e carriera, e ovviamente, scegliendo la seconda, finì per trovarsi sull'Olimpo, ma finì per trovarcisi da solo. E come tutti sappiamo, più in alto si sale, più la caduta fa male... E in quel lontano settembre del 1970 sappiamo tutti cosa successe. 

Ottimi i disegni di Maconi, così come la sceneggiatura di Colombara, che abbina la vita del chitarrista con i grandi eventi artistici di quei periodi, come - per fare un esempio - l'uscita di 2001 Odissea nello Spazio, film che viene omaggiato nelle tavole di questo fumetto.
Si legge veloce, e vien voglia di fare un ripassino di storia e recuperare qualche successo di questo grande musicista. 

Davvero un bel fumetto. Lo consiglio.




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venerdì 8 dicembre 2017

The Wicked + The Divine - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Si tratta di racconto young-adult che però potrebbe intrigare anche gli adulti, questo The Wicked + The Divine, il cui primo volume ci è stato offerto a un prezzo davvero stracciato a una fiera del fumetto.

La vicenda è molto semplice: Ogni novantanni dodici dèi si incarnano in altrettanti ragazzi. Vivono solo due anni, e quando appaiono lo fanno in modo plateale, mostrandosi alla gente, e non negando i propri poteri. Perché ciò accada è a malapena accennato, sono gli dèi stessi a raccontarselo, perché si credono degli ispiratori, quel barlume di follia di cui l'umanità ha bisogno per andare avanti, per evolvere... Ma sotto sotto questi dèi sono affamati di approvazione, di ammirazione, di amore. Vogliono essere adorati, è questo il loro scopo, ed è per questo che si mischiano agli umani in modo plateale, perché vogliono attirare la loro attenzione, che altrimenti sarebbe diretta verso ben altro... Specie ai giorni nostri, quando i dodici dèi ricompaiono e subito cominciano a comportarsi come fossero delle pop-star. E in questo ventesimo secolo la loro fame di adorazione non è facile da ottenere, e neppure mantenere. Vengono amati. Vengono odiati. E alla fine uno di loro si mette nei guai. Viene accusato di omicidio... E sinceramente sembra che sia proprio lui a uccidere, per quanto egli si professi innocente.

La trama è interessante, ma il fatto che questo fumetto sia narrato strizzando l'occhio ai giovani non aiuta ad approfondire ciò che accade, e il mistero che si vuole narrare. E alla fine si guarda tutto quanto con gli occhi di una teenager, una ragazzina che si trova immischiata in questa faccenda, che si barcamena per aiutare la divinità accusata di omicidio, ma alla fine non può far nulla se non vederla morire. Morte che però apre le porte a uno scenario inaspettato - forse - ma molto young adult... Lo posso dire? Non lo immaginate da soli? [Spoiler] La ragazzina diventa una divinità, con i poteri di quella appena morta, e ovviamente lo stesso limite di tempo - due anni - da vivere [Spoiler].

E' quindi una storia dalla prevedibilità abbastanza elevata, ma che viene però risollevata da una grafica interessante, moderna, piena di dettagli, molto accattivante. Non so se valga la pena leggere i volumi successivi, non credo che siano pane per i miei denti, ma se avete qualche decennio in meno sulle spalle rispetto a me, magari potrebbe convincervi al cento per cento.


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giovedì 7 dicembre 2017

Monteriggioni - #ReportageFotografico

Glauco Silvestri
Ogni tanto bisogna staccare la spina. Ogni tanto c'è bisogno di abbandonare i luoghi usuali dove si vive, per respirare un'aria diversa, per rigenerare la mente, per non essere travolti dalla quotidianità. 
Qualche weekend fa io e la mia morosa abbiamo voluto dedicare un weekend a noi stessi, e siamo fuggiti dall'Emilia per andare in Toscana, per assaporare un territorio tanto simile al nostro, ma al contempo tanto diverso.
Due giorni, quattro località visitate a cavallo tra Firenze, Siena, Arezzo e Grosseto. Piccoli centri storici, tanto verde, aria buona, cibo ottimo... E abbiamo pure avuto fortuna col meteo, che sì ha portato un po' di pioggia e freddo, ma ci ha anche regalato il sole quando ci serviva, e ha disegnato un cielo mai banale, colorato, maculato di batuffoli di vapore, e cosa si può voler di più da una breve vacanza?

Oggi vi parlo di Monteriggioni. Molti di voi conosceranno questo piccolo paesino per via di Assassin Creed 2 (n.d.r. Se non erro), la cui seconda uscita fu ambientata proprio tra le mura di questo paese (qui).

Ingresso al Castello

Si tratta di un paese fortificato che fu costruito a cavallo del 1200 dalla città di Siena per avere una roccaforte difensiva contro le sempre maggiori pressioni da parte di Firenze. Il tracciato delle mura di Monteriggioni è circolare, e segue i contorni della collina su cui fu costruito. Ha sole due porte di accesso: una più piccola rivolta verso la amica Siena; l'altra più grande e fortificata rivolta verso i territori ostili.

La Piazza

Da quest'ultima ci si affaccia direttamente nella piazza principale, ove è presente un pozzo, la chiesa, qualche localino, un paio di musei, e da cui si può accedere a tutte le vie percorribili del paese.

La Chiesa

Monteriggioni fu, ed è tuttora, punto di sosta per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. E' presente un ostello che offre ospitalità ai pellegrini per un prezzo davvero modico, e che propone anche la visita a una piccola mostra dedicata ai pellegrini stessi.

Omaggio al viandante

Girando per le vie strette e caratteristiche del paese non si può evitare di gettare lo sguardo sui piccoli dettagli che compaiono all'improvviso. Sono tante le botteghe di artigiani e di artisti, non mancano i locali dove poter assaggiare le prelibatezze locali, ed è possibile anche sostare qualche minuto in piccoli parchi dove i fiori e gli ulivi dominano tra i cinguettii dei passerotti.

Viti e Legna

Madonnina

Ristorante

E quando si giunge sul lato opposto della città, improvvisamente ci si ricorda che le mura di questo luogo furono ricordate persino da Dante nel suo Inferno, tanto che le sue parole furono incise sul secondo ingresso della cinta muraria.

Dante

E così si finisce per percorrere i pochi metri accessibili della cinta muraria, dalla cui cima si può godere una vista davvero unica.

Torri, Mura, e...

Per visitare il paese, per godersi l'atmosfera di quel luogo magico, sono sufficienti un paio d'ore, magari anche tre, se si ha intenzione di visitare i musei, di sedersi a mangiare qualcosina nella piazza principale, o anche solo per ascoltare un gruppo di giovani che si esercita con i tamburi.

Colori di Toscana

Delle tante foto che ho scattato tra le mura di Monteriggioni, qui potete trovare una piccola selezione che - credo - potrà aiutarvi a immergere lo sguardo ancora di più in questo meraviglioso borgo fortificato. Spero possano piacervi, e invogliarvi a visitare questo luogo davvero meraviglioso.




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mercoledì 6 dicembre 2017

Ben tornato...

Glauco Silvestri

Il mio nuovo dominio


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martedì 5 dicembre 2017

Antico proverbio Arabo

Glauco Silvestri
Fin troppo presto gli inglesi cominciarono ad apprezzare la saggezza dell’antico proverbio arabo, secondo il quale «Dio ha creato l’inferno ma non era abbastanza sgradevole, così ha creato la Mesopotamia».

La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)



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lunedì 4 dicembre 2017

Due righe su un mio #ebook #Amazon

Glauco Silvestri
Il gran finale del bookblog di una Cacciatrice di Vampiri.
Disponibile in ebook.

Maggiori informazioni: qui e qui.


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domenica 3 dicembre 2017

I love dick - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
La prima volta che ho incrociato I love Dick è stato sfogliando il libro, in una libreria. Ero incuriosito dal gioco di parole che ruotava attorno al nome del personaggio - Dick - che ben si prestava con l'esuberanza sessuale che invece era sottolineata da tutti coloro che gli ronzavano attorno.
Curiosità che non mi spinse a comprare il libro...
Curiosità che invece mi spinse a guardare la serie TV su Amazon Prime (qui). Una serie intrigante, girata in modo curioso con una regia che gioca molto sul dualismo, su arte, sesso, emancipazione, e allo stesso tempo scava profondamente nell'io interiore dei personaggi, uno più caratteristico dell'altro, con al centro di gravità Dick - artista, critico d'arte, uscito dalle scene da ormai un decennio per fuggire dal 'rumore' e ritrovare un equilibrio interiore. Sylvère sta scrivendo un saggio sull'epoca nazista, ed essendosi impantanato ha bisogno di consultarsi con il suo amico di vecchia data... Sì, proprio  Dick! Porta con sé la moglie Chris, molto più giovane di lui, e aspirante regista. Ovviamente lei spera che Dick gli dia qualche dritta per trovare la propria strada come regista, ma quest'ultimo non è molto entusiasta dei suoi lavori... Il rifiuto di Dick è però la fiamma che produce una sorta di accensione passionale nel cuore della donna, che comincia a scrivere delle lettere a Dick, a fare l'amore col marito immaginando di essere con Dick, e via dicendo. Questa strana passione finisce per accendere la curiosità dell'intera comunità di Marfa - Texas - ove Dick ha aperto un proprio atelier, ove accoglie molti giovani artisti, e dove spera di ritrovare lo spirito che lo spinga a produrre qualche nuova opera (n.d.r. Sono 10 anni che non fa più nulla). E quando le lettere diventano di dominio pubblico...

La trama si discosta parecchio da quella del libro, ma allo stesso tempo ne mantiene le linee guida e i punti salienti. Nella narrazione si scopre un matrimonio in crisi, un artista in crisi d'identità, una critica d'arte che è oppressa dalle personalità che la circondano, e un gruppo di giovani artisti che non riescono a trovare una propria identità perché ossessionati dall'altisonanza del loro mentore. Le lettere d'amore di Chris finiscono per mescolare le carte al punto che ogni personaggio, ogni tessera di questo complesso puzzle, trova una giusta posizione nel quadro generale. Nessuno finirà per vivere felice e contento - questo lo posso premettere senza rovinare il gusto della visione - ma tutti troveranno uno stimolo a proseguire il proprio percorso e uscire dall'impasse.

Una bella serie, prodotta in modo maniacale, davvero ben congegnata e con una narrazione che sta sempre in piedi. Per una volta non è il finale che si attende, se mai c'è un finale, bensì sono i personaggi ad attirare l'attenzione. E' la curiosità sulle vite di ognuno di loro, aperte fino al più intimo recesso, che tiene incollati allo schermo. E così Dick diventa solo il capro espiatorio, la scusa per mandare avanti la narrazione, e tutti diventiamo dei voyeur nelle vite altrui, curiosi e affamati di dettagli, di emozioni, di fisicità, di vita cruda.

Serie TV molto ben fatta. La consiglio.



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sabato 2 dicembre 2017

Caravaggio, La Tavolozza e la Spada - #Fumetto #Recensione

Glauco Silvestri
Cosa c'è di meglio di un connubio tanto intrecciato tra biografia, arte, fumetto, e personaggio storico? Caravaggio è un fumetto che affascina a più livelli. Da un lato i disegni intriganti di Milo Manara lasciano come sempre a bocca aperta. E' come se il fumetto sia stato realizzato con tavole dipinte a olio, ogni immagine è un'opera di grande maestria, ed è quasi un peccato che siano 'sporcate' dai baloon con i dialoghi.

Il fumetto è diviso in due volumi, oggi parliamo del primo perché il secondo non è ancora disponibile. Ci racconta la giovinezza di Michelangelo Merisi, noto a tutti come Il Caravaggio, del suo arrivo a Roma, del periodo appassionato e la sua crescita artistica senza freni, e della sua fuga concitata a causa del suo carattere, delle sue passioni, che lo spingono all'uccisione di un uomo... Il tutto per una prostituta, Anna, che lui usò più volte come modella, e che in un modo o nell'altro difese spesso dalle violenze e dai maltrattamenti subiti, sia dai clienti, sia dal suo protettore, sia dalla prigione.

Un personaggio irrequieto, dal carattere indomabile, Caravaggio è sicuramente stato un artista di primo piano nel rinascimento italiano... E' evidente che la storia raccontata da Milo Manara è una versione romanzata di ciò che è effettivamente accaduto, ma questo non va a influenzare il livello di intrattenimento che la novel regala, così come la qualità dei disegni, e della sceneggiatura.

Unica pecca? Il secondo volume non è ancora disponibile.



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venerdì 1 dicembre 2017

Domani il mondo cambierà - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Michael Swanwick è un autore che non conosco da tantissimo tempo, ma che ha saputo appassionarmi non poco con i suoi romanzi, tanto da entrare nella élite dei miei autori preferiti.
Domani il mondo cambierà è un testo molto interessante, sia per la costruzione geopolitica della galassia - ormai popolata interamente dalla razza umana - sia per la vicenda che pare voler creare uno scontro tra il mondo dell'irrazionale e il mondo razionale.

Siamo su Miranda, un pianeta ai confini della Galassia, un luogo particolare dove ogni certo numero di secoli si genera una inversione dei poli, e di conseguenza una sorta di diluvio, di alluvione, ove tutto ciò che era terraferma diventa fondale marino, e dove solamente le vette più alte delle montagne rimangono abitabili. Miranda è un mondo particolare perché da tempo si trova sotto il giogo di una limitazione tecnologica. Gli scienziati di Miranda, in tempi non sospetti, fecero esperimenti - con successo - per unire le proprie facoltà mentali. Fin qui tutto bene ma, quando decisero di inserire nella rete mentale anche un animale acquatico intelligente in via di estinzione, successe un disastro tale da mettere a rischio l'intera popolazione del pianeta. Da quel giorno, una volta ristabilito l'ordine, su Miranda c'è l'embargo tecnologico, tanto che le tecnologie ammesse sul pianeta sono poco più evolute di quelle da noi conosciute oggi sulla Terra.
Ma questa è solo la premessa, perché la storia ci racconta una caccia all'uomo. Un burocrate della federazione interplanetaria è stato mandato su Miranda per dare la caccia a Gregorian, una sorta di scienziato filosofo nonché stregone, accusato di aver importato sul pianeta delle tecnologie vietate sul pianeta.

Si tratta di un romanzo vincitore del Premio Nebula nel 1991 (n.d.r. Qui trovate tutti i premi vinti dall'autore), una storia intricata che oltre a scavare nell'animo umano, oltre a esplorare un pianeta in piena mutazione, affronta il contrasto eterno che pare essere irrisolvibile per l'uomo, ovvero quello tra scienza e magia, tra suggestione e realtà, tra materia e spirito. La lettura è quindi un cammino su più terreni, uno più insidioso dell'altro, e il cui finale rimane inaspettato fino all'ultima riga, perché tutto ciò che viene negato prima o poi diventa realtà, e tutto ciò che pare reale, alla fine, diventa effimero. 

Non posso che consigliarlo. Gran bel libro.


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giovedì 30 novembre 2017

Il Pianeta delle Scimmie, the War - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The War è un film che mi ha messo un po' di difficoltà, specie nella recensione che sto per fare... E forse è per questo che ho atteso così tanto per parlarne, per riguardarlo, per pensarci un po' su... Insomma, eccomi qui con più dubbi che certezze, perché se da un lato è un prodotto magistrale, dall'altro è davvero deludente.

Il film è ambientato qualche anno più tardi rispetto al secondo capitolo della saga. Gli uomini stanno cadendo come foglie a causa del virus che li rende 'stupidi'. Le scimmie non se la cavano tanto meglio, perché dopo la guerra scatenata da Kobe, son costrette a una fuga continua e a essere braccate da una forza militare a cui possono giusto opporre resistenza, ma che certo non possono sopraffare. 
Cesare è ancora al comando delle scimmie, e sta facendo di tutto per calmare gli animi e trovare un luogo dove poter vivere in pace. Sul fronte umano c'è però il 'Colonnello', ormai accecato da una furia assassina implacabile, e che vuole vedere morto Cesare a tutti i costi.
Terzo incomodo è ovviamente quel che rimane dell'umanità, che 'forse' ha trovato una cura per il virus, ma che non può permettere al 'Colonnello' di fare ciò che gli pare con le forze militari a sua disposizione.
In pratica ci si sta giocando la sopravvivenza delle relative specie, e lo si fa come si può, giocando d'astuzia, seguendo l'istinto, e spinti dai propri sentimenti e dalle emozioni. E se Cesare è ben disposto a deporre le armi, il Colonnello invece no. E così arriva fin nel suo nascondiglio, gli uccide la moglie e il figlio maggiore... E Cesare non riesce più a essere diplomatico. Manda il suo popolo lontano dalla foresta, e poi si avvia, da solo, a caccia del Colonnello. Forse è una missione senza ritorno, ma 'va fatta'.
[Spoiler]Tutto si complica quando Cesare trova veramente il Colonnello... E scopre che l'intero suo popolo è stato catturato, e costretto a lavorare per costruire una sorta di fortezza inespugnabile.
A questo punto, per farla breve, mentre le scimmie cercano di fuggire dal giogo del Colonnello, arriva la cavalleria e mettere a ferro e fuoco la fortezza del Colonnello, e infine una bella valanga fa piazza pulita di tutti. E vissero felici e contenti[Spoiler].

Diciamocelo, se le scimmie son ben realizzate, sia in CGI, sia come personaggi, gli uomini sono dei manichini mossi ad hoc per gli scopi della trama. Tutti bidimensionali, senza spessore, soldatini di plastica da disporre sul set e ammazzare nei modi più scenografici. E così, come Lemmings, marciano tutti uniti e muoiono tutti assieme senza mai mostrare una propria personalità. Anche il Colonnello, forse l'uomo meglio rappresentato nella pellicola, non va oltre a certi stereotipi che... Lasciamo perdere, va! E infine, mentre le scimmie sono una comunità vera, con maschi, femmine, e cuccioli, nel mondo 'umano' ci sono solo maschi e una bambina, nata da un soldato e... Boh, non si vedono donne da nessuna parte! Ok, il virus miete parecchie vittime, ma senza donne la specie è bella che estinta a priori. La valanga è poi la 

Superficiale da molti punti di vista, il film intrattiene comunque bene, visto poi che è pressoché tutto incentrato su Cesare, ma non si può certo gridare al capolavoro, o all'epilogo perfetto.



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mercoledì 29 novembre 2017

Macerie Prime - #Recensione #Fumetti

Glauco Silvestri
Attendevo da parecchio tempo l'uscita di Macerie Prime. Ormai sono un affezionato lettore di Zerocalcare e non potevo evitare di avere 'subito' una copia del suo nuovo lavoro. Lavoro che - sappiatelo - è diviso in due volumi e... Be', oggi parliamo della prima parte, che la seconda parte uscirà nella primavera dell'anno prossimo, e... Ci toccherà attendere pazientemente.

Con Macerie Prime l'autore torna a parlare di sé stesso e della sua quotidianità. E' una sorta di esame di coscienza, un valico che tutti prima o poi devono oltrepassare, quello che porta una persona a diventare adulta, e a lasciarsi alle spalle l'innocenza della propria adolescenza. E così, Zerocalcare si scopre un fumettista di successo, con impegni lavorativi - accolli, come direbbe lui - di ogni tipo che lo costringono lontano dalle sue vecchie amicizie, e soprattutto dalla sua vecchia vita.
Si rende conto di tutto ciò quando 'cinghiale' si sposa, e a malapena riesce ad andare al matrimonio senza mai aver conosciuto la donna che diventerà la sua compagna di vita. Il matrimonio è l'occasione per rivedere tutti quanti, e per scoprire che tutti hanno un po' preso le distanze da lui perché - ovviamente - lui è sempre irreperibile, o mai disponibile alle loro proposte.
Nel tentativo di sistemare le cose Zerocalcare decide di aiutare gli amici per un bando a cui vogliono partecipare, e a cui la sua presenza potrebbe rappresentare un jolly per far sì che possano vincere il concorso... Le varie riunioni diventano però una sorta di rodeo e... Ma vi devo proprio svelare tutto?

E' evidente che per dare un giudizio complessivo dell'opera bisogna attendere il suo secondo atto... Ma è evidente che ci sia una nota di malinconia in questa pubblicazione. La brillantezza di Zerocalcare è sempre presente, ma non si riesce a ridere con la solita spensieratezza. No, non è una storia triste, ma è evidente che le vicende che racconta, oltre al sorriso, portano alla riflessione. Una storia matura che apre le porte a un nuovo personaggio, e alla improvvisa scomparsa di un personaggio storico.

Ora ci tocca attendere solo l'uscita del secondo volume per comprendere meglio dove ci voglia portare Zerocalcare con questa storia...




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martedì 28 novembre 2017

Sul Pericolo...

Glauco Silvestri
È risaputo che la paura del pericolo è più snervante del pericolo stesso, proprio come il desiderio è più eccitante della sua realizzazione.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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lunedì 27 novembre 2017

Due righe su uno dei miei #ebook #Amazon

Glauco Silvestri
Un racconto Fantasy che vi stupirà: La Metamorfosi di Lena
Disponibile in ebook.

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domenica 26 novembre 2017

Caliban - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Garth Ennis è uno degli autori di fumetti che più apprezzo. Immagino che molti di voi lo conoscano per ciò che ha realizzato per i fumetti americani, per Hellblazer, per il suo Punisher; immagino che altri lo conoscano per i suoi lavori più importanti, tra cui Preacher, Crossed e Boys; ovviamente non starò a citare tutta la sua produzione ma... Quanti di voi sanno che Ennis ha scritto anche storie di fantascienza?

Caliban è apparso davanti ai miei occhi come un fulmine a ciel sereno, mentre visitavo una fiera del fumetto piuttosto annoiata e davvero poco promettente. Un racconto di fantascienza scritto da Garth Ennis e illustrato da Facundo Percio... Ammetto che la scoperta mi ha sorpreso parecchio.

Sorpreso parecchio alla sua scoperta, e deluso un pochetto alla sua lettura. Già! Perché la storia narrata non brilla certo di freschezza e originalità come accaduto in molte altre sue produzioni, e probabilmente questo mi ha messo un po' di traverso nei confronti di Caliban. Posso dirlo? Forse è uno dei peggiori lavori che abbia mai letto di Ennis! 
Ecco, l'ho detto.
Ma ciò non prescinde dal fatto che si tratti comunque di una storia che si legge bene, che intrattenga, che diverta. Semplicemente manca quel quid a cui Ennis mi aveva abituato. Tutto qui. Per ciò mi son sentito deluso nella sua lettura. I disegni di Percio sono notevoli, in computer grafica, con una tridimensionalità notevole. Forse i volti dei personaggi risultano poco espressivi, quasi dei manichini, e devo dire che alcuni personaggi maschili si confondono facilmente. [Spoiler]Fortunatamente muoiono tutti abbastanza in fretta...[Spoiler] Va molto meglio con la costruzione dei personaggi femminili, il cui spessore è meglio delineato, anche se c'è quel briciolo di artificialità che ancora la computer grafica non è riuscita a far sparire.

Detto ciò, immagino si debba raccontare un pochino anche la trama di questo fumetto, non credete pure voi? La Caliban è una nave mineraria. Il suo compito è quello di setacciare la galassia in cerca di materiali preziosi per la Terra, la quale non è mai riuscita a sfuggire al consumismo sfrenato e ha visto vaporizzare completamente tutte le sue risorse minerarie. Durante la navigazione warp accade un bizzarro incidente. In pratica la nave finisce per scontrarsi con un mezzo alieno anch'esso impegnato in una navigazione warp. Tornati nello spazio reale la Caliban e la nave aliena sono pressoché fuse in un unico oggetto. L'equipaggio è ovviamente nel panico. Da un lato l'incidente è il primo incontro che la razza umana ha con una specie aliena. Da un altro lato la Caliban è praticamente incapace di muoversi perché i suoi motori sono scomparsi, e al loro posto che la poppa della nave aliena. Da un altro lato ancora... La gente comincia a morire, e non solo a causa di evidenti perdite d'aria dallo scafo, c'è qualcosa di violento che si aggira per i ponti delle due navi... Qualcosa di molto violento!

La lettura di questo fumetto ricorda vagamente La Cosa e Alien. Ci sono poche sorprese, ma la narrazione è ben costruita e i personaggi reggono bene. Come avevo anticipato, niente di speciale, ma una Caliban è un fumetto che non annoia.



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sabato 25 novembre 2017

Nerve - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto da questo romanzo, Nerve è un film interessante se preso da un certo punto di vista. Certo, lo ammetto, si tratta di una pellicola Young Adult, e probabilmente semplifica estremamente i temi trattati per focalizzarsi principalmente sulla storia affettiva tra Ian e Vee, ma...

Nerve è un gioco online che spopola tra i giovani. Si può partecipare in due modi: da giocatore, cercando di raggiungere un obiettivo - che viene suggerito dagli spettatori - e vincere un premio in denaro; da spettatore (pagante), per poter assistere alle imprese dei giocatori, scegliere le sfide, e ovviamente contribuire al montepremi.  Vee e Sydney sono amiche da una vita. La prima è timida, intelligente, amante della fotografia. La seconda è esuberante, cheerleader, nonché più bella della scuola. Sydney è iscritta come giocatrice a Nerve, e durante una chiacchierata tra amici in un fast food, le due amiche cominciano a punzecchiarsi, al punto che Vee si sente punta nel vivo, e decide a sua volta di iscriversi. La prima sfida di Vee è una sorta di 'rompi taboo', e la ragazza è costretta a baciare per 5 secondi uno sconosciuto. Lei accetta la sfida, e il bacio la porta a fare conoscenza di un altro ragazzo, Ian, che scoprirà essere un altro partecipante di Nerve. Da quel momento i due ragazzi diventano inseparabili, e sfida dopo sfida, arrivano in vetta alle classifiche, creando una gelosia cieca in Sydney e alla rottura della loro storica amicizia.
Ma non solo... Le sfide diventano sempre più pericolose... E tutto comincia a degenerare verso un qualcosa fuori dal controllo degli stessi partecipanti, che rimangono imbrigliati in una maglia da cui difficilmente possono uscire.

L'idea del gioco è interessante e probabilmente molto efficace per raccontare la dipendenza dei giovani da internet e dai suoi contenuti. Basta guardarsi in giro per capire che i ragazzi di oggi hanno sempre gli occhi puntati sullo schermo del loro smartphone e... E' un bene? Non sono certo qui per parlare male della rete, o per criticare quanto oggi si sia dipendenti da essa, bensì sul fatto che - per quanto internet sia un mezzo - è evidente che da internet si possano ottenere tanti vantaggi, ma anche tanti svantaggi, a seconda dell'uso che se ne fa. E non è un caso che sui giornali ci siano 'storie' di giochi online finiti male, a partire dal Cyberbullismo, dalla diffusione involontaria di materiale osé, dal furto di identità, eccetera eccetera.
Nerve vuole toccare questo tasto, e lo fa con un linguaggio che di sicuro è capace di raggiungere i giovani. Si tratta però di un film efficace a metà perché il lieto fine è forzato, è fuori luogo, e rischia persino di cancellare tutto il lavoro costruito durante la narrazione.

Preso così com'è, il film ha pregi e difetti. La favola di Ian e Vee è convincente. L'idea del gioco è intrigante. Gli attriti tra Sydney e Vee funzionano egregiamente. La componente hacker è invece una roba inguardabile, finta, per certi versi fuori luogo (n.d.r. Guardatevi Mr. Robot se volete sapere come lavorano gli hacker), e come ho detto, finisce per rovinare tutto ciò che si era costruito nella narrazione. 
Alla fine la pellicola diventa una sorta di commedia romantica su sfondo moderno, ed è un peccato perché, senza perdere nulla, avrebbe potuto essere un film di maggior spessore.

A ogni modo si guarda volentieri, per cui ve lo consiglio.




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venerdì 24 novembre 2017

Mr. Robot - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Finalmente sono riuscito a dedicare parte del mio tempo a una serie televisiva che ha preso ben due Golden Globe. Parlo di Mr. Robot, una vicenda dedicata agli Hackers, alle multinazionali, ma soprattutto alle psicosi di un ragazzo, Elliot Alderson, che un vero e proprio genio dei computer.

Elliot lavora di giorno alla AllSafe, una azienda che si occupa di sicurezza informatica, mentre di notte vigila la rete come hacker. E' un antisociale, ha un passato tremendo, con il padre morto a causa di scelte sconsiderate di una multinazionale (n.d.r. La E-Corp, che lui chiamerà costantemente Evil-Corp), una sorella persa chissà dove, una psicologa che non ascolta, delle medicine che non prende, la droga, e un'unica amica con cui ancora riesce a parlare... Più o meno.
Elliot va a caccia di piccoli criminali, li studia in rete, raccoglie informazioni, e poi passa tutto in forma anonima alle autorità. Un bel giorno, però, ecco che gli capita l'occasione della vita. Viene contattato da un gruppo di altri hacker che hanno fondato la f-society (n.d.r. La 'F' sta per freedom), e hanno in programma di colpire e affondare la E-Corp, e il mondo bancario, annullando tutti i debiti esistenti al mondo, e azzerando quindi l'intera economia globale. Galvanizzato dall'idea, Elliot entra nel gruppo e... La sua vita cambia per sempre.

Questa serie TV è davvero precisa. Il mondo informatico viene rappresentato per ciò che è, e di conseguenza non vedrete gente che batte a caso dei tasti ed entra in tempo reale in sistemi inviolabili, e neppure vedrete il cyberspazio 'alla Tron'. Qui ci vogliono ore, giorni, mesi, per violare un sistema. Si deve interagire nel mondo reale, si usano strumenti che esistono davvero, e... Insomma, il realismo è l'elemento chiave dell'intera serie.
Realismo da un certo punto di vista, e surrealismo per tutto il resto, perché - ragazzi - sin dalla prima puntata capirete che vi state immergendo nel mondo di uno schizofrenico, e non potrete più avere certezze su nulla. 

In pratica: Dovete guardare questa serie!



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giovedì 23 novembre 2017

Insospettabili Sospetti - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi voglio parlare di una commedia agrodolce che può essere un bel film per tutta la famiglia. Insospettabili sospetti è costruito su una trama semplice, e poi gioca su sentimenti come l'amicizia, la famiglia, e tutti i valori che la società di oggi calpesta senza troppi problemi.

Will, Joe a Al sono tre amici di vecchia data. Sono anziani, vessati dalla società, e annoiati. Quando la società per cui hanno lavorato tutta la vita decide di spostare il lavoro all'estero, e di chiudere tutti i fondi pensionistici, i tre si trovano in una inaspettata bancarotta. I debiti si affacciano immediatamente, il conto corrente va in rosso, le bollette non vengono pagate, e persino mangiare diventa difficile... Tutto ciò scatena loro una voglia incredibile di rivalsa nei confronti di chi li sta mettendo al tappeto, e così decidono di rapinare una banca... Be', non una qualsiasi... Decidono di rapinare la banca che li ha defraudati dei loro stessi soldi.

Film delicato, divertente, mai sguaiato. Bravissimi Morgan Freeman, Michael Caine e Ala Arkin nei ruoli di Will, Joe e Al. Bravissimo il regista, Zach Braff, nel raccontare una storia di questo tipo mantenendo sempre il giusto equilibrio tra commedia, dramma, e sentimento. Ottimo il ritmo del film che nasconde persino qualche colpo di scena curioso. 

E' un film che vale la pena di vedere... Che magari vi farà anche riflettere sul nostro sistema pensionistico, che non sarà perfetto, ma che di sicuro non ha nulla da invidiare a quello americano.






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mercoledì 22 novembre 2017

USS Indianapolis - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che in giro ho letto molte recensioni poco lusinghiere in relazione a USS Indianapolis. All'epoca in cui uscì al cinema non riuscii ad andare a vederlo, e solo di recente ho avuto occasione di poterlo vedere con calma.

Il film è tratto da una storia vera. La USS Indianapolis,era un incrociatore statunitense della classe Portland a cui - nel 1945 - fu dato incarico di trasportare le componenti della prima bomba atomica da Pearl Harbor a Tinian. Essendo una missione segreta, l'incrociatore fu costretto ad attraversare l'Oceano Pacifico senza scorta, sia durante l'andata - durante la quale non accadde nulla - sia al ritorno, ove invece incrociò un sottomarino nipponico, che la attaccò e la affondò senza che questa potesse difendersi. L'affondamento provocò 880 vittime. I superstiti rimasero in mare per ben quattro giorni, sotto gli attacchi degli squali, senza che nessuno mandasse soccorsi. Quelli che sopravvissero furono avvistati da un bombardiere in volo nella zona, e in seguito soccorsi prima da un idrovolante di sorveglianza, poi da navi americane.
La vicenda, coperta da segreto per ovvi motivi, vide il comandante sotto indagine come capro espiatorio, il quale nonostante si fosse comportato con coraggio e senza commettere errori, fu comunque tenuto responsabile dell'affondamento per non aver seguito delle manovre a zig-zag tali da confondere eventuali sommergibili. Solo negli anni 90 fu rivelata la verità. Il comandante dell'u-boat giapponese dichiarò che anche la manovra a zig-zag non sarebbe servita, visto che erano molto vicini alla corazzata. La marina rivelò di aver ricevuto e ignorato tre richieste di soccorso dalla Indianapolis, e di non aver avvisato il comandante dell'incrociatore, al momento di salpare l'ancora da Tinian, che in quei mari era stato notato un sottomarino giapponese proprio in quei giorni, sottomarino che aveva già attaccato altri vascelli senza successo prima dell'arrivo della Indianapolis. Ma il dado era ormai tratto. Non potendo più sopportare il peso della responsabilità, abbandonato da tutti, il comandante della USS Indianapolis si tolse la vita. Nell'ottobre 2000 il Congresso degli Stati Uniti pose fine alla questione approvando una risoluzione secondo la quale sullo stato di servizio del capitano McVay dovesse essere riportato che "egli era prosciolto dalle accuse per la perdita dell'Indianapolis". Il presidente Bill Clinton stesso firmò la risoluzione.

Un film onesto, di quelli che raccontano la guerra senza troppi eccessi, senza effetti spettacolari, ma che si concentrano sulla storia da raccontare, dipingendo gli uomini coinvolti, costruendo una forte empatia tra chi guarda la pellicola e i personaggi. E' evidente che coloro che cercano forti emozioni rimangano delusi, visto che nonostante la tragicità della vicenda, i momenti peggiori sono comunque raccontati con tatto, senza squartamenti, senza roboante tragedia. Eppure la pellicola riesce a mostrare la tragicità degli eventi... E Nicolas Cage indossa bene i panni del capitano risoluto che però rispetta il proprio equipaggio. Forse non c'è un leader nel cast. I tempi sono ben divisi tra tutti i membri dell'equipaggio. La storia ci racconta le vicende dei due marinai amici per la pelle e innamorati della stessa persona; quella dei due galletti - uno bianco e uno nero - che colgono ogni occasione per incrociare i pugni; del primo ufficiale che crede di dover governare la nave con il pugno di ferro; del capellano, che morirà in mare pur di dare l'estrema unzione a tutte le vittime dell'affondamento; e del capo-macchina della Indianapolis, un uomo tutto d'un pezzo ma dal cuore generoso. 
Sì, è vero, chi pagò per tutti fu il capitano McVay, e il film forse non è troppo generoso con questa figura eroica, ma credo che giustamente il regista e lo sceneggiatore abbiano voluto raccontare una storia di uomini, e non la tragica vicenda di un eroe.

A me il film è piaciuto molto.  




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martedì 21 novembre 2017

La malattia Inglese

Glauco Silvestri
Non per nulla la superbia è considerata una “malattia inglese”.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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lunedì 20 novembre 2017

Due righe su uno dei miei #ebook #Amazon

Glauco Silvestri
I mari non saranno più gli stessi dopo aver letto Justice
Disponibile sia in eBook che in formato Paperback.

Maggiori info: qui.


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domenica 19 novembre 2017

The Interview - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The Interview è un film che mi ha incuriosito sin dai primi rumor che ne annunciavano l'uscita nelle sale. L'idea è geniale, e le potenzialità per una commedia di successo c'erano tutte, peccato che da quella idea si è creato un film demenziale... E voi lo sapete cosa penso di questo tipo di pellicole, vero?

A ogni modo la trama incuriosisce, per cui eccomi qui a parlarne, sia per far piacere a chi ama questo genere di pellicole, sia per mettere in guardia chi, come me, non le apprezza. Siamo ai giorni nostri. Skylark Tonight è un talk show di successo. Si tratta di una trasmissione trash che affronta tematiche superficialissime e che è sempre in caccia di scoop nel mondo dello spettacolo. La star dello show è ovviamente Dave Skylark, e il suo producer Aaron è la mente che rende la trasmissione uno dei programmi televisivi più guardati in America... Ovviamente nel mondo del giornalismo Dave e Aaron sono derisi e considerati meno di zero, ma i due hanno una persona che li apprezza tantissimo: Kim Jong-un, il leader supremo della Corea del Nord.
I due, per dimostrare di non essere dei gossippari di bassa lega, ottengono una intervista esclusiva con il dittatore e... Per cogliere la palla al balzo, la CIA li ingaggia per farlo fuori una volta per tutte.

Letta sulla carta non è così male, vero? Però il film si dimostra eccessivo in tutte le sue parti, al punto che la surrealità batte il divertimento, e alla fine viene a noia. Le citazioni fuori luogo de Il Signore degli Anelli sono un semplice assaggio di quanto accade nel film, dove il sessismo viene sconfitto da ridicole azzuffate in cui si fa a gara per strappare a morsi più dita dalle mani dell'avversario. E c'è pure il cucciolo da salvare, mi capite? 

No, non posso proprio consigliarvelo.


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sabato 18 novembre 2017

Una Spia e Mezzo - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dai trailer sembrava divertente, lo ammetto, e qualcuno me l'aveva pure consigliato. Peccato che poi le cose si siano rivelate proprio opposte a quanto mi aspettavo. Una Spia e Mezzo è uno di quei film demenziali che dopo un po' ti stancano, che offrono scene sempre più surreali, e se anche all'inizio ridi, e dopo un po' sorridi, alla fine ti annoi e - almeno nel mio caso - neppure arrivi fino in fondo.

La storia parte con una premessa indietro nel tempo, quando i due personaggi principali andavano ancora al college. Un ragazzo piuttosto grasso che fa cose strane - tipo fare la doccia usualmente negli spogliatoi scolastici invece che a casa - è preda di bullismo dalla mattina alla sera. L'unico che lo aiuta è la stella dell'intero college, che sembra proprio il ragazzo prodigio, alto, bello, atletico, fidanzato con la più bella della scuola, e davvero bravo in tutte le materie. Un flashback veloce che poi ci riporta ai nostri giorni, dove il ragazzo prodigio è diventato un contabile fiacco e annoiato, e il matrimonio con la più bella della scuola è in crisi perché lei è una donna di successo, mentre lui viene prevaricato in continuazione dai colleghi di lavoro perché è troppo buono. In occasione del raduno scolastico dopo 20 anni dal diploma, l'ex prodigio incontra l'altro ragazzo... Che è diventato un bestione di due metri per uno, tutto muscoli e fisico scultoreo, nonché agente CIA.
Potete immaginare che cosa succede... L'ex prodigio viene coinvolto forzatamente dall'amico nei suoi traffici top secret e la situazione degenera tra gag, scene paradossali, eccetera eccetera.

Mi è piaciuto talmente tanto da non ricordare neppure i nomi dei due personaggi, e neppure da spingermi a cercarli su internet. Lasciate perdere... A meno che non siate amanti di questo tipo di film. Peccato perché sulla carta prometteva bene.



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venerdì 17 novembre 2017

#Amazon Fire Stick TV - #Recensione

Glauco Silvestri
Qualche tempo fa ho pubblicato un post in cui si faceva un rapido confronto tra la Cromecast, la Apple TV, e un tvbox Android (n.d.r. Qui). Grande assente di quel confronto era la Amazon Fire TV, che in Italia non era ancora distribuita... E visto che da qualche giorno anche nel nostro bel paese è possibile comprarla, mi è parso corretto aggiungere qualche riga riguardo a questo apparecchio.

Ovviamente ne ho comprata una, e altrettanto ovviamente non l'ho fatto per scrivere questo post, bensì perché volevo rendere smart un secondo tv a casa (n.d.r. Senza spendere tanto quanto costa una Apple TV).

Andando nel dettaglio, la Amazon Fire TV è oggi disponibile solo nel formato Stick, ovvero in un formato che ricorda una chiavetta usb... Ma ovviamente non è una chiavetta usb. Essa va innestata nella porta DVI del televisore, si alimenta via usb, e viene pilotata con un telecomando.
Il tutto costa un centesimo in meno di 60 euro, e per chi ha già un abbonamento Prime, un centesimo in meno di 40 euro.

La Fire TV può essere usata anche senza abbonamento Prime, ma è comunque necessario avere un account Amazon (lo si può creare anche in fase di installazione della chiavetta). Se si è in possesso di un abbonamento Prime si potrà accedere a tutta la programmazione televisiva di Amazon, altrimenti bisognerà appoggiarsi a servizi di terze parti... E sì! C'è anche Netflix! E c'è anche Spotify!
Detta in Soldoni, è una sorta di TVbox con Android a bordo, solo che è gestita da Amazon. 
Si possono installare applicazioni di qualunque tipo, non dal Play Store di Google, ma dallo Store di Amazon. C'è pressoché tutto ciò che uno può desiderare, anche i giochi... Ma visto che il dispositivo è in vendita nel nostro paese da pochi giorni, non è ancora possibile trovare App come RaiPlay, Infinity, e tutti gli altri servizi in abbonamento che sono esclusivi del nostro paese (n.d.r. Non è che mi sia speso tanto per cercare nello store di Amazon, per cui correggetemi pure se sbaglio). Immagino sia solo questione di tempo e di accordi commerciali.

Diciamo che un must have per le mie esigenze era VLC, e l'ho trovata subito. Grazie a questa applicazione posso accedere ai miei drive di rete e godere dei miei contenuti personali.

Esperienza d'uso: 
La Fire TV funziona bene, per lo meno non ho riscontrato grandi problemi in questa prima settimana di utilizzo. L'accesso ai drive di rete è sufficientemente veloce da evitare dei lag, e anche lo streaming da internet va via liscio come l'olio. 
Non è molto comoda la ricerca delle App disponibili, che sì sono divise per categoria, ma no non hanno un sistema di ricerca in base al nome (n.d.r. Per lo meno non l'ho trovato tra i pochi menù che ho navigato). 
Io ho alimentato la Fire TV dalla usb del televisore e sembra funzionare bene anche se al primo avvio ho ricevuto un avviso in cui mi si notificava che la tv non forniva energia a sufficienza. Da quanto ho letto in giro, su alcuni tv non funziona proprio, su altri fa come da me (n.d.r. Si dice che comunque vada meglio se attaccata a una presa di corrente col suo alimentatore, che sia più rapida in risposta etc etc), e su altri ancora non ci sono notifiche di bassa tensione.
Durante l'installazione chiede di memorizzare la password del vostro network locale su Amazon. E' sicuramente utile in un futuro in cui dobbiate configurare altri dispositivi Fire, ma allo stesso tempo mettete online la chiave di accesso della vostra rete... Valutate voi se è una cosa furba. A ogni modo se dite di no a questa opzione, la chiavetta funzionerà ugualmente.

In definitiva è un buon apparecchio. Ha un buon rapporto qualità-prezzo; fa ciò che deve; ha un buon hardware in dotazione, e offre molti servizi interessanti. Ovviamente da il meglio di sé quando abbinata a Prime Video e a Prime Music, ma potete tranquillamente utilizzarla senza bisogno di questi abbonamenti.



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giovedì 16 novembre 2017

August Macke - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
La biografia di August Macke è capitata tra le mie mani mentre curiosavo tra i libri in offerta al Libraccio. Si tratta di una pubblicazione molto vecchia, che sono riuscito a portare a casa con poco più di un euro, che da molto stavo cercando. Be', forse non la stavo proprio cercando, però Macke era uno di quegli autori che avevo visto di sfuggita negli anni scorsi a qualche collettiva, e mi aveva incuriosito parecchio. Per ciò, quando ho trovato il libro, l'ho subito preso senza pensarci troppo.

August Macke
Ma chi è August Macke? Si tratta di un pittore tedesco nato alla fine del 1800. In quel periodo l'arte tedesca era rimasta legata al gusto classico e/o neoclassico, e gli artisti che volevano sperimentare qualcosa di nuovo erano visti in cattiva luce dal mondo accademico. Macke ebbe la capacità di rompere questa barriera grazie alla sua curiosità, e allo stesso tempo alla sua voglia di - perdonatemi l'espressione - fare le cose come pareva a lui.
Cresciuto con una istruzione classica che gli andava stretta, si illuminò letteralmente quando ebbe l'occasione di ammirare cosa stava accadendo nel resto d'Europa. 
landschaft mit kirche und weg
In quegl'anni era esploso l'impressionismo, e i quadri di Monet furono per Macke una vera rivelazione. La pittura dell'autore tedesco, fortemente sostenuta da un mecenate facoltoso, nonché zio di Elizabeth, ragazza che diventerà la moglie del pittore, riesce a fondere la razionalità dell'arte teutonica con la fusione di colori che invece imperversa nel resto d'Europa. L'impressionismo, ma anche il cubismo, il futurismo, vanno a influenzare a tal punto il pittore che riuscirà, anche grazie ad altri artisti suoi amici (n.d.r. Tra cui Kandinsky, Klee, Molliet, e il tedesco Marc), a risvegliare il torpore artistico della Germania.

Frau mit Sonnenschirm vor Hutladen
Macke rimane comunque il principale esponente di questa nuova corrente perché ha una visione tutta sua di queste nuove correnti artistiche. Non si lascerà trascinare dall'astrattismo puro, per quanto lo vada a sperimentare in alcuni suoi dipinti, perché la realtà rimane sempre un fattore essenziale nelle sue rappresentazioni. E così le nuove correnti verranno asservite a rappresentare la vita reale, e non a focalizzare le visioni e l'immaginazione degli artisti. 
L'arte di Macke è una sorta di 'spin-off' di quanto accade in Europa, ma allo stesso partecipe come esponente principale di un periodo davvero luminoso per l'arte, che forse per la prima volta è in grado di proporre lavori che son frutto della spensieratezza, della gioia, della pace e dell'allegria.
Abschied
Un momento davvero solare che non è destinato a durare a lungo. La vita stessa di Macke viene stroncata molto presto, per via della prima guerra mondiale, e della sua chiamata alle armi. Il pittore verrà chiamato nell'esercito nell'agosto del 1914 e morirà al fronte nel settembre dello stesso anno a soli 27 anni d'età.
Prima di morire, Macke, quasi fosse consapevole del proprio destino, produrrà un enorme numero di tele, una più bella dell'altra, ognuna di esse carica di solarità e colore... Tutte tranne una, intitolata Commiato, rimasta incompiuta ma che sembra anticipare la cupezza che l'arte incontrerà in seguito alle due guerre mondiali, e forse anche il sentore di essere prossimo alla fine della propria vita.

Libro molto interessante, e artista davvero potente. Lo consiglio.



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mercoledì 15 novembre 2017

Borgia - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
E' evidente che dalla mostra di Milo Manara non si possa uscire a mani vuote. E l'integrale de I Borgia non mi poteva scappare, così come un altro fumetto, di cui però vi parlerò più avanti.

Partiamo subito sottolineando che la sceneggiatura di Jodorowsky non è proprio accuratissima, anzi... Ci sono parecchi voli di fantasia, con tanto di alcune scene in cui Cesare Borgia utilizza armi fantascientifiche ideate da Leonardo da Vinci (n.d.r. Tra cui l'elicottero) per condurre il suo esercito a vittoria certa. La trama compie un sapiente mix tra legenda e fatti storici. Il racconto è crudo, violento, passionale, e davvero ben scritto; solo verso la fine pare correre un po' troppo per raggiungere la conclusione della vicenda, quasi come se l'autore avesse avuto un limite sul numero di tavole da scrivere... Chissà!

Ma a sopperire questa piccola mancanza ci pensa l'abile mano di Manara. Ogni immagine è un'opera d'arte che andrebbe ammirata per ore. I disegni sono dettagliati, appassionati, quasi reali. Le immagini si perdono su più livelli, acquistando dettagli giungendo in primo piano, e seducendo il lettore grazie alle prorompenti bellezze, non solo femminili, che si presentano durante la vicenda. Impossibile non lasciarsi sedurre dalle donne che compaiono in questa novel, ma è altrettanto impossibile non farsi trascinare all'interno di una vicenda che sa appassionare a ogni capitolo della narrazione. Il Borgia ancora cardinale che manipola i poteri temporali per ottenere ciò che desidera, si fonde velocemente con l'uomo potente che - una volta divenuto Papa - comincia a fare progetti per dominare l'intero mondo, partendo da un sogno quasi irrealizzabile di una Italia unita sotto il potere della chiesa. Per ciò i suoi figli diventeranno la chiave di volta dei suoi progetti, perché una famiglia unita non può essere spezzata, ma nello scorrere delle pagine sarà proprio lui ad alimentare la separazione di ogni membro della famiglia, a far nascere invidie e gelosie, e a far crollare il suo impero, proprio manipolando i propri figli, relegandoli a ruoli di marionette all'interno dei suoi piani, e non assecondando mai le ambizioni di ciascuno di loro, ormai cieco dalla sua brama di potere.

Il fumetto è realizzato in maniera davvero ottima. Bellissima copertina cartonata, pagine di ottima fattura con una grammatura elevata, colori luminosi capaci di esaltare i singoli disegni, tutte queste sono le caratteristiche di un fumetto di ampio formato dove nulla è lasciato al caso.

Ovviamente è adatto a un pubblico adulto, ma è davvero bello!



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