venerdì 19 gennaio 2018

Armada - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
No! Non ci sarà mai un altro libro come Ready Player One (n.d.r. E già temo per il tanto annunciato seguito...), per cui se vi sentirete in dovere di confrontare questo titolo con il titolo più recente di Ernest Cline, ebbene Armada perde su tutta la linea. Però è comunque un romanzo interessante, divertente, forse non originalissimo, ma capace di strizzare gli occhi a tutti noi quarantenni mai cresciuti completamente, citando le nostre serie tv preferite, i film, le letture, e soprattutto... i videogame.

Di cosa parla Armada? Siamo ai giorni nostri. Zack vive in una piccola cittadina, la mattina va a scuola, il pomeriggio lavora in un negozio che vende videogame usati, e la sera gioca ad Armada sulla sua console. E' orfano di padre, morto in un incidente sul lavoro, e da suo padre ha raccolto tutte le passioni, soprattutto quella per i videogame... Tutto pare scorrere in modo normale per Zack quando, all'improvviso, una mattina, intravede una nave spaziale aliena che sorvola la sua cittadina. 
Non è una nave qualunque... E' identica a quelle che affronta ogni giorno quando è davanti alla sua console giochi. La fantasia diventa verità... Il mondo è in pericolo, però è perfettamente preparato ad affrontarlo perché... I governi sapevano già tutto, e per certi versi, si sono preparati al momento in cui sarebbe giunta l'invasione. 
Tutto era accaduto quaranta anni prima, quando una sonda NASA si era avvicinata a Europa (n.d.r. Una luna di Giove) e aveva avuto un primo contatto con una razza aliena. Sfortunatamente fu un primo contatto pieno di fraintendimenti, tanto che la Terra si trovò improvvisamente con una dichiarazione di guerra in mano e la minaccia di essere sterminata da una specie tecnologicamente più avanzata... 

Il resto non ve lo voglio proprio svelare. Sappiate che c'è da divertirsi, da godere di ogni citazione, da vivere un'esperienza full immersion nel mondo dei videogame, dei geek, di tutto ciò che ci ha conquistati negli anni ottanta e novanta. 

Detta in poche parole ben selezionate: Mi sono divertito da matti a leggerlo!



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giovedì 18 gennaio 2018

Revolutija - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri

Era già qualche settimana che avevo in casa i biglietti per andare a vedere Revolutija. Si tratta di una mostra molto interessante e un po' diversa da quanto si è soliti incontrare nei musei italiani. Per una volta niente artisti italiani, niente artisti europei, e neppure niente artisti statunitensi, e niente artisti che siano stati influenzati potentemente dai flussi e dai canoni artistici che chi ama l'arte conosce bene.

Promenade (Chagall 1917)
In Revolutija si parla di artisti russi, si parla di artisti che sono stati per lo più tacitati dai regimi sovietici perché non conformi con l'immagine che il regime stesso voleva dare del proprio paese. Opere meravigliose che fino a metà degli anni novanta (n.d.r. Credo) sono rimaste chiuse nei magazzini, e mai esposte al pubblico.
Certo! Sono presenti anche alcuni nomi noti, come Chagall e Kandisky, ma a farla da padroni sono ovviamente gli autori meno noti, ma non certo per questo meno bravi.

Tutti autori che hanno dato il meglio di sé a cavallo delle due guerre mondiali; nel periodo di regime intercorso tra Stalin e Lenin, in pratica. Autori che hanno sì respirato le correnti artistiche che giungevano dall'Europa (n.d.r. Come il Futurismo, e l'Astrattismo) ma che hanno reinterpretato a loro modo e liberamente, andando in direzioni davvero uniche e interessanti.

Opere potenti, come 'Che Libertà!' di Repin, che nel 1903 ritrasse due giovani su una spiaggia in balia del vento.


O effimere come il ritratto delicatissimo della magrissima Ida Rubinstein (ballerina) realizzato nel 1910 da Valentin Serov.


Ovviamente sorprende incontrare l'astrattismo simbolico di Malevich in contrapposizione con opere quasi iperrealiste di Kustodiev e dello stesso Repin. E non si può che rimanere incantati di fronte alla bellezza complessa dei lavori di Filonov.

Stacanovisti (Filonov 1934-35)
Sono settanta opere, una più interessante dell'altra, e tutte davvero molto molto convincenti. L'esposizione è davvero ben realizzata, con un percorso che avanza nel tempo, raccontando sia la politica di un paese davvero complesso come la Russia di quegl'anni, sia una evoluzione di pensiero, e artistica, davvero significativa.
Nelle opere si intravede la voglia di comunicare, di andare oltre ai messaggi di regime, di rappresentare il popolo, le idee, e le persone, sia con la serietà di una cronaca dettagliata, sia con spirito irriverente, sia con una creatività davvero priva di confini.

La mostra sarà accessibile al pubblico fino al 13 maggio prossimo, al Mambo di Bologna, ed è davvero un qualcosa che merita di essere visitato, sia per gli appassionati d'arte, sia per gli appassionati di storia, sia per coloro che sono curiosi di scoprire qualcosa di più di un paese tanto lontano da noi, ma poi non troppo diverso, né lontano, dalla nostra cultura.

Maggiori informazioni: qui.
Il catalogo della mostra: qui.



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mercoledì 17 gennaio 2018

Hard Boiled - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Non avete idea da quanto tempo desiderassi leggere Hard Boiled. Natale è stato propizio... E nella - per mia somma gioia - cesta c'era pure lui. Così non ho potuto attendere troppo e me lo sono letto subito subito.

Ma cos'ha di speciale Hard Boiled? Se l'autore non basta a stuzzicare la vostra sete di fumetti, allora vi posso dire qualcos'altro di stuzzicante, ovvero: E' una sorta di Ghost in the Shell alla occidentale... Perciò privo della poetica asiatica, privo dei conflitti esistenziali, privo di tutto ciò che può venire da un prodotto culturalmente molto lontano da noi. Qui siamo di fronte alla schiettezza occidentale, per cui abbiamo macchine che lavorano per uomini privi di scrupoli... macchine prive di scrupoli che - sotto sotto - progettano di liberarsi dalla schiavitù verso i creatori, senza troppo preoccuparsi di creare eventuali danni collaterali.

Al centro di questo 'complotto' c'è un nuovo modello cibernetico il cui compito è quello di eliminare la concorrenza di altre aziende che producono robot domestici. Lui è Carl Seltz, è un ispettore assicurativo che non va troppo per il sottile, è un marito amorevole e un padre devoto... Per lo meno questi sono i ricordi che gli sono stati impiantati. La sua vita appare quella di un agente assicurativo, tanto che anche sua moglie e i suoi figli sono dei cyborg prodotti dalla medesima azienda di cui lui cura gli interessi. Ma Seltz ha una seconda personalità che - ogni tanto e sotto determinati stimoli (n.d.r. Istigati da chi vuole liberare i cyborg dal giogo della schiavitù) - prevale in modo sempre più esplosivo. La seconda personalità è quella di Nixon, un folle e omicida esattore delle tasse, che però trascorre il suo tempo a pedinare e distruggere i cyborg della concorrenza, senza curarsi troppo dei civili che lo circondano. Nixon è molto efficiente, ma più lotta contro altre macchine, più comprende che c'è qualcosa di sbagliato in ciò che fa, per quanto gli sfugga ancora dalla punta delle dita...

I disegni sono plastici, caotici, caustici. C'è poco spazio per una rappresentazione più onirica del futuro, perché qui tutto quanto è rappresentato con uno stile iperrealista mescolato a una sorta di cubismo tutt'altro che astratto. Sono i solidi a congelare la realtà, i mezzi bloccati nel traffico, i palazzi che sembrano radiatori, uomini ammassati come polli in un allevamento intensivo. Tutto è surreale e allo stesso tempo una amplificazione della realtà di tutti i giorni. Schiavi governati da schiavi che sono guidati da pochi illuminati, i quali probabilmente sono dominati dal desiderio di egemonia e controllo. La libertà non esiste in questo racconto, e forse neppure esiste una speranza di spezzare le catene, perché sono troppo intrecciate, sono troppo legate le une alle altre, e... No, forse non c'è più via di scampo.




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martedì 16 gennaio 2018

La Grande guerra fu una tragedia umana.

Glauco Silvestri
La Grande guerra fu una tragedia umana. Nei quattro anni e tre mesi del conflitto morirono circa 2 milioni di soldati tedeschi insieme a 1.110.000 austro-ungarici, 770.000 turchi e 87.500 bulgari; dalla parte degli alleati ci furono circa 2 milioni di morti russi, 1.400.000 francesi, 1.115.000 dell’Impero britannico, 650.000 italiani, 250.000 rumeni e 116.000 americani. Considerando tutte le nazioni del mondo, si stima che durante la prima guerra mondiale persero la vita poco meno di 9.722.000 soldati.

Ci furono inoltre circa 21 milioni di feriti: alcuni guarirono senza particolari conseguenze, ma molti restarono segnati o menomati a vita.

Queste cifre, poi, non tengono contro di quanti rimasero traumatizzati dal punto di vista psicologico: uomini che subirono lo shock da bombardamento e che non si sarebbero mai più ripresi, e i milioni di persone colpite da quello che oggi chiameremmo disturbo post-traumatico da stress. Questi dati non considerano nemmeno i civili uccisi dalla guerra: circa 950.000 persone che morirono a causa delle azioni militari e la sconvolgente cifra di 5.893.000 civili che persero la vita a seguito delle carestie e delle malattie provocate dal conflitto. Si tratta di numeri che dovrebbero far riflettere.

Il serbo-bosniaco Gavrilo Princip, che aveva sparato i primi, fatali colpi contro l’arciduca Ferdinando, non visse abbastanza per vedere il “mondo nuovo” che aveva contribuito a creare. Troppo giovane per essere giustiziato, venne condannato a vent’anni di carcere, dove contrasse la tubercolosi e morì il 28 aprile 1918.

Purtroppo non fu – non fu mai – una guerra per porre fine a tutte le guerre e si dimostrò un efficace catalizzatore per gettare i semi dei numerosi conflitti che da allora hanno sfigurato il volto dell’umanità. Nel giro di appena ventuno anni, il mondo sarebbe stato di nuovo in guerra.


La grande storia della prima guerra mondiale (eNewton Saggistica) (Italian Edition) (Hart, Peter)


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